Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Di fronte ai sogni d’amore delle ragazzine ventenni…

Giornata senza un attimo di tregua, ieri, dalla mattina a finire di leggere il saggio “Psyche e techne”, finalmente compreso, finalmente da ricordare, che finivo di leggere in biblioteca il pomeriggio, quando in casa non riuscivo più a starci, e rilassarsi in biblioteca poi davanti a qualche video della Deutsche Welle, sulle notizie, sulla situazione in Bosnia, tra tensioni etnico religiose… tornare a casa alle sei, quando era arrivato mio fratello, con i suoi figli, sua moglie, lui che cercava già di collegare la playstation 4, ma non c’era il cavo giusto… scherzare, sul mio sfrisare le macchine durante la manovra, come l’ultima volta a mia cugina, io che ero strafatto di caffè per cercare di stare in piedi durante la giornata, senza sentire più quel sonno estremo di questa settimana di ripresa del ritmo, quando un sonno indescrivibile mi prendeva dopo pranzo… ricordarsi delle parole con il dottore, che mi trovava bene, meglio di un sacco di altre volte, e darmi da fare in mezzo ai nipoti per tenere l’atmosfera gioviale e divertente, mentre poi provavano tutti i loro giochi e gli consegnavo anche Fifa18, dicendo che l’aveva scelto la befana, che io non sapevo cosa c’era in quel pacchetto regalo… i nipoti contenti, i ringraziamenti, la serata che andava avanti tra un gioco e l’altro, tra le chiacchiere di mio fratello, sua moglie e i miei, loro che mi dicevano di ordinare una pizza, al trancio, e ordinavo sette tranci formato maxi dal pizzotto, una bella spesa che mi permettevo con i soldi guadagnati con questa settimana di lavoro, una sorta di altro regalo… i giochi con i nipoti, Minecraft, GT, Fifa18, Star Wars Lego, i sorrisi, le risate, i commenti, i giochi, atmosfera piena di vita, e la mia strana tensione da troppi caffè, da neanche un attimo di pausa, dopo che la mattina invece ero molto malinconico, ascoltando nuove canzoni Reggaeton, perdendomi nel ricordo di Ana, e la sera non avevo già più voglia di quelle canzoni, dopo che i miei nipoti erano andati via, quella musica che non significava più niente, una sorta di altra gamma di emozioni, di sentimenti, che non avevano più bisogno di alcun erotismo, di niente, ma solo di un sacco di riposo e tranquillità… uscire la notte per fare un giro, vedere chi c’era, Isabela o la Meroni puttana, altre ragazze, che non avevo voglia di uscire, c’era anche Aleksia… io che per un attimo mi perdevo in foto di VK di belle ragazze, ma non c’era desiderio, troppi caffè, troppo tempo con i nipoti, tutta un’altra gamma di sentimenti, e la voglia che non c’era, anche di fronte a una mora con i pantaloni grigio metallizzati e le scarpe rosse su calze nere, una bellezza dai capelli neri, che per un attimo risvegliava il desiderio, rimandato a non si sa quando… tornare a casa la notte, facendo sfumare quei ricordi della serata con i nipoti, pensando che forse la sera avrei fatto meglio a uscire al frida, in qualche pub, scambiare delle parole con altri, degli amici che non c’erano, e fermarsi invece la notte un attimo davanti al Carrefour Market dell’altro paese più in là, dove giovani di ogni tipo uscivano la sera, a scherzare, a parlare, a bere e fumare, e altri più adulti andavano invece a fare la spesa, di notte, mentre la notte andava avanti, tra pub, puttane, centri massaggi, negozi aperti 24h su 24, e la vita in tutte le sue forme mi si presentava la notte, che avrebbe voluto essere fatta di socialità e parole, al di là dei sentimenti con i parenti, al di là delle puttane in mezzo alla strada, mentre dentro di me musica su musica si manifestava, facendo sfumare i pensieri e immettendomi in un mondo di suoni e canto, una sorta di paradiso stanco… e la notte, la notte sognare un’officina dove c’era il prof Spano, quello di economia, che mi chiedeva se sapevo il russo o no, io che gli parlavo in russo, nel sogno, non so cosa dicevo, non mi ricordo più, che non c’era molto da dire, molto da sapere, e anche lui attaccava, dopo che faceva finta di non capire, con qualche discorso in russo, e mi spiazzava… mi spiazzava anche là in officina quando mi chiedeva della ragazza, e sembrava offrirmi una sorta di puttana russa, voleva incastrarmi, tra il lavoro, le puttane e la lingua russa, e sognavo invece di una ragazza tutta mia, una ragazzina che stava lì ad aspettarmi, la mia ragazza che nel sogno baciavo, ci baciavamo di un bacio appassionato, e non so perché quella ragazza nel sogno era siciliana, come le tre siciliane dell’università, come Desirée di una volta, e c’era tutto l’amore e tutto l’erotismo in quel sogno, anche se poi lei si accasciava a terra, come morta, e io ero preso tra l’officina e Spano che commentava, che mi voleva incastrare con quella ragazza, non so come, e temevo per me, e per lei, dalla quale mi allontanavo, lei sdraiata a terra come morta, che poi invece si riprendeva, ancora viva, e ci ritrovavamo con lei in qualche ufficio per qualche pratica, non so bene cosa, e lei mi stava vicino, e sentivo che mi amava, e che era la mia ragazza, e che io avevo superato il tranello che Spano mi aveva teso, lasciando perdere qualche puttana russa per dedicarmi alla mia ragazza, alla mia ragazzina che mi voleva bene… sogni erotici, come la notte prima dove sognavo un mondo distopico dove dei giovani come noi erano stati rapiti da una sorta di SS cyberpunk, che ci trasportava in un mondo sotterraneo per schiavizzarci e metterci alla prova, un po’ come Hunger Games o quei film distopici che vanno molto di moda adesso, e nel sogno compariva Anna K., la ragazza ucraina avventista, che anche lei sembrava innamorata di me, e voleva servirmi, e si voleva dare a me, e nel sogno la desideravo, come nel sogno desideravo quella ragazzina di questa notte, come un sogno d’amore, queste ragazzine ventenni dei miei sogni… e il risveglio, il risveglio che sapeva delle solite ossessioni, non capire più se era domenica o un giorno lavorativo, non ricordare più le giornate passate, ma immergersi solo nei sogni delle ragazzine ventenni, dei sogni d’amore, e la musica ancora mi invadeva, di una sorta di paradiso dei suoni e del canto, e non pensavo più ai libri di filosofia, alla televisione, alle lingue, a nient’altro, salvo andare al bar per vedere Miryam, un’altra ventenne ragazzina che ispira i sogni, e che trovavo lì al bar, lei, tutta alle prese con il fare caffè e consegnare tazzine, e Paolo che era lì al solito posto, dietro il bancone, ad aspettare la mia solita ordinazione di due pacchetti di sigarette e un caffè… Miryam che preparava subito il mio caffè, tra la ressa dell’altra gente, e mi facevo strada tra di loro per andare al bancone, dove Miryam diceva: “E’ per lui!”, posando la tazzina sul bancone, la sua strana bellezza marocchina e medioorientale, i miei pensieri negativi che si dissolvevano, e io che mi bevevo il mio caffè… lei che mi portava via il piattino, pensando fosse di qualche altro caffè lasciato lì da altri, no, le dicevo, lei che si scusava, un saluto e un sorriso e via, Miryam che dava già luce alla giornata, a quel sogno d’amore ventenne che si inoltra nel mio mondo onirico, tra queste ragazzine ventenni che non riconosco più, nei sogni e nella realtà, e quelle semplici parole con Miryam bastavano a fare andare via un sacco di inutili pensieri, per liberarmi in un mondo di luce diafana e spirituale, dalla quale nascono sogni d’amore, come altre due ragazzine che vedevo ieri in biblioteca, con le quali incrociavo lo sguardo, ragazzine carine, dei sogni, queste ragazzine ventenni che ancora ispirano sogni d’amore… e la mattina sarebbe fatta ancora solo di musica, quest’oggi, senza libri, fatta solo dei sogni d’amore che vanno oltre anche quel dovere di zio nei confronti dei nipoti, quel mio essere fratello e figlio, e mi verrebbe davvero di pensare ai miei trent’anni, se ciò non avesse alcun senso, di fronte ai sogni d’amore delle ragazzine ventenni…

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Pensieri liberi, Visioni

Andare avanti tra il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo…

Trentatreesimo compleanno festeggiato con gli amici di una volta, a parlare di film, di musica, di tipe, a scherzare, un festeggiamento che ci voleva, la notte del sei… vedere qualche augurio su Facebook da qualche amica il sette, mia cugina che mi mandava gli auguri con un messaggio, insieme a mia zia, e l’altra mia zia che telefonava… anche mio fratello mi telefonava e mi passava i miei nipoti che mi auguravano a loro modo il compleanno, mentre mi informava sulla data del loro compleanno, così, per non sbagliare, quest’anno… io che quasi mi scioglievo, ricordando di come Leida mi diceva di seguire i miei nipoti, e io che per un attimo mi perdevo in pensieri quasi depressivi, più tardi, a ricordare come lei non c’era più, quel vino che bevevo e che mi stava mandando pensieri negativi… provavo a guardare qualche telefilm in streaming, qualche telefilm di quelli nuovi, consigliatimi dagli amici, ma non erano i telefilm giusti, troppo negativi, troppo pessimisti, e se c’è qualcosa che ho imparato è cercare di stare positivo, di evocare sentimenti positivi, e di cercare quella giusta comprensione delle cose che derivano dall’amore e dall’erotismo… e cercavo di non pensare più, e mi liberavo di oggetti che avevano fatto il loro tempo, e mi mettevo ad ascoltare la nuova musica, quella musica raggaeton che mi diceva Ana, e mi lasciavo portare via da quella musica, da quelle sensazioni, che del nuovo anno volevo solo lei, o forse il ricordo sbiadito di Eugenia, senza perdermi più in visioni mistiche che hanno fatto il loro tempo… se c’è una comprensione delle cose avviene tramite l’erotismo e non tramite la mortificazione, mi dicevo, come c’era scritto in quel libro di filosofia, che toglievo dalla vista, insieme a quell’aquila mistificatrice che ha fatto il suo tempo, e mi lasciavo andare alla musica, senza pensare più… la sera uscivo, come ero uscito anche di giorno, per cercare ragazze come quelle, come se l’ultima non fosse già bastata, e non c’erano le ragazze, né di giorno, né di notte, forse perché era il 7 gennaio e molti papponi ortodossi probabilmente festeggiano, o non si sa perché, incontravo solo una macchina dei carabinieri là dove c’era una di quelle, molto affascinante, e cercavo di non pensare più, di lasciare perdere quei pensieri che andavano in tilt, e la serata finiva con un niente di fatto, lasciata andare ai pensieri che si trasformavano in musica… e me ne tornavo a casa, ripensando al bene della serata prima con gli amici, all’ultima di quelle, all’aspettare Ana, mi facevo una doccia per togliera dalla mente pensieri strani nati da troppo vino e troppo caffè, e mi rilassavo così, dopo la doccia, ancora pieno di nuova musica romena e raggaeton internazionale che non c’era più niente da pensare, l’eterno dilemma della fede e dell’erotismo, l’eterno dilemma che in dieci anni di studi non ho mai fatto un passo avanti, ho solo approfondito troppo questo dilemma, senza mai arrivare ad una soluzione, ed è importante smettere di pensarci ed essere più positivo e più spensierato… al diavolo i libri di filosofia, quei racconti di fantascienza che ieri ad un certo punto abbandonavo, dopo che mi chiamavano i miei nipoti, al diavolo serie televisive nichiliste e pessimiste, al diavolo un sacco di modi di pensare, e mi lasciavo andare alla musica, là dove non c’era più niente… e mi addormentavo, solo per risvegliarmi verso le due di notte con la sensazione più piacevole mai provata, con il desiderio di Ana, che tornerà a febbraio, e la musica mi invadeva, e il senso di piacere e benessere… andavo a dormire, contento di quella giornata, contento che la mattina Larisa mi faceva gli auguri, e io le facevo gli auguri di natale ortodosso, in quella nottata e giornata senza di quelle, e non ci pensavo più, neanche quando andavo da Benito a bere un caffè, per rimanere sveglio questa giornata che forse sarà lunga, una lunga giornata di lavoro, dove avrò modo di non pensare a niente e di pensare a tutto, senza più intrichi dell’anima che non si risolvono mai, altro che pensieri, altro che misticismi, altro che erotismo, meglio tenere il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo passato e da venire, senza metafisiche o irrisolvibili questioni filosofiche, e andare avanti così, sapendo che non c’è soluzione, non ci sarà mai soluzione, e l’unica cosa che mi resta da fare è comportarmi ed essere una persona normale, senza estremismi, senza strane credenze e convinzioni, e imparare a stare in mezzo agli altri, e imparare a stare con me senza eccessi di pensieri, senza ideologie da inventare o scoprire, senza rivelazioni mistiche che cambino la mia vita, senza erotismi su cui costruire impalcature di credenze e pensieri, e andare avanti così, senza dare i numeri e pensare agli anni passati, agli anni a venire, al tempo, e a chissà che cosa, semplicemente vivere e non fermarsi lì ogni volta su pensieri assurdi, e andare avanti, andare avanti tra il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo…

Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Watching the infinite flow of thoughts…

And I was in a plane headed to Moscow, where the passengers cabin was full of people sit on their place, but there was something strange about this plane, there was no separated cabin for the pilot, who was commanding the aircraft from a normal place where people sit. And there was turbulence, as always, as some woman said, the same typical turbulence you get when you travel to Moscow, and there were thunders and lightnings in the atmosphere, and the sky was darkened by the night. “You’ll never get to Russia!”, I said to the captain, and he answered: “Look at how wise you are, you never get to Russia! That’s wisdom, man!”, and he started to talk with some other old men beside him, gossiping about some pop artist while reading a magazine, and there was a change in the pilot some minutes after, when a woman took command of the plane, as if it were possible to have a change in the air, in that dream made of science fiction. And I looked at the sky full of tempest, and I wondered how impossible it was to get to that land of dreams, Russia, and I lost myself into thinking about all those years spent to master the language, constantly dreaming of getting to that land, but nevere getting there, and now, even in a dream, it was impossible to reach that country of imagination, and visions of my teachers and other colleagues who, on the contrary, were used to go there, blurred my visions while another teacher told me: “Don’t worry! It always gets some trouble to get to Russia, most of the time because of horrible weather…”… and I saw airports terminal stuffed with people, passengers that waited an half life time, like an odissey, to get to Russia, and it was like a metaphysical trip, through the foulest of weather, to cross the air border between the West and Russia, and I lost myself into those visions…

And I didn’t get there in the end, there was no Russia in that dream, there was only a blue sky full of thunders, and a vague dream of some Russian woman who instead finally reach her mysterious country, and I looked around me to find myself in a sort of garden in front of a school, where I sit under a tree trying to find a power socket to connect my smartphone and listen to some songs, and I don’t know how there was a socket hidden in the trunk of that tree, and I lied there, under the tree, in front of a school, listening to some songs, and wondering how sooner or later my colleagues would enter that school early in the morning, to attend their lessons, and I was like an outsider, a man who attended school without getting stained by people and teachings that haunted that place, and I could take a step aside all that environment, where I felt I didn’t belong at all.

And then the vision changed again, I was trying to sing some absurd song, some black metal songs, in that kind of singing which was screaming and growling, and I tried to uttere some “Beautiful witch! Beautiful witch in the nightsky!” sung once by some favourite metal metal bands of mine, and I saw them, beyond the door of the corridor of the school, my favourite singers, who tried to teach me the secret of screaming and howling in the black of the night, and I kind of worshipped those long haired artists always dressed in black leather, and it was like an initiation towards a world which contained no hypnotic pop songs, no hypnotic singing that drives you in a land full of enchantment and wonder, where your brain doesn’t work anymore, utterly taken away by melodious songs and singing, like a thousand and one nights, while in that dream everything was made to wake me up from the slumber of reason and the hypnosis of pop songs, and I did wake up, in the end, with a vision of my adolescence, when those black metal artists were like my personal prophets, with remnants of their songs and screaming resounding in me…

And I woke up, still thinking about that dream, wanting to put it down on paper, and I disciplined myself to get back to that time where dreams were my constant preoccupation, as if I could find in them some transcendent meaning of my mind, but it wasn’t like that anymore, I just savoured the beauty of those dreams and I disciplined myself not to fall into that bad habit of creating some inner speech towards a deity which I don’t believe anymore, and I only looked into myself to find the right voice in me, the right vision, trying to understand what was happening in my mind, which I now feel is getting free from some bad ways of thinking… and I could swap all my thoughts into English, and I could say stop to automatic readings, to a lot of automatic bad habits that made everyday equal to any others, in a sort of hellish routine which couldn’t liberate me from obsessive thoughts and reasoning… and I just drank my coffee in the kitchen, a Nescafé, and then I got my espresso in the office, and I could wait to go to the bar to buy cigarettes, I still have all the time of the world, and I kind of put into practice that teaching that popped up in my mind yesterday: “Take your time and don’t hurry, you still have all the time of the world, and do as if the world and the things around you didn’t exist, just free your mind from old habits…”… and it worked, I was no more a slave of books, of the internet, of languages, of talismans and objects, I was no more a slave of a kind of yogi practice, which I thought could save me just by repeating over and over again the same mantra, the same gestures, the same old words to utter to a deity I don’t even know, and words and images in my mind started to change, and I had a different vision of time, of the day, of everything, and I was filled with imagination, and words, that now found all their time and space to live, without feeling pressed anymore by I don’t know what… and I still have all the time of the world, that I could shut down this portal of worlds, that I could spend my day doing completely nothing, just staring into the void inside and outside me, without getting distracted by every electrical pulse in my mind, driving me insane and crazy, and I could stay here all the day, watching the infinite flow of thoughts, doing nothing and contemplating all the time of the world…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Poesie, Riflessioni, Visioni

Il tempo…

C’è un tempo ciclico
e c’è un tempo lineare
non affrettarti
là dove c’è tutto il tempo del mondo
c’è un tempo ciclico
quello dell’anima che si carica e si scarica
non cercare quello che non ci può essere
nel tempo sbagliato
non forzare il corso del tempo
il corso delle cose
il tempo ciclico
di creazione, distruzione e ricreazione
come la trimurti indiana
Brahma, Shiva e Vishnu
il tempo ciclico
che non puoi forzare
salvo incappare
nell’hybris divina
e nello sconquasso della mente
non c’è divisione tra mente e corpo
tutto è uno
ahad
l’unità dell’anima
e dei vecchi mondi
creati, distrutti e ricreati
ne porti le tracce
in quel tempo lineare
che scorre nel passato
per rivsionare
creazione, distruzione e ricreazione
e c’è un tempo lineare
per sempre lanciato in avanti
quando alla fine dei giorni
un senso sarà rivelato
non puoi vivere nell’eterno presente
di tutte le pulsioni
di tutta l’alchemia cerebrale
che ogni tanto va in tilt
rimpallato qua e là da contrastanti pensieri
sappi temporizzare il mondo dell’anima
e indicare bene ad ogni cosa
il suo tempo
tra l’eterno ciclo
di creazione, distruzione e ricostruzione
e l’incedere incessante e infinito
del tempo
di cui tu non sei che una forma
tra le mille disponibili su questa terra
in quest’epoca
in questi luoghi
che non puoi rimuovere o rinnegare
figlio del tuo tempo
come tutti
non avere più fretta
non dividere più il tempo
tra un tempo del lavoro
e un tempo del divertimento
un tempo del relax
un tempo dell’esaltazione
è tutto un continuum
infinito
e unico
ahad
e non c’è fretta
non c’è niente da affrettare
impara ad aspettare
e a non dividere più l’anima
in diversi tempi
sclerotizzati e schizofrenici
impazziti
di pulsioni
e sensazioni
tutto continua
tutto è un’infinita unità
che non può più perdersi
dietro a pulsioni istantanee
e non temere più
oggetti e amuleti e rimandi di immagini
che rimandano ad altri tempi
ad altri modi di pensare
a ricordi che vorresti cancellare
a intelaiature strane dell’anima
salva sempre il buono in te stesso
in quella tua anima
che è al di là dello spazio e del tempo
e non farti incanalare
nel tunnel
di attività suadenti
ma ingannevoli
che stressano la tua energia
come quel portale dei mondi
che vorrebbe portarti via
l’anima
c’è sempre una continua unità
nell’esistere
in ogni luogo
in ogni tempo
al di là di ogni fenomeno
contingente
che appare là nel mondo
l’anima si smuove
e impara a stare quieta
anche in mezzo agli altri
tra tutti i cambiamenti
di suggestioni
che si evocano in te
nel corso del tempo e della giornata
impara a non dividire più i momenti
ma a vivere
in un continumm infinito
senza variare la tua anima
secondo come gira il tempo
come girano le lancette dell’orologio
rifletti sul tempo
e troverai l’eterno ciclo
e l’eterna linea
e c’è un mondo al di là
delle cose che puoi sapere e che puoi leggere
con le quali a volte ti perdi
come un bulimico
di letture
un autistico di lettere
la vera comprensione
avviene soltanto nella calma
nel tempo dell’assimilazione
di tante verità
e stati d’animo
e tutto richiede tempo
anche solo per non far niente
e immagazzinare
le innumerevoli verità
non c’è portale dei mondi che possa salvare
là dove il mondo fenomenico
di immagini e parole
ha una sua fine
e si manifesta
per il suo carattere virtuale
c’è un mondo che puoi comparare
ad un muro bianco
niente al di là delle mura
niente al di là degli oggetti simbolici
che ti stanno davanti
o attorno
là dove tutti i fenomeni
si sospendono
e appaiono per quello che sono
senza didascalie dell’anima
e una voce che continua a commentare
e trovare differenze
e calcolare
là dove la voce
fa naufragio
in un mondo senza più parole
fatto solo di concetti
e immagini che si differiscono tra loro
nel corso incessante
del tempo lineare
nell’eterno ritorno di concetti
e strumenti di pensiero
che si completano tra loro
al variare dell’umore
della fantasia
della stanchezza e dell’energia
sia che tu sia da solo
in mezzo agli altri
in mezzo agli oggetti
o in mezzo a niente
al di là del tempo
al di là dello spazio
là dove s’arrestano i fenomeni e la voce
dove si sospende il tempo e lo spazio
solo per arrivare a quell’essenza
naturale della vita
che non ha più bisogno di niente
e di nessuno
immerso come nella luce
di una divinità
sconosciuta
e tutto si ricrea
tutto si distrugge
in questo eterno ritorno
nell’incessante continuum del tempo
nell’unità dell’anima
c’è un tempo ciclico
c’è un tempo lineare
non affrettare le cose
e ritrova te stesso
al di là della voce
e dei fenomeni
al di là
di immagini e parole
là dove una luce di una divinità
sconosciuta
ti invade

Ispirazioni, Pensieri liberi, Sogni, Visioni

Perché l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno di normalità…

Oh, finalmente un po’ di relax, sotto la musica albanese, che m’addormentavo anche stamattina, e nei sogni vedevo solo lei, solo Rudina, a cancellare visioni passate di conflitti dell’anima e non c’era più niente se non questa canzone… Ma more zemren e ma dogje fare, Ma more shpirtin e me le pa fjal – e, Ma more zemren ti moj lozonjare, Ma more shpirtin more ndjenjat m’le beqar… mi hai preso il cuore e mi hai bruciato del tutto, mi hai preso l’anima e mi hai lasciato senza parole, mi hai preso il cuore, mia birichina, mi hai preso il cuore e i sentimenti mi hanno lasciato da solo… musica leggera, musica di tranquillità, che l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno… nel sogno di lei, ancora lontana, come sempre, come ogni estate, come ogni capodanno, da anni ormai, sognare una vita in Albania, tra gente della mia età, a parlare inglese, a passeggiare per Tirana, a passare via il tempo bighellonando per la città, spendendo soldi qua e là, nei caffè, nei pub, con tutto il tempo del mondo, senza dover far niente, nella più totale spensieratezza, nella più totale tranquillità, quel dolce far niente che sogno sempre quando penso di andare in Albania e rivedere lei, Rudina… Rudina che sentivo a capodanno almeno quest’anno, almeno si ricordava di me, almeno mi mandava qualche video dei concerti di Kida, gli auguri, e la sensazione di una vita normale, senza eccessi ascetici o all’opposto pieni di pulsioni… quella normalità che cercavo anche mettendo l’immagine della cantante Inna nella mia stanza, a cercare di ricordarmi di fare sempre il più possibile la persona normale, tra i giovani, tra le giovani, come ieri in biblioteca, come quando si esce con gli amici, senza quei conflitti nati al bar o sul posto di lavoro, cercare una via d’uscita in amicizie sognate e immaginarie, quella giusta amicizia che dà un sogno di normalità e innamoramento, tra amici e amiche, senza più riflessioni metafisiche e filosofiche e teologiche di stati d’animo alterati, cercando sempre di essere una persona normale in mezzo ad altra gente, che le tante domande irrisolte rimangono lì irrisolte, e questa volta indifferenti, impossibile dare una risposta, impossibile capire, meglio lasciar perdere di quale malattia mentale sono affetto, bipolarismo, schizofrenia, psicosi, disturbo della personalità, meglio lasciar perdere capire di quale religione sono, se sono di una religione, o se sono ateo o non lo so, meglio lasciare perdere di quale posizione politica sono, liberale, liberalista, comunista, o democratico, non lo so, basta, lasciamo perdere, non tormentiamoci più alla ricerca di risposte che non si troveranno mai, teniamo lì quei concetti solo come attrezzi di pensiero, per passare da un’idea all’altra, da un modo di pensare all’altro, per capire gli altri, per capire il mondo, perché per capire me diventa un’impresa impossibile, ed è anche meglio non pensare più troppo a me stesso, ma pensare magari a Rudina o a qualche ragazza normale, a qualche amicizia normale, e vivere così più spensierato, senza menate assurde, con il piacere ogni tanto di far andare il cervello leggendo qualcosa di bello, guardando qualche bel film, ascoltando qualche bella canzone, ma quel sogno di normalità e innamoramento sono davvero la via d’uscita da troppi pensieri che erano andati a puttane, e chi se ne frega se non mi voglio sposare, se non voglio storie serie, se ogni tanto vado da quelle là per trovare tutto il relax del giorno dopo, senza fare niente, lasciando trasportare via dalla musica, senza pensare più al lavoro, senza aver voglia di lavorare, e ci voleva davvero questa settimana lontano dal lavoro, lontano dall’influenza, non per capire, ma per non pensare più, e così, senza farlo apposta, cominciare a capire che tutta la normalità stava nel sogno d’innamoramento e di una vita normale, fatta di amicizie, di argomenti, di parole, di impressioni, di condivisione, e non solo di letture, lavoro e puttane in maniera ossessiva, ma là si può vivere meglio sognando un altrove, gente normale, una ragazza normale, amicizie normali, e il giusto equilibrio di tutte le cose, con la giusta leggerezza… e non so come andrà avanti questa giornata, forse sarà fatta ancora di musica, forse sarà fatta di qualche libro, qualche film, non lo so, e non mi interessa, perché l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno di normalità…

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

Là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

Basta, non ce la facevo più, quei pensieri pseudo-teologici, che si confondevano con la fiction di tutte le divinità, Shiva, il distruttore dei mondi, e JHWH, i nomi divini, la trimurti tra creazione, conservazione e distruzione, non ce la facevo più a leggere in inglese quei racconti fantascientifici, mi buttavo giù, sul letto, mezzo sfatto da pensieri mezzi depressivi, e ascoltavo il silenzio… il silenzio e l’eterno errare dei pensieri tra tutte le divinità, là dove oggi chiamare mio fratello e fare qualcosa per gli altri, per i nipoti, non salvava, dava solo più pensieri, e mi perdevo, come mi perdevo nel primo pomeriggio in immagini succinte di ragazzine russe che ricordavano Katia, e dai pensieri del silenzio risorgeva l’immagine e l’eccitazione della ragazza romena senza nome… basta! Basta con quei pensieri religiosi che vanno in tilt, e aveva ragione Benito, è sempre la religione a fare casino, e mi immergevo nel desiderio e nel ricordo della romena senza nome, nel piacere infinito, e decidevo che non era tempo per riflettere e per leggere, ma avevo proprio bisogno di una di quelle, per lavarmi dall’ultimo ricordo di Leida, dall’ultima evocazione… e andavo a vedere se c’erano dei soldi in ufficio, e c’erano quei soldi che bastavano per comprarsi la notte… e uscivo, stufo di quei pensieri, stufo, e andavo avanti indietro pensando di trovare la ragazzina magrolina di fianco a Isabela, che vedevo l’ultima volta, ma non c’era… non c’era Isabela, non c’era Ana, non c’era Estrella, non c’era Alina e neanche le negrette, a parte la negretta di fianco ad Ana, ma le altre non c’erano, segno che questo periodo è davvero un periodo morto… c’era solo lei, la romena anche lei senza nome, dai capelli mori, dal volto che mi ricordava Valentina M., e poco alla volta sorgeva il desiderio, la voglia, dopo che oggi stavo in biblioteca e nessuna ragazza di quelle mi suscitava desiderio, tra quei giovani universitari ancora pieni di sogni e alle prese con un tempo alternativo, che non corrisponde alla vita vera… e facevo avanti indietro nella notte, indeciso se fermarmi o no dalla sosia di Valentina M., e facevo avanti indietro, sempre più indeciso, fin quando la voglia non mi prendeva, di toccarla, di godere con lei… e alla fine la caricavo, mi fermavo da lei e le dicevo le solite parole, e godevo del suo corpo, delle sue gambe, del suo fondoschiena, dei suoi seni che dicevano che erano piccoli, ma andavano bene lo stesso, su quel maglione bianco sui fuseaux neri, che esaltavano le curve delle sue gambe, e mi perdevo nel suo volto, di una Valentina M. ormai sui trent’anni, e godevo di quel suo servirmi con la bocca e con le labbra che tutti i pensieri in quel momento esplodevano per non tormentarmi più, in quel momento di puro godimento, voluttà e orgasmo… e godevo e godevo, di una goduria trash ma al tempo stesso estasiante, con quella sua bellezza rubata ai ricordi e alle somiglianze di una ragazza che non vedo più da decenni, e quel desiderio si realizzava e liberava la notte che non aveva più bisogno di preghiere, ma solo di bestemmie che sapessero di puttane, e liberavo tutti i pensieri, e me stesso, libero anche dal pensiero di Ana, che non c’è niente e nessuno a cui rimanere fedele, e la libertà nella sua forma più pura si manifestava, senza mistificazioni nate da internet e da quella stanza che comprime troppe idee e troppi pensieri, ed era una liberazione fumarsi una sigaretta dopo il godimento, dopo la liberazione, e accorgersi del mio essere troppo spesso rinchiuso in quella stanza, che non ce la fa più a sopportare le mie elucubrazioni e le mie divagazioni sotto forma di meccanismi di difesa religiosi che non stanno in piedi, e dovevo proprio arrendermi al mio ateismo, alla mia ricerca di piacere, al mio arrendermi di fronte a quei libri e quei testi di filosofia della religione che non hanno alcun senso, e rendermi conto della mia libertà, del mio ateismo, della mia visione liberalista del mondo, e non farmi più lavaggi del cervello nati da una stanza e da un monitor, da dei libri che fanno male, e liberarmi, liberarmi come mi libero ora con la musica e con l’alcol, e smetterla di far finta di credere, di inventarmi sistemi filosofici, sensi del mondo tra deliri e mistificazioni mistiche, là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Sempre avanti nell’ispirazione infinita…

Risveglio giusto, senza troppi pensieri, là dove la musica ieri notte aveva il suo corso, fino a non smuovermi più, riprendere la vita di sempre, con la giusta stabilità, il corso del tempo che non è finito, non è iniziato, prosegue semplicemente il suo corso, come se non ci fosse stato nessun capodanno, far sfumare la percezione del tempo in nome della continuità e della stabilità… riprendere come sempre a raccogliersi, prendere come sempre i soldi la mattina per le varie commissioni, andare dal benzinaio, che aveva finito la benzina e stava arrivando il camion a caricare nuova essenza, dover tornare, pagare cinque euro e andare… da Benito, senza che le sue bestemmie mi facessero più male, ricordare Leida e il suo incantesimo, che svelava il significato mistico di tutte le bestemmie, là da Benito che non c’era un cane stamattina, alle nove, strano, mi dicevo, scambiare due parole con lui, senza dar troppo peso alle immagini di politica italiana sparse qua e là, e fregarsene se il bar dei cinesi non ha ancora riaperto, e non si sa quando riaprirà, e non so neanch’io quando ci tornerò… due parole, né di più, né di meno, un salto al bar come tanti, là dove molta gente fa discorsi come quelli che sento sul lavoro, politica italiana, le solite bestemmie, i soliti discorsi da bar all’italiana… essere quasi d’assetto lavorativo, se non avessi deciso di prendermi una vacanza di una settimana, dopo la terribile e mistica settimana scorsa con la febbre a 39, dove mi veniva in mente tutta la mistica del mondo, tutto lo scibile umano, pensieri davvero febbrili che vanno solo superati, e ricordarsi che questa settimana ho già i miei due libri con cui tenermi impegnato, Batman Apollo e Genocidal Organ, e due libri bastano e avanzano, senza bisogno di inventarsi nuovi libri da cercare in biblioteca, senza rompersi le scatole a scappare per forza in biblioteca… l’immagine di Inna nella stanza che avrebbe bisogno di più colore, un rosso più acceso, che però non mi posso permettere finché non avrò i soldi per cambiare o far ricaricare la cartuccia, farsi venire quasi la voglia di lavorare per avere un po’ più soldi disponibili, ma mi sa che questa settimana riposerò… dover chiamare mio fratello per mettersi d’accordo sul 6 di gennaio o non si sa quando, quando i ragazzi verranno a ritirare il loro gioco, quando si starà ancora un po’ assieme, e se ieri era giornata di Barresi, oggi sarà giornata di mio fratello, due parole al telefono, niente di più… passare al Carrefour e scambiare due parole con Lieta, quella ragazza che mi ha sempre ricordato Xhuliana, lei che stava lì a mettere a posto la roba nel banco frigo, due parole se si poteva spostare che dovevo prendere gli yogurt, aspetta, mi diceva, e poi se ne andava e mi diceva di chiudere, va bene, e andavo avanti a fare la mia spesa, pensando un po’ a Lieta, un po’ a Xhuliana, e il desiderio e il ricordo erotico si mischiavano, dandomi quella giusta sensazione erotica che ti fa sentire vivo, fantasie e ricordi, alla luce del giorno, che l’energia erotica non è per niente finita, ed è ancora libera… passare per la cassa e pagare, con in mente solo Lieta e Xhuliana, e fermarsi poi nel parcheggio del Carrefour a fumarmi una sigaretta, alla luce del sole di questo febbraio, quel sole piacevole che non dà fastidio a nessuno, pieno del ricordo di Xhuliana e del desiderio di Lieta, pensando che in fondo mi basterà aspettare ancora un po’ e Ana tornerà quando sarà il momento… e mi passava davanti Herzl che si fumava anche lui una sigaretta, stava andando probabilmente al lavoro, e mi ricordava di quella stupida e impazzita notte quando cercavo Manuela e chiedevo di lei a lui, quando ancora non sapevo che tutto l’incantesimo era dovuto a Leida, ricordi che passavano, erotismo che si mischiava al vissuto, desideri e ricordi, modi di sentire… finire la mia sigaretta e riprendere la macchina e andare dal benzinaio, a fare altri 15 euro di benzina, là dove si era fermato perché la benzina del distributore era finita… e finire così anche quasi i soldi, che mi rimangono solo quelli per le sigarette domani, e già pensare ai prossimi soldi da spendere, che quasi mi viene da chiamare il negozio delle cartucce, e sarà la prossima cosa che farò in effetti, per avere un’idea del prezzo, per capire quanto dovrò spendere, se hanno disponibile quella cartuccia, e già pensare ai prossimi soldi da spendere, senza ritegno, altro che moderazione! Qua si spende e si spande senza ritegno, e me ne frego… e così comincia la giornata, con tutte le sue buone premesse, e non c’è più molto da pensare, forse solo ad Ana quando tornerà, forse alle uscite con Barresi e Fizi, forse alle giornate sul lavoro, all’incontro con il dottore, al tempo libero fatto di letture, alle prossime rivelazioni e ai prossimi cambi d’umore, senza più assoluti da ricercare, ma questa vita in continuo cambiamento e divenire, con il mio giusto orientamento spirituale ed erotico ritrovato, senza eccessi, la mia voglia di vivere anche in mezzo a gente che non mi va giù al cento per cento, ma così è la vita, e ora pensare alle cose più pratiche, capire davvero quanto costa quella cartuccia, chiamare mio fratello, occupare la giornata, riposare ancora un po’ e poi avanti, sempre avanti nell’ispirazione infinita…

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

Nei giusti equilibri della vita…

E fare un giro ancora dal Barresi, così, per scambiare due parole, dopo che il primo pomeriggio passavo in biblioteca a riconsegnare i libri… parole su parole, con il Barresi, su come Fizi a un certo punto si era rotto le scatole delle tipe, segno che anche lui ad un certo punto aveva assaporato l’ebrezza dell’hybris erotica, con tutte quelle ragazze conosciute su tinder, lo stesso che era avvenuto a me tra quelle troppe ragazze, tra Leida, Ana, Marina, Isabela, Olimpia, Manuela, troppe ragazze, davvero, troppe ragazze… e mi veniva da ridere in effetti, mentre nel pensiero avevo sempre Leida nei discorsi del Barresi, e ricordavo l’anno passato e l’incantesimo che lei mi ha fatto, che riveva ancora in questi giorni dell’anno… ma non mi definirò più ateo, non mi conviene, meglio sempre mantenere una qualche forza superiore, qualche forza irrazionale e inconoscibile, quel giusto antro della follia che ha bisogno di essere distanziato perché non irrompa come irrompeva ieri notte, tra deliri su deliri, e l’unica via d’uscita era l’errore dell’incantesimo di Leida che ancora mi attraversava… e si parlava di tutto e di più con Barresi, del lavoro, di andare all’estero, di Fizi e delle sue stranezze, delle stranezze di tutti, vite normali che si incrociano, anni che passano, l’amicizia che resta, e se anche Leida mi aveva tirato l’incantesimo un minimo di verità c’era nelle sue parole, quando mi diceva di stare vicino ai miei nipoti, oppure di stare vicino agli amici, che pensavo di aver lasciato, solo per darmi alle tipe in tutto e per tutto… no! Ci vogliono anche gli amici ogni tanto, ed oggi era l’esempio lampante, quando la sola idea di stare tutto un giorno in biblioteca a leggere chissà che cosa non mi aiutava per niente, e anche Michela mi salutava dicendomi che io ero a posto, in fondo, e che era giusto che quei libri lì riconsegnati fossero gli unici che passassero tra le mie mani quest’oggi, dopo che anche la lettura di “Batman Apollo” o di “Gyakusatsu kikan” diventava troppo pesante, senza contare il russo da una parte e l’inglese dall’altra… ci voleva un po’ di questo mitsein insieme agli altri, con Barresi, con sua madre che sul finire del pomeriggio compariva, scambiare due parole, così come vedere Michela, e non essere sempre ingabbiato qui tra i discorsi di mio padre, di Stas, di Larisa, di mia madre, di mia zia, di Marco, che ci voleva davvero una via d’uscita che trovavo solo nelle amicizie, là dove le riflessioni teologiche e politche ad un certo punto si trasformavano in delirio e ritrovavo solo la follia completa del ricordo di Leida e del suo incantesimo, e avevo davvero bisogno di andare al di là del suo incantesimo… che sarà meglio se mi prenderò un periodo di vacanza da quelle troppe tipe, me l’ero già detto ed è meglio che me lo ripeto, meglio prendersi un periodo di riposo e di vacanza da troppe puttane, che è già un bene che Ana torni solo a febbraio, e sarà già un piacere aspettarla, mentre non dovrò tendere la corda troppo, se non voglio star male, ed è giusto ogni tanto stare davvero insieme agli altri, e se oggi c’è stato Barresi e Michela, domani magari sentirò mio fratello per mettermi d’accordo sul giorno dell’Epifania, quando regalare ai miei nipoti Fifa18… e va bene così, con queste amicizie ritrovate, con la visione possibile di passare serate a parlare con gli amici, senza più la claustrofobia di dover solo parlare con quei colleghi di lavoro più attempati, dove non c’è molto da discutere, e andrà bene così con questa prospettiva di nuove uscite, di nuovi discorsi, di normalità ritrovata, insieme ad un minimo di orientamento spirituale, che accomuna me ed altri amici che hanno trovato nell’oriente la loro spiritualità, e anche questo è un tratto comune, così come era un tratto comune cercare le ragazze facili, così come è un tratto comune ad un certo punto darsi una calmata, così come è comune a volte non scappare all’estero alla ricerca di non si sa che cosa, ma meglio cercare un po’ di stabilità al proprio paese, anche a costo di sognare il sogno americano più scontato: un lavoro, una donna e due figli, una casa indipendente e due macchine, e qualche amicizia e niente di più, il sogno comune americano che accomuna tutte le nostre vite, al di là di spiritualismi ed erotismi, al di là di amicizie e modi di vivere, trovare anche nelle piccole stravaganze e stranezze una qualche forma di normalità, senza più quel sogno giovanile di una volta di voler per forza diventare qualcuno, di dover sfondare, di dover diventare una di quelle superstar che nei nostri vent’anni idolatravamo fino ad idolatrare noi stessi e i nostri pensieri, la nostra vita, la nostra energia esagerata dei vent’anni… e va bene così, con un minimo di stabilità, una via d’uscita dai discorsi del lavoro che possono ora trovare amicizie per raccontarsi, vie d’uscita non solo femminili, la possibilità di parlare, di confrontarsi, per non finire più in universi assoluti, metafisici e spazio temporali deliranti come ieri notte a quel pensare di politica e religione che mi stava mandando dritto dritto in manicomio un’altra volta, se non fosse intervenuta la fantasia erotica di Leida, il suo incantesimo, forse a fare più danni, ma a fare semplicemente tutto ciò che è normale che succeda quando una tipa ti fa un incantesimo… ed è bello ritrovare amicizie, è bello sapere che nonostante tutto tutto è ancora nella norma, che vorremmo tutti quanti uscire dalla norma, eccellere, strabiliare, vivere d’eccessi, godere all’infinito, quando tutto questo porta solo all’autodistruzione e la vera felicità sta invece nella normalità… ritrovare amicizie, ritrovare i giusti discorsi, ritrovare una visione di un futuro fatto di confronti e parole, di vita dove si attende la tipa giusta, dove ci si dà da fare e dove ci si dà anche all’intrattenimento, alla cultura, ai propri interessi, e anche alle parole, allo stare insieme agli altri, senza stressarsi troppo, senza esagerazioni, senza ricerche di eccessi, senza però dimenticare gli eccessi passati, in quelle tante eccezioni che ci sono state, sapendo che periodi di eccessi si alternano a periodi di moderazione, come è giusto che sia, così come è per gli alti e bassi della vita, così come è con i sogni di evasione e la stabilità alla ricerca del principio di realtà, nei giusti equilibri della vita… e così questa serata può anche andare avanti, sapendo ancora di qualcosa, svagandosi un attimo come la vita normale di tutti, senza sognare eccessi e vite sregolate, senza mettersi degli obblighi, ma neanche dei divieti, in pura libertà, con la giusta via di mezzo, e andare avanti così, come vorrà la serata, con i giusti pensieri, le giuste visioni, nei giusti equilibri della vita…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

karolina

Con il ricordo, con il ricordo del 2008, cominciava questo 2018, il ricordo del desiderio per Amalia, dieci anni fa, il suo vestito sexy rosso e nero, le sue labbra, i suoi lunghi capelli biondi, la sua lingua russa che allora non conoscevo e sognavo soltanto di conoscere, un sogno da Galaxy Express 999, la ragazza russa dei miei sogni, un sogno siberiano, fatto di freddo e di erotismo, e mi perdevo ieri notte nelle immagini di succinte ragazze russe come si devono su VK, il desiderio, di nuovo quel desiderio che riportava alla mente tutto il fascino di quel paese, di quelle sue ragazze, che il sogno russo poteva rinascere… non più la noiosa Marina, ragazza russa sui generis, non corrispondente a quelle dei miei sogni, un luogo, un mondo, una distanza e uno spazio dove far crescere i sogni, la bellezza inarrivabile delle ragazze russe, di quelle ragazze russe come spie dell’unione sovietica, affascinanti e inarrivabili, misteriose, come Amalia, quel sogno fatto di mistero e di erotismo, un sogno senza confini che ritornava a esistere… e passavamo la serata in compagni di Stas, Larisa e Dmitrij, parlando anche del capodanno vecchio secondo il calendario giuliano, quel 14 gennaio che segna il vecchio calendario, insieme al Natale ortodosso, il 7 gennaio, ed era piacevole stare in loro compagnia, che mi venivano in mente anche i capodanni passati, con gli amici, in casa di amici, con Fizi, Barre, Luca, Paolo, Mauro, Valeria, quei diversi capodanni passati, quando ancora c’era comunanza tra noi amici, quando ancora si sentiva quel calore che negli anni è venuto meno, e mi veniva in mente anche quel capodanno quando andavo da solo in piazza Duomo a Milano, a sentire sparare i botti, a vedere la gente ubriacarsi, al freddo, quella notte che tornavo a piedi da Milano, passando per la via che ospitava Amalia, quando la desideravo e la sognavo per la prima volta, e in quel capodanno del 2008 desideravo lei, più di ogni altra cosa, e mi decidevo a lasciar liberi i miei sogni, i miei desideri per quelle ragazze, aprendo così un’epoca, quel 2008 che avrebbe dovuto portare fortuna, come vuole tradizione cinese che il numero 8 porta fortuna, un numero che sa di arrichirsi per loro, un numero che per me segnava come l’epoca del padre, 8, bà, padre, mentre sarebbe stato un anno pieno di erotismo e di follia, quella giusta follia che apre l’erotismo e l’amore, come quei due baci, ad Amalia e a Katia, tutto l’erotismo e la follia di quell’anno che ritornavano come un ricordo del desiderio ieri notte, sopratutto quando Larisa e Stas si allontanavano, dopo aver brindato assieme, nella loro alcova… un sogno russo di pieno erotismo, che le immagini di VK ridavano quel desiderio che si era perso per colpa di Marina, incapace di risvegliare alcun desiderio in me, e il ricordo di Amalia e delle ragazze russe pieno di mistero e affascinanti ritornava a me… e che sollievo sapere che dopo dieci anni finalmente quella lingua russa l’ho fatta mia, e che quel sogno pieno di desiderio e di mistero poteva ritornare… e ricominciava il tempo, ristabilendo l’ordine di una volta, non più apocalittici pensieri dell’ultimo giorno, non più raccoglimenti per cercare il senso e la ragione in me, ma la volontà di fare a meno, di vivere come una persona normale, piena del desiderio del mistero delle ragazze giuste, quelle che sviano, quelle che fanno sognare, quelle che fanno impazzire, come ai tempi di Amalia, e il sogno sapeva di lei, e di quella musica oppiacea anni ’90 delle canzoni da discoteca russe, come quelle melodie ipnotiche e affascinanti di Karolina, che Marina non poteva liquidare così, con i suoi sogni senza mistero e fascino, i suoi ideali tutti terreni, quella mancanza di mistica dell’amore e dell’erotismo, quella sua piattitudine e normalità che non evocano nessun desiderio e nient’altro che noia, senza un minimo di fascino, e la Russia poteva essere ristabilita, anche al di là di Alina, nel ricordo di quel desiderio pieno di fascino e mistero che era Amalia… sognavo così il primo dell’anno, che mi risvegliavo come se avessi ritrovato una parte di me stesso che pensavo perduta, quel giusto sentire pieno di mistica dell’amore che avvolge tutto, e che non mi faceva più raccogliere, pensare, riflettere, farmi perdere in pensieri settari come quei giorni e quei mesi insieme con gli avventisti, e anche risentire Eugenia gli ultimi dell’anno sapeva ancora di quella mistica dell’amore che provavo ai tempi dell’università, prima che lei diventasse tutta discorsi avventisti, e le sue ultime parole dell’anno erano invece quelle di una ragazza normale, piena anche lei di fascino, che mi faceva piacere sentire lei e sentire al contempo Rudina, che con il loro fascino dell’Est in qualche modo si ricollegavano alla mistica di Amalia di allora ritrovata oggi… e non mi andrà più di vivere una vita senza mistero, senza mistica dell’amore, senza fascino, una vita tutta studiata, piena di riflessioni asettiche e a volte paranoiche, piena di tecnicismi e scientismi, che non possono sfiorare le vette del pensiero mistico e poetico che tutto avvolge, e recupero questa parte di me, piena di fantasie e suggestioni, di desideri, di giusta mistica dell’amore e d’erotismo, che ritrovo finalmente me, dopo che si era perso in troppe riflessioni, in troppi realismi, in troppi calcoli, in troppe visioni pessimistiche e oscure senza alcuno slancio verso il mondo dei sogni, e recuperavo così l’inizio, il desiderio pieno di fascino e di mistero di quell’anno 2008 dove tutto cominciava… si scardinava il tempo e la dimensione dei desideri, che non ascolto più il vociare di altre voci che mi riporterebbero terra terra, senza desideri, senza fantasie, senza misteri e seduzioni, e vivo così questa mattinata del primo dell’anno, tra il giusto freddo dicembrino e una convalescenza ormai portata a termine, che si crogiola invece in quest’atmosfera invernale, nell’attesa che la mistica dell’amore possa ancora risvegliarsi, e se c’è un desiderio vero per quest’anno e per sempre è quella di non perdere di nuovo la mistica dell’amore, là dove ragazze con Marina avevano portato aridità, solo per far rinascere il fascino in ragazze come Ana, o come la romena senza nome, o come l’affascinante Leida, più sovietica lei a volte e più russa lei di tutte le russe e le ragazze dell’Est, con quel suo fascino sperduto, che rievocava Amalia in queste notti, insieme con il ricordo sperduto di Hana, la prima ragazza ceca, aprente l’erotismo più di dieci anni fa, indicandomi la via della mistica dell’erotismo, che ritornava in questi giorni, insieme a fantasie che si lanciavano sul volto e sul corpo di quella prof giovane bionda, la prof bionda ucraina di russo, e tutte queste ragazze dell’Est e il loro fascino sapevano ancora di magia, dopo che la magia non sapevo più dove si era persa, persa forse nella debolezza e nella stanchezza a volte piena di morte di certi pensieri religiosi e falsamente spirituali, senza slancio vitale, senza slancio erotico… e quel sogno russo può rinascere ancora, dopo che era stato spazzato via da non so cosa, da non so chi, un sogno pieno di fascino e di mistero, che mi accompagnerà ancora come infinita ispirazione, là dove tutte le ragazze degli ultimi dieci anni mi hanno condotto, al di là delle pagine perse, con il sogno e desiderio primigenio di un’Amalia che non morirà mai nel suo fascino dei ricordi, insieme con Katia e tutte le altre… e ritrovo il desiderio e l’energia che pensavo perdute, ritrovo il sogno originario, e la voglia di cominiciare così quest’anno e continuare così, senza più stranezze, senza più intrichi dell’anima, in tutta libertà e in tutto il sogno e in tutta l’ispirazione che sembrava perduta, là dove il sogno dell’Est questa volta si lega anche a lingue non solo russe, ma anche tedesche e albanesi, romene, insieme alle altre, come un sogno fatto di desideri e di mistero, che nessuno mi potrà mai togliere, nonostante le loro parole che non sanno di niente, che sanno solo di piattume, di normalità, di assenza di mistero e fascino e seduzione, e quest’anno può cominciare con i giusti sogni, con la giusta musica, con la giusta melodia seducente dell’anima e non ci sarà nessuna divinità, nessuna politica, nessun pensiero che orizzontalizza tutto a fermarmi, finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

Ispirazioni, Poesie, Riflessioni, Visioni

All the time of the world…

Blurred thoughts and visions
the infinite flow of the mind
headaching hangover
from tense moments
where cold war era movies
only worsened things
I don’t want to get back to that mindset
where Russia fought with the West
tense movies which don’t open your mind
a sense of closeness
it’s absurd how this eternal war
on terror
is somewhat a symbol
of an eschatological era
where the eternal conflict
between different worldviews and religions
will come to an end
that’s the new era
inaugurated by Osama Bin Laden
the true opener of a new era
of eternal mystical fight
till the end of times
and another turnpoint
in this apocalyptic battle
was the 2008 economic crisis
a sign from the secular world
with market economy
beginning to doubt about itself
and then the rise of nationalism
after the Israelianization of the world
following 9/11
operation nostalgia
the worse economic crisis
since the ’30
Nazi times came back
balcanizing
the West
with the new insurgent nationalism
widespread
these are the signs of the time
apart from a silent comeback
of a reminescent
cold war era
due to the Ukrainian crisis
but those movies
cold war era movies
aren’t to understand anymore
the world has changed
we live now in a multipolar world
where eternal conflicts are on the leash
it’s the time of disorder
and chaos
which has although something
which before wasn’t:
an eschatological and a spiritual
way out
inaugurated by the eternal war
on terror
the eternal war on nationalism
the two greatest
evil
of this new era
infinite battle
infinite conflict
which can come to a cure
only through
thoughts of the end of times
hope for the end of times
when the right prophet
when the messianic era
will bring peace and harmony
to this shattered world
we live
in the end of times
and for all people of the world
today will be the last day of the year
past disappointments
will be forgotten
all the evil
will be thrown away
to welcome the new year
full of hope and success
a new beginning of time
for most of us
even when we find
psychological reactions
to stop thinking about time
about too many expectations
which we don’t want
to put into this week
for someone new year is in february
the Chinese
for someone else
is March
the Persians
for someone else
is September
the Jews
and then there are Muslims
and many other civilizations
with other counts of time
relativism
the relativism of the world
and the relativism inside us
which save us from monolithical thinking and absolute truths
so today
will be like any other day
apart from that we can get some rest
today and tomorrow
see some friends
talk or chat with some friends
we thought to have forgotten
and on the contrary they were still there
in some hidden corner of our soul
the end and the beginning of time
and what is more metaphysical than time?
But I’ll postpone the end and the beginning of time
to a date which hasn’t numbers
a forever postponed date
which no one knows
where all conflicts will be solved
inside us
among us
all over the eschatological
worldview of our era
an eternal waiting for the time to come
there won’t be any unrealistic
wishes to fulfill for this time
which wants us to change radically
time will go on as ever
from one day to another
the only thing is
I will reinstate that millenarian worldview
the only one which can save me
from the end of times once and for all
because the world in me has already ended
too many times
too many apocalypses have come to me
through the years
and I won’t mention all of them
the thing is
never set an end of time
never think that time somehow is finished
that eras have passed
that the present now is the only dimension
and the past was somewhat a golden age
too many times I made this mistake
life is an eternal continuum
always striving for a future to come
and past always follows us
with all its cycles and eras
where there is no end
there is no beginning
I’ll stop dividing my time
through epochs of my life
with a sight always thrown to the past
some golden or silver age
which won’t ever come back
no!
time has still to come
forever
infinite inspiration
for a brighter day
a happier era
a more harmonious era
where are the conflicts
will be solved
yet at the moment
we live in the present
the era of conflicts
cast it to an indefinite future!
Suspend it from torturing yourself!
Hang your judgments
to an indefinite future
where new ideas and experiences
new people and new feelings
will understand what you can’t understand now
the dimension of time
of awaiting
of postponing
will give you the right dimension
to come to understand all differences
because understanding is just a matter
of discerning things
of grasping the right differences
which made up your undifferentiated
world of the soul
still needing time
and life
and existence
so time won’t end today
and won’t start tomorrow
it’s a continuous flow
always expecting to find the eternal return
of that difference
which marks your soul
but time is also a straight line
aiming towards something we still don’t know
towards a brighter day
the world to come
the day to come
that’s the trick to eternity
never set an end
never set a beginning
never set cycles in your life
everything come and goes
don’t live in a continuous present
don’t live in a continuous past
just look up and remember
you still have
all the time of the world…