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Isabella, il desiderio erotico che ritorna, come la primavera…

Isabella, che torno a sentirmi me stesso, tra tutti questi libri e letture da impazzire, nottata erotica, che doveva scacciare via i fantasmi, dei giudei, della politica, delle religioni… nottata erotica che sapeva delle mie ultime repressioni dell’anima, psicologismi esagerati, dottrine escatologiche da andare fuori di testa, uscire la notte, per sovrascrivere l’ultima notte andata a male con Estrella, senza poesia erotica… Isabella, la ragazzina romena, forse appena ventenne, i tratti arrotondati, come quelli di una bambina, il corpo formoso, lontano dagli spigoli e dai tratti affilati ed erotici di Leida… passarle anche affianco, ma capire che lei ormai ha fatto il suo tempo, non ne posso più di deliri psicologici e religiosi, con quel suo discorso tra dio e la felicità, la psicologia e il matrimonio, basta! Lasciamo perdere non pensiamoci più e non riscriviamo cose già dette… il bisogno di andare oltre lei, trovarmene un’altra, e Isabella è quel che basta per farmi sognare, per avere una visione di piacere con quel suo corpo formoso, il suo sorriso sincero, il suo volto da bambina cresciuta… che non era disperazione sessuale la mia, era solo la disperazione di star lì a farmi troppe storie, tra religioni, lingue straniere, psicologismi, odio e amore per l’Italia, satire politiche imposte, che non fanno più ridere e fanno solo star male… Isabella, che non mi curo neanche più dei programmi televisivi politici pieni di odio, quelli che guarda mio padre, che mi disinteresso del messia politico, portatore di pace nel mondo, come se un altro Gandhi fosse possibile, forse solo Obama sarebbe riuscito… mi arrendo alla voluttà, all’amore ritrovato, semplice, erotico, senza oppressioni e repressioni, senza ideologie dell’anima, nella più pura libertà di tornare a desiderare una ragazza, Isabella… che non so più neanch’io cosa farmene di quel libro israeliano, di quei libri di psicologia, di quelle lingue impostemi da solo con l’anagramma demoniaco del nome di lei, di consigli e critiche id Maria Teresa, dal lavoro imposto, in mezzo a leghisti, fascisti e ignoranti, Dio perdonali, perché non sanno quello che fanno… dissidio erotico, angeli e demoni dell’anima in battaglia, tra oppressione castrante e desiderio di voluttà, accorgermi delle miei idee megalomani, fuori misura: “Cosa studi???” Isabella diceva, “Inglese e russo”, “Ouff”, che non era vero, era antisemitismo, storia di Israele, inglese, russo, tedesco, albanese, olandese, letteratura italiana e giapponese, storia delle religioni, psicologia e psicolinguistica… sì, diciamolo pure, qualcosa di impazzito, di disumano, da diventare matti e impotenti… “Che lavoro fai???” difficile da spiegare a parte il fatto che da quando ho litigato con Dusio, andando di matto, di follia vendicativa hitleriana non lavoro più, e sto meglio… sì, se si esclude l’eccesso di studio, di intellettualismo, se è vero che l’uomo usa solo il 20% del suo cervello cercare di usarne di più è solo maledizione, castrazione, follia e impotenza, delirio, riprendiamo le misure della vita… una sigaretta, l’aria fresca qua fuori, nel cortile della biblioteca, aria fresca, “Nei prossimi giorni piove, che freddo…” “Arriva la primavera e piove…” “Eh sì, davvero…” che importa? Il naw-ruz, la primavera, il sonno e l’amore, l’addio agli studi super-impegnati, ai cerebralismi, all’impotenza, farsi una doccia per pulirsi l’anima, prima di fare quattro passi verso la biblioteca, sdraiarsi sul letto per sentire il relax della doccia, e sentirsi morente, sdraiato, come un Cristo morente di Mantegna, l’addio all’odio politico, la fine della passione, la fine, l’addio definitivo a Leida… Isabella, che mi tornava in mente, mentre leggevo Uto di De Carlo, lei come ultima ispirazione, ispirazione infinita, non riesco proprio a vivere senza desiderare una ragazza, i conti non tornano, l’intelletto impazzisce, il corpo si logora, l’anima muore in un inferno che sa di Shoah, vedi alla voce: amore… Isabella, il suo sguardo, la sua voce, le sue parole, semplici, naturali, senza sovrastrutture, pretese, elucubrazioni e astrazioni, lei e la sua macchina blu, targata Romania, una neo-patentata si direbbe, una ragazza giovane e già indipendente… “Anch’io prima ero come te, troppi pensieri, poi un’amicizia mi ha detto: non è che se va tutto bene andrà tutto bene per sempre, ma neanche se va tutto male, male e ben si alternano”, l’addio agli assoluti, ai “mai” e ai “sempre”, al “da ora in poi”, “prima e dopo”, “all’epoca di”, all'”ormai”, il tempo che si sconquassa, che sa ancora di speranza e futuro, attese del desiderio per Isabella, quando la carica erotica tornerà, in sé, ai giorni fissi, il venerdì da Maria Teresa, il sabato sera uscire, il tempo che si infrange su se stesso e torna di nuovo ad essere attesa erotica, senza elucubrazioni ed estremismi intellettuali… che quella macchina che mi stava davanti ieri notte, targata Albania, con quell’aquila a due teste, antico simbolo mistico, erotico e folle, segnava l’uscita dall’inferno, una sua fuggevole ricomparsa, dopo la primigenia follia ai tempi di Katia, quell’aquila sulla sua borsetta, aquila anche russa e imperiale, l’aquila del paese di Xhuliana, Leida e Rudina, che stava lì solo a ricordarmi l’apocalisse per Leida, il ricordo di Ksamil insieme ai miei genitori, quel simbolo su cui avevo troppo riflettuto neanche fosse un’icona sacra… Era Istrefi, ultimo idolo e icona in quella stanza che troppo mi ha visto delirare, l’immagine di una ragazza, dell’erotismo che agisce come magia bianca, che si infonde nel desiderio di Isabella, e l’attesa messianica, politica e spirituale, diventa solo attesa erotica ritrovata, che cura l’anima… ritrovarsi qui in queste ampie sale della biblioteca, senza aver più niente da leggere, da spremersi le meningi, intellettualizzare la perdita di Leida, il disamore, la ricomparsa fuggiasca e tragica di Alina, le pagine perse dei diari, gli erotismi abortiti, per mancanza di ispirazione e amore, per eccessi di repressione, ritrovare invece l’attesa erotica, Isabella… che non so neanch’io cosa mi spingeva a trovare chissà cosa nelle lingue tedesche, albanesi e olandesi, il nome che ora suona come maledetto, Leida, e il disamore incarnato, che non do neanch’io, se non fosse per il titolo promettente, perché dovrei leggere “Vedi alla voce: amore”, sono stanco di morti, Shoah, follia, stranezze, cerchiamo libri e letture più umane, se proprio vogliamo, altri libri italiani più umani mi attendono forse… non intellettualizziamo ora anche Isabella, lei e la sua lingua romena, le manele, la musica, quelle estasi che ora vivo in me, senza bisogno di alcol, coca cola, musica, ricordiamoci solo della rinascita del desiderio erotico, che ritorna leggero come la primavera, Isabella… altre letture, più leggere, mi attendono, cerchiamole, in questa biblioteca, o lasciamo perdere, proviamo a capire l’amore e il disamore nella metafora della Shoah, della Passione, della Resurrezione, dell’Inferno, trame poetiche, religiose, storiche, ispirazione infinita, alla ricerca del paradiso… Isabella, il desiderio erotico che ritorna, come la primavera…

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