Category: Riflessioni

E non mi va di disorientarmi di nuovo…

E sono soddisfazioni, pesarsi dopo cinque o sei mesi dall’inizio della dieta e accorgersi di aver perso una decina di chili, non più ottanta, ma sessantotto, buono, mi dico, e io che avevo paura di pesarmi per non farmi influenzare da chissà quale dato… e le giornate adesso cominciano meglio, ora che ho qualcosa di preciso da fare, essere convinto di andare in officina tutti i giorni, in qualunque caso, e cercare di non dormire dopo pranzo, l’ora dove mi viene più sonno di tutte, e pensieri vagamente depressivi fanno la loro comparsa, solo per poi sparire a metà pomeriggio… la battaglia contro le sigarette invece non è ancora vinta, ci vorrà del tempo, ed è già tanto se riesco a fumarne una a distanza di ogni ora, raramente dei tempi più lunghi, ma poco alla volta mi abituerò… e che strano era ieri sera accendere la televisione olandese e accorgersi di non capire niente, di non essere più neanche affascinato da quel groviglio di parole e suoni, e mi rendevo definitivamente conto che l’utopia di tutte quelle lingue straniere non stava in piedi… mi veniva in mente ancora Manuela, che facevo dissolvere nell’immagine di Era Istrefi, di quella olandese che frequentava l’università, di tutte le ragazze e di nessuna, e aspettavo solo che le medicine facessero il loro effetto e non mi mandassero più in quel mondo parallelo fatto di paroliferazioni e deliri e mezze allucinazioni… era anche interessante leggere il libro di Galimberti su tutte le idee filosofiche possibili immaginabili e da quella lettura imparavo molte cose, un libro conciso, compatto, breve, che riassume in quei termini duemila anni e di più di filosofia, aggiornandoti sulle ultime riflessioni, sugli errori dei filosofi del passato, sulle dottrine che non stanno in piedi, e tanti pensieri di una volta, modi di pensare sbagliati, svanivano… e mi trovo così la mattina, ad attendere che la giornata lavorativa inizi, e non ho neanche voglia di leggere quel libro che ieri pomeriggio mi teneva tanta compagnia, quel libro di short stories horror, che nella loro semplicità volevano dire tanto, come quei racconti sui vampiri, o sui fantasmi, di spiriti di ragazze che cercando di intromettersi in nuove relazioni, o di quella ragazza morta che vampirizza con il suo ricordo la vita di un giovane, rendendolo depresso e facendolo stare male, e quanto vedevo Alina e Leida in quelle storie, e quella storia senza senso con Marina… lei non si è più fatta sentire, e neppure io, non mi va di andare a vedere film russi con lei, a Milano, e non mi va neanche di trovarmi una ragazza, adesso come adesso, mi basta il ricordo di Isabella, e il pensiero di aver perso Leida mi fa stare meglio, mi libera, come altre volte aveva già fatto… non mi va neanche più di sentire troppe canzoni albanesi, dopo che Gentian si faceva sentire dall’Albania con l’intenzione di mettere su un’altra officina, ci chiedeva delle vacanze, della famiglia, ma alla fine si diceva che nessuno aveva voglia di andare in Albania quest’anno, e Rudina non ha più risposto, e sarebbe anche ora di finirla con questa storia, anche se la vaga idea di tornare in Albania per lavoro c’è, e la cosa positiva di tutto questo è che mi dovrei preparare ad un simile viaggio, ad una simile permanenza là di qualche settimana o qualche giorno, e non mi va di sembrare depresso o pensieroso, ma vorrei essere solo più vitale… depresso o pensieroso… come mi sentivo ieri quando accompagnavo mia madre al CPS per l’iniezione, e mi dicevano che sembravo pensieroso, no, gli dicevo, sono solo addormentato, devo rimettere a posto il ritmo circadiano, smetterla di dormire dopo pranzo, cercare di stare sveglio, ed evitare strani modi di pensare che non quadrano, che sono solo fantascienza e interpretazioni sbagliate di filosofie sbagliate… e poi devo anche smetterla di ricadere nell’errore di sempre: cominciare a pensare di fare altro quando c’è poco da fare in officina, perdermi nei pensieri letterari e filosofici e linguistici quando c’è poco da fare, sperare in altro, in altri lavori quando non c’è molto da fare, e far così iniziare deliri su deliri, pensieri che non portano da nessuna parte, anche se ieri mi dicevano sempre la stessa cosa: “Prova a cercare lavoro con la laurea, prima o poi troverai qualcosa…”… il solito errore, perdersi in lavori e mondi altrui, il solito giro di tentativi e riflessioni, la solita frustrazione per non trovare niente di nuovo, nient’altro, modo di pensare che mi manda a male, mentre qui devo solo stare concentrato e fermo sul pensiero dell’officina, e tutto il resto confinarlo soltanto a momenti di tempo libero, libero di leggere e guardare film… film… che stupido che era quel film che ieri mi guardavo: “Dune”, film culto, certo, ma noiosissimo e lento e senza senso, il solito giovane destinato a diventare il messia della situazione, a liberare i pianeti e la galassia, a portare la pace e sconfiggere i nemici, a sposarsi con la bella di turno, a vendicare i torti di chi gli ha fatto male, trama scontata, film lento, troppo esplicativo, senza climax, senza complicati intrecci, in un inglese farfugliato e sussurrato che si faceva fatica a capire, dalle battute neanche troppo originali, un inglese che mi dava tanto fastidio quasi come l’olandese della sera di quella televisione, che poi spegnevo… e non so neanch’io perché in questi giorni mi è tornata la voglia di lingua olandese, forse perché con l’albanese, il tedesco e il russo ultimamente avevo esagerato, o forse perché a furia di leggere in inglese sono sempre più affascinato dalle vocali e dai suoni sporchi, ed è tutto una mania sonora, che so dove porta, di solito, al caos della mente, al disorientamento, tra tutti quei suoni alieni, e non ho più bisogno, come una volta, quando andavo in università, di fare “risciacquo linguistico”, perché adesso non so più immerso in lingue straniere come quando frequentavo quei corsi, e, adesso come adesso, penso che troppe lingue straniere disturberebbero la semplicità e la concentrazione sul lavoro, dove si parla solo italiano, o al massimo in dialetto, e non ho voglia di disorientarmi di nuovo, così come con le lingue, così come nella questione del lavoro e delle tipe… e lontana è ormai l’idea di andare in Inghilterra, così come quella di lavorare da volontario in qualche centro culturale, e spero solo di far chiaro tutto questo nella prossima visita: non mi va di disorientarmi di nuovo… e chissà perché, però, avrei voglia di leggere qualche notizia in olandese, distrarmi un po’, come l’altro giorno facevo con una decina di notizie in albanese, ma non mi va più di pensare di scappare in Olanda a fare chissà quale lavoro, emigrare e vivere all’avventura, ora che so che l’unica sorte che mi aspetterebbe sarebbe quella del cameriere o del barista, di cui non ho neanche esperienza, e di certo a trent’anni non mi prenderebbero così, con il mio modo di fare, le mie lingue stentate, il mio atteggiamento assente e poco collaborativo, e mi devo solo rendere conto di qualcosa: le lingue non le so, punto, le so leggere, ogni tanto, qualcuna, ma parlarle e farle mie non mi va, così come mi danno fastidio troppe parole straniere che non si capiscono, come quel film di ieri, come quella televisione di ieri sera, e se ho voglia di notizie è solo perché ci si mette un attimo a leggerle, e non richiedono molta riflessione o concentrazione, è solo un modo come un altro di far passare il tempo, nell’attesa di cominciare a lavorare, e le vere letture sono quelle di romanzi e saggi, e il resto è tutto passatempo… al diavolo il dottore che mi parlava delle lingue, mia vera passione, da portare avanti, della letteratura, della filosofia, no! Non so scrivere, non ho concentrazione, non ho idee, e se leggo qui è là è solo per riordinare la mente, per mettere a posto certi miei vissuti, ma di guadagnare con le lingue, la filosofia, la letteratura, non fa per me, è tutto solo un grande passatempo, e niente di più…

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Un sogno moldavo…

E mi trovavo in un luogo sperduto, grigio, ai margini della periferia, con il cielo pieno di pioggia, tra appartamenti e casermoni che sembravano usciti da un film sovietico, nella città di Chisinau, e mi mettevo a camminare su delle lunghe scalinate, che salivano verso non so quale altezza, di fianco ad un palazzo, e la salita era difficoltosa, io, con il fiato corto, che cercavo di star dietro alle persone che salivano su quell’altura, e non sapevo più chi ci fosse a farmi compagnia, se Marina, Diana la moldava, o la prof ucraina di russo, Liana, e mi trovavo come a sorvolare quel palazzo, quelle scalinate, la scalinata interna di quel palazzo che ospitava diverse famiglie, e ad un certo punto, da quei balconi grigi compariva Pyotr Poroshenko, che arrivava in quel palazzo come salvatore, solo per atterrare su un largo balcone dove l’aspettavano un gruppo di mafiosi russi, pronti a fargliele vedere, a riempirlo di botte, e la visione terminava lì, con Pyotr Poroshenko che si sdraiava a terra e le decine di mafiosi russi lo cirondavano… la visione cambiava e continuavo il mio viaggio sulle rampe di quelle scale interne, e nel sogno la visione del volto di Diana la moldava mi guidava, io, alla ricerca di non so cosa, non so chi, e mi vedevo scendere quella scalinata di fianco al palazzo, solo per ritrovarmi su un lungo viale lastricato di grosse pietre, un altro viale che scendeva e poi risaliva, verso una scuola, e camminavo a lunghi passi verso quella scuola, su quella strada di pietre, e ad un certo punto vedevo comparire dalla scuola Liana, che camminava a lunghi passi decisi verso di me, e diceva: “Lo so anch’io…”, e non sapevo a cosa si riferisse, e mi passava di fianco, mentre mi sembrava di essere ora accanto a Diana la moldava, che mi voleva guidare in quel mondo grigio post-sovietico…

E mi svegliavo così, l’altra mattina, pronto ad affrontare una nuova giornata di lavoro, visto che ormai tutt’altro non c’è, tutte le altre cose sono barrate, lasciate nel dimenticatoio del tempo libero, e non c’è più da inventarsi niente, cosa fare, cosa non fare, non più scervellarsi per far valere quella laurea, lasciarla libera così, per leggere e al massimo per scrivere, il giorno che sarà, qualche racconto, mentre il sogno di emigrare in Inghilterra si scontra sempre con la sorte di cameriere o facchino che mi toccherebbe, e tutte le altre cose sono barrate, lasciate libere di scorrere solo nel tempo libero, tra una lettura e l’altra, senza scervellarsi più sul cosa fare…

E mi torna in mente Leida, in questi momenti, l’ultima volta che potrebbe essere stata davvero l’ultima volta, dopo tre anni, una sorta di liberazione, con il suo sguardo e il suo volto e la sua immagine mentre le davo quei suoi due pacchetti di Marlboro Touch, che la storia può anche finire, e si può essere liberi di concentrarsi sul lavoro, investire veramente in questo, e non disperdersi più…

E così comincia la mattinata, che vorrebbe essere fatta di racconti di fantascienza o di orrore, di notizie d’altrove, o di non so cosa, nel più puro piacere del tempo libero, e ancora una volta devo dare torto a Barre, che qui non ha niente da perdere, io sì, e le sue idee giovanili di scappare non stanno né in cielo né in terra, e ora come ora solo il pensiero del lavoro e dei soldi mi fa stare in riga, divide il tempo del dovere da quello del piacere, in una visione semplificata della giornata e dell’esistenza, dove almeno c’è la sicurezza del lavoro, e la sicurezza del tempo libero da investire come meglio credo, e il tempo libero è sempre meglio che sia scarso, per non perdermi troppo in letture e visioni che mi fanno andare a pescare i pensieri e i ragionamenti più strani del mondo…

Non so se questa domenica e questo sabato uscirò con gli amici cinesi, o con quelli italiani, per ora non ne ho voglia, non vorrei farmi portare via da discorsi altrui, dopo l’equilibrio che finalmente ho trovato, e non mi va di disperdermi ancora, e così comincia forse la mattinata, la giornata, pieno di voglia di sfruttare quel poco tempo libero che ho, senza sognare più mondi e lavori utopici, le lettere sono ancora mie compagne, a tempo perso, e neanche l’accettazione di amicizia su LinkedIN della relatrice giovane e bionda di russo riescono a distogliermi da questo nuovo equilibrio, va bene così, con il lavoro, con il tempo libero, e la giornata può anche iniziare…

Voi che di me raccontate cose che non corrispondono! 

Vaffanculo! Ancora una volta! Il dottore e i suoi consigli da strizzacervelli! Il suggerimento di quell’amico di scappare da qui e andare in Inghilterra, da qualche parte, perché ovunque è meglio di qui, ma dove? Parlare ieri sera al telefono con quell’amico di una volta, vai altrove, come hanno fatto in tanti! Cosa hai da perdere? Luca non è andato via, non ci ha provato a inseguire la carriera con la chitarra, diceva che con la musica non si campava, e Marcello è andato in Inghilterra ma poi è tornato, perché? Loro qui avevano una casa, avevano la prospettiva di un lavoro, uno nell’informatica, l’altro nelle assicurazioni, insomma, avevano qualcosa, non il niente di quell’amico che vive nelle case popolari in affitto e progetta ogni giorno storie e fotografie da presentare nel mondo dello showbizness, sognatore folle? Forse… E mi facevo imbambolare dalle sue parole di ieri sera, vai altrove, vai all’estero, tu che le lingue le sai! Un po’ come il dottore, spero che a ottobre mi dirà che sta per partire per la Russia, o per altrove… ma partire dove? Per dove? E oggi andavo in quell’agenzia per trovare lavoro in Inghilterra, e già sul tragitto ci ripensavo su, mentre leggevo quei racconti di fantascienza in inglese, io le lingue non le voglio parlare, io le lingue non le voglio sentire sul lavoro, all’estero, io le lingue le ho studiate solo per leggere e avere informazioni in più, per motivi filosofici e di conoscenza, per non incancrenire il cervello, per godermi i film e i romanzi in lingua, le notizie di altrove, altroché imparare a parlare o lavorare! E al diavolo anche tutti quei pensieri, vivere in ostello, con gente che non conosco, animali, gente che pensa solo alla pancia, convivere con i giovani, i ventenni, quando io ho trentanni suonati, stare là all’estero senza poter leggere, guardare film, avere un attimo per sé, senza la prospettiva di ragazze come Alina, come Leida, senza nessuno, trasportato via dal mondo del lavoro, e che lavoro… sì, andavo in agenzia e sapevano solo offrirmi lavori da cameriere, facchino, barman, stiamo scherzando?!! Certo, poi mi dicevano che lì potevo trovare il lavoro che volevo, se me lo cercavo, e utilizzare i loro ostelli, ma andare in Inghilterra per fare che cosa? Cosa me ne faccio della laurea, questa grande illusione su cui operatori ed educatori continuano ad insistere? Non me ne faccio niente, mi serve solo per capire meglio cosa leggo e le cose di cui mi informo, le cose che coltivo, ma non mi interessa di certo parlare del più e del meno in un’altra lingua, o sul lavoro, quella gente mi ha proprio capito male, e al diavolo i loro discorsi di andare all’estero, di imparare a parlare, di offrirsi come volontario! Vaffanculo! Loro e i loro discorsi che fanno più male che bene, e già me ne accorgevo andando verso quell’agenzia, sarebbe stato un pomeriggio perso, o forse guadagnato per capire di più quello che voglio: soldi, un lavoro che non mi strizzi il cervello, il tempo libero per coltivare filosofia, lingue, letteratura, un tempo tutto per me! E al diavolo i loro consigli, il valore della laurea, le qualità che loro mi attribuiscono: parlare in lingua, conoscere bene la cultura, la letteratura, ma chi ce le ha queste capacità? Loro si immaginano cose che non sono, hanno tutti una falsa idea di me, e ogni volta mi faccio imbambolare dalle loro parole su di me, che non mi corrispondono! E allora sì, è servito a qualcosa questo pomeriggio all’agenzia, capire me stesso, i miei desideri, le mie passioni, il senso di libertà che coltivo, nel tempo libero, e la voglia di non perdermi più in elucubrazioni di andare chissà dove, di sognare altri luoghi che non esistono, una vita giovanile che ormai non fa più per me, le lingue da parlare che non ho neanche voglia di parlare in italiano, figuriamoci in inglese o in russo, vaffanculo! L’unica cosa che mi rimane, che coltivo ancora è la lettura, lo studio, non importa in quale lingua, la visione di film, ancora una volta per studio, come se dovessi un giorno scrivere qualcosa, inventare qualcosa io, un racconto, un soggetto, un film, qualcosa così, anche se poi so che neanche questo è vero, studiare mi serve solo come autodifesa, diceva Woody Allen, solo per capire meglio il mondo, per non farmi fregare da discorsi, da altre ideologie, da storie di ogni genere, un meccanismo di difesa per non essere imbambolato ancora, come lo sono stato in questi giorni, dai discorsi altrui… e tutto quello che ho fatto, scrivere al centro russo, andare in agenzia inglese, era tutta una specie di esperimento per verificare la mia tesi: quella gente diceva cazzate, io non corrispondo al racconto che loro si fanno di me, punto! E sono stufo di pensare e scervellarmi, come quello strizzacervelli ogni volta fa, che non gli va mai bene niente, che io lavori con mio padre e Marco, che non utilizzi la laurea, che mi continui a vedere con quelle ragazze, e la dieta e tutto il resto, e le medicine, e la religione, e tutte storie da strizzacervelli, che fanno più male che bene, e meno male che dovrebbe essere gente che ti aiuta, come quell’altra educatrice che più di altri casini non ha fatto! Che vadano al diavolo! Loro e quegli amici che di me non sanno niente, perché io non ho mai svelato niente di me! Sono stufo di seguire la loro linea di pensieri, i loro ragionamenti, me ne fotto, una volta per tutte, e lo ripeto, le lingue a me servono solo per leggere altra roba, staccarmi dall’Italia e da questo mondo chiuso su stesso, questo mondo rappresentato dalla lingua che lo circoscrive, le lingue a me servono solo per espandere i confini della conoscenza, e del resto non mi importa niente, altro che parlare e capire persone altrui, andare all’estero, per che cosa? Quando i miei soli interessi si concentrano su libri, film e notizie, e tutto il resto è un di più senza senso? E poi, a pensarci bene, ci perderei andando all’estero, qui bene o male ho un lavoro con mio padre e Marco, le prospettive di guadagno ci sono, e non mi devo sforzare di parlare chissà quale lingue, di sapere chissà che cosa, e lo stress è limitato all’anarchia del programma della giornata, che non si sa mai cosa si fa il giorno dopo, tutto qui, e poi ho il tempo libero, il tempo libero per conservare i miei interessi, ma quella gente questo proprio non lo capisce, e mi vorrebbe forzare chissà verso cosa, chissà verso dove, e sono stufo, stufo ancora una volta di tutta questa gente e dei loro consigli che di me non hanno capito niente! Sono stufo! E ora non mi va più di pensare! Al diavolo i centri culturali, il volontariato, l’andare all’estero! La giornata è giunta al suo termine, lasciatemi leggere in pace, ascoltare la musica, lasciatemi fare la mia camminata serale e non rompetemi più i coglioni con le vostre storie, voi che di me raccontate cose che non corrispondono! 

Per quelli che non sanno come funziona il mondo…

E bastava solo una notte per rendersi definitivamente conto dell’irrealizzabilità di quell’idea nata da educatori e compagnia bella, non esiste nessun centro culturale dove fare il volontario, perché il mondo non funziona così… prima di tutto una laurea ce l’hanno tutti al giorno d’oggi, ed è dagli anni ’60 che il titolo di laurea si è svalutato, con l’università che si faceva di massa, aperta a tutti, pronta a soddisfare tutte le esigenze di quei giovani sognatori che avevano ancora voglia di prolungare il mondo scolastico, una sola laurea al giorno d’oggi non conta niente… e inoltre non me la sento e non me la sentivo, e vivo invece questa liberazione dalla Russia come manna dal cielo, come un’entrata nella terra promessa che mi libera dal faraone che per troppo tempo mi aveva tenuto nelle sue grinfie: il mondo russo… e mi sveglio così, pieno di vita e di libertà, consapevole del fatto che non ci sarà nessuna risposta, che quel progetto non nato neanche da me era solo un castello nell’aria di chi queste cose non le comprende, chi sono io per propormi come volontario, quando ci sono centinaia di studenti e studentesse più bravi e volenterose di me? Perché chiedere di andare in Russia quando non ho neanche i soldi, non ho neanche la voglia di confrontarmi con altri giovani russi e russe, quando già Marina ha affossato ogni mio sogno, una volta e per tutte? Altro che la delusione per Alina, certo, anche questo c’entra, ma non è tutto, la sola idea di ritornare tra libri russi, in quella cultura, in quell’ambiente universitario mi soffoca, e mi ha già fatto rivivere in piccolo gli incubi durati tutta la fine dell’anno scorso, prima della laurea, non vedevo l’ora di liberarmi dalla Russia, da quella tesi, da quel mondo, e me ne sono accorto ieri notte, quando ho rivissuto in piccolo tutti i miei pensieri di allora, guai a ritornare nella mania russa! Altro che iscriversi o prepararsi al dottorato! Chi riuscirebbe a seguire un progetto, un’ipotesi, qualcosa da seguire sette giorni su sette, otto ore al giorno o di più? Sono stufo della Russia, delle idee fisse, e quella gente proprio non vuole capire che ormai con la Russia c’è il disamore, e inutilmente continuano a dirmi: “Segui qualcosa che ti piace, vai in un centro culturale, vai a fare volontariato all’università della terza età, a insegnare cultura russa!”, ma in che mondo vivono?!! Innanzitutto la Russia non mi piace più, la lingua russa la parlo a stento, e oltre le conoscenze degli anni di università di quella cultura non so niente, in Russia non ci sono mai stato, e non ho intenzione di andarci, e chi sarei io per propormi come volontario? Nessuno, o forse solo uno dei tanti ex studenti, e questo la prof lo sa bene, come saprà bene come tanti studenti a volte avranno delle crisi di nostalgia e vorranno ritornare sui propri passi universitari, solo per rendersi conto che quel ritorno al tempo perduto è un errore… e a questo punto non andrò nemmeno a quell’open day, dove in fondo l’unica cosa che propongono, alla fine dei conti, sono solo corsi in lingua russa, corsi di conversazione, che non portano da nessuna parte, ti fanno spendere dei soldi e assomigliano tanto alla scia di coda dell’università, di chi ancora non si è arreso e non si è reso conto che con un po’ di cultura così e una lingua conosciuta scolasticamente non portano comunque da nessuna parte… è finito il fascino del comunismo, il comunismo come la fine dei tempi, il mondo messianico, è finita l’illusione di parlare con una ragazza russa, di avere una storia con lei, di parlare in russo, per questo c’è già stata Alina, e riesumare quelle sensazioni con Marina non è servito a niente, tutto nasceva da un’attrazione erotica sperduta per quella ragazza russa di una volta, Katia, ma questa scia ha ormai fatto il suo corso… e sono così libero, libero dalla Russia, dalle incombenze da studente e da laureato, dalla mania russa, e mi sento finalmente libero di perdermi e ritrovarmi in altre lingue, in altre culture, in altri libri, in altri film, come puro consumo culturale e di intrattenimento, senza dover niente a nessuno, senza dover scrivere saggi o research papers per nessuno, dopo gli anni di studio torno ad essere un semplice consumatore di prodotti culturali, e niente di più che questo… e sono stufo di sentirmi dire che ho finito bene gli studi, che meriterei qualcosa di più, che dovrei far crescere i miei studi e i miei interessi, le mie passioni, no! E’ un po’ come ieri sera quando mi allenavo, puoi essere convinto di star facendo bene ginnastica, di far esercizi difficili, ma rimani comunque rinchiuso in casa tua, convinto di essere chissà chi, quando sei solo una rana che non è mai uscita dal pozzo, che non gli va di confrontarsi con gli altri perché saprebbe che in fine dei conti sei solo una specie di nerd di libri, lingue e film, e sai bene che è tutto solo un modo per passare il tempo, per divertirsi, per svagarsi, e che da queste cose non nasce niente… basta aprire il quotidiano della domenica, l’inserto culturale, per capire quanto è vasto e complesso il mondo, che la tua laurea non vale niente, neanche i tuoi sogni di una volta di scrittorucolo, che non riuscirà mai ad aprire una vera e propria storia, e finirla, perché non ha niente da dire, e tanto meno saprebbe come dire qualcosa, anche se avesse un’idea… e alla fine è tutto politica, anche la letteratura, i film, la cultura, è tutto un ambiente che si muove sotto messaggi ideologici, culturali, politici, e te non hai la voglia, né hai la stoffa di metterti in gioco, servirebbe una mentalità un po’ ottusa, fissata con le proprie idee, convinta di poter dire qualcosa, che ci crede alle proprie illusioni, ma te sai che è tutto un’illusione e il mondo della cultura, così come quello della politica, è solo arte dell’inganno e delle menzogne, a cui troppa gente ancora crede… non mi va più di entusiasmarmi per niente, solo per poi scoprire che era tutto una visione cristallizzata, immobile, che pensava di poter spiegare tutto, mentre era solo uno dei tanti sogni che costellano la mente, una delle tante illusioni, una delle tante fiction dell’anima che non porta da nessuna parte, e dopo l’apocalisse di dicembre-gennaio sono stufo di questi ritorni di fiamma verso le illusioni… cosa rimane? Rimane ancora la voglia di perdersi in consumo culturale, tutto qui, per non far incancrenire la mente, per tenersi aggiornato, ma sono lontano dal proporre qualcosa io stesso, da commentare e criticare gli altri, da conoscere bene le altre cose del mondo, no! Sono libero ora di perdermi dove meglio credo, senza capi, senza obiettivi, senza scopo, così come viene, in pura libertà, senza dover niente a nessuno, senza dover spiegare niente a nessuno, la cultura come puro consumo, tutto qui… e non mi interessa neanche leggere quegli articoli dove dicono che bisogna saper bene le lingue, che ai colloqui di lavoro ti possono tranciare la carriera se le sai male, altri articoli che ti dicono che bisogna scappare dall’Italia, che altrove c’è lavoro, e tutte queste cose, e gli intellettuali, e la cultura e il lavoro, non mi interessa! Lasciatemi fuori dai giochi, che io non ho intenzione di entrarvi, né voi avete intenzione di farmi entrare, lasciatemi così, vivere la mia vita senza di voi, senza macchiarmi di giochi di potere e di influenze, di visioni culturali, di servire altri parlando altre lingue, di conoscere il mondo, di studiarlo come vorreste voi, no! Non fa per me, mi tolgo dai giochi così come voi mi avete tolto dai giochi, non mi va di servire nessuno, non mi va più di credere alle vostre narrazioni, che si deve lavorare, fare un lavoretto saltuario e seguire le proprie passioni, i propri interessi, qui è passata l’apocalisse, dove altre volte era già passata, e nessuna idea può portarmi via, ormai non credo più a niente, non credo più ai vostri discorsi, non ci credo più, e sono stufo anche di sentire gente che a certi discorsi ci crede, e vorrebbe consigliarti di finire nel mondo delle illusioni, il mondo non funziona così, nessuno ha bisogno di volontari, io non ho bisogno di loro, la laurea non vale niente, le lingue non le so bene perché in fondo non le ho mai volute parlare, il mio rimane solo una questione estetica e di piacere, di svago: leggere in altre lingue, stop… non cercate di ingannarmi ancora, di ingannarvi anche voi, avevo già intuito come andava il mondo, e quella mail di ieri è solo servita a confermare le mie intuizioni, e sarò solo contento di dire ad educatori e gente varia che loro si sbagliavano e avevo ragione io: le tue passioni non valgono niente, la gente te le soffoco, e anche se sapessi qualcosa tutto questo è solo una goccia nell’oceano, e non c’è via d’uscita, se non la via della libertà, di liberarsi da quei vecchi sogni, da quelle vecchie passioni, e se ne esce solo dopo un’apocalisse dell’anima, dove finalmente ti risvegli al mondo, come un illuminato, e ti rendi conto della falsità del tutto, dei tuoi sogni, di ogni mondo che ti eri creato e nel quale vivevi, dell’inconsistenza delle tue passioni e dei tuoi interessi, e non c’è discorso che possa salvare, anche quelli sinuosi e suadenti di chi ti sprona ancora a credere in te stesso, nei tuoi studi, quando non c’è assolutamente niente da fare… sì, l’università è stata un bel periodo di inganni ed illusioni, un nutrimento infinito di sogni, che sono crollati su se stessi di fronte alla realtà del mondo, e questo l’hai capito nei tuoi viaggi infernali, nel mondo dei morti, nel nero della depressione, che però alla fine ti ha risvegliato e ti ha fatto comprendere quel mondo che hai sempre detestato, e che continui a detestare, per studiare servono soldi, convinzione, una qualche specie di mania e idea fissa, ci vuole ambizione, così come nel mondo del lavoro, bisogna saper proporsi, sapersi vendere, avere la faccia tosta, entrare nei meccanismi del mondo che hai sempre rifiutato, e tutto questo non fa per te… e allora me ne frego, continuerò a vivere così come viene, finché si potrà, lavorando ogni tanto con mio padre, con Marco, l’ultima spiaggia, il mondo vero, quello dei più, dei reietti, degli sconfitti, di chi non ha la faccia tosta come in quel mondo di intellettuali, studiosi, mezzi politicanti, professori, è un mondo che non fa per me, un mondo che vende sogni e illusioni, che non ti permette di passare dalla loro parte anche quando vorresti, non sono organizzazioni di beneficenza, e lì le logiche di mercato più le logiche politiche escludono tanta gente, e ti fanno vedere come va il mondo, non stiamo qui a prenderci in giro, per favore, il mondo non va così come pensano quegli educatori e gente varia, e avevo solo bisogno di una conferma, una conferma che arriverà proprio perché non ci sarà risposta, alla fine avevo ragione io, e sarò contento di dirglielo, a quella gente lì, che si sbagliava, su di me e sul mondo, e che l’unica via non è neanche chissà quale regolamentazione del lavoro, del mio lavoro, delle mie occupazioni, scappare chissà dove, far fruttare la laurea, no, l’unica via è la libertà da quel mondo che mi sono lasciato alle spalle, libero di perdermi nel consumo culturale, senza aspettative ed obiettivi, con la cultura non si campa, dicevano, è vero, ma almeno serve ad orientarti nella vita, e non mi interessa di lavoro regolamentato, paesi stranieri dove fuggire, lingue da parlare, crediti pensionistici, aspirazioni accademiche, no, lasciatemi vivere libero, e non intralciatemi più con le vostre visioni che non sanno come funziona il mondo…

NO! IO NON VOGLIO!

Vaffanculo! Chi me l’ha fatto fare di ricontattare la relatrice della tesi di russo per sapere di collaborazioni, viaggi in Russia, dottorati, vaffanculo! Lei, la Russia e tutta quella gente che mi dice di ridarmi alle “mie passioni”, ai “miei interessi”… da un anno ormai, e forse di più, la Russia non mi dice più niente, e non ne posso più, così come non ne potevo più già un anno fa, e non so come non siano riusciti ad accorgersi di questo mio odio viscerale per questo paese, nonostante Alina, nonostante Marina, nonostante la tesi, nonostante oggi mi mettessi a leggere il romanzo di Pelevin in russo… vaffanculo! Quando mai ho mandato quella mail alla prof, che spero proprio non risponderà, così come è giusto, cosa diavolo vuole uno studente mezzo rincoglionito? Che si cerchi la sua strada, con o senza Russia, la nostra non è un’organizzazione di beneficenza o un’associazione che aiuta i malati di mente, che quello studente si faccia i fatti suoi, e sarà meglio appunto che neanche mi rispondano… sono stufo, stufo di essere tirato di qua e di là dai consigli altrui, dalle parole altrui, che mi mandano sempre fuori pista, stavo così bene nelle mie letture di puro piacere, nella mia ricerca senza scopo di lettere e storie, e ora ci mancava solo questa, che mi mettessi a ricontattare i prof di una volta, come per rievocare un passato che non c’è più, che era bello solo finché c’era Alina, finché c’era Eugenia, ma poi, dopo anche il ricordo sbiadito di Katia, non c’era assolutamente più niente… ed è giusto così, forse, mandare questa mail per farla finita una volta per tutte… mi ha scaricato Leida, mi ha scaricato Marina, mi hanno scaricato quelli del centro diurno e del cps, mi ha scaricato la barista marocchina, mi ha scaricato Rudina, e mi ha scaricato a prima vista Manuela, e non ci sono parole che mi possono confortare, neanche quelle del CD e del Cps, che mi dicono di seguire le mie passioni, quali passioni?!! Quali passioni?!! Se tutte le passioni di una volta sono morte, sono morte così come è morto il mio vecchio blog, tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di questo, rivedendo Alina, dopo un anno, e capendo che tutto era un’illusione, i miei studi, le mie passioni, e ci mancava questa gente che si introducesse nella mia anima intima per farmi perdere la strada, e ora sto più male di prima, altro che gente che deve aiutare e curare! IO NON VOGLIO! NON VOGLIO ritornare a occuparmi di Russia, a scervellarmi per parlare in inglese e in russo, IO NON VOGLIO! Non vedevo l’ora che finisse l’università e finalmente è finita e ora cosa mi consigliano? Ritornare tra le grinfie di chi mi aveva affossato l’anima con quegli studi?!! Non se ne parla proprio! Sono stufo anche di questo mio stato d’animo, tra il depressivo e il frustrato, e magari fossi depresso! Potrei dormire tutto il giorno, senza fare niente, ciondolarmi nei miei pensieri suicidiari, e mandare a quel paese il mondo intero, e togliermi dalla vita una volta per tutte, dalle sue preoccupazioni e dai suoi inganni, e invece eccomi qui, ad aspettare una qualche mail, una qualche visita a qualche open day di lingua russa, qualche chiacchiera a chissà quale centro per farmi dire che l’unica cosa che dovrei fare è andare in Russia a mie spese e continuare a studiare, con quali soldi? E perché poi la Russia quando tutto era nato da quella ragazza, Katia, che di danni all’anima ne ha già fatti troppi, così come Alina e Leida, e non rimane più niente, non rimane più niente, IO NON VOGLIO parlare le lingue, non voglio più occuparmi di cultura e storia e lingue, IO NON VOGLIO!!! E chi mi consiglia che cosa?!! Che cosa?!! Ritornare all’inferno?!! Che ci vadano loro in Russia! Che vadano loro a fare i volontari non pagati per qualche centro culturale! Mi ero acquistato la libertà con la fine dell’università e dovrei forse tornare in prigionia? Come gli ebrei fuori dal deserto che rimpiangevano la schiavitù? Non scherziamo! Non scherziamo! E’ già bastata questa mail a farmi capire tutto, questa mail che non avrà risposta, così come non ci sarà nessuna mia partecipazione all’open day di quell’associazione, non ci sarà perché la strada per la Russia, nella mia anima, è sbarrata per sempre! Dopo l’inferno di dicembre dell’anno scorso, dopo la fine, che già questa mattina nei miei incubi vedevo di cose da imparare a memoria, parti e fogli come un esame universitario, da imparare a memoria e recitare! Incubo! Incubo! Incubo! Non se ne parla proprio di tornare all’inferno! Non se ne parla proprio! IO NON VOGLIO! Lasciatemi vivere così, la mia vita, senza intromettervi, voi e i vostri consigli per quelle ragazze, voi che vi immaginate passioni che non sono mie, nonostante l’apparenza e gli studi, io con la Russia ho chiuso! Una volta e per tutte, e così con le lingue! Rimane solo la voglia di leggere un libro in lingua, vedere un film in lingua, una volta ogni tanto, per pura distrazione e divertimento, ma non chiedetemi di lavorare o fare il volontario in queste cose, non fa per me, e non è da me che nasce questo desiderio, impostomi da altri! IO NON VOGLIO! E la giornata va ormai avanti così, con questa pioggia che forse mi toglierà la voglia di fare la mia camminata serale, questi libri che sono diventati pesanti e illeggibili, questa musica che non mi dice più niente, Leida che oramai non mi eccita più e non mi dice più niente, tutti mi hanno scaricato, e forse è quello che volevo, sotto sotto, essere libero, perché IO NON VOGLIO più avere a che fare con quel mondo che mi sono lasciato alle spalle, e non saranno discorsi altrui, di chi non mi capisce, a rispedirmi all’inferno! NO! IO NON VOGLIO!

Come se lei fosse l’ultima scena di un film…

Come in quel giallo
l’ispettore che si fa di psicofarmaci
e non ha superato ancora
la morte della moglie
così sentirsi
davanti a quel film
senza sapere
chi sia quella che mi ha abbandonato
forse Alina
forse Leida
quella moglie che non c’è
e mi sembra mi abbia lasciato
per sempre
aver perso una voce
con cui comunicare
ed essersi perso in se stesso
cercando di stordirsi
troppe volte
con musica
donne
altre amicizie
nella speranza
che quel periodo paradisiaco ritornasse
rivedere nel nemico classico del film
certi deliri
di vendetta
come solo i cattivi di film
da poco
possono rappresentare
e il finale
il solito finale holliwoodiano
che nella vita non c’è
loro che si baciano e si abbracciano
chi era quella immagine?
Quell’ultima immagine del film?
La tua stanza parla per te
diceva l’attrice
e la mia stanza
in effetti parla per me
dove l’aquila albanese
non potrà ancora essere spostata
non si sa per quando
quando la foto di Era Istrefi
vorrebbe solo ricordare la foto di lei
Leida
e quelle sigarette
talismano rimasto dal viaggio in Albania
parla ancora la sua lingua
che ogni mattina ascolto
dai telegiornali d’altrove
la mia stanza parla per me
con le foto e i ricordi della moglie perduta
e degli psicofarmaci
che vorrebbero calmare la mia follia
e ora risuona ancora la musica del suo paese
per non sentirla più nell’anima
ripetere le stesse parole
sei negativo
sei monotono
sei chiuso
ripeti sempre le stesse cose
non è tutto la ragazza
è destino
ci sono anche gli amici
c’è anche la compagnia
parla con la gente
sorridi
sapessi quante cose
passo io eppure sorrido
hai una casa
hai la famiglia
hai lavoro
hai i nipoti
io qua non ho nessuno
devo pagare l’affitto
non so se i soldi basteranno
per fare i documenti
e ti lamenti
ognuno ha i suoi problemi
ma non si parla solo di problemi
anche
ma non solo
liberati
un po’
e ritornare alle altre parole di lei
che avevo paura di vedere
per quel suo mondo radical chic
e cattolico
che non capivo
che contrastavo
forse stavolta tornerò da lei
senza far più saltare
le solite valvole di sfogo
impazzite
e monotone
che ripetono sempre gli stessi lamenti
lamentazioni
che non giungono più neppure alla divinità
e cercare di trovare nuove voci in sé
per parlare con gli altri
e raccontarmi altre cose
che non i soliti dilemmi
immergersi nella musica
per far scomparire i soliti deliri
e cercare l’elevazione
in quei libri
di cui con nessuno
non si può parlare
se non con la speranza di trovare qualcuno
là dove lei non può arrivare
forse
fille publique
che forse sa più di te
ma non lo sai
che forse i tuoi studi
ti hanno murato più
che l’ignoranza
ma almeno ti puoi orientare nel mondo
e non credere a tutto
se solo non fosse
che ormai non credi più a niente
a nessuno
e l’assenza c’è
in te stesso
di te stesso
e degli altri
in questo caos dell’anima
che non sai come risolvere
se con una voce al di sopra di tutte
che sappia ancora regolare l’anima
e guidarla
è un continuo andirvieni
di apertura e chisura
di caos e di quiete
di parole su di sé
sul mondo
sugli altri e per gli altri
e degli altri verso te
il continuo passaggio
di momenti di studiosa solitudine
e di spensierata
comunione
con gli altri
non si vive solo di socialità
non si vive solo di studio individuale
questa ricerca dell’equilibrio
che non riesco mai a definire
e gli estremi
e la perdita di controllo
e il caos
e l’anarchia dell’anima
se solo potessi
dormire sempre
mi dico
sognare tutto il giorno
ad occhi aperti
come una volta
ero capace di fare
ora
più spesso
gli incubi arrivano
e quel desiderio di starle sempre affianco
di sentire le sue parole
la sua voce
quella compagnia che non c’è
e che cerco disperatamente in altri
in altre
e non trovo mai
quella compagnia che non c’è
e quello studio individuale estremo
che impazzisce
dov’è l’equilibrio?
Dov’è Leida
ancora
mi chiedo
sperando di trovare in lei
tutto quello che non trovo altrove
utopia di parole e voci
e discorsi
che forse non esisteranno mai
quel qualcosa di più
che non si riesce mai a definire
e anche i libri
e i film
e la cultura
sembra ripetere sempre gli stessi temi
senza più nessuna novità
e scoperta
tutto sembra già detto
ma non ancora condiviso con gli altri
e sognare di vacanze altrove
dove trovare parole da dire
quel viaggio che forse mai sarà
o forse sarà solo per dimenticarla
non si sa
ma impossibile dimenticarla
senza impazzire
e ora la musica mi invade
come mai
e la sua lingua
le sue parole tornano a me
come se lei fosse davvero l’unica rimasta
come se lei fosse
l’ultima scena di un film

E le sue parole ancora mi guidano nel mondo e lo studio…

Chiuso in me stesso
riprovare a uscire
solo per trovare una valvola di sfogo
che straborda
in deliri ipersociali
non c’è modo di raccontare tutto
di esporre l’anima
allo scoperto
senza il rischio di ripetere
i soliti dilemmi
si diventa monotoni
come diceva lei
che ripeteva
le parole dell’altra
sei sempre più chiuso a riccio
ripeti le stesse cose
e sei negativo
che noia
cercare di uscire dal guscio
solo per trovare
altri commedianti
in biblioteca
stracolmo di libri il mio zaino
neanche dovessi dare
esami universitari
eppure al rileggere quelle righe
raccogliere i pensieri
e accontentarsi di quelle due parole
di quei sorrisi
della barista
della bibliotecaria
per sapere
che è la sorte comune
impazzire di sé
nella propria mente
murando se stessi al mondo
cercando improbabili dialoghi
con una divinità
che è solo follia e depressione
se parli troppo con gli dèi
dimenticherai di come si parla alle persone
non arrocchiamoci
sul giro
impazzito di se stessi
che si morde la coda
ed emana sempre le stesse storie
le parole con gli altri sono ancora possibili
basterà non cercare le profondità
degli abissi
lasciate nel fondo della notte
con la ragazza che ancora ti può capire
fille publique
che si lamenta anche lei
ma che trova la forza ancora di sorridere
come diceva
se sopporta lei tutto questo e di più
il male del vivere
non capisco perché io non dovrei imparare
a sopportarlo
non muriamoci più almeno
in identità
alienate
che non comunicano con gli altri
anche se gli altri
sono ancora tutti da scegliere
visto le parole impazzite
di quegli amici che non sono più
rimane ancora la voglia di conoscere
di sapere
per non morire della propria stessa monotonia
dei propri deliri
e si apre il mondo
verso gli altri ancora
nella superficie dei pensieri
e delle parole
che forse recita il personaggio più vero
quello che in sostanza non esiste
ma si disperde per fortuna
nella chiacchiera
quotidiana
cercare di condividere abissi
è forse stato il desiderio più alto
e più profondo mai cercato
non c’è nessuno e nessuna
con cui condivedere
forse è rimasto solo il demonio
e allora lasciamo
sfuggire
questo canterino impazzito
dell’anima
e guardiamoci attorno
e dei libri facciamone tesoro
ultimo barlume di elevazione
rimasto
al di sopra degli abissi
al di fuori di sé
in comunione con gli altri
elevato ai pensieri
ultramondani
in quegli angoli e momenti di riflessione
per non disorientarsi nella trama del mondo
sarà ancora possibile un dialogo
senza far saltare le valvole
che contengono la follia
è ancora possibile un dialogo
è ancora possibile riflettere
in questo delirio impazzito
tra chiusura e apertura
e le sue parole risuonano ancora
sei chiuso in te stesso
apriti
sorridi
e il mondo ti sorriderà
eppure voler ancora custodire
quel me stesso che negli altri
e nella chiacchiera
non si vuole confondere
ultimo baluardo di me stesso
contro la chiacchiera del mondo
non posso perdere me stesso
alienandomi negli altri
non posso perdere me stesso
murandomi agli altri
si deve cercare un compromesso
una via di mezzo
che per un istante mi sembra di trovare
e le sue parole ancora
mi guidano
nel mondo
e lo studio

In questo settembre che è come se fosse iniziato…

Andare a dormire stanco, stanco della televisione tedesca e di quel film tv che stavo guardando, stanco ma contento di cominciare a capire il tedesco, di cominciare a seguire le varie battute che gli attori e le attrici si scambiavano… e addormentarsi così, e sognare… sognare di essere in una specie di laboratorio in qualche città sperduta, che assomigliava a Silent Hill, solo che non era nebbia quella che mi circondava, ma il gelido vento di qualche posto polare, o siberiano, o un mondo distopico dove la temperatura della terra era scesa sotto livelli invivibili, e ci trovavamo lì, in quel laboratorio, io e altre persone a fare delle ricerche… e succedevano cose strane, alcuni colleghi che rimanevano là fuori oltre l’orario prestabilito, e cominciavano ad assiderarsi, e una specie di demone o mostro colpiva gli altri colleghi che, poco alla volta, si trovavano tutti morti, e solo qualcuno era salvato, in quel laboratorio siberiano… e mi svegliavo, svegliavo sdraiato sul letto, e avevo freddo, semplicemente freddo, e decidevo di mettermi le coperte, neanche fosse settembre inoltrato, dove il tempo comincia a diventare più fresco, e tornavo a dormire… e questa volta era un sogno strano, mi trovavo nella vietta dietro al Carrefour, in quella piccola zona industriale, e c’erano due pakistani che camminavano con i loro due figli, che giocavano a pallone, e tiravano la palla più in là, più lontano, verso quella via in discesa, e pensavo che il pallone sarebbe scivolato giù di lì, nella via, mentre invece anche l’altro ragazzino tirava un calcio all’altro pallone, e i due palloni seguivano il percorso della via, e scivolavano via verso l’altra traversa, e si salvavano dalla discesa… e mi trovavo con mio padre in un’officina, dove un negretto che lavorava aveva scoperto un nuovo metodo per usare quei macchinari strani, un macchinario che andava posizionato su un camper, per misurare i freni, o gli ammortizzatori, o non so che cosa, visto che era un attrezzo mai visto, inventato, presente solo nei sogni, che avvolgeva tutto quel camper, e il negretto spiegava agli altri lavoratori come far funzionare quello strumento, e io e mio padre eravamo grati a quell’operaio che aveva scoperto il nuovo metodo… alla fine del lavoro il negretto ci diceva qualcosa, e io e mio padre andavamo via e ci trovavamo per le vie di Tokyo, a cercare il piccolo albergo nel quale eravamo ospitati, e mia madre era ancora in giro, in una delle sue crisi deliranti di schizofrenia, e più di tanto non ci facevamo caso, io e mio padre, perché ormai eravamo abituati a quel suo star male, e lei dormiva in un’altra stanza dell’albergo, da sola, continuando a parlare da sola, mentre io e mio padre eravamo sistemati in una piccola stanza d’albergo, dove c’era spazio solo per cinque letti, e mio padre si stendeva sull’estrema sinistra, e io sul letto d’estrema destra, e potevamo dormire dopo la lunga ed estenuante giornata di lavoro… e mi svegliavo dal letto, e mio padre e mia madre erano scomparsi, c’erano dei miei amici giapponesi che mi dicevano che volevano fare qualcosa nell’albergo, stuprare una tipa, o picchiarla, per vendetta, come in una specie di yakuza per giovani, e anch’io mi dirigevo verso una stanza d’albergo, dove giacevano due ragazze, a dormire, una occidentale sul letto di destra, e Sissi, la cinesina, sul letto di sinistra, e sognavo di andare nel letto con lei, per svegliarla, per dirle qualcosa, forse solo per dormire affianco a lei, ma mi diceva qualcosa, che aveva il ragazzo, anche se non rifiutava il mio abbraccio… e poi gli amici giovani giapponesi, che ricordavano Satoshi e Yusuke mi chiamavano di fretta, c’era del lavoro da fare, e ci movimentavamo per le vie di Tokyo, alla ricerca di non so chi, di non so cosa, per compiere qualche azione criminale, tra bande, e mi perdevo nel fracasso della città, della metropoli, perso fra le mille persone, fra le mille pubblicità sui grattacieli, e mi disperdevo anche da Satoshi e Yusuke, mentre nel sogno era fissa quell’idea di aver bruciato i fumetti giapponesi di una volta, dove compariva solo la copertina di qualche manga anni ’80…

E mi svegliavo da questi strani sogni, mi svegliavo per scoprire che erano già le otto, c’erano cinquanta euro sul mio comodino, ed ero contento di avere la ricarica di quei soldi, il tempo di svegliarsi, di bere il nescafé, lasciar perdere raccoglimenti dell’anima, per andare subito al supermercato e al bar, a bere un caffè, a comprare le sigarette, e pensare al modo di salvare al meglio i soldi che mi sarebbero rimasti… e cominciavo a pensare in tedesco, in quell’andare via e venire, da un posto all’altro, e mi dicevo che era anche ora di impegnarsi seriamente sullo studio, nelle ore libere, di cercare di imparare davvero il tedesco, e di non spegnere troppo il cervello come negli scorsi giorni, anche quando dovrò lavorare… certo, forse ero un po’ teso e lo sono ancora, per via di riprendere a lavorare, per via che il tempo manca per imparare tutto quello che vorrei imparare, il tedesco, l’albanese, non dimenticare il russo, ma l’idea di guardare la televisione in lingua su internet mi salva ora dalle letture compulsive di articoli, e la televisione è un buon mezzo per distrarsi e imparare, e dovrò tenerne conto l’utilizzo o forse il consumo… e sono forse un po’ teso, di certo non rilassato, estasiato forse dalla lingua tedesca che ieri capivo, e mi perderei tutto il giorno nella televisione, nello studio, con tutta tranquillità, se solo non ci fosse da lavorare, da portare a casa i soldi, da staccare un attimo da questo studio ossessivo, che non so se mi dà l’energia per non spegnere il cervello o se è solo una strana mania… e devo calmarmi, rilassarmi, la televisione in lingua non scappa, così come anche gli articoli, e nessuno mi corre dietro, certo sarebbe bello fare tutto questo per soldi, altro che lavoro in mezzo a trogloditi ignoranti, ma al giorno d’oggi, come leggevo sul quotidiano ieri, il lavoro è un privilegio e non posso farmelo scappare… spero solo che questa settimana o settimana prossima quelli dell’Esselunga chiamino, per un altro colloquio, così magari di poter iniziare davvero a lavorare altrove, in maniera giusta, e liberarmi da questo tormento del lavoro di mio padre… intanto nei prossimi giorni riprenderò a cercare, parlerò con il dottore forse per capire quando sarà la prossima visita, e cosa sarebbe meglio che facessi per fare delle mie passioni linguistiche e culturali un qualche lavoro, oppure se continuare a coltivarle nel tempo libero, per non spegnere troppo il cervello, per staccare dal lavoro, e mi accorgo ancora che questo è davvero un periodo difficile, da quando è finita l’università, ed è davvero un tormento trovare un nuovo equilibrio tra vita privata, hobby e lavoro… devo soltanto non esaurirmi alla ricerca della ricetta definitiva, coltivare il tempo libero più spensieratamente, impegnarmi per imparare il tedesco, per godere di questa lingua così come dell’albanese, del russo, e non straziarmi troppo, non caricarmi di troppi pesi, ma neanche lasciarmi andare alla rilassatezza più estrema che si risolve sempre in visioni pseudospirituali che non portano da nessuna parte… e sì, settembre è come se fosse iniziato, riprendo con tutta l’energia del mondo, e ho tante cose da fare, in questo settembre che è come se fosse iniziato, dove non mi va più di scrivere romanzi, di scrivere poesie, non penso più alle migliaia di pagine scritte in questi dieci anni, si sono dissolte con la voglia di Alina, di Leida, con altri pensieri più importanti, e le ragazze che riempivano quelle pagine vivono ancora in me, non ho più voglia di scrivere, dopo aver letto quanto sia difficile sfondare, quanto molte persone siano nella stessa mia situazione, e usino instagram e altri social per pubblicizzarsi, il mondo è già strapieno di aspiranti scrittori e scrittrici, e uno in più o uno in meno non fa differenza… trovo la mia voglia di studiare, di capire il mondo, di filosofare, e i libri e i quotidiani e le notizie e la gente comune mi dà sempre lo spunto per capire di più il mondo dove vivo, e forse solo così, se avrò voglia, potrò scrivere davvero qualcosa, solo vivendo come fanno tanti altri… e ora posso anche cominciare a guardare un po’ di tv tedesca, perdermi nelle immagini, nelle parole, e conciliare lavoro e studi, di nuovo, un’altra volta, in questo settembre che è come se fosse iniziato…

La razionalizzazione della tempesta…

E niente, è strano provare ad ascoltare la musica e non sentire più quell’afflato che sentivo qualche giorno fa, il giorno dopo aver passato momenti erotici con Leida, l’estasi erotica e dell’anima che si risolveva nella musica, è strano stare qui e non sentire più niente, o quasi, dopo il suo ultimo discorso, e la musica non mi manda più in estasi, almeno per questa sera… ed è stata invece una giornata intensa in fatto di letture, riuscivo a concentrarmi su quegli articoli in albanese, in particolare sul Kosovo, la sua storia, la sua politica, la sua indipendenza, e mi perdevo leggendo qua e là dei partiti politici, del monumento “New Born”, e mi perdevo in quelle pagine con tutta la voglia di questo mondo di leggere in albanese… e mi davo poi alla lingua tedesca, e provavo ancora a leggere ad alta voce, superando la paura di una volta, quando leggendo ad alta voce mi sembrava di risvegliare chissà quali fantasmi, quali strani spettri dell’anima… ma passavo poi a degli articoli in inglese, per recuperare la fiducia in me in questa lingua, dopo che l’ultimo colloquio in inglese era andato male per la troppa ansia, e mi accorgevo che ogni tanto sarebbe anche meglio che leggessi ad alta voce, per controllare la pronuncia, ma anche per capire… e gli articoli in inglese erano interessanti, quello sull’Iran e sui Bahaì, perseguitati in Iran, e avevo un’altra visione di questa religione, il suo fattore politico nell’Iran degli Ayatollah, dove una religione che si fonda su tutti altri principi, nonostante sia una sorta di Islam riformato, mina alla base tutta la struttura statale dell’Iran, basata sulla sharia shiita, ed era interessante leggere di quell’architetto che aveva disegnato la freedom tower, bahaì, perseguitato che vorrebbe tornare in Iran, ma per ragioni politiche non ci può tornare… ed era ancora più interessante leggere di Trump e della nuova destra americana, fascistoide, neonazista e razzista e capire da quelle pagine come il fenomeno che leggevo su quel libro della nuova destra europea coinvolge anche l’America, dove la classe lavoratrice bianca si sente spodestata di rappresentanza dopo gli anni di Obama, dopo quelle politiche molto sinistrorse, quel modo di fare radical chic, e come per il popolo la propria identità bianca sia qualcosa da conservare, da esaltare, di fronte ad un mondo che mischia sempre di più le culture, le provenienze, l’immigrazione e la globalizzazione, che in quegli elettori bianchi americani mi sembrava di vedere la stessa ignoranza e lo stesso attaccamento al territorio e alle tradizioni che ho visto in certi colleghi di mio padre, Marco, Rizzi e Ruggero, dove gli unici riferimenti culturali sono quelli della famiglia, del suolo, del territorio e si sentono spodestati di fronte ad un mondo sempre più in meticciato, sempre più in cambiamento, un mondo senza radici, sradicato, imbastardito e postmoderno, dove tutto si confonde, dove tutto è liquido, e il loro modo di reagire è una forma di contenimento di tutta questa apertura delle menti più aperte e più giovani, nelle quali non si ritrovano… ed era interessante appunto consolidare tutto questo e anche accorgermi come il fenomeno Trump che sta scuotendo il mondo per me è la normalità da 30 anni, che convivo con mio padre, dalle mezze simpatie naziste, fascistoidi, anche se poi nel suo fare non detesta fare affari con africani e gente dell’Europa dell’Est, e quel modo di fare di Trump, che si proclama fascista e poi nella pratica non si comporta così non può che ricordarmi mio padre, e tutte le proteste contro Trump tanti miei deliri antifascistoidi contro mio padre e i suoi colleghi, di quando ero più giovane, ma anche dell’ultimo periodo… ed è una lotta contro i mulini a vento cercare di sradicare il fascismo e le simpatie destrorse in questo mondo, per quanto comincio a capire è impossibile liberarsi della gente che odia, che è incazzata, e anche questa gente, alla fine, ha diritto a dei canali dove sfogarsi, a dei rifugi dove coltivare il loro odio e la loro frustrazione, e non c’è niente di meglio che quel concentrato di odio che è il fascismo e il nazismo, per sentirsi accomunati in mezzo ad altri e altre che la pensano in un certo modo… certo mi fa ridere ancora adesso quando Marco diceva che sua sorella ha mandato suo figlio in una scuola privata solo per italiani, per salvaguardarlo da chissà quali influenze di classi piene di migranti, come se cullarsi e isolarsi dal mondo potesse cambiare le cose, come a voler chiudere le porte a questo mondo che inevitabilmente cambia, dove le migrazioni e il meticciato ormai saranno la normalità nei prossimi decenni, e dove non c’è modo di fermare il fenomeno, e che alla diversità bisogna per forza essere aperti, se non si vuole rimanere indietro… ma va così, le generazioni più vecchie, più ignoranti, più legate al territorio proprio non riescono ad aprirsi alla novità, alla differenza, e su questa battaglia, come anche leggevo, tra apertura e chiusura si giocherà tutta la battaglia politica e culturale dei prossimi decenni, ed è giusto cominciare a razionalizzare tutti questi spunti, per non cadere preda di emozioni e deliri distruttivi accecati o dall’odio destrirsa o anche da quello sinistrorso, in maniera ideologica, pro o contro immigrati, pro o contro la diversità, l’apertura e il multiculturalismo… certo per me è più facile essere aperto, io che già alle medie avevo amici albanesi e cinesi, il mio maestro di karatè era musulmano, le ragazze che ho amato di più erano tutte straniere, e proprio questo senso di chiusura dei più vecchi non lo capisco, e mi accorgo così di far parte di quella generazione nuova e per un certo verso colta che con il multiculturalismo va a braccetto… ed era davvero proficua quindi la giornata, nel campo di studi, dove finalmente trovavo anche un giornale di qualità dove leggere le notizie, quel “The Guardian” che mi apriva il mondo sull’America, sull’Iran, su questi temi, e mi aiutava ad espandere le ultime letture in italiano sulla nuova destra e sulla nuova sinistra… certo, a fine giornata non ce la facevo più, ero intasato di notizie, e di spunti, e non so neanch’io perché andavo a messa, come per trovare una presunta base, il cristianesimo, su cui fondare i miei studi, per non perdermi nel mare delle diverse opinioni, per non essere abbagliato ogni volta dall’ultima lettura, dall’ultimo interesse, e per certi versi aiutava, per altri no… no, per l’accento sul peccato, sulla contrizione, mentre a fine serata avrei voluto solo liberarmi dalle letture e dalle lingue, dal ragionamento e pensare solo e soltanto a Leida, a quelle ragazze, che tante volte mi hanno aperto le porte del paradiso, altro che peccato, e infatti era davvero strano andare a messa e non sentire nessun afflato, nessun sentimento, e vedere solo sfumare via la sensazione di benessere che avevo provato durante il giorno dopo quelle letture… non so allora se andrò ancora a messa, se avrò ancora bisogno di pregare, forse basterà usare un po’ di più la razionalità, continuare ad interessarmi alla politica e alla cultura, coltivare le lingue, leggere con criterio e non farmi portare via dall’irrazionalità e dall’odio di persone che la pensano in modo diverso da me, come quei leghisti colleghi di mio padre, ma anche come Maria Teresa e quelle radical chic di educatrici… il fatto è che non mi riconosco né da una parte né dall’altra, ai due estremi, e se posso abbozzare una mia identità, dopo il confronto con altre persone, si può dire che io sia un cristiano un po’ anarchico, un libero pensatore, e sulla politica mi schiero di più verso una specie di anarchia che sa di capitalismo, un anarco-capitalismo, un liberismo alla Ayn Rand, nel senso di sogno alla Thatcher-Reagan, anche se in questi anni dopo la crisi del 2008 il modello liberale è venuto un po’ meno… e così sono questi gli spunti dai quali forse devo partire per vivere i prossimi giorni, continuare ad approfondire la politica, confrontarmi con altre persone, lasciarle parlare, ma cercare anche una mia posizione, una mia opinione, e cercare di capire come bilanciare i miei sentimenti e il mio sentire religioso con il mio bisogno d’amore e di erotismo, senza cadere in sensi di colpa, senza inibirmi, ma tutto questo è forse il compito di una vita, compito di tutta la vita, fino ad oggi, che va avanti, e forse l’errore ogni volta è cercare di trovare la parola definitiva a questo continuo domandarsi, a questa continua ricerca, e la parola finale alla fine non ci sarà mai, ci saranno solo momenti più intensi, altri forse più sbandati, altri di quiete, altri di indifferenza, ma questa continua ricerca non finirà mai, come ha dimostrato la giornata di oggi… e che strano davvero a questo punto essere qui e non provare più niente per la musica albanese, dopo che Leida mi chiedeva se avevo ancora ascoltato musica albanese, che lei non l’ascolta tutta, come mi diceva, dopo che ricordo ancora quel suo discorso sull’amore, sulle relazioni, sulla sua vita, che ascoltare ora quella musica mi sembra una banalità, se solo quella musica non fosse stata la colonna sonora del paradiso dopo che ero stato con lei, ma quel paradiso non sembra più ritornare… vorrei tanto forse ancora vederla, ma stasera non ho soldi, e forse anche se li avessi avuti non sarei andato lo stesso da lei, mi sarei accontentato, così come mi accontento ora, di ricordare gli ultimi momenti con lei, senza grande richiamo erotico, senza grande voglia, e spero solo di non lasciarmi andare a pensieri depressivi, ricordando come il dottore mi diceva che io ero alla ricerca di qualcosa di più, forse, che non le solite cose,  quel qualcosa di più che non so se ho trovato o se è ancora da trovare… di certo c’è una cosa, di tutte queste cose lette quest’oggi, di tutti questi ragionamenti non rimane una sola persona con la quale condividere le impressioni, e questo a volte pesa, tenersi tutto dentro, non potersi confrontare, non avere raffronti, e davvero mi servirebbe una compagnia, delle amicizie con le quali condividere i miei interessi, le lingue, la cultura, la politica, mentre qui è deserto di amicizie, e l’amore non si capisce più, dopo che Leida mi diceva che io non ero innamorato di lei se ero andato con la ragazzina romena… difficile capirmi in un periodo così, dopo un periodo così, tra Marina, Alina, Leida, Anna e Manuela, difficile davvero capirmi, dopo queste ragazze, dopo il lavoro e l’ambiente ignorante leghista dopo anni di ambienti universitari radical chic, dopo la superbia di essermi laureato e la delusione di non trovare lavoro, la delusione nell’accorgersi che le mie conoscenze linguistiche erano e sono lontane dall’essere sicure e certe e disinvolte, che ci sarebbe ancora un lavoro infinito da fare, anche solo su inglese e russo, altro che tedesco, francese, olandese, albanese e romeno, altro che… eppure, nonostante tutto, nonostante l’estasi musicale questa sera non parta, sono contento, contento di aver trovato qualcosa di interessante da leggere, contento di essermi messo lì con tutta tranquillità a leggere ad alta voce, controllando le parole e la pronuncia e stando attento al significato, non facendomi più travolgere da emozioni negative e dall’irrazionalità come gli altri giorni, e forse sì, razionalizzare a volte uccide le emozioni, e non si sa questo è un bene o un male, che desidererei quasi alcolizzarmi o drogarmi pur di trovare quell’anarchia dei sensi che provavo gli altri giorni, anche solo stando con Leida… ma va così, le emozioni vanno e vengono, l’eterno ritorno delle sensazioni, come le chiamavo io, e forse l’emozione tornerà ancora, la voglia erotica, il desiderio, non si sa, o forse rimarrò così, razionale e quasi senza sentimenti, sospeso tra apatia e depressione, tra contentezza e quiete, e non saprò mai qual è il giusto e vero sentire, quando ero ormai abituato a vivere in una costante tempesta… e mi manca forse la tempesta, la tempesta di emozioni, e tutto perché alla fine la risposta era solo lei, solo Leida, che tanto caos aveva creato in me, insieme alla fine dell’università, sì, la fine dell’università e Leida, delle tempeste che sono finite… e non so neanch’io che farmene di certe idee, di scappare in Inghilterra a lavorare, di lasciare il lavoro solo perché è pieno di leghisti, di esaltarmi solo perché capisco questi quotidiani e queste lingue, di abbattermi perché le lingue poi non le so così bene, di sentirmi deluso per la relazione con Marina, non so neanch’io che farmene di queste idee, che alla fine lascio dissolvere senza neanche pensarci più… non so se a settembre cercherò ancora altri lavori, non so se aspetterò la chiamata dell’Esselunga, non so se mi ricorderò dell’articolo di quest’oggi, dove leggevo che sono molti i lavoratori dalla qualifica di formazione superiore al loro lavoro, eppure lavorano lo stesso, e vivono lo stesso, un po’ come Italo Svevo, come dice sempre il dottore, che lavorava in banca, ma nel tempo libero scriveva, e come diceva lui non è vero che non si può allo stesso tempo lavorare e allo stesso tempo studiare… sì, insomma, non va male, non va bene, ci sono tanti spunti, ci sono tanti modi di vedere le cose da sviluppare, e intanto cerco di calmarmi rendendomi conto di quanto Leida e il desiderio per lei abbia fatto tanto casino in me, in un arco di tempo che non riesco più neanche a considerare, e una colpa che non riesco a sentire, nonostante gli inviti da parte di quelli di chiesa a confessarmi, non me la sento, gli dicevo, non mi va di condividere i miei momenti migliori raccontando come se fossero peccato, e forse la chiesa stasera mi ha dato quel fastidio perché si è insinuata nei miei ricordi erotici migliori, tra Anna e Leida e Alina, e forse sarebbe anche meglio, dopo la tempesta, che niente aveva a che fare con la religione, smettere di pregare e di andare a messa, quando niente aveva a che vedere con essa, se non certe visioni, certo sentire storico, certe idee politiche, certa sofferenza in me, per la sorte di quelle ragazze, per la sorte di certe popolazioni, e sono sempre qui, teso tra i sentimenti fraterni e di benevolenza e quei sentimenti così individuali e personali come l’erotismo e l’amore, che è difficile capire su cosa concentrarsi per trovare e rivivere il paradiso… e non so più a cosa e a chi pensare, a Eugenia, a Leida, a Anna, ad Alina, non lo so più, non so più a che musica darmi, a quale idea, a quale partito, a quale fede, e forse sarebbe anche ora meglio lasciar sfumare via i pensieri, se solo la musica mi aiutasse di più, là dove la musica stranamente questa sera non fa scattare nessuna estasi, in questa strana quiete apatica, in questo razionalizzare, in questo studio ritrovato, se vogliamo, alle porte di settembre, e alla fine è solo avvenuta la razionalizzazione della tempesta…

E ora solo Leida mi invade l’anima… 

E non so cosa scrivere, scrivere diventa quasi un peso, in questo diario, impossibile spiegare il caos dentro di me, gli innumerevoli impulsi e idee che mi saltano in mente, mondo di connessioni sinattiche impazzite, come ieri, ad ascoltare troppo la radio americana, quella russa e quella tedesca, per tutto il giorno, alla ricerca di chissà quale notizia, mentre parlavano solo di Donald Trump e del razzismo, della guerra con la Corea del Nord… e andavo in tensione a fine giornata, andando fuori di testa, va bene quel giusto equilibrio tra spiritualità e tensione per gli affari del mondo, ma devo ancora trovare la giusta combinazione, cosa che risulta più difficile quando ho libertà completa, come in questo periodo di vacanze, dove non so se dedicarmi ai miei interessi o al relax… di certo so che ascoltare lingue straniere a volte tende troppo, come anche il mio anelito verso la lingua tedesca, sognare di capirla con facilità, mentre non è così… e se c’è invece qualcosa che mi delude sempre di più è la Russia, dopo Marina, le sue trasmissioni, la sua cultura, la sua politica, la sua lingua, che non trovo più affascinante come un tempo, dopo che la voce di Marina era tutto fuorché suadente, dopo che la sua bellezza spigolosa mi ha fatto perdere i sogni di ragazze russe, se non fosse per il ricordo di Katia che a volte torna ancora in sogno, per fortuna, ma la Russia e Putin e la sua politica, l’idea che quel paese a parte farmi ricordare della politica non mi ricorda più niente, neanche i poeti e gli scrittori di una volta, ma è tutto solo un concentrato machiavellico di storia e politica… per fortuna c’è il romanzo di Ken Follet sulla Prima Guerra Mondiale, e là trovo vari personaggi europei, delle lingue che mi piacciono di più. personaggi americani, francesi, inglesi, tedeschi e russi, e in quel libro almeno non mi perdo nella contemporaneità e nelle sue notizie, ma rimando il mondo ad un’altra epoca, ad altri personaggi, e tutti quegli spunti di altri paesi, che richiamerebbero altre lingue, si risolvono nella lingua inglese semplice di quel romanzo… e devo stare attento alla politica, alla storia, non farmi prendere come un fanatico alla ricerca delle spiegazioni del presente e del passato, e devo imparare a stare più distante da certi temi, che a volte mi infestano come dei demoni, come una vera e propria mania, neanche fossi invischiato in prima persona in questi affari internazionali, in quelle politiche, e mi devo rendere conto che sono solo un consumatore di notizie come tanti, un appassionato di letteratura, storia, politica, cultura come molti altri, laureati o no, e se anche a volte ho intuizioni giuste e ho il giusto spirito di analisi non devo esagerare… ed è così che comincia la mattina, con strani sogni di prima mattina, che non voglio neanche ricordare, più che sogni, incubi, dovuti alle connessioni cerebrali impazzite di questi ultimi giorni, come ieri sera quando guardavo la partita del Milan contro quella squadra albanese e poi venivo a sapere dell’attentato terroristico a Barcellona, e la mia mente impazziva alla ricerca di chissà quali significati reconditi, come se fossi costantemente spinto a cercare dei significati anche là dove non ci sono, come un perenne sforzo di capire anche quello che non c’è da capire, come quando mi sforzo di star dietro a trasmissioni o notizie o letture in altre lingue, e il mondo e la vita non sono dei libri, non è uno studio costante, e non c’è sempre troppo da capire… così devo far sfumare via molti pensieri, molte connessioni cerebrali che non stanno insieme e imparare a calmarmi un attimo e a stare più tranquillo… come ieri notte, dove l’unico pensiero che mi salvava era il ricordo di Leida, i momenti erotici, il suo ultimo discorso, la sua presenza, che ancora adesso quel sogno d’amore sembra davvero l’unica cosa importante e tutto il resto era solo follia e divagazione dall’unica ragazza che mi interessava, altro che Marina… sì, perché avevo tentato invano di dimenticarla, come sempre, Leida, solo affinché ritornasse, affinché le ore spese con Marina si rivelassero senza alcuna importanza, se non per capire che la lingua russa non ha più quella magia di una volta, anche dopo aver rivisto Alina, così come la lingua inglese non è più quel mio idolo dopo quel colloquio che sarebbe dovuto essere in inglese, mentre di inglese da me non usciva niente… rimangono queste lingue, da studiare e cercare di capire sugli affari mondiali, sulle notizie, che tuttavia non portano a niente, se non a essere informati, a cercare di far funzionare il cervello, ma non devo esagerare per non creare confusione e tensione, come ieri e altri giorni, e non succede niente se per qualche giorno lascio stare le notizie e le lingue, o anche la scrittura stessa di queste pagine… e in mezzo a questo caos, in mezzo a questa libertà pura devo imparare ancora a regolarmi, cosa difficile da quando è finita l’università, dove almeno avevo letture obbligate e fisse, dei compiti precisi da fare, e sapevo anche quando mi stavo interessando a qualcosa fuori dal programma, mentre ora sono continuamente stimolato a cercare qualcosa da fare, da leggere, e a volte vado a pescare cose strane, o mi impongo compiti al di sopra delle mie possibilità… eppure è così che deve andare, è giusto anche così, perché un mondo all’Eugenia, dedicato solo alla spiritualità mi porta allo stesso modo alla deriva, deriva verso pensieri e modi di sentire completamente irrazionali e deboli, e allora è giusto imparare a cercare il giusto equilibrio tra la tensione per gli studi e la rilassatezza della vita, senza estremismi di alcun genere… e che noia ogni tanto pensare che tra qualche giorno ricomincerà il tormento del lavoro con Marco e mio padre, stare in mezzo a della gente con la quale non si può condividere niente o quasi, anche se almeno il lavoro a volte mi aiuta a distrarmi dai miei interessi troppo culturali… e sì, anche il pensiero di una volta, di fare della cultura un qualche lavoro, questo pensiero va via, di fronte al caos di idee che mi ha devastato in questi giorni, e devo imparare ancora a trovare un compromesso tra studi e lavoro, tra vita e lavori e studio, tra ricerca dell’amore, vita, lavoro e studio, comprendendo che una cosa non esclude l’altra, ma che la vita è fatta di più sfumature, che non si vive di solo amore così come non si vive di sola cultura, lingue, sesso, spiritualità, divertimento, svago, ogni cosa ha da essere calibrata nella giusta maniera, in modo libero, senza imposizioni, e solo così imparerò a trovare quel nuovo ordine di cui parlavo tanto anche con Marta, quel nuovo ordine dopo la fine dell’università… e che strano vedere lei, Marta, e i suoi ultimi post, lei che forse si sta perdendo, alla ricerca di chissà quale identità, tra i suoi post da bambina, di sua nonna, quella sua foto sull’orlo quasi del precipizio, e quelle sue parole che mi diceva, che anche lei stava attraversando un periodo destabilizzante, come del resto anche Eugenia mi diceva che era successo anche a lei… riguarda tutti, è così, alla fine, e ognuno trova la sua via d’uscita, il modo di incanalare passioni e interessi e doveri nella giusta maniera, e che di risposte assolute non ce ne sono, neanche di un’unica cosa e idea che comprenda tutto, ma è tutto una molteplicità di cose e sfumature, che vanno dipinte bene sulla tela dell’esistenza… e io intanto resto qui, con la mia solita idea di voler smettere di fumare, mentre sono sempre in battaglia con la prossima sigaretta, con quelle immagini horror stampate sui nuovi pacchetti, e non so come fare iniziare la mattinata, con quale lingua, quale notizia, quale libro, quale canzone, quale pensiero, e per un attimo non mi andrebbe di sentire Marta, su Facebook, per vedere come sta, anche se aspetterò ancora un po’ se la vorrò sentire, senza più quel desiderio di una volta, quella mezza idea di farla mia, così come anche il pensiero e desiderio per Olimpia si è dissolto nel ritorno di Leida, nelle non risposte di Marina e Rudina, due ragazze ormai lasciate e dimenticate per sempre… e non so se avrò voglia di impegnarmi di fronte a notizie tedesche, ad altre parole, ormai le nuove parole non le considero più, non sto più lì a sforzarmi di imparare nuove parole, semplicemente leggo, ascolto, e se qualche volta mi viene in mente qualche frase in tedesco o altre lingue non sto più lì a cercare l’espressione perfetta, non mi tormento più l’anima di vocaboli e grammatica, perché ormai l’università è finita, gli esami di lingua pure, e non conto di lavorare come interprete o come esperto di lingue, non mi va di parlare e fare discorsi complessi, e l’unico studio rimasto è la cultura, in tutte le sue forme, l’atteggiamento che cerca di essere razionale, e le lingue ormai servono solo a risciacquare i pensieri, a informarmi da altre fonti, a tendermi un po’ quando sto diventando troppo rilassato, sono più uno strumento che un fine, e sono lontano da quelle compagne e quei compagni che della lingua e del parlare in lingua volevano farne un lavoro, per me le lingue hanno sempre significato un ponte verso altre culture, verso altre informazioni, verso altri modi di pensare e, in fondo, l’idea della filosofia non mi ha mai lasciato, questo amore per il sapere sconfinato, che si perde in altre discipline e altri scritti, e le lingue sono sempre state uno strumento per sapere e conoscere di più… certo che a volte divento un po’ ottuso e autistico a leggere come un robot, macchinalmente, troppe notizie, cercando di riempire un vuoto in me e ogni tanto dovrei cercare un qualche criterio di ricerca, e non solo leggere notizie a caso, un po’ come con un certo criterio prendo in prestito vari libri in biblioteca… come gli ultimi libri sull’anarchia, che mi hanno fatto capire che quel mio modo di sentire e pensare era tutto fuorché anarchico e sono state delle letture interessanti per portare conoscenza e ordine là dove c’erano solo idee vaghe… e che stress ogni tanto combattere con queste mie idee e modi di pensare sbagliati in me, che ogni tanto devo anche stare attento e ricordarmi le basi di psichiatria e psicologia che ho studiato qua e là, per non perdermi, per non prendere tangenti strane e, nonostante tutto, ogni tanto mi devo ricordare che ho sempre una visita psichiatrica una volta al mese, per non prendere strane vie della mente, sopratutto quando lo studio diventa troppo intenso, quando il ragionare esagera, quando non ho altre distrazioni fuorché la lettura e lo studio, e quanto desidererei essere sempre spensierato e stare bene come l’ultima volta che Leida mi ha parlato, quei venti minuti che significavano più di ore spese con Marina, dove le sue parole e il suo modo di pensare non mi affascinavano per niente, con quella sua voce tutto fuorché sensuale o suadente o dolce, quelle sue frasi brevi che non dicevano niente, quel suo odio nascosto in alcune affermazioni, quella sua mentalità da ragazza comune che pensa solo a sposarsi, a fare la bella vita, che disprezza la filosofia, e se c’erano delle cose che mi facevano proprio cadere l’interesse in lei era quando diceva che trent’anni è l’età giusta per sposarsi, che in Italia la gente dà da mangiare ai poveri e in Russia no, che certi miei pensieri erano filosofia, e poi quella sua vacanza a Rimini che la facevano sembrare la ragazza più scontata di questo mondo… non puoi venirmi a dire che trent’anni è l’età giusta per sposarsi, come se ad una certa età dovessero corrispondere determinati compiti, dov’è la libertà in questo? Dov’è la libertà? Non puoi venirmi a raccontare che la Russia è meglio perché lascia morire e tratta male i poveracci, dov’è lo spirito cristiano? Un minimo di spirito cristiano? Non puoi venirmi a dire che non vai mai in chiesa, con un certo orgoglio, mi fai male, cerchi di distruggere il ricordo più bello di Eugenia, di quella mia vacanza in Romania, in quella chiesa, tutte le mie estasi spirituali dopo quelle ragazze, le ultime del mondo, la salvezza che viene dalla fede e non dallo straragionare e impuntarsi, non puoi proprio… non puoi sputare così sopra il massimo dei pensieri e dello studio, lo studio che comprende tutto, la filosofia, venendo a dirmi che certi pensieri, tra l’altro neanche filosofici, sono filosofia, con disprezzo, non sai che mi stai facendo male, toccando il mio punto da cui nascono tutti i miei studi e tutto il mio essere, il ricordo di quella prof di filosofia e di quella prof di italiano, che mi hanno insegnato più di tutto in questo mondo, e poi non puoi andare in vacanza a Rimini e credere che quella sia una bella vacanza, mentre non ti distingui dall’italiana media più media che ci sia, e tutti i tuoi pensieri e il tuo modo di fare alla fine dei conti sanno tanto di conformismo e basta, senza alcuna originalità, senza alcuna creatività, senza alcuna personalità, così come le tue giornate all’opera, chissà perché, perché la musica pop non l’ascolti, perché in fondo non hai né passione, né anima, né intelletto, e ti manca pure una certa bellezza e sensualità, che trovo invece, almeno queste, in altre, senza contare che Leida, nonostante il suo lavoro, ha espresso più filosofia in venti minuti che te in tutte le ore che ci siamo visti e sentiti… finisce così con Marina, con una votazione finale di tutti quei giorni che non raggiunge la sufficienza, si attesta intorno a un 4, nonostante tutti i miti della bellezza russa e della lingua russa, miti ormai infondati, e mi sento libero, libero come mi sentivo anche dopo che Rudina non rispondeva, libero da Marina e Rudina, verso altre ragazze, verso un’altra vita che trovavo nella mia estasi con Leida, l’unica ragazza che non potevo dimenticare, l’unica ragazza che stava dietro al mio sviarmi davanti a Manuela, e infatti quando le passavo davanti alla cassa l’altro giorno, dietro di lei in me vedevo solo lei, solo Leida, la causa di tutto, e della sua bellezza bionda rimaneva solo vagamente l’immagine di quella cantante, Era Istrefi, o di quell’altra cantante, Denisa, che con la loro bellezza e la loro arte sanno ancora ispirarmi un amore ideale e immaginato, che si risolveva poi nel sentire Leida, nelle sue parole, nel suo modo d’essere, là dove di Manuela non so e non sapevo niente… e mi perdo così nel ricercare le ragioni dei miei sentimenti, che alla fine si esprimono su queste pagine, là dove normalmente non riuscivo nemmeno a comprenderle…. e alla fine torno sempre a quello che già una volta mi dicevo, che certe ragazze di strada sono anche meglio di certe ragazze “normali”, e la distinzione, a questo punto, smette anche di esistere… e ora solo Leida mi invade l’anima…