Ispirazioni, Prosa Poetica, Riflessioni, Sogni, Visioni

Nel velo di Maya, nella Grande Allucinazione di tutti i media…

Alienarsi con internet, di fronte al profilo perfetto, da vero postmoderno, di un ex collega di università, in Olanda, a lavorare per un’azienda chimica, sezione marketing e comunicazione, due master alle spalle, in Danimarca, in Olanda, lui che diceva voleva diventare giornalista, perdersi nel mondo dei media, dei social, fare comunicazione digitale, il sogno di tutti noi, quasi nativi digitali, invasati con l’inglese, con le lingue, e con internet, l’invidia… l’invidia da star male, ripensare ancora tutto, alienarsi nelle riviste, nei giornali, sul pc, di fronte ad altre lingue, il mondo della manipolazione che entra dentro di te, e più sei solo, più ti fai manipolare da tutto ciò che vedi e che leggi, e tutto sembra diventare una legge sacra, la legge sacra di essere costantemente aggiornato, di sapere tutto, tutte le lingue, tutte le storie di paesi lontani come Germania, Russia, Albania, Olanda, Inghilterra, sapere sempre tutto, essere costantemente aggiornati, ed alienarsi così tanto da voler quasi diventare giornalista te stesso, o almeno traduttore di notizie, diventare l’oggetto in cui ti perdi, non distinguendo più te stesso… che mi ricordava quella compagna di università, Berenice, con il lutto della madre alle spalle, sempre alienata nei quotidiani, nel mondo intellettuale, lei che voleva diventare giornalista, anche lei, ragazza sola, disturbata, alienata, che stavo facendo la sua stessa fine in questi ultimi giorni quando, al posto di stare in mezzo alla gente, mi volevo alienare sempre di più nel mondo fittizio delle immagini e della realtà mediata dai mezzi di comunicazione di massa, annullare me stesso nel mondo delle apparenze… ci voleva una domenica in compagnia con Stas, Larisa, Dmitrij, mio padre, mia madre, per uscire da quel mondo fittizio, che Viktor Pelevin racconta molto bene nel suo romanzo “Generation P”, il mondo fittizio, la televisione, le notizie studiate ad arte, il vendere patriottismo, sogni, ideologia, come un grandissimo velo di Maya sempre a nostra portata, in ogni istante, in ogni luogo, sul pc, sul cellulare, sul tablet, nel mondo della carta stampata, alla televisione, alla radio, immergersi completamente in questa realtà mediata, in questo velo di Maya, e diventare un inventore di notizie, di fattoidi, di fattacci, di tendenze politiche, diventare la mente dietro tutto questo mondo di apparenze, la mia perenne e antica allucinazione, il mondo delle apparenze, il velo di Maya da imporre, da controllare, da inventare, il mondo che avrei voluto scegliere come mio lavoro: inventare notizie, inventare storie, inventare il velo di Maya… e uscirne, uscirne solo con la vicinanza con altre persone, la lettura di qualche saggio filosofico esistenziale, la sapienza del Qohelet, icone dimenticate in me, la vicinanza con le persone dopo essere impazzito più volte, essere andato dai carabinieri per lamentarmi anch’io di non so cosa, loro che non potevano fare niente, perché non c’era niente da fare, niente che andasse contro la legge, solo sentire uno strano male alle parole Ucraina, alla vicinanza con gli ucraini, e rimettere a posto nei sentimenti la depressione di una volta per Alina, che si manifestava alla loro presenza, con strani sintomi, tutti dovuti ai sentimenti, alle emozioni, e la razionalità che sragionava continuando a lamentarsi di cose che non esistevano… il velo di Maya di questi mezzi di comunicazione, il velo dell’inganno, che ora che scrivo già mi accorgo di quell’altro virtuale che vorrebbe dettare le sue regole, dettarmi la sua visione del mondo, la sua ideologia, quando il trucco sta tutto nello staccare e nel distaccarsi da questi mondi fittizi fatti di immagini e parole e ideologie nascoste, e scopro dentro di me la mia spinta a studiare di sempre: immergersi nel velo di Maya per poter un giorno controllarlo da dietro le quinte, inventare programmi, inventare notizie, essere il capo della Grande Allucinazione… non era forse tutto qui la mia follia? Un mondo fatto di immagini, di inganni, di apparenze? E il mio profetismo altro non era che alienazione totale nel mondo fittizio, far diventare la propria vita come la storia che appare alla televisione, mania di tutti, di apparire, di essere sullo schermo, di comandare le storie, di inventare personaggi, di scrivere stando nell’ombra, di comandare, di manipolare gli altri, come se i mezzi di comunicazione di massa si rivolgessero a persone inermi e passive, che accolgono tutto senza critiche tutto ciò che gli viene propinato, come se potessi conquistare il mondo con l’inganno, inventando la Grande Allucinazione… mia follia di sempre, che ora riconosco, anche quando nel tempo libero ancora mi dò a letture e studi, ma non per fare di questa Grande Allucinazione il mio dovere, il mio compito, il mio lavoro, ma solo uno svago per non spegnere il cervello, senza che però tutta questa finzione diventi più vera della realtà… non mi chiedo più di diventare giornalista, dopo aver visto articoli su giornalisti uccisi dai poteri forti, dalle mafie, dopo aver visto un altro trentenne ieri in televisione, già giornalista, già anni di esperienza alle spalle, la sua parlantina di mondi fittizi, da televisione, mi accorgo solo della mania di tutti, apparire, apparire ovunque, non importa dove, alla televisione, su internet, diventare qualcuno, diventare un personaggio del mondo dello spettacolo, diventare un’immagine, un’icona, un personaggio della Grande Allucinazione, del grande velo di Maya, distorsione del mondo che inganna tutti, come quell’amico di una volta, genio incompreso, secondo lui, come quell’altro, che voleva scrivere, come l’altro che voleva diventare artista e musicista, tutti quanti presi nelle trame della Grande Allucinazione, del grande velo di Maya, i mezzi di comunicazione di massa… si ritorna alla realtà, così, stando in mezzo alla gente, diventando più concreti, diventando più umani, senza pretese di ogni sorta, senza aspirazioni diaboliche, senza superbie, ci si accorge dei propri limiti, e della propria umanità, stando insieme agli altri, di domenica, neanche fossero i tempi delle grandi domeniche con i parenti, ritorna però quel sentire, quel sentire che sa di vero, di realtà, e non più di alienazione nel mondo dei veli di Maya e delle Grandi Allucinazioni, che passa la voglia di alienarsi di nuovo, e viene invece voglia di guardare con più distacco tutto ciò che passa sul velo di Maya, come una semplice esercitazione per capire il mondo, per parlare con gli altri, per essere informato, ma trovo il nocciolo di tutta la mia follia: l’alienazione nel velo di Maya dei mezzi di comunicazione… e qui c’è tutto Pelevin e la sua “Generazione P”, tutto il suo buddhismo postmoderno, qui c’è tutta la mia follia, e la mia uscita dalla follia, qui c’è tutto, anche le brevi frasi di quel libro sulla manipolazione e sui media, che non costringono tanto, ma affascinano, come dei seduttori, in ogni campo, dalle notizie alla pubblicità, dai social, alla politica, e in ogni cosa, in ogni dove, che la realtà sta altrove, e la propria anima anche è solo dentro di me, non più trasmessa ad uno schermo, caricata nel mondo virtuale, rimangono le tracce dello stare male per Alina, le tracce della depressione, i ricordi, che poco alla volta stanno guarendo, rimangono i sogni di una Marta che stava seduta sui banchi di scuola, mentre la bionda prof di filosofia leggeva qualche brano come se fosse la sacerdotessa di dottrine esistenziali ed esoteriche allo stesso tempo, le immagini di un sogno tra l’onirico e l’esoterico, desideri d’amore sbiaditi e contraffatti dall’esistere nel sogno, come Marta, come la bionda prof di filosofia, nell’ambiente più rilassante del mondo per me, la scuola, là dove ancora l’umanità era a due passi, tra ragazze e ragazzi, senza lo stress del lavoro, di sapere, di diventare qualcuno, di dover apparire, di dover raggiungere per forza e subito il proprio traguardo di carriera, apparire, essere qualcuno, avere il potere di comandare e inventare tutto il velo di Maya e la Grande Allucinazione, solo nel sogno c’era ancora il ricordo di un amore e di parole vere, genuine, scaturite dalla voce di lei, la prof di filosofia, e dall’immagine di giovane bellezza di Marta, che mi visitava nel sogno, quasi a dirmi di nuovo di sentirla e vederla, se solo lei non fosse persa nelle sue regressioni tra vecchie donne di famiglia e affetti per gli animali domestici, e non si sa che cosa ancora, il solito periodo destabilizzante dopo l’università, dopo che tutto diventa qui e subito, lavorare, lavorare, lavorare, essere qualcuno, fare carriera, guadagnarsi un’identità lavorativa, diventare qualcuno, apparire, essere, diventare, qui e subito, qualcosa, qualcuno, non più rimandato ad un incerto “più in là dopo l’università”, quando tutte le pressioni del mondo si fanno sentire, e credi che tutti gli altri siano felici e realizzati, arrivati, quando ti confronti solo con chi è più in alto di te, quando ti confronti con i tuoi ideali di chi volevi diventare e chi volevi essere, sogni forse irraggiungibili, tanto vicini alla megalomania, ai deliri di onnipotenza, alla sete di potere e diventare, di essere, di apparire, la follia di sempre e di tutti in questo mondo tra il postmoderno e il virtuale… si esce così dall’inganno, e non te ne accorgi neanche, e non ti accorgerai neanche, se sbaglierai di nuovo, come ci entrerai di nuovo nel mondo delle finzioni, nel grande velo di Maya, nella grande allucinazione di tutti i mass media…

Advertisements
Pensieri liberi, Ricordi, Riflessioni, Sogni, Visioni

E l’amore può aspettare…

La notte, la stanchezza, la musica manele, provarci con Olimpia su Facebook, nessuna risposta, solo per un caffè o quattro chiacchiere, un’uscita come un’altra, lei incantata dallo sfondo di Facebook del suo paese, la Romania… perdersi d’animo e ricominciare a pensare futuri alternativi a Londra, il solito scervellarsi che non porta da nessuna parte, e della Romania ricordarsi le parole di Ruggero, quando mi diceva di non emigrare, che non conveniva, già quindici anni fa, hai una casa, hai un lavoro, perché emigrare? Per poi ritornare qui e non avere più niente? La magia delle lingue che ormai è solo un precetto, uno svago, un mettersi al riparo che non si sa mai, come una volta, che un giorno io sia davvero costretto a emigrare, per ora non è così, non sono costretto e va bene qui, imparando ogni giorno cose nuove sul lavoro, un sacco di cose, da impegnarsi… e la notte non riuscire a staccare, essere troppo stanco della giornata lavorativa, non riuscire a mettere assieme pensieri, e perdersi solo nella musica dai suoni e dal canto orientale delle manele, che la loro magia e il loro incanto mi farebbero perdere ancora in questa mattinata… non scervelliamoci troppo, non lasciamoci andare a pensieri stanchi, e quando ieri scrivevo su Facebook che volevo cambiare lavoro, che mi sentivo morto, quando ascoltavo ancora le parole di Saverio, che diceva che se non seguivo la mia vocazione tutto sarebbe andato storto nella vita, lasciarlo perdere, coltivare i miei interessi nel tempo libero, l’unico tempo permesso a libri, lingue e film, per il resto del girono si lavora, e ogni tanto si riposa anche, come ieri sera sotto quella musica, di mondi alternativi non ce ne sono, la giornata lavorativa sarebbe altrettanto pesante, non sarei a casa mia, conviverei con gente che magari non mi va giù, e non imparerei nessun mestiere all’estero, troppo tardi per imparare, per mettermi in qualche posto di lavoro da ufficio, senza esperienza, in un mondo d’altrove che ti respinge, e non avere più la possibilità di quelle ragazze… ma quando si è troppo stanchi vengono meno anche loro, le si rimanda a tempi migliori, a tempi più attivi, più energici, e mi accorgo di quanto lavorare stanchi… ma è così, cosa dobbiamo fare? Non è sempre domenica, non si può avere tutto dalla vita, e va bene così… alzarsi la mattina con degli incubi, di un minigolf immaginario dove ci finivo dentro per sbaglio, dove vincevo un premio, ma poi quelli del minigolf non volevano assegnarmi niente, e la gente del minigolf, così simile a certi brutti meccanici di una certa età, mi guardavano in cagnesco, e non volevano assolutamente farmi uscire, io, imprigionato là dentro, con quei due anziani che a un certo punto mi minacciavano, e i carabinieri che chiamavo per farmi uscire da quell’incubo non arrivavano, la visione si chiudeva con i possibili premi, un mobile di ferro del lavoro, o altri videogiochi, a scelta, ma non mi facevano uscire, e a un certo punto l’incubo diventava quel vecchio che apriva la bocca tonda, ovale, deformata, e lasciava vedere dei denti da squalo pronti a divorarmi, sognare una stella, la stella della fede, e una porta dell’anima, immaginaria, come la porta che conduce alla fede, e in quella visione diafana svegliarsi e raccogliersi in preghiera… ricordarsi ora delle melodie orientali di ieri notte, che davano il sonno, dalla troppa stanchezza, ricordare il volto dal sorriso gentile di Ana, l’altra notte, quando passavo da lei senza fermarmi, lei che attende, lei che lavora, lei sì che è stata quasi costretta a lasciare il suo paese, la Romania, e ricordarmi di nuovo di quell’avventura di Ruggero, che era anche riuscito a sposarsi con una romena, facendo questo lavoro, salvo poi andare tutto a male, e lui che mi consigliava sempre di non andare all’estero, all’avventura, l’avrei fatto quindici anni fa, ma era proprio lui a togliermi dalla mente questa idea, lui con il quale avevo condiviso quel viaggio in Romania, alla ricerca di moglie e di lavoro, lui e mio padre, e quel suo discorso sul non migrare era ed è rimasto sempre nel fondo dell’anima… altro che psicoterapia, basta seguire i solchi della mia mente, dei miei ricordi, per trovare le risposte, e non c’è bisogno di tanto parlare, di gente che può capire, ma solo fino ad un certo punto, che può consigliare, ma non può ordinare, e come dice sempre mio padre, se non lo sai tu, chi lo deve sapere? Smettere di affidarsi troppo agli altri per prendere decisioni, per capire la vita, andare avanti per conto proprio, guidati dal buon senso, l’amore della vita che per ora può anche attendere, la priorità è ora altro, il lavoro, cercare di sostenere i ritmi, abituarsi, non perdere gli interessi degli studi, non studiare e leggere più nella cornice universitaria, ma in una cornice quasi da precetti religiosi, per non perdersi, l’amore che può aspettare, come Olimpia mi faceva capire, ragazza al di fuori della mia portata, lei che si può permettere lunghe vacanze in Spagna, in Romania, di vivere in Italia senza lavorare, lei sempre sorridente con le sue amiche, a godersi la vita, una romena ricca, con cui non c’è niente da condividere, lasciamola perdere, bastano i suoi like ogni tanto, di più non mi aspetto, ho già le mie romene della notte, quando ho voglia, e anche il sogno d’amore e di matrimonio può finire, così come è finito per Ruggero, così come dicevano le ragazze albanesi, sì, tutti sposati e tutti divorziati, ti puoi sposare, un anno, due e poi finisce, l’amore che può aspettare, sono altre ora le prerogative, così come può anche aspettare il godimento e il piacere e l’estasi e la poesia e la scrittura, il principio di realtà che vince sul principio impazzito di piacere, abituarsi ai nuovi ritmi, alla stanchezza, al cavillo di pensieri, come un sistema di autodifesa, che compare nei momenti no, immaginare una via di fuga, altrove, chissà per fare che cosa, solo per immaginarsi un piacere che non c’è, parlare in inglese, come ai tempi della Repubblica Ceca, ma anche là non potevo fare a meno della mia dose quotidiana di musica manele, e altra musica, surrogato di un amore che non c’è, quell’amore che può anche aspettare, e bastano le ragazze della notte, ogni tanto, quando l’energia è in eccesso, ora che l’energia invece è sempre stanca, ma va bene ed è giusto anche così… l’amore può anche aspettare, adesso che di Leida ne faccio cenere, una buona volta per tutte, anche lei costretta a emigrare, lei, davvero costretta a fare una vita di merda, il lavoro, brutta questione, c’è di certo il sogno di voler fare ciò che si vuole, ma rimane una condizione psicologica, un ideale, un sogno, un’utopia, il principio di piacere ai suoi massimi livelli, il piacere nel lavoro, ma il lavoro, qualunque esso sia, piacevole non può mai essere, ogni lavoro ha la sua dose di frustrazione, fatica, difficoltà, inconvenienti, il mondo perfetto non esiste, è forse solo l’idea del paradiso, alla fine dei tempi, che consegna l’immagine di un mondo perfetto, qua, nella vita, invece, bisogna sempre lottare, ogni giorno, combattere, riprendersi, tirarsi su, non esaltarsi e non perdersi d’animo, saper equilibrare le proprie emozioni e i propri umori, sapendo resistere, questa è la vita, benvenuti… si può anche riposare, ogni tanto, si può lasciare l’amore da perte, per un po’, quell’amore che può anche aspettare, c’è altro da fare in questo mondo, in questa vita, così come i libri e lo studio possono attendere, ogni tanto, capire che ci sono anche i momenti e i periodi di stanchezza, ma non si può mollare ogni volta e lasciarsi andare a visioni e immaginari di mondi perfetti e di puro piacere, che non esistono, era certo bella l’università, un percorso costantemente in salita, sempre ai vertici, fatto solo di esami, che andavano tutti bene, solo di lezioni, di tante compagne ragazze, che facevano sognare, e di certo non farti andare in incubo come certi vecchi signori che ti visitano la notte negli incubi, ma questa è la vita, il mondo alla Peter Pan dell’università è finito, e prima o poi doveva finire, e mi accorgo davvero solo ora di quando dicevano che l’università goditela perché sono i migliori anni della tua vita, e me la sono goduta, finché c’era, ora si riprende con altro, in altro modo, e ci si abituerà anche così, poco alla volta, si resisterà, si andrà avanti, non ci si butterà giù e non ci si esalterà, la vita va avanti, l’amore può aspettare, emigrare è solo l’ultima spiaggia, la soluzione finale, lavorare stanca, non siamo conigli, ci si può anche riposare, i miei interessi e i miei piaceri sono i miei precetti, nel tempo libero, diviso tra riposo e tempo da dedicare, non si può studiare e lavorare 24 ore su 24, c’è spazio e tempo anche per il riposo, liberarsi di vecchi schemi mentali, lasciare tutto aperto, sapersi concentrare e sapersi rilassare, tendere la corda e allentarla, trovare l’equilibrio, resistere e andare avanti, sperare, lasciare il tempo al tempo, non voler trovare tutte le risposte subito, tra stati mentali alterati o stanchi, lasciamo il tempo al tempo, non inseguiamo fantasmi, illusioni, vaneggiamenti, favole da paesi dei balocchi, lasciamo stare consigli altrui che non reggono, di chi il mondo non l’ha capito, la vita non può essere purtroppo lasciata alle leggi della psicologia e del principio di piacere, è ovvio che a tutti piacerebbe essere artisti e vivere una vita di eccessi, di fare soldi a palate, di diventare famosi, di vivere di puro godimento e piacere e voluttà, all’infinito, ma poi, come diceva rabbì Yitzhak Yehoshua, la libertà senza confini, il puro piacere, porta solo alla morte, alla depressione, alla fine dei conti, non si vive di soli piaceri, tra principio di realtà e principio di piacere, tra stanchezza e concentrazione, e resistere alla giornata, al tempo, alle sconfitte, ricordando le vittorie, è questa la vita, il mondo universitario era invece costante piacere, costante godimento, tra ragazze, lezioni, uscite notturne, poesia dell’anima, senza interruzioni, mondo che non si può ricreare, ma il piacere non è del tutto bandito da questa vita, c’è ancora il riposo, c’è ancora il tempo libero, c’è la prospettiva di guadagnare, di portare avanti qualcosa, assumersi la responsabilità, andare avanti, passo per passo, non scappare in territori stranieri favoleggiati, la vita non è mai puro piacere, puro godimento, non è mai costante fatica e costante lavorare e studiare e lasciarsi al piacere e all’energia, c’è anche la stanchezza, e l’amore può aspettare…

Pensieri liberi, Poesie, Riflessioni, Visioni

Fine delle illusioni…

La libertà non è fare ciò che si vuole
ma volere ciò che si fa
il fatto è che
non sappiamo più quello che vogliamo
e va bene così
vivere alla giornata
non pensarci troppo
lasciare andare tutto venire e tutto andare
e il rosso e il nero dell’anima
vince ancora
là dove tutti i pensieri
si disperdono e si intricano
per frustrarti e farti
scervellare
non si vive così
non si può vivere
e allora non pensiamo più
lasciamo perdere
e viviamo come capita
che nessuno mi obbliga
a lavorare
a studiare
a leggere
a tenermi informato
a scrivere ogni volta qualche
ispirazione infinita
me ne fotto
che non mi curo più neanche
di me stesso
di chi sono
mille problemi che mi hanno messo in testa
chi i miei problemi
dovrebbe invece risolverli
o aiutarmi a risolverli
lasciamoli perdere
come ho fatto a lungo tempo
e non cerchiamo risposte
da chi non può darle
e l’incedere del pensiero
che si approfondisce
finisce solo per essere
un’invidia sociale altrui
di chi sembra avere una vita
migliore della tua
più figa
come diceva qualche amico
che ormai amico non è più
o forse non lo è mai stato
semplice compagnia di una volta
per farsi due risate
e niente di più
per staccare
senza poi staccare veramente
con il suo carico di idee e complessi
e manie
e idee di chi ha un altro stile di vita
che i modi di confrontarsi e parlarsi
non reggono neanche più
incomparabili
al limite dell’incomprensione reciproca
che non c’è più assolutamente nessun discorso
in comune
sono stufo anche di metafore
e schmeichelnate
da parte di chi vorrebbe da me
chissà che cosa
“Non voglio!”
dicevo apertamente
non voglio
mi dico di nuovo
parlare in russo o in inglese
avere quelle basi
per partire chissà dove
non c’è
semplicemente
non c’è altro
non ci sono altre cose
sono negate
escluse
barrate
abbagli giovanali
senza idee chiare
nate da ispirazioni di mondi immaginari
che non esistono più
eclissate e inabissati
con il finire dell’università
il giorno della laurea magistrale
il giorno più nero
di tutto un anno
che non voglio nemmeno ricordare
di tutti i cinque anni
inabissati
eclissati
spariti
negati
sopraffatti dalla vita
archiviati
non rimane più nient’altro
solo la voglia di sbattersene
e andare avanti così come viene
senza legisalazioni dell’anima
senza nuove regole
nuovi ideali
nuovi dèi
là dove tutti gli ideali crollano
e tutti i sogni
non rimane più niente
se non un nulla carico di energia
per non lasciarsi sopraffare da una logica
che ad un certo punto
diverrebbe
solo suicida
non c’è più pensiero
non c’è più logica
abbandono tutto senza rinnegare
e neanche l’abbandono
lo rilego ai margini del tempo libero
come passatempo
e niente di più di questo
come era giusto
che era
e che è
altro non c’è
non c’è nient’altro
tutte le altre cose
sono negate ed escluse
fine della storia
fine delle illusioni

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

E me ne fotto…

E finalmente ho fatto questi stramaledetti esami del sangue, sperando che quella sindrome metabolica sia sparita, anche se i segni ci sono, 10 kg persi in 8 mesi, e dovrebbe già essere un buon segno… e mi strafogavo di brioche e biscotti e caffè alla fine dell’esame, per fare colazione, per marcare il tempo dopo questa attesa che non finiva mai, e finalmente gli esami del sangue sono fatti, e anche se continuerò la dieta oggi è già il mio giorno di sgarro… me ne andavo dall’ospedale dopo aver incrociato due del centro diurno, uno mi salutava, l’altro no, e c’era anche un infermiere, che mi ricordava il ricovero, ma facevo finta di non vederlo, e probabilmente neanche mi riconosceva, ed è meglio così… lasciavo perdere di ritirare il pin per avere i risultati online, andrò direttamente là in ospedale settimana prossima, con la buona e vecchia abitudine degli esami cartacei, che poi scannerizzerò e invierò al dottore, e si vedrà se dovrò cambiare terapia o se dovrò semplicemente continuare a stare attento alla dieta… ed è un sospiro di sollievo, una liberazione, che alla fine dell’esame comparivano in me tutte le canzoni albanesi più energetiche di sempre, e dimenticavo l’insonnia di ieri notte da troppa caffeina, che smorzavo con qualche goccia di valium… serata terribile, ieri sera, giornata terribile, dopo le parole del dottore che ancora insisteva sulla laurea, sulle lingue, sugli studi, vaffanculo! Non ne posso più, lasciatemi lavorare da magazziniere quando capita, da manovale, da aiuto tecnico e non rompetemi le palle, e portiamo questo atteggiamento sul mondo che il dottore chiamava “da napoletano”… napoletano o albanese poco importa, me ne fotto, questo è il sunto di tutto, me ne voglio fregare di ogni cosa, smettere di scervellarmi e di frustrarmi, e mi voglio liberare da troppi pensieri, come alla fine ieri il dottore acconsentiva, quando riuscivo a spiegargli meglio la mia situazione attuale, e alla fine mi lasciava stare, e spero davvero che le prossime volte non ci siano più discorsi sulla laurea, sulle lingue e cazzate varie, e spero solo che questa metabolica sia sparita, di non dover cambiare terapia, rischiando altri effetti collaterali, o di dover stare male come l’ultima volta l’estate scorsa, quando quella terapia alterata creava solo casino… e me ne fotto delle ragazze, delle uscite, dei soldi buttati un po’ via stamattina, tra ospedale, colazione, sigarette, benzina e supermercato, male che vada i soldi che mi serviranno per uscire li ruberò dal portafoglio di mio padre, come ho sempre fatto, e me ne voglio solo fottere altamente di tutto… me ne frego anche se sono già le dieci e un quarto e ancora il lavoro oggi non è iniziato, e me ne frego se sarà solo il pomeriggio o niente o chissà quando, me ne fotto, me ne fotto anche del corriere con i libri che devono arrivare, se vuole verrà nella mattinata, senò nel pomeriggio, e poco importa, intanto quei libri li ho già letti e volevo solo averli lì per poterli rileggere con più calma, quando si presenterà il momento… davvero noioso, ad un certo punto, quel libro “Psiche e techné”, da cui mi aspettavo di più, ma ho altri libri, ho altre letture in serbo, e quando sarò un po’ più calmo e spensierato da questi esami, da questo eccesso di caffeina e questo bisogno di riposare, quando ritroverò un certo equilibrio potrò anche mettermi lì a leggere, con tutta calma e tranquillità… e sono anche stufo di quei discorsi dentro di me del Barre: “Vai in Inghilterra, è una figata, è un paese civile, qua non c’è niente, c’è la morte, e poi le tipe là non sono come qua che se la tirano, e se vai là solo visualmente è più bello, è tutto una figata!”… “E’ tutto una figata di ‘sto cazzo!” mi viene da dire, dopo che anche ieri il dottore confermava, “Se vai in Inghilterra devi sgobbare, e poi quello che ti rimane è poco per vivere!”, giusto, mi viene da dire, come mi ricorderò sempre le parole di Marcello sull’Inghilterra: “Lavoro pesante…”… e allora una buona volta per tutte conio questo nuovo modo di dire: “Chi lascia degli amici scemi trova un tesoro…”, riferito a quel Barre e a quel Fisi, che con le loro cazzata hanno già rotto la minchia da tempo indeterminato, e non era un caso che anche Luca, amico della compagnia di una volta, metteva un like anche lui su questo post di Facebook, e si sottointendeva che gli amici scemi erano proprio quei due… non li voglio più vedere, più sentire, sono stufo di sentir dare dei coglioni agli altri, quando i primi due coglioni sono proprio loro due, che si mettono a criticare tutti, e gli unici che hanno ragione sono loro due, quando si divertono a chiacchierare assieme a darsi forza sfottendo tutti ed esaltando loro stessi a vicenda, quando è solo gente che non capisce un cazzo… ma non mi va di parlarne troppo, meglio lasciarli perdere, come da tempo ormai li ho lasciati perdere, e per fortuna anche loro non si fanno più sentire… e intanto aspetto, aspetto i risultati degli esami del sangue, aspetto i libri, aspetto che attivino questa sim nuova e che arrivi il cellulare nuovo, per essere al passo con i tempi, per poter scaricare app, per non dover continuamente caricare due volte al giorno quel cellulare che ormai ha fatto il suo tempo… e me ne fotto, me ne fotto degli esami per ora, dovrò aspettare una settimana, e una settimana in più, una settimana in meno, dopo che aspetto da mesi, ormai non mi cambia più niente, mi fa solo un po’ di rabbia ricordare come ieri il dottore diceva: “Ah! Li ho prescritti io questi esami? Il medico di base cosa dice?”, “Quale medico di base, io ‘sti esami li ho solo fatti vedere a lei…”, ma fa niente, magari lo faceva apposta, faceva finta di niente, e me ne fotto, basta stare a dieta, non mangiare troppo, muoversi un po’, cambiare ogni tanto cibi, evitare l’alcol, e diminuire un po’ le sigarette, ecco la giusta ricetta per una vita decente… e l’unica cosa che dà un po’ fastidio era quando ieri il dottore diceva: “Scusi?! Non ho sentito bene… si diverte?!”, sì, mi diverto, gli dicevo, ogni tanto, con la musica, i film, i libri, le ragazze, e mi sta solo sui coglioni che ultimamente per i troppi pensieri, i troppi impegni sul lavoro, lo stress e quant’altro, i troppi libri, non ho più molta energia per trovare quelle ragazze, ma per un po’ possono anche aspettare, e mi accorgevo ieri sera di quanto questi esami del sangue, questa dieta, queste sigarette, questo lavoro, questi libri appesantissero la vita, senza contare lo sforzo di dover escludere l’affascinante e ingannevole Inghilterra, un altro mondo, il paese dei balocchi, e spero solo in questi giorni di stare più stabile, di non preoccuparmi troppo, e di non ascoltare un altro suo commento: “Che lei oggi era spensierato è una parola grossa…”… che due coglioni questa salute cagionevole, che a volte esagero, questa mania che mi prende ogni tanto di fare qualcosa con le lingue, con gli studi, ma ho deciso di chiudere, di dire basta, di barrare le altre cose, e di lasciarle vive, se voglio, solo nel tempo libero, mentre anche un aforisma suo di ieri era: “La libertà non è fare quello che si vuole, è volere ciò che si fa…”… frasi da mille e una notte, chissà di chi, forse di Tolstoj, mentre adesso che guardo è di Nietsche, il punto è che non so più cosa voglio, come una volta saggiamente diceva Xhuliana: “Non sappiamo più quello che vogliamo…” e neanch’io lo so più, dopo che ieri dovevo ammettere che le lingue ormai non mi va più di parlarle, né di ascoltarle, né di imparare nuove parole o nuove cose, è già tanto se non ho perso la voglia di leggerle e di sentirle alle canzoni, e non capisco più come una volta potevo appassionarmi così tanto, mentre ora tutto sembra morto lì, senza significato, senza senso, e ricordo ancora gli ultimi mesi prima della laurea, dove l’anima si rivoltava su se stessa fino agli abissi, solo per riemergere spoglia delle passioni di una volta… le lingue, gli studi, quel ragionamento che filava diceva il dottore, sul lavoro, sui soldi, sul da farsi, tutto che filava, condivisibile diceva, ma da un punto di vista irrazionale e più esistenziale forse non tiene… non tiene? Dopo che con Marina ho assaporato l’inconsistenza di felicità e soddisfazione anche a parlare e sentire russo, dopo che tutte le altre lingue mi sembrano delle bocche impastate da schifo, dai suoni fastidiosi? Dopo che mi dà fastidio solo l’idea di stare di fronte a gente inglese, a connazionali espatriati, dopo che le ragazze inglesi, per dirla semplice, mi fanno schifo, quasi peggio delle italiane? Sì, le italiane, quelle anche che vedevo stamattina lì in ospedale, giovani madri sulla trentina o giù di lì, l’insignificanza, il non senso, la libido inesistente, il disprezzo e la povertà della vita, con le sue banalità, il suo schifo, che non sembra potermi offrire più niente in questa vita, se non soldi e notti rubate alle stelle e alla luna, dove l’unica esaltazione si perde ormai nella musica, e nel comprarsi qualcosa ogni tanto, non dover porsi troppi problemi per un minimo di spese, ma di avere una relazione stabile con una, costruire una vita, avere progetti, aspirazioni, ormai niente di tutto questo non c’è più, e me ne fotto, e vivo alla giornata, e non voglio più saperne di progetti e quant’altro, è già tanto la fatica di ogni giorno, e la sua esaltazione quando il lavoro è fatto e finito… sì, alla fine vince davvero la filosofia da napoletani, vivo come capita, come viene, alla giornata, e non ci penso più, me ne fotto altamente… e chi se ne frega se Leida c’è ancora o se ne è andata o se ne andrà o non se ne andrà mai, basta tener viva la voglia di vivere, l’energia in me, e tutto il resto non conta, va e viene, come capita, e me ne fotto…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

L’altrove in me…

Svegliarsi infestato da una valanga di sogni, mondo onirico impazzito, dopo che la notte portava con sé i ricordi e i desideri erotici di Leida e della ragazzina romena, essere costretto a svegliarsi dall’infestazione di immagini, ed evocare quasi tutto l’erotismo di fronte alla foto della cantante bionda sexy, affollamento di immagini erotiche dentro di me che si lasciavano andare su quell’icona afrodisiaca, scacciare gli incubi, sognare ad occhi aperti nella notte, all’apice dell’irrazionalità e dei sogni e del mondo onirico, carica erotica ritrovata, che pensavo perduta, e invece la mattina essere invaso da altri sogni, elaborati, che non mi sarei svegliato mai per rincorrere i miei sogni, ma poi l’abitudine e i soliti rumori dell’inizio della giornata lavorativa mi portavano via…

Alzarsi solo per ricordarsi della voglia di filosofare ancora insita in me, dopo che ieri macinavo pagine su pagine di quel libro sulle idee, che faceva finalmente ordine tra il caos in me, e prepararsi a recuperare in libreria, quando sarà il momento, nuovi libri filosofici e poetici, spendendo questa volta qualche soldo, per avere quei libri di orientamento con me, molto più forti di altri manuali di ogni sorta…

E la sera camminare verso il supermercato, alla ricerca di quel caffè che era finito, con la speranza di rivedere Manuela e cercare di svelare l’arcano che mi attrae a lei, sovrapporre le immagini di Leida e di Era Istrefi e di Denisa, lei, Denisa, che in una foto sul mondo virtuale appariva proprio come Manuela, ragazza su cui avevo trasposto tutti i miei sogni d’amore, che si rifletteva nella voce del canto di Denisa, e della sua immagine, follia latente che un giorno sarebbe dovuta comparire, come compariva di fronte a Manuela, mentre dietro di lei c’era Leida, Era Istrefi, Amalia e Denisa, tutte ragazze bionde dal fascino indefinibile, e lei, Manuela, era pronta lì a far scatenare ancora la follia… ma ieri sera non c’era, poco importa, era già tanto rendersi conto di questa immagine archetipica dentro di me, farla uscire dagli anfratti della memoria e dell’immaginazione, e la notte poteva sapere ancora di musica denisiana manelista, dove, poco alla volta, la sua immagine spariva, solo per ritornare nella carica erotica la notte, sotto forma di sogno, di desiderio, di evocazione rimasta nel nocciolo dell’anima…

Comincia la mattina, senza grandi lavori, aspettare solo un corriere che non si sa quando arriverà, non ricordarsi più del nero della notte e delle vesti della ragazzina romena, nere, come i capelli corvini di Alina di una volta, nera come la notte, come l’effusione erotica di quel colore, che prende altre forme e altre visioni nel corso dei sogni e delle fantasie notturne, ricordare ancora lei, la ragazzina romena, i suoi capelli meshati, la sua bellezza, la sua arte erotica, che poco rimane di ogni altro pensiero, di ogni altra idea, di ogni altra cosa letta e pensata nel corso del giorno, e la scia erotica ancora mi prende per non lasciare spazio a nient’altro…

Neanche a quegli spezzoni della televisione che sentivo ieri sera, dove un’ospite diceva che il dramma di questo paese sarebbero i giovani costretti a lasciare la propria casa per andare a cercare lavoro all’estero, retorica che forse avrà potuto commuovere qualche genitore o parente anziano di chi ormai da qui se n’è andato, discorso che non mi toccava, la retorica patriottica e nazionale, io che mi sentivo però quasi preso in causa, con la mia idea, non proprio mia, di lasciare qui, e provare a pensare a cosa avrebbero sentito i miei genitori e gli altri se me ne fossi andato, mentre ricordavo post altrui di altre compagne e compagni che da qui se ne sono davvero andati, da molto o da poco, e che pensano o forse trovano qualcosa al di fuori… Marcello e Roberto che dall’Inghilterra alla fine erano tornati, i primi a scappare via, Chiara che sta a Tallin, Elena a Varsavia, Laura a Londra, Lorenzo in Scozia, Giulia in Francia, Alice a Bristol, e altri e altre ancora che se ne sono andati, come Dorian in Australia, e altri ancora, perché qui non c’era più niente… sogno d’evasione e di avventura, di chi qui non ha niente da perdere, tutto da guadagnare all’estero, forse sognando anche un po’, illudendosi di trovare ciò che qua non c’è… gente che parte più o meno organizzata, a volte in gruppo, con appoggi vari, di amici e conoscenti, e sì, come diceva Fabio non è facile partire da soli, diventa un casino, sarebbe meglio partire almeno in due o in tre, ma poi perché io stia scrivendo di questo non lo so, solo per ricordare i consigli di quell’amico un po’ fuori di testa, dove pensa che all’estero sia il paese dei balocchi, o forse perché pensa che la realtà che c’è qui sia diversa da quella di altrove, qui che è tutto morto, altrove che c’è vita, dove le tipe non se la tirano, dove puoi fare carriera, dove puoi emergere, dove puoi stare in compagnia di altra gente giovane, partire subito, diceva quell’amico, immaginandosi tutto questo, proiezione di desideri su un mondo altrove, mentre mi ricordo bene le parole di Marcello, al suo ritorno: “Sono tornato qui perché avevo una casa, sembra, ma stare all’estero è dura, si lavora tanto, e ti rimane poco, non cominciamo a vaneggiare pensando a carriere che decollano facendo il cameriere o altri lavori simili nella ristorazione, alla fine mi ero rotto le scatole e avevo trovato come impiegato in un’assicurazione, e avevo preso anche casa con altri, perché in ostello non si viveva, ma alla fine ho deciso di ritornare”… così mi raccontava Marcello già anni fa, anni e anni fa, forse una decina, quando ancora non era proprio così di moda prendere e scappare… e le parole invece dell’altro amico pieno di sogni: “Eh sì, è normale che all’inizio devi tenere in conto di convivere con altri, di prendere una casa assieme, ma poi con le relazioni sociali riesci a emergere, sai, dici che sei appassionato di filosofia, di letteratura, e conosci persone e gente, e prendi il via, non sei come Dracula che sei immortale e hai un castello e allora puoi fare a meno di avere relazioni sociali, Dracula aveva i soldi, era immortale, e non aveva bisogno di nessuno, tutti lo temevano, tu non mi pare che sia Dracula”… Dracula… anche se un po’ mi ritrovo invece, in questo mondo, a fare a meno di relazioni sociali, e il mio castello è qui, in quest’abitazione, con lavoro annesso, la batcaverna la chiamava un mio amico tanto tempo fa, e in effetti non ho bisogno di molte persone, mi basta ricordare come sia stata Alina a farmi diventare quasi un vampiro, Dracula, a questo punto, e come senza quelle ragazze la notte e il giorno non avrebbero senso, niente avrebbe senso, e chi potrebbe vivere insieme ad altri giovani senza poter lasciarmi andare alla notte a quelle ragazzine romene che tanto, a questo punto, ricordano davvero Dracula? Le ragazzine romene, che il ricordo archetipico di una volta sembra spostarsi nel passato, a quel giorno là in Romania, in macchina con Irina, noi due neanche quindicenni, io perso nel mio dizionarietto di cinese, a ricordare quegli amici di una volta, cinesi, e lei, la ragazzina romena, che mi si sarebbe data, se solo avessi avuto più spirito, Romania, il sogno di una volta rinato tra le braccia e i seni e il corpo sensuale di Isabela, Ana, Andra, e tutta l’immaginazione e il ricordo che ieri notte andavano da Eugenia e da Alina, anche loro ragazze dell’Est, bypassando quell’immagine allucinata dei tempi di Katia, aquila imperiale che sapeva anche di Amalia e delle altre russe, immagine allucinata che si perdeva invece nel verde della natura e nel blu del cielo di paesaggi romeni, dove vedevo lei, Irina, Eugenia e Ana e Isabela e forse anche Alina, con il suo parlare misto di romeno e russo, e mi chiedo davvero se io non stia diventando sempre di più un vampiro, nato dall’incontro con quelle ragazze dell’Est… mi perdevo ancora nell’immagine di Eugenia, ieri notte, un sogno d’amore, portato via dalla sua religiosità fondamentalista, lei che all’inizio non era così estrema, lei e la sua bellezza, e la passione per Alina, e ritrovare tutta l’emozione calma e profonda di una volta, senza abissi oscuri dell’anima, come ai tempi di Andra, ora che Isabela e Ana sono lì, pronte a servirmi, pronte a farmi sognare, pronte a farmi perdere in musica romena ogni notte, come ieri e l’altro ieri sera, che a meno non potrei assolutamente farne… gente che emigra, come i compagni e le compagne citati di sopra, come Eugenia, prima in Italia, adesso in Malesia, a fare la missionaria, gente che va altrove, e gente che viene qui, come Ana, Isabela, Andra, Katia, Alina e tutte le altre, a prostituirsi e a vendere a me sogni come hanno fatto, e follia, come Leida e Amalia e le altre, gente che emigra e che per tanto tempo io ho idealizzato, come Dorian, venuto in Italia e poi emigrato in Australia, il sogno dell’aquila albanese, di andare altrove, in cerca di avventura, di vita, di sogni, ma siamo forse troppo grandi per le avventure, come diceva Rudina, la nipote di Gentian, anche lui venuto in Italia e poi tornato in Albania, dove alla fine al suo paese sta meglio, gente che migra, come Oana, la ex moglie di Ruggero, venuta qui, sposata e che poi si è fatta un’altra vita, con altre persone, altri giri… la forza di voler migrare, il coraggio, l’avventura, il lavoro e le aspettative, deluse e illuse e trovate, il coraggio che non c’è, e io che ho sempre trovato vita tra questi migranti, Dorian, gli amici cinesi, le ragazze dell’Est, Eugenia, che quell’immagine di sempre di Irina è incisa in me come un solco nell’anima, che non si potrà mai cancellare, e se voglio trovare l’altrove, la Romania in me, non ho bisogno di andare altrove, ma basta rimanere qui, tra queste vie, tra questi paesi, chiedersi forse come sarebbe un’uscita con Olimpia, anche lei romena, anche lei immigrata, ma poi non ho il coraggio, per non deludermi ancora come con Marina, per non infangare il sogno della Romania, che rivive ogni volta nell’incontro con Isabela, con Ana, che non c’è bisogno di andare altrove, non posso perdere questo lavoro, questo castello, che la sorte di Larisa e Stas e Dmitrij e la loro vecchia non mi sembra tanto meglio, qui, per lavorare, a incontrarsi con i loro compaesani e niente di più, a parlare con me di Denisa, e io ad ascoltare ancora il canto di lei nella notte, ricordando una volta e per sempre di come dicevo che era morta, con Larisa, con Ana, quella notte di erotismo senza fine, dopo l’incontro con Marina di giorno, la gente che emigra, la Romania, il sogno d’amore, il sogno d’altrove, quell’altrove che è in me…

Sì, non mi va di bruciare questo sogno incasinandomi ancora di più con Olimpia, non mi va di rarefare il sogno che si nutre ancora di quell’immagine romena dispersa in me, adolescente, che rivive ogni notte con Ana e Isabela, con il ricordo diurno di Andra, con il sogno senza fine per Eugenia, con l’abisso della notte e dell’erotismo con Alina, il sogno d’amore russo, e la follia utopia erotica con Leida, c’è tutto me stesso in questi sogni, in questa vita, in questa carica erotica e in queste profondità, che andare altrove significherebbe perdere tutto, e perdersi… gente che emigra, e l’altrove che è in me… 

No, non mi va davvero di incasinarmi con Olimpia, rischierei di mandare in frantumi quell’altro inizio che ogni volta trovo, quell’inizio che non so mai dove sia, se da Irina, da Katia, da Alina, da Eugenia, non lo so mai, quell’inizio che ora ispira più di ogni altra cosa, quel viaggio in Romania, che ha segnato una volta e per tutte il mio amore che si lancia sempre su ragazze dell’Est, e là, in Inghilterra, se mai dovessi andare, vivrei solo del ricordo di quell’immaginario ottocentesco del libro di Dracula, nato e ispirato da quel viaggio sperduto nel tempo, sogno letterario, di parole e lettere, e non di luoghi e cose da fare, vita da vivere, puro sogno d’amore dell’Est, che trovo qui, in questo altrove in me, che si spegne se penso alle volte che sono barricato in casa con i miei, che si spegne se mai dovessi pensare di portare una ragazza in casa, o sognare di vivere con i miei qui, e con la mia compagna, sì, per questo non c’è futuro qui tra queste mura, non immagino e non riesco a immaginare una vita diversa da questa, che non sia fatta del lavoro in officina, delle ore passate sui libri e a scrivere, e all’ispirazione infinita delle ragazze dell’Est della notte, mai e mai potrei farne a meno, e andare altrove significherebbe tagliare i ponti con la mia fantasia, il mio profondo e le mie vette, con i miei momenti di raccoglimento e di scrittura, e di musica, che vivere con altri sarebbe impossibile, soffocata ogni infinita ispirazione, e l’unico altrove che posso immaginare è quello che c’è stato, in Romania, e forse in Repubblica Ceca, dove avevo ancora del tempo per scrivere, per sognare, ma dove l’ultimo pensiero, l’ultima ispirazione, rimandava sempre ad un fantasmatico bordello ceco, mai visitato, perché tutta l’ispirazione, anche là in Repubblica Ceca, si stagliava nel desiderio appena nato di Eugenia, quel periodo, nelle parole di Veronica, la ragazzina romena del campo, e qui pochi romeni che abitavano là, a Dysina, e a quella lingua che ancora fa sognare, quel mondo e quelle ragazze, e se ricordo ancora una volta la visione immaginaria della fine dei tempi era che prendevo tutto e scappavo in Romania, là dove finisce il mondo… e come molti altri viaggi dell’anima non c’è bisogno di muoversi e spostarsi per me, basta inseguire la scia, la scia dei sentimenti legati o non legati ad un tale paese, immergersi in quella scia e in quelle immagini, solo per scoprire universi di sentimenti e di emozioni, di sensi dell’esistere, che compio ogni volta in viaggi immaginari…

Ricordo ancora come per lungo tempo avrei voluto andarmene in Russia, alla ricerca del lavoro, di una ragazza, di un mondo russo, ma quel sogno russo, nato con Katia, Amalia, Julia, quel sogno di un’altra lingua, un’altra cultura, mai avrei potuto sapere che si sarebbe esaudito con Alina, con il nostro parlare russo d’amore e di vampiri, mai avrei potuto sapere che il sogno russo era a pochi chilometri di distanza, in un paesino qua vicino, in macchina, nella notte, là dove sarei diventato un vampiro…

Ricordo ancora di come avevo voluto andare in Repubblica Ceca per ritrovare quel sogno di quella prima puttana di sempre, Hana, la ragazza ceca di quel campo a Valverde, e quel viaggio in Repubblica Ceca mi avrebbe portato via quell’immaginario infestato di sempre, donandomi le parole di Tereza, del suo consiglio di scrivere, del suo mondo ebraico e dei libri di Singer, le sinagoghe e la birra, l’alcol, e la notte fatta di canzoni, e di altri ragazzi e ragazze d’altrove, ultimo campo di volontariato che ancora mi dà ispirazione infinita, di un mondo che altrove in altri tempi è impossibile, suggellato per sempre nell’anima, dove ancora l’ispirazione passa per lo scrivere, per quel quartiere ebraico, quelle sinagoghe, quei ragazzi e quelle ragazze, ceche, giapponesi, coreane, tedesche e romene, e quel ragazzo turco, là dove c’era tutta l’ispirazione del mondo, ma un mondo a parte, limitato e cristallizzato in quei quindici giorni irripetibili, dove le regole del mondo stanno a parte, quel mondo sospeso nel tempo e nello spazio, dove le regole di vita non contano più di tanto, dove il bello è proprio andare, rimanere, ma sapere che quello è un mondo e un tempo sospeso nell’anima, un’eccezione, un viaggio, un’avventura, mentre il rimanere a lungo diventa solo un incubo, un niente, un vuoto, un vuoto allo stesso modo di qui, se non peggio, per la mancanza di chi ti può ispirare all’infinito, come le ragazze della notte, come i libri e la musica, come i momenti di raccoglimento in quella scrittura che Tereza diceva faceva di me un intellettuale…

Ricordo di come sarei voluto andare in Kosovo quest’estate, in una specie di monastero ortodosso, e bastava la mia anima per andare là, perdendomi in icone ortodosse che richiamavano la Romania, che richiamavano lacrime e profondità dove c’erano Isabela, Ana, Eugenia, Irina, forse anche Larisa e la sua strana storia, ma era anche qui tutto un sogno, un sentimento di un luogo, di un immaginario, di suggestioni, e anche quel viaggio l’avevo compiuto solo con l’anima, non c’era bisogno di spostarsi per viaggiare, per trovare l’altrove in me…

Ricordo di come sarei voluto andare in Albania, a cercare lavoro, a vendermi come italiano, come non so cosa, ma qui c’era il macello, il caos, il desiderio erotico impazzito per Leida, il fantasma di una Madre Teresa che piangeva per i miei disperdermi, e ritornavo in Italia con i pensieri, quando ricordavo ancora i giovani albanesi che mi dicevano: “Work with your father!”, perché il vero lavoro e la vera vita era qui, e non altrove…

E l’Inghilterra, una volta sognavo di andare là, forse a studiare, a vivere, a lavorare, a fare non so che cosa, e mi ricordo ancora delle allucinazioni ai tempi della scuola superiore, c’era ancora Elena nella mia vita, mentre smaniavo di desiderio per Desirée, e sognavo di mondi inglesi, di rimanere là, un sogno anche quello, che poi si sarebbe solo incontrato con l’abisso della notte, in un’allucinazione che mi vedeva con una ragazza prostituta russa durante la notte, desiderio inconscio e vivo della notte, sempre dell’Est, tra le strade inglesi, unico vero sogno, al di là di pub e vita giovanile, di aule universitarie, di quella lingua inglese che una volta mi sembrava così poetica, ma la poesia non la ritrovo tra le strade e la gente inglese, la trovo nei libri, che non hanno luogo, se non nell’altrove dell’anima…

E la Francia e quei giorni da diciassettenne tra una chiesa protestante e i corsi di francese, ancora ai tempi delle superiori, vita giovane, vita prima dell’amore, troppo indietro nel tempo, così come il Belgio e quella follia per quella ragazza francese, luoghi d’altrove, altri inferni allucinati, come l’Inghilterra, ai tempi di Elena, prima di Katia, altrove allucinogeni, dove non c’era niente, dove non c’è niente…

E il vero altrove è allora in me, e si staglia su quelle ragazze dell’Est, il vero inizio, il vero inizio di tutto, la profondità e i sentimenti e l’amore, che non c’è bisogno di andare altrove per viaggiare, il vero viaggio è solo nell’anima, e mi riporta sempre in Romania, là dove finisce il mondo…

E potrei scrivere all’infinito, evocando ciò che mi faceva innamorare di Eugenia, ciò che mi faceva disamorare, le notti senza fine con Alina, dopo aver scoperto l’abisso dell’erotismo nel breve ma intensissimo periodo con Xhuliana, descrivendo un sacco di racconti horror per la storia con Leida, giunta al termine, finalmente, solo per ritornare là, ritornare là, da Andra, da Isabela, da Ana, da Irina, e non vivere più di sogni d’altrove, di scappare altrove, perché l’altrove è in me…

Riflessioni

E non mi va di disorientarmi di nuovo…

E sono soddisfazioni, pesarsi dopo cinque o sei mesi dall’inizio della dieta e accorgersi di aver perso una decina di chili, non più ottanta, ma sessantotto, buono, mi dico, e io che avevo paura di pesarmi per non farmi influenzare da chissà quale dato… e le giornate adesso cominciano meglio, ora che ho qualcosa di preciso da fare, essere convinto di andare in officina tutti i giorni, in qualunque caso, e cercare di non dormire dopo pranzo, l’ora dove mi viene più sonno di tutte, e pensieri vagamente depressivi fanno la loro comparsa, solo per poi sparire a metà pomeriggio… la battaglia contro le sigarette invece non è ancora vinta, ci vorrà del tempo, ed è già tanto se riesco a fumarne una a distanza di ogni ora, raramente dei tempi più lunghi, ma poco alla volta mi abituerò… e che strano era ieri sera accendere la televisione olandese e accorgersi di non capire niente, di non essere più neanche affascinato da quel groviglio di parole e suoni, e mi rendevo definitivamente conto che l’utopia di tutte quelle lingue straniere non stava in piedi… mi veniva in mente ancora Manuela, che facevo dissolvere nell’immagine di Era Istrefi, di quella olandese che frequentava l’università, di tutte le ragazze e di nessuna, e aspettavo solo che le medicine facessero il loro effetto e non mi mandassero più in quel mondo parallelo fatto di paroliferazioni e deliri e mezze allucinazioni… era anche interessante leggere il libro di Galimberti su tutte le idee filosofiche possibili immaginabili e da quella lettura imparavo molte cose, un libro conciso, compatto, breve, che riassume in quei termini duemila anni e di più di filosofia, aggiornandoti sulle ultime riflessioni, sugli errori dei filosofi del passato, sulle dottrine che non stanno in piedi, e tanti pensieri di una volta, modi di pensare sbagliati, svanivano… e mi trovo così la mattina, ad attendere che la giornata lavorativa inizi, e non ho neanche voglia di leggere quel libro che ieri pomeriggio mi teneva tanta compagnia, quel libro di short stories horror, che nella loro semplicità volevano dire tanto, come quei racconti sui vampiri, o sui fantasmi, di spiriti di ragazze che cercando di intromettersi in nuove relazioni, o di quella ragazza morta che vampirizza con il suo ricordo la vita di un giovane, rendendolo depresso e facendolo stare male, e quanto vedevo Alina e Leida in quelle storie, e quella storia senza senso con Marina… lei non si è più fatta sentire, e neppure io, non mi va di andare a vedere film russi con lei, a Milano, e non mi va neanche di trovarmi una ragazza, adesso come adesso, mi basta il ricordo di Isabella, e il pensiero di aver perso Leida mi fa stare meglio, mi libera, come altre volte aveva già fatto… non mi va neanche più di sentire troppe canzoni albanesi, dopo che Gentian si faceva sentire dall’Albania con l’intenzione di mettere su un’altra officina, ci chiedeva delle vacanze, della famiglia, ma alla fine si diceva che nessuno aveva voglia di andare in Albania quest’anno, e Rudina non ha più risposto, e sarebbe anche ora di finirla con questa storia, anche se la vaga idea di tornare in Albania per lavoro c’è, e la cosa positiva di tutto questo è che mi dovrei preparare ad un simile viaggio, ad una simile permanenza là di qualche settimana o qualche giorno, e non mi va di sembrare depresso o pensieroso, ma vorrei essere solo più vitale… depresso o pensieroso… come mi sentivo ieri quando accompagnavo mia madre al CPS per l’iniezione, e mi dicevano che sembravo pensieroso, no, gli dicevo, sono solo addormentato, devo rimettere a posto il ritmo circadiano, smetterla di dormire dopo pranzo, cercare di stare sveglio, ed evitare strani modi di pensare che non quadrano, che sono solo fantascienza e interpretazioni sbagliate di filosofie sbagliate… e poi devo anche smetterla di ricadere nell’errore di sempre: cominciare a pensare di fare altro quando c’è poco da fare in officina, perdermi nei pensieri letterari e filosofici e linguistici quando c’è poco da fare, sperare in altro, in altri lavori quando non c’è molto da fare, e far così iniziare deliri su deliri, pensieri che non portano da nessuna parte, anche se ieri mi dicevano sempre la stessa cosa: “Prova a cercare lavoro con la laurea, prima o poi troverai qualcosa…”… il solito errore, perdersi in lavori e mondi altrui, il solito giro di tentativi e riflessioni, la solita frustrazione per non trovare niente di nuovo, nient’altro, modo di pensare che mi manda a male, mentre qui devo solo stare concentrato e fermo sul pensiero dell’officina, e tutto il resto confinarlo soltanto a momenti di tempo libero, libero di leggere e guardare film… film… che stupido che era quel film che ieri mi guardavo: “Dune”, film culto, certo, ma noiosissimo e lento e senza senso, il solito giovane destinato a diventare il messia della situazione, a liberare i pianeti e la galassia, a portare la pace e sconfiggere i nemici, a sposarsi con la bella di turno, a vendicare i torti di chi gli ha fatto male, trama scontata, film lento, troppo esplicativo, senza climax, senza complicati intrecci, in un inglese farfugliato e sussurrato che si faceva fatica a capire, dalle battute neanche troppo originali, un inglese che mi dava tanto fastidio quasi come l’olandese della sera di quella televisione, che poi spegnevo… e non so neanch’io perché in questi giorni mi è tornata la voglia di lingua olandese, forse perché con l’albanese, il tedesco e il russo ultimamente avevo esagerato, o forse perché a furia di leggere in inglese sono sempre più affascinato dalle vocali e dai suoni sporchi, ed è tutto una mania sonora, che so dove porta, di solito, al caos della mente, al disorientamento, tra tutti quei suoni alieni, e non ho più bisogno, come una volta, quando andavo in università, di fare “risciacquo linguistico”, perché adesso non so più immerso in lingue straniere come quando frequentavo quei corsi, e, adesso come adesso, penso che troppe lingue straniere disturberebbero la semplicità e la concentrazione sul lavoro, dove si parla solo italiano, o al massimo in dialetto, e non ho voglia di disorientarmi di nuovo, così come con le lingue, così come nella questione del lavoro e delle tipe… e lontana è ormai l’idea di andare in Inghilterra, così come quella di lavorare da volontario in qualche centro culturale, e spero solo di far chiaro tutto questo nella prossima visita: non mi va di disorientarmi di nuovo… e chissà perché, però, avrei voglia di leggere qualche notizia in olandese, distrarmi un po’, come l’altro giorno facevo con una decina di notizie in albanese, ma non mi va più di pensare di scappare in Olanda a fare chissà quale lavoro, emigrare e vivere all’avventura, ora che so che l’unica sorte che mi aspetterebbe sarebbe quella del cameriere o del barista, di cui non ho neanche esperienza, e di certo a trent’anni non mi prenderebbero così, con il mio modo di fare, le mie lingue stentate, il mio atteggiamento assente e poco collaborativo, e mi devo solo rendere conto di qualcosa: le lingue non le so, punto, le so leggere, ogni tanto, qualcuna, ma parlarle e farle mie non mi va, così come mi danno fastidio troppe parole straniere che non si capiscono, come quel film di ieri, come quella televisione di ieri sera, e se ho voglia di notizie è solo perché ci si mette un attimo a leggerle, e non richiedono molta riflessione o concentrazione, è solo un modo come un altro di far passare il tempo, nell’attesa di cominciare a lavorare, e le vere letture sono quelle di romanzi e saggi, e il resto è tutto passatempo… al diavolo il dottore che mi parlava delle lingue, mia vera passione, da portare avanti, della letteratura, della filosofia, no! Non so scrivere, non ho concentrazione, non ho idee, e se leggo qui è là è solo per riordinare la mente, per mettere a posto certi miei vissuti, ma di guadagnare con le lingue, la filosofia, la letteratura, non fa per me, è tutto solo un grande passatempo, e niente di più…

Pensieri liberi, Riflessioni, Sogni, Visioni

Un sogno moldavo…

E mi trovavo in un luogo sperduto, grigio, ai margini della periferia, con il cielo pieno di pioggia, tra appartamenti e casermoni che sembravano usciti da un film sovietico, nella città di Chisinau, e mi mettevo a camminare su delle lunghe scalinate, che salivano verso non so quale altezza, di fianco ad un palazzo, e la salita era difficoltosa, io, con il fiato corto, che cercavo di star dietro alle persone che salivano su quell’altura, e non sapevo più chi ci fosse a farmi compagnia, se Marina, Diana la moldava, o la prof ucraina di russo, Liana, e mi trovavo come a sorvolare quel palazzo, quelle scalinate, la scalinata interna di quel palazzo che ospitava diverse famiglie, e ad un certo punto, da quei balconi grigi compariva Pyotr Poroshenko, che arrivava in quel palazzo come salvatore, solo per atterrare su un largo balcone dove l’aspettavano un gruppo di mafiosi russi, pronti a fargliele vedere, a riempirlo di botte, e la visione terminava lì, con Pyotr Poroshenko che si sdraiava a terra e le decine di mafiosi russi lo cirondavano… la visione cambiava e continuavo il mio viaggio sulle rampe di quelle scale interne, e nel sogno la visione del volto di Diana la moldava mi guidava, io, alla ricerca di non so cosa, non so chi, e mi vedevo scendere quella scalinata di fianco al palazzo, solo per ritrovarmi su un lungo viale lastricato di grosse pietre, un altro viale che scendeva e poi risaliva, verso una scuola, e camminavo a lunghi passi verso quella scuola, su quella strada di pietre, e ad un certo punto vedevo comparire dalla scuola Liana, che camminava a lunghi passi decisi verso di me, e diceva: “Lo so anch’io…”, e non sapevo a cosa si riferisse, e mi passava di fianco, mentre mi sembrava di essere ora accanto a Diana la moldava, che mi voleva guidare in quel mondo grigio post-sovietico…

E mi svegliavo così, l’altra mattina, pronto ad affrontare una nuova giornata di lavoro, visto che ormai tutt’altro non c’è, tutte le altre cose sono barrate, lasciate nel dimenticatoio del tempo libero, e non c’è più da inventarsi niente, cosa fare, cosa non fare, non più scervellarsi per far valere quella laurea, lasciarla libera così, per leggere e al massimo per scrivere, il giorno che sarà, qualche racconto, mentre il sogno di emigrare in Inghilterra si scontra sempre con la sorte di cameriere o facchino che mi toccherebbe, e tutte le altre cose sono barrate, lasciate libere di scorrere solo nel tempo libero, tra una lettura e l’altra, senza scervellarsi più sul cosa fare…

E mi torna in mente Leida, in questi momenti, l’ultima volta che potrebbe essere stata davvero l’ultima volta, dopo tre anni, una sorta di liberazione, con il suo sguardo e il suo volto e la sua immagine mentre le davo quei suoi due pacchetti di Marlboro Touch, che la storia può anche finire, e si può essere liberi di concentrarsi sul lavoro, investire veramente in questo, e non disperdersi più…

E così comincia la mattinata, che vorrebbe essere fatta di racconti di fantascienza o di orrore, di notizie d’altrove, o di non so cosa, nel più puro piacere del tempo libero, e ancora una volta devo dare torto a Barre, che qui non ha niente da perdere, io sì, e le sue idee giovanili di scappare non stanno né in cielo né in terra, e ora come ora solo il pensiero del lavoro e dei soldi mi fa stare in riga, divide il tempo del dovere da quello del piacere, in una visione semplificata della giornata e dell’esistenza, dove almeno c’è la sicurezza del lavoro, e la sicurezza del tempo libero da investire come meglio credo, e il tempo libero è sempre meglio che sia scarso, per non perdermi troppo in letture e visioni che mi fanno andare a pescare i pensieri e i ragionamenti più strani del mondo…

Non so se questa domenica e questo sabato uscirò con gli amici cinesi, o con quelli italiani, per ora non ne ho voglia, non vorrei farmi portare via da discorsi altrui, dopo l’equilibrio che finalmente ho trovato, e non mi va di disperdermi ancora, e così comincia forse la mattinata, la giornata, pieno di voglia di sfruttare quel poco tempo libero che ho, senza sognare più mondi e lavori utopici, le lettere sono ancora mie compagne, a tempo perso, e neanche l’accettazione di amicizia su LinkedIN della relatrice giovane e bionda di russo riescono a distogliermi da questo nuovo equilibrio, va bene così, con il lavoro, con il tempo libero, e la giornata può anche iniziare…

Pensieri liberi, Riflessioni

Voi che di me raccontate cose che non corrispondono! 

Vaffanculo! Ancora una volta! Il dottore e i suoi consigli da strizzacervelli! Il suggerimento di quell’amico di scappare da qui e andare in Inghilterra, da qualche parte, perché ovunque è meglio di qui, ma dove? Parlare ieri sera al telefono con quell’amico di una volta, vai altrove, come hanno fatto in tanti! Cosa hai da perdere? Luca non è andato via, non ci ha provato a inseguire la carriera con la chitarra, diceva che con la musica non si campava, e Marcello è andato in Inghilterra ma poi è tornato, perché? Loro qui avevano una casa, avevano la prospettiva di un lavoro, uno nell’informatica, l’altro nelle assicurazioni, insomma, avevano qualcosa, non il niente di quell’amico che vive nelle case popolari in affitto e progetta ogni giorno storie e fotografie da presentare nel mondo dello showbizness, sognatore folle? Forse… E mi facevo imbambolare dalle sue parole di ieri sera, vai altrove, vai all’estero, tu che le lingue le sai! Un po’ come il dottore, spero che a ottobre mi dirà che sta per partire per la Russia, o per altrove… ma partire dove? Per dove? E oggi andavo in quell’agenzia per trovare lavoro in Inghilterra, e già sul tragitto ci ripensavo su, mentre leggevo quei racconti di fantascienza in inglese, io le lingue non le voglio parlare, io le lingue non le voglio sentire sul lavoro, all’estero, io le lingue le ho studiate solo per leggere e avere informazioni in più, per motivi filosofici e di conoscenza, per non incancrenire il cervello, per godermi i film e i romanzi in lingua, le notizie di altrove, altroché imparare a parlare o lavorare! E al diavolo anche tutti quei pensieri, vivere in ostello, con gente che non conosco, animali, gente che pensa solo alla pancia, convivere con i giovani, i ventenni, quando io ho trentanni suonati, stare là all’estero senza poter leggere, guardare film, avere un attimo per sé, senza la prospettiva di ragazze come Alina, come Leida, senza nessuno, trasportato via dal mondo del lavoro, e che lavoro… sì, andavo in agenzia e sapevano solo offrirmi lavori da cameriere, facchino, barman, stiamo scherzando?!! Certo, poi mi dicevano che lì potevo trovare il lavoro che volevo, se me lo cercavo, e utilizzare i loro ostelli, ma andare in Inghilterra per fare che cosa? Cosa me ne faccio della laurea, questa grande illusione su cui operatori ed educatori continuano ad insistere? Non me ne faccio niente, mi serve solo per capire meglio cosa leggo e le cose di cui mi informo, le cose che coltivo, ma non mi interessa di certo parlare del più e del meno in un’altra lingua, o sul lavoro, quella gente mi ha proprio capito male, e al diavolo i loro discorsi di andare all’estero, di imparare a parlare, di offrirsi come volontario! Vaffanculo! Loro e i loro discorsi che fanno più male che bene, e già me ne accorgevo andando verso quell’agenzia, sarebbe stato un pomeriggio perso, o forse guadagnato per capire di più quello che voglio: soldi, un lavoro che non mi strizzi il cervello, il tempo libero per coltivare filosofia, lingue, letteratura, un tempo tutto per me! E al diavolo i loro consigli, il valore della laurea, le qualità che loro mi attribuiscono: parlare in lingua, conoscere bene la cultura, la letteratura, ma chi ce le ha queste capacità? Loro si immaginano cose che non sono, hanno tutti una falsa idea di me, e ogni volta mi faccio imbambolare dalle loro parole su di me, che non mi corrispondono! E allora sì, è servito a qualcosa questo pomeriggio all’agenzia, capire me stesso, i miei desideri, le mie passioni, il senso di libertà che coltivo, nel tempo libero, e la voglia di non perdermi più in elucubrazioni di andare chissà dove, di sognare altri luoghi che non esistono, una vita giovanile che ormai non fa più per me, le lingue da parlare che non ho neanche voglia di parlare in italiano, figuriamoci in inglese o in russo, vaffanculo! L’unica cosa che mi rimane, che coltivo ancora è la lettura, lo studio, non importa in quale lingua, la visione di film, ancora una volta per studio, come se dovessi un giorno scrivere qualcosa, inventare qualcosa io, un racconto, un soggetto, un film, qualcosa così, anche se poi so che neanche questo è vero, studiare mi serve solo come autodifesa, diceva Woody Allen, solo per capire meglio il mondo, per non farmi fregare da discorsi, da altre ideologie, da storie di ogni genere, un meccanismo di difesa per non essere imbambolato ancora, come lo sono stato in questi giorni, dai discorsi altrui… e tutto quello che ho fatto, scrivere al centro russo, andare in agenzia inglese, era tutta una specie di esperimento per verificare la mia tesi: quella gente diceva cazzate, io non corrispondo al racconto che loro si fanno di me, punto! E sono stufo di pensare e scervellarmi, come quello strizzacervelli ogni volta fa, che non gli va mai bene niente, che io lavori con mio padre e Marco, che non utilizzi la laurea, che mi continui a vedere con quelle ragazze, e la dieta e tutto il resto, e le medicine, e la religione, e tutte storie da strizzacervelli, che fanno più male che bene, e meno male che dovrebbe essere gente che ti aiuta, come quell’altra educatrice che più di altri casini non ha fatto! Che vadano al diavolo! Loro e quegli amici che di me non sanno niente, perché io non ho mai svelato niente di me! Sono stufo di seguire la loro linea di pensieri, i loro ragionamenti, me ne fotto, una volta per tutte, e lo ripeto, le lingue a me servono solo per leggere altra roba, staccarmi dall’Italia e da questo mondo chiuso su stesso, questo mondo rappresentato dalla lingua che lo circoscrive, le lingue a me servono solo per espandere i confini della conoscenza, e del resto non mi importa niente, altro che parlare e capire persone altrui, andare all’estero, per che cosa? Quando i miei soli interessi si concentrano su libri, film e notizie, e tutto il resto è un di più senza senso? E poi, a pensarci bene, ci perderei andando all’estero, qui bene o male ho un lavoro con mio padre e Marco, le prospettive di guadagno ci sono, e non mi devo sforzare di parlare chissà quale lingue, di sapere chissà che cosa, e lo stress è limitato all’anarchia del programma della giornata, che non si sa mai cosa si fa il giorno dopo, tutto qui, e poi ho il tempo libero, il tempo libero per conservare i miei interessi, ma quella gente questo proprio non lo capisce, e mi vorrebbe forzare chissà verso cosa, chissà verso dove, e sono stufo, stufo ancora una volta di tutta questa gente e dei loro consigli che di me non hanno capito niente! Sono stufo! E ora non mi va più di pensare! Al diavolo i centri culturali, il volontariato, l’andare all’estero! La giornata è giunta al suo termine, lasciatemi leggere in pace, ascoltare la musica, lasciatemi fare la mia camminata serale e non rompetemi più i coglioni con le vostre storie, voi che di me raccontate cose che non corrispondono! 

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

Per quelli che non sanno come funziona il mondo…

E bastava solo una notte per rendersi definitivamente conto dell’irrealizzabilità di quell’idea nata da educatori e compagnia bella, non esiste nessun centro culturale dove fare il volontario, perché il mondo non funziona così… prima di tutto una laurea ce l’hanno tutti al giorno d’oggi, ed è dagli anni ’60 che il titolo di laurea si è svalutato, con l’università che si faceva di massa, aperta a tutti, pronta a soddisfare tutte le esigenze di quei giovani sognatori che avevano ancora voglia di prolungare il mondo scolastico, una sola laurea al giorno d’oggi non conta niente… e inoltre non me la sento e non me la sentivo, e vivo invece questa liberazione dalla Russia come manna dal cielo, come un’entrata nella terra promessa che mi libera dal faraone che per troppo tempo mi aveva tenuto nelle sue grinfie: il mondo russo… e mi sveglio così, pieno di vita e di libertà, consapevole del fatto che non ci sarà nessuna risposta, che quel progetto non nato neanche da me era solo un castello nell’aria di chi queste cose non le comprende, chi sono io per propormi come volontario, quando ci sono centinaia di studenti e studentesse più bravi e volenterose di me? Perché chiedere di andare in Russia quando non ho neanche i soldi, non ho neanche la voglia di confrontarmi con altri giovani russi e russe, quando già Marina ha affossato ogni mio sogno, una volta e per tutte? Altro che la delusione per Alina, certo, anche questo c’entra, ma non è tutto, la sola idea di ritornare tra libri russi, in quella cultura, in quell’ambiente universitario mi soffoca, e mi ha già fatto rivivere in piccolo gli incubi durati tutta la fine dell’anno scorso, prima della laurea, non vedevo l’ora di liberarmi dalla Russia, da quella tesi, da quel mondo, e me ne sono accorto ieri notte, quando ho rivissuto in piccolo tutti i miei pensieri di allora, guai a ritornare nella mania russa! Altro che iscriversi o prepararsi al dottorato! Chi riuscirebbe a seguire un progetto, un’ipotesi, qualcosa da seguire sette giorni su sette, otto ore al giorno o di più? Sono stufo della Russia, delle idee fisse, e quella gente proprio non vuole capire che ormai con la Russia c’è il disamore, e inutilmente continuano a dirmi: “Segui qualcosa che ti piace, vai in un centro culturale, vai a fare volontariato all’università della terza età, a insegnare cultura russa!”, ma in che mondo vivono?!! Innanzitutto la Russia non mi piace più, la lingua russa la parlo a stento, e oltre le conoscenze degli anni di università di quella cultura non so niente, in Russia non ci sono mai stato, e non ho intenzione di andarci, e chi sarei io per propormi come volontario? Nessuno, o forse solo uno dei tanti ex studenti, e questo la prof lo sa bene, come saprà bene come tanti studenti a volte avranno delle crisi di nostalgia e vorranno ritornare sui propri passi universitari, solo per rendersi conto che quel ritorno al tempo perduto è un errore… e a questo punto non andrò nemmeno a quell’open day, dove in fondo l’unica cosa che propongono, alla fine dei conti, sono solo corsi in lingua russa, corsi di conversazione, che non portano da nessuna parte, ti fanno spendere dei soldi e assomigliano tanto alla scia di coda dell’università, di chi ancora non si è arreso e non si è reso conto che con un po’ di cultura così e una lingua conosciuta scolasticamente non portano comunque da nessuna parte… è finito il fascino del comunismo, il comunismo come la fine dei tempi, il mondo messianico, è finita l’illusione di parlare con una ragazza russa, di avere una storia con lei, di parlare in russo, per questo c’è già stata Alina, e riesumare quelle sensazioni con Marina non è servito a niente, tutto nasceva da un’attrazione erotica sperduta per quella ragazza russa di una volta, Katia, ma questa scia ha ormai fatto il suo corso… e sono così libero, libero dalla Russia, dalle incombenze da studente e da laureato, dalla mania russa, e mi sento finalmente libero di perdermi e ritrovarmi in altre lingue, in altre culture, in altri libri, in altri film, come puro consumo culturale e di intrattenimento, senza dover niente a nessuno, senza dover scrivere saggi o research papers per nessuno, dopo gli anni di studio torno ad essere un semplice consumatore di prodotti culturali, e niente di più che questo… e sono stufo di sentirmi dire che ho finito bene gli studi, che meriterei qualcosa di più, che dovrei far crescere i miei studi e i miei interessi, le mie passioni, no! E’ un po’ come ieri sera quando mi allenavo, puoi essere convinto di star facendo bene ginnastica, di far esercizi difficili, ma rimani comunque rinchiuso in casa tua, convinto di essere chissà chi, quando sei solo una rana che non è mai uscita dal pozzo, che non gli va di confrontarsi con gli altri perché saprebbe che in fine dei conti sei solo una specie di nerd di libri, lingue e film, e sai bene che è tutto solo un modo per passare il tempo, per divertirsi, per svagarsi, e che da queste cose non nasce niente… basta aprire il quotidiano della domenica, l’inserto culturale, per capire quanto è vasto e complesso il mondo, che la tua laurea non vale niente, neanche i tuoi sogni di una volta di scrittorucolo, che non riuscirà mai ad aprire una vera e propria storia, e finirla, perché non ha niente da dire, e tanto meno saprebbe come dire qualcosa, anche se avesse un’idea… e alla fine è tutto politica, anche la letteratura, i film, la cultura, è tutto un ambiente che si muove sotto messaggi ideologici, culturali, politici, e te non hai la voglia, né hai la stoffa di metterti in gioco, servirebbe una mentalità un po’ ottusa, fissata con le proprie idee, convinta di poter dire qualcosa, che ci crede alle proprie illusioni, ma te sai che è tutto un’illusione e il mondo della cultura, così come quello della politica, è solo arte dell’inganno e delle menzogne, a cui troppa gente ancora crede… non mi va più di entusiasmarmi per niente, solo per poi scoprire che era tutto una visione cristallizzata, immobile, che pensava di poter spiegare tutto, mentre era solo uno dei tanti sogni che costellano la mente, una delle tante illusioni, una delle tante fiction dell’anima che non porta da nessuna parte, e dopo l’apocalisse di dicembre-gennaio sono stufo di questi ritorni di fiamma verso le illusioni… cosa rimane? Rimane ancora la voglia di perdersi in consumo culturale, tutto qui, per non far incancrenire la mente, per tenersi aggiornato, ma sono lontano dal proporre qualcosa io stesso, da commentare e criticare gli altri, da conoscere bene le altre cose del mondo, no! Sono libero ora di perdermi dove meglio credo, senza capi, senza obiettivi, senza scopo, così come viene, in pura libertà, senza dover niente a nessuno, senza dover spiegare niente a nessuno, la cultura come puro consumo, tutto qui… e non mi interessa neanche leggere quegli articoli dove dicono che bisogna saper bene le lingue, che ai colloqui di lavoro ti possono tranciare la carriera se le sai male, altri articoli che ti dicono che bisogna scappare dall’Italia, che altrove c’è lavoro, e tutte queste cose, e gli intellettuali, e la cultura e il lavoro, non mi interessa! Lasciatemi fuori dai giochi, che io non ho intenzione di entrarvi, né voi avete intenzione di farmi entrare, lasciatemi così, vivere la mia vita senza di voi, senza macchiarmi di giochi di potere e di influenze, di visioni culturali, di servire altri parlando altre lingue, di conoscere il mondo, di studiarlo come vorreste voi, no! Non fa per me, mi tolgo dai giochi così come voi mi avete tolto dai giochi, non mi va di servire nessuno, non mi va più di credere alle vostre narrazioni, che si deve lavorare, fare un lavoretto saltuario e seguire le proprie passioni, i propri interessi, qui è passata l’apocalisse, dove altre volte era già passata, e nessuna idea può portarmi via, ormai non credo più a niente, non credo più ai vostri discorsi, non ci credo più, e sono stufo anche di sentire gente che a certi discorsi ci crede, e vorrebbe consigliarti di finire nel mondo delle illusioni, il mondo non funziona così, nessuno ha bisogno di volontari, io non ho bisogno di loro, la laurea non vale niente, le lingue non le so bene perché in fondo non le ho mai volute parlare, il mio rimane solo una questione estetica e di piacere, di svago: leggere in altre lingue, stop… non cercate di ingannarmi ancora, di ingannarvi anche voi, avevo già intuito come andava il mondo, e quella mail di ieri è solo servita a confermare le mie intuizioni, e sarò solo contento di dire ad educatori e gente varia che loro si sbagliavano e avevo ragione io: le tue passioni non valgono niente, la gente te le soffoco, e anche se sapessi qualcosa tutto questo è solo una goccia nell’oceano, e non c’è via d’uscita, se non la via della libertà, di liberarsi da quei vecchi sogni, da quelle vecchie passioni, e se ne esce solo dopo un’apocalisse dell’anima, dove finalmente ti risvegli al mondo, come un illuminato, e ti rendi conto della falsità del tutto, dei tuoi sogni, di ogni mondo che ti eri creato e nel quale vivevi, dell’inconsistenza delle tue passioni e dei tuoi interessi, e non c’è discorso che possa salvare, anche quelli sinuosi e suadenti di chi ti sprona ancora a credere in te stesso, nei tuoi studi, quando non c’è assolutamente niente da fare… sì, l’università è stata un bel periodo di inganni ed illusioni, un nutrimento infinito di sogni, che sono crollati su se stessi di fronte alla realtà del mondo, e questo l’hai capito nei tuoi viaggi infernali, nel mondo dei morti, nel nero della depressione, che però alla fine ti ha risvegliato e ti ha fatto comprendere quel mondo che hai sempre detestato, e che continui a detestare, per studiare servono soldi, convinzione, una qualche specie di mania e idea fissa, ci vuole ambizione, così come nel mondo del lavoro, bisogna saper proporsi, sapersi vendere, avere la faccia tosta, entrare nei meccanismi del mondo che hai sempre rifiutato, e tutto questo non fa per te… e allora me ne frego, continuerò a vivere così come viene, finché si potrà, lavorando ogni tanto con mio padre, con Marco, l’ultima spiaggia, il mondo vero, quello dei più, dei reietti, degli sconfitti, di chi non ha la faccia tosta come in quel mondo di intellettuali, studiosi, mezzi politicanti, professori, è un mondo che non fa per me, un mondo che vende sogni e illusioni, che non ti permette di passare dalla loro parte anche quando vorresti, non sono organizzazioni di beneficenza, e lì le logiche di mercato più le logiche politiche escludono tanta gente, e ti fanno vedere come va il mondo, non stiamo qui a prenderci in giro, per favore, il mondo non va così come pensano quegli educatori e gente varia, e avevo solo bisogno di una conferma, una conferma che arriverà proprio perché non ci sarà risposta, alla fine avevo ragione io, e sarò contento di dirglielo, a quella gente lì, che si sbagliava, su di me e sul mondo, e che l’unica via non è neanche chissà quale regolamentazione del lavoro, del mio lavoro, delle mie occupazioni, scappare chissà dove, far fruttare la laurea, no, l’unica via è la libertà da quel mondo che mi sono lasciato alle spalle, libero di perdermi nel consumo culturale, senza aspettative ed obiettivi, con la cultura non si campa, dicevano, è vero, ma almeno serve ad orientarti nella vita, e non mi interessa di lavoro regolamentato, paesi stranieri dove fuggire, lingue da parlare, crediti pensionistici, aspirazioni accademiche, no, lasciatemi vivere libero, e non intralciatemi più con le vostre visioni che non sanno come funziona il mondo…

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

NO! IO NON VOGLIO!

Vaffanculo! Chi me l’ha fatto fare di ricontattare la relatrice della tesi di russo per sapere di collaborazioni, viaggi in Russia, dottorati, vaffanculo! Lei, la Russia e tutta quella gente che mi dice di ridarmi alle “mie passioni”, ai “miei interessi”… da un anno ormai, e forse di più, la Russia non mi dice più niente, e non ne posso più, così come non ne potevo più già un anno fa, e non so come non siano riusciti ad accorgersi di questo mio odio viscerale per questo paese, nonostante Alina, nonostante Marina, nonostante la tesi, nonostante oggi mi mettessi a leggere il romanzo di Pelevin in russo… vaffanculo! Quando mai ho mandato quella mail alla prof, che spero proprio non risponderà, così come è giusto, cosa diavolo vuole uno studente mezzo rincoglionito? Che si cerchi la sua strada, con o senza Russia, la nostra non è un’organizzazione di beneficenza o un’associazione che aiuta i malati di mente, che quello studente si faccia i fatti suoi, e sarà meglio appunto che neanche mi rispondano… sono stufo, stufo di essere tirato di qua e di là dai consigli altrui, dalle parole altrui, che mi mandano sempre fuori pista, stavo così bene nelle mie letture di puro piacere, nella mia ricerca senza scopo di lettere e storie, e ora ci mancava solo questa, che mi mettessi a ricontattare i prof di una volta, come per rievocare un passato che non c’è più, che era bello solo finché c’era Alina, finché c’era Eugenia, ma poi, dopo anche il ricordo sbiadito di Katia, non c’era assolutamente più niente… ed è giusto così, forse, mandare questa mail per farla finita una volta per tutte… mi ha scaricato Leida, mi ha scaricato Marina, mi hanno scaricato quelli del centro diurno e del cps, mi ha scaricato la barista marocchina, mi ha scaricato Rudina, e mi ha scaricato a prima vista Manuela, e non ci sono parole che mi possono confortare, neanche quelle del CD e del Cps, che mi dicono di seguire le mie passioni, quali passioni?!! Quali passioni?!! Se tutte le passioni di una volta sono morte, sono morte così come è morto il mio vecchio blog, tra la fine dell’anno scorso e l’inizio di questo, rivedendo Alina, dopo un anno, e capendo che tutto era un’illusione, i miei studi, le mie passioni, e ci mancava questa gente che si introducesse nella mia anima intima per farmi perdere la strada, e ora sto più male di prima, altro che gente che deve aiutare e curare! IO NON VOGLIO! NON VOGLIO ritornare a occuparmi di Russia, a scervellarmi per parlare in inglese e in russo, IO NON VOGLIO! Non vedevo l’ora che finisse l’università e finalmente è finita e ora cosa mi consigliano? Ritornare tra le grinfie di chi mi aveva affossato l’anima con quegli studi?!! Non se ne parla proprio! Sono stufo anche di questo mio stato d’animo, tra il depressivo e il frustrato, e magari fossi depresso! Potrei dormire tutto il giorno, senza fare niente, ciondolarmi nei miei pensieri suicidiari, e mandare a quel paese il mondo intero, e togliermi dalla vita una volta per tutte, dalle sue preoccupazioni e dai suoi inganni, e invece eccomi qui, ad aspettare una qualche mail, una qualche visita a qualche open day di lingua russa, qualche chiacchiera a chissà quale centro per farmi dire che l’unica cosa che dovrei fare è andare in Russia a mie spese e continuare a studiare, con quali soldi? E perché poi la Russia quando tutto era nato da quella ragazza, Katia, che di danni all’anima ne ha già fatti troppi, così come Alina e Leida, e non rimane più niente, non rimane più niente, IO NON VOGLIO parlare le lingue, non voglio più occuparmi di cultura e storia e lingue, IO NON VOGLIO!!! E chi mi consiglia che cosa?!! Che cosa?!! Ritornare all’inferno?!! Che ci vadano loro in Russia! Che vadano loro a fare i volontari non pagati per qualche centro culturale! Mi ero acquistato la libertà con la fine dell’università e dovrei forse tornare in prigionia? Come gli ebrei fuori dal deserto che rimpiangevano la schiavitù? Non scherziamo! Non scherziamo! E’ già bastata questa mail a farmi capire tutto, questa mail che non avrà risposta, così come non ci sarà nessuna mia partecipazione all’open day di quell’associazione, non ci sarà perché la strada per la Russia, nella mia anima, è sbarrata per sempre! Dopo l’inferno di dicembre dell’anno scorso, dopo la fine, che già questa mattina nei miei incubi vedevo di cose da imparare a memoria, parti e fogli come un esame universitario, da imparare a memoria e recitare! Incubo! Incubo! Incubo! Non se ne parla proprio di tornare all’inferno! Non se ne parla proprio! IO NON VOGLIO! Lasciatemi vivere così, la mia vita, senza intromettervi, voi e i vostri consigli per quelle ragazze, voi che vi immaginate passioni che non sono mie, nonostante l’apparenza e gli studi, io con la Russia ho chiuso! Una volta e per tutte, e così con le lingue! Rimane solo la voglia di leggere un libro in lingua, vedere un film in lingua, una volta ogni tanto, per pura distrazione e divertimento, ma non chiedetemi di lavorare o fare il volontario in queste cose, non fa per me, e non è da me che nasce questo desiderio, impostomi da altri! IO NON VOGLIO! E la giornata va ormai avanti così, con questa pioggia che forse mi toglierà la voglia di fare la mia camminata serale, questi libri che sono diventati pesanti e illeggibili, questa musica che non mi dice più niente, Leida che oramai non mi eccita più e non mi dice più niente, tutti mi hanno scaricato, e forse è quello che volevo, sotto sotto, essere libero, perché IO NON VOGLIO più avere a che fare con quel mondo che mi sono lasciato alle spalle, e non saranno discorsi altrui, di chi non mi capisce, a rispedirmi all’inferno! NO! IO NON VOGLIO!