Ispirazioni, Pensieri liberi, Poesie, Riflessioni, Visioni

Il tempo…

C’è un tempo ciclico
e c’è un tempo lineare
non affrettarti
là dove c’è tutto il tempo del mondo
c’è un tempo ciclico
quello dell’anima che si carica e si scarica
non cercare quello che non ci può essere
nel tempo sbagliato
non forzare il corso del tempo
il corso delle cose
il tempo ciclico
di creazione, distruzione e ricreazione
come la trimurti indiana
Brahma, Shiva e Vishnu
il tempo ciclico
che non puoi forzare
salvo incappare
nell’hybris divina
e nello sconquasso della mente
non c’è divisione tra mente e corpo
tutto è uno
ahad
l’unità dell’anima
e dei vecchi mondi
creati, distrutti e ricreati
ne porti le tracce
in quel tempo lineare
che scorre nel passato
per rivsionare
creazione, distruzione e ricreazione
e c’è un tempo lineare
per sempre lanciato in avanti
quando alla fine dei giorni
un senso sarà rivelato
non puoi vivere nell’eterno presente
di tutte le pulsioni
di tutta l’alchemia cerebrale
che ogni tanto va in tilt
rimpallato qua e là da contrastanti pensieri
sappi temporizzare il mondo dell’anima
e indicare bene ad ogni cosa
il suo tempo
tra l’eterno ciclo
di creazione, distruzione e ricostruzione
e l’incedere incessante e infinito
del tempo
di cui tu non sei che una forma
tra le mille disponibili su questa terra
in quest’epoca
in questi luoghi
che non puoi rimuovere o rinnegare
figlio del tuo tempo
come tutti
non avere più fretta
non dividere più il tempo
tra un tempo del lavoro
e un tempo del divertimento
un tempo del relax
un tempo dell’esaltazione
è tutto un continuum
infinito
e unico
ahad
e non c’è fretta
non c’è niente da affrettare
impara ad aspettare
e a non dividere più l’anima
in diversi tempi
sclerotizzati e schizofrenici
impazziti
di pulsioni
e sensazioni
tutto continua
tutto è un’infinita unità
che non può più perdersi
dietro a pulsioni istantanee
e non temere più
oggetti e amuleti e rimandi di immagini
che rimandano ad altri tempi
ad altri modi di pensare
a ricordi che vorresti cancellare
a intelaiature strane dell’anima
salva sempre il buono in te stesso
in quella tua anima
che è al di là dello spazio e del tempo
e non farti incanalare
nel tunnel
di attività suadenti
ma ingannevoli
che stressano la tua energia
come quel portale dei mondi
che vorrebbe portarti via
l’anima
c’è sempre una continua unità
nell’esistere
in ogni luogo
in ogni tempo
al di là di ogni fenomeno
contingente
che appare là nel mondo
l’anima si smuove
e impara a stare quieta
anche in mezzo agli altri
tra tutti i cambiamenti
di suggestioni
che si evocano in te
nel corso del tempo e della giornata
impara a non dividire più i momenti
ma a vivere
in un continumm infinito
senza variare la tua anima
secondo come gira il tempo
come girano le lancette dell’orologio
rifletti sul tempo
e troverai l’eterno ciclo
e l’eterna linea
e c’è un mondo al di là
delle cose che puoi sapere e che puoi leggere
con le quali a volte ti perdi
come un bulimico
di letture
un autistico di lettere
la vera comprensione
avviene soltanto nella calma
nel tempo dell’assimilazione
di tante verità
e stati d’animo
e tutto richiede tempo
anche solo per non far niente
e immagazzinare
le innumerevoli verità
non c’è portale dei mondi che possa salvare
là dove il mondo fenomenico
di immagini e parole
ha una sua fine
e si manifesta
per il suo carattere virtuale
c’è un mondo che puoi comparare
ad un muro bianco
niente al di là delle mura
niente al di là degli oggetti simbolici
che ti stanno davanti
o attorno
là dove tutti i fenomeni
si sospendono
e appaiono per quello che sono
senza didascalie dell’anima
e una voce che continua a commentare
e trovare differenze
e calcolare
là dove la voce
fa naufragio
in un mondo senza più parole
fatto solo di concetti
e immagini che si differiscono tra loro
nel corso incessante
del tempo lineare
nell’eterno ritorno di concetti
e strumenti di pensiero
che si completano tra loro
al variare dell’umore
della fantasia
della stanchezza e dell’energia
sia che tu sia da solo
in mezzo agli altri
in mezzo agli oggetti
o in mezzo a niente
al di là del tempo
al di là dello spazio
là dove s’arrestano i fenomeni e la voce
dove si sospende il tempo e lo spazio
solo per arrivare a quell’essenza
naturale della vita
che non ha più bisogno di niente
e di nessuno
immerso come nella luce
di una divinità
sconosciuta
e tutto si ricrea
tutto si distrugge
in questo eterno ritorno
nell’incessante continuum del tempo
nell’unità dell’anima
c’è un tempo ciclico
c’è un tempo lineare
non affrettare le cose
e ritrova te stesso
al di là della voce
e dei fenomeni
al di là
di immagini e parole
là dove una luce di una divinità
sconosciuta
ti invade

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Là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

Basta, non ce la facevo più, quei pensieri pseudo-teologici, che si confondevano con la fiction di tutte le divinità, Shiva, il distruttore dei mondi, e JHWH, i nomi divini, la trimurti tra creazione, conservazione e distruzione, non ce la facevo più a leggere in inglese quei racconti fantascientifici, mi buttavo giù, sul letto, mezzo sfatto da pensieri mezzi depressivi, e ascoltavo il silenzio… il silenzio e l’eterno errare dei pensieri tra tutte le divinità, là dove oggi chiamare mio fratello e fare qualcosa per gli altri, per i nipoti, non salvava, dava solo più pensieri, e mi perdevo, come mi perdevo nel primo pomeriggio in immagini succinte di ragazzine russe che ricordavano Katia, e dai pensieri del silenzio risorgeva l’immagine e l’eccitazione della ragazza romena senza nome… basta! Basta con quei pensieri religiosi che vanno in tilt, e aveva ragione Benito, è sempre la religione a fare casino, e mi immergevo nel desiderio e nel ricordo della romena senza nome, nel piacere infinito, e decidevo che non era tempo per riflettere e per leggere, ma avevo proprio bisogno di una di quelle, per lavarmi dall’ultimo ricordo di Leida, dall’ultima evocazione… e andavo a vedere se c’erano dei soldi in ufficio, e c’erano quei soldi che bastavano per comprarsi la notte… e uscivo, stufo di quei pensieri, stufo, e andavo avanti indietro pensando di trovare la ragazzina magrolina di fianco a Isabela, che vedevo l’ultima volta, ma non c’era… non c’era Isabela, non c’era Ana, non c’era Estrella, non c’era Alina e neanche le negrette, a parte la negretta di fianco ad Ana, ma le altre non c’erano, segno che questo periodo è davvero un periodo morto… c’era solo lei, la romena anche lei senza nome, dai capelli mori, dal volto che mi ricordava Valentina M., e poco alla volta sorgeva il desiderio, la voglia, dopo che oggi stavo in biblioteca e nessuna ragazza di quelle mi suscitava desiderio, tra quei giovani universitari ancora pieni di sogni e alle prese con un tempo alternativo, che non corrisponde alla vita vera… e facevo avanti indietro nella notte, indeciso se fermarmi o no dalla sosia di Valentina M., e facevo avanti indietro, sempre più indeciso, fin quando la voglia non mi prendeva, di toccarla, di godere con lei… e alla fine la caricavo, mi fermavo da lei e le dicevo le solite parole, e godevo del suo corpo, delle sue gambe, del suo fondoschiena, dei suoi seni che dicevano che erano piccoli, ma andavano bene lo stesso, su quel maglione bianco sui fuseaux neri, che esaltavano le curve delle sue gambe, e mi perdevo nel suo volto, di una Valentina M. ormai sui trent’anni, e godevo di quel suo servirmi con la bocca e con le labbra che tutti i pensieri in quel momento esplodevano per non tormentarmi più, in quel momento di puro godimento, voluttà e orgasmo… e godevo e godevo, di una goduria trash ma al tempo stesso estasiante, con quella sua bellezza rubata ai ricordi e alle somiglianze di una ragazza che non vedo più da decenni, e quel desiderio si realizzava e liberava la notte che non aveva più bisogno di preghiere, ma solo di bestemmie che sapessero di puttane, e liberavo tutti i pensieri, e me stesso, libero anche dal pensiero di Ana, che non c’è niente e nessuno a cui rimanere fedele, e la libertà nella sua forma più pura si manifestava, senza mistificazioni nate da internet e da quella stanza che comprime troppe idee e troppi pensieri, ed era una liberazione fumarsi una sigaretta dopo il godimento, dopo la liberazione, e accorgersi del mio essere troppo spesso rinchiuso in quella stanza, che non ce la fa più a sopportare le mie elucubrazioni e le mie divagazioni sotto forma di meccanismi di difesa religiosi che non stanno in piedi, e dovevo proprio arrendermi al mio ateismo, alla mia ricerca di piacere, al mio arrendermi di fronte a quei libri e quei testi di filosofia della religione che non hanno alcun senso, e rendermi conto della mia libertà, del mio ateismo, della mia visione liberalista del mondo, e non farmi più lavaggi del cervello nati da una stanza e da un monitor, da dei libri che fanno male, e liberarmi, liberarmi come mi libero ora con la musica e con l’alcol, e smetterla di far finta di credere, di inventarmi sistemi filosofici, sensi del mondo tra deliri e mistificazioni mistiche, là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

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Nei giusti equilibri della vita…

E fare un giro ancora dal Barresi, così, per scambiare due parole, dopo che il primo pomeriggio passavo in biblioteca a riconsegnare i libri… parole su parole, con il Barresi, su come Fizi a un certo punto si era rotto le scatole delle tipe, segno che anche lui ad un certo punto aveva assaporato l’ebrezza dell’hybris erotica, con tutte quelle ragazze conosciute su tinder, lo stesso che era avvenuto a me tra quelle troppe ragazze, tra Leida, Ana, Marina, Isabela, Olimpia, Manuela, troppe ragazze, davvero, troppe ragazze… e mi veniva da ridere in effetti, mentre nel pensiero avevo sempre Leida nei discorsi del Barresi, e ricordavo l’anno passato e l’incantesimo che lei mi ha fatto, che riveva ancora in questi giorni dell’anno… ma non mi definirò più ateo, non mi conviene, meglio sempre mantenere una qualche forza superiore, qualche forza irrazionale e inconoscibile, quel giusto antro della follia che ha bisogno di essere distanziato perché non irrompa come irrompeva ieri notte, tra deliri su deliri, e l’unica via d’uscita era l’errore dell’incantesimo di Leida che ancora mi attraversava… e si parlava di tutto e di più con Barresi, del lavoro, di andare all’estero, di Fizi e delle sue stranezze, delle stranezze di tutti, vite normali che si incrociano, anni che passano, l’amicizia che resta, e se anche Leida mi aveva tirato l’incantesimo un minimo di verità c’era nelle sue parole, quando mi diceva di stare vicino ai miei nipoti, oppure di stare vicino agli amici, che pensavo di aver lasciato, solo per darmi alle tipe in tutto e per tutto… no! Ci vogliono anche gli amici ogni tanto, ed oggi era l’esempio lampante, quando la sola idea di stare tutto un giorno in biblioteca a leggere chissà che cosa non mi aiutava per niente, e anche Michela mi salutava dicendomi che io ero a posto, in fondo, e che era giusto che quei libri lì riconsegnati fossero gli unici che passassero tra le mie mani quest’oggi, dopo che anche la lettura di “Batman Apollo” o di “Gyakusatsu kikan” diventava troppo pesante, senza contare il russo da una parte e l’inglese dall’altra… ci voleva un po’ di questo mitsein insieme agli altri, con Barresi, con sua madre che sul finire del pomeriggio compariva, scambiare due parole, così come vedere Michela, e non essere sempre ingabbiato qui tra i discorsi di mio padre, di Stas, di Larisa, di mia madre, di mia zia, di Marco, che ci voleva davvero una via d’uscita che trovavo solo nelle amicizie, là dove le riflessioni teologiche e politche ad un certo punto si trasformavano in delirio e ritrovavo solo la follia completa del ricordo di Leida e del suo incantesimo, e avevo davvero bisogno di andare al di là del suo incantesimo… che sarà meglio se mi prenderò un periodo di vacanza da quelle troppe tipe, me l’ero già detto ed è meglio che me lo ripeto, meglio prendersi un periodo di riposo e di vacanza da troppe puttane, che è già un bene che Ana torni solo a febbraio, e sarà già un piacere aspettarla, mentre non dovrò tendere la corda troppo, se non voglio star male, ed è giusto ogni tanto stare davvero insieme agli altri, e se oggi c’è stato Barresi e Michela, domani magari sentirò mio fratello per mettermi d’accordo sul giorno dell’Epifania, quando regalare ai miei nipoti Fifa18… e va bene così, con queste amicizie ritrovate, con la visione possibile di passare serate a parlare con gli amici, senza più la claustrofobia di dover solo parlare con quei colleghi di lavoro più attempati, dove non c’è molto da discutere, e andrà bene così con questa prospettiva di nuove uscite, di nuovi discorsi, di normalità ritrovata, insieme ad un minimo di orientamento spirituale, che accomuna me ed altri amici che hanno trovato nell’oriente la loro spiritualità, e anche questo è un tratto comune, così come era un tratto comune cercare le ragazze facili, così come è un tratto comune ad un certo punto darsi una calmata, così come è comune a volte non scappare all’estero alla ricerca di non si sa che cosa, ma meglio cercare un po’ di stabilità al proprio paese, anche a costo di sognare il sogno americano più scontato: un lavoro, una donna e due figli, una casa indipendente e due macchine, e qualche amicizia e niente di più, il sogno comune americano che accomuna tutte le nostre vite, al di là di spiritualismi ed erotismi, al di là di amicizie e modi di vivere, trovare anche nelle piccole stravaganze e stranezze una qualche forma di normalità, senza più quel sogno giovanile di una volta di voler per forza diventare qualcuno, di dover sfondare, di dover diventare una di quelle superstar che nei nostri vent’anni idolatravamo fino ad idolatrare noi stessi e i nostri pensieri, la nostra vita, la nostra energia esagerata dei vent’anni… e va bene così, con un minimo di stabilità, una via d’uscita dai discorsi del lavoro che possono ora trovare amicizie per raccontarsi, vie d’uscita non solo femminili, la possibilità di parlare, di confrontarsi, per non finire più in universi assoluti, metafisici e spazio temporali deliranti come ieri notte a quel pensare di politica e religione che mi stava mandando dritto dritto in manicomio un’altra volta, se non fosse intervenuta la fantasia erotica di Leida, il suo incantesimo, forse a fare più danni, ma a fare semplicemente tutto ciò che è normale che succeda quando una tipa ti fa un incantesimo… ed è bello ritrovare amicizie, è bello sapere che nonostante tutto tutto è ancora nella norma, che vorremmo tutti quanti uscire dalla norma, eccellere, strabiliare, vivere d’eccessi, godere all’infinito, quando tutto questo porta solo all’autodistruzione e la vera felicità sta invece nella normalità… ritrovare amicizie, ritrovare i giusti discorsi, ritrovare una visione di un futuro fatto di confronti e parole, di vita dove si attende la tipa giusta, dove ci si dà da fare e dove ci si dà anche all’intrattenimento, alla cultura, ai propri interessi, e anche alle parole, allo stare insieme agli altri, senza stressarsi troppo, senza esagerazioni, senza ricerche di eccessi, senza però dimenticare gli eccessi passati, in quelle tante eccezioni che ci sono state, sapendo che periodi di eccessi si alternano a periodi di moderazione, come è giusto che sia, così come è per gli alti e bassi della vita, così come è con i sogni di evasione e la stabilità alla ricerca del principio di realtà, nei giusti equilibri della vita… e così questa serata può anche andare avanti, sapendo ancora di qualcosa, svagandosi un attimo come la vita normale di tutti, senza sognare eccessi e vite sregolate, senza mettersi degli obblighi, ma neanche dei divieti, in pura libertà, con la giusta via di mezzo, e andare avanti così, come vorrà la serata, con i giusti pensieri, le giuste visioni, nei giusti equilibri della vita…

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All the time of the world…

Blurred thoughts and visions
the infinite flow of the mind
headaching hangover
from tense moments
where cold war era movies
only worsened things
I don’t want to get back to that mindset
where Russia fought with the West
tense movies which don’t open your mind
a sense of closeness
it’s absurd how this eternal war
on terror
is somewhat a symbol
of an eschatological era
where the eternal conflict
between different worldviews and religions
will come to an end
that’s the new era
inaugurated by Osama Bin Laden
the true opener of a new era
of eternal mystical fight
till the end of times
and another turnpoint
in this apocalyptic battle
was the 2008 economic crisis
a sign from the secular world
with market economy
beginning to doubt about itself
and then the rise of nationalism
after the Israelianization of the world
following 9/11
operation nostalgia
the worse economic crisis
since the ’30
Nazi times came back
balcanizing
the West
with the new insurgent nationalism
widespread
these are the signs of the time
apart from a silent comeback
of a reminescent
cold war era
due to the Ukrainian crisis
but those movies
cold war era movies
aren’t to understand anymore
the world has changed
we live now in a multipolar world
where eternal conflicts are on the leash
it’s the time of disorder
and chaos
which has although something
which before wasn’t:
an eschatological and a spiritual
way out
inaugurated by the eternal war
on terror
the eternal war on nationalism
the two greatest
evil
of this new era
infinite battle
infinite conflict
which can come to a cure
only through
thoughts of the end of times
hope for the end of times
when the right prophet
when the messianic era
will bring peace and harmony
to this shattered world
we live
in the end of times
and for all people of the world
today will be the last day of the year
past disappointments
will be forgotten
all the evil
will be thrown away
to welcome the new year
full of hope and success
a new beginning of time
for most of us
even when we find
psychological reactions
to stop thinking about time
about too many expectations
which we don’t want
to put into this week
for someone new year is in february
the Chinese
for someone else
is March
the Persians
for someone else
is September
the Jews
and then there are Muslims
and many other civilizations
with other counts of time
relativism
the relativism of the world
and the relativism inside us
which save us from monolithical thinking and absolute truths
so today
will be like any other day
apart from that we can get some rest
today and tomorrow
see some friends
talk or chat with some friends
we thought to have forgotten
and on the contrary they were still there
in some hidden corner of our soul
the end and the beginning of time
and what is more metaphysical than time?
But I’ll postpone the end and the beginning of time
to a date which hasn’t numbers
a forever postponed date
which no one knows
where all conflicts will be solved
inside us
among us
all over the eschatological
worldview of our era
an eternal waiting for the time to come
there won’t be any unrealistic
wishes to fulfill for this time
which wants us to change radically
time will go on as ever
from one day to another
the only thing is
I will reinstate that millenarian worldview
the only one which can save me
from the end of times once and for all
because the world in me has already ended
too many times
too many apocalypses have come to me
through the years
and I won’t mention all of them
the thing is
never set an end of time
never think that time somehow is finished
that eras have passed
that the present now is the only dimension
and the past was somewhat a golden age
too many times I made this mistake
life is an eternal continuum
always striving for a future to come
and past always follows us
with all its cycles and eras
where there is no end
there is no beginning
I’ll stop dividing my time
through epochs of my life
with a sight always thrown to the past
some golden or silver age
which won’t ever come back
no!
time has still to come
forever
infinite inspiration
for a brighter day
a happier era
a more harmonious era
where are the conflicts
will be solved
yet at the moment
we live in the present
the era of conflicts
cast it to an indefinite future!
Suspend it from torturing yourself!
Hang your judgments
to an indefinite future
where new ideas and experiences
new people and new feelings
will understand what you can’t understand now
the dimension of time
of awaiting
of postponing
will give you the right dimension
to come to understand all differences
because understanding is just a matter
of discerning things
of grasping the right differences
which made up your undifferentiated
world of the soul
still needing time
and life
and existence
so time won’t end today
and won’t start tomorrow
it’s a continuous flow
always expecting to find the eternal return
of that difference
which marks your soul
but time is also a straight line
aiming towards something we still don’t know
towards a brighter day
the world to come
the day to come
that’s the trick to eternity
never set an end
never set a beginning
never set cycles in your life
everything come and goes
don’t live in a continuous present
don’t live in a continuous past
just look up and remember
you still have
all the time of the world…

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Still dreaming on good…

The Russian language was still alive
all I had to do
was to exclude
Marina
and I could feel the same liveliness
I almost forgot
exclude Marina
from Russia
and it’s still a dream
watching that dystopian Japanese movie
虐殺器官
about a philologist
mad for genocidal stories
a terrorist of the mind
the bad character in me
when I get out of my mind
evil inside
which fades away
through focusing on the Supreme Good
finding again
spirituality
where rationality alone
created only monsters
the right words
by that book
about reason and faith
which illumined my way
reason and faith
rationality and irrationality
feelings and theory
now finally coexist
almost solving all conflicts
and I still lay in bed
due to some convalescence
after flu
and I can savor this kind of vacation
made of rest
and of books
almost without moving from home
and it’s not a prison anymore
it’s a metaphysical door towards other worlds
and I finally get the answer
to that dilemma
putting or not an image
towards the holiest of holiest
rabbi C. gave the answer
better not put strange images
which is the same old stuff
pure reason which rebels
against humanity in us
made of feelings and irrationality
leave a door open
towards
fantasies, dreams, feelings, ideas and wishes
hope
and find elevation of the soul
where reason and science alone
can’t suffice
and now I feel good
though in bed
for flu
with feelings going towards my brother’s family
and the gift I hope to give my nephews
on the 6th of February
to wash away thirty years
without ever giving anything
redemption
and I won’t fear anymore
year’s eve
the true beginning of the year
is march
at the born of spring
and time goes on
from one week to another
in a horizontal linear way
without revolutionizing anything
and time won’t crack
on new year’s eve
there won’t be any
accountancy of these ten years
or of this last year
time will go on
as ever
without any metaphysical accountancy
I’m still free
I’m still a believer
I still live inbetween reason and faith
rationality and irrationality
feelings and thoughts
that’s life
and I can’t every time
fight an apocalyptic battle
to find the true winner
between these opposites
they simply coexist
the One
of true spirituality
is still there
the union of all fragmented concepts and suggestions
and I find myself
not asunder anymore
where the love of life lives
I’ll take some rest
that’s all
and I won’t fight anymore
against political ideas of others
stay out of politics
would be the right commandment
when in fact
I discover
that what I thought it was revelation
from high
was just my view of things
it was just me
that has to learn to coexist
with other ideas
other opinions
that’s the foundation of democracy
I could respect other ideas
even when I don’t approve them
there’s no absolute truth
like a dogma
in the name of which
many ages have seen
people killing each other
in the name of an idea
that’s not the way
we learned from wars
to respect diversity
and multiplicity
there are no absolutes
we are in constant conversation
among us
and ideas come and go
the only absolutes are perhaps
those principles which make you
the person you are
which are the foundation of yourself
but living among others
also includes
accepting other ideas
without coming to wrathful conflicts everytime
like a mad dictator
or a furious man of same sacred inquisition
opinions and ideas come and go
what cannot dissolve is your inner self
your principles
it is you
if you don’t want to get lost
in the realm of pure relativism
where every word and idea can come and go
like bitches
No!
Something must found you
only then you will be able to converse with others
you it’s you
the others are the others
even when it seems
that others are hell
you won’t change
and you’ll find your inspiration
in that spirituality
which doesn’t exclude rationality
infinite inspiration
infinite inspiration
that’s the way I like
and I won’t fear anymore
absurd mood swings
sudden revolutions of concepts and ides
some kind of different personalities in me
I had to find something
which guided me
and I finally found it
now that I found my orient
I can be surer of my actions
of my thoughts
of my feelings
and even when
panic, anxiety and wrath
will appear in me
I’ll find the spiritual door
to come out of short-circuited thoughts
where feelings live
where happiness lives
where I can be alive and well
among others
among other others
without complaining anymore
always find the Good
where evil seems to prevail
everything comes and goes
but never forget
to always look for the Good…
and Russia can still be reborn in me
without linking it only to past girls
there’s a future open in that land
of suggestions
a land that I could even visit some day
there’s some good also in Russia
where I thought there could only be evil
after too many words
like that mad philologist of the movie
the terrorist philologist obsessed with genocides
get out of history
please
get out of your past
get out of your inner world
made only of the things you lived
associated with words which are the limits of your world
there’s still a future hanging on
new faces
new people
new life
new suggestions
shake off your past
there’s a brand new world
open for you
there’s still time
and everything in you can still be expanded
living among others
and finding new suggestions
Russia is still a source of inspiration
forget the past
open your view to the future
shake off your past
there’s still life waiting for you

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The right balance between inner world and outer world…

INNA-Nirvana-CDQ

They closed the bar
the police
for supplying drugs and chaos during the night
that saleswoman was right
and now all of them
Paolo, Miryam, Bruna and Valeria
where are they now?
In prison?
I don’t know
that’s not my business
I’ll just go to the other bar
London Bar
where there is no oldman swearing against
God, fascists and communists
with his unmistakable voice full of hate
I won’t go there
especially when I wake up
and I feel all the good in my life
Inna
the inner circle of my mind
and the outer circle
yin and yang
like the dragon statue given me by
Chinese friends of one
the inner self and the outer self
this constant battle
between
when I’m alone and when I’m among others
don’t get lost in inwardness!
Don’t get lost in outwardness!
The right balance between
in and out
and I find my spiritual orientation
once again
after fighting against a night of alcohol
last day
after fighting against too much coffee yesterday
I couldn’t concentrate
on a sci fi movie
in English
Insterstellar
I couldn’t read the next sci fi short story
in English
everything was so upside down
because of those books about Islam
and now I won’t see any more Moroccans
Albanians, Romanians and Southern Italians
in that bar
bad people
who got their punishment
I elevate myself
over petty things and shortcircuited thoughts
owing to the right spirituality
and Inna is not Ana
although sometimes I still mistake her
but there’s no more symbolic existence here
I kind of learnt the principle of no contradiction
this is not this
that is not that
it’s essential
and I won’t give away all of me
in the name of spirituality
I’ll just remember that there’s also the feminine world
yin and yang
in and out
masculine and feminine
that’s what I have to keep in mind
and eroticism is just an aspect of
the infinite mosaic
of the mind
it’s not everything
although
I mustn’t forget girls in the name of some
new found spirituality
keep it in mind
please
yes
there is also work
other people
friends and colleagues
parents and relatives
in this infinite mosaic
of the mind
and if I have to find the One
I must only think of it
as an infinite principle
from where all things start
like the One
which Plotinus talked about
born out of love
for a girl who elevates you
over material things
the Beauty of the One
the Good
the True
some metaphysical principle
born out of beauty
I won’t celebrate anymore
the idea of Ana
she lives here in the outskirts
some bad place
I don’t know who gives her a flat
some bad people
I think
and she’s in Romania now
a country of countrymen
as Olimpia used to say
I can’t expect anything good from her
but there’s also some good in Romania
Eugenia
her spirituality
somewhat exaggerated
anyway
the people we’re hosting
in our house
living together with others
stay among others
talk and think
living between an inner world and an outer world
without getting lost too much
in your own soul
where sometimes monsters hide
sometimes
angels
which drive you out of your mind
the right balance
between
inner world and outer world
that’s it
smoking Nirvana
smoking joy
living in joy
without worries
and I won’t get lost too much
in deep thinking
and brooding
it’s bad for your health
like losing oneself among too many other people
with different ideas
ways of living
that can badly influence you
but one can’t live alone all the time
as much as one can’t live among others all the time
the right balance between
inner world and outer world
they used to tell me
there are no absolutes
the One which becomes two
that’s living among others
that’s living inside you among others
personality doesn’t grow up under a glass bell
personality is also among others
the spirit of time
the spirit of ideas and opinions
and you
yourself
caught inbetween others
without thinking
hell is other people
no
a continuum of ideas and feelings
some simple rules
to stay out of darkness
and then
the freedom of living as you wish
among some simple parameters
freedom
spirituality
the One
Beauty and Goodness and Truth
inspired by a feminine principle
there are also girls out there
there isn’t only Ana or Inna
or Eugenia
or the many
I constantly name
it’s a world full of girls
of men
of people
don’t get lost in yourself
in deep thinking
you are not alone
there’s a world out there
don’t get lost in yourself
just find
the right balance
between inner world and outer world

Ispirazioni, Riflessioni, Visioni

Alla poligamia dell’anima…

Ed è quasi la fine dell’anno ormai, altro che Natale, e come ogni fine dell’anno che si avvicina si avvicinano anche i bilanci… bastava guardare un attimo Facebook e i post di rabbì C. per ricordarmi di Hanukkah, quelle luci che si accendono nel periodo più scuro dell’anno, l’inverno, dove si cerca di trovare una luce anche in noi, come nella storia di Yosef abbandonato dai fratelli e lasciato solo come in un mondo dell’oltretomba da cui poi interpreterà i sogni e cercherà di avere una visione per il futuro… sì, bastavano quei due video di rabbì C., sentire salmodiare in ebraico per portarmi con le lacrime agli occhi e pensare ancora ad Ana… due lacrime, due semplici lacrime che mi facevano capire il periodo oscuro nel quale mi sto gettando, una specie di depressione in piccolo, dove voglio prendere pausa dai troppi studi, dalle troppe ragazze, dal troppo lavoro… e ripensavo al libro che avevo letto durante il giorno, quella sociologia dell’islam che faceva un po’ di chiarezza su tutte le mie idee che avevo di quella religione, solo per approdare al pensiero di sempre, che salvava tutto, la poligamia e le ragazze… e pensare che qualche giorno fa leggevo proprio sul quotidiano di come l’uomo si di per sé, per natura, poligamo, e mai come quest’anno, o come questi dieci anni, ma sopratutto quest’anno, è vero… che anno terribile, pensavo, quando ricominciava il tempo, alla fine dell’università, una nuova vita, un nuovo corso del tempo, un corso del tempo che dopo un anno vuole i suoi bilanci… che casino tra Leida, Ana, Manuela, Marina, e quell’altra ragazza romena senza nome, senza dimenticare le due volte che rivedevo Alina, che casino, che casino… che un casino così non l’ho mai fatto, forse neanche nel 2008, l’anno più psicotico e ipersessuale di sempre, e dopo un anno si fanno i conti, si fa una specie di bilancio… sta di fatto che pensavo a lei, sotto le note e il canto delle canzoni di Inna, la sua foto sul pc, che ricorda davvero il volto di Ana, e mi perdevo in quella musica, e sognavo tutte le ragazze di quest’anno, così come mi vedevo tutto quest’anno intento a studiare tedesco e albanese, a ripassare il mio russo, a non dimenticare l’inglese, che mi chiedevo come avevo potuto resistere così tanto a così tante lingue, così tanta musica, così tanto lavoro, così tante ragazze, che adesso viene davvero il tempo di un attimo di riposo, un po’ da tutto, come mi chiedeva anche il dottore l’ultima volta che lo incrociavo… riposo, e il pensiero delle ragazze, quel libro sull’islam che ha rivelato l’unico fascino vero di questa religione: la poligamia… che pensavo anche a Miryam che rivedevo questo mezzogiorno dopo pranzo, quando andavo a bermi un caffè e le chiedevo del suo ginocchio di cui mi parlava, la fisioterapia che deve fare per quattro mesi, forse un’operazione, ma si spera di no, ed era un attimo di pace parlare con lei, guardarla negli occhi, sentire la sua voce, guardare il suo volto e provare a pensare ad una ragazza così, una musulmana italiana come tante, eppure in qualche modo speciale, con quel suo sguardo da giovane madonna… ed era una catena di pensieri e immagini che si perdevano tra Ana, Inna, Miryam e Marina, senza capire più a chi volevo più bene, forse a tutte, forse a nessuna, senza per forza pensare al desiderio erotico, ma perdendomi nella loro bellezza a modo loro e nelle loro parole, nel loro parlare, nella loro femminilità, e si apriva un mondo, il mondo delle ragazze… che mi chiedo ancora come pensavo di trovare l’apice del mondo solo nella musica, nelle lingue, negli studi, e non nelle parole e nei loro volti, nella loro bellezza, e mi dicevo che davvero era ora di prendersi un attimo di pausa da questo sesso a tutti i costi che Leida mi aveva stregato, da questa mania albanese e tedesca, da questo rimpallare di religioni e teologie e madonne e cristi e profeti e figure messianiche, che nel libro dell’islam l’unica cosa che contava alla fine davvero era la poligamia, o il sogno della poligamia, l’antico sogno che si è trasformato in questi dieci anni in ragazze a non finire, la mia vera natura, altro che religiosità ipocrite, e ancora una volta dal solito ciclo ebraismo, cristianesimo, islam riscopro le ragazze… che per un attimo quasi mi verrebbe davvero l’idea di provarci con Miryam, o se non di provarci almeno provare a conoscerla meglio, mentre prima mi perdevo nella musica di Inna e pensavo ad Ana, e ripensavo anche a Marina sul lago di Como, quando si bagnava sulla riva, e dentro di me pensavo solo a quanto non mi piaceva in fondo, a quando poi la notte andavo da Ana e rilasciavo su di lei tutta la mia energia… oggi non sarebbe più così, è un periodo scuro questo, l’inverno inoltrato, i giorni più corti, quella luce che si cerca per illuminare la vita, quella luce nelle tenebre di quest’anno, e per fortuna quei due video di rabbì C. mi davano la giusta ispirazione… sì, sarà un periodo più leggero d’ora in poi, tra questo natale, Ana che va via, Marina che non voglio più sentire, il bilancio di fine anno, i miei 33 anni a gennaio che per un attimo suonano troppo imponenti, e se ho recuperato libri sull’islam, sui bahaì, sull’ebraismo è anche per relativizzare questo numero 33 che è troppo carico di significato nella cultura cristiana, e non voglio farmi fregare da religiosismi, meglio pensare alla poligamia, alle ragazze, e cercare di capire un giorno quale potrebbe essere la ragazza per me, anche se dal fondo risuonano sempre le parole di Alina: “Meglio non amare…”… che anno terribile per me questo 2017, che solo ora me ne rendo conto, riuscire ormai nel mio intento di capire senza troppa difficoltà articoli in tedesco e in albanese, a costo di fatica immane, senza sapere perché, forse solo perché Leida aveva un nome tra l’albenese e il tedesco, una via di mezzo tra una città olandese e la sofferenza leiden tedesca e un nome un po’ greco da leggenda del cigno, che ispirazione! Quanto erotismo con lei, ora che anche lei non c’è più, e quante anche scene e parole al limite del mostruoso, del degenero, e solo ora mi rendo conto di quanto sia stato terribile questo anno, un 2017 non da dimenticare, ma anzi da cui imparare, e l’insegnamento mi arriva proprio in questi giorni a pensare a tutte queste ragazze, e cercare di capire quale avrebbe potuto essere quella giusta, forse, e proprio mi sa davvero nessuno, mentre ora sono solo in dubbio tra seguire quella scia che mi porta da Ana e quell’altra scia che mi porta da Miryam… che 2017, che era ora di cancellare l’incantesimo albanese, l’incantesimo russo, con Marina che non mi diceva niente e Leida che mi dava solo sensazioni negative, e sarebbe anche ora di non pensare più al passato, di lasciare perdere quel ricordo antichissimo che va sotto il nome di Katia… ed è giusto allora tornare a pensare alle ragazze, non per forza all’erotismo, ma anche ad una storia, una storia come si deve, come tutti, con qualche ragazza normale, a costruire una vita, a costruire qualcosa, e lasciare perdere per un po’ l’ossessione del lavoro, delle lingue, degli studi, quel giusto che basta per non far incancrenire il cervello, ma senza esaurirsi o strapensare o stressarsi di mille cose da sapere e da fare… sì, basterà pensare un po’ più spesso alle ragazze, senza per forza desiderarle ogni volta eroticamente, ma come persone con cui parlare, gente con cui condividere momenti, idee, modi di sentire, e quella mia poligamia nascosta sotto il nome di islam potrà forse trovare la sua via d’uscita e incamminarmi verso l’anno nuovo dove niente sarà stravolto, dove però il ricordo dell’ultimo anno sarà forse più forte di questo continuo impasto degli ultimi dieci anni, pensando forse a emanciparmi dal mio lungo passato stesso, e pensare più in breve indietro, più a lungo nel futuro, a costruire forse qualche relazione che possa durare, e non al continuo ricambio senza fine di una poligamia erotica che porta solo stress… e ci voleva, ci voleva davvero che Ana se ne andasse via per qualche mese, qualche mese di riposo, qualche settimana ora verso Natale, senza studiare troppo, senza lavorare troppo, verso la fine dell’anno, senza distruggersi di libri e lingue, di ragazze da avere ad ogni costo, di amori da trovare, e potrò forse allora riposare, pensare di meno, stressarmi di meno e non cadere nel baratro del bilancio di fine anno, o del significato mistico dei miei trentatrè anni che arriveranno, perché in fondo starò solo aspettando febbraio, il primo anniversario di questo blog che ha cancellato i dieci anni scritti precedentemente, e forse dovrei anche pensare di meno a questo blog, a questa scrittura che non porta da nessuna parte, a questo computer che è diventata la mia base, dove riverso l’anima, e dovrei pensare di più a vivere, a trovare nuove amicizie, nuovi giri, dopo che i vecchi giri non portano da nessuna parte, e pensare davvero di più alle ragazze in modo normale, o forse non pensare più del tutto, non pensare più troppo, non inseguire vane immaginazioni, e riposare di più, riprendermi da questa stanchezza durata un anno, da questa frustrazione lavorativa e di studio e delle ragazze, e liberarmi, liberare l’anima e rilassarmi, riposarmi, e pensare che in fondo tutto ha sempre nascosto un grande desiderio d’amore mai espresso per quelle ragazze, quel qualcosa di più che non trovo mai e a volte neanche cerco, quel qualcosa di più di cui mi parlava il dottore, di questa ragazza che non si trova mai, di questi sogni, e tra i bilanci e l’anno che arriva mi viene solo voglia di lasciarmi ancora andare alla musica, lasciar perdere per oggi ogni lingua straniera, e perdermi ancora nei sogni tra Ana e Miryam e Marina, solo per lasciarle poi sfumare, e cercare di godermi questo rilassamento, senza pensare più troppo, se non alla poligamia dell’anima…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Always inspired by the foreign girls I loved…

Ana won’t be there for almost two months, and I’m unarmed… yesterday night we just talked, talked about her family, her parents who are divorced, and I told her how much I liked that picture of her on her smartphone, she was just a pic of her and her sisters, their two faces… and I didn’t want to do anything, although now and then I touched her body, her beautiful breast, her legs, and I looked at her pink sweater, and I wondered how much I’m almost in love with her, losing my mind watching her visage… her sweet face, like a teenager, her soft lines and her charming eyes while she asked me about that other girl, Marina, and whether or not I was still in contact with her… I said yes and no, I had to admit that I’m not in love with her, with Marina, because every night that I was with her during the day I went with Ana to enjoy sensual pleasures, and there, there was real pleasure and love… I had to admit this, also when I lost myself talking about Alina, that time that I was in love with her and she used to tell me that it’s better not to love, especially a girl like her… and Ana said that she also wanted to find a partner, a boyfriend, as much as I want to find a girlfriend, “It’s complicated” I said, especially if you do this kind of job, nobody wants you, it’s impossible, as they used me to say… and I asked her if she was in front of the laundry two months ago, she said no, she doesn’t go out alone because she fears migrants, Moroccans, especially, and she always goes out with friends, not mentioning that during that time she was in Romania, and I perhaps took her for another girl… and we talked, and we talked, and I stare into her visage, trying to impress in my mind all her curves, her lines, her beautiful harmony which inspires me love and at the same time gets me a little depressed because I won’t see her for another two months… until february, I said, until february, when perhaps she will come back with a driving license and won’t work there on the street catching cold anymore… “Are you from Suceava?”, “No, from Craiova…”, “Oh! I got confused with another Romanian girl…”, Olimpia… she is from Suceava, but she talked business and nothing else, I said, and I didn’t like her, apart from some important things she said: “I don’t want to waste my time”, “It’s the first time I see a young man so depressed…”, depression… despondent mood… that I don’t understand myself anymore… yes, she is from Craiova, not from Zalau as Eugenia, and I told her also about her, the adventist girl, who’s now in Malesia doing missionary work for her church, a Romanian girl… what Romanian girl? Eugenia? Olimpia? Ana? Or Marina, the Russian girl? And I don’t understand anymore with whom I’m in love, when perhaps I’m just in love with all girls and nobody… and we said each other goodbye, wishing each other merry christmas and happy holidays, while she’ll be in Romania giving presents to her nephews and nieces, talking to her divorced parents, who live in different places, and she’ll have to move from one town to the other… her life… her wish to find a boyfriend… the town in which she lives in Italy which is the same where I live, but I didn’t enquire what road, what neighborhood, as I didn’t tell her about my precise wherabouts, there are certain things that mustn’t be disclosed with a girl like her… and we parted, saying to each other that we will meet again in february, and I got away with my car thinking about Alina, Ana, Marina, Eugenia, Olimpia, and forgetting once and for all Albania and Leida… “I got mad”, I said also, about Alina, that bitch with whom I fell in love, and then I got out of love, last time I saw her was this summer, when I wanted to talk with her about my failed love experience with Marina, she asked me: “Was she Russian Russian?”, “Yes, she was”, I said, and I couldn’t remember anymore all those wonderful erotic moments I had with Alina two years ago… Alina, that when I saw her last year during this period, the Christmas period, my mind turned the world upside down, the axis of the world changed and I recovered, without knowing why, all my intellect and reason, and feelings also… but now, one year after she isn’t there anymore, as Ana isn’t there, and I’m also waiting for my thirty third birthday, trying not to get caught in existential and religious crap… my thirty third birthday, that I remember last year, my thirty second birthday, when I chatted on Facebook with Marina, trying to envision a love story, a love story which never was… and there was also Leida, the Albanian girl who fucked up my mind with her eroticism, the girl I fucked on my thirtieth birthday and on my thirty first, letting myself out, giving away all my desire, and I’m kind of nostalgic about that energetic feeling, that I don’t know anymore when all my energy will come back… the desire, the desire which Leida took almost away, if it wasn’t for Ana, or for the Romanian girl without a name, the last girls I fucked, but now I’m beginning to think that the doctor was right, I’m tired, I’m working, and I desire something more from those girls, a kind of love which won’t ever be… and I’m beginning also to understand that I’d need some peoploe to talk to, normal people, people my age, with whom to share my points of view on the world, my interests, people with whom to joke, normal guys and normal girls, some friends, in a nutshell, some friends… yes, because at work there are only old people with reactionary ideas, people who only think local, and who don’t have open points of view, old people, another generation that never grew up among other cultures, migrants, and a world open to globalisation and global ideas, and in this I really miss university, the faculty of foreign languages and international cooperation, where all students were open to other cultures, other worlds, other languages, a place where I didn’t feel suffocated, on the contrary, where I could be myself, completely free, and I could dive into all my interests and passions, and have a look at the infinity of ideas and feelings, walking every day among girls from all over the world, girls of every kind, who gave me inspiration and that kind of love which I used to express with Xhuliana, Alina and Leida, when I wasn’t stressed out and repressed by work, when my energy was at its full, but also my ideas of love with these girls, now lost… “It’s ten years now”, I said to Ana, “It’s ten years that I meet girls like you, when I was your age I used to have a girlfriend, but then I choose only to have girls like you, and I left her…”, that Italian girl, another right-wing local person, with a closed mindset, while all my feelings were somewhere else, in Romania, in Albania, in Russia, owing to that voyage that changed my life when I was thirteen, that voyage in Romania, which opened my mind once and for all… and the same goes with my best friends during my teenager years, the Albanian Dorian, the Chinese Liao and Dong Dong, two brothers… yes, I’m multicultural, I’m open to other people, to other cultures, I want to mix races, my feeling are all abroad, I love globalisation and the mixture of cultures, ideas, values, tastes, feelings, I love the whole world, but I live with people who can only think about their closest environment, their own language or even their own dialect, and I’m suffocating because of them… but that’s how the world goes these days, right-wing populists, the force of closure, against international and multicultural ideas, the force of openness, and it’s not a drama that I’m living all alone, it’s a drama that involves all Western societies, that are somewhat tired by neoliberalism, globalisation and new migrations, and I live this conflict every day, every hour of my day, and the only way to get out of this conflict is to get out of political thinking, stopping reading Italian news, left wing papers, and try not to get to political with colleagues and relatives and parents… yes, but I’d need some friends to talk to, some friends who share my ideas, or at least are a little bit more open, but those friends aren’t there anymore… and they were also a bad influence on me, withe their constant talk about sex and girls, like truly hungry men, who didn’t have a ten years’ cicle of constant sex with almost no interruption, like me, with different girls, different girls with whom I fell in love every time… and that doctor was right, when he said that all things come out of love for the other sex, out of love for girls, and also that philosopher was right that the path towards truth doesn’t come out of Christian or religious mortification, but out of erotic love… how else could I explain my love for foreign cultures, languages and ideas if it wasn’t for girls like Xhuliana, Alina, Leida, Ana, Katia? They were all foreign girls, Albanians, Romanians, Ucrainian, Russians, and many others, and in them I always found what neither friends nor parents nor culture can give me… yes, and then love, out of love for them I learnt some Russian, Albanian, Romanian, I got lost into poetry, philosophy, history, songs from the East, movies from the East, and sometimes I even got further, losing myself into peripheral stories which touched the inspiration they gave me, and so, German, and Hebrew, and Norwegian, and Dutch, and I lost myself into all philosophies, all religions, the whole world of ideas and culture, never reaching out to touch that kind of love that I can only imagine, because I won’t ever find a girl who is at the same time German, Jewish, Albanian, Romanian, Ukrainian, Russian, English and French and Spanish, and at this point I can only admit my love for other cultures and other languages, inspired by the foreign girls I loved… yes, the doctor told me, “Every time the constant thing that I notice is foreign languages, that is the common thread which binds everything else: foreign languages…”… yes, my love for words, my love for music, my love for foreign girls, that every time that I get trapped into my own country and my own people I don’t have to focus on the hate I feel for such closed mindsets and people, but I have to focus on my love for foreign languages, cultures and girls, and not give way to claustrophobic ideas and thinking, trying to reach out to feel the infinite inspiration towards foreign languages, cultures and girls, inspired by the foreign girls I loved… and that’s me, that’s me beyond everything, that my only regret is that I can’t live out of this passion, I can’t eat with culture, languages and love, and I must work, work in a completely different field to earn a living, and I should not get depressed by this… they told me in fact not to worry, because at least I have a job, there are many people who don’t have a job these days, and also an academic career on cultures isn’t that fun, quite on the contrary, they said, it’s hell, no funds, no money, hard work and a lot of depression, and instability… that’s why now I mustn’t give up on my job, trying to cultivate on my free time all my passions and interests, all my ideas, all my infinite inspiration which goes beyond any boundary… yes, that’s it, I still have free time to cultivate my love for languages and cultures and girls, and normal people and writers of all time could love and study and work at the same time, it’s the story of every one of any century, that’s life, even when everything isn’t just as you wished it to be, even when everything isn’t perfect, and the only ideal for which I’d strive for is to live with foreign people, languages and cultures, immersed in a cultural world, immersed in love, immersed with friends who share my interests, but that would be exactly the life that teacher advised against, an intellectual life which would bring exactly the same as this working life with cultural intermezzos, and anyway people can love and have families also with the ugliest jobs on earth, also without a job, without a salary, and, as they used me to say, “There are much worse situations than yours…”… yes, and out of love, out of love for the girls who inspired me all this I’ll keep on living as always, alternating work and study and moments of freedom, always inspired by the foreign girls I loved… and I don’t think that I’m exagerating when I want to learn German, Romanian, Albanian, and all stuff about Islamic civilization, Jewish culture and all, the doctor said that it isn’t wrong to study and work at the same time, and also the other doctor always told me: “Do study!”, and if my feelings go towards these things I can’t do nothing but follow my passions, and liberate myself… there’s only one thing that now I’m worried about: “Am I not stressing myself too much? Am I not falling into a conflict zone with other people who think differently from me?”… stressing myself out, that could be because it’s difficult sometimes to find allies with whom to talk, but that’s society, that’s democracy, that’s freedom of expression, everybody can have their ideas, their opinions, and in a free and democratic world I can’t deny freedom of expression and ideas to other people, as much as other people can’t undermine my freedom… yes, that’s it, freedom… and I should try to be less ideological, less stubborn with my ideas, which aren’t a revelaed truth from a divinity which everybody must obey, their just my feelings, my opinions, my world view that I can’t impose on others, as much as others can’t impose their truth on me… but that’s the point, someone wrote that every person look for their similars, someone to share their ideas, someone with whom you agree on something, someone that completes you and makes you feel good, that’s the thing that I miss most from university, from the people in the campus, and I’d give up my life to find someone like them, some friends, some companions, while here now it’s just a desert of relationships… there’s only her, Ana, the last remnant of my love, the girl I’ll probably wait for another two months, the last inspiration, while I’ll lose myself into all things inspired by the foreign girls I loved… Ana, dedicated to her, to all foreign girls, to the whole world, dedicated to love, forever in love with love, forever myself, trying to defuse the conflict between my world view and those of my colleagues and relatives and friends who aren’t there anymore, those friends who didn’t have a ten years’ cicle of constant sex and love with foreign girls, those same friends who couldn’t understand me, as much as I didn’t understand them, and I’ll keep on living, hoping to find someone some day, someone to share my ideas, my worldview, my true personality, realizing once and for all that the only girl for me must be a foreign girl well versed in philosophy and foreign languages and cultures, with an open mind, but at the same time capable of waking up the desire in me, that desire that lived for all those foreign girls and that now lives for Ana, while I get lost trying to compare all girls of everytime, not finding a solution, not finding the true one, while I’m worried about everyday conflict with other people who think different from me, but that’s life, how many people live in a conflict zone with their bosses, at work? Many, many of them, and if only there were friends, if only there was some girl to really fall in love, if only all this were present, and I don’t know anymore what to do, apart from waiting for Ana, and dedicating all my life to all things inspired by the foreign girls I loved…

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Riflessioni, Sogni, Visioni

Ana, al di là di tutto il resto, al di là di tutte le altre…

“Quando era in Albania, forse…”, diceva così una donna stamattina al supermercato davanti al bancone della carne, “Quando era in Albania…”… viaggio dimenticato, passato, superato, quel ricordo che aveva fatto il suo tempo, ieri, che quella frase pronunciata stamattina da quella donna sembrava fatta apposta per me, mentre ero in fibrillazione per la nottata passata di ieri… “Maria…”, diceva un altro, un altro napoletano, e non potevo fare a meno di pensare ad Ana… il potlatch, spendere soldi a più non posso, il quotidiano, la carne, al supermercato, ieri un paio di scarpette nuove, da ginnastica, everlast, l’infinito, come l’ispirazione che mi segue, il potlatch, andare a Milano dopo essere passato da Ana, vedere scattarmi una foto dell’autovelox, là dove gli autovelox non c’erano mai, superare il limite di 10 km/h, una multarella, e chi se ne frega, potlatch, esaltazione di me stesso, “Devi pensare ai miliardi!”, mi diceva Rizzi, ed è così che ci si sente bene, non pensando sempre agli spiccioli, potlatch dell’anima, esaltazione, dopo aver buttato nel passato il ricordo di Leida, Katia, Xhuliana, Alina, esaltazione dell’anima dopo che mi rendevo conto che quella che mi smuove l’anima, che mi fa ancora innamorare è Ana… “Madò, che musica triste, prendo un rasoio e mi taglio le vene, perché non mettono qualcosa di più brioso?!”, Bruna, al bar, stamattina, “E’ la sua musica”, diceva lei, indicando Paolo il cinese-italiano giovane proprietario del bar, “Ma non c’era Disco Radio una volta?”, dicevo io, sì, mi diceva Bruna, e sorrideva, e dentro l’anima avevo ancora l’immagine di Ana in me, il suo volto, la sua bellezza, la sua giovane età, le mie parole per lei, il mio sentimento d’amore per lei, un nuovo innamoramento… e ancora ieri notte, al quartiere Isola, dopo essere passato da lei, tutta l’esaltazione di sempre, stare in mezzo ad altri giovani, ad altre giovani, là, al Frida, dove andavamo sempre con i miei amici di una volta, a parlare, a dire e ascoltare cazzate, ma ieri sera loro non c’erano, e vedevo gente normale, parlare, coppiette abbracciarsi, giovanissimi e meno giovani, un sabato sera in un locale di Milano, a bermi del tè verde al limone, in mezzo agli altri, estasiato ancora dalla nottata con Ana, e dal mio sentimento per lei… fare foto alle vie illuminate di Natale, le luminarie, il clima dicembrino, la musica di Denisa che mi partiva dalle cuffie del cellulare, un sentimento nuovo, che cancellava le mille uscite con Barre, Fizi e gli altri, là, da solo, per quelle vie, completamente libero, libero di essere me stesso, di fare un giro, e poco importa se presentivo che avrei preso una multa, come l’ho presa, qui c’è l’esaltazione e il potlatch dell’anima, sentirsi alle stelle, estasiato, dopo la notte con Ana… e camminavo di qua e di là, per le vie dell’Isola, a cercare segni, a cercare di spostare l’anima da quella stanza che troppi incantesimi di magia nera ha visto, dopo che ieri risestemavo la stanza, mentre mi guardavo “Narnia” e poi il nuovo film di Zvyagintsev, “Nelyubov'”, e la stanza prendeva il volo, liberando quell’aquila e quei Balcani che mi avevano fatto una magia nera, dai tempi di Leida, di Katia, di Alina, liberare la stanza e per un attimo mettere al muro l’immagine del Tempio sacro e dei suoi giardini, solo per andare poi a messa, per rilassarmi di sabato sera, e sentire Isaia, la fine dei tempi, quando tutto il male sarà sconfitto, quando arriverà il giorno del Signore, l’era messianica, quando tutti gli odi di questa terra saranno sconfitti, pensiero che mi ispirava l’anima, dopo lo stress del fine settimana lavorativa, in mezzo a discorsi d’odio e discorsi pesanti, di quei colleghi dalla mente ottusa e chiusa, e le parole di Isaia risuonavano davvero profetiche, così come l’anelito alla libertà, alla pace, all’amore… liberare la mente da pensieri che erano diventati di magia nera, là, davanti all’altare, la magia bianca dell’anima, liberare l’anima, e non pensare più a discorsi vagamente depressivi, che stamattina Bruna aveva davvero ragione, a cercare della musica più briosa, più gioiosa, più viva, e nel ricordo di Ana tutto questo si realizzava… prima il film di Narnia, nel quale mi era impossibile identificarmi, film per bambini, film di Natale per bambini, della Walt Disney, quei tempi sono passati ed era impossibile trovare quella stessa sensazione natalizia dell’infanzia, la storia non mi faceva più sognare, e non vedevo neanche la fine, visto che lo streaming si bloccava a venti minuti dalla fine, sarebbe stato un bel film vent’anni fa, in casa di mia zia a Milano, insieme con i miei parenti, dopo il pranzo di Natale, nel pomeriggio, per sognare, ieri non era più così, sarebbe potuto essere un film per i miei nipoti e le mie nipotine, ma non per me, e i tempi cambiano… che mi perdevo invece nel film nuovo di Zvyagintsev, “Nelyubov'”, non amore, si potrebbe tradurre, senza amore, questo film di questa coppia quarantenne in procinto di separarsi, con un figlio di dodici anni, loro due che hanno già rispettivamente lei il suo amante e lui la sua amante, scene d’erotismo sfilacciate dall’oscurità, dove l’amore sembra solo un lontano ricordo, parole d’amore che suonano di circostanza, parole false, e nel resto della giornata il mondo alienato tra lavoro, parrucchieri e centri benessere, la vita in giro sembra accompagnata dallo smartphone che porta un’altra realtà, la realtà virtuale in questa pellicola dal sapore di realismo, mentre la radio e la televisione danno notizie di improbabili santoni che proclamano la fine del mondo, o le solite diatribe in governo, o le solite notizie sulla ribelle Ucraina, la realtà che si sfasa tra la vita e il mondo dell informazioni… e in tutto questo questa coppia non si cura del figlio, chiuso nella sua stanzetta a fare i compiti, a dire che non ce la fa più, a non ricevere amore, la coppia che pensa solo lui al lavoro, lei a trovare l’uomo ideale, a farsi seducente con i discorsi con le amiche, a prendere in giro l’ortodossia del marito, e il figlio dimenticato a sé che si perde nei boschi, che andava con il suo amico nei posti abbandonati, tipico di tanti ragazzini di quella età, dove nelle macerie trovano la metafora della loro vita tra infanzia e adolescenza, macerie delle relazioni con i genitori, una volta forse avvolgenti, ora ridotte a macerie con il crescere… e la pellicola si divide poi in questi istanti, tra l’amore che non c’è per il figlio e neanche tra i genitori, alle prese con i loro nuovi partner, quando la pellicola si spezza e il figlio scompare… non si sa se sia scappato di casa, se sia stato rapito, non si sa, la polizia dice che statisticamente i figli che scappano di casa tornano dopo una decina di giorni, che non hanno i mezzi per cercare tutti i dispersi, per questo ci sono i volontari, che setacciano i boschi, i luoghi abbandonati, come suggeriva loro l’amico del ragazzino, ma senza trovare niente, mentre il rapporto tra i due quarantenni si spezza di più, anche quando vanno a casa della nonna del ragazzino, che vive da sola, che si lamenta e li manda a quel paese, e si comporta in tutt’altro modo rispetto a come quell’icona sacra calendario potrebbe far pensare, egoismo puro… e si cercan di qua e di là il figlio scomparso, ma non si trova, trovano solo un cadavere, la polizia, e i due provano anche a riconoscerlo, “Sarà forte”, dice il poliziotto, la visione della morte orrenda, un corpo straziato, le lacrime, l’orrore, “Non è lui!”, dice la madre, con le lacrime agli occhi e uno scatto d’odio contro il marito… non si trova, e non si troverà il ragazzino fine alla fine del film, dove lei vive con il suo nuovo uomo, dove lui vive con la sua nuova donna, il ragazzino dimenticato, di cui resta solo una foto sui tralicci della città, “Ragazzo scomparso”, nell’indifferenza generale, la polizia che più di tanto non può fare, i genitori che non sanno e si dimenticano di lui, alla fine, che importa, basta separarsi e stare con i nuovi compagni, non c’è amore, dov’è finito l’amore? Sembra dirci il regista, è sparito, come il ragazzino che non si trova più… pellicola dai toni grigi e scuri, la Russia e la società contemporanea, che non è più capace di amare, altre sono le occupazioni, quell’appartamento che alla fine del film viene anche venduto, l’immagine della stanza del ragazzino dove ora lavorano chi deve rifare l’appartamento nuovo, la vista sulla strada grigia di quell’appartamento in un palazzo come tanti, l’amore che non c’è, disperso come il ragazzino tra i boschi e i luoghi abbandonati, superbia delle immagini dai toni grigi, blu e scuri, un incanto per la vista, un incanto per le emozioni che riesce a trasmettere, l’amore che non c’è…

Finivo così la mia serata di ieri, e pensavo solo a liberarmi di me stesso, dopo la messa, dopo l’abolizione di quell’Albania in me che aveva fatto il suo tempo, ispirazione esaurita, e quel tempio sacro indicava solo la voglia di andare là fuori, di uscire, di liberarmi da quella stanza, e sognavo una serata a Milano, nel mio quartiere di sempre, tra pub e cafè e street food, e luci di Natale, senza i discorsi malati di quegli amici, libero, da solo, libero una buona volta per tutte… e uscivo con la macchina e passavo davanti a lei, davanti ad Ana, non mi volevo fermare, non volevo, ma una parte di me mi richiamava a lei, il Natale, il Natale, lei che tornerà al suo paese per le vacanze di Natale, la voglia di parlarle, di augarle buone feste, la sua bellezza, quella bellezza che mi faceva capire che l’unica ragazza che ora mi fa sognare è proprio lei, le altre non le nomino neanche più, perché non sono niente… fare un giro, arrivare quasi a Milano e tornare indietro, per fermarmi da lei, l’anima esaltata, piena di vita… fermarmi da lei, scambiare due parole, lei che andrà via e tornerà, lei che parlava in romeno con la sua amica, il suo cappellino di lana, il suo giubbottino di pelle nera, i suoi leggings neri, i suoi stivali neri, la bellezza della giovinezza e le mie parole d’amore che uscivano, i suoi sorrisi, la sua voce leggera, che sentivo l’anima muoversi di nuovo, verso la bellezza, verso il piacere, verso i sentimenti di gioia e di pace… starle affianco, quando pensavo di parlarle e basta, di scambiare gli auguri, ma poi la voglia si faceva sentire, la voglia della sua bellezza, del suo corpo di cui godere, della sua arte erotica, come un bacio che non possiamo darci, i suoi seni, le sue gambe, la sua schiena, godere con lei, con le sue parole brevi e la sua arte erotica, più bella di qualsiasi pornografia, la visione erotica e l’amore, l’esaltazione dell’anima e la voluttà, per liberarmi da quei sentimenti pesanti e opprimenti del giorno prima, liberare l’anima, liberare l’anima con Ana… che tornerà presto, diceva, verso febbraio, lei che dovrà fare la patente, diceva, così non starà più al freddo lì dove sta lei, le sue mani fredde, cercare di scaldarle, il riscaldamento della macchina che lei voleva ancora acceso, per riscaldarsi un po’, il suo consiglio di fare un salto a Milano, come le dicevo, anche senza i miei amici, ho litigato, che palle, davvero, ma si vive anche così, nella libertà della notte, con Ana… che cadevano mille pensieri appesantiti e opprimenti, l’anima si liberava, che non c’era più bisogno di talismani e di oggetti vagamenti spirituali in quella stanza che reclama solo la libertà di uscire, di vivere, di andare in giro, di vivere al di là di tutto, di non gettare l’ancora in un posto che troppe volte opprime, tra lavoro e studi, liberare l’anima uscendo, una stanza che non sa più di niente, ma solo della voglia di libertà e di uscire, nella libertà della notte con Ana… liberare l’anima, sapendo che ora lei per un po’ di tempo non ci sarà, e volere solo lei, volere solo lei, senza sforzarmi di farmi piacere ragazze che non mi piacciono, che non mi dicono niente, l’unica che mi smuove l’anima è lei, Ana, ed è così, solo in lei trovo la gioia, il piacere, la voluttà, le frasi carine e d’amore, i gesti d’amore, la sua leggerezza, la sua bellezza, che ancora mi perdo nel suo volto, dall’ovale particolare, il suo sguardo, il suo sorriso, le sue labbra, che ci si agurava un buon natale, con due baci, come ogni occasione, e un “ci vediamo” che non si sa quando sarà, che non ci penso più a volere altre ragazze per un po’, voglio solo lei, perché solo lei mi fa sentire vivo e gioioso, Ana…

La nottata tra le vie di Milano, con lei sempre nei pensieri e nell’anima, la libertà della notte, le canzoni maneliste, le vie di Milano a festa, potlatch ed esaltazione dell’anima nonostante la multa, il pensiero di Ana che dà tutta la gioia del mondo, i discorsi altrui pesanti che si dissolvono, la chiusura che si libera, una gabbia dell’anima sventrata dalla voglia di libertà, di pace e amore, dalla voglia per Ana, sognarla ancora, da sveglio, e non sognare più strani sogni, come stamattina, dove mi si presentava una ragazza mezza russa e mezza albanese, come diceva nel sogno, che mi sembrava già la donna della mia vita, mentre era solo il riflesso di una ragazza che vedevo passeggiare ieri sera a Milano, una ragazza albanese in mezzo ad altre ragazze albanesi, sue amiche, una mora dai capelli un po’ ricci, delle ragazze per niente affascinanti, che ritornavano però nel sogno, in un luogo che era una specie di ostello dove mi preparavano a chissà quale colloquio di lavoro, come nei miei antichi sogni inglesi, e compariva lei, che mi parlava un po’ in russo, un po’ in albanese, nel sogno, ora che libero l’anima anche nei sogni dove ad un tavolo di un’osteria notturna tra decina di persone compariva un personaggio da satira, che rispondeva con frasi fatte ad ogni domanda, ad ogni commento, senza dire niente in sostanza, senza poter aggiungere niente ai discorsi, un personaggio di completa povertà intellettuale, una satira nel sogno di quella gente che mi circonda, senza un’anima, e quel personaggio se ne andava via dalla tavolata dell’osteria non riuscendo a citare Woody Allen che neanche conosceva, solo per poi vedere io Berlusconi che stappava una bottiglia di rosso e prometteva che avrebbe messo un litro di vino all’osteria ad un euro per tutti, e tutti facevano baldoria, c’era il vino, c’era l’estasi della tavolata, e con quell’alcol che straripava dalla bottiglia mi svegliavo…

Solo lei, solo lei, solo Ana, che mi dà il brio, la gioia, la voglia di vivere, la leggerezza e la libertà, l’esaltazione dei sensi, che mi sento di nuovo vivo, tra Bruna e il bar, il supermercato e l’edicola, questi giorni che saranno, il Natale, il lavoro, i giri a Milano, la nottata passata a cercare di capire come funzionava Instagram per fare le foto, ma cosa me ne frega a me di Instagram? Cosa mi interessa di quella multa da pochi euro, cosa mi interessa di stare lì a contare i soldi, di pensare e strapensare, di fissarmi sui Balcani e sull’Albania e sulla Russia? Cosa me ne frega, potlatch ed esaltazione dell’anima, Ana e una nottata a Milano, libero dagli amici, da tutto, da tutti i pensieri, vivere la vita, viverla, andare in giro, liberare l’anima e dentro di me un unico sentimento che vuole e desidera e sa di Ana, al di là di tutto il resto, al di là di tutte le altre…

Ispirazioni, Prosa Poetica, Riflessioni, Sogni, Visioni

Nel velo di Maya, nella Grande Allucinazione di tutti i media…

Alienarsi con internet, di fronte al profilo perfetto, da vero postmoderno, di un ex collega di università, in Olanda, a lavorare per un’azienda chimica, sezione marketing e comunicazione, due master alle spalle, in Danimarca, in Olanda, lui che diceva voleva diventare giornalista, perdersi nel mondo dei media, dei social, fare comunicazione digitale, il sogno di tutti noi, quasi nativi digitali, invasati con l’inglese, con le lingue, e con internet, l’invidia… l’invidia da star male, ripensare ancora tutto, alienarsi nelle riviste, nei giornali, sul pc, di fronte ad altre lingue, il mondo della manipolazione che entra dentro di te, e più sei solo, più ti fai manipolare da tutto ciò che vedi e che leggi, e tutto sembra diventare una legge sacra, la legge sacra di essere costantemente aggiornato, di sapere tutto, tutte le lingue, tutte le storie di paesi lontani come Germania, Russia, Albania, Olanda, Inghilterra, sapere sempre tutto, essere costantemente aggiornati, ed alienarsi così tanto da voler quasi diventare giornalista te stesso, o almeno traduttore di notizie, diventare l’oggetto in cui ti perdi, non distinguendo più te stesso… che mi ricordava quella compagna di università, Berenice, con il lutto della madre alle spalle, sempre alienata nei quotidiani, nel mondo intellettuale, lei che voleva diventare giornalista, anche lei, ragazza sola, disturbata, alienata, che stavo facendo la sua stessa fine in questi ultimi giorni quando, al posto di stare in mezzo alla gente, mi volevo alienare sempre di più nel mondo fittizio delle immagini e della realtà mediata dai mezzi di comunicazione di massa, annullare me stesso nel mondo delle apparenze… ci voleva una domenica in compagnia con Stas, Larisa, Dmitrij, mio padre, mia madre, per uscire da quel mondo fittizio, che Viktor Pelevin racconta molto bene nel suo romanzo “Generation P”, il mondo fittizio, la televisione, le notizie studiate ad arte, il vendere patriottismo, sogni, ideologia, come un grandissimo velo di Maya sempre a nostra portata, in ogni istante, in ogni luogo, sul pc, sul cellulare, sul tablet, nel mondo della carta stampata, alla televisione, alla radio, immergersi completamente in questa realtà mediata, in questo velo di Maya, e diventare un inventore di notizie, di fattoidi, di fattacci, di tendenze politiche, diventare la mente dietro tutto questo mondo di apparenze, la mia perenne e antica allucinazione, il mondo delle apparenze, il velo di Maya da imporre, da controllare, da inventare, il mondo che avrei voluto scegliere come mio lavoro: inventare notizie, inventare storie, inventare il velo di Maya… e uscirne, uscirne solo con la vicinanza con altre persone, la lettura di qualche saggio filosofico esistenziale, la sapienza del Qohelet, icone dimenticate in me, la vicinanza con le persone dopo essere impazzito più volte, essere andato dai carabinieri per lamentarmi anch’io di non so cosa, loro che non potevano fare niente, perché non c’era niente da fare, niente che andasse contro la legge, solo sentire uno strano male alle parole Ucraina, alla vicinanza con gli ucraini, e rimettere a posto nei sentimenti la depressione di una volta per Alina, che si manifestava alla loro presenza, con strani sintomi, tutti dovuti ai sentimenti, alle emozioni, e la razionalità che sragionava continuando a lamentarsi di cose che non esistevano… il velo di Maya di questi mezzi di comunicazione, il velo dell’inganno, che ora che scrivo già mi accorgo di quell’altro virtuale che vorrebbe dettare le sue regole, dettarmi la sua visione del mondo, la sua ideologia, quando il trucco sta tutto nello staccare e nel distaccarsi da questi mondi fittizi fatti di immagini e parole e ideologie nascoste, e scopro dentro di me la mia spinta a studiare di sempre: immergersi nel velo di Maya per poter un giorno controllarlo da dietro le quinte, inventare programmi, inventare notizie, essere il capo della Grande Allucinazione… non era forse tutto qui la mia follia? Un mondo fatto di immagini, di inganni, di apparenze? E il mio profetismo altro non era che alienazione totale nel mondo fittizio, far diventare la propria vita come la storia che appare alla televisione, mania di tutti, di apparire, di essere sullo schermo, di comandare le storie, di inventare personaggi, di scrivere stando nell’ombra, di comandare, di manipolare gli altri, come se i mezzi di comunicazione di massa si rivolgessero a persone inermi e passive, che accolgono tutto senza critiche tutto ciò che gli viene propinato, come se potessi conquistare il mondo con l’inganno, inventando la Grande Allucinazione… mia follia di sempre, che ora riconosco, anche quando nel tempo libero ancora mi dò a letture e studi, ma non per fare di questa Grande Allucinazione il mio dovere, il mio compito, il mio lavoro, ma solo uno svago per non spegnere il cervello, senza che però tutta questa finzione diventi più vera della realtà… non mi chiedo più di diventare giornalista, dopo aver visto articoli su giornalisti uccisi dai poteri forti, dalle mafie, dopo aver visto un altro trentenne ieri in televisione, già giornalista, già anni di esperienza alle spalle, la sua parlantina di mondi fittizi, da televisione, mi accorgo solo della mania di tutti, apparire, apparire ovunque, non importa dove, alla televisione, su internet, diventare qualcuno, diventare un personaggio del mondo dello spettacolo, diventare un’immagine, un’icona, un personaggio della Grande Allucinazione, del grande velo di Maya, distorsione del mondo che inganna tutti, come quell’amico di una volta, genio incompreso, secondo lui, come quell’altro, che voleva scrivere, come l’altro che voleva diventare artista e musicista, tutti quanti presi nelle trame della Grande Allucinazione, del grande velo di Maya, i mezzi di comunicazione di massa… si ritorna alla realtà, così, stando in mezzo alla gente, diventando più concreti, diventando più umani, senza pretese di ogni sorta, senza aspirazioni diaboliche, senza superbie, ci si accorge dei propri limiti, e della propria umanità, stando insieme agli altri, di domenica, neanche fossero i tempi delle grandi domeniche con i parenti, ritorna però quel sentire, quel sentire che sa di vero, di realtà, e non più di alienazione nel mondo dei veli di Maya e delle Grandi Allucinazioni, che passa la voglia di alienarsi di nuovo, e viene invece voglia di guardare con più distacco tutto ciò che passa sul velo di Maya, come una semplice esercitazione per capire il mondo, per parlare con gli altri, per essere informato, ma trovo il nocciolo di tutta la mia follia: l’alienazione nel velo di Maya dei mezzi di comunicazione… e qui c’è tutto Pelevin e la sua “Generazione P”, tutto il suo buddhismo postmoderno, qui c’è tutta la mia follia, e la mia uscita dalla follia, qui c’è tutto, anche le brevi frasi di quel libro sulla manipolazione e sui media, che non costringono tanto, ma affascinano, come dei seduttori, in ogni campo, dalle notizie alla pubblicità, dai social, alla politica, e in ogni cosa, in ogni dove, che la realtà sta altrove, e la propria anima anche è solo dentro di me, non più trasmessa ad uno schermo, caricata nel mondo virtuale, rimangono le tracce dello stare male per Alina, le tracce della depressione, i ricordi, che poco alla volta stanno guarendo, rimangono i sogni di una Marta che stava seduta sui banchi di scuola, mentre la bionda prof di filosofia leggeva qualche brano come se fosse la sacerdotessa di dottrine esistenziali ed esoteriche allo stesso tempo, le immagini di un sogno tra l’onirico e l’esoterico, desideri d’amore sbiaditi e contraffatti dall’esistere nel sogno, come Marta, come la bionda prof di filosofia, nell’ambiente più rilassante del mondo per me, la scuola, là dove ancora l’umanità era a due passi, tra ragazze e ragazzi, senza lo stress del lavoro, di sapere, di diventare qualcuno, di dover apparire, di dover raggiungere per forza e subito il proprio traguardo di carriera, apparire, essere qualcuno, avere il potere di comandare e inventare tutto il velo di Maya e la Grande Allucinazione, solo nel sogno c’era ancora il ricordo di un amore e di parole vere, genuine, scaturite dalla voce di lei, la prof di filosofia, e dall’immagine di giovane bellezza di Marta, che mi visitava nel sogno, quasi a dirmi di nuovo di sentirla e vederla, se solo lei non fosse persa nelle sue regressioni tra vecchie donne di famiglia e affetti per gli animali domestici, e non si sa che cosa ancora, il solito periodo destabilizzante dopo l’università, dopo che tutto diventa qui e subito, lavorare, lavorare, lavorare, essere qualcuno, fare carriera, guadagnarsi un’identità lavorativa, diventare qualcuno, apparire, essere, diventare, qui e subito, qualcosa, qualcuno, non più rimandato ad un incerto “più in là dopo l’università”, quando tutte le pressioni del mondo si fanno sentire, e credi che tutti gli altri siano felici e realizzati, arrivati, quando ti confronti solo con chi è più in alto di te, quando ti confronti con i tuoi ideali di chi volevi diventare e chi volevi essere, sogni forse irraggiungibili, tanto vicini alla megalomania, ai deliri di onnipotenza, alla sete di potere e diventare, di essere, di apparire, la follia di sempre e di tutti in questo mondo tra il postmoderno e il virtuale… si esce così dall’inganno, e non te ne accorgi neanche, e non ti accorgerai neanche, se sbaglierai di nuovo, come ci entrerai di nuovo nel mondo delle finzioni, nel grande velo di Maya, nella grande allucinazione di tutti i mass media…