Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Sempre avanti nell’ispirazione infinita…

Risveglio giusto, senza troppi pensieri, là dove la musica ieri notte aveva il suo corso, fino a non smuovermi più, riprendere la vita di sempre, con la giusta stabilità, il corso del tempo che non è finito, non è iniziato, prosegue semplicemente il suo corso, come se non ci fosse stato nessun capodanno, far sfumare la percezione del tempo in nome della continuità e della stabilità… riprendere come sempre a raccogliersi, prendere come sempre i soldi la mattina per le varie commissioni, andare dal benzinaio, che aveva finito la benzina e stava arrivando il camion a caricare nuova essenza, dover tornare, pagare cinque euro e andare… da Benito, senza che le sue bestemmie mi facessero più male, ricordare Leida e il suo incantesimo, che svelava il significato mistico di tutte le bestemmie, là da Benito che non c’era un cane stamattina, alle nove, strano, mi dicevo, scambiare due parole con lui, senza dar troppo peso alle immagini di politica italiana sparse qua e là, e fregarsene se il bar dei cinesi non ha ancora riaperto, e non si sa quando riaprirà, e non so neanch’io quando ci tornerò… due parole, né di più, né di meno, un salto al bar come tanti, là dove molta gente fa discorsi come quelli che sento sul lavoro, politica italiana, le solite bestemmie, i soliti discorsi da bar all’italiana… essere quasi d’assetto lavorativo, se non avessi deciso di prendermi una vacanza di una settimana, dopo la terribile e mistica settimana scorsa con la febbre a 39, dove mi veniva in mente tutta la mistica del mondo, tutto lo scibile umano, pensieri davvero febbrili che vanno solo superati, e ricordarsi che questa settimana ho già i miei due libri con cui tenermi impegnato, Batman Apollo e Genocidal Organ, e due libri bastano e avanzano, senza bisogno di inventarsi nuovi libri da cercare in biblioteca, senza rompersi le scatole a scappare per forza in biblioteca… l’immagine di Inna nella stanza che avrebbe bisogno di più colore, un rosso più acceso, che però non mi posso permettere finché non avrò i soldi per cambiare o far ricaricare la cartuccia, farsi venire quasi la voglia di lavorare per avere un po’ più soldi disponibili, ma mi sa che questa settimana riposerò… dover chiamare mio fratello per mettersi d’accordo sul 6 di gennaio o non si sa quando, quando i ragazzi verranno a ritirare il loro gioco, quando si starà ancora un po’ assieme, e se ieri era giornata di Barresi, oggi sarà giornata di mio fratello, due parole al telefono, niente di più… passare al Carrefour e scambiare due parole con Lieta, quella ragazza che mi ha sempre ricordato Xhuliana, lei che stava lì a mettere a posto la roba nel banco frigo, due parole se si poteva spostare che dovevo prendere gli yogurt, aspetta, mi diceva, e poi se ne andava e mi diceva di chiudere, va bene, e andavo avanti a fare la mia spesa, pensando un po’ a Lieta, un po’ a Xhuliana, e il desiderio e il ricordo erotico si mischiavano, dandomi quella giusta sensazione erotica che ti fa sentire vivo, fantasie e ricordi, alla luce del giorno, che l’energia erotica non è per niente finita, ed è ancora libera… passare per la cassa e pagare, con in mente solo Lieta e Xhuliana, e fermarsi poi nel parcheggio del Carrefour a fumarmi una sigaretta, alla luce del sole di questo febbraio, quel sole piacevole che non dà fastidio a nessuno, pieno del ricordo di Xhuliana e del desiderio di Lieta, pensando che in fondo mi basterà aspettare ancora un po’ e Ana tornerà quando sarà il momento… e mi passava davanti Herzl che si fumava anche lui una sigaretta, stava andando probabilmente al lavoro, e mi ricordava di quella stupida e impazzita notte quando cercavo Manuela e chiedevo di lei a lui, quando ancora non sapevo che tutto l’incantesimo era dovuto a Leida, ricordi che passavano, erotismo che si mischiava al vissuto, desideri e ricordi, modi di sentire… finire la mia sigaretta e riprendere la macchina e andare dal benzinaio, a fare altri 15 euro di benzina, là dove si era fermato perché la benzina del distributore era finita… e finire così anche quasi i soldi, che mi rimangono solo quelli per le sigarette domani, e già pensare ai prossimi soldi da spendere, che quasi mi viene da chiamare il negozio delle cartucce, e sarà la prossima cosa che farò in effetti, per avere un’idea del prezzo, per capire quanto dovrò spendere, se hanno disponibile quella cartuccia, e già pensare ai prossimi soldi da spendere, senza ritegno, altro che moderazione! Qua si spende e si spande senza ritegno, e me ne frego… e così comincia la giornata, con tutte le sue buone premesse, e non c’è più molto da pensare, forse solo ad Ana quando tornerà, forse alle uscite con Barresi e Fizi, forse alle giornate sul lavoro, all’incontro con il dottore, al tempo libero fatto di letture, alle prossime rivelazioni e ai prossimi cambi d’umore, senza più assoluti da ricercare, ma questa vita in continuo cambiamento e divenire, con il mio giusto orientamento spirituale ed erotico ritrovato, senza eccessi, la mia voglia di vivere anche in mezzo a gente che non mi va giù al cento per cento, ma così è la vita, e ora pensare alle cose più pratiche, capire davvero quanto costa quella cartuccia, chiamare mio fratello, occupare la giornata, riposare ancora un po’ e poi avanti, sempre avanti nell’ispirazione infinita…

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Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

karolina

Con il ricordo, con il ricordo del 2008, cominciava questo 2018, il ricordo del desiderio per Amalia, dieci anni fa, il suo vestito sexy rosso e nero, le sue labbra, i suoi lunghi capelli biondi, la sua lingua russa che allora non conoscevo e sognavo soltanto di conoscere, un sogno da Galaxy Express 999, la ragazza russa dei miei sogni, un sogno siberiano, fatto di freddo e di erotismo, e mi perdevo ieri notte nelle immagini di succinte ragazze russe come si devono su VK, il desiderio, di nuovo quel desiderio che riportava alla mente tutto il fascino di quel paese, di quelle sue ragazze, che il sogno russo poteva rinascere… non più la noiosa Marina, ragazza russa sui generis, non corrispondente a quelle dei miei sogni, un luogo, un mondo, una distanza e uno spazio dove far crescere i sogni, la bellezza inarrivabile delle ragazze russe, di quelle ragazze russe come spie dell’unione sovietica, affascinanti e inarrivabili, misteriose, come Amalia, quel sogno fatto di mistero e di erotismo, un sogno senza confini che ritornava a esistere… e passavamo la serata in compagni di Stas, Larisa e Dmitrij, parlando anche del capodanno vecchio secondo il calendario giuliano, quel 14 gennaio che segna il vecchio calendario, insieme al Natale ortodosso, il 7 gennaio, ed era piacevole stare in loro compagnia, che mi venivano in mente anche i capodanni passati, con gli amici, in casa di amici, con Fizi, Barre, Luca, Paolo, Mauro, Valeria, quei diversi capodanni passati, quando ancora c’era comunanza tra noi amici, quando ancora si sentiva quel calore che negli anni è venuto meno, e mi veniva in mente anche quel capodanno quando andavo da solo in piazza Duomo a Milano, a sentire sparare i botti, a vedere la gente ubriacarsi, al freddo, quella notte che tornavo a piedi da Milano, passando per la via che ospitava Amalia, quando la desideravo e la sognavo per la prima volta, e in quel capodanno del 2008 desideravo lei, più di ogni altra cosa, e mi decidevo a lasciar liberi i miei sogni, i miei desideri per quelle ragazze, aprendo così un’epoca, quel 2008 che avrebbe dovuto portare fortuna, come vuole tradizione cinese che il numero 8 porta fortuna, un numero che sa di arrichirsi per loro, un numero che per me segnava come l’epoca del padre, 8, bà, padre, mentre sarebbe stato un anno pieno di erotismo e di follia, quella giusta follia che apre l’erotismo e l’amore, come quei due baci, ad Amalia e a Katia, tutto l’erotismo e la follia di quell’anno che ritornavano come un ricordo del desiderio ieri notte, sopratutto quando Larisa e Stas si allontanavano, dopo aver brindato assieme, nella loro alcova… un sogno russo di pieno erotismo, che le immagini di VK ridavano quel desiderio che si era perso per colpa di Marina, incapace di risvegliare alcun desiderio in me, e il ricordo di Amalia e delle ragazze russe pieno di mistero e affascinanti ritornava a me… e che sollievo sapere che dopo dieci anni finalmente quella lingua russa l’ho fatta mia, e che quel sogno pieno di desiderio e di mistero poteva ritornare… e ricominciava il tempo, ristabilendo l’ordine di una volta, non più apocalittici pensieri dell’ultimo giorno, non più raccoglimenti per cercare il senso e la ragione in me, ma la volontà di fare a meno, di vivere come una persona normale, piena del desiderio del mistero delle ragazze giuste, quelle che sviano, quelle che fanno sognare, quelle che fanno impazzire, come ai tempi di Amalia, e il sogno sapeva di lei, e di quella musica oppiacea anni ’90 delle canzoni da discoteca russe, come quelle melodie ipnotiche e affascinanti di Karolina, che Marina non poteva liquidare così, con i suoi sogni senza mistero e fascino, i suoi ideali tutti terreni, quella mancanza di mistica dell’amore e dell’erotismo, quella sua piattitudine e normalità che non evocano nessun desiderio e nient’altro che noia, senza un minimo di fascino, e la Russia poteva essere ristabilita, anche al di là di Alina, nel ricordo di quel desiderio pieno di fascino e mistero che era Amalia… sognavo così il primo dell’anno, che mi risvegliavo come se avessi ritrovato una parte di me stesso che pensavo perduta, quel giusto sentire pieno di mistica dell’amore che avvolge tutto, e che non mi faceva più raccogliere, pensare, riflettere, farmi perdere in pensieri settari come quei giorni e quei mesi insieme con gli avventisti, e anche risentire Eugenia gli ultimi dell’anno sapeva ancora di quella mistica dell’amore che provavo ai tempi dell’università, prima che lei diventasse tutta discorsi avventisti, e le sue ultime parole dell’anno erano invece quelle di una ragazza normale, piena anche lei di fascino, che mi faceva piacere sentire lei e sentire al contempo Rudina, che con il loro fascino dell’Est in qualche modo si ricollegavano alla mistica di Amalia di allora ritrovata oggi… e non mi andrà più di vivere una vita senza mistero, senza mistica dell’amore, senza fascino, una vita tutta studiata, piena di riflessioni asettiche e a volte paranoiche, piena di tecnicismi e scientismi, che non possono sfiorare le vette del pensiero mistico e poetico che tutto avvolge, e recupero questa parte di me, piena di fantasie e suggestioni, di desideri, di giusta mistica dell’amore e d’erotismo, che ritrovo finalmente me, dopo che si era perso in troppe riflessioni, in troppi realismi, in troppi calcoli, in troppe visioni pessimistiche e oscure senza alcuno slancio verso il mondo dei sogni, e recuperavo così l’inizio, il desiderio pieno di fascino e di mistero di quell’anno 2008 dove tutto cominciava… si scardinava il tempo e la dimensione dei desideri, che non ascolto più il vociare di altre voci che mi riporterebbero terra terra, senza desideri, senza fantasie, senza misteri e seduzioni, e vivo così questa mattinata del primo dell’anno, tra il giusto freddo dicembrino e una convalescenza ormai portata a termine, che si crogiola invece in quest’atmosfera invernale, nell’attesa che la mistica dell’amore possa ancora risvegliarsi, e se c’è un desiderio vero per quest’anno e per sempre è quella di non perdere di nuovo la mistica dell’amore, là dove ragazze con Marina avevano portato aridità, solo per far rinascere il fascino in ragazze come Ana, o come la romena senza nome, o come l’affascinante Leida, più sovietica lei a volte e più russa lei di tutte le russe e le ragazze dell’Est, con quel suo fascino sperduto, che rievocava Amalia in queste notti, insieme con il ricordo sperduto di Hana, la prima ragazza ceca, aprente l’erotismo più di dieci anni fa, indicandomi la via della mistica dell’erotismo, che ritornava in questi giorni, insieme a fantasie che si lanciavano sul volto e sul corpo di quella prof giovane bionda, la prof bionda ucraina di russo, e tutte queste ragazze dell’Est e il loro fascino sapevano ancora di magia, dopo che la magia non sapevo più dove si era persa, persa forse nella debolezza e nella stanchezza a volte piena di morte di certi pensieri religiosi e falsamente spirituali, senza slancio vitale, senza slancio erotico… e quel sogno russo può rinascere ancora, dopo che era stato spazzato via da non so cosa, da non so chi, un sogno pieno di fascino e di mistero, che mi accompagnerà ancora come infinita ispirazione, là dove tutte le ragazze degli ultimi dieci anni mi hanno condotto, al di là delle pagine perse, con il sogno e desiderio primigenio di un’Amalia che non morirà mai nel suo fascino dei ricordi, insieme con Katia e tutte le altre… e ritrovo il desiderio e l’energia che pensavo perdute, ritrovo il sogno originario, e la voglia di cominiciare così quest’anno e continuare così, senza più stranezze, senza più intrichi dell’anima, in tutta libertà e in tutto il sogno e in tutta l’ispirazione che sembrava perduta, là dove il sogno dell’Est questa volta si lega anche a lingue non solo russe, ma anche tedesche e albanesi, romene, insieme alle altre, come un sogno fatto di desideri e di mistero, che nessuno mi potrà mai togliere, nonostante le loro parole che non sanno di niente, che sanno solo di piattume, di normalità, di assenza di mistero e fascino e seduzione, e quest’anno può cominciare con i giusti sogni, con la giusta musica, con la giusta melodia seducente dell’anima e non ci sarà nessuna divinità, nessuna politica, nessun pensiero che orizzontalizza tutto a fermarmi, finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

Descrizioni, Pensieri liberi, Ricordi

Spossatezza natalizia…

Sono in coma, in questo pomeriggio di Natale, che mi ricorda i tanti natali passati a casa di mia zia a Milano, quando c’era mia nonna, quella tipica spossatezza da Natale, quando non hai voglia di fare niente, ma assolutamente niente, e ti cade addosso un sonno e una stanchezza come se dovessi riposare da tutti i 365 giorni dell’anno, riposarli tutti in un pomeriggio sul letto a dormire… e mi ricordo di quei natali noiosi, pesanti, ed oggi è praticamente lo stesso, dopo che ieri notte mi veniva una voglia assurda di Leida, che non c’è più, e oggi non ho neanche la voglia di stare veglio… non so cosa fare, ogni libro, ogni lingua, ogni canzone mi sembra pesante, e non so neanch’io perché ho chiamato Barresi e Leo per vederli magari più avanti, i cinesi al bar il 27, che già non ho più voglia, e neanche di vedere Barresi, e neanche di augurare il buon natale a Marina, Anna Maria e Olimpia, alle quali ho mandato un semplice messaggio di auguri… sono spossato, stanchissimo, che non so dove troverò le energie per leggere qualcosa, mentre pensieri pesanti e religiosi mi invadono, come se dovessi di botto diventare cristiano, senza alcun desiderio per le ragazze, che non mi riconosco più… passerei l’intera giornata sul letto a riposare, ma poi so che mi sentirei peggio, ancora più rincoglionito di adesso, e quindi è meglio se mi tengo occupato con qualcosa, e non penso troppo, non mi lascio troppo andare a questa spossatezza e a questi ricordi di natali passati quando la pesantezza e la stanchezza si facevano sentire in tutta la loro potenza… e non so cosa leggerò, non so a cosa mi dedicherò, non lo so ancora, e temo già una giornata di domani ancora più noiosa, con quell’amico di mio padre, Ruggero, che non vedo da una vita, quello che si era sposato una romena, e poi aveva divorziato… non so se si parlerà ancora di donne, né domani, né il 27 con gli amici cinesi, né più avanti, nel 2018, con Barresi, sta di fatto che in questo periodo voglio davvero prendermi un po’ di riposo, e dimenticare le mille occupazioni di quest’anno che passa: Leida, Alina, Ana, Marina, le lingue tedesche, albanesi, olandesi, e quante notizie, e quante letture, e quanta ricerca di lavoro, e quanto lavoro, e quanta follia, che non ne posso più… sono assuefatto da tutto, spossato, stanco da morire, e questo Natale sembra proprio come i natali di tanti anni fa, con una stanchezza impossibile da esprimere, e forse allora leggerò qualcosa in tutta calma, senza pensare troppo, senza strafarmi di canzoni, senza buttarmi in raccoglimenti dai quali non esce niente, se non ancora pensieri stanchi e spossati, lontani dalla realtà poi quotidiana che riprenderà… e quanto sarebbe stato bello avere delle persone con le quali parlare, passare la giornata, persone con le quali trovarsi, e forse è anche per quello che sentivo Anna Maria, Olimpia, Marina e poi anche Leo e Barresi, anche se non ci sono, un po’ come ieri notte l’avrei voluta passare insieme a Leida, che non c’è… e non so quando mi riprenderò da queste vacanze, da questo relax sopra ogni limite, e non so come comincerà l’anno nuovo, cosa mi porterà, forse niente di nuovo, forse niente di che, anche perché è solo una convenzione che l’anno cominci tra dicembre e gennaio, e non c’è niente da stravolgere… e con questa spossatezza infinita proverò ora ad aprire un libro, quasi per non addormentarmi, quasi per cercare un risveglio che non trovo, per non intirizzirmi ancora di più da questa spossatezza natalizia…

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Katia

Ogni volta è lei
nelle canzoni
nella femminilità
che dà l’ispirazione infinita
Katia
che canterei per lei tutta la vita
intonando canzoni che ridanno la voglia di vivere
la voglia di scherzare
insieme ai compagni sparsi qua e là
insieme alle parole
da dire agli altri
e alle altre
che basta incontrare
un gruppo di tre donne
tre ragazze
che parlano tra loro
per ridarti la vita
in quel Carreofour
che una volta mi vedeva impazzire
quasi per Manuela
o per Leida
o per non so chi
forse per Ana
o non so chi
quelle voci
quella bellezza
quelal femminilità
ispirazione infinita
come oggi al ristorante
Noemi
la mora ragazzina
che mi serviva apposta il caffè
buttandomelo lì sul tavolo
con trascurataggine
fatto apposta
come a volte
Miryam si diverte a parlare con altri clienti
e a non considerarmi
ispirazione infinita
la femminilità
che mi perderei sempre in loro
per scherzare con gli altri della vita
la vita che diventa amica
che diventa come parlare con un amico
con tutti
del più e del meno
scherzare
con in mente sempre quella femminilità
indistinta
che dà
infinita ispirazione
e non c’è niente che possa fermare tutto questo
questo scorrere infinito di piacere
e voglia di vivere
e positività
che sembra quasi ricominciare il tempo
a riscoprire
la vera e unica ispirazione
la femminilità
che va oltre
le divinità e i nomi sacri
e le teologie impazzite del tempo
fatto esistenza e vita
come un rebus
come un libro che ha infiniti rimandi
ma rimane sempre e solo
autoreferenziale
chiuso in sé stesso
la femminilità
ispirazione infinita
che dà la forza di vivere insieme agli altri
la positività
di cui quell’amico parlava sempre
che ora riscopro
l’oggetto perduto di Katia
l’aquila a due teste della sua borsetta
che non era lei
era Katia invece
e la sua bellezza
all’origine del tempo
il primo amore che non si scorda mai
il primo delirio
quell’oggeto sperduto nel tempo
che non si recupera mai
come dicono alcune psicologie
Katia
la femminilità
l’ispirazione infinita
la musica
il canto
la bellezza femminile
la loro melodiosa voce
anche quando parla di sciocchezze
la leggerezza femminile
oltre ogni pesantezza dell’anima
ricomincia il tempo da qui
da questa ispirazione infinita
la femminilità
che rimanda al primo delirio
al primo amore
mai da dimenticare
Katia
una volta e per sempre
da dove inizia il tempo
di sempre
ispirazione infinita
la femminilità

Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Visioni

Ispirazione infinita: la femminilità…

Ah! Ispirazione infinita, passare al Carrefour e beccare in coda tre donne, tra cui una ragazza e due più attempate, forse parenti, le loro parole stupide, la ragazza che prendeva in mano una copia di quelle riviste femminili, con in copertina Cecilia Rodriguez, la scartavo subito quella ragazza, anche se solo la voce mi attraeva, anche il suo corpicino, le sue fattezze, quel volto che non vedevo, ma poi la rivista la rimetteva a posto, mentre le tre donne parlavano di cose femminili, di “strafighe”, e pensavo ad Ana, a chissà chi, a Manuela che ultimamente non becco più, al mio periodo psicotico per lei e Leida, alla mia ipersessualità, ma quelle voci mi davano la carica, la gioia, dopo che sul finire del lavoro in un’altra officina scambiavo due parole con i giovani meccanici, come degli amici, e mi sentivo più vivo, più vivace, più sveglio, anche quando lo schermo del Carrefour con la fotocellula mi chiamava alla cassa numero 4, già intasata, e infatti c’era là Alfredo il napoletano alla cassa che mi diceva di tornare indietro, “Ah! E’ la fotocellula impazzita!”, dicevo, e me ne tornavo indietro, verso le tre donne, e dicevo: “Mi hanno detto di tornare indietro!”, e sentivo subito chiamare alla cassa numero 2, “La due?! Ah sì!”, e c’era in effetti Elena la cassiera più grande di me che prendeva posto, e me ne andavo verso la due, insieme con le tre donne… pagavo i miei hamburger di pollo e i miei fagioli, come la dieta vuole, e sentivo ancora quelle tre donne che parlavano di non so che, che non si capiva, insieme con la cassiera: “Che brutta!”, diceva, non so riferito a chi o a che cosa, e me ne andavo non sapendo se escludere il pensiero di quelle donne o invece farlo rivivere in me… e me ne andavo dal Carrefour con in testa solo l’idea di cenare e ascoltare la musica, per liberarmi dalla giornata e da chissà quali pensieri… e poi sì, cenavo, e mi rilassavo ascoltando la musica, dove ogni nota e ogni canto era accompagnato dal ricordo di quella ragazza, dal ricordo sempre vivo della ragazza perduta per sempre, Katia, e ogni nota, ogni mio cantare era dedicato a lei, e ritrovavo l’oggetto perduto della voce di lei, della sua bellezza, rievocata da quella ragazzina, e pensavo anche ad oggi al ristorante, con quella Noemi proprio carina, la cameriera, anche a quando si rivolgeva a mio padre con il lei, in modo un po’ forzato, un po’ ridicolo, o a quando mi lasciava lì il caffè buttato lì così sul tavolo, che maniere, pensavo, lo fa un po’ apposta, forse? Mentre altri due seduti ad un tavolo, uno più furbo e più grande di me e di lei si poteva permetterla di chiamarla “amore” o dirle che “voleva una lurida”, una lurida, la brutta e lurida Leida, mi viene ora da pensare, eppure affascinante come poche, intrigante, manipolatrice, ma ora che non c’è più è anche meglio, mentre mi posso buttare con tutta l’anima in questa infinita ispirazione di Noemi e della ragazza senza nome lì al Carrefour e di tutta la musica che avrei loro dedicato, tutto il canto, come quando a volte mi sembra di cantare per Katia in quella scuola adolescenziale piena di figa, che mi dà sempre infinita ispirazione, che non c’è più bisogno di pensare a chissà quali divinità, a quali nomi divini, a quali preghiere, a quali messia e mahdi, ma lasciare libera la mente di vagare nel desiderio di queste ragazze, desiderio solo di bellezza, di voce e di canto, le cose perdute di un passato che è sempre presente, con la bellezza femminile, infinita ispirazione… e va bene così, va davvero bene così, dopo gli attimi di canto e la musica, che mi posso liberare e mi libero, che stamattina mi rendevo conto di quanto ultimamente io stessi studiando e lavorando troppo e che per fortuna c’è sempre questa infinita ispirazione femminile che mi distoglie dai troppi impegni, dal troppo stress e mi fa volare l’anima… ispirazione infinita, la femminilità in tutte le sue forme, che ogni ragazza carina è sempre ispirazione infinita e non ci sarà mai fine e mai altro modo di trovare l’ispirazione se non in loro, nella loro bellezza, nella loro voce, come in quella stupida ragazzina del Carrefour, come la cameriera Noemi lì al ristorante, che a volte mi viene da pensare a come ci avevo provato con Rudina in quell’occasione speciale al ristorante a Ksamil, cosa che ora non mi potrei permettere allo Sharm, eppure va così, l’ispirazione infinita, l’ispirazione infinita che trovo nella femminilità, e non c’è altro pensiero, non c’è altra elucubrazione, non c’è nient’altro che mi possa dare quella gioia che mai proverei, e quel senso di stare in mezzo agli altri ora con più calma, come con degli amici della mia età, come quei giovani meccanici oggi sul lavoro, e non c’è modo di essere più positivo che non pensare a questa ispirazione infinita: la femminilità…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Always inspired by the foreign girls I loved…

Ana won’t be there for almost two months, and I’m unarmed… yesterday night we just talked, talked about her family, her parents who are divorced, and I told her how much I liked that picture of her on her smartphone, she was just a pic of her and her sisters, their two faces… and I didn’t want to do anything, although now and then I touched her body, her beautiful breast, her legs, and I looked at her pink sweater, and I wondered how much I’m almost in love with her, losing my mind watching her visage… her sweet face, like a teenager, her soft lines and her charming eyes while she asked me about that other girl, Marina, and whether or not I was still in contact with her… I said yes and no, I had to admit that I’m not in love with her, with Marina, because every night that I was with her during the day I went with Ana to enjoy sensual pleasures, and there, there was real pleasure and love… I had to admit this, also when I lost myself talking about Alina, that time that I was in love with her and she used to tell me that it’s better not to love, especially a girl like her… and Ana said that she also wanted to find a partner, a boyfriend, as much as I want to find a girlfriend, “It’s complicated” I said, especially if you do this kind of job, nobody wants you, it’s impossible, as they used me to say… and I asked her if she was in front of the laundry two months ago, she said no, she doesn’t go out alone because she fears migrants, Moroccans, especially, and she always goes out with friends, not mentioning that during that time she was in Romania, and I perhaps took her for another girl… and we talked, and we talked, and I stare into her visage, trying to impress in my mind all her curves, her lines, her beautiful harmony which inspires me love and at the same time gets me a little depressed because I won’t see her for another two months… until february, I said, until february, when perhaps she will come back with a driving license and won’t work there on the street catching cold anymore… “Are you from Suceava?”, “No, from Craiova…”, “Oh! I got confused with another Romanian girl…”, Olimpia… she is from Suceava, but she talked business and nothing else, I said, and I didn’t like her, apart from some important things she said: “I don’t want to waste my time”, “It’s the first time I see a young man so depressed…”, depression… despondent mood… that I don’t understand myself anymore… yes, she is from Craiova, not from Zalau as Eugenia, and I told her also about her, the adventist girl, who’s now in Malesia doing missionary work for her church, a Romanian girl… what Romanian girl? Eugenia? Olimpia? Ana? Or Marina, the Russian girl? And I don’t understand anymore with whom I’m in love, when perhaps I’m just in love with all girls and nobody… and we said each other goodbye, wishing each other merry christmas and happy holidays, while she’ll be in Romania giving presents to her nephews and nieces, talking to her divorced parents, who live in different places, and she’ll have to move from one town to the other… her life… her wish to find a boyfriend… the town in which she lives in Italy which is the same where I live, but I didn’t enquire what road, what neighborhood, as I didn’t tell her about my precise wherabouts, there are certain things that mustn’t be disclosed with a girl like her… and we parted, saying to each other that we will meet again in february, and I got away with my car thinking about Alina, Ana, Marina, Eugenia, Olimpia, and forgetting once and for all Albania and Leida… “I got mad”, I said also, about Alina, that bitch with whom I fell in love, and then I got out of love, last time I saw her was this summer, when I wanted to talk with her about my failed love experience with Marina, she asked me: “Was she Russian Russian?”, “Yes, she was”, I said, and I couldn’t remember anymore all those wonderful erotic moments I had with Alina two years ago… Alina, that when I saw her last year during this period, the Christmas period, my mind turned the world upside down, the axis of the world changed and I recovered, without knowing why, all my intellect and reason, and feelings also… but now, one year after she isn’t there anymore, as Ana isn’t there, and I’m also waiting for my thirty third birthday, trying not to get caught in existential and religious crap… my thirty third birthday, that I remember last year, my thirty second birthday, when I chatted on Facebook with Marina, trying to envision a love story, a love story which never was… and there was also Leida, the Albanian girl who fucked up my mind with her eroticism, the girl I fucked on my thirtieth birthday and on my thirty first, letting myself out, giving away all my desire, and I’m kind of nostalgic about that energetic feeling, that I don’t know anymore when all my energy will come back… the desire, the desire which Leida took almost away, if it wasn’t for Ana, or for the Romanian girl without a name, the last girls I fucked, but now I’m beginning to think that the doctor was right, I’m tired, I’m working, and I desire something more from those girls, a kind of love which won’t ever be… and I’m beginning also to understand that I’d need some peoploe to talk to, normal people, people my age, with whom to share my points of view on the world, my interests, people with whom to joke, normal guys and normal girls, some friends, in a nutshell, some friends… yes, because at work there are only old people with reactionary ideas, people who only think local, and who don’t have open points of view, old people, another generation that never grew up among other cultures, migrants, and a world open to globalisation and global ideas, and in this I really miss university, the faculty of foreign languages and international cooperation, where all students were open to other cultures, other worlds, other languages, a place where I didn’t feel suffocated, on the contrary, where I could be myself, completely free, and I could dive into all my interests and passions, and have a look at the infinity of ideas and feelings, walking every day among girls from all over the world, girls of every kind, who gave me inspiration and that kind of love which I used to express with Xhuliana, Alina and Leida, when I wasn’t stressed out and repressed by work, when my energy was at its full, but also my ideas of love with these girls, now lost… “It’s ten years now”, I said to Ana, “It’s ten years that I meet girls like you, when I was your age I used to have a girlfriend, but then I choose only to have girls like you, and I left her…”, that Italian girl, another right-wing local person, with a closed mindset, while all my feelings were somewhere else, in Romania, in Albania, in Russia, owing to that voyage that changed my life when I was thirteen, that voyage in Romania, which opened my mind once and for all… and the same goes with my best friends during my teenager years, the Albanian Dorian, the Chinese Liao and Dong Dong, two brothers… yes, I’m multicultural, I’m open to other people, to other cultures, I want to mix races, my feeling are all abroad, I love globalisation and the mixture of cultures, ideas, values, tastes, feelings, I love the whole world, but I live with people who can only think about their closest environment, their own language or even their own dialect, and I’m suffocating because of them… but that’s how the world goes these days, right-wing populists, the force of closure, against international and multicultural ideas, the force of openness, and it’s not a drama that I’m living all alone, it’s a drama that involves all Western societies, that are somewhat tired by neoliberalism, globalisation and new migrations, and I live this conflict every day, every hour of my day, and the only way to get out of this conflict is to get out of political thinking, stopping reading Italian news, left wing papers, and try not to get to political with colleagues and relatives and parents… yes, but I’d need some friends to talk to, some friends who share my ideas, or at least are a little bit more open, but those friends aren’t there anymore… and they were also a bad influence on me, withe their constant talk about sex and girls, like truly hungry men, who didn’t have a ten years’ cicle of constant sex with almost no interruption, like me, with different girls, different girls with whom I fell in love every time… and that doctor was right, when he said that all things come out of love for the other sex, out of love for girls, and also that philosopher was right that the path towards truth doesn’t come out of Christian or religious mortification, but out of erotic love… how else could I explain my love for foreign cultures, languages and ideas if it wasn’t for girls like Xhuliana, Alina, Leida, Ana, Katia? They were all foreign girls, Albanians, Romanians, Ucrainian, Russians, and many others, and in them I always found what neither friends nor parents nor culture can give me… yes, and then love, out of love for them I learnt some Russian, Albanian, Romanian, I got lost into poetry, philosophy, history, songs from the East, movies from the East, and sometimes I even got further, losing myself into peripheral stories which touched the inspiration they gave me, and so, German, and Hebrew, and Norwegian, and Dutch, and I lost myself into all philosophies, all religions, the whole world of ideas and culture, never reaching out to touch that kind of love that I can only imagine, because I won’t ever find a girl who is at the same time German, Jewish, Albanian, Romanian, Ukrainian, Russian, English and French and Spanish, and at this point I can only admit my love for other cultures and other languages, inspired by the foreign girls I loved… yes, the doctor told me, “Every time the constant thing that I notice is foreign languages, that is the common thread which binds everything else: foreign languages…”… yes, my love for words, my love for music, my love for foreign girls, that every time that I get trapped into my own country and my own people I don’t have to focus on the hate I feel for such closed mindsets and people, but I have to focus on my love for foreign languages, cultures and girls, and not give way to claustrophobic ideas and thinking, trying to reach out to feel the infinite inspiration towards foreign languages, cultures and girls, inspired by the foreign girls I loved… and that’s me, that’s me beyond everything, that my only regret is that I can’t live out of this passion, I can’t eat with culture, languages and love, and I must work, work in a completely different field to earn a living, and I should not get depressed by this… they told me in fact not to worry, because at least I have a job, there are many people who don’t have a job these days, and also an academic career on cultures isn’t that fun, quite on the contrary, they said, it’s hell, no funds, no money, hard work and a lot of depression, and instability… that’s why now I mustn’t give up on my job, trying to cultivate on my free time all my passions and interests, all my ideas, all my infinite inspiration which goes beyond any boundary… yes, that’s it, I still have free time to cultivate my love for languages and cultures and girls, and normal people and writers of all time could love and study and work at the same time, it’s the story of every one of any century, that’s life, even when everything isn’t just as you wished it to be, even when everything isn’t perfect, and the only ideal for which I’d strive for is to live with foreign people, languages and cultures, immersed in a cultural world, immersed in love, immersed with friends who share my interests, but that would be exactly the life that teacher advised against, an intellectual life which would bring exactly the same as this working life with cultural intermezzos, and anyway people can love and have families also with the ugliest jobs on earth, also without a job, without a salary, and, as they used me to say, “There are much worse situations than yours…”… yes, and out of love, out of love for the girls who inspired me all this I’ll keep on living as always, alternating work and study and moments of freedom, always inspired by the foreign girls I loved… and I don’t think that I’m exagerating when I want to learn German, Romanian, Albanian, and all stuff about Islamic civilization, Jewish culture and all, the doctor said that it isn’t wrong to study and work at the same time, and also the other doctor always told me: “Do study!”, and if my feelings go towards these things I can’t do nothing but follow my passions, and liberate myself… there’s only one thing that now I’m worried about: “Am I not stressing myself too much? Am I not falling into a conflict zone with other people who think differently from me?”… stressing myself out, that could be because it’s difficult sometimes to find allies with whom to talk, but that’s society, that’s democracy, that’s freedom of expression, everybody can have their ideas, their opinions, and in a free and democratic world I can’t deny freedom of expression and ideas to other people, as much as other people can’t undermine my freedom… yes, that’s it, freedom… and I should try to be less ideological, less stubborn with my ideas, which aren’t a revelaed truth from a divinity which everybody must obey, their just my feelings, my opinions, my world view that I can’t impose on others, as much as others can’t impose their truth on me… but that’s the point, someone wrote that every person look for their similars, someone to share their ideas, someone with whom you agree on something, someone that completes you and makes you feel good, that’s the thing that I miss most from university, from the people in the campus, and I’d give up my life to find someone like them, some friends, some companions, while here now it’s just a desert of relationships… there’s only her, Ana, the last remnant of my love, the girl I’ll probably wait for another two months, the last inspiration, while I’ll lose myself into all things inspired by the foreign girls I loved… Ana, dedicated to her, to all foreign girls, to the whole world, dedicated to love, forever in love with love, forever myself, trying to defuse the conflict between my world view and those of my colleagues and relatives and friends who aren’t there anymore, those friends who didn’t have a ten years’ cicle of constant sex and love with foreign girls, those same friends who couldn’t understand me, as much as I didn’t understand them, and I’ll keep on living, hoping to find someone some day, someone to share my ideas, my worldview, my true personality, realizing once and for all that the only girl for me must be a foreign girl well versed in philosophy and foreign languages and cultures, with an open mind, but at the same time capable of waking up the desire in me, that desire that lived for all those foreign girls and that now lives for Ana, while I get lost trying to compare all girls of everytime, not finding a solution, not finding the true one, while I’m worried about everyday conflict with other people who think different from me, but that’s life, how many people live in a conflict zone with their bosses, at work? Many, many of them, and if only there were friends, if only there was some girl to really fall in love, if only all this were present, and I don’t know anymore what to do, apart from waiting for Ana, and dedicating all my life to all things inspired by the foreign girls I loved…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Visioni

Là dove c’è un barlume d’amore…

Un anno, è passato un anno, da quel 13 dicembre 2016, giorno della mia laurea in Lingue e Culture per la Comunicazione e la Cooperazione Internazionale, un anno… cosa c’è un anno dopo? Il ricordo, il ricordo di quel giorno, dove arrivavo la mattina presto in università e andavo ad ascoltare la lezione di Linguistica Generale di Vai, il prof con cui Eugenia, due anni prima, aveva anche scritto la tesi sulla lingua romena, e non c’era giorno migliore di quello per ricordarsi di quel primo anno, di quando, a quelle lezioni, mi innamoravo di lei… il 13 dicembre, che è anche il giorno di compleanno di Eugenia, lei che il compleanno diceva che non lo festeggiava, perché i veri avventisti non festeggiano festività pagane, il 13 dicembre, che è anche Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia, là dove a Mantova e provincia si festeggia, quasi come fosse Natale, e mi ricordo di quando ero piccolo e andavo da mia zia Lucia, il calore della famiglia, l’affetto, le mie cugine, i miei zii, proprio ieri che sapevo che mia cugina Morena ha avuto una figlia quindici giorni fa, e tutto ritorno… questo giorno che pensavo potesse essere maledetto per sempre, mentre ora tutto torna in una nuova luce, quella luce fievole di questi giorni, che lascia più spazio alla notte, eppure questo giorno non sa solo di quel 13 dicembre dell’anno scorso, giorno impestato da strane idee, su quella tesi sulla Russia contemporanea, ma sa anche di altre persone, più importanti nella mia vita che non quelle due relatrici di storia economica e di cultura russa, il 13 dicembre, un giorno come tanti, che si ammanta dello splendore di Santa Lucia, di mia cugina Morena, di Eugenia, là dove c’è ancora un barlume d’amore… e non sto qui a ricordare l’università, quell’ultimo giorno un anno fa, non sto a ricordare Alice che faceva anche lei una tesi di cultura russa, non sto a ricordare Laura e la sua tesi su Londra, o la presenza della loro inseparabile amica Martina, le tre siciliane, e neanche quell’albanese uscito da non so dove che parlava nella sua tesi del processo di integrazione europea dell’Albania, e neanche quell’altra tesi di un’altra di cultura inglese, tra femminismo e non so bene cos’altro… è passato un anno, e non voglio ricordare i lati negativi di quel periodo, mi basta sapere che poi in quel periodo avrei rivisto Alina, e avrei poco alla volta recuperato il senno, ma oggi il pensiero non va ad Alina, va a Santa Lucia, a Morena, a Eugenia, tre donne più importanti nella mia vita, di sempre, e non c’è ricordo oscuro, perché l’oscurità non c’è più, ora c’è solo luce, nel mare luccica, un astro d’argento, Santa Lucia, Santa Lucia… che l’insegnamento di quei cinque anni di università vive ancora in me, fa parte integrante di me, sono io, al di là delle opinioni altrui, so quello in cui credo, so cosa amo, so dove la mia anima, e nessun comportamento o idea altrui può scalfire la mia pace e le mi convinzioni e il mio amore, e sono soddisfatto, sono contento, un anno dopo dalla laurea, dei miei studi, di me stesso, di come sono cresciuto, e non rimpiango più niente… e lo studio continua, perché quello studio sono io, fa parte del mio vivere, del mio essere, e nessuno potrà mai sradicare da me ciò che sono io, e nell’ispirazione tutto l’amore va per queste tre donne, e questo pensiero e questa emozione basta a salvarmi… no, non è un giorno dannato, come pensavo, è un giorno benedetto, al di là della laurea, al di là degli studi, sono ancora io, sono sempre io, con le mie idee, me stesso, i miei pensieri, i miei amori, le mie passioni, la mia ispirazione infinita che in quell’università si poteva liberare, tra gli amori e le passioni notturne di altre ragazze, e altre ragazze ancora di giorno in università, e tutti quegli insegnamenti sono ancora parte di me, e mi rammarico solo ora di non poter troppo condividere con altri le mie idee, di non sentire più insegnamenti come una volta, ma per questo ci sono i giornali, i libri, le persone che un giorno arriveranno, perché so che arriveranno, e c’è me stesso, e il mio amore per Ana, Alina, Eugenia, Morena, i miei parenti di Mantova, c’è tutto me stesso e il ricordo gioioso delle tre siciliane, e non posso che dedicare questo giorno a loro, e al me stesso ritrovato, là dove c’è un barlume d’amore…

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Là dove tutto diventa un sogno…

Не хотела быть красивой
и тебя с ума сводить
così canta questa canzone
Karolina
dai tempi di Katia
non ascoltavo
la stessa magia di una volta
le note ipnotiche
il canto sperduto
come in una fiaba
anni ’80 anni ’90
tra la sensazione di essere fatto di eroina
o ubriaco marcio di vodka
da non reggersi più in piedi
e non capire più niente
completamente annebbiato
dai fumi dell’alcol
è questo l’effetto di questa musica
di un’epoca che non c’è più
come il sogno di lei
che mi portava a impazzire
Katia
allora
musica di una dolcezza infinita
canto che ipnotizza
da perdersi in mondi immaginari dentro di sé
come un alcolizzato
come un’eroinomane
se solo la mia droga non fosse la musica
e il sogno d’amore che non c’è
che torno a spendere due parole per Marina
solo pensando di surrogare l’amore
attraverso le canzoni
e qualche messaggio per lei
che non ha alcun senso
in questo sentire
che non ha più voglia di erotismo
ma cerca qualcosa che non c’è
come in quei documentari
dall’inizio dell’URSS
fino alla storia recente della Russia
l’Ucraina…
l’errore madornale della Russia di Putin
come una volta era stato l’Afghanistan
per l’URSS
l’Ucraina…
che al rivedere Alina
l’altra notte
solo ora mi ritorna tutto il sentire impazzito
che si sarebbe ubriacato come non mai in una serata come questa
vuota di ogni cosa
ogni persona
che neanche rivedere quell’amico
perduto
l’altra sera al supermercato
mi ha saputo riempire
far ritornare
al me stesso che ero allora
quando con quegli amici pensavo di riempire le mie serate
“Non mi va di uscire
dopo essere stanco sul lavoro
uscire e bere
e sentire cazzate”
dicevo
e anche lui
falsamente
annuiva
niente di tutto questo c’è ora
tensione
a non finire
stanchezza
alla fine di questa domenica
dopo ore e ore di documentari e notizie in tedesco
alla televisione online
da morire dal nervoso
per le mille parole nuove
che cominciano a entrare in me
e ad aver senso
è così che si impara senza accorgersene
ora che la Germania
sembra diventare un’altra Russia
solo perché
una volta
c’era la DDR
sogno sovietico di una volta
passione politica e storica e filosofica
che si disperde in queste note e canto
ipnotici
sognando ragazze e luoghi mai visti
una Russia immaginaria
che esiste solo nella follia dell’ubriacatura
e dei sogni
nelle allucinazioni di una volta e di sempre
profezie di futuri
senza o con Putin
di storie che alla fine
nella mia realtà non cambiano niente
ma cambiano solo il mondo dell’immaginario
che non so perché ha così tanta influenza simbolica
come quelle parole
l’Ucraina
il Vietnam l’Afghanistan
della Russia
come Alina
l’ucraina
il mio Vietnam personale
ancora una volta
cadere
per una ragazza russa
mi verrebbe da ripetere
come una volta era stato per Katia
e penserei di recuperare
il bello della follia
con Marina
ma la storia non si ripete
la storia va avanti
in ogni caso
e indietro non si torna
anche rievocando canzoni
che una volta facevano sognare
mondi e luoghi e persone
che non esistono se non nei sogni
e la musica va avanti
i messaggi sul pc anche
sul tablet
ovunque
sul cellulare
mondi paralleli virtuali
che non si faranno mai realtà
la realtà è altrove
e sta al di fuori di queste lingue
queste nuove parole
questi suoni 
queste storie
delle quali mi informo
la realtà è grigia
al di là dei sogni blu e neri
come la notte
al di là dei ricordi erotici ed alcolici e musicali con Alina
non c’è bisogno di vodka
per riviverli
basta questa musica che sa di magia
solo per rendersi conto
che senza sogni non si vive
e che la musica incanta e fa innamorare
più dell’amore e delle ragazze stesse
la forza dell’irrealtà
dei sogni
sulla realtà
e se qualcuno diceva
che la vita è sogno
forse aveva ragione
e vivo di un mondo incantato e magico
ricordando Katia
sognando giornate mai vissute con Marina
senza la magia che la musica da sola mi dà
e quelle notti erotiche sembrano ormai passate
travolte dalla stanchezza
e dalla vita
e dalla sete erotica
che di tutte si assetava
solo per strisciare via come una scia
di fronte a quella ragazza che sembrava russa
e russa non era
Manuela
biondina che ricordava Amalia
e tutta la follia
la follia che si ripeteva in quest’anno
come un incantesimo eterno
la follia
la musica
l’amore
le lingue straniere
la politica
la storia
là dove tutto diventa un sogno…

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Alina e le lacrime…

Ascoltare RMC Italia
perché?
Musica nuova
suoni nuovi
stanco delle solite cantilene albanesi
cambia musica
ogni tanto fa bene
e il nero dell’anima
Alina
ancora
le lacrime
era solo lei
anche ieri notte
quando svuotavo in giardino
la bottiglia di vodka
che non contava niente
se non il ricordo
di tutto il sentire estatico di quando c’era lei
Alina
le lacrime
ancora
smettono di vivere i pensieri
cala di nuovo il nero dell’anima
come i suoi capelli nero corvini
dalle punte rosse
il rosso e il nero dell’anima
che si confonde con il blu e il nero dell’anima
i suoi colori
della notte
della notte rubata alle stelle a alla luna
nel ricordo di lei
Alina
le lacrime
e smetto quasi di volere
di giocare con i simboli di amanti perdute
l’incantesimo primigenio
delle tre russe
trinità erotica
Katia, Amalia e Julia
si disperde
e ricomincia il tempo là dove una volta iniziava

dopo
Katia Amalia Julia
il tempo che ricomincia
dopo la nuova ondata
dopo l’ultimo impero
dopo l’ultima ispirazione
ispirazione infinita
che non erano loro
e nemmeno lei
e il suo simbolo mistico
non rimane più niente
rimane solo il ricordo di lei
Alina
e le lacrime
e la musica nuova che non dice niente
se non che cancella i soliti suoni
venuti a noia
venuti a loop
non so che farmene di queste canzoni
non so che farmene della lingua russa
parlata con lei
ora che lei non c’è più
ma era sempre dietro a tutto
all’alcol e alle estasi
davanti a Manuela
e al mio psicotizzare
rimasto senza parole
a parlare con lo sguardo
di quell’amore finito
lei
la ragazza ucraina
Alina
con una figlia là
che era solo l’amore perduto
a farmi impazzire
e già glielo dicevo
a lei
come farò dopo di te?
Non ce l’ho più fatta in effetti
non ce la faccio più
che me ne faccio di quella bottiglia di vodka
senza sentimenti
svuotati come l’alcol in giardino
sperduti per sempre nel ricordo di lei
Alina
e le lacrime
che torno ad essere davvero io
senza mistificazioni poetiche pseudoreligiose
senza ideologie di erotismo e voluttà
di onirismo
di massimi sistemi filosofici
e libri che danno dipendenza
più di una droga
polizieschi da leggere
alla costante ricerca della verità che non si trova mai
come i libri di filosofia e religione
parole su parole
senza fine
ammasso di pagine
che non portano a niente
là dove finiscono le parole
là dove le parole non bastano più
là dove c’è solo la voce del silenzio
e l’immagine di lei
Alina
e le lacrime
i capelli corvini di lei
e quella sua voce sperduta per sempre
quelle sue parole
quella voce perduta che dentro di me
sussurrava come un angelo
davanti a Manuela
quando le dicevo
che non ci capivo più niente
eppure lei sembrava già aver capito
sapeva già la storia
come succede
perdere l’amore
e le conseguenze della follia
e di incasinare l’anima
cercando di rappezzare le perdite
con particolari periferici
che sapevano di lei
Marina la russa
recuperare di lei la sua lingua
Leida e l’erotismo
recuperare di lei l’erotismo
Ana la ragazzina romena
recuperare di lei un’altra parte della sua lingua
il luogo dove lei stava
la notte rubata alla luna
e non bastava mai
non basta mai ricercarla in altre
mi dicevano che chiodo scaccia chiodo
ma questa volta hanno inchiodato me
che mi perderei ancora in metafore religiose
per cercare un significato
e mi perderei solo per non ammettere
che di lei
Alina
e le lacrime
ero innamorato
fino alla morte
e ancora forse ancora adesso
come ieri quella bambina che mi passava affianco alla cassa
tutta piena di vita
una volta e due
fino a quando lanciavo una sguardo alla madre
Carolina vieni qui!
Bambina
come la figlia di Alina
in Ucraina
mai vista
non si sa
e non è nessun mistero della fede
è il mistero dell’amore
che fa impazzire
che fa andare fuori di testa
come troppe canzoni da quattro soldi
a volte cantano
Alina
e le lacrime
ancora una volta
che il tempo inizia e finisce qui
al di là di prologhi
e ultime ispirazioni
che non riescono mai a ritrovare lei
non riescono mai a ritrovarla
neanche in Eugenia e quelle sue regole
di buona salute
diventate tiranniche se ascoltate con la sua voce
digiuno se penso a lei
Alina
e le lacrime
la cosa più naturale
quando non hai più voglia di
mangiare
bere
fumare
trovare altre come lei
come per ritrovarla
e non ritrovarla mai
alla continua ricerca di lei
che non tornerà mai
Alina
e le lacrime
e mi passava una bambina affianco
e la vodka comprata era solo il segno
di un ricordo dimenticato
le estasi erotiche alcoliche e musicali
con lei
gli stessi gusti di musica
di film e telefilm
lo stesso sentire
la stessa anarchia dei sensi
e la voglia di amore
e sapere che dopo l’amore
c’è solo la follia
un’altra follia
questa volta
una follia nera
come i capelli corvini di Alina
Alina
e le lacrime
che non c’è più poesia
non c’è più poema
arte o religione di ogni genere
discorso o consolazione o spiegazione
si perdono le parole
una volta e per tutte
si perde la voglia
di bere
mangiare
fumare
trovare altre come lei
Alina
e le lacrime
in questo sogno blu e nero
rimane solo la natura
come consolazione
la sua contemplazione
nella sua quiete indifferente
là dove lei diceva
che c’era solo passata
la Romania
là dove finisce il mondo
e tutto si disperde nella musica
in parole che non hanno più niente
se non la forza di far sfumare
la ragione impazzita ed esaltata di sé
che non può più niente
ammutolita
silente
e il mondo si colora di nero e di blu
come la notte rubata alle stelle e alla luna
dove lei c’era
Alina
e le lacrime
ora che non c’è più
la follia che si spegne
per ritrovare solo
il silenzio dell’anima
amore perduto
si perdono le parole
Alina
e le lacrime

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Sensazioni dionisiache…

Film russo, la lingua più bella, di una volta, la sera, la voglia di riesumare tutti i ricordi, del piacere infinito, l’alcol, Katia, l’amicizia dionisiaca con Bejan, gli anni della scuola di russo, tutto il corteggiamento di una volta con Eugenia, le nottate con Diana, e poi Diana la moldava, l’atmosfera dionisiaca in quella scuola serale, e tutte le nottate russe con Alina, il piacere delle ragazze dell’Est, i sogni, la musica russa, la musica albanese, riesumare dallo scantinato dei ricordi quell’aquila rosso nera, cucita sulla borsetta di Katia, visione di pura bellezza, di puro erotismo, di estasi dei sensi, dionisiaco dell’anima… la voglia di bere, la sete sconfinata, il cervello che andava in estasi, quasi in craving alcolico, dopo tutta la giornata passata a leggere quel romanzo norvegese, quel poliziesco, incollato alle sue pagine come un drogato di lettura, di gialli, di suspence, l’eccitazione cerebrale, stare al parco nel pomeriggio, leggere ancora un po’ dopo essere passato in biblioteca, per prendere in prestito l’altro libro, andare via, troppa gente in biblioteca, spazi troppo vicini, aula grande inutilizzabile per via di iniziative per bambini, stare al parco, non troppo distante dalle vecchiette ucraine, dagli adolescenti e dalle adolescenti impazziti poco più in là, sulle panchine, e leggere, fumarsi una sigaretta, incollarsi a quel libro poliziesco, ricordandosi della notte prima a chiamare i carabinieri, riferire di quelle due macchine che erano passate due volte, il transit rosso, la toyota yaris blu, che mi chiedevano di non so chi, forse di qualche spacciatore, chi lo sa, riferire alla polizia questo, la notte dopo, quando ormai l’effetto dell’alcol era svanito, e il ricordo della giornata prima, non l’estasi dell’ultima ragazza romena, perdersi in un mondo poliziesco… non farcela più, ad un certo punto, a continuare a leggere, vedere un negretto che correva nel parco, che voglia, che energia, io è già tanto che a volte mi metto a camminare, e così mi mettevo a camminare, per un’ora, intorno al parco e fuori, nel paesino, tra le sue vie, le sue salite e le sue discese, in quegli angoli del paesino che mi ricordavano la mia primissima adolescenza scema e folle, i compagni e gli amici di una volta, ai parchetti, per le vie, l’età della stupidera e della trasgressione, tutta l’energia di una volta, le scenette comiche, a vent’anni quasi di distanza, la vita da ragazzini, quella casa abitata ancora dalla madre di Nicolosi, il compagno di lei, pensare alla loro figlia, Rachele, chissà quanti anni avrà adesso, sarà già una ragazzina, e chissà Nicolosi, sarà forse ancora in Inghilterra, in Irlanda, chi lo sa, andare oltre… pomeriggio poliziesco, al parco, lì attorno, qualche sigaretta di troppo, tutta l’energia del mondo, e la sera, la sera a guardarsi quel film russo solo per sentire il craving dell’alcol, e la voglia matta di comprarsi una vodka, non per berla, ma per riesumare la bottiglia con l’aquila che mi ricordava il piacere infinito di una volta, la voluttà e l’estasi, per avere il piacere di fronte a me, in questa stanza priva di adrenalina, per riesumare il ricordo del piacere di tutti questi anni, e non farne più un dimenticatoio, un oblio, per ridare vita ai miei sensi addormentati dell’ultimo periodo, e il pensiero fisso, di quello che sembrava l’inizio di un romanzo giallo, io là, ubriaco, nel luogo che una volta era di Andra, e forse ora era di spacciatori, quelle due macchine sospette, quei carabinieri che mi chiedevano se avevo visto viavai di gente, il dubbio, il sospetto, le supposizioni, incipit di un romanzo giallo che non sarà mai, lo spaccio, l’alcol, i carabinieri, la droga, la prostituzione, il degrado, l’estasi dei sensi, l’anarchia dell’anima… e andare al supermercato per comprarsi quella bottiglia, lasciar perdere il cassiere che parlava di lavoro duro, di 11 ore che ti ammazzano, che dipende come te le fanno lavorare, poi, dipende dal lavoro, gente che parlava, una bambina che mi passava davanti, mentre compravo la vodka, lì alla cassa, per due volte, una bambina iperattiva, la madre che la sgridava, che le diceva di non allontanarsi da lei, comprare la vodka e vedere lo sguardo della guardia, attento, lo so anch’io, pensavo, lo so anch’io, ma mi serve solo la bottiglia con l’aquila russa, nel ricordo di Katia e di tutta la voluttà di sempre, del piacere, vero stimolante per vivere, vera adrenalina… tornare a casa e vuotare la bottiglia di vodka in giardino, vuotarla così, in un attimo, potlach dell’anima, gesto dionisiaco, tornare in stanza e non riuscire più a guardare quel film russo, troppa la concentrazione di ieri, troppo caffè, anche quello che bevevo alla fine del mio giro intorno al paese, intorno al parco, quel caffè di troppo, quella mente troppo sforzata a leggere, troppo concentrata, lasciare perdere quel film russo, archiviare ancora quei simboli adrenalinici, prendersi una ventina di gocce di valium e cercare il sonno, forzato, il sabato sera impazzito, la febbre del sabato sera…

La notte, un sogno dove mi squagliavo, dove le mie braccia e le mie gambe andavano squagliandosi, una sensazione stranissima, da effetti collaterali del valium, chi lo sa, un incubo, un sogno strano, nel pieno della notte, un sogno inquietante, e continuare a dormire… e poi mi trovavo in una specie di fabbrica, dove vedevo operai che altro non erano che compagni delle superiori, dell’ITIS, che stavano in quella fabbrica a lavorare non so che cosa, fabbrica metallica, e arrivava anche un albanese, un imprenditore albanese, che faceva le domande, agli operai, e con lei a tradurre c’era Rudina, mentre qualcuno o qualcosa mi svelava il senso di cognomi antichi, di ragazze e donne, il mistero dei nomi di Maria e di Maddalena, nascosti in altre etimologie di nomi, e l’imprenditore albanese si girava attorno, nella fabbrica, mentre tutti gli operai erano attorno a noi, in cerchio, a guardare e ascoltare, fino a quando Rudina non mi passava davanti, sorridendo, e uno degli operai diceva: “Cazzarola!”, e mi veniva in mente una canzone: kacurellat e tua, o sa shum te dua, o sa shum te dua… e l’imprenditore albanese si esaltava, lasciava perdere il lavoro, e chiamava Rudina a sé, lei, sempre più sorridente, che si avvicinava a noi come esaltata, e in tre ci mettevamo in cerchio, a saltare, tenendoci per le mani, neanche fosse un matrimonio, una festa di matrimonio, una festa, come se fossimo estasiati di alcol e di musica, e cantavamo lei, i suoi capelli ricci, i capelli di lei, di Rudina, kacurrelat e tua, kacurellat e tua, o sa shum te dua, o sa shum te dua, e godevamo di quella canzone, di quella lingua, di quel canto, della bellezza di lei, dell’estasi dionisiaca, nella fabbrica, nei sensi e nella danza estatica, e Rudina sorrideva, sorrideva come una vera innamorata, come esultante della festa, e tutti si dimenticavano del lavoro, della fabbrica, di ogni cosa… mi svegliavo, nel pieno della notte, con quell’estasi dei sensi, quel sentire dionisiaco, pieno di energia erotica, pieno di estasi, nel ricordo di Rudina, di quel sogno, di quella bellezza, di tutta l’energia di una volta, tutta l’estasi, e riesumavo quegli oggetti, quell’aquila, fonte di ispirazione infinita, di quei ricordi, e ricordavo quel sogno, quel sogno dionisiaco e quel sentire dionisiaco, e mi accendevo una sigaretta, e cercavo di non dimenticare il sogno, il sentire dionisiaco, e la notte acquistava un senso, là dove l’avevo perduto arrendendomi di fronte al film russo, di fronte ai soliti pensieri indeboliti dalle parole altrui, dovevo reagire, essere davvero me stesso, con tutta la mia energia, ricaricarmi, riprendermi, trovare la forza, l’energia, e non l’abbandono delle forze, rimanere positivo, ricordare tutta l’estasi del sogno e del sentire, sensazioni dionisiache, l’energia, la vita, il sogno, i ricordi, il desiderio, la voglia di vivere, sensazioni dionisiache nel fondo della notte, la vita che ricomincia, non più la rinuncia…