Poesie, Visioni

Ritorno all’orizzonte della realtà…

La lingua romena mi sa
di sterco di vacca
di campagne e contadini
di ubriachi e di perditempo
niente di affascinante
in una landa del vuoto e del niente
la lingua olandese
mi sa di froci che vivono in barche
pieni di soldi
tra i canali di Amsterdam
con le puttane che hanno pure
il loro sindacato
la lingua giapponese
mi sa di perversione
malattia mentale
follia e tutto ciò che è squilibrato
mentre la lingua cinese
mi sa di extraterrestri
persone d’altrove
un altro mondo
un’altra cultura
la lingua albanese mi sa di clan
mafiosi famigliari
relazioni strette
troppo strette con parenti
e persone che non sopporti più
legami inscindibili
e di sangue
la lingua russa
mi sa ormai di depressione
lunghi cori ortodossi
che sembrano salti nell’oltretomba
o parole di gente
che fa la guerra
lavora
o si esalta con i miliardi del gas
e con la fissa del potere
di ragazze con la gamba facile
che chiedono solo di prenderlo
ovunque
senza un perché
e del ricordo di Alina
e di nessun’altra che mai sarà
di nuovo
neanche il comunismo
neanche l’ortodossia
là dove compare lei nella notte
e mi riporta
tutto il male e il nero di una volta
la lingua francese
mi sa di leggerezza
spensieratezza
e sofisticati filosofemi
intellettualismi
e robe tutte radical chic
e una letteratura
che sa di acqua di rose
inconsistenti
come i loro film
la lingua spagnola mi sa di spiaggia e mare
spaccio di eroina
puttane
e gente senza alcuna filosofia
se non il piacere
e lo sfarzo antico
di una Spagna cattolica
che non c’è più
di strane canzoni vagamente arabeggianti
mentre
la lingua araba mi sa di diavolerie
se non fosse
per le sure salmodiate del corano
l’unica bellezza
in una lingua che non conosco
e la lingua ebraica
mi sa di lingua che spezza i denti
come diceva qualcuno
impronunciabile
senza accenti
mentre la lingua tedesca
mi sa ormai di politically correct
di diritti umani
di filosofemi
tutti democraticcizzanti
un po’ come la lingua inglese
piena di ONG
e discorsi istituzionali
una lingua senz’anima
per tutti e per nessuno
una lingua vuota
mentre la lingua coreana
mi sa di esaltazione politica
di autoritarismo
ed esaltazione
questo lo spettro delle lingue
che ho bazzicato
in questi vent’anni
oggi che tornavo
al bar dei cinesi a Milano
dei miei amici di una volta
a parlare di niente e di tutto
io a cercare di dimenticare
Alina
che rivedevo ieri notte
insieme ad Ana
Alesia
e altre
visione da girone infernale
da riesumare quasi la depressione
perduta in me
e si parlava e si parlava
sentivo ancora quel loro dialetto
cinese
così lontano da quando
Alex si metteva a parlare
con quella donna italiana
in un cinese mandarino
un po’ sporcato
di cui intuivo il senso del discorso
grazie ai miei rudimenti
come quei rudimenti
che mi bastavano a capire
quella giovane romena
che parlava in autobus
e tutta la magia delle lingue spariva
la magia che c’è soltanto
quando queste lingue non le capisci
quando ne assapori i suoni
ma quando poi vieni a sapere
delle banalità
delle loro parole
tutta la magia scompare
a che pro studiare ancora?
Io che delle lingue
sono come un italiano
che capisce tutti i dialetti
della penisola
senza neppure parlarne uno
eppure capire
un po’ tutto
e un po’ niente
di albanese
romeno
russo
cinese
tedesco
spagnolo
inglese
francese
olandese
e saper distinguere
coreano e arabo ed ebraico
ma senza voglia di parlare
nessuna lingua di queste
solo sentire
intuire i discorsi
eppure continuare così
con questa mia lingua
l’italiano
lingua della mia unica socializzazione
perché
parliamoci chiaro
quando mai ho veramente parlato
altre lingue?
Quasi mai
qualche eccezione
in inglese
all’estero
in vacanza o nei campi di volontariato
e poi
niente di che
un po’ di russo
con Marina
con Alina
e niente di più
qualche parola in università
ma mai vera e propria socializzazione
vero e proprio coinvolgimento
e delle lingue
sono solo un linguista
che sa distinguerle
che sa capire
qualcosa
leggendo ascoltando
ma di parlare
proprio non mi va
più
ed è inutile
che gli altri vengano a
dirmi
“Tu sai le lingue!”
quali lingue?
Sono solo un linguista
un italiano che allarga la sua conoscenza passiva
oltre ai dialetti
anche alle lingue
di tutta questa gente
che sta qui
e niente di più
chi me lo fa fare di parlare
quando a volte non ho neppure voglia
di parlare in italiano?
E me ne accorgevo
oggi
tra quei discorsi
con gli amici cinesi di una volta
discorsi che mi facevano rendere conto
di quanto in questi anni
io abbia vissuto in dimensioni parallele
senza vere amicizie a tenermi
con i piedi per terra
io e i miei libri
le mie divagazioni
quelle ragazze che mandavano in altre dimensioni
e ogni “oltre”
svaniva
per riportarmi
all’orizzonte dell’esistenza
dove non c’è niente
al di là
e se mi mantengo ancora in pista
è perché
una parvenza di vita
sta riaffiorando
grazie a queste amicizie
grazie a quei batticuore
e inferni con quelle ragazze
che non voglio
più
“Ho fatto un casino ultimamente”
dico sempre a chi mi chiede
delle ragazze
e non mi va di conoscerne nessuna
anche quando oggi
Alex mi voleva presentare una
italiana
non mi va
e me ne andavo
poco dopo
con i miei sensi di colpa
che Alex offre sempre
con la mia depressione strisciante
di chi non voleva conoscere nessuna ragazza
con il solo sorriso
della giovane sudamericana
che voleva presentarmi
appunto
questa
e bastava così
era già più carina
dell’ultima volta
e non c’era più il pensiero di Ana
c’era solo il pensiero di Alina
di averla rivista
di aver rivisto l’inferno
che si manifestava
anche quando Alex
mi chiedeva
se volevo una birra
“Grazie, non bevo più.
Prima bevevo tanto
due o tre anni fa
poi basta
se bevo
o mi addormento
o divento cattivo”
l’alcol
che non mi va più
sempre Alina di mezzo
come ieri notte
che l’inizio di tutto
a questo punto
non è più Katia
come pensavo
ma l’inizio
è solo la fine con Alina
che ancora rimaniamo sempre qui
sempre qui
tra depressione e inferno
ed elevazioni
e andare in un oltre
che non sa di niente
sa di silenzio
e di mancanza d’essere
e di dimensioni parallele
che si annullano
per tornare
all’orizzonte
della realtà
e non so che farmene di questa sera
di quei giochi
che ormai erano diventati incubi
di quei mondi alternativi
nati da letture
da film
da full immersion in altri mondi
e le dimensioni parallele si annullano
e ritorno
all’orizzonte della realtà
rimane una settimana
che non sarà fatta di niente
se non di uscite con amici
che non dicono niente
tranne la semplice realtà
al di là di regali da fare
posti da visitare
uscite
acquisti
esotici
altro ancora
niente di che
ritorno all’orizzonte
della realtà
dopo dimensioni parallele
nate da altre lingue
altri sogni
altre fantasie
che non esistono più

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Poesie, Visioni

Pura libertà d’essere nell’infinito…

Vediamo se riesco a fare un miracolo!
Il giovane dai capelli lunghi e la barba
che ti vendeva quella memoria
per giocare all’infinito
un ritorno all’origine
di quando si poteva ancora giocare
senza essere tormentato
da demoni erotici
di ragazze che sono
per tutti
il caos dell’ultimo anno
non tanto differente
da quel caos
che portò
alla follia
dieci anni fa
una due tre quattro cinque
ragazze
diventano troppe
da desiderare
e alla fine
non sai più che fartene
del caos
e ritorni sui tuoi passi
dopo dieci anni
a perderti ancora
nei giochi
come un ragazzino
e allo stesso tempo ti accorgi
di avere dieci anni in più
con tutta l’esperienza
una vita vissuta
forse un po’ rovinato
come direbbero alcuni
non corri più dietro ad ogni ragazza che vedi
e tutte ti sembrano ora uguali
anche quando
di giorno
ti compare lei
che sembrava farti impazzire
un anno fa
e ora
resta uguale alle altre
che differenza c’è tra lei e le altre?
Nessuna
tutta tanta immaginazione e fantasia
trasposizione
di desideri
inavverati
con lei
avverati con l’altra
e ora che la tua fantasia
si riporta
ad uno stato più innocente
fatto di giochi video
di fantasia infinita e finale
non sai più che fartene di lei
o di quella romena che vedevi quest’oggi
al ristorante
dei lavoratori
una romena dal volto che ti ricordava
Eugenia
dalle spalle che ti ricordava
Olimpia
ma che in fondo è nessuna
è vuota come lei
come Ana
puro significante
di qualcosa che non c’è
e non ci sarà mai
anche oltre quelle icone ortodosse
che cantano
il peccato
e il sigillo
mentre ora
l’unica icona
sfavilla di bianco
come un mahdi
che alla fine compare
per sconfiggere
l’al-dajjal
l’anticristo
e compare quello dai capelli lunghi
e la barba
vestito di bianco
che è voce della tua coscienza
che è voce di te
che corregge
ogni parlar sbagliato altrui
e sembra guidarti
come un vero mahdi
non solo nello spirito
ma anche in ogni occasione della vita
elevandoti ad altezze
che altri non possono sentire
e che senti dentro di te
distanza infinita dagli altri
il vero te stesso
a distanza siderale
da ogni altro e altra che vedi
lontano da quell’amico
che si perde ancora
dietro mille immagini di ragazze
modelle
sognando di fotografare e fotografare ancora
per raggiungere apici di gloria
te rimani ancora un po’
sciamano africano
la foto ruba l’anima
ti dici sempre
e l’unica immagine che in te compare
è quella di colui che veste di bianco
alla fine del mondo
e sul muro di quella tua stanza
che non distingui più
dall’esterno
come se non ci fosse più distinzione
tra spazio interno e spazio esterno
è solo una parete bianca
dove si dipingono
come nella tua mente
immagini di vita
simboli e parole
e ogni cosa
solo poi per sparire
in quel nulla bianco
che accoglie tutta la libertà dell’essere
e non ti interessa neanche più
dare un ordine al mondo
che è diventato pura libertà
che ognuno la vita la vive come vuole
e nessuno può imporre niente a nessuno
nessuno può star lì a far giudizi morali
giudizi politici
giudizi ideologici
pura libertà del niente
e della sua forza di prendere tutte le forme del mondo
dalle infinite possibilità
e non sai che fartene
di troppe parole
altrui
“Smetti di ascoltare!”
ti dici ora sempre
lontano da quella preghiera che invece diceva
“Ascolta”
no!
Basta!
Non ascolto più
le mille campane
non sarò più una spugna
silenzierò quelle voci
quelle opinioni altrui
quei volti di chi troppo spesso mi è comparso
a sviarmi
la guida è ora altrove
in quel vestito di bianco dalla barba e i capelli lunghi
che compare
a guidarmi
e non c’è più parola
più niente
l’intrico di ragazze dell’ultimo anno si dissolve
e chiede tregua
e tregua e pace
è già
e non rimane più niente
letture che sembrano
vivere di un tempo di seconda mano
post-apocalittico
mentre ogni festa è rimandata
e rimanda solo all’apocalissi
già avvenuta
e a quella che verrà
là dove il tempo si infinita
in una nuova attesa
che non si sa se è già compiuta
o sarà da compiersi
e con la tua spossatezza
giochi
lavori
studi
leggi guardi film
parli con altre persone
e non hai più voglia di interrogarti
perché quelle ragazze ti abbiano sviato così
e continuino ancora a sviarti talvolta
là dove non c’è più differenza
tra lei e lei e l’altra
e tutte sembrano ora
vuote
è l’anima che si svuota
è l’anima che si libera
e trova una guida
che silenzia ogni altra voce
e l’immagine
delle vesti bianche
di quello con capelli lunghi e barba
sembra fare il miracolo
che mai avresti pensato
salvandoti dalla fine del mondo
rimandata a non si sa quando
o forse già avvenuta
non lo sai neanche te
là dove il tempo si infinita
e rimane una sola visione
che le cancella tutte
e
giochi
lavori
studi
parli con gli altri
di lei e di lei e dell’altra
non sai più che fartene
e così all’infinito
e si silenzia ogni demone
e non ascolti più
“Non ascoltare più!”
e il potere smette di esistere
anarchia dell’anima
salvata
“Qui non ci sono capi!”
diceva quel giovane cameriere
proprietario della trattoria
qui non ci sono capi
c’è solo un capo mistico
che trascende ogni cosa
il vero maestro
altri non ce ne sono
la vera guida
che rimanda verso il nulla da cui tutto si fonda
uno infinito
che si disperde
nella libertà dell’essere
di ogni cosa
di ogni creatura
e anche tu
partecipi di questa libertà
non più sottomesso a niente
a nessuno
a nessuna
pura libertà d’essere
nell’infinito

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Nell’eco dell’anima…

La sura della luce
là dove appaiono loro
nel loro splendore
solo per poi svanire
luce su luce!
An noor
il canto che si perde nella notte
oltre la luna
oltre le stelle
nel blu infinito
oltre quel vestito di lei
da possedere
spossessato
ed evanescente
desiderio
di qualcosa che va al di là
di irraggiungibile
e inconoscibile
svanisce l’antica musica
di cantanti che parlano
di desideri terreni
non risuonano
più
in questa notte
e loro mi appaiono disanti
al di là della strada
non come quella
che per caso
vedevo
l’altro giorno
a camminare
lei
dal velo in testa
in macchina con il padre
visione di sguardi
da niente
io e il mio nero vestire
da ripentimento
la sfilata e la scia
di tutte quelle
e lei che non c’entrava niente
dall’infinita distanza
tra quella via da camminare
e lei in macchina
sulla strada
ad andare chissà dove
passaggio
cittadino
che nascondeva l’infinito
al contrario di lei
che cela
il marcio
di un tatuaggio che dice
prima di tutto me stessa
in arabo
una lingua che non può essere sporcata
dopo la sura della luce
visione che si perde
dopo immagini
di racconti e parole
di una guerra che nessuno si ricorda
tra la Russia e l’Islam
tra terrorismo spirituale
e autoritarismo statale
metafore di non si sa cosa
di visioni
dove la logica maschile
si lascia sedurre
da una femminilità infinita
che va oltre ogni desiderio
la quiete dopo gli eccessi
lo spirito che nasce dalla carne
come diceva quel vangelo
non ufficiale
eterno ritorno
di non si sa cosa
a cui forse non credo neanche più
e si perde l’immagine di lei
che si confonde con la sorella
e con l’altra
di cui ricordo l’immagine
come un paesaggio
di montagne
dove risuona il canto
per perdersi nell’eco dell’anima
nell’eco dell’anima…
e vagamente ricordo
immagini
di fantasie finali
dove alla realtà
si sostituiva una realtà virtuale
che sapeva pure di arte
di immagini inesistenti
al di là di tutto ciò
che la mente può subire
nei giorni nei mesi
nelle settimane
e in ogni quando
immaginando
là dove non c’è più niente da immaginare
perdendosi nell’eco delle parole
che non si dettano più
come riflessioni
là dove tutto sfuma
nella quiete della notte
della luce e delle stelle
e scie e regole
ed entità culturali e statali
e storie
del mondo
si dissolvono
per lasciare spazio
ad una ricerca infinita
là dove l’inconoscibile
desidera ancora
essere raggiunto
senza mai arrivare
ad una fine
vaghi pensieri
che si dissolvono da sé
nell’eco dell’anima
per ritrovarsi forse un giorno
alla costante ricerca
come di un giudizio finale
che non finisce mai
alla ricerca
di quella ragazza che sarà
non più da escludere
come tante e infinite altre
per trovare me
lei
e la divinità
oltre noi
verso l’infinito
ispirazione infinita
che si perde
nell’eco dell’anima
tutto diventa bianco evanescente
pura luce
e si dissolvono
le immagini e le parole
e tutto si fa canto
nell’eco dell’anima
là dove neanche la musica basta più
a sritmare i pensieri
e le visioni
tutto si dissolve
luce su luce
nell’eco dell’anima…

Poesie, Ricordi

Là dove l’anima si trasforma in evanescenza e in canto…

La musica turceasca
ricordo di quella prima notte
ai tempi di lei
il primo bacio
sotto quelle note
nel campo di volontariato
internazionale
la musica turca
e l’erotismo
l’ubriacatura d’amore
ai tempi di lei
quando ancora non era mia
quando tutto era un sogno
nell’adolescenza perduta
la prima musica d’amore
le prime note
che vagheggiavano
canti orientali
le prime note di un imprintig
senza fine
ispirazione infinita
che si riverbera
nel canto del recitatore
turco
del Corano
la sura Miryam
dove si parla di Isa
che mi appare ogni giorno
tra le parole diaboliche altrui
e i miei serpenti dell’anima
che la lotta non è mai finita
sempre in contatto
con il demonio
in sorte diaboli
e se c’è un dio
è oltre la lacrime
è nelle parole
che salvano
da discorsi e inferni di parole
dove solo una divinità può salvare
la musica turceasca
come quelle manele
come quelle canzoni albanesi
come tutte le ragazze di sempre
quella musica che ha accompagnato
infiniti amori
e quel canto che eleva ad altezze infinite
a vette assurde
dove la spossatezza della giornata
si esprime solo
in vocalizzi
che sembrano voci angeliche
di chi ormai non ce la fa più
a vivere di solo erotismo
e cerca di più
se non nelle estasi che seguono ogni volta
a mille avventure erotiche
in un’evanescenza
sonora e di vocalizzi senza fine
quanti anni di ragazze
che si dissolvono così nel canto
e nei ricordi
che l’ultima ispirazione
si confonde con l’ispirazione infinita
là dove il tempo cade
e si aprono le porte
dell’eternità e dell’infinito
quell’eterno conflitto
tra laicismo e fede
tra sentimenti dionisiaci
e appollinei
e quell’anima che ogni volta fa
il giro del mondo
solo per ritrovarsi sempre lì
per infinitizzarsi
nell’aquila rosso nera
di imperi che non ci sono più
tra fedi che entrano in armonia
solo per dare amore e pace
e qualcosa che non può essere
né descritto né spiegato
neanche a fine giornata
dove la spossatezza
ti assale
quel canto senza fine
e quei vocalizzi
che richiamano alla memoria
anche lei
che viveva in quella via
piena di gente che ascoltava
musica islamica
e quei ricordi di lei
nel parco
sempre accompagnato da vocalizzi orientali
l’imprinting senza fine
dei primi amori
imprinting sonoro dell’anima
che si perde tra canzoni e vocalizzi orientali
e i loro ricordi
di loro
di tutte quelle ragazze
che si dissolvono
in quell’anno fatidico
che ancora emana tutta l’anima
che non c’è modo di sradicare in me
questo sentire e questi sentimenti
e questi ricordi
pena solo l’impazzire
alla ricerca
di qualcosa che fermi i deliri
e le spirali di pensieri
dell’anima
si volatilizza
così la notte
dopo questi periodi
che segnano il tempo
solo per ricominciare
in maniera diversa
senza più le compulsioni
di una volta
i soliti tragicomici errori
da tentazioni del deserto
che rimettono sempre in discussione tutto
quando la vera risposta
sta nel silenzio
e nella voce che si fa canto
per spezzare le catene del logos
là dove le parole non bastano più
si risolve così l’anima mia
tra desiderio
e non desiderio
e una spossatezza
che sa di canto angelicato
là dove parole scritte senza fine
non riescono più a dare immagini
di un film
immaginario tratto da un libro
lo sforzo dell’immaginazione
che non ce la fa più
e continuerei a cantare
ad ascoltare musica
di quell’Oriente
ispirazione infinita
e i vocalizzi dell’anima
disperderebbero tutti i pensieri
per volatizzarsi
là dove c’era quella musica
là dove c’era quel canto
e tutti i ricordi
di tutte le ragazze
che non c’è fine al canto
e al volatizzarsi dell’anima
religione erotica ritrovata
tra sentimenti dionisiaci
e apollinei
in un eterno susseguirsi di stagioni
dell’anima
là dove l’anima si trasforma
in evanescenza e in canto

Poesie, Sogni, Visioni

L’azzurro e la luce dell’anima…

Watching the dark
nell’oscurità
ieri notte
gettare quel vino rosso di estasi mancate
gli abissi oscuri dell’anima
che rimandavano
a quel cantare scritto
di vitalità balcaniche
anarchiche di una volta
l’energia dell’est
e la sua ispirazione
dove Laura Nexha
era in realtà
la nuova shqiptare
e viceversa
una luce nell’oscurità della notte
rimandata a non si sa quando
la penitenza
senza più bisogno di alcol
di sigarette
il coro ortodosso
che risuonava dalle cuffie
e quella stanza
che era diventata
la cella monastica
di un monaco ortodosso oscuro
il coro senza percussioni
pura voce e puro canto
che facevano risalire dall’abisso
le ultime notti
con le due sorelle romene
a spazzare via
il sentire ottuso
di quella avventista romena
Eugenia
che si è insidiata come un tiranno
suadente
nella mia anima
con i suoi consigli
i suoi divieti
a liberarmi una volta per tutte
da quella visione razionale
e logorroica
di una fede troppo
cerebrale
solo per immergermi
nell’infinito
dell’abisso
dell’oscurità
dell’assenza di idee e parole
solo per riemergere in una luce
dove compariva
la luce balcanica mediterranea
della nuova shqiptare
e nel sogno
lei
l’origine dell’anima
Katia
ritrovata in sogno
come il primo amore d’estasi
d’abisso
e di vette
come un paesaggio
di montagna
che si confonde
tra Balcani
e quei di Como
dove lei
nel sogno
abitava
a spazzare via
il sogno d’amore calcolato
dell’altra
che di sublimità
non aveva niente
e neppure la grazia e la voce
e la bellezza
e l’incanto di lei
che sfiorare anche solo con allusioni
il suo ricordo
il suo sogno
è sfregiare l’anima
e la sua origine
là dove lei appare
come un angelo
sterminatore
di oscurità e abissi
solo per farmi rinascere in una luce
che si confonde tra paesaggi
e suggestioni di altre ragazze
la nuova shqiptare
Katia nel sogno
gli abissi che diventavano luce
e paesaggi
il nero e il bianco
l’oscurità e la luce
la città e le montagne
i ricordi e i sogni
le ispirazioni
i pensieri e le idee inabissate
nell’oscurità
il coro
la luce azzurra e bianca
come i suoi occhi
il suo vestire
Katia
lei
un sogno
all’origine dell’anima
e l’oscurità e la luce
la nuova shqiptare
i paesaggi dell’anima
la sua origine
e così
all’infinito
all’infinito
tra sogno e veglia
tra sogni e realtà
tra desideri e ricordi
tra abissi e vette
tra paesaggi e volti di ragazze
e la bellezza
e le suggestioni
e penitenza e ascensioni
all’origine dell’anima
lei
Katia
immagine dell’eternità
e il collocarmi ancora nel tempo
la nuova shqiptare
oltre le due sorelle romene
immagini
di oscurità ortodosse monastiche
dalle quali emerge solo lei
Katia
nel sogno
a dare immagine e forma
a questo sentire
sconvolto
da digiuni perenni
sconvolgimenti simbolici
puntelli del tempo
che non si sa più se cessa di esistere
o se ricominci
un nuovo inizio
quell’inizio
dove c’è sempre lei
Katia
per spazzare via
lo sviamento senza fine
dell’anno scorso
tra Ana
Leida
e Marina
e Manuela
quel ricordo infinito
all’origine dell’anima
Katia
che prende forma un nuovo tempo
colorato di azzurro
e bianco
come i suoi occhi
nel sogno
e il paesaggio balcanico
rivive in me
come un paradiso ritrovato
dove infinite lingue si parlano
anche quelle rimosse
dall’anima
dove si innestavano le voci
dei parenti antichi
e il mio esistere
fatto di lingue diverse
coesistenza nell’anima
della molteplicità
e dell’ultima e prima e infinita
ispirazione
dove lei appare sempre nel sogno
a ridestare gli equilibri
tra luci e tenebre
la nuova shqiptare
immagine delle notti
e lei
dell’origine dell’anima
e quell’oscurità
nella quale mi immergevo
sa ora di luce
di paesaggi di montagne
celesti
e del sogno di lei
Katia
tra oscurità, luci e sogni
tra il nero e il bianco
tra il cristallino e l’azzurro
l’anima si colora
la nuova shqiptare
Katia
i paesaggi balcanici
il sogno di lei
le montagne e i laghi
l’azzurro e la luce dell’anima

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Nella visione paradisiaca di un paesaggio balcanico…

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Dov’è Leida?
Là dove una volta c’era il tempio
appare lei
liberata da se stessa
riscattata
in giro chissà dove
nella sua nuova vita
lei
la bionda
che tanto mi aveva fatto impazzire
leggere
“Il prigioniero del Caucaso”
e ritrovare in quelle descrizioni poetiche
di paesaggi selvaggi
la natura nella quale mi perderei
per dimenticare lei
l’amore abbandonato
perduto
che ti lascia senza niente
se non la forza del paesaggio selvaggio
e di quei popoli bruti
che ancora hanno la vitalità nelle vene
e tu
solo contemplatore
della selvaticità
a essere indifferente
a chi l’amore ancora lo chiede
si rimane
vuoti
liberati
e abbandonati
a se stessi
allo stesso tempo
e nell’anima scorrono fiumi di poemi
da Ruslan e Ljudmila
al prigioniero
al pellegrinaggio di Childe Harold
all’Iperione
di quei paesaggi greci
e albanesi
dal carattere e dalla luce mediterranea
che illuminano i ricordi
e ti fanno chiedere
dov’è Leida?
È andata
non c’è più
come non c’è quasi più voglia di loro
dopo il viaggio nel mondo dei morti
di ieri
marchiato Romania
dalle vesti nere
la penitenza
e viaggi dell’anima senza fine
lacrime e santi
dai quadri che recuperavi dalla memoria
di quel Rinascimento
da Piero della Francesca
tra il Battesimo di Cristo
e la Resurrezione
che si rimane inondati
di una luce bianca
e non resta più niente
se non la luce di lei
non nel ricordo
ma nel chiedersi
dov’è Leida?
Che ti sembra assurdo
andare a cercare i sentimenti di ieri
da vesti nere di pentimento
tra viaggi antichi romeni
e ultimi languori
e voluttà
perché ora come ora
ti chiedi solo
dove sarà Leida?
Cosa starà facendo?
Come sarà la sua nuova vita
e tu ti ritroveresti soltanto
davanti ad un paesaggio
balcanico inondato di luce
a contemplare
la selvaticità della natura
e il fragore delle montagne
non bastano poemi
non bastano liriche
non bastano neanche più filosofie
che si ispirano
a trascendenze religiose
al luogo del tempio
compare la sua figura
che mi salva
da antiche ossessioni
anche di chi
forse sa
l’amore
cosa fa
chi diceva
indirettamente
“Le ricordava un amore della gioventù”
chi era
Manuela?
Chi era dietro di lei?
dietro Leida?
dietro l’Albania e la Grecia?
Un lutto non ancora elaborato
di quell’antica parente
prima del viaggio in Albania?
Le uniche foto dei genitori
in quel viaggio
in Grecia?
C’è l’anima
in questi paesaggi
e c’è il paradiso
e la resurrezione
dal mondo dei morti
e dai languori e dalle voluttà
che tutto diventa etereo
inconsistente
immateriale
come un’immagine candida
come il Battesimo
di Piero della Francesca
una fine del mondo dei morti
con la bandiera
e il Cristo Risorto
e oltre tutto questo
il vagheggiare
di un Eden ritrovato
con il solo ricordo di lei
e i paesaggi dell’anima senza fine
selvatici
non mi so spiegare
il caos avvenuto in me
il caos che vive in me
e ora sembra risolversi
in eterea visione
impossibile spiegare
l’avvicendarsi
dei sentimenti
tra morti risorti in paesaggi
e altri luoghi
ragazze vagheggiate
come Manuela
che richiamavano Leida
che richiamavano le altre
anche se ora rimane
solo lei
e il paesaggio balcanico
paradisiaco
non basteranno poemi
non basteranno canzoni
e melodie
neppure il nero dell’anima
e le vesti di pentimento
a rischiarare luce su luce
e ancora più luce bianca
come un battesimo dell’anima
come una risurrezione personale
nei paesaggi paradisiaci
solo lei
e il paesaggio balcanico
paradisiaco
sembra qui finire il mondo
il tempo smette di contare
diventa
eternità e infinito
e pura libertà
la sua
la mia
di dove sarà lei
di dove sarà io
separati per sempre
nella nostra libertà
e l’anima è un paesaggio
è un poema
e si chiede solo
dove lei sia
dov’è Leida?
E rimane
solo lei
e quel paesaggio balcanico paradisiaco
dove rivedo i miei
dove rivedo la defunta
ora per sempre ascesa
a ultraterrene dimensioni
un paesaggio dell’anima
paradisiaco
dove s’arresta
il tempo
s’arresta il mondo
e scorre l’eternità e l’infinito
dov’è lei?
Dov’è Leida?
E il tempo non lo segno più
tempo per sempre perduto
in questa luce accecante
che non permette più ad alcuna altra immagine
di intromettersi
rimane solo l’immaginazione
la fantasia
che si chiede dove lei sia
e si confonde
con l’altra Manuela
che non è niente
in fondo
solo una ragazza
solo una cassiera
e lei
una albanese
se solo quel paesaggio balcanico
non fosse già diventato tutto
e l’infinito
senza sapere perché
là dove l’anima risorge
e non ci si interroga più
e tutto finisce
nella visione paradisiaca
di un paesaggio balcanico

Poesie, Ricordi, Visioni

Viaggio dell’anima verso l’infinito…

Musica da eroina
laskovij maj
anni ’80
anni ’90
sovietici
l’icona della bogoritsa che spariva
l’eterno Est dell’anima
spazzato via
dalle sensazioni senza fine
rivedere la nuova shqiptare
un sogno metafisico
d’unione sovietica
da guerra fredda
la voglia senza fine
il suo volto di pura promessa di piacere
il ricordo di Leida
l’estasi
la musica nel sottofondo
come una dose
d’eroina
l’effetto senza fine
di voluttà e languore
la notte
la luna
le stelle
la pioggia
il blu e l’argento
l’oro dei suoi capelli
e la voglia di lei
della sorella di Ana
senza sapere perché
le onde dell’anima
ritrovarla
solo per fare forse un dispetto a lei
ad Ana
la gelosia tra tipe
la solidarietà femminile
il contrasto e l’estasi
il ricordo di Eugenia e sua sorella Veronica
sogno erotico
Ana e sua sorella
lei
con i suoi pantaloni grigio metallizzati
le curve del suo corpo
le fattezze del suo volto
ovale
come quell’icona
diventata sogno erotico
la voglia di lei
l’estasi
il cuore che batteva
d’amore
le infinite ore di musica manele
le infinite ore di musica d’eroina russa
le ultime due russe incontrate per caso
a farmi sognare ancora
la Russia
fino a ritrovare
nel fondo dell’anima
Katia Amalia e Julia
Katia
l’estasi di allora
il piacere di lei
che non capiva
le sue parole italiane
che risuonavano distanti
come chi da poco è qui
come lei che da poco si è messa lì
trovare quella sensazione di cercare di farla
sentire a suo agio
la distanza
il ghiaccio che si spezzava
dopo gli attimi erotici
i suoi capelli da sfiorare
la sua arte erotica
l’estasi
e godere di lei
come musica infinita
come quelle parole
romene che mi uscivano
come dal profondo dell’anima
ce faceai in Romania?
La computer
ai lasat munca?

stii rumun?
Putin
pentru ca…
silenzi abissali
pausa senza fine
dal profondo dell’anima
ascult manele…
si tu?
Ce asculti?
Manele!
La sua voce che cantava
il suo liberarsi dalla distanza siderale
il suo sciogliersi
rivedere lei e sua sorella
al ritorno
Ana
la voce di lei
e bine
dicevo
va bene
amore
sogno magico ed estatico
la notte la luna e le stelle e lei
la sorella di Ana
un’estasi erotica e mistica e musicale
il silenzio della notte
in quella via
di Dorian
una volta
di Dorian
l’iniziazione erotica d’allora
i primi sogni
le prime estasi
un’estasi che era un sogno
e il silenzio della notte
estasi…
la musica che risuonava
in me
nel silenzio
viaggio dell’anima
verso l’infinito
la sorella di Ana…
la notte
sul letto
dormire di nero
vestito di nero
dormire vestito
come se non ci fosse stacco tra estasi e visioni
viaggio dell’anima
verso l’infinito
di una giornata dopo
lontano da tutti e da tutto
solo per drogarsi ancora di musica
e della visione di lei
per perdersi nell’infinito
due canzoni
e il silenzio
bastavano due canzoni
tayushij sneg
chiar si vagabond de ai fi
la musica senza fine
il disco che si incanta
su quella visione
sull’infinito
la distanza dal mondo
e dalle persone
intorno a me
lo sguardo di Miryam al bar
amore
il mio amore della notte
la sorella di Ana
viaggio dell’anima
verso l’infinito
che le parole non bastavano più
sopratutto le parole italiane
perdersi tra musica
romena e russa
la visione di lei
viaggio dell’anima verso l’infinito
la sorella di Ana
e la musica come una droga
eroina dell’anima
amore
viaggio dell’anima
verso l’infinito
la sorella di Ana…

Poesie, Visioni

Ana mi salva ancora e tutte le estasi erotiche elevano a divinità…

Quei doppi sensi senza fine sul lavoro
quanto è dura convivere a volte
con gli altri
che mi viene da dire spesso
l’inferno sono gli altri
come diceva qualcuno
e rendersi conto che sono solo
manie di persecuzione
ipersensibilità
ansie da innamoramento
lasciarsi andare la notte
così come viene
senza pretese di perfezioni
il languore e la voluttà
bastano da sé
e le estasi spirituali
dopo quelle
alcoliche erotiche e musicali
come ai tempi di Alina
riprendersi e stare in pista
accorgersi
come anche dicevo a chi mi segue
l’eterno conflitto con il lavoro
lo studio
e gli altri
superato
da un’elevazione trascendentale
infinita ed eterna
che va oltre
le contingenze e il divenire
storico
delle idee
sussunte a partiti
le ossessioni e i fanatismi
di letture
da cui mi voglio liberare
per vivere più sereno e più libero
senza migliaia di regole
elevate a statuto per stare da dio
la perfezione in ogni cosa non esiste
vivere più liberi
con l’anarchia spirituale dell’anima
e tutto che si risolve
nel rapporto
con lei
con Ana
e con la sorella
e con la nuova shqiptare
senza dimenticare
l’ultima ispirazione di sempre
l’inizio
e il tempo
e ricordarsi di non paranoiarsi più
la soluzione avverrà da sé
e i conflitti si risolveranno
anche se la costante attenzione dei pensieri
a volte diventa frustrazione
indagare ogni pensiero
ogni moto dell’anima
da quando lei mi diceva di stare attento alla psicologia
paranoie,manie di persecuzione, ansie e depressioni
è tutto questo forse l’amore
quando non si vive bene
con una ragazza troppo fredda
che mi fa mancare
le parole calde di Leida
che sapeva come eccitarmi
e farmi sentire a mio agio
voler cambiare
non chiudersi più
se non nell’esaltazione delle estasi spirituali
e vedere in ogni persona
il ricordo della notte
e di lei
al di là di chi scherzando
o giocando a fare gli uomini virili
mi vorrebbe perseguitare
è anche questo vivere nel mondo
e non in una campana di vetro
fatta apposta per te
è questo il vivere
combattere
e saper guardare le cose dall’alto
e dalla distanza
un passo indietro
un passo di lato
e vedere in ogni persona
l’invocazione al Cristo risorto
alla Madonna
alle sole divinità
che possono dare requie
e non a ideologie
e filosofie
superomistiche
e inarrivabili
ideali irraggiungibili di perfezioni
serbiamo i ricordi immensi di languore
e passione
di una volta
quando il mondo mi lodava
e le ragazze
facendomi sentire all’apice dei sentimenti
e delle emozioni
non c’è bisogno di rimpiangere quel periodo
si vive così
ricordando che allora
ero anche in un periodo nero di depressione
cosa che non è più
non eleviamoci all’ideale da vivere
delle perfezioni
il mondo e la vita
va bene così
nei suoi alti e bassi
nei suoi squilibri
come è normale che sia
me ne accorgo
cerco di stare in pista
senza estremi
senza ascoltare parole di chi
finisce senza saperlo
per perseguitarmi
e chi mi incensa
e mi fa morire di superbia
agli estremi dell’anima
c’è tutto questo
le vette e gli abissi e le estasi
e i labirinti dai quali spesso non si esce
se non con la carica di energia
e le risate con gli amici
le parole vere
di chi ti sta vicino
e con chi puoi condividere la vita
altrove spesso c’è il ghiaccio
e la distanza
e quel calore con Leida
che non trovo più
e anche quell’estasi di emozioni
ai tempi di Alina
non forziamo l’erotismo
là dove non c’è spinta
e non serbiamo rancori
e paranoie e manie di persecuzioni
vudù di parole
che non potrebbero essere dette
per chissà quale comando divino
di filosofie fai da te
che vorrebbero il mondo perfetto
solo come vuoi tu
la trascendenza
mi salva
e le estasi imperfette
di alcol musica ed erotismo
mi drogo forse ancora
di troppa caffeina
di troppi tranquillanti
e dovrei trovare nuovi equilibri
ora che tutto si assesta
solo per ricordarmi
che l’uomo è un animale
non ancora stabilizzato
e chi mi diceva che una situazione così
è effettivamente destabilizzante
eppure sto in pista
me ne accorgo
e vado avanti
senza deliri di ideologie
e di cose da eliminare dalla faccia della terra
c’è la diversità
l’apertura agli altri
si vive in un contrasto e in una continua differenza
di opinioni
il mondo non lo decidi tutto tu
come mi dicevano
e l’estasi c’è ancora di lei
che del resto non mi importa più
finché lei può comparire
nei ricordi insieme agli altri
di chi ti vuole bene
di chi non ti vuole male
anche al di là di sorrisi
di chi
di altre ragazze
di chi forse compatisce
o sa che l’amore
fa gli scherzi così
è questa la vera conoscenza
che deriva dall’eros
come vedevo scritto
è la follia d’amore
che porta con sé tutti i mali del mondo
e tutte le vette e tutti gli abissi
trovare l’equilibrio
è la costante
tra tutte le periferie assurde dell’anima
che una volta elevavi
ad ultima rivelazione
mentre il continuo divenire
dell’anima
sa che non c’è punto fisso
se non sentire e osservare
e guardare dall’alto
con sguardo d’aquila
tutti i moti dell’anima
tenuti a distanza
come un sottofondo musicale
che svanisce da sé
per lasciare spazio
ogni volta
a nuove melodie
è questa l’estasi d’amore
e la conoscenza tramite l’eros
attraverso tutti i mali
come un vaso di Pandora di voluttà
è così che si va avanti
senza fermarsi e lasciarsi ingannare
da eureka falsificati
che pensano ogni volta
di trovare la chiave
di volta
dell’anima
l’estasi erotica
va oltre tutto questo
e di lei
di Ana
mi ritorna l’estasi
e la sua parola
“Bravissimo!”
al di là di ogni blocco
è solo estasi d’amore
follia
che va avanti così
al di là del tempo
al di là degli spazi
anche quando cambi prospettive
di deserti d’asfalto
e disorientamenti
di mondi simbolici
dai quali vuoi solo distaccarti
perché veleno
dell’anima
di serpenti che non smettono mai di sentenziare
vado oltre antichi simboli e immagini
che volevano cristallizzare l’anima
si vive andando avanti così
nella pura anarchia dell’anima erotica
e la voce al comando
sa di poesia
e di chi le estasi le comprende
le vette e gli abissi
lontani i discorsi battute
che a volte suonano tragedie
a volte persecuzioni
a volte scherzi
non c’è rifugio
campana di vetro
luogo o persona che possa aprire le porte del paradiso
l’estasi erotica
basta da sé
e l’elevazione
e si continua così
oltre i discorsi preconfezionati
le narrazioni altrui
le solite parole ripetute come robot
da gente altrui
che non sa
l’eros
e la sua follia
Ana
mi salva ancora
e tutte le estasi erotiche
elevano
a divinità

Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

E vivrei solo della materia di cui sono fatti i sogni…

Una luce mediterranea estiva
sui paesaggi balcani
un sogno
di una giornata d’estate
con il solo suono delle campane
di domenica
e il canto del meuzzin
là in Albania
sul mare
tra le isole e le coste
il sogno lucente di una chiesa ortodossa
dai colori bianchi e azzurri
più della celestialità
un sogno di una luce
che mi portava verso altri mondi
là dove non c’è chiasso
del giorno
il risveglio del primo pomeriggio
e le parole a casaccio con la barista
desiderare un mondo appacificato
dove ci sia tanta gente
con cui discutere e parlare
e sorridere
in tutta la quiete del mondo
sogno invernale di un’estate
che non si sa quando mai sarà
la mia meccanicità
e automatismi
nel leggere e nello studiare
nel mio ascoltare canzoni
fino alla demenza
automatismi
che si rivelavano nella loro
follia
e la voglia di vita
di vivere
di persone
con cui ridere e scherzare
e la voglia di lettere
di ispirazione infinita
di farla finita
con i soliti conflitti della vita
e immergersi in quelle luci
dell’anima
e sognare la vita…
e poi la solitudine
quella che ti fa leggere
e ti chiude sempre di più in un mondo
che se non fosse ispirazione
ed essenza per la mente
sarebbe già diventato
follia
la tranquillità del pomeriggio
e di quel dolce pensare
perdersi tra le lettere e sognare
e non agitarsi più
la domenica più bella
che la follia sarebbe comparsa solo la notte
con la voglia di lei
di Ana
del suo ritorno
dopo che una canzone
dalla radio al bar
richiamava la sua bellezza
a coprire melodie depressive
e nere
la luce ancora della notte
una luce blu e argentea
come la luna
dopo il sogno d’estate mediterranea
con i suoi bianchi e i suoi azzurri
la notte impazzita
che sapeva di mille lingue e di nessuna
di mille parole e conversazioni
immaginarie
di mondi inesistenti
di relazioni inesistenti
se non nella follia
e scacciare la follia
con la voglia di lei
con la voglia di amore
quando lei
ancora vivace nella notte
gridava per strada
con la sorella
che non riusciva a parcheggiare
la vita là dove ancora vive
e c’è
tra le sue conversazioni interrotte al telefono
e una vita buttata per strada
che dopotutto sa ancora di vita
e di voglia di vivere
nonostante tutto
la notte
la notte
la notte
e lei
Ana
che ridavano piacere all’esistere
semplificava i pensieri
e le traversie dell’anima
e la musica automatica
smetteva di essere ascoltata
e le fisse
e l’anima si liberava
di giorno come di notte
per non sapere più di niente
se non di sogno e di vita
che ancora mi ritrovo a sognare
la mattina dopo
dimentico del mondo e del suo rumore
strane le immagini di quel cantante
che ora spopola
sul suo cellulare
e le sue parole leggere
vuote
come vuota è lei
una vita che non possiede niente
se non la leggerezza
di continuare a vivere
nonostante tutto
al di là di mille intrichi dell’anima
la liberazione
la luce estiva di un’estate
e la luce argentea di una notte
ispirazione infinita
che ancora mi chiedo
cosa ci faccio qui
che vorrei essere già per sempre
con l’epitaffio di una poesia
giacere in un mondo di sogni e fantasia
dimenticando il chiasso del mondo
che non so più cosa farmene della vita
se non farla diventare sogno
e desiderare lei
ancora lei
Ana
per notti infinite
al di là dei ricordi
e dei desideri imbizzarriti
che ora si perdono nei sogni
e vivono di una quiete
mai sentita
sono forse all’orlo di un abisso
e di una vetta
sono al di là del disorientamento
e dei capogiri
del sentirmi male
e di provare questo languore
che vive come se non ci fosse più un domani
di questo incanto
che sa di lei
che continua a vivere
nonostante tutto
e le invidie e i conflitti
sono dimenticati
relegati all’inferno dell’anima
che a volte sono gli altri
e che non esistono più
dissolti come materia di un sogno
estasiato in lei
che sognerei e basta
e smetterei di vivere nel mondo
solo per sognare
sognare lei
e ancora lei
al di là del tempo
dell’ispirazione infinita
e vivrei di sogni
di luci estive e di luci notturne
argentee come la luna
chiare come
un paesaggio mediterraneo estivo
e si dissolve
la mia follia di lettere
musica e ragazze e lavoro
svaniscono gli automatismi
e le ottusità dell’anima
e vivrei solo della materia
di cui sono fatti i sogni
nel ricordo di lei

Poesie, Visioni

E tutta la verità che si manifestava nella follia d’amore…

Psicopatia amorosa
l’eros che manda fuori di testa
il nocciolo di ogni esistere
che non sta in qualche divinità sperduta
ma solo nelle follie d’amore
rivedere per caso
a San Valentino
Manuela
che ancora una volta
tutte mi passavano davanti
Aleksia
che sembrava lei
Manuela
Leida
e quanto ero impazzito per lei
che bordello
e l’ultima shqiptare
che coincidenza rivedere
a San Valentino
proprio lei
la follia dell’anno scorso
Manuela
nel giorno che avrei fatto il cagnolino
verso Noemi
come una fiaba antica
dove il mostro continua a divorare vergini
e la principessa aspetta l’eroe
che sconfigga il mostro
che mi vengono in mente
le fiabe di una volta che ci facevano scrivere
alle elementari
dove ad un certo punto
ribaltavo la solita trama
e facevo del drago impazzito
il vero eroe
il vero vincitore
come una canzone black metal sinfonica
che ieri notte
non volevo più ascoltare
come anche quelle infinite
canzoni albanesi
c’era solo il silenzio
e la notte
e il delirio d’amore
di un anno
di una vita
che si manifestava
per darmi quella verità
che tutta la mia follia è celata
dietro le ragazze
e nient’altro
al di là di divinità
e ideologie e pensieri
tutto si riflette
nella follia d’amore
per ogni ragazza
che lascia una qualche traccia
nella mia anima
che apre visioni
che apre mondi di parole e immagini
e anche di follia
e scoprire la solita pattern
un anno dopo
il sogno di voler diventare insegnante di inglese
come Marta una volta voleva
anche lei
follia
di una volta
e quella prof che non risponderà
come non rispondeva un anno fa
un sogno di inglese
durato una sola notte
prima di San Valentino
come tutte le divinità di altri gruppi
che nascono sempre in questo periodo
quando l’unica vera divinità
è l’amore per le ragazze
che chiama follia su follia
si manifestava questa verità ieri notte
nel buio
nell’oscurità
di una notte senza musica
senza film
senza più libri
in qualsiasi lingua
la verità della follia d’amore
che sembrava mettere
la prova
stamattina
al Carrefour
al rivedere Manuela
per caso
là dove pensavo che lei non ci fosse più
non lavorasse più lì
incrociarla per caso
senza dirle niente
solo uno scambio di sguardi
niente di più
sguardi lontani
di traverso
senza follia
ma con tutto il ricordo della follia in me
tutte che mi passavano davanti
senza quella passione di una volta
lei
una semplice cassiera
un po’ come una semplice barista
è Miryam
che una volta che hai detto
tutte quelle parole
che si immagina la follia
al vedere queste ragazze
per un attimo
hai detto tutto
e non rimane niente che leghi
che sia davvero amore
ma solo pura follia
d’amore
pura fantasia
che poi si disperde in nottate erotiche
rubate alla luna
con ragazze come la nuova shqiptare
dal nome che cancella
il primo amore giovanile
e lo riscrive
insieme a quella sua compagna
Silvia
ora tornata in Albania
la nuova shqiptare
che ho persino paura a scrivere il nome
della nuova ragazza
per non delirare
e il delirio e la follia
sono sempre pronte lì
a partire
là dove solo ricordandosi delle ragazze
che lasciano tracce e visioni nell’anima
riescono a spiegare tutto
sogni e fantasie
visioni e deliri
quando poi la parola parlata
sarebbe un niente
come i sorrisi
o l’energia erotica
cosa fa dell’amore l’amore
non si sa
i misteri delle follie d’amore
che accompagnano
anche di sottofondo
ogni momento della nostra vita
e rivedere lei
è forse il più bel regalo di San Valentino
il coronamento di una verità
che era solo follia d’amore
da tempo immemore
e rimango così
con la visione di lei
il suo semplice essere una ragazza
la sua bellezza
che richiama altra bellezza
e tutta la verità che si manifestava
nella follia d’amore
Manuela
da tempo infinito
ispirazione infinita