Ispirazioni, Poesie, Ricordi, Visioni

Alina e le lacrime…

Ascoltare RMC Italia
perché?
Musica nuova
suoni nuovi
stanco delle solite cantilene albanesi
cambia musica
ogni tanto fa bene
e il nero dell’anima
Alina
ancora
le lacrime
era solo lei
anche ieri notte
quando svuotavo in giardino
la bottiglia di vodka
che non contava niente
se non il ricordo
di tutto il sentire estatico di quando c’era lei
Alina
le lacrime
ancora
smettono di vivere i pensieri
cala di nuovo il nero dell’anima
come i suoi capelli nero corvini
dalle punte rosse
il rosso e il nero dell’anima
che si confonde con il blu e il nero dell’anima
i suoi colori
della notte
della notte rubata alle stelle a alla luna
nel ricordo di lei
Alina
le lacrime
e smetto quasi di volere
di giocare con i simboli di amanti perdute
l’incantesimo primigenio
delle tre russe
trinità erotica
Katia, Amalia e Julia
si disperde
e ricomincia il tempo là dove una volta iniziava

dopo
Katia Amalia Julia
il tempo che ricomincia
dopo la nuova ondata
dopo l’ultimo impero
dopo l’ultima ispirazione
ispirazione infinita
che non erano loro
e nemmeno lei
e il suo simbolo mistico
non rimane più niente
rimane solo il ricordo di lei
Alina
e le lacrime
e la musica nuova che non dice niente
se non che cancella i soliti suoni
venuti a noia
venuti a loop
non so che farmene di queste canzoni
non so che farmene della lingua russa
parlata con lei
ora che lei non c’è più
ma era sempre dietro a tutto
all’alcol e alle estasi
davanti a Manuela
e al mio psicotizzare
rimasto senza parole
a parlare con lo sguardo
di quell’amore finito
lei
la ragazza ucraina
Alina
con una figlia là
che era solo l’amore perduto
a farmi impazzire
e già glielo dicevo
a lei
come farò dopo di te?
Non ce l’ho più fatta in effetti
non ce la faccio più
che me ne faccio di quella bottiglia di vodka
senza sentimenti
svuotati come l’alcol in giardino
sperduti per sempre nel ricordo di lei
Alina
e le lacrime
che torno ad essere davvero io
senza mistificazioni poetiche pseudoreligiose
senza ideologie di erotismo e voluttà
di onirismo
di massimi sistemi filosofici
e libri che danno dipendenza
più di una droga
polizieschi da leggere
alla costante ricerca della verità che non si trova mai
come i libri di filosofia e religione
parole su parole
senza fine
ammasso di pagine
che non portano a niente
là dove finiscono le parole
là dove le parole non bastano più
là dove c’è solo la voce del silenzio
e l’immagine di lei
Alina
e le lacrime
i capelli corvini di lei
e quella sua voce sperduta per sempre
quelle sue parole
quella voce perduta che dentro di me
sussurrava come un angelo
davanti a Manuela
quando le dicevo
che non ci capivo più niente
eppure lei sembrava già aver capito
sapeva già la storia
come succede
perdere l’amore
e le conseguenze della follia
e di incasinare l’anima
cercando di rappezzare le perdite
con particolari periferici
che sapevano di lei
Marina la russa
recuperare di lei la sua lingua
Leida e l’erotismo
recuperare di lei l’erotismo
Ana la ragazzina romena
recuperare di lei un’altra parte della sua lingua
il luogo dove lei stava
la notte rubata alla luna
e non bastava mai
non basta mai ricercarla in altre
mi dicevano che chiodo scaccia chiodo
ma questa volta hanno inchiodato me
che mi perderei ancora in metafore religiose
per cercare un significato
e mi perderei solo per non ammettere
che di lei
Alina
e le lacrime
ero innamorato
fino alla morte
e ancora forse ancora adesso
come ieri quella bambina che mi passava affianco alla cassa
tutta piena di vita
una volta e due
fino a quando lanciavo una sguardo alla madre
Carolina vieni qui!
Bambina
come la figlia di Alina
in Ucraina
mai vista
non si sa
e non è nessun mistero della fede
è il mistero dell’amore
che fa impazzire
che fa andare fuori di testa
come troppe canzoni da quattro soldi
a volte cantano
Alina
e le lacrime
ancora una volta
che il tempo inizia e finisce qui
al di là di prologhi
e ultime ispirazioni
che non riescono mai a ritrovare lei
non riescono mai a ritrovarla
neanche in Eugenia e quelle sue regole
di buona salute
diventate tiranniche se ascoltate con la sua voce
digiuno se penso a lei
Alina
e le lacrime
la cosa più naturale
quando non hai più voglia di
mangiare
bere
fumare
trovare altre come lei
come per ritrovarla
e non ritrovarla mai
alla continua ricerca di lei
che non tornerà mai
Alina
e le lacrime
e mi passava una bambina affianco
e la vodka comprata era solo il segno
di un ricordo dimenticato
le estasi erotiche alcoliche e musicali
con lei
gli stessi gusti di musica
di film e telefilm
lo stesso sentire
la stessa anarchia dei sensi
e la voglia di amore
e sapere che dopo l’amore
c’è solo la follia
un’altra follia
questa volta
una follia nera
come i capelli corvini di Alina
Alina
e le lacrime
che non c’è più poesia
non c’è più poema
arte o religione di ogni genere
discorso o consolazione o spiegazione
si perdono le parole
una volta e per tutte
si perde la voglia
di bere
mangiare
fumare
trovare altre come lei
Alina
e le lacrime
in questo sogno blu e nero
rimane solo la natura
come consolazione
la sua contemplazione
nella sua quiete indifferente
là dove lei diceva
che c’era solo passata
la Romania
là dove finisce il mondo
e tutto si disperde nella musica
in parole che non hanno più niente
se non la forza di far sfumare
la ragione impazzita ed esaltata di sé
che non può più niente
ammutolita
silente
e il mondo si colora di nero e di blu
come la notte rubata alle stelle e alla luna
dove lei c’era
Alina
e le lacrime
ora che non c’è più
la follia che si spegne
per ritrovare solo
il silenzio dell’anima
amore perduto
si perdono le parole
Alina
e le lacrime

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Il paradiso che non c’è…

Mi sovvien la bella
dieci ormai serian passati
la sua bellezza sfiorita
chissà ora che fa
Katia perduta
di allucinanti erotiche visioni
ora niente vi è più di trascendentale
la vita mi sembra grama
e il suo lunedì
quando sogni di altrove
di paradisi da conquistare
si avvolgono nella mattina
facendoti pensare alla tua vita che non è
accolti come mendicanti o poco più
sono altri delle sue parti
di quella provincia di quel suo paese
dove solo abitano e vivono poveri cristi
povere madonne
quanto è povera la vita
e i suoi discorsi
che la domenica sembra ora
lo spettacolo dell’ignoranza e della povertà
dove non c’è niente più da volere
che non rimanga nei cieli dei desideri
di paradisi che non saranno mai
mi sovviene lei
la prima bellezza
il primo sviamento da impazzire
e se anche oggi fosse qui
non ci sarebbe niente di trascendentale
ma la solita inutile vita
senza vette e senza abissi
nella sua quiete sepolcrale
dove l’unica luce è quella diafana
di esalazioni cadaveriche
dalle quali la nostra vita si innalza
fatta ancora di respiro
di fantasia di paradisi d’altrove
che non saranno mai
tienti stretto il tuo lavoro
mi dicevano
quando non c’è niente di trascendentale
e nessuna visione
ma mondi alternativi da conquistare
e inventare
sanno solo di schiavitù
e sfruttamento
impossibile pensare luoghi migliori
condizioni migliori
utopie
se non per perdersi in quell’olimpo
di vip e star di hollywood
e del mondo della tv
antica allucinazione di un mondo che non è
se non nel suo apparire ingannatore
e vorresti diventare anche tu
un’immagine su un pc
alla tv
come se la tua vita si risolvesse
in uno show
non è così
ricordo ancora l’imam in metrò
con il suo smartphone pieno di falsità
come tutti
ingannato dalla realtà
evaso dalla semplice pura realtà
dove niente c’è più
e un salmo buddista ora rieccheggerebbe
per sconquassare tutta la vita a parte
dei simulacri della realtà
dove tutti ci vorremmo perdere
diventando delle immagini alla tv
la vita non è così
non è più solo apparenza
la sostanza sta altrove
in quella pace che alla fine si trova
così odiata perché troppo simile alla noia
ma altrove è inganno e inferno
e nemmeno la magia di grimoire
o altre lingue o altre suoni
possono mistificare le estatiche visioni
di altro e di altrove
dove ci si perderebbe come nell’ascolto
della musica più soave
come nella visione della più dolce e sensuale delle donne
eterno inganno di ciò che si vede e si gusta
dell’altrove in noi
che vorrebbe conquistarci
facendoci ripetere e desiderare altro
se ci si perde nel desiderio dell’altro
si è fottuti
diceva qualcuno
e non si confonde più ciò che è di vero in noi
e l’inganno onnipresente e celestiale
di ciò che è al di fuori di noi
appettito infinito di un altrove
che mai sarà
si sigilla così il mondo
una barriera tra me e il mondo
non mi faccio più portare via dal suo inganno
solo per trovare una noiosa quiete in me
che niente desidera più
e anche lo svago sa ora di inganno
fumo l’ennesima sigaretta
senza sapere perché
vecchia abitudine che sospira la vita
continuando a sognare
un mondo che non c’è
era dai tempi della scuola e dell’università
che aspettavo quel giorno
di nuovi cieli
nuova terra
antica visione di sempre
attica promessa e speranza
che mai si risolve
neppure nelle tappe già consumate della vita
l’amore che mi ha roso l’anima
l’estasi erotica che mi ha fatto impazzire
la superbia del sapere e del conoscere
per comandare e guidare l’altrove
delirio di onnipotenza
quando non c’è nulla da comandare
che anche se comandi il mondo
ma perdi te stesso
dove sarà il guadagno?
Vita povera e grama
mi sembra ora il mondo
fatta di inganni e false visioni
rimane il paradiso perduto
della sua bellezza
che ora ritorna
dopo dieci anni
chissà ora dove sarà
sfiorita
a pensare e pensarsi a come cambiare
senza più la sensualità di una volta
Katia
che del tuo paese e della tua lingua
ne avevo fatto un idolo
un’apocalisse
e tre o quattro giudizi universali
sono già passati in me
è la quiete dopo la tempesta
è il mondo dopo il diluvio
dove una strana calma aleggia nell’aria
non si sa più cosa si vuole
il trascendentale nelle relazioni d’amore
sembra non esserci più
cosa rimane in questa vita
che non ha più niente da offrire
se non la sua scontatezza
da non prendere per scontata?
Posso ancora vivere mangiare respirare
nutrirmi di cibo spirituale e dell’intelletto
godere ancora e aspettare l’estasi
che a volte ritorna
con ragazze che come lei
la prima antica bellezza
vendono il paradiso
è tutto qui?
Cosa ci sarebbe altrove?
Eterna domanda che smuove ancora la vita e l’inganno
altrove non c’è niente
ci sono solo altre visioni
il continuo inganno
la continua ricerca di un paradiso che non c’è
ovunque si vada
in qualunque lingua si parli
in qualunque luogo
in qualunque mestiere
sono solo stanco della povertà del mondo
e delle persone attorno a me
non differentemente ingannate
dalla vita
è questa la nostra sorte
eterno inganno
e l’arte di ingannare l’inganno
si sopravvive così
cercando sempre qualcosa di più
qualcosa di meglio
eterno spirito di consumo e di ricerca e di desiderio
e di bisogni che non la smettono mai
di reclamare se stessi
si fermerà mai la ruota del samsara?
Quanto è semplice trovare la pace
in noi senza volere di più
dimenticandoci di quelle cose date per scontate
che invece sorreggono la nostra vita
restando nascoste
che solo quando mancano te ne accorgi
va bene così
mi dico
e nella noia trovo la pace
e la fine della ruota del samsara
mi daranno ancora fastidio
discorsi altrui
stupidaggini e povertà
del vivere
ma quell’altrove che non c’è
è solo un paradiso
che anche Eugenia sognava
lei al di là della morte
forse già stanca della vita
a vent’anni
non pensiamo a lei
la morte nera
che l’unico suo consiglio era di vivere in pace
senza ascoltare il suo delirare e farneticare
estremista religioso
rimane solo la quiete
una quiete di povertà e di noia
di paradisi che non ci sono
il paradiso che non c’è
e la bellezza sfiorita
di lei
dell’antica ragazza russa
solo immaginata
risolve l’inganno

Poesie

Sa trai dintr-o poezie…

M-ai lasat
pofta de viata m-ai luat
canzoni manele d’amore perduto
nella natura verde vermiglia
del parco d’ottobre
sentirsi manelista d’amore perduto
Alina lasciata per sempre
che la razionalità si estremizzava
come un’overdose di caffeina
lasciar stare i libri e quella tecnica
di gente altra da me
lasciatemi godere la natura e il canto
che rimandava a romantici pomeriggi ottocenteschi
con l’altra
Eugenia
a leggere e commentare la Bibbia
sotto le piante rigogliose d’estate
ci sono pensieri che avvelenano
quelli di troppa cultura e razionalità
c’è qualcosa che sfugge all’ordine
della pura razionalità
ora che il sole tramonta dietro
maestosi alberi sempreverdi
è lo spettacolo della natura nella quale
mi immergo
dopo le asfissianti aule ricolme di libri
non rinchiudetemi più là dentro
lasciate la mia anima libera di vagare
per le strade la sera
in camminate infinite tra negozi e gioielli
ed immigrati dell’Est davanti ai loro negozi
luoghi di incontro
viata in strainatate
come estraniato io oggi al cospetto
della giudicante razionalità
in eccesso
lasciate la mia anima libera di vagare
tra la musica e il canto la natura i ricordi
e la ragazza perduta per sempre
Alina mea
che se la natura stessa nella sua quiete
non fosse paradiso
mi sentirei d’averlo perduto
mentre il languore dolce delle ultime
ancora mi avvolge
il sole è tramontato
le ragazze crepuscolari con la loro elettrizzante magia
s’infiltrano nei miei ricordi e non
c’è più cromìa che tenga di fronte
all’inondarsi del sentimento
se solo la giornata e la notte
potessero essere sempre fatte
di musica infinita dove perdersi
invece lo spirito a volte reclama
il suo cibo
da non restare anoressici
da non diventare bulimici
è l’epoca manelista
dell’immersione totale nella natura
e nel sentire l’amore per sempre perso
dar viata merge inainte
si n-am regretele
culoarele sunt inca ferbinte
in viata mea
ca Alina mea
prietena cu care Ana s-a suparat
asa e viata
cu bine e cu rau
si merge inainte
dintr-o culoarele naturale
din parc de octombrie cu soare de gheata
si copacii care vorbesc pentru mine
despartire cu Alina
unde esti acuma
n-are importanta
inca esti in inima mea si totul
nu ma impla inima
doar tu esti unic gandul
care ma alina inima
si nu stiu de ce
continua sa lege
cand nu mai am nimic sa intelege
sa aprine inima cu gandul tau
cu amintirile si
limba mea se stinge
dintr-o muzica dintr-o natura
nu mai am vorbele pentru
expresa sufletul meu
si poezia devine noua viata
fara studiul si inteleptiune pura
emotii doar sunt
conducatorul meu pentru tine
si Ana si Isabela si romanca fare numele
nu sunt destul
pentru ma simti in viata
unde esti Alina?
Esti in mine, in natura, in muzica
in poezie
care inca traieste in mine
singura dorinta mea
sa trai dintr-o poezie…

Pensieri liberi, Poesie, Riflessioni, Visioni

Fine delle illusioni…

La libertà non è fare ciò che si vuole
ma volere ciò che si fa
il fatto è che
non sappiamo più quello che vogliamo
e va bene così
vivere alla giornata
non pensarci troppo
lasciare andare tutto venire e tutto andare
e il rosso e il nero dell’anima
vince ancora
là dove tutti i pensieri
si disperdono e si intricano
per frustrarti e farti
scervellare
non si vive così
non si può vivere
e allora non pensiamo più
lasciamo perdere
e viviamo come capita
che nessuno mi obbliga
a lavorare
a studiare
a leggere
a tenermi informato
a scrivere ogni volta qualche
ispirazione infinita
me ne fotto
che non mi curo più neanche
di me stesso
di chi sono
mille problemi che mi hanno messo in testa
chi i miei problemi
dovrebbe invece risolverli
o aiutarmi a risolverli
lasciamoli perdere
come ho fatto a lungo tempo
e non cerchiamo risposte
da chi non può darle
e l’incedere del pensiero
che si approfondisce
finisce solo per essere
un’invidia sociale altrui
di chi sembra avere una vita
migliore della tua
più figa
come diceva qualche amico
che ormai amico non è più
o forse non lo è mai stato
semplice compagnia di una volta
per farsi due risate
e niente di più
per staccare
senza poi staccare veramente
con il suo carico di idee e complessi
e manie
e idee di chi ha un altro stile di vita
che i modi di confrontarsi e parlarsi
non reggono neanche più
incomparabili
al limite dell’incomprensione reciproca
che non c’è più assolutamente nessun discorso
in comune
sono stufo anche di metafore
e schmeichelnate
da parte di chi vorrebbe da me
chissà che cosa
“Non voglio!”
dicevo apertamente
non voglio
mi dico di nuovo
parlare in russo o in inglese
avere quelle basi
per partire chissà dove
non c’è
semplicemente
non c’è altro
non ci sono altre cose
sono negate
escluse
barrate
abbagli giovanali
senza idee chiare
nate da ispirazioni di mondi immaginari
che non esistono più
eclissate e inabissati
con il finire dell’università
il giorno della laurea magistrale
il giorno più nero
di tutto un anno
che non voglio nemmeno ricordare
di tutti i cinque anni
inabissati
eclissati
spariti
negati
sopraffatti dalla vita
archiviati
non rimane più nient’altro
solo la voglia di sbattersene
e andare avanti così come viene
senza legisalazioni dell’anima
senza nuove regole
nuovi ideali
nuovi dèi
là dove tutti gli ideali crollano
e tutti i sogni
non rimane più niente
se non un nulla carico di energia
per non lasciarsi sopraffare da una logica
che ad un certo punto
diverrebbe
solo suicida
non c’è più pensiero
non c’è più logica
abbandono tutto senza rinnegare
e neanche l’abbandono
lo rilego ai margini del tempo libero
come passatempo
e niente di più di questo
come era giusto
che era
e che è
altro non c’è
non c’è nient’altro
tutte le altre cose
sono negate ed escluse
fine della storia
fine delle illusioni

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Non credo più a niente, non credo più a nessuno…

Ormai non credo più a niente
non credo più a nessuno
sfilate vie le solite mistiche allucinazioni
frutto di ansie alcoliche e caffeinomani
non mi va più d’ascoltare
i sermoni di presunti illuminati
quando poi di fronte v’è solo
la calca della gente che sa solo conformarsi
senza un barlume di identità
ricorderò forse a lungo
la ragazza che raccoglieva le offerte
unica giovane superstite di insegnamenti
che hanno fatto il loro tempo
ero stufo del mio andare in tilt
tra l’essere un ragazzo
casa chiesa bar bordello biblioteca ufficio officina
c’era qualche passaggio da eliminare
e tra tutte le ciance lette su quelle pagine
rimane solo la filosofia del bar
e dell’officina
mentre tutto il resto era affascinante fruscio
di parole mielense che indicavano
chissà quali celate verità
non credo più a niente
non credo più a nessuno
vince la filosofia del bar
quello a lungo maledetto
per dar ascolto a demoni mascherati da angeli
di chi il lavaggio del cervello
è riuscito a farmelo bene
senza che me ne rendessi conto
e non mi va neppure di nominare e ricordare chi
resta solo il vago ricordo di una ragazza
con la quale i porno erano veri e vissuti
ma le sue parole erano più insidiose
di una testa di Medusa
che mi rendeva succube e incapace di pensare altro
incantesimo malefico che ho voluto spezzare
non credo più a niente
non credo più a nessuno
vince la filosofia del bar
e le parole di Alina
ancora una volta risuonano
meglio non amare
non legarti a niente
non legarti a nessuno
e calano ancora le tenebre e il nero
là dove allucinanti colori sapevano vendere solo
l’inganno
sono stufo anche di queste lettere
da raccogliere
da fare la collezione
lettere straniere
nate dal fondo della noia
dal non sapere cosa fare
da qualche assurdo comando o precetto
di non si sa quale dottrina
che obbligava ogni volta ad occupare il tempo
c’è anche il riposo
si può anche gettare la spugna
di antiche passioni
ormai esaurite
alla faccia di chi cerca inutilmente
di risvegliarle
e di credere ancora in un me che non esiste
era il loro inganno e il mio
e il possibile dover tornar
faccia a faccia con certa gente
non fa che farmi male
e mandarmi fuori pista
disorientato
solo per trovare la mia via
in una via che non conduce da nessuna parte
arrivati al capolinea
di questa strada senza uscita
senza neppure voltarsi
e vedere tutto il cammino percorso
bruciato alle mie spalle
come una foresta sradicata
una volta e per sempre
antichi erano quei momenti
dove grimoires di ogni sorta
sembravano dare magia alla vita
ora tutto mi è noia
ricerca di qualcosa con cui occupare il tempo
ma di entusiasmo ormai non ce n’è più
sono morte le mie passioni
è morto il mio entusiasmo
non credo più a niente
non credo più a nessuno
vince la filosofia del bar
e le parole di Alina
non legarti a niente
non legarti a nessuno
meglio non amare
non mi va neanche di far sapere di me
non mi va neanche di sapere degli altri
da quei mondi virtuali
che pensano di portare socialità
tra le mura di casa tua
o in giro per le strade
o ovunque ci sia quel collegamento
da film di fantascienza
di una volta
che neanche si poteva immaginare
l’invadere del virtuale
in questo mondo
della notte alcolica passata
rimane solo il ricordo vivo
di chi mi guardava come un poveretto
alle prese con l’alcol
per stemperare la troppa caffeina
che mi faceva delirare
per fortuna
a modo mio
sono anche dottore
e un minimo di chimica delle bevande
e delle medicine
la so alchemizzare
per tornare a non sragionare
a non darmi a pratiche psicoterapeutiche
fai da te
che rivangono metodi antichi come il mondo
che non portano da nessuna parte
non credo più a niente
non credo più a nessuno
vince la filosofia del bar
e butto nel dimenticatoio
le mie illusioni giovanili
i miei inganni vissuti
dalle vette
fino agli abissi
che non voglio neppure ricordare
lasciamo alle spalle
il logoro passato
qui il mondo finisce
in una strada senza uscita
si bruciano le vie passate
e non c’è più attesa
cala il sipario
l’ombra avvolge tutto

Poesie, Visioni

Nell’eco del colore nero…

Sempre vestito di nero
trasmetti allegria
vestiti di blu
che così le donne pensano
ah questo è uno pieno di soldi
colleghi al ristorante
tra dialetti diversi di chi si alterna
alla locanda
l’estraneità di chi è d’altrove
basta andare un po’ più a sud
per non sentirsi a casa propria
la lingua materna
i suoni famigliari della lingua
ultimo rifugio
dal nero che avanza
che fa tutt’uno con te
senza aver più paura di abissi dai quali
non si possa più uscire
il nero avanza in me
e diventa ciò che mi fonda
al di là di canti turceaschi manelisti
della notte passata
di quella cantante bionda che ormai non c’è più
sprofondare nel sonno e nel nero
di una luce dorata come i suoi capelli
senza aver la forza di riemergere dal sepolcro
oscurato
per sempre
mi vengono meno le forze
e rinasco come un vampiro
nella notte
ipnotizzato dalle melodie
che danno giramenti di testa
solo per ritrovarsi
nella stessa rossa stanza
impinguata nel nero
dell’anima
non c’è più voce
non c’è più canto
dentro di me
come la mattina che accoglie sempre lo stesso risveglio
eclissato dal rosso e nero
in me
neanche passare per quei corridoi
di merce su merce
disposta per essere venduta
ora che la mappa del labirinto
è stata cambiata
non basta più neanche il ricordo
che indorava la notte
il nero ha conquistato tutto
come in un racconto horror
che non ha neppure la forza di essere scritto
e nemmeno di essere letto
rimango incantato dalla mia voce
non è ancora del tutto morta
e da quella risata
che silenzia ogni pensiero ed ogni parola
l’unico urlo dell’anima che rimane
è un immane bestemmia
con cui crollano tutti i pensieri
oltre ogni cortocircuito
ogni vana e fragile metafisica
il nero avvolge tutto
come un bombardamento di bestemmie
unica invocazione divina rimasta
non mi curo più neppure
di chi la mattina serve il caffè
il mio volto non ha più espressione
non ha più parola
non ha più neppure la voglia di sorridere
si disperde in uno specchio
da dove calano e ti avvolgono mostri
come se il sonno della ragione
fosse
il colore nero
come quei suoi capelli corvini di una volta
forse è cominciato tutto da lì
con una fine
e uno sconquasso generale
turbolenze dell’anima
di pece nera e corvina
cosa me ne faccio di un pomeriggio stanco
quando troppa caffeina
smette di farmi volere dormire
e anche di farmi stare sveglio a creare
chissà con quale magia
parole che non so neppure dove vanno
e da dove vengono
assuefatto e logoro di ogni pensiero
non c’è più spazio per le belle lettere
là dove si evocano solo
abili e furbi venditori
dal volto aquilino
che forse si godono la loro vita
tra Maserati e fughe in Argentina
non è ancora il mondo che fa per me
il colore nero
sa di pretaggine
che porto
senza più credere
oltre alla morte nient’altro
vane parole
vana immaginazione di serate della moda
in un mondo che non è mai stato tuo
e mai lo sarà
bellezze effimere su una sfilata
la bella vita
là dove i soldi e le apparenze fanno tutto
senza dare più per scontata
la voglia di vivere
lei aspetta il dottore
mi chiedevano
no
rispondevo
a noi morti vampiri la medicina non serve più
cosa ce ne faremmo della salute
quando l’unica sanità dei pensieri
si risolve
nel colore nero?
neri i pensieri
nero il sentire
là dove tutte le idee si inabissino
e dove l’eco dell’anima ingoia
ogni sciabordio di pensieri
che si disperdono come la più oscura notte
nel sonno della ragione
quanto tutto diventa sogno e incubo
senza più distinzione
tra veglia e ipnosi
il vago ricordo di canti e melodie
che sapevano di angeli
come delle cantanti morte
doratura dell’anima
che si disperde
nel colore nero
non so più cosa mi alzo a fare
che differenza ci sia tra lo svegliarsi
e continuare a immergersi
nell’oblio
nell’eclissi
nel colore nero
nel letargo
tutto viene asportato a perdersi
nell’eco del nulla
e la spossatezza
è il mio solo marchio
d’esistenza
stanca di vivere
parole vuote
ci sarà ancora il loro fruscio
di distanti pronuncie
per sempre assoggettate
al silenzio
non mi va neanche di mettere assieme due sillabe
o qualche altra vocale
un po’ sporcata
per rispondere
nella lingua internazionale
non c’è vita
non c’è voglia di scappare altrove
la tua sorte non è tanto differente
dal lavapiatti che usciva dalla sua tana
nella locanda
per fumarsi una sigaretta
è la tua sorte
non molto differente
non sai più che fartene di suoni estranei
sono solo un fruscio
di una voce senz’anima
nell’eco del colore nero

Poesie, Visioni

Libertinaggio dell’anima senza fine…

Ho rifatto le tette
ti piacciono?
mi fa male qui
c’è il taglio
ma poi passa
sì sono belle
e perdersi nel suo seno
con il volto
con le mani
con la lingua sui capezzoli
a giocare con il suo corpo
toccarla ovunque
nel desiderio impazzito della notte
dopo la voglia di Manuela
che ridava vita
a quella giornata fatta di nero e di depressione
di pensieri suicidi
la voglia erotica dorata
l’esaltazione e l’estasi
erotica
perdersi nei suoi seni e toccarla
ovunque
lasciando liberi tutti i pensieri
che mi vorrebbero fermare
di insanità altrui oppressive
liberarsi nella notte
nel godimento di lei
di Isabella
quel suo volto ovale
e rotondo come quello di una bambina
che mi perderei ancora in notti con lei senza fine
lei e i suoi gemiti d’amore
le mie sporche e dolci parole
i miei stessi gemiti
il mio godere
senza confini
la sua merce abbondante
che ancora adesso godo di lei
come la più bella e deliziosa ragazzina romena
lei e le sue labbra
d’arte erotica
i suoi seni strafatti di voluttà
la mia lingua sui suoi capezzoli
come un bacio all’erotismo
che da solo dà la vita
come la visione di Manuela
ieri sera
che tutto rivitalizzava
l’addio a quei film noiosi
con Marina
che non smuoverebbero neanche
il più pietrificato degli uomini
l’abisso nero e le vette dorate
tra un ricordo lontano di Leida
e un desiderio di celestialità erotica notturna
desiderio senza fine
piacere immenso
nei nostri gemiti
nelle nostre parole senza significato profondo
la sua giovinezza
prelibata
l’addio ad ogni pensiero e idea oppressiva
l’estasi dorata di Manuela
e del ricordo lontano di Leida
goduria dei sensi libertinati
e perdersi sul corpo prelibato di lei
di Isabella
toccandola dappertutto
desiderio che si disperde nella notte stanca
e rivive nell’estasi del giorno
quasi cambiando tutti i colori
dell’anima e del mondo
un campo d’azzurro e di verde
nel paesaggio romeno dell’anima
dove compare solo lei
e la sua amica romena
ragazzina anche lei
come quel ricordo lontano
in macchina
noi due ragazzini
dove allora non avevo avuto il coraggio di non fare niente
ripescare quel ricordo sperduto e d’amore
e farlo rivivere nella notte erotica
dopo ere passate senza sosta
il cristallino azzurro della notte
e dei suoi vestiti
e la luce azzurra dell’angolo sperduto della via
sotto una luna diafana che non c’è
il suo sguardo pieno di vita
di leggerezza e dolcezza
le sue parole senza significato
come una cantante che non sa neanche lei
cosa canta
cosa dice
cosa pensa
puro estetismo erotico
e di piacere
senza rimorsi e oltrepensieri
libertà pura della notte
e desiderio erotico
dopo le allucinanti dorature dell’anima
di una bionda che troppe volte
mi ha mandato in tilt
estasi senza fine
libertinaggio dei sensi
senza confini
toccarla dapperutto
i suoi gemiti di piacere
le nostre voci addolcite e senza profondità
l’estasi della notte
Isabella
toccarla dappertutto
i sensi che si liberano
e il libertinaggio dell’anima senza fine

Poesie, Visioni

E sognarla ancora nel buio infinito…

Estasi alcolica e musicale
come era una volta
ecco che ritorna il ricordo
la stessa sensazione
che non era relegata a qualche pagina virtuale
sperduta
era solo tutta l’estasi
di amicizie disperse
di parole piene di energia
di discorsi immaginari
che ti danno la carica
come una volta
il ritorno dell’energia
quando allo studio e alle frustrazioni
dici basta
quando non ne puoi più di te stesso
quando solo la voluttà dell’alcol
e della musica ti possono portare via
come una festa orgiastica
e dionisiaca
che scardina il tempo e i pensieri
e la voglia di lei
sempre di lei
che ritornava
come l’unico e ultimo desiderio
coronare l’estasi alcolica e musicale
con l’estasi erotica
e così era
tra un pacchetto di sigarette
sbagliato e l’altro
un suo dolce sorriso
il suo tenero sguardo
che la facevano sembrare più desiderabile di sempre
sempre lei
oltre i miei sensi di colpa
e le mie redenzioni
ancora la voglia di lei
che la notte non finirebbe mai
comprandosi le emozioni
con la musica l’alcol le sigarette e l’erotismo
che non c’è più bisogno di nient’altro
se non una vita spensierata
e votata con fiducia al lavoro
senza farsi più mille problemi
le parole con lei
la voglia oltre ogni dove
e la voluttà senza fine
che la notte dovrebbe essere infinita
e sapere ancora di musica
nel ricordo di lei
schiacciando con il suo nome
immagini suggestive
che mi portavano male
disegnate sui pacchetti di sigarette
altro che “deve succedere qualcosa per smettere”
bastava lei
il suo nome
il ricordo di lei
a vincere ogni cosa
e ancora la sua immagine mi assale
mi si para davanti
come l’unica bellezza notturna
l’ultimo sogno
l’ultima visione
prima di prendere congedo dalla notte
e sognarla ancora
nel buio infinito

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Ultima visione

Noi due al parapetto del pozzo
troviamo che è molto profondo
si getta la pietra e quel che odo
è il tuo sguardo, che è il mio mondo

Fernando Pessoa

Versi che sapevano di inondate giornate
di nero nulla
quei giorni sul finire dell’avventura
quei mesi oscuri
che le scritte di dieci anni
hanno cancellato
trovare nei versi
il fiume dei miei pensieri
che non avevano il coraggio di essere scritti
nell’Averno mai vissuto prima
di uscire dalle tenebre
era nel profondo nulla che vagavo
come un’anima sperduta
là dove non c’erano luoghi
se non il carcere di un’abitazione
e una mansarda che sembrava poter
spostare
l’anima verso altri luoghi
e un giardino
dove quel ragazzino autistico giocava
e la madre e il suo compagno
si davano da fare per guadagnare il pane
e la fiducia
mesi oscuri di intromissioni estranee
ed esterne
che disturbavano il quieto e sublimato ricordo
di una Russia non veramente mai esistita
se non nella fantasia smodata della mia anima
giorni terribili
ore oscure
che si ricucivano in quelle parole scritte
che sembravano uscite dall’abisso
e nel ricordo di quei giorni funesti
come questi
ricordare ancora lei
che dagli anfratti dei ricordi ancora mi infestava
con le onomatopee dell’anima
che sembravano colpi di martello
su un metallo sordo e annerito
cascava l’anima
come alla vista di sacre icone
nei mesi passati
e una lacrima quasi scendeva all’unico ricordo di lei
e del suo sguardo
che poneva fine al mondo
e ogni girovagare dell’anima
solo lei nei ricordi e la sua voce
e quell’amore che non corrisposto
distribuiva all’anima
ogni impensabile delirio
tra gli abissi e le vette
e mille coabitanti personalità
dentro di me
come un teatro di personaggi
inventati e da vivere
solo per perdere l’identità
si rarefacevano mille pensieri e mille maschere
solo per trovare me stesso in lei
e quel suo consiglio
di non tenere tutto dentro
e rimanere chiuso in un me stesso
che sapeva di nulla e negava ogni immagine e persona e cosa
del mondo
aprirsi agli altri e al mondo
dopo la caduta abissale
che mi faceva sfracellare a terra l’anima
solo per trovare
altro nulla
meglio non amare
non legarsi
non essere coinvolti
ma come non rimanere coinvolti
quando la sua voce era ed è l’unica guida?
Lei che colorava d’oro
il grigio pomeriggio di pioggia cadente
come solo settembre finalmente
sa ridare
quel suo sguardo
il mio mondo
occhi tristi e sguardo che si frantuma al suolo
sguardo opaco e cristallino
di chi troppe lacrime ha versato
eppure il suo sorriso
inutile sorriso
all’evocar canzoni che dell’amore
ancora ne fanno respiro
c’erano gli ultimi tre anni
in quei versi
e in quei ricordi
che ancora una volta il mondo là finiva
dove iniziava il ricordo omniavvolgente
di lei
e ancora una volta mi arrendo
al dramma della mia anima
là dove l’amore
ha fatto
naufragio
verso quei mari che avrei voluto salpare
alla ricerca di quali inusitati e lontani porti
che invece ogni volta
portano a lei
senza che ci sia un luogo preciso
se non quel porto delle sirene
dal quale mille volte ho salpato
solo per naufragare di nuovo e di nuovo
al loro canto
ogni volta una sirena diversa
ma questa volta è lei che avvolge tutto
e non c’è più spazio nell’anima per altro
che sembra tutto superfluo
anche l’aver esposto me stesso
con l’ultima delle maschere create
per cercare di dare una parvenza di senso al mondo
lo stare in mezzo agli altri
per non impazzire nel morso
di quelle parole e pensieri
che si avvoltolano e ruotano su di sé
solo per poi inabissarsi
in cantilene e musiche
sempre uguali
che sfiorano il delirio
rimane il suo sguardo e il timbro incantato
della sua voce
non mi rimangono altri versi da leggere
che solo dieci anni fa
mai avrei inteso e intuito
è la storia del crescere
inabissarsi di versi
una volta esoterici
ora fin troppo tristemente e abissalmente evidenti
come delle scritte
rubate all’Averno
nel nero di quelle mura che tutto oscuravano
delle lettere bianche dal mondo dei morti
unica luce fatta di parole arcane
che erano rimaste incise in me
solo per riaffiorare
nell’immagine del suo volto e del suo sguardo
amanti avvolti dalla notte
e dalla luna senza parole
vissuti e nati e morti e rinati
dall’abisso
una cortina nera
ci separa
dal resto del mondo degli amanti
dottrina oscura
di amori sognati e mai visti
solo provati
nelle tenebre della notte
ai margini di vie
si sconquassano tutte le categorie
e rimane l’afflato che toglie il concetto
si inabissa l’abisso
e si scolora il tempo
e il senso
e ogni significato
sa di afflato delle immagini e delle parole di lei
del suo destino
che non posso disegnare
solo con un viaggio
che vorrei fare
se non avessi paura di partire
per non essere più come quando si voleva restare
ignota è ora la destinazione
ed è già tanto aver trovato
il porto di partenza
che è arrivo
e come centro di un mandala
disegnato dall’architetto arciere dell’anima
che ha scoccato frecce d’amore nere
solo per rinascere nel rosso
di ogni passione
sanguinante
dolore e voluttà
e grigio dell’anima
si rimane invischiati in questo sentire
con l’immagine e il timbro di lei
e del suo sguardo ne faccio
ultima visione

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Cenere

munch-ceneri-1894

Leida
scherzo impestato dell’anima
una canzone
che sappia di lei
lamentazioni nel canto
nuk ka dashni
per nj kurv si ti
non c’è amore
per una puttana come te
eppure
l’anima si smuove
da impazzire
lasciar libri funesti tempestare
l’anima
per poi liberarsene
là dove le parole scritte
non bastano più
cosa me ne faccio
di tutta la sapienza
del mondo
se non ho con chi condividerla?
E penso a lei
cosa starà facendo adesso
perduta nel suo mondo
dove diceva di perdersi davanti
ad un pc
o al bar
o dal parrucchiere
o a contare i soldi per
liberarsi della sua schiavitù
l’ondata oscura mi travolge
l’ondata grigia come la pioggia
e invano mi perderei nella sua
lingua cercando il mistero che
dischiude la soluzione
non so più che farmene di queste
parole da non poter dire
e rimugino la mia debolezza
perché venti minuti o tutta una
vita non basterebbero a levarla
dalla mia anima
Leida
ragazza che mi ha stregato
e che mi strega ancora
cercare l’amore là dove il sesso
si vende
impresa impossibile e titanica
destinata da sempre al fallimento
destinato a morire roso dai corvi
come Prometeo
che il fuoco della sapienza voleva
rubare
resto così incarcerato nel mio sentire
e non c’è via d’uscita da questi
venti metri quadrati
riascolto canzoni che sapevano di depressione
e scardino i ricordi e il tempo
solo per rimanere senza niente
spogliato di tutto
se non il nero della mia anima
dove i colori non fioriscono più
e un’ondata di suoni che vorrebbero farsi lingue
si disperdono nella musica
lasciatemi perdere nelle cantilene tristi
che raccontano un amore
troppo tempo negato
la causa e l’origine e la fonte
di ogni stato dell’anima
lei
Leida
che mi ha sconfitto e trafitto e seppellito
troppe volte
per troppe volte
farmi rinascere
e rimorire di nuovo
cercherei lettere che non si possono trovare
parole e racconti
che sappiano parlare di noi
ma sarebbe una vana ricerca
perché l’unica anima scritta è la mia
che non trova le parole
abisso senza fine
ho l’anima fottuta
come non mai
e non c’è modo di disfare i sentimenti
vorrei di più da lei
vorrei ore minuti giorni settimane
l’eternità del tempo
e invece tutto crolla riarso in
una visione macerata di nero
inutile viaggiare anche per dimenticare
non c’è luogo
utopia
terra dei balocchi
i ricordi e i sentimenti mi seguono ovunque
e c’è lei e la musica
che sa di lei
s’ka dashni per nj kurv si ti
dove si rarefano le parole
i racconti e le storie non bastano più
si disfano
nella lingua della rinata anima
di inferno oscuro e senza fiamme
ma piena di ceneri del passato
e il futuro non ha immagine
cortina nera sull’esistenza
e cenere