Category: Poesie

Libertinaggio dell’anima senza fine…

Ho rifatto le tette
ti piacciono?
mi fa male qui
c’è il taglio
ma poi passa
sì sono belle
e perdersi nel suo seno
con il volto
con le mani
con la lingua sui capezzoli
a giocare con il suo corpo
toccarla ovunque
nel desiderio impazzito della notte
dopo la voglia di Manuela
che ridava vita
a quella giornata fatta di nero e di depressione
di pensieri suicidi
la voglia erotica dorata
l’esaltazione e l’estasi
erotica
perdersi nei suoi seni e toccarla
ovunque
lasciando liberi tutti i pensieri
che mi vorrebbero fermare
di insanità altrui oppressive
liberarsi nella notte
nel godimento di lei
di Isabella
quel suo volto ovale
e rotondo come quello di una bambina
che mi perderei ancora in notti con lei senza fine
lei e i suoi gemiti d’amore
le mie sporche e dolci parole
i miei stessi gemiti
il mio godere
senza confini
la sua merce abbondante
che ancora adesso godo di lei
come la più bella e deliziosa ragazzina romena
lei e le sue labbra
d’arte erotica
i suoi seni strafatti di voluttà
la mia lingua sui suoi capezzoli
come un bacio all’erotismo
che da solo dà la vita
come la visione di Manuela
ieri sera
che tutto rivitalizzava
l’addio a quei film noiosi
con Marina
che non smuoverebbero neanche
il più pietrificato degli uomini
l’abisso nero e le vette dorate
tra un ricordo lontano di Leida
e un desiderio di celestialità erotica notturna
desiderio senza fine
piacere immenso
nei nostri gemiti
nelle nostre parole senza significato profondo
la sua giovinezza
prelibata
l’addio ad ogni pensiero e idea oppressiva
l’estasi dorata di Manuela
e del ricordo lontano di Leida
goduria dei sensi libertinati
e perdersi sul corpo prelibato di lei
di Isabella
toccandola dappertutto
desiderio che si disperde nella notte stanca
e rivive nell’estasi del giorno
quasi cambiando tutti i colori
dell’anima e del mondo
un campo d’azzurro e di verde
nel paesaggio romeno dell’anima
dove compare solo lei
e la sua amica romena
ragazzina anche lei
come quel ricordo lontano
in macchina
noi due ragazzini
dove allora non avevo avuto il coraggio di non fare niente
ripescare quel ricordo sperduto e d’amore
e farlo rivivere nella notte erotica
dopo ere passate senza sosta
il cristallino azzurro della notte
e dei suoi vestiti
e la luce azzurra dell’angolo sperduto della via
sotto una luna diafana che non c’è
il suo sguardo pieno di vita
di leggerezza e dolcezza
le sue parole senza significato
come una cantante che non sa neanche lei
cosa canta
cosa dice
cosa pensa
puro estetismo erotico
e di piacere
senza rimorsi e oltrepensieri
libertà pura della notte
e desiderio erotico
dopo le allucinanti dorature dell’anima
di una bionda che troppe volte
mi ha mandato in tilt
estasi senza fine
libertinaggio dei sensi
senza confini
toccarla dapperutto
i suoi gemiti di piacere
le nostre voci addolcite e senza profondità
l’estasi della notte
Isabella
toccarla dappertutto
i sensi che si liberano
e il libertinaggio dell’anima senza fine

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E sognarla ancora nel buio infinito…

Estasi alcolica e musicale
come era una volta
ecco che ritorna il ricordo
la stessa sensazione
che non era relegata a qualche pagina virtuale
sperduta
era solo tutta l’estasi
di amicizie disperse
di parole piene di energia
di discorsi immaginari
che ti danno la carica
come una volta
il ritorno dell’energia
quando allo studio e alle frustrazioni
dici basta
quando non ne puoi più di te stesso
quando solo la voluttà dell’alcol
e della musica ti possono portare via
come una festa orgiastica
e dionisiaca
che scardina il tempo e i pensieri
e la voglia di lei
sempre di lei
che ritornava
come l’unico e ultimo desiderio
coronare l’estasi alcolica e musicale
con l’estasi erotica
e così era
tra un pacchetto di sigarette
sbagliato e l’altro
un suo dolce sorriso
il suo tenero sguardo
che la facevano sembrare più desiderabile di sempre
sempre lei
oltre i miei sensi di colpa
e le mie redenzioni
ancora la voglia di lei
che la notte non finirebbe mai
comprandosi le emozioni
con la musica l’alcol le sigarette e l’erotismo
che non c’è più bisogno di nient’altro
se non una vita spensierata
e votata con fiducia al lavoro
senza farsi più mille problemi
le parole con lei
la voglia oltre ogni dove
e la voluttà senza fine
che la notte dovrebbe essere infinita
e sapere ancora di musica
nel ricordo di lei
schiacciando con il suo nome
immagini suggestive
che mi portavano male
disegnate sui pacchetti di sigarette
altro che “deve succedere qualcosa per smettere”
bastava lei
il suo nome
il ricordo di lei
a vincere ogni cosa
e ancora la sua immagine mi assale
mi si para davanti
come l’unica bellezza notturna
l’ultimo sogno
l’ultima visione
prima di prendere congedo dalla notte
e sognarla ancora
nel buio infinito

Ultima visione

Noi due al parapetto del pozzo
troviamo che è molto profondo
si getta la pietra e quel che odo
è il tuo sguardo, che è il mio mondo

Fernando Pessoa

Versi che sapevano di inondate giornate
di nero nulla
quei giorni sul finire dell’avventura
quei mesi oscuri
che le scritte di dieci anni
hanno cancellato
trovare nei versi
il fiume dei miei pensieri
che non avevano il coraggio di essere scritti
nell’Averno mai vissuto prima
di uscire dalle tenebre
era nel profondo nulla che vagavo
come un’anima sperduta
là dove non c’erano luoghi
se non il carcere di un’abitazione
e una mansarda che sembrava poter
spostare
l’anima verso altri luoghi
e un giardino
dove quel ragazzino autistico giocava
e la madre e il suo compagno
si davano da fare per guadagnare il pane
e la fiducia
mesi oscuri di intromissioni estranee
ed esterne
che disturbavano il quieto e sublimato ricordo
di una Russia non veramente mai esistita
se non nella fantasia smodata della mia anima
giorni terribili
ore oscure
che si ricucivano in quelle parole scritte
che sembravano uscite dall’abisso
e nel ricordo di quei giorni funesti
come questi
ricordare ancora lei
che dagli anfratti dei ricordi ancora mi infestava
con le onomatopee dell’anima
che sembravano colpi di martello
su un metallo sordo e annerito
cascava l’anima
come alla vista di sacre icone
nei mesi passati
e una lacrima quasi scendeva all’unico ricordo di lei
e del suo sguardo
che poneva fine al mondo
e ogni girovagare dell’anima
solo lei nei ricordi e la sua voce
e quell’amore che non corrisposto
distribuiva all’anima
ogni impensabile delirio
tra gli abissi e le vette
e mille coabitanti personalità
dentro di me
come un teatro di personaggi
inventati e da vivere
solo per perdere l’identità
si rarefacevano mille pensieri e mille maschere
solo per trovare me stesso in lei
e quel suo consiglio
di non tenere tutto dentro
e rimanere chiuso in un me stesso
che sapeva di nulla e negava ogni immagine e persona e cosa
del mondo
aprirsi agli altri e al mondo
dopo la caduta abissale
che mi faceva sfracellare a terra l’anima
solo per trovare
altro nulla
meglio non amare
non legarsi
non essere coinvolti
ma come non rimanere coinvolti
quando la sua voce era ed è l’unica guida?
Lei che colorava d’oro
il grigio pomeriggio di pioggia cadente
come solo settembre finalmente
sa ridare
quel suo sguardo
il mio mondo
occhi tristi e sguardo che si frantuma al suolo
sguardo opaco e cristallino
di chi troppe lacrime ha versato
eppure il suo sorriso
inutile sorriso
all’evocar canzoni che dell’amore
ancora ne fanno respiro
c’erano gli ultimi tre anni
in quei versi
e in quei ricordi
che ancora una volta il mondo là finiva
dove iniziava il ricordo omniavvolgente
di lei
e ancora una volta mi arrendo
al dramma della mia anima
là dove l’amore
ha fatto
naufragio
verso quei mari che avrei voluto salpare
alla ricerca di quali inusitati e lontani porti
che invece ogni volta
portano a lei
senza che ci sia un luogo preciso
se non quel porto delle sirene
dal quale mille volte ho salpato
solo per naufragare di nuovo e di nuovo
al loro canto
ogni volta una sirena diversa
ma questa volta è lei che avvolge tutto
e non c’è più spazio nell’anima per altro
che sembra tutto superfluo
anche l’aver esposto me stesso
con l’ultima delle maschere create
per cercare di dare una parvenza di senso al mondo
lo stare in mezzo agli altri
per non impazzire nel morso
di quelle parole e pensieri
che si avvoltolano e ruotano su di sé
solo per poi inabissarsi
in cantilene e musiche
sempre uguali
che sfiorano il delirio
rimane il suo sguardo e il timbro incantato
della sua voce
non mi rimangono altri versi da leggere
che solo dieci anni fa
mai avrei inteso e intuito
è la storia del crescere
inabissarsi di versi
una volta esoterici
ora fin troppo tristemente e abissalmente evidenti
come delle scritte
rubate all’Averno
nel nero di quelle mura che tutto oscuravano
delle lettere bianche dal mondo dei morti
unica luce fatta di parole arcane
che erano rimaste incise in me
solo per riaffiorare
nell’immagine del suo volto e del suo sguardo
amanti avvolti dalla notte
e dalla luna senza parole
vissuti e nati e morti e rinati
dall’abisso
una cortina nera
ci separa
dal resto del mondo degli amanti
dottrina oscura
di amori sognati e mai visti
solo provati
nelle tenebre della notte
ai margini di vie
si sconquassano tutte le categorie
e rimane l’afflato che toglie il concetto
si inabissa l’abisso
e si scolora il tempo
e il senso
e ogni significato
sa di afflato delle immagini e delle parole di lei
del suo destino
che non posso disegnare
solo con un viaggio
che vorrei fare
se non avessi paura di partire
per non essere più come quando si voleva restare
ignota è ora la destinazione
ed è già tanto aver trovato
il porto di partenza
che è arrivo
e come centro di un mandala
disegnato dall’architetto arciere dell’anima
che ha scoccato frecce d’amore nere
solo per rinascere nel rosso
di ogni passione
sanguinante
dolore e voluttà
e grigio dell’anima
si rimane invischiati in questo sentire
con l’immagine e il timbro di lei
e del suo sguardo ne faccio
ultima visione

Cenere

munch-ceneri-1894

Leida
scherzo impestato dell’anima
una canzone
che sappia di lei
lamentazioni nel canto
nuk ka dashni
per nj kurv si ti
non c’è amore
per una puttana come te
eppure
l’anima si smuove
da impazzire
lasciar libri funesti tempestare
l’anima
per poi liberarsene
là dove le parole scritte
non bastano più
cosa me ne faccio
di tutta la sapienza
del mondo
se non ho con chi condividerla?
E penso a lei
cosa starà facendo adesso
perduta nel suo mondo
dove diceva di perdersi davanti
ad un pc
o al bar
o dal parrucchiere
o a contare i soldi per
liberarsi della sua schiavitù
l’ondata oscura mi travolge
l’ondata grigia come la pioggia
e invano mi perderei nella sua
lingua cercando il mistero che
dischiude la soluzione
non so più che farmene di queste
parole da non poter dire
e rimugino la mia debolezza
perché venti minuti o tutta una
vita non basterebbero a levarla
dalla mia anima
Leida
ragazza che mi ha stregato
e che mi strega ancora
cercare l’amore là dove il sesso
si vende
impresa impossibile e titanica
destinata da sempre al fallimento
destinato a morire roso dai corvi
come Prometeo
che il fuoco della sapienza voleva
rubare
resto così incarcerato nel mio sentire
e non c’è via d’uscita da questi
venti metri quadrati
riascolto canzoni che sapevano di depressione
e scardino i ricordi e il tempo
solo per rimanere senza niente
spogliato di tutto
se non il nero della mia anima
dove i colori non fioriscono più
e un’ondata di suoni che vorrebbero farsi lingue
si disperdono nella musica
lasciatemi perdere nelle cantilene tristi
che raccontano un amore
troppo tempo negato
la causa e l’origine e la fonte
di ogni stato dell’anima
lei
Leida
che mi ha sconfitto e trafitto e seppellito
troppe volte
per troppe volte
farmi rinascere
e rimorire di nuovo
cercherei lettere che non si possono trovare
parole e racconti
che sappiano parlare di noi
ma sarebbe una vana ricerca
perché l’unica anima scritta è la mia
che non trova le parole
abisso senza fine
ho l’anima fottuta
come non mai
e non c’è modo di disfare i sentimenti
vorrei di più da lei
vorrei ore minuti giorni settimane
l’eternità del tempo
e invece tutto crolla riarso in
una visione macerata di nero
inutile viaggiare anche per dimenticare
non c’è luogo
utopia
terra dei balocchi
i ricordi e i sentimenti mi seguono ovunque
e c’è lei e la musica
che sa di lei
s’ka dashni per nj kurv si ti
dove si rarefano le parole
i racconti e le storie non bastano più
si disfano
nella lingua della rinata anima
di inferno oscuro e senza fiamme
ma piena di ceneri del passato
e il futuro non ha immagine
cortina nera sull’esistenza
e cenere

Ispirazione infinita…

Telegiornale albanese
senza capire
una scia di suoni
dolci
troppi caffè
al bar
Miryam
sbaglio o hai un tatuaggio
in arabo
qui?

e cosa c’è scritto?
Me stessa prima di tutto…
e da chi l’hai fatto tradurre?
Uno sguardo che si abbassava
si riempiva di luce
i miei genitori sono marocchini
ma io non parlo l’arabo
i miei sì
Miryam…
beh, un nome arabo…
non si sa
alcuni dicono arabo
altri dicono
Maria
la Madonna

ognuno ha la sua interpretazione
Miryam
si usa anche in Italia…
Me stesso prima!
Scherzava Paolo
l’italo-cinese
che scemo…
troppi caffè
caos in testa
dopo i suoni delle canzoni albanesi
e il canto
le parole che ritrovavano l’intonazione
la sicurezza
dopo quelle ore
nel palazzo dei folli
discorsi comuni
tra quotidiani e mensa e sigarette
una coppia di malati
quarantenni
l’amore che c’è anche tra le mura della follia
difficile da capire
ho notato che te riesci a imparare le lingue
anche da autodidatta
mi dicevano
l’energia
l’Albania
la voglia di tornare là
visitare Tirana
immergermi nel paese che mi dà la musica
come quando un pazzo
intonava canzoni occidentali
alla chitarra
un suono più orientale
mi invadeva
Ermal
il cantante
un po’ turceasco
la musica albanese
l’intonazione
ogni sillaba
una nota diversa
l’estasi musicale
anche oltre tutte le tipe
il casino che aveva fatto
in questi ultimi mesi
e alla fine lei
la vincitrice
che lasciava lo scettro
a lei
la giovane marocchina barista
avevo capito dal tuo accento
che eri di giù
ma non pensavo
marocchina
quella sua accento un po’ siciliana
un po’ calabrese
lei un po’ abbronzata
dopo la vacanza al mare
ogni tanto ci vuole
eh sì
ci vuole
come oggi le parole lette
non ci sono
forse ci saranno quelle da tradurre
è così che iniziano
le start-up
notizie d’altrove online
dover tradurre
non so cosa
per lasciare andare come una valanga
queste parole
come un uragano
lasciar andare tutta l’energia
accumulata
senza dormire
dopo pranzo
il sonno della ragione
che crea mostri
l’esaltazione della ragione
che crea schizzi di pensieri e di parole
insalata di lingue
che testimonia
genio e follia
non saper che farsene di queste parole
senza la visione del volto di lei
ragazzina marocchina
dallo sguardo di Giovane Madonna
lo spirito che nasce
dalle parole vergini
le parole
le parole
le parole
e l’intonazione
e la musica e le canzoni
ispirazione infinita
non erano del corano quelle scritte arabe
di un tatuaggio
io
prima di tutto
lasciando perdere
sogni d’amore e sogni di lavori
della vita
possono aspettare
come le altre parole scambiate
con altre ex compagne
che non si sa ancora perché
continuo a sentirle
voler andare in Albania
per ballare e cantare la musica
per sentire quella lingua
che ieri si manifestava nel dialetto
sconosciuto
di quella ragazzina albanese
voce suadente
come quella di Leida
dopo che per un attimo mi sembrava di vederla
in quella sirena
del telefilm di vampiri
che stregava gli uomini
e il ricordo nero di lei
che non c’è più
Alina
il nero e l’esaltazione
questo continuo sconvolgersi
di umori
senza fine
senza sosta
continuum di emozioni
e di ispirazioni
la lingua albanese continua a fluire
dal telegiornale
non importa il significato
importa solo
la suadente voce femminile
che fa cantare i significati
non so cosa significa
Albania
mai lo spiegherò
come quel simbolo
che era come il reminder
di una collana
mai regalata
simbolo mitico
che ora cercherei
di portare sempre al dito
come l’anello
di un mafioso
che è passato tra l’inferno e il paradiso
dell’amore e della sua perdita
e della follia
come simbolo di un viaggio dell’anima
che non finisce mai
non so se potrò o vorrò ancora
camminare per le vie di quella città
la capitale
alla ricerca di non so cosa
forse di me stesso
una prova del tempo che cresce
un rito di passaggio
tra l’essere stato un giovane studente
ed essere diventato adulto
dopo il nero pece dell’inferno e le fiamme
e la rinascita
senza cieli da mirare
ma solo lo spirito
che si disperde nelle lingue
e nella musica
e nelle canzoni
impossibile visualizzare una sola e unica ragazza
è un gioco a scatole cinesi
dove ogni volto
richiama l’altro
dove ogni lingua richiama l’altra
e non c’è fine
ispirazione infinita
e non so se quella capitale mi attende
o se io attendo lei
come per dirmi
che alla fine mi sono svegliato
Non pensare solo alla ragazza!
C’è un mondo al di là!
Diceva lei
non essere monotono
che noia
la vita va avanti
non essere chiuso
puoi ancora sorridere
se sapessi
quello che ha passato questa ragazza…
la vita va avanti
nell’ispirazione infinita
tra volti di ragazze
canzoni e canti
e intonazioni e lingue
e parole
e sguardi
ispirazione infinita

Come se lei fosse l’ultima scena di un film…

Come in quel giallo
l’ispettore che si fa di psicofarmaci
e non ha superato ancora
la morte della moglie
così sentirsi
davanti a quel film
senza sapere
chi sia quella che mi ha abbandonato
forse Alina
forse Leida
quella moglie che non c’è
e mi sembra mi abbia lasciato
per sempre
aver perso una voce
con cui comunicare
ed essersi perso in se stesso
cercando di stordirsi
troppe volte
con musica
donne
altre amicizie
nella speranza
che quel periodo paradisiaco ritornasse
rivedere nel nemico classico del film
certi deliri
di vendetta
come solo i cattivi di film
da poco
possono rappresentare
e il finale
il solito finale holliwoodiano
che nella vita non c’è
loro che si baciano e si abbracciano
chi era quella immagine?
Quell’ultima immagine del film?
La tua stanza parla per te
diceva l’attrice
e la mia stanza
in effetti parla per me
dove l’aquila albanese
non potrà ancora essere spostata
non si sa per quando
quando la foto di Era Istrefi
vorrebbe solo ricordare la foto di lei
Leida
e quelle sigarette
talismano rimasto dal viaggio in Albania
parla ancora la sua lingua
che ogni mattina ascolto
dai telegiornali d’altrove
la mia stanza parla per me
con le foto e i ricordi della moglie perduta
e degli psicofarmaci
che vorrebbero calmare la mia follia
e ora risuona ancora la musica del suo paese
per non sentirla più nell’anima
ripetere le stesse parole
sei negativo
sei monotono
sei chiuso
ripeti sempre le stesse cose
non è tutto la ragazza
è destino
ci sono anche gli amici
c’è anche la compagnia
parla con la gente
sorridi
sapessi quante cose
passo io eppure sorrido
hai una casa
hai la famiglia
hai lavoro
hai i nipoti
io qua non ho nessuno
devo pagare l’affitto
non so se i soldi basteranno
per fare i documenti
e ti lamenti
ognuno ha i suoi problemi
ma non si parla solo di problemi
anche
ma non solo
liberati
un po’
e ritornare alle altre parole di lei
che avevo paura di vedere
per quel suo mondo radical chic
e cattolico
che non capivo
che contrastavo
forse stavolta tornerò da lei
senza far più saltare
le solite valvole di sfogo
impazzite
e monotone
che ripetono sempre gli stessi lamenti
lamentazioni
che non giungono più neppure alla divinità
e cercare di trovare nuove voci in sé
per parlare con gli altri
e raccontarmi altre cose
che non i soliti dilemmi
immergersi nella musica
per far scomparire i soliti deliri
e cercare l’elevazione
in quei libri
di cui con nessuno
non si può parlare
se non con la speranza di trovare qualcuno
là dove lei non può arrivare
forse
fille publique
che forse sa più di te
ma non lo sai
che forse i tuoi studi
ti hanno murato più
che l’ignoranza
ma almeno ti puoi orientare nel mondo
e non credere a tutto
se solo non fosse
che ormai non credi più a niente
a nessuno
e l’assenza c’è
in te stesso
di te stesso
e degli altri
in questo caos dell’anima
che non sai come risolvere
se con una voce al di sopra di tutte
che sappia ancora regolare l’anima
e guidarla
è un continuo andirvieni
di apertura e chisura
di caos e di quiete
di parole su di sé
sul mondo
sugli altri e per gli altri
e degli altri verso te
il continuo passaggio
di momenti di studiosa solitudine
e di spensierata
comunione
con gli altri
non si vive solo di socialità
non si vive solo di studio individuale
questa ricerca dell’equilibrio
che non riesco mai a definire
e gli estremi
e la perdita di controllo
e il caos
e l’anarchia dell’anima
se solo potessi
dormire sempre
mi dico
sognare tutto il giorno
ad occhi aperti
come una volta
ero capace di fare
ora
più spesso
gli incubi arrivano
e quel desiderio di starle sempre affianco
di sentire le sue parole
la sua voce
quella compagnia che non c’è
e che cerco disperatamente in altri
in altre
e non trovo mai
quella compagnia che non c’è
e quello studio individuale estremo
che impazzisce
dov’è l’equilibrio?
Dov’è Leida
ancora
mi chiedo
sperando di trovare in lei
tutto quello che non trovo altrove
utopia di parole e voci
e discorsi
che forse non esisteranno mai
quel qualcosa di più
che non si riesce mai a definire
e anche i libri
e i film
e la cultura
sembra ripetere sempre gli stessi temi
senza più nessuna novità
e scoperta
tutto sembra già detto
ma non ancora condiviso con gli altri
e sognare di vacanze altrove
dove trovare parole da dire
quel viaggio che forse mai sarà
o forse sarà solo per dimenticarla
non si sa
ma impossibile dimenticarla
senza impazzire
e ora la musica mi invade
come mai
e la sua lingua
le sue parole tornano a me
come se lei fosse davvero l’unica rimasta
come se lei fosse
l’ultima scena di un film

E le sue parole ancora mi guidano nel mondo e lo studio…

Chiuso in me stesso
riprovare a uscire
solo per trovare una valvola di sfogo
che straborda
in deliri ipersociali
non c’è modo di raccontare tutto
di esporre l’anima
allo scoperto
senza il rischio di ripetere
i soliti dilemmi
si diventa monotoni
come diceva lei
che ripeteva
le parole dell’altra
sei sempre più chiuso a riccio
ripeti le stesse cose
e sei negativo
che noia
cercare di uscire dal guscio
solo per trovare
altri commedianti
in biblioteca
stracolmo di libri il mio zaino
neanche dovessi dare
esami universitari
eppure al rileggere quelle righe
raccogliere i pensieri
e accontentarsi di quelle due parole
di quei sorrisi
della barista
della bibliotecaria
per sapere
che è la sorte comune
impazzire di sé
nella propria mente
murando se stessi al mondo
cercando improbabili dialoghi
con una divinità
che è solo follia e depressione
se parli troppo con gli dèi
dimenticherai di come si parla alle persone
non arrocchiamoci
sul giro
impazzito di se stessi
che si morde la coda
ed emana sempre le stesse storie
le parole con gli altri sono ancora possibili
basterà non cercare le profondità
degli abissi
lasciate nel fondo della notte
con la ragazza che ancora ti può capire
fille publique
che si lamenta anche lei
ma che trova la forza ancora di sorridere
come diceva
se sopporta lei tutto questo e di più
il male del vivere
non capisco perché io non dovrei imparare
a sopportarlo
non muriamoci più almeno
in identità
alienate
che non comunicano con gli altri
anche se gli altri
sono ancora tutti da scegliere
visto le parole impazzite
di quegli amici che non sono più
rimane ancora la voglia di conoscere
di sapere
per non morire della propria stessa monotonia
dei propri deliri
e si apre il mondo
verso gli altri ancora
nella superficie dei pensieri
e delle parole
che forse recita il personaggio più vero
quello che in sostanza non esiste
ma si disperde per fortuna
nella chiacchiera
quotidiana
cercare di condividere abissi
è forse stato il desiderio più alto
e più profondo mai cercato
non c’è nessuno e nessuna
con cui condivedere
forse è rimasto solo il demonio
e allora lasciamo
sfuggire
questo canterino impazzito
dell’anima
e guardiamoci attorno
e dei libri facciamone tesoro
ultimo barlume di elevazione
rimasto
al di sopra degli abissi
al di fuori di sé
in comunione con gli altri
elevato ai pensieri
ultramondani
in quegli angoli e momenti di riflessione
per non disorientarsi nella trama del mondo
sarà ancora possibile un dialogo
senza far saltare le valvole
che contengono la follia
è ancora possibile un dialogo
è ancora possibile riflettere
in questo delirio impazzito
tra chiusura e apertura
e le sue parole risuonano ancora
sei chiuso in te stesso
apriti
sorridi
e il mondo ti sorriderà
eppure voler ancora custodire
quel me stesso che negli altri
e nella chiacchiera
non si vuole confondere
ultimo baluardo di me stesso
contro la chiacchiera del mondo
non posso perdere me stesso
alienandomi negli altri
non posso perdere me stesso
murandomi agli altri
si deve cercare un compromesso
una via di mezzo
che per un istante mi sembra di trovare
e le sue parole ancora
mi guidano
nel mondo
e lo studio

La bionda del delirio…

Un libro di filosofia
il sacro e l’irrazionalità
la follia e la poesia
l’invenzione artistica
tanti nomi di filosofi e poeti tedeschi
non era forse la Germania
ma era “quella di domani”
la prof di filosofia
la bionda
e la follia
ripercorrere la genesi di quell’anno
che mi avrebbe portato in psichiatria
l’estasi erotica ricercata
con lei
solo per trovare la follia
e troppe ragazze russe
romene
estoni
e di altrove
per quell’esperienza
che sempre
mancava
la genesi del desiderio
quando ancora tutto era sconosciuto
la bellezza bionda
che non era solo Leida
a questo punto
ma tutta la filosofia del mondo
e della vita
gli dèi che sono solo arte
e fantasia
il disincanto del mondo
nel dare un’unica etichetta a quel sentire
follia
irrazionalità
innamoramenti come mini psicosi
il primo delirio non si scorda mai
la bionda prof di filosofia
che ancora mi tiene qui a leggere libri
a pensare e ragionare
a distanza di dieci anni
che in quella foto della bionda c’è tutto
c’è lei
c’è Leida
c’è tutta la filosofia e la follia del mondo
e l’arte
che ancora nutre l’immaginazione
il disincanto dal sacro
per trovare la follia dell’arte
e quel desiderio di filosofia
che veniva negato da Marina
“Che fai?! Della filosofia?!”
Frase peggiore mai sentita
in vita mia
che subito me la faceva scartare
se dovessi trovare una ragazza
sarà forse una laureata in filosofia
se il destino
come diceva Leida
vorrà
la mia mania delle lingue
che è forse solo
un’infatuazione per
the linguistic turn
o forse tutto questo è già superato
e non si può spiegare
ritorna
l’immagine di lei
l’antica bionda prof
giovane
sensuale
come Madonna
la cantante bionda
come quella cantante bionda
che ora decora di follia e arte
la stanza
non c’entrava niente la politica
l’arte
la filosofia e la fantasia
era tutto un grande delirio
il primo amore
che si trasformava in arte
un artista impazzito
e le ragazze sempre dietro
ad attimi e periodi irrazionali
e impazziti
vagamente sfioranti le religioni
e tutte le ideologie
e dietro c’è sempre lei
la prof di filosofia
bionda come Madonna
come Laura
come Beatrice
come Era Istrefi
come Leida
come Manuela
come Liana
le bionde della follia
non so che farmene ora di quel libro
o di queste scritte
ora che la verità si palesa
tanta e tanta follia
che voleva e vorrebbe farsi arte
conoscenza
poesia
ma non trova l’ispirazione
ispirazione infinita
il sigillo di lei
quell’estasi erotica di sempre
quando vagavo per le strade di Milano
tra autobus e metrò
solo per lanciarmi con la fantasia
verso troppe donne e ragazze
sviamento antico
prima di conoscere
l’estasi erotica e musicale
i deliri holliwoodiani religiosi e artistici
e dietro c’era sempre una ragazza
al di là di tutte le parole e le immagini
di questo mondo
la follia delirante d’amore
che ancora vivo
a sprazzi ogni tanto
come in questo periodo
periodo che si ripete
senza un perché
preciso
il solito pattern
di irrazionalità ricca di contenuti
e razionalità
che tutto mette a posto e conosce di più
il solito giro dell’anima
per prevenire
curare
conoscere
razionalizzare
che farmene di Leida ora?
Quando le sue parole non erano né più stupide
né più intelligenti
di chi dice ti dovrebbe edcuare
educare a che cosa?
Ognuno la vita la impara da sé
e i suoi deliri ricchi di vita
non possono essere soffocati
da regole e consigli
che tagliano l’anima
che barricano l’anima
e la fantasia
e il conoscere
lasciatemi ancora perdere
come stamattina
in infinite parole albanesi
alla televisione
oltre il nero di mafie invisibili
che sono solo
il terrore inconscio dell’anima
iniettato da tanti falsi simulacri e chiacchiere
non saprei che fare in Albania
questo è certo
ma viaggiare nell’anima
ha riportato ciò che dieci anni fa
era incontrollabile
mentre ora il suo giro
comincio a conoscerlo di più
giro ciclico dell’anima
che si manifesta sempre
in questa linearità del tempo
che non si sa dove porti
e rimango estasiato ancora
dal primo abbaglio
dal primo delirio
che ogni volta
vince sempre lei
la prof di filosofia
una Madonna
una Laura
una Beatrice
ispiratrice di ogni canto e ogni poesia
e ogni conoscere
la bionda del delirio
ogni volta
mi ci vorrebbe proprio
una giovane biondina
laureata in filosofia
mi verrebbe da dire
se solo le donne fossero così
intercambiabili
come degli algoritmi
da siti di incontri
non funziona così l’amore e l’attrazione
e a distanza di dieci anni
c’è Leida che tiene i fili dell’anima
là dove Manuela e Marina
non hanno portato niente
e neppure bastavano i sogni
mielensi di Anna ed Eugenia
e la Romania
e le sue icone
e là dove ogni volta finisce il mondo
solo per rinascere
nell’estasi erotica alcolica e musicale
di piaceri infiniti
e ispirazioni infinite
nell’anima c’è ancora la sua vaga imago
la bionda del delirio

Prima nell’amore…

Il sangue di Cristo
è stato versato
il vino rosso
che sa di sangue
come una vendetta divina
che macchia di sangue il nero
dell’abisso
dove compare una macchia nera
come una cartina tornasole
dalla forma di un’aquila imperiale
anarchica
privata di potere
spirituale e temporale
aquila bifronte
ispirazione infinita
di quei giorni antichi
con la ragazza russa
che sapeva di spirito
come una trinità dell’anima
insieme a quell’altra
tartara russa
e l’altra bionda imperiale
quel sangue versato
l’anno del viaggio
in Albania
dopo giorni oscuri di funerale
nella voluttà di una notte con Xhuliana
quando l’estasi poetica
e musicale ed erotica
raggiungeva
i massimi livelli di sviamento
e di anarchia dei sensi
il sangue di Cristo
è stato versato
scorre ora nelle mie vene
che si illuminano di immenso
di una luce come quei suoi vestiti azzurri
che dovevano solo esaltare
il dorato e nero suo vestire
del giorno dopo
con quelle sue mani in preghiera
al ricordare
l’unico amore rimasto
la madre e la nipote
e i fratelli
legami di sangue
che apparivano anni prima
solo nelle parole di inchiostro
di una tesi
dedicata
criptamente
ad un amore che non aveva confini
e che ancora non ha confini
dopo l’abisso nero e oscuro
e l’inferno
di tante e troppe cose che non si capivano
perché non c’era niente da capire
e ora tutto è razionalizzato
dopo la tempesta
e l’abisso e le vette
la musica può ancora risuonare
senza che l’alcol non possa più scorrere
per colpa di legislatori semidivini
che caricano di pietre il tuo sentire
e non ti lasciano vivere
come quella ragazza
tutta
privazioni e divieti
e precetti
senza forse il vero afflato
di spirito
che si fa erotismo
ed estasi
oltre l’ottusità dell’anima
che sopprime lo spirito
l’alcol può ancora scorrere
inebriato di amore
e di sangue sacrificale
che dopo il sepolcro
e la luce scompare
in una nuova rinascita
come nello spirito
dove la passione
smetterebbe quasi di aver senso
se non nel suo ricordo
principe
vietato da dimenticare
doveva passare lo sterminio
di quel popolo israelitico
e di quello kosovaro
nuove nazioni nate
sullo scia
di stermini
luoghi e religioni d’altrove
e culture diverse
che rimandano sempre alla salvifica
missione del paese di tutte le libertà
dallo loro aurea messianica
con quell’aquila che tutto sorvola
oltre simboli medievali di mondi
del vecchio continente
che non si sa più a quali altri imperi
presunti
ultimi imperi
dell’anima
a cosa si riferissero
e nell’addio lei forse appare più bella
storia che sapeva solo il destino
come si sarebbe potuta sviluppare
forse in un niente forse in un tutto
che è impossibile capire
e si risolve nell’estasi
e nel mistero dell’amore
questa musica e questo spirito
che risuonano nell’anima
che non c’è più da pensare
a come pensano di pensare
gli altri e le altre che non pensano
e tutto sa ancora di sentimento senza fine
di emozione forse fantasmatica
ma che sa di liberazione dei sensi
anche senza l’apostolica comunione
di tempi così antichi
che ci si perde nel tempo e nello spazio
dello spirito del mondo
fino a perdersi
solo per risolversi
nello sguardo triste di lei
e delle sue dolci parole
che sanno ancora trovare
il gioello della vita
nell’immondizia
ultima tra le ultime
eppure prima
nell’amore
Leida
senza sapere perché
che ora ritorna tutta la vita
e tutti gli amori
di sempre
come se il tempo fosse stato predestinato
a questo momento
da sempre
e risuona la musica
e il ricordo di lei
che il tempo si infinita
e smette di esistere
viene come abolito
da una qualche spirituale superiore entità
e tutto si disperde
in quella lingua
che risulta impossibile da dire e da ricordare
senza che ricordi di altri tempi
intralcino la visione futura
di luoghi e tempi
che non possono essere dipinti
nell’anima
musica e armonie di una volta
che sanno di ricordi
quando tutto credeva di andare
a gonfie e vele
e non sapeva del futuro
che sarebbe affondato nel nero
solo per rinascere
con la coscienza
dell’oscurità
ritrovare la luce
dopo la pece del sentire
e parole d’altrove
sanno di altrove
che non esiste
e il ricordo di demoni
aleggia nell’aria
solo per essere sconfitto
dall’angelo di ogni vittoria
e nella solitudine della vita
essere infestato da una moltitudine
di niente
puri demoni di parole di zizzania
di chi mai ha capito
quanto solo
l’amore per una donna
possa fare tutto questo
immaginarla mille volte
in quella tomba
alla fine della vita
sua
sprecata e buttata
se solo fosse
vero
che quel lavoro suo
vorrebbe lasciare
in una bara
in una tomba
forse
questa sua vita
ricorderà ancora
quelle sue lunghe telefonate
ai parenti
genitori e
nipoti
oppure
chissà
il canto
ancora mi porta via
prima nell’amore
lei
che tutto ora sa di musica

E il senso dell’amore vive ancora nell’estasi delle canzoni…

Razionalizzare la tempesta
durata un anno
dall’estate passata
quando cadevo
nell’abisso nero
di non vedere più Leida
quest’anno è simile
dice che a settembre
al massimo
a dicembre
se ne andrà
e tutto sa già di addio
quando la sera
gli attimi erotici
mi appariva nella sua bellezza
non più estasiata
dall’erotismo
vedere con occhi diversi
l’estasi
della notte prima
come raccontava
una volta quell’amico
di tutte le notti
con altre
e poi
al risveglio
la rivelazione
eppure in quelle parole di lei
dell’ultima volta
c’era qualcosa
che la elevava
oltre l’erotismo
quel suo amore
per i nipoti
per i genitori
quelle sue parole
che nonostante il suo lavoro
sapevano di umanità
che resiste ancora
e ancora
adesso
forse riparte l’estasi musicale
di un amore trovato
dopo gli abissi e le vette
dopo essersi immerso nel nero
depressivo
e nel dorato dell’estasi erotica
la musica può ancora risuonare
che ci vorrebbero
migliaia di bottiglie di birra
per sfiorare i cieli dell’estasi
se solo per motivi esistenziali e quasi religiosi
non mi fossi vietato
l’alcol
e allora solo la musica
mi può portare là dove l’alcol
ormai non mi porta più
mentre i discorsi sulla vita
e l’ideologia di altre persone
ora mi sembra sempre più chiaro
dopo lo sviamento irrazionale
di opinioni altrui che contrastavo
con l’odio e il senso di vendetta
solo perché non capivo
e ora che la tempesta è razionalizzata
ora che le ideologie
delle persone ritornano
ideologie nelle quali non mi riconosco
ma almeno riesco a comprendere
così come comprendo
quanto Leida
mi abbia portato via in questi anni
in quest’ultimo anno
sopratutto
dopo la fine del mondo radical chic
universitario
essere trasportato nel mondo
nuovo destrista
del lavoro
e tutto ritorna
alla fine
dopo la tempesta
e il senso dell’amore
vive ancora nell’estasi
delle canzoni