Pensieri liberi, Poesie, Visioni

E sogni una vita che non c’è…

La cinesina vestita di Moschino
l’altro giorno al Carrefour
lei e il suo tipo cinese
vestiti bene
stylish
alla giapponese
che per un attimo li scambiavo per dei giapponesi
se non li avessi poi sentit parlare
Moschino
che anche Leo
si vestiva così
deve essere una moda dei nuovi cinesi
lui
sposato ormai
come suo fratello Alex
il lavoro al bar
da lui
che andava male
troppo carico e troppo depresso
io
a momenti alterni
che l’incanto del Bar Dei Mille
smuoveva l’anima in me
un po’ come quando a settembre
sognavo
Sissi
quella specie di relazione che c’era con lei
ai tempi dell’università
io che ai tempi
pensavo di stare bene per Alina
mentre era tutto l’ambiente universitario
tra tutte quelle tipe
e quelle parole
che mi faceva sentire vivo
nonostante il mio modo di vivere
da buttare via
tra alcol e Alina
e Xhuliana
e poi Leida
e chissà
chi
io che pensavo di aver trovato la chiave di volta
di tutto nell’estasi
erotiche alcoliche e musicali
e linguistiche
ora mi manca l’università
Sissi che si sedeva al mio fianco
le parole con lei
quando mi faceva leggere in cinese
e mi diceva
che il cinese lo sapevo
come mi accorgo in questi giorni davanti a quei libri
quei film
solo che manca la gente con cui parlare
e il Bar Dei Mille
e i suoi caffè e le sue sigarette
sembrano aver fatto il loro tempo
insieme con le puttane
che ogni tanto vedevo frequentarlo
mi svegliavo stamattina
solo per scrivere
di Sissi
e andare poi al Bar London
dove la cinese bionda
potrebbe essere benissimo
la madre di Sissi
ma non lo è
e Alice
mi faceva giustamente ricordare
in quel momento
Sissi
chi è Sissi?
Sissi…
che il buddhismo tantrico
ha svelato più cose
che mille filosofie
là dove tutto il desiderio celato
era nel sogno di Sissi
come questa notte
e di Marina non c’è traccia
se non nell’inferno…
e recupero quelle bottiglie di vodka
ormai vuote
русский стандарт
come se fossero
degli oggetti magici
che mi ricordano e vanno oltre il mio sviamento
che mi rimandano semplicemente
al sogno di Sissi
e non a quello di altre
io che con le compagne di russo
a lezione
mi sentivo sempre bene
ma ormai quel tempo è passato
al di là della tesi
ricordare le lezioni di russo
dove mi sentivo da dio
nel ricordo forse di Katia
di Alina
o Xhuliana
o chissà chi
il fascino di quel mondo
sovietico e comunista
quando il consumismo non esisteva
e internet
e le tecnologie
e il nuovo mondo post caduta del muro
e post 11 settembre
e post 2008 e la crisi economica mondiale
e mille altri spartiacque
che mi basta non credere più
al tempo e alle sue divisioni…
non so che farmene di questa mattinata
di un giorno di festa
che non è neanche festa
è solo sospensione del lavoro
e per un attimo avrei scritto
a Sissi
solo per andare poi su Facebook
e vedere lei e le sue foto
di ragazza tra amiche e il suo tipo
lei che una vita ce l’ha
io che invece sopravvivo tra queste officine
tra queste biblioteche
e queste stanze dove passo il tempo
davanti a libri e pc
senza nessuno
là dove anche il sabato sera con gli amici
non basta più
e forse neanche più Ana
Alice
e chissà chi…
questa voglia di vivere repressa
che non trova gente con cui spartire la vita
e quel bar dei mille
che mi fa impazzire ancora di più
amici che non sono neanche amici
e una vita che non c’è
anche oltre il bar di Alex
e la follia
di una vita che non c’è
che autisticamente
mi perdo tra
libri, film, musica
come se la verità fosse negli oggetti
e non nelle persone
nelle amicizie
nella vita
e l’unica cosa che mi salva è ricordare
appunto tutto questo
la solidarietà e l’amicizia
al di là addirittura della divinità
forse
e degli oggetti e dell’arte
in tutte le sue forme
al di là del nulla
le persone…
quella vita sociale che non c’è più
oppressa dal lavoro
dal tempo libero che brucio
davanti a pc e libri
convinto che sapere cinque lingue mi possa salvare
quando poi non c’è nessuno con cui parlare
questa solitudine che fa impazzire
per fortuna non deprimere
e questa voglia di vita
che non sa dove e con chi buttarsi più
dove lanciarsi
e se solo Sissi non avesse avuto già il tipo
una sua vita
forse con lei e con altri
qualcosa sarebbe stato
non ne posso più
di libri, film, musica
scoppia la primavera appunto
e come succedeva ai tempi dell’università
mi viene da accantonare i libri
e mi viene voglia di vivere
solo che non c’è nessuno
e si impazzisce di una carica di vita
che non sa con chi rifarsi
là dove gli amici
il sabato sera
non sono più abbastanza
senza contare
tutte le magagne che trovi nei discorsi altrui
non solo gli amici
che a volte ti sembra di dover diventare
uno psicologo degli altri
e invece impazzisci solo dentro di te
in quell’energia vitale
che non ha più persone e valvole
di sfogo
ed esplodi…
ed esplodi…
dov’è Sissi?
Dov’è la vita?
Che fine ha fatto la vita?
E mi sfogo forse solo nel lavoro
nel tempo dove il nulla mi fa visita
dove tutte le cose vengono trascese
e non rimane più niente
se non la tua anima
svuotata di ogni pensiero
e non ti senti più incollato
a libri, film, musica
sostanze che ti risveglino
caramelle
sigarette
sigarette elettroniche
caffè
roba chimica
alcol
mangiare
donne
e quanti altre pulsioni ancora
che sogni solo il nulla
se solo il nulla
della tua anima
si potesse riempire di vita
e di persone
e invece sei sempre
al limite
tra il nulla e la follia
che quasi non ne puoi più
e vai avanti nella giornata
al limite tra il nulla e la follia
e sogni una vita che non c’è…

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Poesie, Visioni

E la sua triste bellezza, Ana…

Un circolo che si chiude
rivedendo Ana
da settembre
lo sviamento
senza di lei
il caos da quando mi ero deciso
a non rivederla più
la paura dell’operazione
le partite di calcio
io che ora butto via le sigarette
getto via la vodka nel lavandino
io e questa mia depressione strisciante
anche la sua
di cui mi faccio carico
lei e sua sorella
vendute in mezzo ad una via
una Londra che non mi affascina più
se mai mi ha affascinato
lei che andrà là
con qualche suo amico
dai suoi parenti
per soldi
per lavoro
io che butto via le sigarette
getto via l’alcol
non so cosa farmene
di questa depressione
che sembrava un amore
lei che mi chiede sempre
dell’amica russa
che non c’è niente
solo Grigorij Rasputin
e l’ortodossia dell’anima
che è un amore erotico che finisce
per lasciare spazio
all’amore depresso
di chi ama
come me
una ragazzina di ventuno anni
già devastata dalla vita
l’infelicità
il non senso
lei che diceva che capisce
l’inglese
ma non riesce ancora a parlarlo
imparerà meglio
là sul posto
lei e la sua voce
dolce
triste
come quella di Eugenia
lei che come lei
ha imparato così bene
l’italiano
da stupirmi
da dove tanta bellezza?
E io che sono laureato
ma non ho più voglia di parlare
neanche in italiano
cosa me ne faccio delle lingue
dell’inglese?
Del russo?
Andare dove?
Là a Londra?
Là a Mosca?
Per trovare che cosa?
La non voglia di parlare
come era l’altra volta
con l’amica russa
non voler mettere assieme
neanche due parole
e le parole in inglese
lingua estranea
che non avevo voglia di parlare
con Ana
lost in Istanbul
l’unica cosa
i sufi turchi
che mi dicono di non bere
di non fumare
io che butto via le sigarette
butto via la vodka
e la depressione strisciante
che sembrava amore
e amore è
di quelli che finiscono
e lasciano tutto essere
disarmato dalla sua bellezza
di quando mi parlava di Pasqua
una Pasqua dell’anima che non c’è
neanche il piacere
che nasce dall’ascetismo
le lacrime
e lo spirito
un amore andato via
che ora le uniche figure a guidarmi
sono Rasputin
Abdul Baha
e l’archimandrità ortodosso greco
che quando lo vedevo
pensavo a lei
ad Ana
e volevo buttare via la sigaretta
come mi passava affianco
parliamo un po’ di Ana
dirò forse la prossima volta da Saverio
che da settembre
da quando avevo deciso di non vederla più
solo caos
operazione
partite
troie
cinesi
russe
bar
macchina distrutta
il lavoro che non c’è
le lingue inutili
la depressione strisciante
quella di noi due
di me e di Ana
l’infelicità
e l’ortodossia
ascetica senza parole
nera
quella vodka che oggi non comprerò
al supermercato
quella bottiglia di birra
che già bastava
la notte
per farmi venire il mal di testa
io che mi sento come nel periodo
quando lasciavo Alina
un nero che avvolge tutto
una depressione
che è lì per cominciare
forse
gli amici che mi davano
dell’emo depresso
l’insignificanza di uscire la sera
e sentire i consigli dell’amico
di prendere e andare
come anche diceva Saverio
andare dove
a Londra?
Per trovare Ana
che se ne sta là
tra i suoi parenti e il suo amico
lei che va là per soldi
qua dove non rimane più niente
i soldi
il lavoro
la felicità
le lingue
l’amore
la depressione
l’ortodossia dell’anima
Rasputin
l’archimandrita
Abdul Baha
uniche guide rimaste
un senso di nero che mi avvolge
non sperare di trovare
la felicità
solo astenendomi
da alcol e sigarette
e caffè
o grazie alla chimica
non cambierebbe niente
c’è solo il pensiero
e la visione di lei
di Ana
la sua bellezza
la sua voce dolce e triste
il suo sguardo perso
l’offuscamento e l’annebbiamento della vista
di chi non dorme più
lei come me
orari sballati
devasto e sviamento
il nero dell’anima
che avvolge tutto
io che non ho neanche voglia di andare al bar
a prendermi un caffè
per non vedere Miryam
lei e il suo stupido caffè
lei che mi versava la vodka
le visioni delle ultime ubriacature
che tornavano ieri sera
la vodka e la barista
cinese
l’amica russa
la libido impazzita
d’Oriente
e il caos alcolico
e l’infelicità
l’assenza di Ana
forzarmi a non volere più lei
per chissà quanto tempo
da settembre
il caos da allora
lo sviamento
il devasto
come ai tempi dove decidevo di lasciare Alina
Ucraina
Romania
Ortodossia dell’anima
un’anima nera
e bianca
eterna lotta tra luce e tenebre
e nella notte
lei
la triste bellezza rimasta
Ana
la nostra depressione strisciante
andare dove?
Parlare quale lingua?
Perché?
L’alcol
le sigarette
il devasto
la depressione strisciante
Ana
e lei
la triste bellezza rimasta
come ai tempi di Alina
mi vestirò ancora di nero
farò crescere i capelli
come un vero monaco ortodosso
la barba
sì o no
poco importa
l’aspetto
il mio
finché nella notte e nel giorno
rimane
la sua triste bellezza della notte
Ana
e una figura oscura
che mi segue in questo inferno nero
la figura dell’archimandrita ortodosso
di Rasputin
della luce di Abdul Baha
una luce che non ritrovo più
oscurità dell’anima
blu della notte
la falce di luna
la sua triste bellezza
che ricordava Eugenia
Ana
e così fino a perdersi all’infinito
dove tutto si dissolve
e l’oscurità
avvolge tutto
e la sua triste bellezza
Ana…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Poesie, Ricordi, Visioni

Estasi musicale, estasi di ricordi…

La musica…
la musica…
la musica…
quella giusta
per me
orientale
shqip
il canto che si estasia
e i ricordi che tornavano
Leida…
l’ultima notte
quella dove le compravo le sigarette
da Antonio
al bar
Marlboro Touch
l’ultima notte

in quell’intersecarsi
tra
Alina
e Leida
e Ana
il desiderio erotico
che allora andava oltre ogni confine
e ritrovare nell’anfratto dei ricordi
queste visioni
di allora
la musica che estasiava
e mi faceva ricordare
ritornare all’estasi di allora
estasi
erotica
e musicale
che non c’era bisogno
di quella targhetta che vedevo oggi
psicoterapeuta donna tal dei tali
quale sarebbe il motivo della psicoterapia?
Recuperare la memoria?
E tutta la memoria si era fermata là
a quando c’era Alina
e la rivedevo
a fine 2016
mi faceva cancellare ogni cosa
tutte le scritte di una volta
2016
anno più buio della mia vita
e solo lei
era la luce
comparsa per caso
nella mia follia di allora
2017
quando cominciavo a scrivere
l’ispirazione infinita
c’era Leida
ispirazione erotica senza confini
si te harroj 2017
come dimenticarti
là dove tutta l’estasi andava per lei
e dietro quell’aquila
ogni volta
c’è l’infinito
l’ortodossia
il cattolicesimo
l’islam
Katia
l’amore
l’erotismo
la morte
l’estasi
dei sensi
della musica
e dell’amore
anche quello perduto
anche quelli perduti
ormai
Alina
Leida
Katia
che Ana era solo un passaggio
insieme ad Alexia
all’altra Alexia
e a tante altre passate lì per caso
perché avevo dimenticato
Leida?
Alina?
L’altro giorno Saverio mi chiedeva
cosa l’ha fatta andare avanti
nell’ultimo anno di università
quando era cotto?
Alina…
Leida…
l’estasi erotica
orientale
tutto qui
ed era dimenticato
completamente
e solo grazie alla musica
stasera ricordavo
raccoglievo i frammenti perduti
di questa tempesta
Leida

non c’è più
ma c’è il ricordo di lei
e il desiderio per lei
che oggi vagavo per le vie del paese
completamente
perduto
senza senso era stare lì a leggere
a guardare film
perché legarsi così tanto a quella stanza
a quelle letture?
Non ne potevo più
dovevo liberarmi
liberarmi
e solo vagando per due ore
tra le vie
senza pensare a niente
lasciando andare la mente via
solo così mi
mettevo ad allenarmi
poi dopo
sul pomeriggio tardi
solo per rilassarmi la sera
con la musica
la musica che faceva tornare i ricordi
i ricordi perduti di Leida
di Alina
lei che andava d’accordo con questa musica
Leida
di meno
e questo canto orientale
che ogni volta mi estasia
è segno di quel ricordo
sperduto nella memoria
nell’estasi
che ritorna
sottoforma di musica
e di immagini
che ristabiliscono la mente
l’anima
bastava non leggere più
come un automa
guardare la tv
come un fanatico di parole d’altrove
bastava solo
passeggiare
a casaccio
vagare per le vie del paese
liberarsi
e nella sera solo lei
tornava
Leida
la musica orientale
quell’aquila
che va sotto il nome
di ortodossia
islam
cattolicesimo
amore
erotismo
morte
estasi
Leida
Alina
quando la follia erotica e l’estasi
erano tutto in me
l’antico ricordo di Katia
primigenia follia erotica
lei e la sua aquila
cucita
sulla borsetta di stoffa
quella non del lavoro
quella della vita
ricordo primigenio
l’inizio
la follia originaria
l’erotismo
che è più magico dell’amore per il mondo
l’erotismo
perduto
le ragazze perdute
il desiderio
che non sa più dove andare ora
ma che si estasia con la musica
estasi musicale
estasi di ricordi
Leida
Alina
Katia
e la musica e il canto
possono ancora continuare
ad invadermi
in questa estasi…

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Là nel deserto della domenica pomeriggio dove incontri il silenzio…

Solo là dove c’è il deserto
si può incontrare la divinità
dove non c’è più niente
dove non c’è più nessuno
nessuna parola da scambiare
nessun argomento da condividere
nessuna lingua in comune
con nessuno
solo lì
dal deserto
può nascere l’incontro con la divinità
che ritrovo
poi in spazi aperti
lontano da oggetti magici
da abitudini e vizi
automatismi dell’anima
spazi aperti e ampi
come una moschea
senza confini
una chiesa che non conosca
scranni e panchine
puro spazio libero
che si libera verso il tempio
e verso la divinità
pura parola pulita
dove non è rimasto più niente
più nessuno
forse solo lo sguardo di chi è più grande di te
sposata
sposato
una coppia
che vagamente ricorda
la Sacra Famiglia
di chi l’amore
l’ha conosciuto
come non l’ho conosciuto io
in un disastro della vita
di cui ancora porto i segni
e da cui è scaturito solo
il puro deserto
dove
appunto
incontro la divinità
mi facevo benedire la gola
questa mattina
in una chiesa
che trova i suoi limiti
per smettere di giocare
con cibi e bevande
sigarette e caffè
e alcol
desideri dannati
samsara senza fine
dove solo il deserto
e dei canti ortodossi
o dei canti coranici possono salvare
ma nel deserto
si ascolta solo il silenzio
il vuoto e il nulla
gli spazi sconfinati
in un deserto freddo
di un edificio
che poteva essere una moschea privata
spazio di invocazione
pura
là dove non rimane più niente
più nessuno
se non la divinità
è lì che ritrovo me stesso
lontano dai soliti spazi
non vorrò più farmi chiudere
da inutili automatismi
e circoli viziosi
non so che farmene
della giornata
del pomeriggio
come ogni schizofrenica domenica
si rispetti
dopo la schizofrenia della domenica mattina
ecco il deserto
la schizofrenia e il deserto della domenica
là dove solo incontri il silenzio
la divinità
e il nulla
e chi ti può ancora guidare
come quell’archimandrita
che elevi a tua guida spirituale
insieme ad altri santi
e figure
più o meno
immaginarie
non sai che fartene delle parole altrui
dei loro sguardi
dei loro modi di fare
ti senti come
ordinato
finalmente
ad una vita ascetica
senza clausure
là nel deserto della domenica pomeriggio
dove incontri
il silenzio…

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Le parole che non ci sono e la valle del nulla…

Vita vuota
senza sigarette
lo sguardo di Miryam
il suo saluto
la voce angelica delle sure del Corano
e finiva il mondo
che senso ha
guardare ancora quella serie televisiva cinese?
Sono sempre le ragazze a farmi andare fuori
Valeria la cinese
le ragazze romene
Miryam l’islamica mariana
che sono rimaste solo le bariste
i baristi cinesi
dove ieri compravo le sigarette elettroniche
pensavo che la visione di un monaco ortodosso
potesse salvarmi
dalla serie infinita
di caffè, sigarette, alcol, cibo
gola senza fine
alla ricerca del piacere senza fine
senza contare
le ragazze notturne
le ultime
che mi hanno fatto passare la voglia
vita vuota
non rimane più niente
completamente privo di senso
è ogni atto
vedo passare via il tempo
senza significato
cosa fare?
A cosa dedicarsi?
A quel libro in russo?
A quella serie televisiva cinese?
A che pro?
Guardare notizie in francese?
In inglese?
Interessarsi dell’Iran
come facevo ieri
tra Bahaì
Islam
Ortodossia
sensazione religiosa
che ieri Saverio mi riconosceva
le mille pagine
di teologia e filosofia
di Cacciari
l’Angelo Necessario
forse
prossima lettura
dopo
Dell’inizio
Della cosa ultima
leggere…
a che pro?
Non fatemi insegnare
cose che non vi servono a niente
che vi fanno solo male
dicevo
non fatemi fare il professore
mi bastava sentire Paolo
dire
Oh Besana! Perché sei tu Besana!
La proprietaria del locale del bar
Shakespeare
quella signora con la quale
nel 2009
facevo il pellegrinaggio a Caravaggio
con la chiesa
dieci anni fa
una vita da puttaniere
dieci anni da puttaniere
e da studente
bruciati così
in uno sguardo
in un saluto
là dove non ci sono più le ragazze di università
a ispirarmi
è rimasto solo il bar
non quello di Alex
ma quello di Paolo
Miryam
Antonio
Valeria
Valentino
Bruna
Olga
e del buttafuori africano
bar multiculturale
tra meridionali pensionati
giovani siciliani
napoletani
calabresi
africani
maghrebini
romeni e albanesi
qualche moldavo
o russo
non si sa
altri italiani
là dove mi sento a casa
il bar che è diventato l’ultima istituzione rimasta
forse più importante anche degli amici
del lavoro
dello studio
di ogni cosa
l’unico posto dove ancora sento qualcosa
e non più le ragazze notturne
passate di moda
forse rimaneva la chiesa
l’altra giornata
alla messa ecumenica
quell’archimandrita greco
l’ascetismo
e una sensazione di agape
amore
che non si può spiegare
i fiori del male
e nient’altro
cosa me ne faccio della musica
dei film
degli amici
delle parole
delle ragazze notturne?
È rimasto solo l’ascetismo
a dare un senso alla vita?
Poniti degli obiettivi
mi diceva Alex
quali obiettivi?
Le ragazze notturne?
Smettere di fumare?
Smettere di bere?
Smettere di mangiare?
Essere sempre in contatto con l’ascetismo
e la divinità?
Leggere qualcosa che faccia crescere?
Parlare con gli amici?
Di che cosa?
Parlare con Miryam?
Di che cosa?
Togliere i caffè e smettere di mischiare la chimica?
È tutto una disciplina dei sensi
un’ascesi dei sensi
un’ascesi edonista
estetica
di sensi
quasi erotica
e tutto si sfalda
tutto si disperde
tutto scivola via
si dissolve
svanisce
in un’evanescenza
che non riesco più neanche a sentire
tramite la musica
inutile ogni oggetto
ogni ricordo
ogni rimando
non c’è più nemmeno la biblioteca
per far volare l’anima
cosa rimane
in questa valle del nulla?
Figure di archimandriti
monaci ortodossi
guide Bahaì
divinità
e il vuoto che è in me
non rimane più niente
tutto si sfalda
forse sarebbero bastate due parole con Miryam
ma dire che cosa?
Quali argomenti in comune?
Io che ripeto sempre le stesse cose
da quando è finita l’università
niente ha più senso
né le ragazze notturne
né il lavoro
né studiare
niente
tutto è niente
in questa valle del nulla
dove rimane solo l’ascetismo
e immagini di ragazze e persone
che sfumano via
senza alcuna importanza
vedo solo me stesso
il mio nulla
i miei pensieri
inconsistenti
il mio sentire
che si perderebbe in sure del corano
la mia anima che vorrebbe farsi canto
là dove la vita non ha più senso
e più alcuno stimolo
si chiude il passato
quell’esperienza all’altro bar
la macchina distrutta
il lavoro che non c’è
il computer azzerato
le sigarette che non ne posso più
neanche i caffè
solito loop
ascesi da loop
incontri da loop
solita routine senza senso
le ragazze notturne
l’attesa
gli amici
il niente
il vuoto
il nulla
quello sguardo e quel saluto di Miryam
le parole che non ci sono
e la valle del nulla…

Poesie, Visioni

Fading away…

Staring into infinity
sounds and music
cover my thoughts
fading into nothingness
I don’t want to get into the same loop
over and over again
I need only the divinity
far away
no other god beside him
and the temple
and the sublime meditation
words that come out
of people
speaking truth
as if they were joking
I don’t need the same places
the filthy car repairs
where you meet
only subhumans
who cannot even speak
their own language
places of hellish disaster
no solidarity and empathy with them
sometimes
I’d only like to be
with myself all the time
communing with a divinity far away
and the masters that fade away
those teachers of spiritual truths
who guided me out of hell
I would like to be invaded by music
and nothing else
perhaps only words
from those news channels
which are white noise
and a gate to infinity
where common words of the rabble
don’t reach at me anymore
and I’m invaded by foreign sounds
my only salvation
from that common sense
illeterate and obtuse
which strangles me
I want to get out
to be among common people
those similar to me
or distant from me
away from parents and relatives
and half relatives
relationships strangling me out of my liberty
that I’d like to become a barman
among common people
rather than staying among those
whose ideas are something of the past
another generation
another social class
another background
sometimes it’s really difficult to get on well with them
and I’d like to seclude myself in my own world
playing the distant servant
of a bar
saying nothing
empty words
not hearing and seeing bestial things anymore
forget them!
I say to myself
forget them
it’s you that choose your way to hell
and now that you are out of it
just begin to understand!
That is not the work for you
those are not the people you were looking for
nor are their ideas yours
what’s to be done now?
Eternal question
I answer
with
staring into infinity
and sounds
and words aren’t there anymore
all fades away
and I forget myself
and everyone
the only thing subsisting
is the divinity
and the infinity of sounds
eternal visions
without vision
and pure absolute nothingness
into which I fade
and with me
all the world in me
all the people
and their ideas
an entire world
fading away
staring into infinity
I finally fade away…

Poesie, Visioni

In una luce diafana alla fine del mondo dopo le ore terribili…

The dreadful hours
caffè in eccesso
insonnia
alcol
nella notte
dopo le parole
degli amici
i discorsi
il volto di lei
come un bagliore accecante
dei suoi occhi
l’insonnia
il risveglio
e quei caffè di troppo
abbastanza
per fare andare di nuovo in tilt
la mia anima impazzita
sedarsi di chimica
per dormire
e stare peggio
il risveglio
circolo vizioso
di caffè e chimica
e non riuscire a stare nella stanza
dove proiettavano la partita al bar
scappare via
come alla ricerca di un luogo
di un letto
lontano da tutti e da tutto
in mansarda
come se fosse il mio giaciglio
nella pensione di un manicomio
le invocazioni
che si sussurravano nell’anima
come dei mantra
dei rosari
per non pensare più
non cogliere elementi sbagliati
quando tutto era un gioco di chimica
cerebrale
andata in tilt
tra chimica e caffè
ricorrere ad altri dieci gocce
e sdraiarsi lì
nell’attesa che quelle ore terribili
terminassero
avevo già levato dalla stanza
tutti gli idoli
c’era solo il bianco delle mure
incontaminate
depurate
da idoli e immagini
che facevano andare solo in tilt
ogni cosa
e ancora
la rivelazione
negli ampi spazi di una mansarda
fatta apposta per scacciare
quelle voci di casa
le vecchie che parlavano con mia madre
allontanarsi da tutto e da tutti
e la rivelazione
ancora
dopo la notte
il volto di lei
il suo sguardo magnetico
le ore terribili
che mostravano il suo volto
alla fine della follia
riprendersi
come se la gerenza
in manicomio
fosse durata
solo una mattina
e un primo pomeriggio
e tornare al bar
con la fame
con la voglia di prendere qualcosa
riscrivere le cattive impressioni
nate dalla follia sovraeccitata
le sigarette in eccesso
mai come in questo periodo
impazzito
gente che non conta niente
perduti
del mondo
a guardar delle partite in un bar
altra gente che giocava a carte
altri che bevevano
e il niente che avanzava
e una luce dell’anima
che non aveva più parole
solo la divinità che mi invadeva
di quiete
e lontananza da tutti e da tutto
le ore terribili
erano passate
finalmente
passeggiare ancora di qua e di là
finire di guardare quel film
di Hong Kong
2046
quel finale che avevo dimenticato
che ricordavo
la puttana dannata
i soldi buttati via
i ricordi del tempo che dal 2046
non si esce mai
He didn’t turn back.
It’s as if he boarded
a very long train headed
for a drowsy future
through the unfathomable night
un futuro che non si conosce
perché il tempo
già finisce
il passato si dischiude
avvolto
da una falce di luna
nel blu dell’alba
non resta più niente
solo una luce
al di là di ogni fenomeno
e nessuna parola
nessuna voce
che commenti
il vivere dell’anima
non so più che farmene
di tutti quei caffè
dopo quelle ore terribili
non so che farmene
di un colloquio
che non avrà da dire niente
se non raccontare
tilt su tilt
degli ultimi periodi
e la luce
alla fine delle ore terribili
rimango così
in questa inutile notte
a scribacchiare
parole che non servono
a tentare di accogliere il sonno
a disfarmi di libri
e film e musica
che non voglio più
l’anima è invasa dalla luce diafana
di una divinità immaginaria
e non ha più dove fuggire
dove impazzire
dopo le ore terribili
ricomincerà un’altra stupida settimana
là dove il tempo
già non esiste più
e vorrò forse solo evitare
altri circoli viziosi
tra alcol
caffè
e chimica
e invocazioni
e follie
cercare una stabilità
che mai come in questo periodo
sembra una chimera
non so che farmene
di libri scritti d’altrui
altre immagini
altri suoni
mi hanno dato alla noia
ai loop impazzit dell’anima
che non mi va più
di buttarmi in circoli viziosi
accoglierò la notte
il sonno
le tenebre
e l’assenza di immagini e suoni
là dove il tempo non esiste
più
stanza spogliata di idoli
luoghi inesistenti
al di là
del tempo e dello spazio
al di là
della vita di oggi che vedevo
gente al bar
gente all’oratorio
gente all’expo
distrazioni di tutti
di luoghi
che non hanno niente da offrire
camminare tra quei dove
come un osservatore
distaccato
un commentatore
di una realtà che non è la sua
cercando di dimenticare
i discorsi
fuori
di testa
degli amici
starei bene
poi ci sono gli altri che parlano
l’inferno sono gli altri
starei bene
poi c’è la caffeina
l’alcol
la chimica
e i tilt dell’anima
e le ragazze
e i loro volti
a dannarti fino alla follia
fino al manicomio
come al solito
ne esco sempre salvo
non si sa come
in una luce diafana
alla fine del mondo
dopo le ore terribili

Ispirazioni, Pensieri liberi, Poesie, Ricordi, Sogni, Visioni

In questa rapsodia tra follia e quiete…

Raccogliersi
per scacciare gli spiriti
l’assenza di amuleti
e la follia
bianca
terrore panico
al risveglio
dopo che la notte
riportava al ricordo primigenio
il ricordo di lei
di Katia
l’amore impossibile
di una volta
il vero primo amore
e la vera prima follia
desiderio erotico
di una lei
che si confondeva
con quella compagna di università
le stesse fattezze
le stesse curve
lo stesso sorriso
e il bel viso
adornato dei suoi capelli castani
forse un po’ rossi
la sua voce che sfiorava le altezze
e il sogno di una Russia
durato sette anni e di più
il periodo di tutti gli studi
dopo la follia
non si può dimenticare
tale periodo
vissuto nell’ispirazione infinita
di lei
che appare sempre
come il vero inizio
che dà la pagina
a questo scrivere virtuale
l’inizio
lei
Katia
che si sovrappone a tutte le ragazze di sempre
e a quella compagna
che lei mi ricordava
piena di vita
d’amore
di bellezza
che per gli scherzi del destino
non ha voluto
vederci assieme
histori na ndau
la storia ci ha separato
e quella bandiera che svettava nel sogno
aquila rosso nera
simbolo di un eterno ritorno
del sogno d’amore erotico
là dove il desiderio
fa valere la sua verità
di fronte all’anima che a volte si perde
sovreccitata di caffè
di lavoro
di alcol
di studi
di niente
di un niente che vorrebbe avanzare
e annichilirti
o votarti alla più insana
follia
l’estasi mistica bianca
non può più portarmi via
là dove nel sogno erotico
si perderebbe la ragione
e poi si deve tornare
alla vita di tutti i giorni
al di là dell’amore erotico
giornata che sarà
tra parenti e genitori
tra amici forse
tra conoscenti
con il ricordo di lei
certo
ma senza che invada l’anima
fino a farla impazzire
e gli amuleti della stanza
che vedono ogni giorno
e ogni notte
il mio risveglio e il mio addormentarmi
servono a sigillare
pensieri e visioni e parole
e immaginazione
che altrimenti mi invaserebbero
come un oracolo
fuori di testa
alla ricerca di una divinità
che faccia estasiare
e perdere la ragione
e svenire di follia
come il più perduto
degli ebbri
ubriachi
e febbrecitanti
d’amore
ho ancora il controllo delle parole
e di questa mia anima
che a volte va fuori di sé
non temerò
il confronto con chi mi segue
riportato alla normalità
dopo l’eterno mio girovagare
e impazzire di sensazioni
tra caffeina e alcol in eccesso
alternati
come l’anima s’alterna
a stati d’animo alterati
estremi
senza vie di mezzo
tra chimica e non chimica
psichedelica
che a volte salva
e più spesso
invece
danna
quella giusta via di mezzo
nel ricordo di ciò che è verità
di ciò che può salvare l’anima
come nei miei raccogliementi
dove si svela
il vero
al di là di tutti gli idoli
e le fantasie sovrannaturali
e mistiche
ed erotiche
Katia
rimane
nel lontano sottofondo
e tutte le ragazze con lei
lei
ricordo primigenio
l’inizio
di ogni follia
che spalanca le porte
all’infinito
che vive in me
in questo mondo dove il limite
è necessario
per non impazzire
s’invola così e si estasia
l’anima mia
pur restando saldo
alla terra
sono ancora qui
sono sempre io
sono sempre me stesso
con me e con gli altri
comincio a conoscermi anche troppo bene
e quanto vorrei e non vorrei
questo eterno ritorno
questo ciclo infinito
tra abissi ed estasi
tra piattume e terrore panico
tra tranquillità illuminata
e nervosismi
e sovraeccitazioni
e rabbia
e odio
e amore per il mondo intero
e solo per lei
ragazze che mi fanno sentire
vivo
e mi fanno dannare
ed estasiare
e perdere e ritrovare
là dove solo una luce bianca
ed un volto
un mahdi
figura di pura luce
che porta la tranquillità
là dove c’era la follia
eterno alternarsi di sensazioni
che mi travolgono
vivere la follia
ogni giorno
senza impazzire
eterno alternarsi di sensazioni
che mi dannano
e mi fanno sentire vivo
allo stesso tempo
non c’è quasi mai tregua
in questo sciabordìo
dell’anima
e a volte mi sembra
di essere appeso ad un filo
tra lo squilibrio
che si scatena
solo per poetare
o raccogliersi
unici momenti
dove la salvezza ancora mi visita
per darmi pace
e benedizioni
non c’è fine alla follia
al ricordo primigenio
Katia
il primo amore
la prima follia
e vivo con questo infinito
in me
in questa
rapsodia
tra follia e quiete

Pensieri liberi, Poesie, Visioni

Sciabordìo dell’anima…

Torture ottomane
dell’anima
tra capelli e barba da tagliare
appuntamenti dal dentista
alcol a fiumi
tra una giornata al bar
tra vodka
e partite di calcio
in mezzo agli sconosciuti
a parlare dei calciatori nuovi
delle scommesse
angelo caduto
che si ritrova tra gli ultimi
dopo le altezze
e le vette
orizzontalità
senza fine
di gente perduta
che non ha neanche un cervello
per pensare
uscivo così
dai miei loop
dopo quelle righe
di quel libro
sul poeta folle
dei canti orfici
il folle del paese
lo scemo
il poeta
che aveva paura a parlare
con le bariste
scambiare due parole con Miryam
chiederle di versarmi altra vodka
perdermi quasi
nel suo sguardo che mai si capisce
tra quel suo sognare
e invocare divinità sconociute
e la volgarità
e l’ignoranza
di quella gente
che anche scambiare
due parole con il turco
sembrava un’altra tortura
i turchi emigrati a Berlino
diceva
a ripopolare la Germania
battute
che neanche a Tirana
pensavo di trovare
e invece è qui
uno scorcio di periferia
tra canzoni turche
che si aprono a fine seduta
dal barbiere
suoni medio orientali
dal peggiore dei film
d’orrore
che si possa immaginare
neanche fosse un libro
surreale di
Ismail Kadaré
si va avanti così
tra l’officina
il bar
il supermercato
il barbiere
il dentista
la biblioteca
e le uscite con gli amici
che ultimamente non ci sono
mentre becchi la sera
la romenina
che lavora al Carrefour
là fuori a fumarsi una sigaretta
una tipa come tante
una stupida come tante
che neanche potrebbe cantare
I’m lost in Instambul
Na nana na na nana
I’m lost in Instambul
che non so perché non mi va più
di leggere Orhan Pamuk
territori d’altrove
dove ci si può perdere
straniamento
tra baristi e bariste cinesi
clienti maghrebini
e meridionali
è quello il luogo per me?
O mi sto alienando
trovando parole dure
che neanche dall’amico cinese
invasato di regime
pensavo di trovare
quanto è lontana l’Italia
in queste note
perso nei miei esotismi
o forse solo alla ricerca
di quelle sensazioni di multiculturalismo
che fanno impazzire
il miscuglio delle culture
il nocciolo della mia anima
che però
come Malinowski
l’antropologo
a volte il controtransfer
di tutta questa gente d’altrove
altre razze altre lingue altre culture
a volte si fa sentire
e invocheresti quasi
l’infanzia perduta
quando tutto era così di casa
mentre ora
è tutto così
unheimlich
estraneo
alienante
affascinante
dove ci si perde
tra ragazze albanesi
di una volta
rubate alla strada
sorelle romene
russe di tempi andati
Alina che non c’è più
e altri orrori
ed esotismi
non c’è più l’aurea infima
di purezza
dell’angelo che una volta
toccava le vette del cielo
ora quell’angelo sembra caduto
in questa bettola di periferia
dove gente di ogni tipo razza cultura religione
si incontra
e resistere a questo trasformarsi
del mondo
è pura follia
di chi sogna
una purezza
che non c’è più
che non andrò per sentirmi di nuovo a casa
leggi
in claustrofobia
al bar dei vecchi fascisti
grand Italia
quando mai
è la nuova generazione che avanza
il futuro
il mix di razze culture linge religioni
il bar dei cinesi
dei maghrebini
dei meridionali
dei tamarri
è la periferia che avanza
tra battute di ragazze da strada
è altre volgarità che poi trovi
quotidianamente
quando vai a lavorare
nelle officine
è lontano quel mondo
tutto incantato di film
canzoni musica
libri
degli amici
che per distinguersi
fanno gli snob
o gli alternativi
solo per diventare ancora più alienati
da una realtà
che non ha pietà
non ci si può barricare
nei propri mondi di fantasia
e ti ritrovi
in bettole
officine
trattorie dei lavoratori
come l’altra volta
là dai cinesi
che mi sembrava che il comunismo
sovietico
cinese
si fosse davvero realizzato
qua in periferia
anziani
stranieri
muratori
lavoratori da quattro soldi
tutti assieme al ristorante
dove sembrava che una stella rossa
si elevasse al di sopra di tutto
la vita in società
tra le sue schifezze
le sue bassezze
le sue battute
da quattro soldi
i suoi sfottò
è questa la vita
e non c’è modo di immaginarsi
alte società che non esistono
non vivo nell’ambiente
dei Rotschild
e neanche in quello degli Agnelli
è la vita di periferia
tra il suo squallore
e le sue altezze
i suoi orrori
la sua sensibilità
unheimlich
che l’innocenza
e l’incanto di una volta
sono perduti
caduta
dai cieli
per una ragazza da strada
dove una volta c’era la poesia
ora c’è solo
la più volgare delle battute
mentre in un angolo
ancora rimasto dell’anima
provo a coltivare
quella sensibilità
l’unica cosa rimasta
che ti possa elevare
al di là
dello squallore
tra libri
e libri
e musica
si può rimanere uomini e diventare uomini
tra inferno
e paradiso
che era inutile
cercare stati mistici e alterati dell’anima
ci pensano gli altri e le altre
a farteli raggiungere
in questo caos
di sensazioni
dove le parole non bastano più
e sembra quasi di risolversi
l’enigma di una volta
vengono prima le parole
o i fenomeni?
Prima le parole
o le immagini?
Le immagini
ti sembra di dire
le parole arrivano solo dopo
per cercare di dare un ordine al caos
un ordine che non c’è
ma che devi trovare
se non vuoi
impazzire del tutto
vita di infima periferia
che il paradiso è perduto
e riguadagnato
allo stesso tempo
ci si fa la pelle dura
la scorza
la corazza
non si cede
alle debolezze
si va avanti
si diventa e si rimane uomini
così
al di là di quei mondi virtuali
nei quali tutti si perdono
per sfuggire alla realtà
mondi personali
inventati
per sfuggire
allo squallore
che non capisci più
quelle ragazze di università
in che mondo vivevano e vivono
come quei post
di quella che una volta
quasi ti faceva sognare
che di certo nella vita di periferia
non durerebbe un giorno
mondi a parti
siamo a volte
differenze di classe
di luogo di ambiente
d’età
di percezioni
di modo di stare al mondo
in questo sconquasso
dove non mi va neanche di cercare
l’amata della vita
nella nuova app
pubblicizzata
a mezzogiorno in trattoria
alla televisione
come si fa ancora a credere nell’amore
dopo questo mondo caduto
tra inferno e paradiso
dove l’orizzontalità
diventa tutto
e le altezze mistiche
solo dei lontani ricordi?
Si frantuma il mondo
il ciclo di creazione
conservazione
distruzione
si riapre ancora
e porta questo stare con i piedi per terra
che gli amici ormai
non li capisci più
loro che vivono in stadi precedenti
dell’anima
ancora alienati
nel loro mondo personale
fatto di virtualità
e ideali
e teorie
da loro solo immaginate
la vita da periferia
porta via tutto
tra il prosaico
e il sublime
tra misticismi
e concretezze
che non sai neanche te
come ti ritrovi
invochi solo una divinità perduta
perché ti aiuti ad andare avanti
e sai già che la giornata
ti aiuterà da sé
se avessi sonno
voglia di vivere
di scherzare
di lavorare
studiare
scambiare due parole
sentire cazzate
la vita non è quello che ti succede
ma il modo in cui
tu reagisci alle cose
attorno a te
forse far niente
rilassarsi
pensare
elevarsi
o trovare quel vuoto dell’anima
dove tutto
sfuma via
e si dissolve
e diventa evanescente
non rimane più niente
non credi quasi più a niente
in questo infinito
sceso in terra
tra inferno e paradiso
tra misticismi
e concretezze
di periferia
ed elevazioni
che sarebbe impensabile trovare
qui da queste parti
vai avanti così
come un angelo caduto
tra paradiso perduto
e paradiso riguadagnato
in questa scia di colori
e sensazioni
persone
sciabordìo dell’anima…

Ispirazioni, Poesie, Sogni, Visioni

Si può ancora sognare…

Testi divini
che ridanno forma all’anima
caduta
tra la gente che sembra
uscita
da un girone infernale dantesco
è quella la realtà
a volte peggiore dell’inferno
ci si eleva
con un’invocazione
mattutina
che continua
l’onirismo della notte
e il ricordo di lei
che una volta faceva perderti
Diana
e le sue canzoni
la notte
e quelle canzoni manele
a chi una volta
desideravi
e sognavi
suoni suadenti
e sogni incantatori
testi divini
che danno spazio e fantasia
al tuo sentire
non più imbrattato
dalla volgarità e animalezza
che a volte ti circonda
estasi dell’anima
all’alba
elevazione
al di là di ogni cosa
che ritornare alla realtà
prosaica
non è più
paura e panico
sai come va il mondo
anche al di là di quei testi
geopolitici
terribili
che non danno spazio ai sogni
si colora
di favola
la tua anima
e solo con la poesia
dei testi divinamente ispirati
si salva
se non ci fosse la poesia
la divinità
i sogni di lei
questo mondo sarebbe perduto
e invece
rinasce ogni volta
nella fantasia dei sogni
e di quel sentire incantato
tra diverse estasi
è solo così
che si può andare avanti
tra utopie di mondi perfetti
armonie
e sogni d’amore
che quasi malediresti
il giorno
che la divinità
ha inventato il lavoro
per scacciarti dal paradiso
ritrovato
nei sogni e nell’estasi
di loro
delle ragazze
e di tutte quelle persone
che ancora sanno sognare
e non si imbrattano l’anima
e le parole
per sentirsi più grandi
più forti
quando appaiono solo
nella loro volgare debolezza
sognare
è segno vitale
di fronte a questo mondo
asfaltato
di cemento armato
di metallo
questo mondo irredento
che si salva solo attraverso i sogni
e la fantasia
e le estasi
ci sono le ragazze di sempre
e la musica
e la divinità
che ancora non ti abbandona
da lì
tutto diventa infinito
e anche il sottofondo
di demoni goliardici
è pura nullità
e insignificanza
confronto ai sogni della vita
e alle estasi
è solo così che si ritrova
la voglia di vivere
con i sogni
questo mondo che deve diventare favola
per non cadere in trame fittizie
di chi sogna la razionalità
quel sogno della pura razionalità
e cinismo
che generano mostri
sembrano dire
noi non crediamo più
alle favole
ai sogni
e si condannano da soli
all’inferno
e non sanno
che sognare
la poesia
e la fantasia
sono la salvezza
del mondo
anima elevata
oltre ogni cosa
nell’estasi
nell’infinito
al di là
dello schifo e della spazzatura
e dei sogni mostruosi della ragione
dei testi
tutt’altro che divini
che tutto vorrebbero spiegare
ci si innamora ogni giorno
ogni ora
dell’amore
come diceva l’antica
maestra di filosofia
è dai sogni
che arriverà la salvezza
è dall’estasi
e nell’anima vive ancora lei
un sogno lontano
persa tra quella sua musica
tra quei canti
e niente spaventa più
nell’estasi dei sogni
e dei testi divini
si può ancora sognare…