Tutto sa di celestialità…

Desiderio spirituale
le lacrime
la croce che porto
Alina
un amore erotico
finito nella nerezza dell’anima
non sapere se andare oltre
o fermarmi al ricordo di lei
la spiritualità che ritorna
che quasi non mi interessano più
le nottate erotiche
con quelle ragazze
se non fosse per il sogno
e il piacere
di quella ragazzina romena
che mi ha portato via
dal mondo infernale di Leida
il futuro che non si sa come sarà
le preoccupazioni
le voci rassicuranti di loro
Anna e Marina
qualcosa troverò
Isabella
che diceva che non può sempre andare bene
le nottate di piacere
con Aleksia
lo spirituale e l’erotico si infondono
in lacrime e sogni
e abissi onirici
come la notte
sdraiato in macchina su un parcheggio
ad ascoltare i suoni della strada
la libertà
di vivere fuori dai soliti schemi
l’abisso del sonno
e della spiritualità
e del lasciarsi andare
da ogni compito
con le troppe parole russe
che ieri infestavano la mente
sforzo intellettuale
che toglieva energia
all’erotismo
guadagnato di notte
il piacere dell’amplesso
dei giochi di lei
con le labbra
con la mani
il suo dolce corpo
nel quale affondavo
tra i suoi seni
baciandoli
accarezzandoli
sprofondando nella sua bellezza
anche quando la spiritualità
sembrava avvolgermi di più
dell’erotismo
la cappa nera del futuro
il lavoro
la relazione con Marina
i soldi
le gite e le uscite con lei
troppi pensieri
e questo mio corpo
che comincia ad essere stanco
dopo la voluttà infinita
con Leida
voluttà demoniaca
e la voluttà spiritualizzata
con Anna
Madonna munchiana
di puro piacere
che ancora mi infonde i pensieri
come una Madonna lungo la via
che nonostante tutto
continua a sorridermi
anche quando andrà via
nel mese che una volta
consideravo il peggiore
agosto
lontano da tutti
mese di vacanze
senza vacanza
una sola “vacanza”
come “mancanza”
lei che andrà in Romania
per fare la patente
e qui mi rimarrà solo Marina
e un mese dove forse ricaricare
i miei desideri
le mie voglie
mentre forse la musica manele
non incanta più
dopo aver rivisto Stas
che parlava di Larisa
e Dmitrij
loro al mare
il bambino che si estasiava
alla visita della bandiera americana
sulla spiaggia
storie autistiche
di un Est
che l’estate scorsa
mi mandava
all’inferno
tra quei libri russofobi di Aleksievic
Leida che mi estasiava
e mi condannava
al crederla via
la depressione
della fine dell’università
il saltare di tutti gli schemi
l’incertezza e la nerezza del futuro
dai quali mi lasciavo stupidamente
travolgere
non c’era serenità
c’era solo una cappa oscura
quella che quest’estate
non voglio riprovare
ricordando le nottate erotiche
con lei
con la ragazzina romena
la sua luce celestiale
come gli occhi di Marina
e le uscite con lei
desiderio erotico che si spiritualizza
e non si perde più
nei meandri infernali
del desiderio impazzito di erotismo
come l’anno scorso
con Leida
ritrovo la mia anima pura
che vuole ancora amore
che non si preoccupa più
delle nottate che devono essere
tutte perfette
la vita va avanti così
nel suo divenire
tra dei momenti
stupendi
e altri di meno
non può essere tutto in costante ascesa
come una scala mistica
che si perdeva nella musica
ipnotica
manele
con lei passavo la notte
i giorni
attimi di puro onirismo
nelle profondità dell’anima
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e rimangono le visioni di loro
di lei
di Marina
di Anna
e tutto si confonde e si perde
che quasi le parole
e i pensieri
e le immagini
non coincidono più
si volatilizzano
e della mia carriera erotica
vorrei solo farne una lunga pausa
per inebriarmi di spiritualità
e momenti di vita
tra paesaggi lacustri
città antiche rinascimentali
opere d’arte
sorrisi di lei
di Marina
le dolci parole tra noi
che non si sa dove porteranno
e rimane la visione futura
di infinita ispirazione
di un cristallino azzurro dell’anima
che non si sa di cosa ancora mi riempirà
lavorare sarà forse più facile adesso
anche studiare
anche non abbattersi più
di pensieri negativi
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e rimangono i ricordi
degli amplessi
della voluttà
della musica ipnotica
dei momenti con lei
e un divenire del tutto aperto
senza più
precisi obiettivi
e manie di perfezione
tutto va e tutto viene
sono immerso nella celestialità
della loro bellezza
Marina e Anna
che non c’è più niente da desiderare
quando il desiderio erotico
si spiritualizza
e la loro celestialità
scardina il tempo
il passato il presente e il futuro
e tutto convive come in una canzone d’amore
dalle mille sfumature
in un coro spirituale
ed angelico
si perde l’immaginazione
e si perdono le parole
tutto sa di celestialità

E rimane solo la notte…

Non c’è niente da decidere
tanto con quella ragazza
non è legato affettivamente
forse da parte mia
forse mi sono affezionato
Leida
quando mi mandava fuori di testa
e Marina
lasci libera la porta
verso quelle
è comune
e poi deciderà se con quella ragazza
continuare
oppure lasciarla lì
o restare amici
condividere momenti
non c’è niente da decidere
e sentirsi libero
libero come le nuvole della notte
che si fondono con il dorato
del chiaro di luna
immergersi in quelle sensazioni notturne
in quella voluttà
non fatemi sentire voci umane
di quei tre amici
che si insediavano
nel deserto d’asfalto
nella via chiusa
che apriva le porte della percezione
Olimpia era dimenticata
di lei rimaneva solo
la sua nazionalità
quella Romania
dove ogni volta
finisce il mondo
nell’estasi di piacere
e antichi simboli e schemi
saltavano
nella pura voluttà della notte
e anche di Marina
non mi interessava più niente
là dove non c’è desiderio erotico
è inutile continuare
diventa una tortura
una forzatura
una messa in scena
che forse anche lei ha capito troppo bene
queste ragazze dell’Est
che si vogliono sposare
o fanno il mestiere
o fanno tutte e due le cose messe assieme
lasciamo Marina
ai suoi pensieri sull’opera
ieri sera
alla sua musica
da teatro
un mondo che non è mio
lei che può comprarsi queste emozioni
senza lavorare
e lasciamo anche perdere Olimpia
e quelle sue foto
tra le sue amiche fotomodelle
un po’ povere
tra Armani e Versace
serate di piacere con le amiche
che non reggerei mai
lasciatemi stare
non voglio sentire le vostre
voci
i vostri discorsi
di gente ancora troppo legata alla vita
alle uscite serali
alle amicizie
ai mondi di contatti virtuali
e di apparenze
di mostrarsi agli altri
interessati
io e la mia macchina sportiva nera
mezza scassata
come una Porsche
di Hank Moody
in Californication
io e la mia voglia di vita
nella voluttà della notte
che mi riempiva
come non succedeva dai tempi di Alina
scacciato una volta per tutte
l’incantesimo malefico
di Leida
e godere così della notte
e non sapere più che farsene
di quelle parole inglesi
russe
tedesche
compiti che mi ponevo
nella mia ex identità di studente universitario
affascinato dalle lingue
solo come sentire della musica
parlata da voci altrui
nella notte l’unica voce
era la sua
di quella ragazzina
che donava piacere
e ogni cosa si dissolveva
si disperdeva nell’oscuro della notte
teorie di amici sulle tipe
discorsi falsamente sofisticati e alti
che nascondono solo
un sacco di complessi e frustrazioni
meccanismi di difesa
per far fronte al mondo
e alle relazioni
non c’è niente da teorizzare
niente da raccontare
quando la voluttà vince su tutto
e delle regole della vita
non sai più che fartene
libertà della notte
saltavano e saltano tutti gli schemi
la messa in scena di provarci
con Marina
la messa in scena di uscire per parlare
ad un aperitivo
quando non ci sono cose da dire
quando non c’è feeling
non c’è affiatamento
e di lei ne avevo fatto un abbaglio
solo per quella sua lingua
quella sua nazionalità
che pensavo fosse magica
come Katia
come Alina
mentre non nascondeva niente
non c’era niente da cercare in lei
neanche nei libri e nelle notizie
vecchio abbaglio
che mi faceva confondere l’estasi dei sensi
con quella delle parole
la bellezza delle ragazze
con la loro lingua
che con Marina
non c’è niente da sognare
da sublimare
da perdersi
lei e i suoi discordi da ragazza comune
i discorsi preconfezionati
senza un minimo di riflessione
e di filosofia dietro
non un velo di artisticità
solo tanto senso comune e niente di più
che non si può desiderare
come si desidera la libertà
e il fuori dagli schemi
di una notte erotica
lasciatemi libero
e forse ancora cercherò lavoro
alla ricerca del piacere e della voluttà
ma non fatemi pensare
alla vita e ai suoi affanni
nel fine settimana
in questi due giorni
che vogliono solo piacere voluttà
e sogni onirici
di una profondità e di una leggerezza
senza limiti
la mente si espande e l’anima
le porte delle percezioni
si aprono
e si apre anche la mente
nella sola voluttà della notte
che ogni riflessione e ragionamento
non regge più
si va avanti con l’anima
dove ti porta l’anima
dove ti portano i sogni
là dove Marina non c’è mai
ed era tutta una forzatura
come quei messaggi
quella musica
quei libri e quell’arte
non ne ho bisogno finché
la notte mi avvolge
ancora nel giorno
con il suo ricordo di voluttà
e di sogni e piacere
là dove Marina non c’è mai
e rimane solo la notte

Parole da niente…

Silente
davanti alla giovane barista
non sapere cosa dire
ed essere immerso
nel proprio mondo interno
murato alla comunicazione
in attesa di una risposta
per una domenica
che non si sa come sarà
se assieme a Marina
o chi lo sa
aver esaurito le cose da dire
da pensare
essersi perso
in parole da niente
ieri con Elvisa
discorsi generali
senza alcun significato
e attendere vanamente
la risposta di Olimpia
cosa mi rimane in questa vita
dopo che le parole di una passione
facevano ricordare ancora
Alina
smuovendomi in lacrime
spostando per un attimo
ancora
l’asse del mondo?
E la notte non sapeva neanche di musica
dove sono finito?
Mi chiedevo
con quelle canzoni spazzatura
che non mi portavano più
a pensare e desiderare Leida
non sapevo più che farmene di quella musica
così come stamattina
non sapevo più che farmene
dei miei pensieri
e del mio mondo interno
mi sembra di aver perso le ali
di essere una persona vuota
e anche gli studi che ho fatto
sembrano arrivati al loro capolinea di dissolvenza
non c’è quasi nessuno e nessuna
con cui parlare
tutto sembra dimenticato
anche la sola capacità
di esprimere due parole
e a niente servivano
i sogni di un programma televisivo
dove Cacciari e Sgarbi
si scontravano
il filosofo e la bestia da televisione
che non c’è nessuno con cui parlare
di filosofia
di cultura
di altri temi
e mi sembra di essere rimasto
una volta per tutte
solo con la mia vita dell’anima
murato nel mio mondo interno
dove per non impazzire
i pensieri si fanno musica
e scivolano via
si dissolvono
nell’immenso mare di sensazioni
e percezioni
che la coscienza si svuota
e non rimane più niente
da rielaborare
mi sento vuoto
svuotato
dopo troppi mesi
lontano da quel luogo
che mi dava pane per il pensiero
quell’università
che non posso più frequentare
quegli impegni intellettuali
che
mi facevano crescere e sentire vivo
mi sto svuotando
tutto si sta dissolvendo
che non capisco più
i miei interessi di una volta
non rimane più parola
tutto è come una trasmissione
televisiva
dal segnale disturbato
una trasmissione
che non può andare in onda
nel palco della mia mente
e anche le persone
che una volta virtualmente
mi seguivano
si sono dileguate
dove trovare ancora qualcuno
con cui parlare
con cui condividere idee e pensieri?
Questa solitudine
sa di passione che si dissolve
non è possibile più esprimere
il mio potenziale
e questo esilio
mi sta solo svuotando
e facendomi diventare
come una persona da niente
senza arte né parte
e non credo più di trovare
interlocutori
nella vita
interessi
mi rimane solo la scala dei pensieri
che si dissolvono
per non continuare a parlare solo con me stesso
dov’è la vita?
Dove sono le persone?
Dov’è il pane per i miei denti
ormai non ho più niente da condividere con gli altri
e sono sempre più solo
in un mondo tutto mio
che per non impazzire di solipsismi
si sta dissolvendo
scardinando tutti gli schemi e le categorie
è forse l’effetto di Marina?
Una ragazza come tante
senza grande conoscenza
e idee
una ragazza comune
quando troverò invece la mia filosofa
la mia ragazza che fa andare in estasi
in tutti i sensi
del corpo dell’anima
delle parole?
E quasi dispererei di trovarla
se la speranza non fosse un compito
che mi sono dato
una scommessa della vita
anche queste semplici parole con Marina
e forse un giorno tornerò ad essere me stesso
o forse la metamorfosi chissà dove mi porterà
se a recuperare vecchi interessi
e a ritrovare quella stima di sé ormai
sepolta
dopo gli ultimi colloqui
dopo le vette e gli abissi
che mi hanno tolto la parola
in ogni lingua del mondo
non so più cosa farmene
di questi miei solipsismi
e per non murarmi in me
faccio tutto dissolvere nella musica
e non penso più
ogni percezione sa di nulla
di effimero
ogni oggetto della coscienza
e non ci sarebbe neanche più da scrivere
e spero solo
di trovare parole da niente
da scambiare con Marina
unica amicizia rimasta
che non so dove mi porterà
non ho più niente da condividere con gli altri
e lascio che ogni pensiero
si dissolva
per non impazzire

In questo caldo di luglio che non mi dà tregua…

Un pomeriggio al parco
immerso nel verde
disperdersi in letture
di parole che non sono le giuste immagini
realtà come dei sogni
surrealismi magrittiani
di ricordi che non avevano le didascalie giuste
desideri infranti
e spezzati
spostati dal vero luogo dei sensi
immerso nel verde
ancora una volta
dove là c’era Andra
tempo fa
desiderio nascosto nel tempo
e sentire la voglia
di un pomeriggio alcolizzato
per cercare chissà quale ispirazione
provare a resistere
per sentire solo il discorso di due pensionati
che passavano di lì
ho smesso di bere
ho smesso di fumare
ho smesso tutte quelle cose lì
ora sono a dieta
non devo mangiare
ma non ce la faccio
a dimagrire
e per un attimo sentirmi
come un povero vecchietto pensionato
senza poter ubriacarmi
senza poter darmi ai piaceri
autodistruttivi
esempio che mi veniva
dalla bocca di persone altrui
inondate negli anni
più avanti
resistere all’estrema chiamata alcolica
al disfarsi di tabacco
cercando di lasciare passare la voglia
unico vero sistema che potrà funzionare
per smettere di fumare
così come era per bere
mi viene la voglia
ma basta aspettare
e la voglia va via
pomeriggio di letture
con quel romanzo norvegese
di capitale di overdose d’eroina
storie malate
di mafie e immigrati
spacciatori
storie di criminalità
per sentirsi davvero quasi un santo
immerso nel verde
per non pensare più
al colloquio andato male
alla figura da quattro soldi
di un inglese che non so neanche più
se so parlare
liberarmi dei miei fantasmi
dei miei demoni
e tornare a cenare
dopo la solita passeggiata
e la notte quanta sete
di alcol
doveva nascondere
quali estremi desideri
di farla finita
con tutta quel nervoso e quella pressione
inondarsi di alcol
per non pensare più
e darsi al canto invece spirituale
alternato a nuove canzoni dance
di una Romania immaginaria
là dove le manele non bastavano più
una doccia sul finire della serata
per far calmare i bollenti spiriti
e un sonno presto
che si disperdeva in sogni erotici
di una Leida
che non smette mai di morire dentro me
eccitazione folle
che si lasciava allontanare di qualche giorno
di qualche notte
per non seguire ogni volta
l’elettrizzante chiamata
all’erotismo
e svegliarsi più tranquillo che mai
senza sapere cosa farmene del giorno
della mattinata
con il solito giro di pensieri
e occupazioni
e quel portale dei mondi virtuali
che oramai non andava più
contrattare con mio padre
un nuovo portale
che mi dava l’ebbrezza
della novità
di uno scarto dei tempi
di un oggetto ormai decrepito e obsoleto
ma dall’estremo valore simbolico ed affettivo
dei tempi ancora
di
Katia, Amalia e Julia
rinnovare il tempo
e gli oggetti
con il desiderio sfrenato
di fare nuovi acquisti
e rifarsi anche quel dispositivo per chiamare
che oramai hanno tutti
la sete degli acquisti
di spendere
di lasciarsi andare ai desideri sfrenati d’acquisto
come per vincere la sconfitta
di una giornata andata male
carica d’ansia
quell’ansia che ancora mi rodeva
e cercare un sonno dopo pranzo
che mai sarebbe arrivato
arrivava solo ancora il desiderio erotico sfrenato
per Leida
e mille altre ragazze succinte
in foto disperse qua e là
sul portale dei mondi virtuali
e prendere la macchina
e fare un giro di giorno
alla ricerca di un’altra di quelle
bella ragazza romena
da sfiorare e toccare e palpare
per godere di giorno
sotto il sole
sotto il caldo
come ai tempi di Andra
e Luminitsa
caldo terribile di luglio
che squaglia i sensi
adocchiare la possibile preda
che però veniva lasciata lì
per non disturbare la fantasia erotica
della romena
di Leida
e forse di quella barista ragazzina
alla quale non riesco mai a dire niente
nei miei silenzi pieni di musica e di canto
tornare dopo un giro infernale
nel caldo di luglio
e maledire ogni cosa
i libri
le virtualità
le uscite con Marina
o con altre ragazze
la mia povera mente bacata che impazziva
di frenesia e ansia e nervoso
dopo aver sgarrato per un attimo la dieta
essere venuto meno ai miei nuovi comandamenti
ma addormentarsi finalmente
nella stanchezza del giorno
dopo le poche ore dormite
questo caldo che non mi dà tregua
e mi fa impazzire
addormentarsi
finalmente sotto l’aria fresca condizionata
senza più musica
e canti e stonature maneliste
che impiastravano il cervello
di spazzatura
come quel desiderio calorico
di un erotismo di luglio diurno
con una ragazza non importa chi
basta che fosse di sublime bellezza
che non c’era
l’ebbrezza degli acquisti
dei soldi
del nuovo consumismo
del tempo che ripartiva virtualmente
con oggetti nuovi senza simbologia
il mondo interno impazzito
e svegliarsi solo nel caldo di luglio
con questa volta davvero
una sigaretta di troppo
che la voglia comunque passerà
scaricare merci in magazzino
e sentire quella quiete che mai sarebbe arrivata
in questo caldo di luglio
che non mi dà tregua

E le visioni sfumano via…

Marina nelle foto
Più bella che dal vero
Sentirla la notte
Dopo la giornata no
Del rendersi conto di non sapere parlare inglese
Dirle che il colloquio era andato male
Lo sapevo già
Manda curriculum
Mi diceva
Continua
Anche se quella sua domanda feriva
Ma come? Hai studiato inglese!
So leggere ascoltare e scrivere
Ma non parlare
Lasciatemi tradurre
Mille pagine scritte
Ma non chiedetemi di parlare
Già in italiano
Non è il mio forte
Non ho niente da raccontarvi
Delle mie esperienze all’estero
Che neanche ricordo più
E come reazione
Tuffarsi ora quasi
In infinite traduzioni
Scritte
Da un sacco di lingue
All’italiano
Traduzioni da mandare in studi vari
In qualche redazione di giornale
E vedere
I pensieri religiosi andavano via
Dopo la chiamata a Marina
Anche se il pomeriggio era fatto
Di studio di icone
Ma almeno la chiamata di Marina
Mi faceva capire che quello non fa per me
Ci tengo ancora troppo alle ragazze
Come nella notte
Il sogno arrivava
Del ricordo sbiadito e diafano di Leida
Nel profondo della notte
Voglia erotica
Che sbiancava anche l’ultima
Con la ragazzina romena
E almeno andavano via
Pensieri suicidiari
Di rinchiudersi
In monastero
In seminario
In un ospedale psichiatrico
La mattina era dolce
Senza voglia di alcunché
Solo forse la voglia di smettere di fumare
Che fumerei all’infinito
Ora
Reazione psicologica
Di non so cosa
Non contare più i giorni
Che mancano alla visita
Alla prossima uscita con Marina
Con chissà quale altra ragazza
Perdersi ieri nella notte
Nelle canzoni maneliste
E stamattina gustare il silenzio
Per ora non mi va di cominciare a tradurre
Da chissà quale lingua
E nemmeno di pensare
A cosa puntare in questa vita
Due cose sono escluse ora
Una volta e per tutte
L’inglese parlato
E le lingue parlate
E le autofficine
Visioni infernali
Che ieri riempivano l’anima
L’importante è sapere
Ciò che non si vuole
E solo andando per esclusione
Troverò forse qualcosa che fa per me
Forse aiuterò ancora in laboratorio
Marco e mio padre
Per guadagnare quel minimo
Per uscire ogni tanto
Niente di più
Lavoro di riserva
In questa vita
Votata alla scrittura alla lettura
All’ascolto
Alla cultura
Che ancora non mi lascia
Al di là
Di parole e lingue che non riesco a parlare
Mi sento già meglio
Sollevato
Ora che riesco a capire
Ciò che non voglio
Rimane solo da capire
Ciò che può fare per me
E la giornata sembra ora lunga
Senza attese e aspettative
Di lungo o breve termine
Una giornata che sa di vuotezza
O forse di distensione
Ora che quei libri lì in prestito
Sembrano non dirmi più niente
Come se fosse stata un’altra persona
Ad interessarsi
Di quegli argomenti
Non so neanch’io in cosa mi perderò
Come rifarò la giornata
Ora che anche la musica
Non mi attraversa più
Dopo il brevissimo excursus
Di musica raeggeton
Che distruggeva i timpani
Excursus di ieri
Mi darò forse alle notizie
In chissà quali lingue
Per non pensare più
Per liberarmi dai soliti interessi e pensieri
Per divagare da ogni punto centrale
E forse per ritrovarmi
Ora che so
Cosa non voglio
E ancora altri giorni
Mi diranno ed escluderanno altre cose
Fin quando non troverò
Qualcosa che fa per me
Non so neanche se Marina
Faccia per me
Dopo che il sogno erotico russo
Si risvegliava ieri
Su quell’altra ragazza
Su quella romena
Su quella adolescente
Schemi mentali
Che sono difficili da estirpare dopo anni
Che neanche mi accorgo
Di star frequentando una ragazza russa
Come se dessi
Tutto per scontato
O come se
Non contasse niente
Non ho voglia di pensarci
Tutto va e viene
Anche rendersi conto di se stesso
Dei propri limiti e delle proprie capacità
Si va avanti per esclusione
E il tempo
Diventa ora un fattore
Imprevedibile
Senza termini ultimi
Senza scadenze
Rimane
Tutto aperto
Mentre altre cose
Si chiudono da sé
È l’ora della divagazione
Lo sento
Allontanarsi dagli ultimi temi
Dagli ultimi pensieri
Dalle ultime aspettative
Gli schemi saltano di nuovo
Lavori in corso
Nell’anima
Vecchi modi di pensare
Che saltano
Che solo il tempo
Farà sedimentare alcune cose
Come aver lasciato Leida
Una volta per tutte
Lei e quel desiderio erotico
Sconfinato
La notte ogni tanto
Ne sento la mancanza
Eppure qui è tutto più opaco
Che mal si distinguono le visioni
La quiete dopo le tempeste
Si va per esclusione
È già tanto sapere
Ciò che non fa per me
E le visioni sfumano via

Nella musica infinita d’altrove…

Aspettare nella sala d’attesa
Macchinette automatiche
Nemici compagni di sventura
Per un colloquio
Parole a casaccio
Per rompere il ghiaccio
Da dove vieni?
Si può arrivare qui in macchina?
Voglio andare in India
Faccio Yoga
Mi sono appassionato dell’India
Io sono dello Sri Lanka
Il mare in India non è il massimo
Mi hai distrutto i sogni in cinque minuti
Altri impiegati più in là
Sulla lunga tavola
Luogo di pause pranzo
E pause cena
Un negro
Una sudamericana
Un’altra
Le ragazzine brutte italiane
Che avevo sentito
Parlare
Nel bar
Qualche ora prima
Chiamate in inglese
Per alberghi
Fidanzati in Svezia
Come fanno ragazze così brutte ad avere un ragazzo
Mi chiedevo
La gente deve essere proprio messa male
E quasi quasi
Rivalutavo Marina
L’ansia che saliva
Chi è capace di parlare in inglese?
Altro che imitare
Le pronunce di Stanlio e Onlio
O di Sherlock Holmes
O di Harry Potter
Come dicevano gli altri due lì
Ansia a mille
Che si calmava solo quando arrivava lei
La ragazza russa
Dai capelli biondi
Nella sala d’attesa
Della pausa pranzo
Lei e quel suo cellulare
Che chissà cosa guardava
Il suo volto tipicamente slavo
I lunghi capelli biondi
Che chissà dove avevo visto
Già
Ma non stavo uscendo anch’io con una ragazza russa?
Marina?
Eppure lei di quella bellezza non ha niente
Anche se la russa del lavoro
Aveva quei pantaloncini un po’ corti
Neri
Che lasciavano vedere le gambe
Cellulite qua e là
Non troppo magre
Guadagnerebbe poco
Se facesse il mestiere
Una ragazza da niente
Ma con l’ovale del volto perfetto
Gli occhi azzurri
Da perdersi per una notte
O per una vita
Sogni antichi e passati
Ispirazione che dava però la calma
E la voglia di sognare
Anche quando quell’HR
Chiamava per il colloquio
Che già sapevo sarebbe morto lì
Facciamo quello modesto
E simpatico
Che tanto qui non c’è da guadagnare niente
Salviamo il salvabile
E mi sentivo solo di benedire quella ragazza
Che andava via
Quando arrivava l’HR
E seguire lui
Era esattamente come seguire lei
Fino alla sua postazione
Passando per altre cabine di call center
Dove una ragazzina romena
Parlava nella sua lingua
Pace dell’anima
E quiete
Di ascoltare lingue altrui
Capirle
Ma non parlarle
Questa è la mia sorte che capivo
Solo alla fine del colloquio
Con l’ansia a mille
Altro che C1
Se vogliamo essere tecnici
Quel mio discorso in inglese
Non valeva neanche un A1
E non mi importava
Era già tanto riuscire a salvare
Il salvabile
Dicendo semplicemente
Che il mio punto forte era ascoltare gli altri
Il mio punto debole
L’ansia o il panico
Come dicono in gergo
Tanti sono passati di lì
Tante
E non vedevo l’ora di andarmene via
Per fumarmi la mia sigaretta
Di troppo
Bermi il mio caffè lungo al bar
E salvare della giornata
Solo la ragazza russa
E quella romena
E quel discorso al bar
Di quel cameriere che andava in Albania
Con la sua ragazza al mare
Saranda
Valona
Ksamil
Il ricordo di quel luogo che neanche citavo
Nei miei ricordi “abroad”
Che me ne importava
E me ne andavo via
Senza neanche aver voglia
Di chiamare Marina
E condividere con lei
Quei momenti
Quell’after job interview
Una ragazza russa
Che non è come quella del call center
Che non è neanche Katia
E liberarsi del demone
Delle lingue da parlare
Una volta per tutte
Squadrando ogni autofficina
Che vedevo per il viale e per le vie
Se l’assistenza tecnica non fa per me
Non fa neanche per me
Parlare quelle lingue
Che so leggere ed ascoltare
Forse anche scrivere
Ma non parlare
E chi è mai stato capace di parlare?
Le parole umane non le ho mai capite
E liberarsi di quei demoni
E sognare di pensare a qualcos’altro
Ancora da capire
Qualcos’altro da fare e su cui puntare
La filosofia
La scrittura
Testi scientifici
Altro
Di certo non parlare
Di certo non desiderare Marina
Quando su quella lunga via
Rivedevo tutte loro
E l’energia erotica si stagliava solo
Su una ragazzina adolescente
Sul bus
Che ricordava le ultime notti
E il sorriso di lei
Ragazzina romena
Per la quale mi sono perso
Che l’idea di Marina neanche regge
E il vecchio sogno derelitto
Di una ragazza russa
E della sua lingua
E delle altre lingue
Lasciamole vivere nelle canzoni
Nelle parole altrui
Nei testi e nei libri
Nelle poesie
Ma qui di parlare non ne posso fare un lavoro
E anche tutta l’ansia
Si scacciava solo con loro
Ragazza russa
Ragazza romena
E le mie semplici parole italiane
Come un povero prete spretato
Semplicità cristiana
Oltre ogni cosa
Altro che Yoga e India
Pronunce britanniche o texane
Altro che serie tv
Da imitare la voce
E la pronuncia
La mia è una pura conoscenza
Da linguista dei poveracci
Senza alcuna voglia
Di fare discorsi
Non c’è niente da dire e raccontare
In questo mare di opinioni e di vite
Le troppe parole
Lasciamole alle ragazze
Sempre così
“Talkative”
I miei doni sono altri
Mi accorgevo
Lo spirito e la tranquillità
L’ispirazione infinita
Della bellezza femminile
E di lingue e voci altrui
Come le canzoni e la musica
Accorgiamoci di questo
E rendiamocene conto
Una buona volta per tutte
Io
Le lingue straniere
Non le parlo
Le leggo e le ascolto
Forse le scrivo
Ma di parlare non mi va
Non c’è niente da raccontare
A voce
Per me
Lasciatemi scrivere
Lasciatemi leggere e ragionare
Filosofare
Ma non sarò io a raccontarvi della mia vita
Con parole a voce
In altre lingue
O nella mia stessa
Lo spirito ha altri doni
E i sogni d’amore sono altro
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente ragazzina sul bus
Che chiamava
Il suo amore
Ma ogni tanto mi lanciava un’occhiata
L’ultima notte da sogno
Con la ragazzina romena
Il suo sorriso
La sua bellezza
Estasi erotica
E musicale
E dei sensi
Non chiedetemi di parlare
Non chiedetemi di intraprendere storie
Impegnate
Con una ragazza russa
Che si vuole solo sposare
Che di quella bellezza
Niente non ha
Non lo so neanch’io cosa ci facevo lì
Forse solo per capire
Che il mio mondo non è lì
E neanche nelle autofficine
Qualcos’altro forse sarà
Sarà da vedere
Ma ora non mi va di pensare
Lasciatemi sognare
La ragazza russa
La ragazza romena
L’adolescente giovane sul bus
La ragazzina romena della notte
E lasciatemi perdere
Nella musica infinita
D’altrove…

Mentre qui tutto continua a fluire…

Canzoni maneliste
Che ancora riempiono l’anima
Risciacquo di parole
Dopo il sogno di un’Inghilterra
Della consistenza
Di qualche voce alla radio
Di serie tv
Che liberavano l’anima
Dopo il nero
Che piombava su di me
Ieri pomeriggio
Il senso di prigione
Di quest’abitazione
Di questo lavoro che non ti lascia mai
Sotto casa
La prigione
Librarsi nelle voci altrui
E sognare un’Inghilterra
Dove passare i giorni
Pieno di parole altre
Inglesi
Che fluivano in me
Con naturalezza
Trovare la forza e l’energia
Che pensavo sperdute
E il nero d’Alina
Si colorava invece di immagini
Diari dei vampiri
Non più dalla pesante lingua russa
Ma dalla più leggera e fluida
Lingua inglese
Tutto fluiva
Tutto fluisce
E non c’è più l’incombenza nera di chissà
Quale compito
Scivola via così il sentire
E i colori dei diari dei vampiri
Vincono i ricordi anneriti e pesanti
Del passato
Si va oltre Alina
E si vive di positività
Da invocare ogni istante
Per non lasciarsi andare
Agli sbalzi d’umore imprevedibili
Sarebbe anche ora
Di smettere d’annotare
Ogni cambio d’umore in me
E l’ultima notte
E i suoi colori vivono in me
Come per darmi
Ispirazione infinita
Non forzerò i pensieri per Marina
Ragazza che va e che viene
Nei miei pensieri
Non di più che i sogni della notte
E della mattina
E temo quasi di scrivere
Per paura di sprofondare
In ricordi che non devono essere più rievocati
Pena l’oscurità dell’anima
Dovrei imparare a vivere più leggero
E senza rimorsi
Un mondo è ancora possibile
Al di là dei sogni inglesi
Che si disperdevano
Nei colori e nelle immagini delle serie tv
Delle parole inglesi della radio
L’Inghilterra dell’anima
Era solo una cornice linguistica
Di altre parole che non opprimevano più
Di pensieri ripetitivi
Di parole
Sempre le stesse
Prigione di parole e pensieri
Dai quali uscivo
Solo facendo viaggiare la mia anima all’estero
Non so cosa mi attende
E non mi importa neanche
Farò un giro in città
Cercando di essere il più naturale e leggero possibile
Anche se la pressione forse qualche parola
E pensiero
Macchierà
Ma non importa
È il gioco della vita
Che ora come non mai
Vorrei vivere
Senza più sogni di erudizione
E di ambizioni accademiche
Imparare a vivere la vita
Nella sua leggerezza
Con la visione di un futuro ancora aperto
Senza false premesse
Prese per vere
Che occludono solo le possibilità
E le virtualità del mondo
Premesse depressive
Prese per verità
Che conducono solo nell’abisso
Usciamo dagli anfratti del baratro
E riempiamoci di luce ancora viva
Di questa vita
Dove non c’è niente da perdere
E tutto da guadagnare
Alors, dans l’ère succesive
Il faut tenter de vivre
Bisogna tentare di vivere
Oltre il cimitero marino dell’anima
Oltre il tempo passato
E le sue epoche
Al di là dei ricordi sperduti
Che a volte affiorano
Come per farsi inchiostro monumentale
E monolitico
Mentre qui è tutto come l’acqua
Di un fiume
Che scorre senza fine
E in questa visione liquida
Della realtà
Mi disperdo nella corrente
Che va avanti e ancora avanti
Senza fermarsi
Senza sapere
Quando tutto sfocerà
In chissà quale mare o oceano
La luce e la libertà
Sono ancora possibili
Non sono vecchi sogni smorti
Di uno studentello nevrotico
Che nega ogni vitalità
Annegato e annerito dalle troppe scritte
Dalle troppe pagine dai troppi libri
Dove tutto è il contrario di tutti
Contraddizioni insolvibili
Di una mente andata in tilt
I pensieri non si odono più
Scivolano via
Impossibile afferrare
Qualche x e y dell’anima
Tutto è indefinito
E sfuma via
Rimane solo il teatro dei sogni
Che è la vita
Con le sue infinite scene e parole
Che si susseguono senza sosta
In un continuo aprirsi e chiudersi
Di un palco
Che ospita infinite visioni
Passate presenti e future
Con la linearità
Della propria storia
Che si disperde come in una galassia
Ispirazione infinita
E non c’è da programmare giorni
Da trovare le regole divine
Da seguire
Per vivere la vita
Ogni cosa ritorna
Ogni cosa cambia
E non c’è legge eterna
Per definire il tempo e la storia e l’anima
Tutto fluisce
Liberamente
E non c’è modo di fermare
Questo flusso
Pena la statica e monolitica
Nerezza
Che fa sprofondare
Negli abissi
Dai quali ci si risveglia
Per accogliere ancora la vita
Ere passate sono andate
Non è possibile che era future non ci saranno
Per quanto incalcolabili
E imprevedibili
Il tempo si staglia ancora
Nelle sue divisioni
Che forse un giorno malamente saranno
Mentre qui tutto continua a fluire

E i ricordi oscuri non possono vincere sul piacere degli ultimi giorni…

Questi ricordi
Mi intralciano la vita
Il nero corvino dei suoi capelli
Il nero dei suoi occhi
Il nero delle sue vesti
Quella maglietta nera e attillata
Che lasciava vedere le sue forme
Quella minigonna scura
Che sfilava ogni volta
Per donarmi piacere
Quei lunghi stivali scuri
Alzati per aria
Il suo volto
Dagli occhi chiusi
Lei che giaceva
Distesa sul sedile
A gustare l’amore
I suoi “Aspetta”
Le sue attese
I nostri tempi
L’amplesso
Le canzoni che mi avvolgevano
Nel fare l’amore con lei
Questi ricordi
Ora riaffiorano
Come quando le chiedevo
Se si ricordava
Che amavo una prostituta
“Mi ricordo”
Lei diceva
Mi sono innamorato di una prostituta
E sbattevo la fronte
Sul volante
Non può essere vero
L’asse del mondo
Si spostava
E il nero calava su di me
Una volta per tutte
A chiudere gli abissi
Una volta e per sempre
Labirinto di sentimenti
Perché hanno inventato
L’amore?
Sarebbe nata solo la follia
Per sconfiggere il nero
E quei ricordi
Vette deliranti
Di passione erotica
Che cancellavano lei
E tutte le altre
Pena la follia
Se dimenticavo l’amore
Ora questi ricordi riaffiorano
E si intromettono nel nuovo
Nei colori di mille tonalità di Marina
Lei che di lei
Ha solo la lingua russa
Niente di più
Una passione che non riesce a involarsi
O forse un vero amore
Che non conosce più
Profondità e abissi
Non so da quale anfratto dell’anima
Queste canzoni ritornano
E il nero del ricordo di lei
Sono cristiana
Diceva
Ortodossa?

Forse scherzando
La passione e la discesa agli inferi
In questi ricordi
Le canzoni di una volta
Mentre dal nero dovrei farne uscire
Tutti i colori
Delle parole di Marina
Ma non riesco
Forse perché lei
Alina
Diceva che l’inglese
È la lingua più importante
Altro che canzoni e suoni
D’oriente
Ucraina e Romania
Passioni oscure
Non introduciamoci
In questi ricordi oscuri
Lasciamo il passato seppellire
Il passato
Si va avanti nella vita
Non può sempre andare tutto bene
Sempre andare
Tutto male
Male e bene che si alternano
Nel corso dei giorni
Ma non poter dimenticare il proprio
Passato
Fare tabula rasa qui
È impossibile
Sarebbe solo deleterio
E i nuovi demoni che mi infestano
Dovrebbero imparare a dissolversi
E a stare silenti
Mi ricordo
Diceva
Parla in russo
Per non dimenticarlo
Diceva
Lei e le sue dolci parole italiane
La sua dolce voce
Dolcezza infinita
Che ancora ispira
Il crollo e la rinascita del tempo
In questa fuga di ricordi
E sentimenti
In questo labirinto bizantino
Di ricordi
E sensazioni
Non so più quale posto
Dare a lei
Alina
Che con il suo corvino dell’anima
Infesta ancora giornate
Colorate e solari
Nel profondo dell’anima
Come un’eterna penitenza
Di non si sa quale dolore
Sfoglierò forse ancore le pagine nere
Piene di icone
E non penserò più
A quanto sia importante l’inglese
Forse per costruirsi una vita
Là dove la vita non c’è
E non sembra esserci futuro
Ma solo un tuffo nei ricordi
E nel passato oscuro
Ma in questo labirinto di sentimenti
Una via d’uscita forse c’è
L’ultima volta
Con lei
La ragazzina romena
L’amplesso
Dopo una giornata dai mille colori
Non tuffiamoci nel passato lontano
Delimitiamo il tempo
Alla bellezza degli ultimi giorni
Non lasciamo il nero invadere tutto
C’è ancora un chiarore
Pronto ad attendermi
E la tranquillità oscura
Non può dettare
Il mio costante e incostante umore
Che non sa più
A cosa accordarsi
Riecheggiano queste canzoni
Queste ispirazioni di una volta
È come se non avessi musica per il presente
È come se tutto fosse rivivere il passato
E riesumarlo e farlo riaffiorare
Per cercare una calma oscura
Che forse non c’è mai stata
Smettiamola con questi abissi
Con questo nero dell’anima
Ma neanche lanciamoci in elettriche
E deliranti luci
Impazzite
Piene di parole
E ideali
Difficile trovare l’accordo
Dei ricordi
Dell’anima
Degli umori
Il passato mi infesta
Non so come uscirne
E queste canzoni fanno solo peggio
Che siano solo dei ricordi
Sbagliati
Di una vita che non c’è più
Il corvino dei suoi capelli
E il rosso
Mi hanno vampirizzato l’anima
C’ forse ancora la quiete
Meglio non amare
Diceva
Si sta male
Già
Meglio non amare
Si sprofonda negli abissi
Con questi amori
C’è ancora una luce!
L’ultima notte
L’ultima giornata
I mille colori del giorno
Le tinte eteree della notte
La ragazza russa
E la ragazzina romena
Le canzoni d’amore
Lo spirito
E la quiete
E i ricordi oscuri
Non possono vincere sul piacere
Degli ultimi giorni

Destino spirituale ed erotico dell’anima…

Destino spirituale ed erotico dell’anima
Manuela che diventa un’icona dorata
Lei e la luce del suo volto
Amalia
Riaffiorata
Dall’abisso dei ricordi
Come una cantante manelista
Denisa
Che invade ogni angolo dello spirito
Con il suo canto
Sette anni e di più
Che riaffioravano
Nel nero della notte
Abisso oscuro
Come i capelli corvini di Alina
Colorati di quel rosso
Fuoco infernale
O passione d’amore senza fine?
Impossibile da comprendere
Come quell’aquila rosso nera
Che per troppo tempo
Mi ha accompagnato
Dai tempi
Di Xhuliana
E le nottate ‘e luna con lei
Vera estasi erotica e sensuale
Poetica e alcolica
Di sempre
Vitalità e languore senza fine
Prima di atterrare nel paese delle aquile
Dopo un funerale diurno
Che di notte si colorava di erotismo
Passione senza fine
Quella notte indimenticabile con Xhuliana
Il paese delle aquile
Idolo che mi avrebbe quasi portato via
Se Alina non fosse venuta
Con la sua carica vampiresca di passione
A portarmi via
Nelle estasi dell’Est, passione senza fine
Lingua russa di una sacralità
Senza confini
Parole che scivolavano via nella notte
Tra gli amplessi
Nelle estasi di canzoni e di alcol
Come dei fiori del male
Risorti nell’anima
Lei e quella sua figlia in Ucraina
Lei che con la sua arte
Ricordava lo sguardo
Spirituale di Andra
Altra ragazza con un figlio in Romania
Là nel boschetto
Quanti giorni
Ai tempi
Quanti amplessi e quanta voluttà
Oriente dell’anima
Destino spirituale ed erotico
Estasi dell’Est
Passione senza fine
E tutti questi ricordi e questo sentire
Riviveva in me
Al ricordo della luce alla fine del tunnel
Il volto candido di Eugenia
Ragazzina romena avventista
Che solo con il suo sorriso e il suo sguardo
Ridavano pace all’anima
La facevano risorgere
Tra i ricordi erotici e spirituali
Facendomi uscire da quegli inferi
Come in una sacra icona
Dopo che il rosso e il nero
Del paese delle aquile
Privato di ogni spiritualità
Mi avrebbe inghiottito come non mai
Sviando l’oro dello spirito
In una doratura idolatrica
Di biblica memoria
L’attaccamento e la possessività
Di Leida
Le sue parole oscure
E infrante di nero
E di nevrosi
Di lavoro
E di un destino segnato
Dal male
Oscurità cremisi dell’anima
Inferi
Dai quali solo un paesaggio transilvano
Liberato dall’antica maledizione vampiresca
Poteva ridonare la spiritualità erotica
Di un panorama che svaniva
Sul volto e sulle curve leggere e dolci
Del suo corpo
Bellezza erotica e spirituale
Di una ragazzina romena
Che spezzava l’incantesimo
Di quella strega
Del paese delle aquile
Una volta per tutte
E i colori elettrizzati e deliranti
Dell’anima
Dove Manuela riappariva
Solo per disperdersi
Tra il volto di Amalia
Di Denisa
Di Leida
Di non so più chi
Doratura elettrica impazzita dell’anima
Solo quei paesaggi potevano salvarmi
E la spiritualità erotica di lei
Romania Ortodossa dell’anima
Canti spirituali
E d’amore
Passione dell’Est
Senza fine
Tra gli abissi e le vette
Nel suo spettro di rosso e di nero
Di azzurro blu e celeste
Di nero e di dorato
Di bianco e d’oro
Colori dell’anima
Che si illuminano nella notte
Nelle mie visioni
Solo per lasciare poi spazio al nero
E alla luce alla fine del tunnel
Il volto candido di Eugenia
Sette anni mi passavano davanti
E poi di più
Tutta la vita
Tutti gli amori
Tutte le estasi
Ritrovando dell’anima il suo oriente
Destino spirituale ed erotico
Nell’ultima notte
Che dà ancora la quiete ed il languore
Ragazzina romena
Che si disperdeva
Nei colori della giornata
Tra la natura di un lago e delle montagne
Tra i colori sgargianti
Di Marina
Ragazza russa che non può far riaffiorare
Tutta l’estasi dei sensi
E la spiritualità funerea ed erotica
Di un Est
Che è l’oriente dell’anima
Tra i suoi paesaggi
E le sue figlie
Visioni di rara bellezza
Languore e piacere
E spiritualità
Si dissolvono così
Tutti gli ultimi anni
Tra ricordi riaffiorati
E viaggi nello spirito
Saltano tutti gli schemi
Le narrazioni
I desideri
Che passeggiando per le vie
Della città
Viaggiando
Ogni rimando
Ad Ucraina e Romania
È come lo spirito risorto
Nel destino erotico e spirituale
E il nero della lingua d’Alina
Si smacchia
Tra i colori vivi delle vesti di Marina
E l’azzurro celestiale delle notti
Di infinita voluttà
Tra le nottate ‘e luna
E quelle di languori senza fine
Rimane il ricordo nero dell’abisso
Da cui l’anima
Si può solo colorare
Di paesaggi spirituali ed erotici
E la luce alla fine del tunnel
Riaffiora e scompare
Mentre l’oro di un’icona
Vince sull’oscurità
Degli abissi
Destino spirituale ed erotico dell’anima

E tutto si dissolve nella musica e nel canto…

Le foto di Eugenia
Avventista modella in Malesia
In missione
Bellezza acqua e sapone
Dal sorriso e dallo sguardo illuminato
Gli anni sono passati
E ancora il suo fascino si fa sentire
Gioco di opposti e di estremi
Lei e le sue regole avventiste
Io e la mia antica passione diabolica per Leida
Gioco di estremi
Che mi avrebbe distrutto
Alina e il rosso e il nero dell’anima
Quasi due anni dopo
La depressione
E il risveglio
L’asse del mondo che si spostava
La passione per lei
Che ora non so più cosa ci faccio
In questo pomeriggio
A guardare foto di Eugenia
Come per rinnovare l’antico senso di Romania
Che anche lei aveva
Quando l’unica Romania che mi rimane
È quella della notte
Con Anna
La ragazzina romena
Che con i suoi colori perlacei ed azzurri
Dava quiete all’anima impazzita
Dove solo la spiritualità erotica
Può portare
Lei e il suo sguardo
Il suo sorriso
Una Romania dell’anima ritrovata
Che ora non ha senso guardare ancora icone russe
Dopo le decorazioni delle chiese di ieri
Sul lago di Como
Con Marina
Esagerazione di immagini sacre
Che non regge più
Come non reggeva il mio andare in chiesa
E non regge
Neanche il monaco nero e oscuro dell’anima
Mio alter ego
Che vorrebbe combattere
Contro quel vizio del fumo
Gli eccessi
Ed ogni piacere
Come un digiuno senza fine
Si vive così nel mondo
E non si vive di sola aria
Neanche quella respirata ieri
La fresca aria di montagna con Marina
Che neanche delle sue foto
Non so cosa farmene
E delle vite altrui spiate nelle pagine
Dei mondi virtuali
Si rimane senza letture
In questo pomeriggio
Di luglio
Dove nessuno stimolo sembra raggiungermi
A parte
Le infinite canzoni maneliste
Di Denisa
Che si spegnevano dopo il pranzo
Nella visione dorata
Dei capelli suoi
Di una cantante
Che si sovrapponeva
All’immagine di Amalia
E di Manuela
Sogno dorato
Nel quale perdersi per sempre
In un mondo onirico
Dove vivono solo musica canto e visioni
E la visione si perdeva così
Nel sonno che avrei voluto quasi
Fosse infinito
Non rimane niente
Per scardinare l’anima
Da questa quiete
Ogni cosa diventa di troppo
I ricordi e le ragazze
Il mondo della mia vita e dei miei ricordi
Che nella loro molteplicità
Si disperdono
In un nulla
Insieme alle altre compagne di una volta
Spiate sui mondi virtuali
Ragazze che non mi possono dare niente
Mentre il sogno di Manuela e Denisa
Era un sogno
Di quel qualcosa di più
Che non riesco neanche a trovare con Marina
E non so più chi voglio
Cosa voglio
Ancora una volta
E mi disperdo
Senza sapere più
Cosa posso dare
A chi posso dare
E non rimane niente
Una scia di sensazioni
Come una musica senza fine
Un canto interrotto
E un anelito
Che si disperde nell’atmosfera
Mentre già temo
La settimana che incomincerà
La sua frenesia
I suoi lavori
Quella pesantezza della vita
Che ieri Marina mi contestava
Dalle mie parole
Troppo oppresse
Liberatesi solo nella notte
Insieme all’erotismo e alla bellezza della romena
Che tutto per Eugenia
Era un’illusione
E un’utopia
Di un mondo religioso
Che non mi appartiene
Inutile illudersi ancora di utopie paradisiache
Che strizzano solo l’anima
Facendola impazzire
E morire
Si ritrova la vita così
Nella sua assenza di schemi
Tutti gli schemi saltano
E tutto si dissolve così
Come un canto
Come la musica
E non resta più niente
Solo piacere e languore
Nella musica d’amore senza fine
Dove si disperdono i sogni e le visioni
I ricordi di ragazze passate
Gli schemi di storie passate
Di intrecci e colpi di scena dell’anima
Di alti e bassi
Vertiginosi
Si riaccorda
La mia anima
Solo nell’oro di un sogno per Manuela e Denisa e Amalia
Come un’icona
Che lascia spazio solo
Al sentire sereno
Senza tempeste dell’anima
E tutto si dissolve
Come musica
In un canto
Senza tornare indietro nei ricordi
Tutto convive
Ogni sensazione
E l’unica quiete è l’estasi spirituale erotica
Che fa quasi dimenticare
L’utopia di amore e di storie
Del giorno passato
Si vive così
Con gli schemi che saltano e si dissolvono
Ed una lunga scia di voluttà piacere e languore
Mi avvolge
Per sentire la leggerezza
Librarsi in me
Volare
A spirale
Come l’aquila delle montagne
Nell’azzurro del cielo
Nel verde intenso della natura
Nel blu della notte
Che sapeva soltanto
Di estasi spirituale erotica
Là dove
Le parole e le visioni non bastano più
E tutto si dissolve nella musica
E nel canto