Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Di fronte ai sogni d’amore delle ragazzine ventenni…

Giornata senza un attimo di tregua, ieri, dalla mattina a finire di leggere il saggio “Psyche e techne”, finalmente compreso, finalmente da ricordare, che finivo di leggere in biblioteca il pomeriggio, quando in casa non riuscivo più a starci, e rilassarsi in biblioteca poi davanti a qualche video della Deutsche Welle, sulle notizie, sulla situazione in Bosnia, tra tensioni etnico religiose… tornare a casa alle sei, quando era arrivato mio fratello, con i suoi figli, sua moglie, lui che cercava già di collegare la playstation 4, ma non c’era il cavo giusto… scherzare, sul mio sfrisare le macchine durante la manovra, come l’ultima volta a mia cugina, io che ero strafatto di caffè per cercare di stare in piedi durante la giornata, senza sentire più quel sonno estremo di questa settimana di ripresa del ritmo, quando un sonno indescrivibile mi prendeva dopo pranzo… ricordarsi delle parole con il dottore, che mi trovava bene, meglio di un sacco di altre volte, e darmi da fare in mezzo ai nipoti per tenere l’atmosfera gioviale e divertente, mentre poi provavano tutti i loro giochi e gli consegnavo anche Fifa18, dicendo che l’aveva scelto la befana, che io non sapevo cosa c’era in quel pacchetto regalo… i nipoti contenti, i ringraziamenti, la serata che andava avanti tra un gioco e l’altro, tra le chiacchiere di mio fratello, sua moglie e i miei, loro che mi dicevano di ordinare una pizza, al trancio, e ordinavo sette tranci formato maxi dal pizzotto, una bella spesa che mi permettevo con i soldi guadagnati con questa settimana di lavoro, una sorta di altro regalo… i giochi con i nipoti, Minecraft, GT, Fifa18, Star Wars Lego, i sorrisi, le risate, i commenti, i giochi, atmosfera piena di vita, e la mia strana tensione da troppi caffè, da neanche un attimo di pausa, dopo che la mattina invece ero molto malinconico, ascoltando nuove canzoni Reggaeton, perdendomi nel ricordo di Ana, e la sera non avevo già più voglia di quelle canzoni, dopo che i miei nipoti erano andati via, quella musica che non significava più niente, una sorta di altra gamma di emozioni, di sentimenti, che non avevano più bisogno di alcun erotismo, di niente, ma solo di un sacco di riposo e tranquillità… uscire la notte per fare un giro, vedere chi c’era, Isabela o la Meroni puttana, altre ragazze, che non avevo voglia di uscire, c’era anche Aleksia… io che per un attimo mi perdevo in foto di VK di belle ragazze, ma non c’era desiderio, troppi caffè, troppo tempo con i nipoti, tutta un’altra gamma di sentimenti, e la voglia che non c’era, anche di fronte a una mora con i pantaloni grigio metallizzati e le scarpe rosse su calze nere, una bellezza dai capelli neri, che per un attimo risvegliava il desiderio, rimandato a non si sa quando… tornare a casa la notte, facendo sfumare quei ricordi della serata con i nipoti, pensando che forse la sera avrei fatto meglio a uscire al frida, in qualche pub, scambiare delle parole con altri, degli amici che non c’erano, e fermarsi invece la notte un attimo davanti al Carrefour Market dell’altro paese più in là, dove giovani di ogni tipo uscivano la sera, a scherzare, a parlare, a bere e fumare, e altri più adulti andavano invece a fare la spesa, di notte, mentre la notte andava avanti, tra pub, puttane, centri massaggi, negozi aperti 24h su 24, e la vita in tutte le sue forme mi si presentava la notte, che avrebbe voluto essere fatta di socialità e parole, al di là dei sentimenti con i parenti, al di là delle puttane in mezzo alla strada, mentre dentro di me musica su musica si manifestava, facendo sfumare i pensieri e immettendomi in un mondo di suoni e canto, una sorta di paradiso stanco… e la notte, la notte sognare un’officina dove c’era il prof Spano, quello di economia, che mi chiedeva se sapevo il russo o no, io che gli parlavo in russo, nel sogno, non so cosa dicevo, non mi ricordo più, che non c’era molto da dire, molto da sapere, e anche lui attaccava, dopo che faceva finta di non capire, con qualche discorso in russo, e mi spiazzava… mi spiazzava anche là in officina quando mi chiedeva della ragazza, e sembrava offrirmi una sorta di puttana russa, voleva incastrarmi, tra il lavoro, le puttane e la lingua russa, e sognavo invece di una ragazza tutta mia, una ragazzina che stava lì ad aspettarmi, la mia ragazza che nel sogno baciavo, ci baciavamo di un bacio appassionato, e non so perché quella ragazza nel sogno era siciliana, come le tre siciliane dell’università, come Desirée di una volta, e c’era tutto l’amore e tutto l’erotismo in quel sogno, anche se poi lei si accasciava a terra, come morta, e io ero preso tra l’officina e Spano che commentava, che mi voleva incastrare con quella ragazza, non so come, e temevo per me, e per lei, dalla quale mi allontanavo, lei sdraiata a terra come morta, che poi invece si riprendeva, ancora viva, e ci ritrovavamo con lei in qualche ufficio per qualche pratica, non so bene cosa, e lei mi stava vicino, e sentivo che mi amava, e che era la mia ragazza, e che io avevo superato il tranello che Spano mi aveva teso, lasciando perdere qualche puttana russa per dedicarmi alla mia ragazza, alla mia ragazzina che mi voleva bene… sogni erotici, come la notte prima dove sognavo un mondo distopico dove dei giovani come noi erano stati rapiti da una sorta di SS cyberpunk, che ci trasportava in un mondo sotterraneo per schiavizzarci e metterci alla prova, un po’ come Hunger Games o quei film distopici che vanno molto di moda adesso, e nel sogno compariva Anna K., la ragazza ucraina avventista, che anche lei sembrava innamorata di me, e voleva servirmi, e si voleva dare a me, e nel sogno la desideravo, come nel sogno desideravo quella ragazzina di questa notte, come un sogno d’amore, queste ragazzine ventenni dei miei sogni… e il risveglio, il risveglio che sapeva delle solite ossessioni, non capire più se era domenica o un giorno lavorativo, non ricordare più le giornate passate, ma immergersi solo nei sogni delle ragazzine ventenni, dei sogni d’amore, e la musica ancora mi invadeva, di una sorta di paradiso dei suoni e del canto, e non pensavo più ai libri di filosofia, alla televisione, alle lingue, a nient’altro, salvo andare al bar per vedere Miryam, un’altra ventenne ragazzina che ispira i sogni, e che trovavo lì al bar, lei, tutta alle prese con il fare caffè e consegnare tazzine, e Paolo che era lì al solito posto, dietro il bancone, ad aspettare la mia solita ordinazione di due pacchetti di sigarette e un caffè… Miryam che preparava subito il mio caffè, tra la ressa dell’altra gente, e mi facevo strada tra di loro per andare al bancone, dove Miryam diceva: “E’ per lui!”, posando la tazzina sul bancone, la sua strana bellezza marocchina e medioorientale, i miei pensieri negativi che si dissolvevano, e io che mi bevevo il mio caffè… lei che mi portava via il piattino, pensando fosse di qualche altro caffè lasciato lì da altri, no, le dicevo, lei che si scusava, un saluto e un sorriso e via, Miryam che dava già luce alla giornata, a quel sogno d’amore ventenne che si inoltra nel mio mondo onirico, tra queste ragazzine ventenni che non riconosco più, nei sogni e nella realtà, e quelle semplici parole con Miryam bastavano a fare andare via un sacco di inutili pensieri, per liberarmi in un mondo di luce diafana e spirituale, dalla quale nascono sogni d’amore, come altre due ragazzine che vedevo ieri in biblioteca, con le quali incrociavo lo sguardo, ragazzine carine, dei sogni, queste ragazzine ventenni che ancora ispirano sogni d’amore… e la mattina sarebbe fatta ancora solo di musica, quest’oggi, senza libri, fatta solo dei sogni d’amore che vanno oltre anche quel dovere di zio nei confronti dei nipoti, quel mio essere fratello e figlio, e mi verrebbe davvero di pensare ai miei trent’anni, se ciò non avesse alcun senso, di fronte ai sogni d’amore delle ragazzine ventenni…

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Pensieri liberi, Visioni

Andare avanti tra il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo…

Trentatreesimo compleanno festeggiato con gli amici di una volta, a parlare di film, di musica, di tipe, a scherzare, un festeggiamento che ci voleva, la notte del sei… vedere qualche augurio su Facebook da qualche amica il sette, mia cugina che mi mandava gli auguri con un messaggio, insieme a mia zia, e l’altra mia zia che telefonava… anche mio fratello mi telefonava e mi passava i miei nipoti che mi auguravano a loro modo il compleanno, mentre mi informava sulla data del loro compleanno, così, per non sbagliare, quest’anno… io che quasi mi scioglievo, ricordando di come Leida mi diceva di seguire i miei nipoti, e io che per un attimo mi perdevo in pensieri quasi depressivi, più tardi, a ricordare come lei non c’era più, quel vino che bevevo e che mi stava mandando pensieri negativi… provavo a guardare qualche telefilm in streaming, qualche telefilm di quelli nuovi, consigliatimi dagli amici, ma non erano i telefilm giusti, troppo negativi, troppo pessimisti, e se c’è qualcosa che ho imparato è cercare di stare positivo, di evocare sentimenti positivi, e di cercare quella giusta comprensione delle cose che derivano dall’amore e dall’erotismo… e cercavo di non pensare più, e mi liberavo di oggetti che avevano fatto il loro tempo, e mi mettevo ad ascoltare la nuova musica, quella musica raggaeton che mi diceva Ana, e mi lasciavo portare via da quella musica, da quelle sensazioni, che del nuovo anno volevo solo lei, o forse il ricordo sbiadito di Eugenia, senza perdermi più in visioni mistiche che hanno fatto il loro tempo… se c’è una comprensione delle cose avviene tramite l’erotismo e non tramite la mortificazione, mi dicevo, come c’era scritto in quel libro di filosofia, che toglievo dalla vista, insieme a quell’aquila mistificatrice che ha fatto il suo tempo, e mi lasciavo andare alla musica, senza pensare più… la sera uscivo, come ero uscito anche di giorno, per cercare ragazze come quelle, come se l’ultima non fosse già bastata, e non c’erano le ragazze, né di giorno, né di notte, forse perché era il 7 gennaio e molti papponi ortodossi probabilmente festeggiano, o non si sa perché, incontravo solo una macchina dei carabinieri là dove c’era una di quelle, molto affascinante, e cercavo di non pensare più, di lasciare perdere quei pensieri che andavano in tilt, e la serata finiva con un niente di fatto, lasciata andare ai pensieri che si trasformavano in musica… e me ne tornavo a casa, ripensando al bene della serata prima con gli amici, all’ultima di quelle, all’aspettare Ana, mi facevo una doccia per togliera dalla mente pensieri strani nati da troppo vino e troppo caffè, e mi rilassavo così, dopo la doccia, ancora pieno di nuova musica romena e raggaeton internazionale che non c’era più niente da pensare, l’eterno dilemma della fede e dell’erotismo, l’eterno dilemma che in dieci anni di studi non ho mai fatto un passo avanti, ho solo approfondito troppo questo dilemma, senza mai arrivare ad una soluzione, ed è importante smettere di pensarci ed essere più positivo e più spensierato… al diavolo i libri di filosofia, quei racconti di fantascienza che ieri ad un certo punto abbandonavo, dopo che mi chiamavano i miei nipoti, al diavolo serie televisive nichiliste e pessimiste, al diavolo un sacco di modi di pensare, e mi lasciavo andare alla musica, là dove non c’era più niente… e mi addormentavo, solo per risvegliarmi verso le due di notte con la sensazione più piacevole mai provata, con il desiderio di Ana, che tornerà a febbraio, e la musica mi invadeva, e il senso di piacere e benessere… andavo a dormire, contento di quella giornata, contento che la mattina Larisa mi faceva gli auguri, e io le facevo gli auguri di natale ortodosso, in quella nottata e giornata senza di quelle, e non ci pensavo più, neanche quando andavo da Benito a bere un caffè, per rimanere sveglio questa giornata che forse sarà lunga, una lunga giornata di lavoro, dove avrò modo di non pensare a niente e di pensare a tutto, senza più intrichi dell’anima che non si risolvono mai, altro che pensieri, altro che misticismi, altro che erotismo, meglio tenere il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo passato e da venire, senza metafisiche o irrisolvibili questioni filosofiche, e andare avanti così, sapendo che non c’è soluzione, non ci sarà mai soluzione, e l’unica cosa che mi resta da fare è comportarmi ed essere una persona normale, senza estremismi, senza strane credenze e convinzioni, e imparare a stare in mezzo agli altri, e imparare a stare con me senza eccessi di pensieri, senza ideologie da inventare o scoprire, senza rivelazioni mistiche che cambino la mia vita, senza erotismi su cui costruire impalcature di credenze e pensieri, e andare avanti così, senza dare i numeri e pensare agli anni passati, agli anni a venire, al tempo, e a chissà che cosa, semplicemente vivere e non fermarsi lì ogni volta su pensieri assurdi, e andare avanti, andare avanti tra il niente, la spensieratezza, la positività e il ricordo dell’erotismo…

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Il tempo…

C’è un tempo ciclico
e c’è un tempo lineare
non affrettarti
là dove c’è tutto il tempo del mondo
c’è un tempo ciclico
quello dell’anima che si carica e si scarica
non cercare quello che non ci può essere
nel tempo sbagliato
non forzare il corso del tempo
il corso delle cose
il tempo ciclico
di creazione, distruzione e ricreazione
come la trimurti indiana
Brahma, Shiva e Vishnu
il tempo ciclico
che non puoi forzare
salvo incappare
nell’hybris divina
e nello sconquasso della mente
non c’è divisione tra mente e corpo
tutto è uno
ahad
l’unità dell’anima
e dei vecchi mondi
creati, distrutti e ricreati
ne porti le tracce
in quel tempo lineare
che scorre nel passato
per rivsionare
creazione, distruzione e ricreazione
e c’è un tempo lineare
per sempre lanciato in avanti
quando alla fine dei giorni
un senso sarà rivelato
non puoi vivere nell’eterno presente
di tutte le pulsioni
di tutta l’alchemia cerebrale
che ogni tanto va in tilt
rimpallato qua e là da contrastanti pensieri
sappi temporizzare il mondo dell’anima
e indicare bene ad ogni cosa
il suo tempo
tra l’eterno ciclo
di creazione, distruzione e ricostruzione
e l’incedere incessante e infinito
del tempo
di cui tu non sei che una forma
tra le mille disponibili su questa terra
in quest’epoca
in questi luoghi
che non puoi rimuovere o rinnegare
figlio del tuo tempo
come tutti
non avere più fretta
non dividere più il tempo
tra un tempo del lavoro
e un tempo del divertimento
un tempo del relax
un tempo dell’esaltazione
è tutto un continuum
infinito
e unico
ahad
e non c’è fretta
non c’è niente da affrettare
impara ad aspettare
e a non dividere più l’anima
in diversi tempi
sclerotizzati e schizofrenici
impazziti
di pulsioni
e sensazioni
tutto continua
tutto è un’infinita unità
che non può più perdersi
dietro a pulsioni istantanee
e non temere più
oggetti e amuleti e rimandi di immagini
che rimandano ad altri tempi
ad altri modi di pensare
a ricordi che vorresti cancellare
a intelaiature strane dell’anima
salva sempre il buono in te stesso
in quella tua anima
che è al di là dello spazio e del tempo
e non farti incanalare
nel tunnel
di attività suadenti
ma ingannevoli
che stressano la tua energia
come quel portale dei mondi
che vorrebbe portarti via
l’anima
c’è sempre una continua unità
nell’esistere
in ogni luogo
in ogni tempo
al di là di ogni fenomeno
contingente
che appare là nel mondo
l’anima si smuove
e impara a stare quieta
anche in mezzo agli altri
tra tutti i cambiamenti
di suggestioni
che si evocano in te
nel corso del tempo e della giornata
impara a non dividire più i momenti
ma a vivere
in un continumm infinito
senza variare la tua anima
secondo come gira il tempo
come girano le lancette dell’orologio
rifletti sul tempo
e troverai l’eterno ciclo
e l’eterna linea
e c’è un mondo al di là
delle cose che puoi sapere e che puoi leggere
con le quali a volte ti perdi
come un bulimico
di letture
un autistico di lettere
la vera comprensione
avviene soltanto nella calma
nel tempo dell’assimilazione
di tante verità
e stati d’animo
e tutto richiede tempo
anche solo per non far niente
e immagazzinare
le innumerevoli verità
non c’è portale dei mondi che possa salvare
là dove il mondo fenomenico
di immagini e parole
ha una sua fine
e si manifesta
per il suo carattere virtuale
c’è un mondo che puoi comparare
ad un muro bianco
niente al di là delle mura
niente al di là degli oggetti simbolici
che ti stanno davanti
o attorno
là dove tutti i fenomeni
si sospendono
e appaiono per quello che sono
senza didascalie dell’anima
e una voce che continua a commentare
e trovare differenze
e calcolare
là dove la voce
fa naufragio
in un mondo senza più parole
fatto solo di concetti
e immagini che si differiscono tra loro
nel corso incessante
del tempo lineare
nell’eterno ritorno di concetti
e strumenti di pensiero
che si completano tra loro
al variare dell’umore
della fantasia
della stanchezza e dell’energia
sia che tu sia da solo
in mezzo agli altri
in mezzo agli oggetti
o in mezzo a niente
al di là del tempo
al di là dello spazio
là dove s’arrestano i fenomeni e la voce
dove si sospende il tempo e lo spazio
solo per arrivare a quell’essenza
naturale della vita
che non ha più bisogno di niente
e di nessuno
immerso come nella luce
di una divinità
sconosciuta
e tutto si ricrea
tutto si distrugge
in questo eterno ritorno
nell’incessante continuum del tempo
nell’unità dell’anima
c’è un tempo ciclico
c’è un tempo lineare
non affrettare le cose
e ritrova te stesso
al di là della voce
e dei fenomeni
al di là
di immagini e parole
là dove una luce di una divinità
sconosciuta
ti invade

Ispirazioni, Pensieri liberi, Sogni, Visioni

Perché l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno di normalità…

Oh, finalmente un po’ di relax, sotto la musica albanese, che m’addormentavo anche stamattina, e nei sogni vedevo solo lei, solo Rudina, a cancellare visioni passate di conflitti dell’anima e non c’era più niente se non questa canzone… Ma more zemren e ma dogje fare, Ma more shpirtin e me le pa fjal – e, Ma more zemren ti moj lozonjare, Ma more shpirtin more ndjenjat m’le beqar… mi hai preso il cuore e mi hai bruciato del tutto, mi hai preso l’anima e mi hai lasciato senza parole, mi hai preso il cuore, mia birichina, mi hai preso il cuore e i sentimenti mi hanno lasciato da solo… musica leggera, musica di tranquillità, che l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno… nel sogno di lei, ancora lontana, come sempre, come ogni estate, come ogni capodanno, da anni ormai, sognare una vita in Albania, tra gente della mia età, a parlare inglese, a passeggiare per Tirana, a passare via il tempo bighellonando per la città, spendendo soldi qua e là, nei caffè, nei pub, con tutto il tempo del mondo, senza dover far niente, nella più totale spensieratezza, nella più totale tranquillità, quel dolce far niente che sogno sempre quando penso di andare in Albania e rivedere lei, Rudina… Rudina che sentivo a capodanno almeno quest’anno, almeno si ricordava di me, almeno mi mandava qualche video dei concerti di Kida, gli auguri, e la sensazione di una vita normale, senza eccessi ascetici o all’opposto pieni di pulsioni… quella normalità che cercavo anche mettendo l’immagine della cantante Inna nella mia stanza, a cercare di ricordarmi di fare sempre il più possibile la persona normale, tra i giovani, tra le giovani, come ieri in biblioteca, come quando si esce con gli amici, senza quei conflitti nati al bar o sul posto di lavoro, cercare una via d’uscita in amicizie sognate e immaginarie, quella giusta amicizia che dà un sogno di normalità e innamoramento, tra amici e amiche, senza più riflessioni metafisiche e filosofiche e teologiche di stati d’animo alterati, cercando sempre di essere una persona normale in mezzo ad altra gente, che le tante domande irrisolte rimangono lì irrisolte, e questa volta indifferenti, impossibile dare una risposta, impossibile capire, meglio lasciar perdere di quale malattia mentale sono affetto, bipolarismo, schizofrenia, psicosi, disturbo della personalità, meglio lasciar perdere capire di quale religione sono, se sono di una religione, o se sono ateo o non lo so, meglio lasciare perdere di quale posizione politica sono, liberale, liberalista, comunista, o democratico, non lo so, basta, lasciamo perdere, non tormentiamoci più alla ricerca di risposte che non si troveranno mai, teniamo lì quei concetti solo come attrezzi di pensiero, per passare da un’idea all’altra, da un modo di pensare all’altro, per capire gli altri, per capire il mondo, perché per capire me diventa un’impresa impossibile, ed è anche meglio non pensare più troppo a me stesso, ma pensare magari a Rudina o a qualche ragazza normale, a qualche amicizia normale, e vivere così più spensierato, senza menate assurde, con il piacere ogni tanto di far andare il cervello leggendo qualcosa di bello, guardando qualche bel film, ascoltando qualche bella canzone, ma quel sogno di normalità e innamoramento sono davvero la via d’uscita da troppi pensieri che erano andati a puttane, e chi se ne frega se non mi voglio sposare, se non voglio storie serie, se ogni tanto vado da quelle là per trovare tutto il relax del giorno dopo, senza fare niente, lasciando trasportare via dalla musica, senza pensare più al lavoro, senza aver voglia di lavorare, e ci voleva davvero questa settimana lontano dal lavoro, lontano dall’influenza, non per capire, ma per non pensare più, e così, senza farlo apposta, cominciare a capire che tutta la normalità stava nel sogno d’innamoramento e di una vita normale, fatta di amicizie, di argomenti, di parole, di impressioni, di condivisione, e non solo di letture, lavoro e puttane in maniera ossessiva, ma là si può vivere meglio sognando un altrove, gente normale, una ragazza normale, amicizie normali, e il giusto equilibrio di tutte le cose, con la giusta leggerezza… e non so come andrà avanti questa giornata, forse sarà fatta ancora di musica, forse sarà fatta di qualche libro, qualche film, non lo so, e non mi interessa, perché l’ultima verità era solo nell’innamoramento e nel sogno di normalità…

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Là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

Basta, non ce la facevo più, quei pensieri pseudo-teologici, che si confondevano con la fiction di tutte le divinità, Shiva, il distruttore dei mondi, e JHWH, i nomi divini, la trimurti tra creazione, conservazione e distruzione, non ce la facevo più a leggere in inglese quei racconti fantascientifici, mi buttavo giù, sul letto, mezzo sfatto da pensieri mezzi depressivi, e ascoltavo il silenzio… il silenzio e l’eterno errare dei pensieri tra tutte le divinità, là dove oggi chiamare mio fratello e fare qualcosa per gli altri, per i nipoti, non salvava, dava solo più pensieri, e mi perdevo, come mi perdevo nel primo pomeriggio in immagini succinte di ragazzine russe che ricordavano Katia, e dai pensieri del silenzio risorgeva l’immagine e l’eccitazione della ragazza romena senza nome… basta! Basta con quei pensieri religiosi che vanno in tilt, e aveva ragione Benito, è sempre la religione a fare casino, e mi immergevo nel desiderio e nel ricordo della romena senza nome, nel piacere infinito, e decidevo che non era tempo per riflettere e per leggere, ma avevo proprio bisogno di una di quelle, per lavarmi dall’ultimo ricordo di Leida, dall’ultima evocazione… e andavo a vedere se c’erano dei soldi in ufficio, e c’erano quei soldi che bastavano per comprarsi la notte… e uscivo, stufo di quei pensieri, stufo, e andavo avanti indietro pensando di trovare la ragazzina magrolina di fianco a Isabela, che vedevo l’ultima volta, ma non c’era… non c’era Isabela, non c’era Ana, non c’era Estrella, non c’era Alina e neanche le negrette, a parte la negretta di fianco ad Ana, ma le altre non c’erano, segno che questo periodo è davvero un periodo morto… c’era solo lei, la romena anche lei senza nome, dai capelli mori, dal volto che mi ricordava Valentina M., e poco alla volta sorgeva il desiderio, la voglia, dopo che oggi stavo in biblioteca e nessuna ragazza di quelle mi suscitava desiderio, tra quei giovani universitari ancora pieni di sogni e alle prese con un tempo alternativo, che non corrisponde alla vita vera… e facevo avanti indietro nella notte, indeciso se fermarmi o no dalla sosia di Valentina M., e facevo avanti indietro, sempre più indeciso, fin quando la voglia non mi prendeva, di toccarla, di godere con lei… e alla fine la caricavo, mi fermavo da lei e le dicevo le solite parole, e godevo del suo corpo, delle sue gambe, del suo fondoschiena, dei suoi seni che dicevano che erano piccoli, ma andavano bene lo stesso, su quel maglione bianco sui fuseaux neri, che esaltavano le curve delle sue gambe, e mi perdevo nel suo volto, di una Valentina M. ormai sui trent’anni, e godevo di quel suo servirmi con la bocca e con le labbra che tutti i pensieri in quel momento esplodevano per non tormentarmi più, in quel momento di puro godimento, voluttà e orgasmo… e godevo e godevo, di una goduria trash ma al tempo stesso estasiante, con quella sua bellezza rubata ai ricordi e alle somiglianze di una ragazza che non vedo più da decenni, e quel desiderio si realizzava e liberava la notte che non aveva più bisogno di preghiere, ma solo di bestemmie che sapessero di puttane, e liberavo tutti i pensieri, e me stesso, libero anche dal pensiero di Ana, che non c’è niente e nessuno a cui rimanere fedele, e la libertà nella sua forma più pura si manifestava, senza mistificazioni nate da internet e da quella stanza che comprime troppe idee e troppi pensieri, ed era una liberazione fumarsi una sigaretta dopo il godimento, dopo la liberazione, e accorgersi del mio essere troppo spesso rinchiuso in quella stanza, che non ce la fa più a sopportare le mie elucubrazioni e le mie divagazioni sotto forma di meccanismi di difesa religiosi che non stanno in piedi, e dovevo proprio arrendermi al mio ateismo, alla mia ricerca di piacere, al mio arrendermi di fronte a quei libri e quei testi di filosofia della religione che non hanno alcun senso, e rendermi conto della mia libertà, del mio ateismo, della mia visione liberalista del mondo, e non farmi più lavaggi del cervello nati da una stanza e da un monitor, da dei libri che fanno male, e liberarmi, liberarmi come mi libero ora con la musica e con l’alcol, e smetterla di far finta di credere, di inventarmi sistemi filosofici, sensi del mondo tra deliri e mistificazioni mistiche, là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

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Nei giusti equilibri della vita…

E fare un giro ancora dal Barresi, così, per scambiare due parole, dopo che il primo pomeriggio passavo in biblioteca a riconsegnare i libri… parole su parole, con il Barresi, su come Fizi a un certo punto si era rotto le scatole delle tipe, segno che anche lui ad un certo punto aveva assaporato l’ebrezza dell’hybris erotica, con tutte quelle ragazze conosciute su tinder, lo stesso che era avvenuto a me tra quelle troppe ragazze, tra Leida, Ana, Marina, Isabela, Olimpia, Manuela, troppe ragazze, davvero, troppe ragazze… e mi veniva da ridere in effetti, mentre nel pensiero avevo sempre Leida nei discorsi del Barresi, e ricordavo l’anno passato e l’incantesimo che lei mi ha fatto, che riveva ancora in questi giorni dell’anno… ma non mi definirò più ateo, non mi conviene, meglio sempre mantenere una qualche forza superiore, qualche forza irrazionale e inconoscibile, quel giusto antro della follia che ha bisogno di essere distanziato perché non irrompa come irrompeva ieri notte, tra deliri su deliri, e l’unica via d’uscita era l’errore dell’incantesimo di Leida che ancora mi attraversava… e si parlava di tutto e di più con Barresi, del lavoro, di andare all’estero, di Fizi e delle sue stranezze, delle stranezze di tutti, vite normali che si incrociano, anni che passano, l’amicizia che resta, e se anche Leida mi aveva tirato l’incantesimo un minimo di verità c’era nelle sue parole, quando mi diceva di stare vicino ai miei nipoti, oppure di stare vicino agli amici, che pensavo di aver lasciato, solo per darmi alle tipe in tutto e per tutto… no! Ci vogliono anche gli amici ogni tanto, ed oggi era l’esempio lampante, quando la sola idea di stare tutto un giorno in biblioteca a leggere chissà che cosa non mi aiutava per niente, e anche Michela mi salutava dicendomi che io ero a posto, in fondo, e che era giusto che quei libri lì riconsegnati fossero gli unici che passassero tra le mie mani quest’oggi, dopo che anche la lettura di “Batman Apollo” o di “Gyakusatsu kikan” diventava troppo pesante, senza contare il russo da una parte e l’inglese dall’altra… ci voleva un po’ di questo mitsein insieme agli altri, con Barresi, con sua madre che sul finire del pomeriggio compariva, scambiare due parole, così come vedere Michela, e non essere sempre ingabbiato qui tra i discorsi di mio padre, di Stas, di Larisa, di mia madre, di mia zia, di Marco, che ci voleva davvero una via d’uscita che trovavo solo nelle amicizie, là dove le riflessioni teologiche e politche ad un certo punto si trasformavano in delirio e ritrovavo solo la follia completa del ricordo di Leida e del suo incantesimo, e avevo davvero bisogno di andare al di là del suo incantesimo… che sarà meglio se mi prenderò un periodo di vacanza da quelle troppe tipe, me l’ero già detto ed è meglio che me lo ripeto, meglio prendersi un periodo di riposo e di vacanza da troppe puttane, che è già un bene che Ana torni solo a febbraio, e sarà già un piacere aspettarla, mentre non dovrò tendere la corda troppo, se non voglio star male, ed è giusto ogni tanto stare davvero insieme agli altri, e se oggi c’è stato Barresi e Michela, domani magari sentirò mio fratello per mettermi d’accordo sul giorno dell’Epifania, quando regalare ai miei nipoti Fifa18… e va bene così, con queste amicizie ritrovate, con la visione possibile di passare serate a parlare con gli amici, senza più la claustrofobia di dover solo parlare con quei colleghi di lavoro più attempati, dove non c’è molto da discutere, e andrà bene così con questa prospettiva di nuove uscite, di nuovi discorsi, di normalità ritrovata, insieme ad un minimo di orientamento spirituale, che accomuna me ed altri amici che hanno trovato nell’oriente la loro spiritualità, e anche questo è un tratto comune, così come era un tratto comune cercare le ragazze facili, così come è un tratto comune ad un certo punto darsi una calmata, così come è comune a volte non scappare all’estero alla ricerca di non si sa che cosa, ma meglio cercare un po’ di stabilità al proprio paese, anche a costo di sognare il sogno americano più scontato: un lavoro, una donna e due figli, una casa indipendente e due macchine, e qualche amicizia e niente di più, il sogno comune americano che accomuna tutte le nostre vite, al di là di spiritualismi ed erotismi, al di là di amicizie e modi di vivere, trovare anche nelle piccole stravaganze e stranezze una qualche forma di normalità, senza più quel sogno giovanile di una volta di voler per forza diventare qualcuno, di dover sfondare, di dover diventare una di quelle superstar che nei nostri vent’anni idolatravamo fino ad idolatrare noi stessi e i nostri pensieri, la nostra vita, la nostra energia esagerata dei vent’anni… e va bene così, con un minimo di stabilità, una via d’uscita dai discorsi del lavoro che possono ora trovare amicizie per raccontarsi, vie d’uscita non solo femminili, la possibilità di parlare, di confrontarsi, per non finire più in universi assoluti, metafisici e spazio temporali deliranti come ieri notte a quel pensare di politica e religione che mi stava mandando dritto dritto in manicomio un’altra volta, se non fosse intervenuta la fantasia erotica di Leida, il suo incantesimo, forse a fare più danni, ma a fare semplicemente tutto ciò che è normale che succeda quando una tipa ti fa un incantesimo… ed è bello ritrovare amicizie, è bello sapere che nonostante tutto tutto è ancora nella norma, che vorremmo tutti quanti uscire dalla norma, eccellere, strabiliare, vivere d’eccessi, godere all’infinito, quando tutto questo porta solo all’autodistruzione e la vera felicità sta invece nella normalità… ritrovare amicizie, ritrovare i giusti discorsi, ritrovare una visione di un futuro fatto di confronti e parole, di vita dove si attende la tipa giusta, dove ci si dà da fare e dove ci si dà anche all’intrattenimento, alla cultura, ai propri interessi, e anche alle parole, allo stare insieme agli altri, senza stressarsi troppo, senza esagerazioni, senza ricerche di eccessi, senza però dimenticare gli eccessi passati, in quelle tante eccezioni che ci sono state, sapendo che periodi di eccessi si alternano a periodi di moderazione, come è giusto che sia, così come è per gli alti e bassi della vita, così come è con i sogni di evasione e la stabilità alla ricerca del principio di realtà, nei giusti equilibri della vita… e così questa serata può anche andare avanti, sapendo ancora di qualcosa, svagandosi un attimo come la vita normale di tutti, senza sognare eccessi e vite sregolate, senza mettersi degli obblighi, ma neanche dei divieti, in pura libertà, con la giusta via di mezzo, e andare avanti così, come vorrà la serata, con i giusti pensieri, le giuste visioni, nei giusti equilibri della vita…

Pensieri liberi

Nell’irrompere del ricordo e del desiderio di Leida…

Delirio dalle mille e una notte, ieri, dopo aver letto tutto il giorno in russo Batman Apollo, un casino in testa che non finiva più, tutti gli uomini politici del mondo, Putin, Edi Rama, Trump, Macron, Kurz, e cercare l’identificazione finale, che non arrivava, il mondo della politica, il tempo, l’escatologia dei tempi, la fine di ogni cosa, il sultano che si era comprato il Salvator Mundi di Leonardo da Vinci, tutte le religioni in me, senza più alcun senso, e il ricordo di Amalia che riaffiorava per farmi rivedere tutte le puttane di questi ultimi anni, essere come indeciso su chi rievocare, e dal profondo il riemergere di Leida, la sua energia erotica, l’ultimo anno folle con lei, le fantasie erotiche, il desiderio senza fine e i deliri politici che si trasformavano in deliri erotici, un’ondata senza fine di sensazioni, e non aver neanche voglia di aspettare e uscire magari con Isabela che non mi ispirava o con la sua amichetta magrolina che comunque il primo di gennaio non lavora, e un delirio senza fine, quasi da finire in psichiatria se avessi esternato tutto il caos che c’era dentro di me, le lingue tedesche, albanesi, russe che si mischiavano, le suggestioni di quei paesi, di quelle storie, di quelle ragazze, e il senso religioso che andava in tilt, senza più alcun senso, mentre ai pensieri bacchettoni si sostituivano pensieri di libertà, e allora ricordare con tutta la fantasia e il ricordo erotico l’ultimo anno con Leida, l’energia che ritornava, il desiderio sparuto di dieci anni fa e quel desiderio lontano di Amalia che si rifaceva su Katia, su Leida, su tutti i ricordi erotici, e riaprire VK per rifarsi gli occhi e guardare ragazze e ragazzine vestite succintamente, che rifacevano gli occhi, rifacevano il desiderio, gli davano nuova vita e nuova energia, mentre ricordavo la doppia visione pornografica quella notte con Aleksia, quando alle immagini si aggiungeva lei che mi serviva con le labbra, e nel fondo della notte ritrovare di nuovo Leida, come dopo quei mesi dagli avventisti, quando il desiderio era più forte di qualsiasi astinenza ed ascetismo religioso, e ancora una volta lei irrompeva, tra quelle immagini e quei ricordi, solo per essere sognata, desiderata ed evocata, nell’orgia di pensieri dionisiaci che mandavano in brandelli ogni pratica di raccoglimento e di preghiera, ritrovarsi di nuovo ad essere ateo, dopo il caos del mondo, dopo l’astinenza di quasi un mese, tra influenza e stanchezza, e non andare più in cortocircuito con la fine dei tempi, le sette religiosi, i pensieri metafisici ed escatologici, ancora una volta il desiderio per Leida irrompeva, anche se lei non c’è più, ma c’è ancora il desiderio per lei, i ricordi erotici, ed evocarla mi ridava tutta l’energia e la stessa sensazione di piacere e voluttà senza più sensi di colpa e chiusure dell’anima, come quando vado da quelle ragazze, ed evocarla di nuovo era un piacere immenso, al di là del conto del tempo, al di là di tutti i pensieri periferici che vogliono relativizzare il senso del tempo e il suo significato mistico e religioso, e rinascere ateo con il sapore di libertà ed erotismo, senza più andare in loop tra religioni e politica, senza più delirare, là dove l’evocazione poteva solo fare bene a fare repulisti di pensieri, ad alleggerire i pensieri e le occupazioni, e mi liberavo da quei pensieri, con quelle nuove immagini di bellezza erotica, con il ricordo e la fantasia e il desiderio di Leida, e l’evocazione sapeva di ritrovata libertà e ateismo, con la giusta coerenza delle mie azioni nel corso degli anni e il mio modo di essere con gli altri e con me, senza più deliri religiosi e politici, e irrompeva di nuovo il desiderio di Leida per spianare una visione del mondo liberata da troppi lacci mentre ripulivo anche le immagini e i vecchi file da computer e tablet per far riniziare il tempo senza più un sacco di pensieri inutili e l’erotismo e la libertà sapevano delle idealità da seguire insieme con la coerenza del mio essere ateo senza più bisogno di buttarmi giù e raccogliermi in qualche meditazione o preghiera senza senso, delirio di una volta, scatenato da Amalia, Katia e Julia, l’erotismo che voleva spiritualizzarsi ma faceva solo più casino di prima, il rimedio che è peggio del male, e vivere tranquillamente l’erotismo e la sessualità, i ricordi, i desideri, senza più lacci dell’anima, consapevole comunque che la vita non è solo erotismo, è un sacco di mille altre cose, nel mosaico infinito di pensieri e immagini e desideri, con il nuovo ateismo che sa di libertà, piacere e umore positivo, come mi insegnavano, e della religione rimane solo la voglia di stare bene insieme agli altri, una ricerca del bene che sa di benessere psicofisico, la vera salvezza, e il tempo e la metafisica dei tempi e del senso si relegavano a deliri politici e religiosi senza capo né coda, e solo l’irrompere del ricordo e del desiderio di Leida ridava quel piacere sperduto che tutto risanava solo per ridare benessere all’anima e al corpo e così potevo dormire, liberato da un sacco di pensieri regurgitati dallo star male dell’influenza che mi gettava in una dimensione parallela, solo per far terminare quei pensieri metafisici ed escatologici troppo nutriti in questi due anni, dai tempi degli avventisti e dei bahaì, solo per spazzare via quel sentire, per portarlo a termine e accorgersi ancora una volta dell’irrompere del desiderio che tutto spazza via, nel ricordo di Leida e della sua evocazione, che stamattina non avevo neanche remore ad andare al bar dell’ateo Benito, del bar pieno di bestemmie, là dove alla divinità ormai si sostituisce solo il benessere, la libertà, il desiderio, la positività, e scambiavo anche due parole, come una specie di vecchio amico ritrovato, senza più conflitti religiosi o politici in corso, senza legarmi di nuovo a quel bar per forza, libero di andare agli altri bar come mi gira, per parlare con Miryam, con Bruna, o all’altro bar dei cinesi, o altrove, in tutta libertà, e il ricordo e il desiderio di Leida mi accompagna e mi dà forza, senza gettarmi in antichi stati d’animo pieni di sensi di colpa e di bisogno di redenzione, là dove la logica religiosa ormai ha perso il suo senso nel mondo libero e di voluttà, che non ho neanche troppa voglia di cercare ragazze come Ana il più presto possibile, perché, come dopo di loro anche un’evocazione non è niente di che, e non c’è niente da lavare l’anima se non ripulirla da troppe idee sbagliate, pratiche sbagliate, convinzioni sbagliate, e rinasco ateo, pieno di libertà, benessere e positività, nell’irrompere del ricordo e del desiderio di Leida…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

karolina

Con il ricordo, con il ricordo del 2008, cominciava questo 2018, il ricordo del desiderio per Amalia, dieci anni fa, il suo vestito sexy rosso e nero, le sue labbra, i suoi lunghi capelli biondi, la sua lingua russa che allora non conoscevo e sognavo soltanto di conoscere, un sogno da Galaxy Express 999, la ragazza russa dei miei sogni, un sogno siberiano, fatto di freddo e di erotismo, e mi perdevo ieri notte nelle immagini di succinte ragazze russe come si devono su VK, il desiderio, di nuovo quel desiderio che riportava alla mente tutto il fascino di quel paese, di quelle sue ragazze, che il sogno russo poteva rinascere… non più la noiosa Marina, ragazza russa sui generis, non corrispondente a quelle dei miei sogni, un luogo, un mondo, una distanza e uno spazio dove far crescere i sogni, la bellezza inarrivabile delle ragazze russe, di quelle ragazze russe come spie dell’unione sovietica, affascinanti e inarrivabili, misteriose, come Amalia, quel sogno fatto di mistero e di erotismo, un sogno senza confini che ritornava a esistere… e passavamo la serata in compagni di Stas, Larisa e Dmitrij, parlando anche del capodanno vecchio secondo il calendario giuliano, quel 14 gennaio che segna il vecchio calendario, insieme al Natale ortodosso, il 7 gennaio, ed era piacevole stare in loro compagnia, che mi venivano in mente anche i capodanni passati, con gli amici, in casa di amici, con Fizi, Barre, Luca, Paolo, Mauro, Valeria, quei diversi capodanni passati, quando ancora c’era comunanza tra noi amici, quando ancora si sentiva quel calore che negli anni è venuto meno, e mi veniva in mente anche quel capodanno quando andavo da solo in piazza Duomo a Milano, a sentire sparare i botti, a vedere la gente ubriacarsi, al freddo, quella notte che tornavo a piedi da Milano, passando per la via che ospitava Amalia, quando la desideravo e la sognavo per la prima volta, e in quel capodanno del 2008 desideravo lei, più di ogni altra cosa, e mi decidevo a lasciar liberi i miei sogni, i miei desideri per quelle ragazze, aprendo così un’epoca, quel 2008 che avrebbe dovuto portare fortuna, come vuole tradizione cinese che il numero 8 porta fortuna, un numero che sa di arrichirsi per loro, un numero che per me segnava come l’epoca del padre, 8, bà, padre, mentre sarebbe stato un anno pieno di erotismo e di follia, quella giusta follia che apre l’erotismo e l’amore, come quei due baci, ad Amalia e a Katia, tutto l’erotismo e la follia di quell’anno che ritornavano come un ricordo del desiderio ieri notte, sopratutto quando Larisa e Stas si allontanavano, dopo aver brindato assieme, nella loro alcova… un sogno russo di pieno erotismo, che le immagini di VK ridavano quel desiderio che si era perso per colpa di Marina, incapace di risvegliare alcun desiderio in me, e il ricordo di Amalia e delle ragazze russe pieno di mistero e affascinanti ritornava a me… e che sollievo sapere che dopo dieci anni finalmente quella lingua russa l’ho fatta mia, e che quel sogno pieno di desiderio e di mistero poteva ritornare… e ricominciava il tempo, ristabilendo l’ordine di una volta, non più apocalittici pensieri dell’ultimo giorno, non più raccoglimenti per cercare il senso e la ragione in me, ma la volontà di fare a meno, di vivere come una persona normale, piena del desiderio del mistero delle ragazze giuste, quelle che sviano, quelle che fanno sognare, quelle che fanno impazzire, come ai tempi di Amalia, e il sogno sapeva di lei, e di quella musica oppiacea anni ’90 delle canzoni da discoteca russe, come quelle melodie ipnotiche e affascinanti di Karolina, che Marina non poteva liquidare così, con i suoi sogni senza mistero e fascino, i suoi ideali tutti terreni, quella mancanza di mistica dell’amore e dell’erotismo, quella sua piattitudine e normalità che non evocano nessun desiderio e nient’altro che noia, senza un minimo di fascino, e la Russia poteva essere ristabilita, anche al di là di Alina, nel ricordo di quel desiderio pieno di fascino e mistero che era Amalia… sognavo così il primo dell’anno, che mi risvegliavo come se avessi ritrovato una parte di me stesso che pensavo perduta, quel giusto sentire pieno di mistica dell’amore che avvolge tutto, e che non mi faceva più raccogliere, pensare, riflettere, farmi perdere in pensieri settari come quei giorni e quei mesi insieme con gli avventisti, e anche risentire Eugenia gli ultimi dell’anno sapeva ancora di quella mistica dell’amore che provavo ai tempi dell’università, prima che lei diventasse tutta discorsi avventisti, e le sue ultime parole dell’anno erano invece quelle di una ragazza normale, piena anche lei di fascino, che mi faceva piacere sentire lei e sentire al contempo Rudina, che con il loro fascino dell’Est in qualche modo si ricollegavano alla mistica di Amalia di allora ritrovata oggi… e non mi andrà più di vivere una vita senza mistero, senza mistica dell’amore, senza fascino, una vita tutta studiata, piena di riflessioni asettiche e a volte paranoiche, piena di tecnicismi e scientismi, che non possono sfiorare le vette del pensiero mistico e poetico che tutto avvolge, e recupero questa parte di me, piena di fantasie e suggestioni, di desideri, di giusta mistica dell’amore e d’erotismo, che ritrovo finalmente me, dopo che si era perso in troppe riflessioni, in troppi realismi, in troppi calcoli, in troppe visioni pessimistiche e oscure senza alcuno slancio verso il mondo dei sogni, e recuperavo così l’inizio, il desiderio pieno di fascino e di mistero di quell’anno 2008 dove tutto cominciava… si scardinava il tempo e la dimensione dei desideri, che non ascolto più il vociare di altre voci che mi riporterebbero terra terra, senza desideri, senza fantasie, senza misteri e seduzioni, e vivo così questa mattinata del primo dell’anno, tra il giusto freddo dicembrino e una convalescenza ormai portata a termine, che si crogiola invece in quest’atmosfera invernale, nell’attesa che la mistica dell’amore possa ancora risvegliarsi, e se c’è un desiderio vero per quest’anno e per sempre è quella di non perdere di nuovo la mistica dell’amore, là dove ragazze con Marina avevano portato aridità, solo per far rinascere il fascino in ragazze come Ana, o come la romena senza nome, o come l’affascinante Leida, più sovietica lei a volte e più russa lei di tutte le russe e le ragazze dell’Est, con quel suo fascino sperduto, che rievocava Amalia in queste notti, insieme con il ricordo sperduto di Hana, la prima ragazza ceca, aprente l’erotismo più di dieci anni fa, indicandomi la via della mistica dell’erotismo, che ritornava in questi giorni, insieme a fantasie che si lanciavano sul volto e sul corpo di quella prof giovane bionda, la prof bionda ucraina di russo, e tutte queste ragazze dell’Est e il loro fascino sapevano ancora di magia, dopo che la magia non sapevo più dove si era persa, persa forse nella debolezza e nella stanchezza a volte piena di morte di certi pensieri religiosi e falsamente spirituali, senza slancio vitale, senza slancio erotico… e quel sogno russo può rinascere ancora, dopo che era stato spazzato via da non so cosa, da non so chi, un sogno pieno di fascino e di mistero, che mi accompagnerà ancora come infinita ispirazione, là dove tutte le ragazze degli ultimi dieci anni mi hanno condotto, al di là delle pagine perse, con il sogno e desiderio primigenio di un’Amalia che non morirà mai nel suo fascino dei ricordi, insieme con Katia e tutte le altre… e ritrovo il desiderio e l’energia che pensavo perdute, ritrovo il sogno originario, e la voglia di cominiciare così quest’anno e continuare così, senza più stranezze, senza più intrichi dell’anima, in tutta libertà e in tutto il sogno e in tutta l’ispirazione che sembrava perduta, là dove il sogno dell’Est questa volta si lega anche a lingue non solo russe, ma anche tedesche e albanesi, romene, insieme alle altre, come un sogno fatto di desideri e di mistero, che nessuno mi potrà mai togliere, nonostante le loro parole che non sanno di niente, che sanno solo di piattume, di normalità, di assenza di mistero e fascino e seduzione, e quest’anno può cominciare con i giusti sogni, con la giusta musica, con la giusta melodia seducente dell’anima e non ci sarà nessuna divinità, nessuna politica, nessun pensiero che orizzontalizza tutto a fermarmi, finché lo slancio vitale saprà di un sogno erotico pieno di fascino e di mistero… 

Pensieri liberi, Sogni, Visioni

E vivere più leggero…

Sognare Diana nella notte, i suoi capelli biondi, la sua bellezza ragazzina quando la conoscevamo alla scuola serale anni e anni fa, il suo carattere terribile, davvero moldavo, la sua bellezza un po’ volgare, i suoi sogni che si sarebbero poi avverati, sposarsi, avere un figlio, andare in università, fare una palata di soldi, tipici sogni da ragazze est europee un po’ stupide, sogno erotico, sogno dalle mille una notte, tranne quando la vedevo nel mondo onirico camminare verso suo figlio, quell’Aleksander che camminava per la casa signorile di suo padre, una specie di magnate dell’alta cucina con ristoranti a non finire, e ricordarmi le parole di Bejan, che Diana si era sposata con uno ricco, tutte puttane, diceva, con rancore, eppure quel sogno si disperdeva nella mattina, prima ancora che sorgesse il sole, solo per trasportarmi in un altro mondo onirico dove ero finito in un luogo che sembrava uscito da final fantasy, o ero finito dentro un final fantasy mai visto, con un’altissima torre medievale imponente dai mattoncini rossi, e delle magie di ogni sorta che facevano i miei personaggi e le ragazze, in uno sciabordio di luci e suoni e magie che mi risvegliavano… un mal di testa assurdo, un male alla nuca indicibile, che quasi mi ricordava qualche giorno fa con la febbre a 39, domandarsi se la febbre fosse ritornata o no, svegliarsi, e nonostante il mal di testa e i sogni pieni di fantasia ed erotismo, fumarsi la prima sigaretta della giornata, come conviene sempre, ricordandomi delle parole dei dottori e delle dottoresse: “Fumi quanto vuole!”… il risveglio, la mattina, prepararsi un caffè solubile, bersene un altro alla macchinetta in ufficio, il giusto modo per cominciare la mattinata ricordando come ieri sera mi perdevo in quel film consigliatomi da Marina, “A street cat named Bob”, film divertente, interessante, che indaga la realtà dei barboni, degli accattoni, dei tossicodipendenti, questo tossico musicista che, dopo un pessimo rapporto con il padre, finisce per strada a mendicare, senza che la famiglia lo supporti minimamente, e finisce anche seguito dagli assistenti sociali che lo salvano da un’overdose… comincia per lui un programma di riabilitazione, che se non lo segue la prossima volta che si droga finisce morto stecchito, la droga, la mancanza di soldi, la vita da barboni e da tossici, altro che l’Inghilterra delle opportunità di cui parlano tutti, e pensare che questo film è basato proprio su una storia vera, una storia recentissima, e accorgersi che in fondo non sono messo così male, ho un lavoro, non sono un tossico, non ho dipendenze forti, e accorgersi di star bene, visto che i parenti non mi rifiutano così, e anche se sono seguito non sono in programmi di riabilitazione, e guardare il film, vedere come questo tossico alla fine si affeziona ad un gatto incontrato per caso, e diventa il suo fedele compagno, insieme alla vicina un po’ radical chic che lo sostiene, ed era anche bello vedere un rapporto tra uomo e donna così, senza per forza cadere nelle trame dell’erotismo, un film davvero interessante, che segue la parabola di uscita dalla dipendenza, l’uscita dal tunnel di questo tossico, che alla fine scrive anche un libro, aiutato dai suoi fan su youtube, che ammiravano lui a suonare la chitarra insieme al suo gatto sulle spalle, lui a vendere volantini con il suo gatto sulle spalle, e alla fine del film vedere proprio il vero protagonista, quello vero, quello a cui era ispirata la storia, e capire quanto gli affetti a volte possano davvero salvare da periodi bui, da tunnel, dai quali si può sempre uscire… un bel film, davvero, che non me lo aspettavo quando Marina me lo proponeva, mi sembrava un film sfigato, volevo qualcosa di più figo in quel periodo, qualcosa di più eccitante, e anche ieri, sarà perché a Natale siamo tutti più buoni, decidere di scrivere due parole a Marina, anche adesso che ho capito che di desiderio per lei non ce n’è, ma si può rimanere ancora amici di penna, così come Eugenia che provavo a sentire a distanza di quasi quattro mesi, senza aspettarmi per forza delle risposte immediate da loro due, dopo che ieri mattina rispondeva anche Ina e mi diceva di come era stata in quella discoteca dove si esibiva Kida, un casino assurdo diceva, e lei che mi augurava un buon anno nuovo, e anch’io altrettanto a lei, e così sentivo qua e là varie amiche, solo con l’idea dell’amicizia e di scambiare due parole, solo così, per pura amicizia, e andava bene così… perdersi poi ieri nella rilettura di quel libro filosofico di Galimberti, che ora può bastare, ora che mi sento bene, ora che ho recuperato ciò che mi serviva per capire alcune cose, e ora quasi esaltare la volontà a stare positivo, a stare bene, a sforzarsi di essere sempre positivo, a ridurre le sigarette, che è tutta questione di volontà ed è anche più facile pensarla così, l’idea di stare assieme ai nipoti alla Befana, di incontrarli quest’anno almeno al loro compleanno, ricordarmi almeno del loro compleanno, e non trascurarli più, e non trascurare più me stesso, cacciandomi da solo in un mondo di autodannazione, essere più propositivo, più positivo, come diceva Magnati, e continuare così… e perdersi anche in quel libro in inglese: “Genocidal organ”, gyakusatsu kikan, una lettura fantascientifica che ci voleva per ridarmi un po’ di vita dopo la noia di certi altri saggi o la noia di certi altri racconti sci-fi che non attecchivano, e avere qualcosa da leggere in questo periodo di riposo, qualcosa con cui distarmi, e pensare davvero di riposare fino all’8 di gennaio, per riprendermi bene dall’influenza e per riposarmi davvero un po’… fregarsene del lavoro e dei suoi abitanti, ricordarsi come in questo periodo è meglio studiare che cercare lavoro, visto che di lavoro ce n’è poco, e allora leggerò e studierò qualcosa in questo periodo, ritroverò i miei studi e me stesso, come in questo libro fantascientifico che mischia linguistica, relazioni internazionali, psicologia e filosofia e storia in modo fantastico, i miei temi preferiti, per i quali ho studiato, e recuperare poco alla volta la memoria di me stesso e dei miei studi, che quasi mi verrebbe da appendermi il certificato di laurea nella stanza, da incorniciare, per non dimenticare chi sono, cosa che succede ogni volta che entro nel mondo di quei lavoratori lì, ma per ora lasciar perdere di mandare altri cv in giro, nel periodo delle feste non è proprio il momento, e lasciar anche perdere idee di scrittura, o di studi approfonditi, o chissà di quali spiritualità alternative, l’importante è stare bene, essere positivi, non pensare troppo, distrarsi e divertirsi, lavorare ogni tanto, ogni tanto riposare, ogni tanto darsi ai piaceri senza esagerare, stare insieme agli altri, ridere e scherzare, e prendere tutto più alla leggera, e vivere più leggero…

Pensieri liberi, Visioni

La giusta gioia dopo pensieri febbrili…

E non era semplice spossatezza natalizia, erano solo i prodromi di 39 di febbre, madò che nottataccia, impossibile dormire, un mal di testa assurdo, l’inferno… e dover aspettare fino alle 8:30 della mattina perché aprisse la farmacia, quando già alle quattro di notte mi svegliavo impossibilitato a dormire… che strani pensieri, fare il giro del mondo di tutto lo scibile umano dentro di me, che mi veniva in mente la famosa frase di Wittgenstein: “I confini del nostro mondo sono i confini delle nostre parole”, e davvero pensavo tutto, tutto me stesso, e facevo il giro del mondo dei pensieri, perché alla fine non restasse più niente… e andare in farmacia stamattina alle 8:30 e comprare quella benedetta tachipirina, come se fosse la pozione magica per farmi sentire vivo, senza tachicardia, senza mal di testa lancinante dietro la nuca, e quando prendevo quella medicina in casa, finalemente, potevo riposare anche un po’ le ore che non avevo dormito… non potersi neanche sdraiare sul letto, sul cuscino, perché il dolore alla testa era fuori limite, e ricordarsi della notte passata, quando tremavo di brutto, e per assurdo era una sigaretta che mi dava la tranquillità prima di dormire… e poi la giornata di Santo Stefano, con Ruggero che veniva qui per pranzare assieme al ristorante all you can eat dei cinesi, e mi prendevo poca roba, tre mozzarelline, spaghetti di soia e un riso alla cantonese, in quantità ridotte… e quanta gente che c’era nel locale, che la cosa più bella era una tipa che vedevo seduta alla tavolata vicina, una specie di bellezza italiana, alla Maria Elena Boschi, una bellezza che non mi faceva sesso, ma che sapeva proprio di pura bellezza, e che strano stare lì seduto al tavolo e contemplare la mia febbre, le mie energie ridotte e vedere quel suo ragazzo di lei, una specie di tamarro, che le si avvicinava, l’abbracciava e stavano davvero assieme… febbre e pensieri depressivi, come poi scoprivo nel pomeriggio, quando la febbre riprendeva a salire, dopo essere stati fuori al ristorante, non sopportare più le parole di Ruggero e di mio padre, che quando si mettono a parlare diventano davvero noiosi, e prendere verso le quattro e mezza un’altra pasticca di tachipirina, che per fortuna aveva il suo effetto… e poi arrivava mio fratello, sua moglie, i loro due figli, ovvero i miei nipoti, e si scherzava sull’influenza, Ruggero si congedava e io con i miei nipoti ci mettevamo a giocare a PES2008, madò, mi dicevo, sono già passati otto anni! E non pensavo più a quei pensieri depressivi, che non mi va neanche di ricordare, e mi godevo la compagnia dei miei nipoti, con i quali si giocava a quel gioco di calcio, e questa volta devo dare ragione a Leida, quando mi diceva di passare più tempo con i miei nipoti, per quanto assurdo possa essere aveva davvero ragione… e adesso non so, oggi gli è arrivata la playstation 4 e vorrei regalargli fifa 2018, visto che vorrebbero davvero giocare a quel gioco, e magari nei prossimi giorni mi muoverò, sentirò mio fratello, ordinerò il gioco lì al game stop del Carrefour e magari rivedrò i miei nipoti, mio fratello e sua moglie magari per la befana, così da sentirmi con la coscienza a posto, visto che in trent’anni non ho mai fatto un regalo… e per fortuna ora sto meglio, la febbre è passata, i pensieri depressivi non ci sono più, non mi importa più neanche di Olimpia, Marina, Anna Maria, quelle che sentivo ieri, anche Rudina, e ho cancellato la visita a Leo di domani, per via della febbre, e rivedrò forse i miei amici cinesi di una volta a gennaio, con più calma, quando starò meglio… ed ero anche contento di essere salutato dalla moglie di mio fratello, quando mi diceva di non rimettere più su quei chili, quei quindici chili che ho perso da febbraio di quest’anno, e potevo cenare con tranquillità, con una semplice braciola di maiale e un po’ di cavolfiore… che strano, che strane giornate, fumando di meno, stando tutto il tempo a pensare mentre la febbre mi impossibilitava di distrarmi, di occuparmi d’altro, ma per fortuna la presenza dei miei nipoti hanno portato via un sacco di pensieri inutili, quel giro del mondo di pensieri che erano tutto me stesso, e non ci penso più… e trovo anche la forza di scrivere, questa sera, così perché non mi va di ascoltare musica che mi stordisce, che non mi va né di pensare né a Inna né ad Ana, e neanche ai bahaì, al cristianesimo, all’islam, all’ebraismo, all’erotismo, e a un sacco di altri pensieri che facevano corto circuito… mi piace solo l’idea di riposare fino al 2 di gennaio, vuoi per la febbre, vuoi perché ho davvero bisogno di staccare da Marco e dal suo lavoro e dal lavoro di mio padre, come mi chiedeva anche il dottore, quando mi domandava quando facevo un po’ di ferie, ed è già rilassante sapere che fino al 2 non farò niente… spero solo che entro domani o dopodomani la febbre sarà passata, potrò comprare quel gioco per i nipoti, magari comprarmi un giubbotto a pochi euro per non prendere più freddo sul lavoro, e continuare questa vita qui, senza troppi pensieri, senza troppe aspettative sulle feste passate e che arrivano, e vivere così più tranquillo, più spensierato, senza pensieri depressivi da febbre, ma in modo più gioioso, giocando con i miei nipoti ad un videogioco di calcio, la giusta gioia dopo pensieri febbrili…