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Che non si può vivere in un incantesimo eterno…

Stufo di questi caffè di troppo, la mattina, senza contare che stamattina Miryam era ancora lì, sempre pronta a fare casino, che solo il risveglio sapeva di liberazione, al primo caffè della macchinetta, quello buono, nel ricordo di ieri, di lei… e sognavo anche quell’istante, dove Loena mi porgeva la mia Heineken lì al bar, che l’anima volava dopo sogni e sogni di musica new age che sapeva di estasi… la giornata di ieri, passata così, tra musica new age e jpop la sera, vera estasi sopra ogni cosa, a partire da quell’attimo sotto l’ombra dell’albero, là dove stava Alina, e l’anima si involava… che sogno ancora ieri e sognerei ancora e ancora, rimarrei estasiato per sempre, e vorrei vivere di un’estasi da musica new age costante, anche al di là dei pensieri stupidi che ieri mi prendevano, dopo quella birra, a guardare i suoni della mente come cambiano al cambiare dello stato d’animo, dei caffè di troppo, delle birre di troppo, che sono stufo di vivere in questa costante schizofrenia che poi passa, per lasciare spazi a momenti più paradisiaci… e c’è il ricordo di lei, che per un po’ mi accompagnerà, e la voglia di non esagerare più, come già mi dicevano, con i caffè, che solo il risveglio può essere spezzato da quell’eccesso, salvo poi che la vita è comunque un eccesso, e ti travolge, e forse poi l’errore è sempre voler cercare la pace dei sensi a tutti i costi, che poi basta poco per interrompere l’incantesimo, e forse allora gli eccessi ci vogliono, i cambi d’umore, che non si può vivere in un incantesimo eterno… e allora poi la giornata andrà avanti così, oltre l’incantesimo, quando verso metà mattinata l’effetto del caffè scomparirà, quando la giornata mi travolgerà, quando l’incantesimo avrà trovato il suo equilibrio, tra un pranzo all all you can eat e altre vicende e cose che succederanno e non succederanno, e incornicerei sempre quell’incantesimo e quell’incanto, quell’estasi dei sensi e quella pace dei sensi, che poi la vita è fatta di sbalzi, che non si può vivere in un incantesimo eterno… e allora accetto tutto questo sfarfallio dei sentimenti e degli umori dell’anima, perché questa è la vita, in tutte le sue sfumature, e cercare l’estasi, la perfezione, l’incantesimo e la pace dei sensi costante è pura utopia, saranno forse degli obiettivi, ma una vita nell’estasi o nel nirvana è chiedere ciò che non può essere… e gli umori si sbalzeranno, tutto tornerà a posto, a quiete, ad estasi ancora, ad incantesimo, a pace dei sensi che si prova dopo l’allenamento o quando l’anima si annera, o quando si estasia come ieri, ed è tutto uno sfavillio dell’anima in tutti i sensi, grazie anche a lei, e ad ogni incantesimo, che non si può vivere in un incantesimo eterno… è così anche l’ispirazione, l’ultima ispirazione, che voleva pretendersi ispirazione infinita, ci sono alti e bassi, vette e abissi, momenti di normalità, di quiete, ed ogni cosa, che questa è la vita degli umori, che tutto non può essere un incantesimo eterno… e la giornata andrà avanti, così come altre giornate, al di là di meno o più caffè, di tutte le nuove regole nate da pensieri schizofrenici, tutto tornerà alla quiete, nel ricordo di lei, che non si può vivere in un incantesimo eterno, come ieri, come stamattina, al di là della troppa caffeina, degli sbalzi e di ogni cosa, che non si può vivere in un incantesimo eterno…

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Che la via tantrica ed estatica della tailandese vanno oltre ogni arabesco dell’anima…

Seduto lì, sul marciapiede, sotto l’ombra di un albero, a godermi la mia sigaretta dopo gli attimi erotici con la tailandese, estasi erotica sopra ogni cosa, che scacciava tutti i pensieri della notte, con quell’insonnia che mi prendeva, alla sola idea di rivedere quegli amici che non mi va più di vedere, a sovrascrivere con l’anima gli antichi riflessi di una Lucy Lee coreana passata da tempo, che quegli attimi erotici con la tailandese valevano di più di ogni immaginazione, dopo che nella tarda mattinata quella febbre mi prendeva, anche a vedere le cinesine lì nel mio cortile, a ricordarmi sempre e sempre lei, la tailandese… che per un attimo sognavo di rivedere Alice, la carica erotica, il piacere, e anche se Rittsi mi diceva che è meglio pensare alla finanza che alle donne, la carica erotica era lì, che non c’era modo di vincere gli spettri della virtualità e delle immagini virtuali se non andare a cercare quella ragazza tailandese… la trovavo là, con la porta aperta, ad aspettare la cinese più grande, alla quale chiedeva se c’era quella più giovane, mi diceva che era andata via, e invece un attimo dopo, dopo che lei la chiamava, appariva, e al solo vederla sentivo tutto l’amore e la carica erotica per lei, in un misto di sensazioni tra il bar di Paolo e quello dei miei amici, che l’altra sera su WeChat mi dicevano delle loro mogli, delle altre loro amiche ormai tutte sposate, e che a me rimarrebbero solo le divorziate, sensazione che l’altra notte scatenava la mia passione per lei, per la tailandese, e fiumi e fiumi di energia erotica fluivano in me… la disperazione mista a quel senso di libertà e voluttà, lontano dai lacci del lavoro, di una relazione, di un’amicizia, il liberarsi della voluttà che mi infestava ieri notte come stamattina, per far scrosciare via pensieri religiosi che sono solo dei lacci dell’anima, che la intorpidiscono e la fanno deragliare… e mi ricordo ancora quegli attimi lì, seduto sul marciapiede sotto un albero, in quella via che era di Alina, e tutta la mia voluttà si liberava, come ai tempi passati, di allora, di Alina, e anche più indietro, quando quella città di periferia era il nostro luogo preferito, me e dei miei amici, per liberarci dai lacci della scuola, delle regole, amicizie adolescenziali che imparavano a rompere le regole, a lasciarsi andare a sensazioni orgiastiche e dionisiache, oggi come allora, come ai tempi di Alina, grazie alla tailandese… che l’altro giorno per strada vedevo un altro centro massaggi tailandesi, là per la strada, lontano da Milano, e tutta la mia anima si riversava in quegli antichi ricordi di Natale dove, davanti al palazzo di mia zia, a Milano, c’era sempre quel centro massaggi tailandesi, ed era forse l’unico momento che godevo di quei lunghi tre giorni, scappare da lì, dai parenti e lasciarsi andare a buddhismi tantrici con qualche massaggiatrice, che conoscesse tutte le arti per liberare la mente e il corpo dai suoi lacci… e oggi la tailandese sapeva andare oltre la notte con Lucy Lee e le immagini virtuali, oltre gli arabeschi della mente di una mattinata impazzita, che sapeva solo liberarsi quando vedevo le cinesine nel mio cortile, e sapevo che oggi sarebbe stata una giornata “off”, cogliere il momento e la carica giusta per liberarsi, e lasciarsi andare a momenti erotici senza uguali, che sapevano di più voluttà anche di Ana che rivedevo ieri notte, e quegli attimi sapevano di amore quasi con la mia ragazza, i suoi lunghi capelli neri, il suo corpo, le sue forme, la sua arte erotica, che tutti i lacci dell’anima erano tolti, tutti i sigilli, tutti gli arabeschi tra calendari alternativi e spiritualità altre, come una sorta di Zero Church dell’anima, come quella che raccontava Shion Sono in “Love Exposure”, e mai come prima mi sentivo più innamorato, appassionato e voluttuoso per lei, per la tailandese, anche oltre l’immagine di altre bariste, che oggi il suo volto lo fotografavo, lo baciavo, era mio, come lei sapeva darsi, e quei momenti di pura voluttà si riavvolgevano e andavano in onda di nuovo, in quegli attimi sotto l’albero all’ombra, che l’incantesimo sarebbe durato all’infinito, se poi ad un certo momento non mi fosse venuta voglia di un caffè, dopo quel pranzo blando per godere ancora di più, e mi alzavo solo in quel momento, alla ricerca di un caffè, alla ricerca dell’aria condizionata nella macchina, sempre più estasiato… tornavo al mio paesino di cui lei mi chiedeva, io stavo vago, per non nominare ciò che non ha bisogno di essere nominato, come il suo nome, il mio nome, e tutta l’estasi si liberava anche lì al bar degli altri cinesi, oltre la barista che non guardavo, la ragazzina più piccola, e nella mia mente c’era solo lei, la tailandese, il suo volto, il suo modo di fare all’andare via, quando mi apriva la porta viola, come quell’immagine di quel tempio tantrico tailandese, e tutta la mia anima si riversa su di lei, tutta la mia voluttà, che non temo neanche i prossimi giorni a mangiare all all you can eat, dai cinesi, tra cinesine più grandi e altra gente, camerieri islamici e albanesi, che tutti si risolve in quell’ascesi chiamata Bahaì, là dove il razzismo non esiste, nell’immagine di Abdul Baha che si pone tra gli altri che potrebbero dare fastidio all’anima e tutte le immagini degli altri di questo mondo, e oltre tutto questo, al di là, nel profondo c’è solo la voluttà della tailandese, che copre e silenzia i discorsi altrui di chi a volte mi ha circondato e mi circonda, tra i ricordi dei loro discorsi, dei loro toni e delle loro parole che vengono silenziate dal ricordo di lei, della tailandese, e dell’estasi erotica, che per un po’, mi dicevo sarò a posto, a tempo indefinito, anche al di là di tutte le immagini virtuali che sviano l’anima, la mente e il corpo, là dove ora, nell’estasi erotica, c’è solo lei, la tailandese… che ormai Ana è un ricordo lontano, si sa, è un ricordo della notte, e ora brilla solo il viola e la sua pelle, della tailandese, la sua bellezza da Good Morning Vietnam, tra immaginari di film di Hong Kong e sud est asiatici, dove la voluttà si liberava oltre ogni dove, in ogni anfratto della mente e dell’anima, in un buddhismo tantrico che scardina via pensieri e connessioni e riflessioni sbagliate, che tutto quanto è salvato dalla dannazione che stavo provando questa tarda mattinata, dannazione che poteva solo risolversi in voluttà, grazie a lei, la tailandese… e tutto sa ora di lei, le cinesine in cortile sono solo un riflesso lontano di lei, le immagini virtuali svaniscono di fronte alla voluttà, e niente più è virtuale e sintetico, ma diventa tutto vero e prende corpo nell’estasi dentro di me, nei ricordi e nel piacere, e non si sa neanche di cosa sarà fatta la giornata, la notte, forse di ricordi, e non più di immagini e parole seriali che vedevo le altre sere, tra quel “Death Note” che chissà dove recuperavo, per sapere sempre di Estremo Oriente, e anche il ricordo di quella giapponesina dieci anni fa e di più forse, quando a San Valentino mi regalava il cioccolato, segno di affetto, quella volta e quel desiderio di allora che si rifanno ora in lei, la tailandese, oltre tutte le amiche cinesi dei miei amici cinesi che una volta mi cercavano di presentare, mentre ora sono tutte disperse tra famiglia e altri affari, e immagini che non dicono niente di altre ancora su WeChat, e oltre tutti questi desideri di allora e di loro c’è lei, la tailandese, che sa di voluttà più di tutte… e vado oltre anche quei discorsi di mia zia l’altro giorno, tra quel gelato e quella torta di troppo, quei discorsi dei parenti tra le loro peripezie e sventure amorose e matrimoniali, che la via più giusta sembra proprio questa tantrica, che va al di là delle illusioni di relazioni forzate, solo per omogeneità con i più, e vivo di questa estasi e voluttà tantrica più di ogni discorso di relazioni matrimoniali e affettive disperse qua e là, tra cugini più lontani e più vicini, che la via tantrica ed estatica della tailandese vanno oltre ogni arabesco dell’anima… e di arabeschi per un po’ non ne vorrò più, non vorrò più perdermi come quel personaggio di “Love Exposure” e la sua lotta contro the Zero Church, dimenticate i lacci della relegioni, come mi dicevano, e solo l’estasi e la voluttà erotica fanno ciò che mille lavaggi del cervello e dell’anima sanno solo incasinare, nel viola di là dove sta lei e del suo vestito rosa, o nero e grigio, o rosso, e come quando si presentava oggi, che stava per andare via, con i suoi vestiti da ragazza come tante altre, come quelle che si vedeno a volte nei ristoranti, là dove nasceva tutto il desiderio, come quei giorni a Torino dai miei amici cinese, una settimana là a sognare e desiderare la loro cameriera, sempre vestita di nero e di rosso, ai tempi quando non sapevo ancora liberarmi dai lacci, e ora la voluttà e l’estasi ritrovano in me tutto ciò che sembrava perduto, e lo fanno rinascere sotto nuova forma, in forma di estasi che continuerà non si sa fino a quando, a tempo indefinito nell’estasi e nella voluttà… che ogni cosa sembra ora insignificante e inesistente, priva di consistenza, di attenzione, tra libri inglesi norvegesi da leggere, serie televisive cinesi e anime giapponesi, canzoni e musica, e ogni altra cosa, che mi darei ore e ore a musica new age tantrica e trascendentale, dimenticando tutte, tranne l’estasi e la voluttà erotica con lei, la tailandese, al di là di tutti i lacci dell’anima e di tutti gli arabeschi, il viola di là dove stava lei, e la sua arte erotica, quell’ombra sotto l’albero, e tutta la voluttà a liberare l’anima…

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Liberazione, nella chiara luce della mattina…

Sentire paradisiaco in questa mattina dopo una serata conclusa con una Heineken che conciliava la pace e il sonno, tutta la luce dell’anima stamattina si rivelava, anche quando passavo al bar a bere il mio caffè, a fumare la mia sigaretta, a raccogliermi nella luce ritrovata e nella tranquillità, oltre tutti i ricordi e grazie alla liberazione di Marina, che ieri sera non rispondeva, ed era già motivo per festeggiare la liberazione da lei, e da Barresi, e da inutili discorsi… mi perdevo nella chiara luce della porta sublime dell’anima, verso Valeria e oltre, al di là di tutte quelle lasciate come Ana, dell’ultima tailandese che sarà quando sarà, al di là del tempo e dei suoi calcoli, della fredda razionalità che è inganno, e questa luce avvolgeva ogni dove, in questa mattina, che non ci sono calcoli da fare, o nuove regole da inventare, nuovi divieti, essere più elastico come diceva anche la Colombo, e perdermi nella chiara luce… la giornata andrà avanti così, con i soliti buoni propositi, questo sentire che forse verrà alterato dall’inferno che a volte sono gli altri, dal caldo torrido che ormai è luglio agosto settembre, al di là di ogni riscaldamento globale, mi perderò forse in libri, musica, film, senza averne davvero bisogno, ma intanto la liberazione da Marina e da Barresi hanno fatto di più di ogni cosa, insieme a questa chiara luce mattutina, le parole di ieri con Mustafa, gli sguardi e le parole di intesa con Valeria stamattina, al di là di ogni desiderio erotico che sarà ed è stato, pura chiara luce della mattina, che meritava una qualche invocazione e liberazione, che quasi mi verrebbe voglia di leggere Ka di Calasso, qualcosa di mistico orientale, come una volta facevo con il sufismo, con i libri di Mishima, con tutti quegli oggetti che non possono mai però arrivare a comprendere la chiara luce della mattina che si risveglia nella quiete dopo una domenica passata finalmente a riposare, senza più essere incollato al pc, ai libri, al tablet, al lavoro, alla musica, e la mia anima si liberava di Barresi, di Marina, di tutte quelle appendici culturali che ultimamente era tutto un’esagerazione… è estate, e un po’ di liberazione ci voleva, e questa domenica e questa pura chiara luce della mattina non la vorrò dimenticare, per indicarmi la vera via di ogni cosa, al di là di ogni fenomeno passeggero, e lascerò ancora che questa chiara luce bianca mi invada, oltre Valeria, oltre ogni cosa, e vorrò ancora liberarmi e liberarmi, ispirato da questo sentire, o vivere semplicemente così come viene, nella chiara luce della mattina…

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E poi, il nero dell’anima, che ritornerà, dopo l’esaltazione, a dare quella tranquillità oscura che mi permette di vivere, dopo l’esaltazione delle ultime bellezze femminili….

Quante cazzate, quest’oggi, domenica, giorno ufficiale delle paranoie, dalla mattina a leggere “Il messia secondo gli ebrei” e ascoltare musica mizrahi, passare al bar, dopo pranzo, a comprare le sigarette, a bere il caffè, a stare il pomeriggio a chiedersi perché mi sentivo così, perso, senza più gli amici con cui scambiare due cazzate sbagliate, non sapere che fare… girare di qui, di là, con la macchina, fare il giro dei paesi qua attorno, e alla fine fermarsi al bar di via umberto primo, quello vicino alla fermata del treno, a bermi una coca cola zero, ascoltando di sottovoce le due italiane ventenni che parlavano tra loro, dei loro tipi, le loro storie, la gente che vive, dicevo, e io che mi perdevo tra il rosso e il nero dell’anima, la depressione estiva, che tutto vorrebbe distruggere, vedevo anche passare Julian, quello della fabbrica dei sapori, e per un attimo l’Albania dell’anima si risvegliava, a ridarmi energia, a sconfiggere le mie paranoie… non sapevo che fare, e me ne tornavo a casa a guardare un film russo, con in mente forse Loena, forse Marina, la lingua russa che ascoltavo stamattina su Rossija24, quella del servizio sull’antisemitismo 2.0, in Germania, l’antisemitismo dei giorni nostri, ed era da lì che partiva la lettura del “Messia secondo gli ebrei”, lettura inutile… tornavo a casa e messaggiavo a Marina, chiedendole come va, senza aspettarmi chissà quale risposta, non mi va, l’ultima tailandese è più forte di lei, mi dicevo, e tutto quello che ho vissuto in questi mesi… cominciavo a guardare un film russo, “Yeshyo adin god”, e mi fermavo dopo venti minuti, la fame era troppa… andavo dai turchi, per mangiarmi una pizza, e mi sentivo come a casa mia, quella strada che mi ha insegnato di più a vivere di qualsiasi altra cosa, come l’altra mattina quando parlavo con quell’albanese, quando rivedevo al bar le puttane albanesi lì presto, quando rivedevo Julian, quando sentivo le due italiane parlare dei loro tipi, quando ripensavo a Loena, Marina, Valeria, a tutte le cose sentite di qua e di là in quella via, quella strada che almeno mi ha più insegnato a vivere dei discorsi con Barresi e Fisichella, la vera realtà della strada, la mia vita, le mie esperienze vivendo tra le strade, frequentando la vita, e non la depressione… mi fermavo a mangiare lì, una pizza, fregandomene delle mie paranoie sulla dieta, si metteva più in là a mangiare anche Mustafa, un kebab, si scambiavano due parole, “Anche voi mangiate a quest’ora?”, “Non c’è ora per mangiare, quando hai fame, mangia…”, “Davvero… ” gli dicevo, e pensavo e ripensavo alle ultime avventure, alle prossime che saranno, quando hai fame, mangia, pensavo, e sta tutto lì, al di là di ogni ascetismo depressivo, al di là di tutto il controllo schizofrenico delle pulsioni, perso, così, sulla strada, la mia maestra… e la lezione doveva arrivare anche più tardi, quando me ne uscivo dalla pizzeria dopo aver scambiato due parole sulle frecce tricolore, dopo l’inno d’Italia, “Sono bravi! Eh? Non come me, ma sono bravi…”, “Ahaha”, “gli dicevo, “E sì, fanno acrobazie…”, e me ne andavo, dopo che l’altro turco diceva forse qualcosa di volgare, indicando con le mani il gesto del sesso femminile, e mi veniva da sorridere… “Decidevo di andarmi a prendere un decaffeinato al bar dei mille, il bar che quest’oggi un po’ mi mandava in paranoia, il bar dei mafiosi, il bar dove ogni volta mi innamoro di Loena, di Valeria, di chiunque, e chi c’era lì? Miryam… Miryam… vestita di rosso e di nero, come me, coincidenze del caso, che mi sarebbe venuto spontaneo da dirle: “Cosa ci fai qui la domenica sera?!”, ma non le dicevo niente, ordinavo il mio caffè decaffeinato, lo bevevo e me ne andavo senza salutare, mentre ero estasiato dalla sua vista, che mi faceva riaffiorare ricordi dell’ultimo periodo, quell’ultima sera che l’avevo vista lì al bar, quando parlava del suo nuovo lavoro, quando guardavo la partita insieme agli altri, quando forse c’era ancora in ballo Marina, ancora il lavoro con Dong Dong doveva cominciare, non mi ricordo… e non mi ricordo neanche adesso, ricordo solo le parole di Loena, quando mi diceva, di Paolo, è innamorato, innamorato, forse lo sono anch’io, ma non so di chi, forse di questa nuova vita, che mi rimette in piedi dopo le paranoie di questo pomeriggio, questa vita su una semplice via, con quel rosso e nero dell’anima che si colorava di nuovo con i vestiti di Miryam, i suoi pantaloni rossi, la sua maglia nera, la sua bellezza, al di là di ogni immaginazione, quanto lei mi colpiva in quell’istante, che svelava forse la verità, l’esaltazione, o forse l’inganno, e i giorni prossimi sveleranno il tutto, adesso che non mi va di ritrovare di nuovo la tailandese… non mi aspetto una risposta da Marina, né la voglio, né voglio sentire altri discorsi come quelli delle due italiane là all’altro bar, tra università cattolica e tipi e tipe e quant’altro, né voglio immischiarmi in quel genere di vita, di esperienze, né voglio risentire gli amici parlare male uno dell’altro, che non ci si comprende più, voglio solo vivere, al di là di tutte queste cose che la vita e la strada insegnano, al di là dei miei cambiamenti d’umore lungo tutta la giornata, lungo tutta la settimana, e non mi va più neanche di prendermela con quelli lì del bar, che a volte fanno i superterroni, me ne frego, di tutto e di tutti, al di là di questa malavita, rimango ancora estasiato, più estasiato che con Loena, che con Marina, che con Miryam, che con la tailandese, che con Valeria, che con chiunque altra, mi perdo così, e mi perdo, contento solo di aver superato le paranoie di questo giorno terribile, la domenica, e non so però neanche se domani mattina avrò ancora voglia di andare al bar, rivedere le solite facce, le solite sigarette, il solito caffè, andare alla fabbrica dei sapori e incrociare di nuovo Julian, e rivedere tutti gli altri, i vari cinesi e le cinesi, Eri e gli altri camerieri, parlare con mio padre, con Marco, dimenticare i lacci estremi che mi avevano posto dottori e dottoresse, le mie paranoie domenicali, al di là delle mie paranoie e dei miei demoni domenicali, al di là di ogni associazione sbagliata di immagini parole e idee che ogni tanto mi tormentano, inutili bicchieri d’acqua nei quali mi perdo, e non mi va più di stare lì ad ascoltare amici che ormai non avevano più niente da dire, né altri commenti di altri che lavorano con me, niente di niente, neanche le inutili letture bibliofile, Marco e Michela, e le altre, e mi perdo pensando al volto delle ultime ragazze viste, la tailandese, Miryam, Loena, la giovane bibliotecaria bionda, e non rimane niente, più niente, solo questa bellezza femminile che mi invade, bellezza che non mi va di far mia, dove tutto qui sfugge, e si rivela, in una domenica sera che si è svelata più di quanto non mi potessi aspettare… E la settimana comincerà lo stesso, con il caffè, con un pacchetto di sigarette, con il lavoro, vestirò ancora di nero, come un vero monaco ortodosso, al di là del rosso e del nero di quest’oggi, che ritrovavo in Miryam, pura oscurità dell’anima al di là dei piaceri che mi sono concessi quest’oggi, come il motto di Mustafa, mangia quando hai fame, di orari non ce ne sono, vera guida per non lasciarsi catturare da demoni e paranoie, come altre parole ascoltate per la via, come altre ragazze viste per la via, la tailandese, Miryam, Loena, la giovane bibliotecaria bionda, al di là di Marina, che era solo un ricordo lontano, tra le onde oscure della depressione strisciante, tra il nero oscuro e il rosso e il nero, al di là di invocazioni a divinità che non esistono, la magia della bellezza femminile, tutto qui, e poi, il nero dell’anima, che ritornerà, dopo l’esaltazione, a dare quella tranquillità oscura che mi permette di vivere, dopo l’esaltazione delle ultime bellezze femminili….

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E in questa alchemica estasi dorata e tantrica e in questa dimensione spirituale oscura sei perso per sempre…

La musica albanese, i vocalizzi cantati estasiati, la notte, il delirio per il cellulare nuovo, il huawei, cinese, come l’ultima esotica tailandese, non riuscire a dormire, tempeste di pensieri, sviamento dell’anima e dell’energia erotica, svegliarsi la mattina non più sognando i macchinari della fiera, ma sognando asiatiche e desiderandole, come l’ultima tailandese che ieri, sotto la musica new age tantrica, mi rivelava la fine statua dorata del Buddha con un lungo pinnacolo appuntito sulla testa, visione tantrica di una divinità dorata che estasiava allo stesso modo di questa mattina a passare apposta al bar per vedere Valeria, e rivedere in lei l’estasi erotica con Alice, con la tailandese, l’estasi asiatica che mi invade, e mi fa ricordare di Chris Supertramp Giuffrè, lui che sta facendo il giro del mondo in Asia, con la statua del Buddha posata sulle sue braccia, lui insieme alla sua tipa, lui che sta facendo come un viaggio indiano, quando l’anima si perde del tutto, forse lui per la sua tipa o non so che, estremo oriente, esotismo che affascina, estasi dorata e tantrica che invade me stesso, e mi perdo sempre di più in questo estremo oriente dal quale non voglio uscire, che si manifestava la prima volta là in quel bar dove sorseggiavo vodka e chattavo con Marina, eppure la carica erotica sapeva di estremo oriente… e sono pieno di estremo oriente, tra immagini e dizionari pieni di ideogrammi, film e libri, musica new age, immagini del Buddha, ragazze esotiche orientali, che ora che non mi faccio più di Valium, zolpeduar e alcol tutto si manifesta nella sua chiarezza, il desiderio erotico che ritorna, la voglia di vivere, e un desiderio ascetico di rimanere sempre in questa condizione di estasi, che si manifestava stamattina passando da Valeria, senza dire niente, desiderandola, rievocando la tailandese e Alice, e tutto si estasia, anche leggere Yukio Mishima in inglese, anche non dormire sembra ora far parte di quest’estasi che vorrei mi invadesse sempre di più, e vorrei solo riprovare infinite volte quello che ho provato l’ultima volta dalla tailandese, estasi erotica e tantrica sopra ogni cosa, che la musica new age di ieri rievocava… la magia del dopo l’estasi erotica che continuerà ancora per qualche giorno, non lo so, che darmi alla meditazione o raccogliermi mi sembra ormai inutile, ora che tutto è svelato, l’estasi erotica orientale e tantrica che va al di là della Russia e quasi al di là di quei libri di Pelevin un po’ buddhisti ed esoterici, che anche nella Russia ritrovo l’Estremo Oriente, l’Oriente, il tantrismo e l’estasi, e sogno la notte e la sua carica mistica che mi invadeva anche solo al rivedere la sud americana dai tratti un po’ asiatici, vera figura che mi conduceva dalla tailandese, nella pura estasi erotica e tantrica… e la vorrei ancora e ancora, in questa sete di estasi, che mi sembra irraggiungibile la scarica oscura a metà mattinata, quella che chiude l’oro dell’anima, per lasciare spazio al nero… eppure sono qui, conteso tra l’oro e il nero, come un tempio mistico, e si aprono mille immagini e mille fantasie, tutte stagliate dentro una doratura dell’anima che sa di Oriente, dove immagini e parole e suoni si sinestetizzano, per lasciar spazio ad un innamoramento erotico che può solo trovare se stesso nel silenzio e nell’estasi… e tanti automatismi della mente e del comportamento se ne vanno via da soli, svaniscono, vengono barrati, non ci sono più, e tutto va oltre, va avanti, si svela dopo l’occultamento, e la giornata va avanti da sé, verso tutte le visioni estasiate, che della politica, dei simboli religiosi, dei discorsi altrui ne faccio sospensione e oltrepassamento, nel mio pantheon di simboli e immagini che si concludono in una visione tutta oscura, o di pura luce che si staglia nel nero dell’anima, e quest’ascetismo esoterico dorato mi fa mangiare, fumare e bere di meno, come se solo nell’estasi potessi io vivere, e tanti automatismi si disperdono così, liberandomi nello spazio infinito dell’estasi esoterica dei giorni dopo la tailandese, che quasi la luna che una volta adoravo, le stelle e la luna sono niente confronto alla visione dorata e nera dell’anima, che mi sembra di tornare ai tempi di Leida, quando tutto il desiderio era per lei, e questa volta per l’estremo oriente invece, dopo lo sviamento senza fine di Ana e delle mie visioni bianche, coraniche e sedate, un po’ drogate, un po’ oppiacee di lei, che mi portavano via verso un qualcuno che non ero, visione offuscata di me stesso che si era perduta in quei mesi di sviamento, che ora si riversano in quest’estasi tantrica dopo la tailandese… non capisco come una volta cercavo risposte nelle parole scritte, nelle immagini dei film, nei testi delle canzoni, nella musica e nelle note, come se l’arte in tutte le sue forme potesse supplire a quella sete dell’anima che invece si risveglia solo con l’erotismo tantrico e le sue ragazze, o nei momenti di svenimento ed estasi ascetica oscura, quando ti sembra ti manchi ogni cosa, eppure è in quell’istante che scopri la verità della dimensione spirituale oscura, e sei sempre preso tra l’oscurità e l’oro dell’anima, tra una luce bianca che si staglia nello sfondo nero delle immagini mentali, ed ogni cosa è estasi nelle sue diverse forme, che ti perdi in Valeria, Alice e la tailandese, e nella loro assenza, e nel loro desiderio, e nella musica, e nei film, nei libri e nelle canzoni, solo per trovare te stesso quando tutto ciò ti sta lontano, e diecimila appendici e supplementi dell’anima non servono più, in quegli attimi dove fai ordine ed evapora il caos dell’anima di un’estasi erotica e tantrica dorata e nera e spirituale che ti avvolge in diecimila modi diversi durante la giornata e durante la notte, che sei sempre più perso e più ritrovato allo stesso tempo… estasi tantrica dorata e dimensione spirituale oscura… che dei vecchi riempimenti illusori e svianti dei tuoi pensieri non sai che fartene, ora che le parole non contengono più altre parole, ma solo i moti della divinità si colorano in modo diverso, e le parole vengono oltrepassate da quest’estasi, per lasciare spazio all’infinito dei giochi di parole, là dove regnerebbe solo il silenzio e lo sciabordio di sfumature dentro di te… non sai definire bene questo stato, eppure ti ritrovi finalmente come ai tempi dell’università, dove altre ragazze ti circondavano, dove ora altre ragazze ti circondano e ti hanno circondato, nel muoversi della vita di ogni giorno, ed ogni sfumatura è vivere quest’estasi dorata e tantrica e ogni dimensione spirituale oscura… che ti perderesti sempre di più in arte su arte, sospenderesti il mondo e la sua povertà, la sua insignificanza e piattezza, e non vorresti più sentire parlare gli altri che ti attorniano, solo per darti ad una full immersion di arte in tutte le sue forme, per godere del dopo la tailandese come non mai… e ti ritrovi così, in quest’estasi tantrica dorata e da dimensione oscura, e aspetti solo che l’alchimia dell’oro trapassi nel nero e il nero nell’oro e nel bianco e in questa alchemica estasi dorata e tantrica e in questa dimensione spirituale oscura sei perso per sempre…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Di un’estasi tantrica e di un sogno tailandese…

Il desiderio della cinese, ieri sera, la notte, la foto di Kaylani Lei, la sua bellezza, che l’altro giorno andava al di là dell’idolo induista Shiva, lo sterminatore dei mondi, l’incenso che non c’era più là al centro commerciale, la voglia di un nuovo cellulare cinese, Huawei, senza sapere perché, il ricordo erotico di Alice, e la voglia di una ragazza come Kaylani Lei, come quella sud americana abbondante, erotica, leggermente scura di pelle, dai capelli neri come il nero corvino… nero corvino dell’anima, come quella bottiglia di vodka standart, dai contorni delle uova Fabergé, russkij standart, che la Russia ritornava con la sua carica dopo che passavo quattro giorni in fiera con mio padre e Marco, a girare gli stand, a perdermi qua e là, a fermarmi a parlare una mezz’oretta con quei russi, e quella russa che mi ricordava Amalia, cancellando una volta e per tutte il ricordo di quella amica russa che niente s’aveva da fare, il ricordo di Ana nel sottofondo, quella russa dello stand che sembrava Amalia, e quei russi lì che facevano business ricordavano un po’ quei mafiosi russi di dieci anni fa, quelli che mi dicevano: “Non andare da lei, vai dalle altre!”, e mi tiravano un pugno in faccia, loro, scendendo da quell’auto che era una jeep nera, con i vetri oscurati, mafiosi russi… la stessa sensazione di serietà, e io con la mia barba, il mio nero vestire, che rievocavo il Rasputin dell’anima, e il Putin dell’essere, conteso tra lingua russa, italiana e inglese, con tutta la serietà di questo mondo, e l’ascetismo oscuro alla Rasputin, tra una vodka che non voglio più bere, e io che non vorrei più avere voglia di bere, di mangiare, di fumare, ascetismo oscuro che ritrovo sempre ogni volta che vado a mangiare al ristorante, ascetismo oscuro che mi guida, svarte kriste, e la luce fantasma che mi guida nei miei svenimenti ascetici, e le parole che non considero più quando passano nella mia testa, attendendo sempre la rischiarazione di una luce bianca fantasmatica, nell’ascetismo oscuro… perdersi ieri notte per quel desiderio erotico, desiderare qualcosa al di là di Ana e Alexia, che vedevo la notte prima sempre là, le due sorelle romene, perse per strada, volere qualcosa di più estremo, forse una sud americana, vagamente simile a Kaylani Lei, la pornografia, il desiderio… uscire di notte come un estasiato, e vagare di qua e di là per la via, nessuna nuova là per la via, e adocchiare, come facevo la notte prima, un altro centro benessere, incuriosito dalla possibilità di farmi servire da un’altra cinesina, magari più giovane di Alice, più carina… e mi fermavo lì, a due passi dalla sud americana, nel nuovo centro massaggi addocchiato, apriva la porta una cinese sui 38 anni, carina, più o meno alta come me, dal fare estrememente gentile e pacato, la voce dolce, entravo nel centro e chiedevo cosa faceva, le solite cose, la mia fissa che andava via, e il desiderio che si risvegliava in me, un desiderio profondo, una voglia di compagnia femminile, e qualcosa di più… niente, le dicevo, un’altra volta, e me ne uscivo e andavo a riprendermi la mia macchina, per fare ancora qualche giro, per capire cosa farmene della notte, e quel desiderio impazzito ancora riverberava in me… giravo di qua e di là, e ritrovavo la sud americana che mi addocchiava, lei e i suoi seni abbondanti, i tratti del suo volto un po’ asiatici, ma se volevo l’Asia era lì a due passi, mi fermavo con la macchina a un centinaio di metri, e mi lasciavo andare al desiderio della cinesina… ed ero là, davanti all’entrata, con i piedi sopra il tappetino rosso con le scritte in cinese, e attendevo lei… apriva la porta e davanti a me si presentava la sua bellezza asiatica, un po’ tailandese, i suoi vestiti con la gonna ampia e larga, che risaltava i suoi fianchi, le curve delle su gambe, una giacchettina che risaltava i suoi seni abbondanti, la sua minutezza e la sua abbondanza… entravo e mi faceva entrare nello stanzino, colorato di arancione, forse di viola, forse di rosa, con l’unica immagine appesa, quella del volto di una ragazza disegnato stilisticamente, la musica soffusa, non la musica pop, ma una musica ambient, che rilassava e ti metteva a tuo agio, mi aspettavo lei che si cambiava, e quando rientrava vestita di un’altra gonnellina, più sexy e più carina allo stesso tempo, volevo subito lasciarmi andare al suo corpo, alla sua bellezza, la bellezza di quella tailandesina, come quel centro massaggi che vedevo sempre anni fa, quel desiderio di quel massaggio tailandese, quel desiderio erotico di sempre… mi faceva sdraiare con la schiena libera per potermi massaggiare, mi chiedeva se volevo l’olio o no, no, le dicevo, e cominciava a massaggiarmi, e io, davanti a lei sdraiato avrei voluto perdermi nel suo corpo… e cominciavo a perdermi, toccandole le gambe, il culo, e mentre lei massaggiava io mi perdevo nel suo corpo, sfioravo i suoi seni, li accarezzavo, e vedevo quel volto illuminato di quella ragazza tailandese, e mi perdevo nel suo corpo, in quei vestiti leggeri come la seta… mi voltavo sul lettino e lei si avvicinava a me e poi lei cominciava a servirmi, e in quegli attimi mi sembrava di aver raggiunto il paradiso buddhista, il buddhismo erotico e tantrico, il vero massaggio tailandese, mentre io continuavo a godere della sue pelle, dei suoi vestiti, del suo corpo che accarezzavo, mentre vedevo di fronte a me il suo viso da cinese tailandese, e godevo e godevo in quegli attimi, mentre lei mi chiedeva se era la prima volta lì con lei, sì, le dicevo, e sognavo in quel momento infinite volte ancora, con quella sua dolcezza, e continuavo a godere di lei, del suo corpo, della sua bellezza, e in quei momenti paradisiaci la mia anima si liberava nel paradiso tantrico e buddhista di un massaggio tailandese, e il suo volto mi compariva, della stessa bellezza e fascino e incanto di Kaylani, oltre Kaylani Lei, oltre ogni cosa, e godevo… mi ripulivo un attimo con la carta che mi serviva, e mi faceva di nuovo sdraiare, lei e il suo fare incantato, mentre la musica di sottofondo continuava, mi diceva di continuare il massaggio, e mi risdraiavo… in quei momenti, in quei venti minuti la mia anima si liberava, e i suoi massaggi mi facevano rendere conto di quanto ero ancora un po’ teso, sul collo, sulla testa, mi massaggiava la schiena, e le gambe, che mi facevano un po’ male per l’allenamento del giorno prima, eppure godevo ancora di quella musica nel sottofondo, per elisa, e poi altra musica new age, esotica, orientale, che mi vedevo lì in quello stanzino, a godere come non mai sdraiato mentre lei mi massaggiava, e in quegli istanti, sotto la musica new age e al suo fianco, vedevo la statua del buddha dorato femminile, e mi sembrava di essere in Tailandia, quel desiderio erotico antichissimo, essere in Tailandia, come un re, servito dalle sue concubine, oppure un soldato americano perso in Estremo Oriente, tra la giungla del sud est asiatico, le statue e i templi buddhisti, gli insegnamenti del buddhismo tantrico, e quell’immagine del buddha dorato femminile mi invadeva l’anima, e godevo ancora dei suoi massaggi, di quel relax, di quella musica new age, e la mia anima si perdeva in quell’oro dell’anima dalla tailandese, così la chiamavo dentro di me, la sconosciuta dolce ragazza cinese, la tailandese… e arriva il punto che poteva bastare, l’estasi tantrica avvenuta, mi alzavo, mi rivestivo, mentre lei si sciacquava, si puliva, e al vederla così sembrava una specie di mogliettina asiatica, tutta premurosa, tutta dolcezza ed erotismo, un sogno tailandese… mi rivestivo e lei mi accompagnava fuori, e godevo ancora di lei, al vederla, con quei suoi vestiti, la sua gonnellina bianca e nera, ricordando la dolcezza dei suoi tessuti, della sua pelle, dei suoi seni, e me ne andavo con un sorriso dell’anima che sapeva d’Oriente, mentre lei mi salutava come solo una ragazza tailandese avrebbe potuto salutarmi, con l’anima in sobbuglio di un’estasi tantrica e di un sogno tailandese…

Mi fermavo lì davanti, in piedi, a fumarmi una sigaretta lì all’angolo, camminavo ancora intorno alla sud americana, mentre mi finivo la mia sigaretta, e lasciavo liberare i sensi e l’estasi tantrica e il sogno tailandese in me, e la notte si liberava così, in quell’estasi, in quel sogno, e niente più era come prima, la musica new age m’aveva invaso, lei e la sua bellezza, la dolcezza di quella ragazza, e tutto diventava estasi tantrica e sogno tailandese, e niente più era come prima…

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E in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…

Cosa mi sveglio ogni mattina per leggere libri e guardare le notizie? Per andare al bar e non dire niente, a parte comprare le sigarette e bere il caffè che fanno male? L’unica cosa che resta sono lo sguardo di Loena e Valeria, e per il resto è pura follia di consumo culturale, di cerebralismi, di cose che non stanno né in cielo né in terra, come quel libro su Leopardi, sul nulla, sulla tecnica, sulla poesia… Leopardi che mi ricorda la calligrafia che è appesa nello studio di Saverio, e ad una settimana dalla visita divento sempre troppo cerebrale, che non riesco più neanche a rapportarmi con gli altri, divento autistico, io e le mie letture autistiche, che di poetico non rimane proprio più niente… e sarà forse la razionalità del lavoro, l’orario prestabilito, il lavoro da tecnico riparatore manovale che fa male, tutta pura razionalità scientifica, e nessuna anima… certo sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, circondato da ragazze, che sempre avevo voglia di ragazze, di parlare, sognavo, vivevo in una costante poesia, e le mie pagine di allora lo dimostravano, se solo non fossero andate perdute in un accesso di disperazione… ma fa niente, sono sempre me stesso al di là delle pagine scritte, che anche i filosofi più antichi avevano getto nelle fiamme i propri scritti, e ora come ora l’unica cosa che davvero mi fa stare male è questa superrazionalità, le regole rigide, il non bere, sforzarsi di non fumare, cercando algoritmi ogni giorno che mi facciano diminuire le sigarette, cercando altri algoritmi per perdere peso, o almeno non mettere su più peso, altri algoritmi e altra matematica per andare a dormire all’orario giusto, non mischiare la chimica, svegliarmi presto per dedicarmi subito a qualcosa che non sia il lavoro, ma la poesia, l’arte, la letteratura, la meditazione… e ogni mattina, è più forte di me, vado sempre al bar, per comprare le sigarette, o forse per vedere l’unica parte di femminilità che è rimasta: Valeria, Loena e Bruna, e in giornate come queste superrazionali non mi va neanche di Alice, Ana o Kaylani Lei… che il contrario della razionalità a questo punto non è per forza il desiderio erotico, ma anche la poesia, l’arte, la letteratura, il cinema, le canzoni, stare insieme agli altri, e vivere… vivere, nessuno mai ce l’ha insegnato, diceva quella canzone, e ora come ora ciò che mi manca è proprio il vivere, che tutta la giornata è una continua battaglia tra la superrazionalità e il niente, i sentimenti che quasi non esistono più, l’ossessione continua di sigarette, caffè, cibo, letture autistiche, che della vita non rimane più niente, e anche parlare con gli amici non ha niente di esistenziale, ma è tutto incentrato sulla critica di film, di arte, che di vita non rimane proprio più niente… sfumata l’idea di fare amicizia con Sissi, lei, già fidanzata, già innamorata, e poi chissà perché c’era la mania delle ragazze cinesi, dopo Alice, dopo lo sviamento di Valeria, che non mi capisco più neanch’io… che sento una tensione senza fine, una costante tensione di stare sveglio, stare attento al lavoro, usare la testa per lavorare, che di poetico in quest’esistenza non rimane niente, neanche i film che consumo o i libri che consumo, o le canzoni, ed è tutto iperrazionale, che quasi ho nostalgia dei miei afflati spirituali, che ora, in questa mattinata non ci sono più, perché, anche se mi mettessi a pregare e meditare non farei altro che chiedere razionalmente le solite cose: fumare di meno, mangiare di meno, non abusare di alcol e valium e tutto ciò che stordisce, o adorerei soltanto quel desiderio erotico che vorrebbe stordirmi e farmi perdere la ragione… e tra razionalità e irrazionalità, istinti e pulsioni, vorrei davvero vivere una vita al massimo, sregolata, solo per provare l’ebrezza dello stordimento, degli estremi, mentre qua, con tutta questa razionalità, tutto viene a noia e non c’è più un’emozione, neanche un afflato religioso che ti faccia sentire vivo… maledetta la giornata che ho ritirato fuori le tesi di università, i libri sul nulla di Severino e Givone, maledetta la filosofia, la razionalità scientista di quegli amici avventisti, loro e le loro diete, le loro regole rigide che fanno impazzire, e ora come ora vorrei solo provare un afflato religioso, un’estasi mistica, o un desiderio erotico senza fine per Alice, o per non so chi, per Ana forse, se solo lei non mi rimandasse a tutta l’ortodossia dell’anima, come stamattina vedevo riflessa negli occhi di Loena… i suoi occhi azzurri, come quelli di Katia, quella bellezza che ormai non c’è più, quell’innamoramento che si era perso per Valeria, per le ragazze cinesi, per Alice, e ora che la razionalità pura mi fa visita tutto diventa noia, apatia, piattezza, assenza di sentimenti ed emozioni, e mi sento iperrazionale, ipercaffeinato, ipercaffeinizzato, che di passione non ne rimane più nessuna… e vorrei le sensazioni degli estremi, i no limits, come quelli delle pubblicità, e invece tra dionisiaco e apollineo mi ritrovo ora nella parte più apollinea di me, che di orgiastico e di dionisiaco non rimane niente, forse per non perdermi in Valeria, che rimando invece a una notte che sarà con Alice, o con Ana, o con Alexia, se solo all’estremo opposto dell’apollineo non ci fosse per forse il dionisiaco, e forse aveva ragione Cioran, in un semplice aforisma: “Tutto si risolve in desiderio e assenza di desiderio…”… Eros, Thanatos, Logos, ecco gli estremi, le tre punte dei miei sentimenti dell’ultimo periodo, cadute negli abissi della morte, tra musica black metal e spunte di depressione, desideri erotici tra Alice, Ana e Kaylani Lei, e poi la razionalità assoluta, quella rievocata con il ricordarmi di essere laureato, e aver ricordato le tesi, quei libri di filosofia, che non vanno d’accordo con la carica erotica, e neanche con la depressione, i tre estremi: Eros, Thanatos, Logos… l’uomo è un animale razionale, dicevano… e non si sa mai se vinca di più la parte animale o quella razionale… che quanto sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, dove non dovevi prestare troppa attenzione ai tuoi ragionamenti, a parte nei periodi sotto esame, e per il resto dell’anno potevi ubriacarti, e darti ad Alina, a Leida, a Xhuliana, ed eri circondato di ragazze, di profumi femminili, e la tua anima era in costante subbuglio, e ti dedicavi, forse innamorato, alle lingue e alla poesia, come se fossero l’apice di tutto, dove potevi esaltare in parole i tuoi sentimenti, sublimare la passione, e darti poi a tutta la carica erotica la notte, ispirato dalle ragazze di università, dalle lingue, mentre ora qui a lavorare è tutta pura razionalità, professionalità, se non fosse per la vicinanza dei tuoi, degli altri, se non fosse che le uniche ragazze rimaste sono Alice, Ana, Leona, Bruna, Valeria, le cameriere dei ristoranti, e non sai più a chi darti, non sai più se perdere la testa o essere razionale, o darti ad occultismi esoterici, per invocare il Thanatos dell’anima, o se invece devi adorare l’erotismo e lo stordimento, o una giusta via di mezzo, che trovi nella razionalità nel Logos, e un giusto equilibrio di comportamenti e pensieri con gli altri, e ti mancano forse gli estremi, lo stordimento, le passioni esagerate, l’esageratezza di una volta, e di questa stabilità non sai quasi cosa fartene, ti viene a noia, e ti sembra quasi di essere diventato un robottino, che consuma libri, consuma canzoni, consuma film, cerca di lavorare, ma non sa mai cosa fare, a parte perdersi ancora in letture automatizzate, come se dovesse scrivere un’altra tesi, o chissà che, mentre l’università è finita ormai da tre anni… ma anche se l’università è finita il logos c’è sempre, e non c’è l’alternarsi funesto di eros e thanatos, è giusto cercare una via di mezzo, al di là anche di deliri ed esagerazioni, sempre al limite di questi estremi: Eros, Thanatos e Logos… e non sai che fartene della mattinata, perché guardare France24, perché non leggere “Runaway horses”, perché non darti al raccoglimento, o stordirti con qualcosa? E il sopraggiungere della razionalità sa di noia, che quando sei devastato rimpiangi l’equilibrio, e quando sei in equilibrio rimpiangi il devasto… che a volte anche parlare con gli amici non basta più, loro e le loro idee di scrivere storie, diventare degli artisti, degli scrittori, dei cineasti, dei fotografi, quando oramai hai capito che è tutto diventato economia aziendale, marketing e psicologia dei consumi, anche nel campo dei prodotti di consumismo culturale, e dell’opera del genio romantica rimane solo il vago ricordo, ormai è tutto burocratizzato, analisi dei costi e dei profitti, pura razionalità che sta attenta ai temi più in voga, a ciò che gira nell’aria tramite le ricerce di mercato, le ricerche su internet dei consumatori, ed ogni nuovo prodotto culturale è altamente studiato dal marketing, come dicevamo anche l’altro giorno con gli amici, e dell’opera romanticamente ispirata non rimane più niente, salvo forse qualche azienda indipendente, che non conosce nessuno, sia nei libri, nei film, nei fumetti, nel cinema, nella fotografia… e manca, ciò che manca, in questo universo ora iperrazionalizzato è l’esagarazione, la passione, il devasto, come me, ormai da troppo tempo sobrio, che quasi ho nostalgia dell’ebrezza delle passioni, delle esagerazioni, e tutto diventa noia, raziocinio, apatia, e non c’è più neanche l’afflato mistico, l’estasi dei sensi, e solo vagamente ricordo le estasi erotiche, alcoliche e musicali di una volta, che riempivano queste pagine, e quanto mi mancano i tempi dell’università e le sue passioni… così, stirato tra questi estremi, Eros, Thanatos e Logos non so più cosa fare, non c’è più niente da fare, c’è questa vita che va avanti, al di là di ogni estremo, e in questa stabilità anelo al ritorno del devasto, e in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…

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Attendere la quiete senza fare niente, al di là del sogno di Sissi…

Ed esageri con il caffè, cerchi di stare sveglio e non addormentarti nel pomeriggio, dopo una mattinata di lavoro, dopo che il giorno prima filava tutto liscio, e nel pomeriggio invece ti perdi a sfogliare pagine su pagine di quel fumetto giapponese on line, cercando di andare oltre le pagine in russo che avevi letto di quel romanzo che non diceva niente, rimani incollato al tablet, non sai che fartene dei libri che riporti in biblioteca, di quel buddhismo che dovrebbe calmarti, invece in biblioteca leggi come uno che non ha niente da fare, e non sai che fartene della gente lì in biblioteca, torni a casa mezzo schizzato, con quelle sigarette elettroniche che fumi e ti fanno sentire isterico, non sai che fare e anche un episodio di black mirror non ti calma, mangi la tua cena in dieci minuti, non di più, un po’ di verdure, una fetta di carne impanata, e senti tutta la pulsione dentro di te di mangiare all’infinito, sei carico da matti, e per tranquillizzarti prendi la tua eucarestia chimica prima del tempo dovuto, smetti di guardare il film a metà, prendi e vai a camminare, convinto che ti possa rilassare, e sulla via incontri gente di ogni tipo, ragazzini, un’anoressica, l’altro kebabbaro turco che torna dal bar, e ti senti rincoglionito, con quella eucarestia chimica che comincia a fare troppo effetto, stordendoti ma non dandoti il sonno, torni a casa e bevi un nescafè per riprenderti, troppo, troppo forte, dopo cinque minuti il quinto caffè della giornata diventa anche troppo, e cominci a sentire ancora quei nervi fuori posto, che cominci a gridare come un disco dei “Theaters des vampires”, ascolti quella musica, sperando che ti calmi, e maledici la giornata perché non hai svolto qualche esercizio di karate e taekwondo, per sfogarti, cominci ad avercela con tutti, con tuo padre che bestemmiava quando ti versavi un bicchiere di vino rosso che poi buttavi via, alcol maledetto, maledici tua madre e la sua amica mezza psicopatica che pure la sera le faceva visita suonando al citofono, scleri da vampiro, da invasato, da camicia di forza, senti tutto te stesso andare fuori di nervi, senti un qualcosa che ti prende da dietro la nuca e ti fa gridare da camicia di forza, troppo carico, troppo energico, e la voglia di riposare, di dormire, che non c’è, e ricorri alle tue solite venti gocce di valium e poco più, ti sdrai sul letto, nel buio della notte che finalmente si avvicina, e non serve neanche più pensare ad Ana, ad Alice, a nessuna, e lasci che il nero della notte ti avvolga, e quello spegnersi di te stesso dopo le gocce di valium, e accogli la notte e il suo buio, la sua oscurità finalmente silenziosa…

Ti svegli la mattina con il sogno più bello della notte, Sissi, che era la tua ragazza, un sogno erotico, dove tu con lei passavi l’ultimo dell’anno assieme, a casa tua, in mansarda, o sul letto, mentre i tuoi guardavano, ma tu ti perdevi nei suoi occhi, nel suo sguardo, nel suo corpo, Sissi, la compagna cinesina dei tempi dell’università, che è un po’ di tempo che stai pensando di scriverle qualcosa, ma poi non scrivi perché tanto sai che il ragazzo lei ce l’ha già, un sardo dell’università che si erano innamorati in università, un sardo più ricco di te, più tranquillo, meno studioso che non si è neanche laureato e lavora alla rinascente, e allora non le scrivi, e ti ricordi solo il sogno della notte, quando rivedevi lei e il suo sguardo, la sua calma, che l’altro giorno quando passavi alla feltrinelli incrociavi una cinesina che le assomigliava, una cinesina bassa dal volto ovale e dai tratti leggeri, e invece era un’altra cinesina, in compagnia di un altro cinese, il suo tipo, e in quell’attimo ti saresti mangiato con gli occhi lei, la sosia di Sissi, che non era lei, che l’unica attrazione nella libreria era davvero lei, al di là dei libri che vedevi sulla religione, sull’antropologia, e che andavi oltre pensando al tuo libro sul sufismo, un libro che non è un libro, un po’ come quei libri zen sul buddhismo, trovare la verità al di là delle parole scritte, dei libri, e immaginavi un portale dalla luce bianca che andava oltre tutti quei libri, quelle scritte, e per un attimo ti sentivi salvo, se solo la voglia di Sissi non fosse scaturita dentro di te, non l’avessi mangiata con gli occhi, e ti perdevi, ti perdevi come nella notte il sogno di lei, di Sissi…

E stamattina non vai neanche al bar, per vedere Loena che fa il caffè, per comprare delle sigarette, di cui non hai bisogno, per verificare il tuo stato d’animo in mezzo agli altri, non hai voglia di andare al bar e non hai voglia di perderti in libri, in telegiornali in francese, oggi che è festa, festa dei lavoratori, e non c’è niente da fare, non sai se uscirai con gli amici questa sera, improbabile, ci si vedrà come ogni sabato sera, come l’ultimo sabato sera, dove si rideva e si scherzava, dove si stava bene, salvo poi tornare a casa di notte e strafarti di dolci, che quando mai, dicevi, il giorno dopo a correre, a stare a dieta, e anche oggi ti dici di stare a dieta, di caffè, di sigarette, di cibo, che cominci a dubitare che stai davvero bene, come dicevi a Saverio l’altro giorno, lì stavi bene perché eri sul lavoro, eri impegnato, non avevi mille grilli per la testa, questa tua mente che si disperde tra mille cose, libri, film, musica, lingue, quando non hai niente da fare, e vorresti qualcosa di preciso da fare, qualche occupazione, non del tempo libero che non sai come riempire, e lo riempi di caos impazzito e schizzato, e non vai al bar, che tanto un doppio caffè la mattina ti accorgi ormai che fa male, non ti preoccupi più degli oggetti nella stanza e del loro presunto significato simbolico, che tanto l’anima va oltre i simboli, quell’arte dell’anima che vive in te, quel programma audiovisivo incorporato in te che è la tua mente impazzita, e vorresti solo andare al di là di tutti i fenomeni, per rimanere con niente, trascendere il mondo di pulsioni e voglie di consumo, e quel libro della psicologia dei consumi ti aiuta a capire i meccanismi impazziti di questi oggetti simbolici da comprare, da disporre, e vai oltre trascendendo tutta questa economia simbolica, solo per rimanere con il nulla, per un attimo, e il sogno di Sissi nella notte che colora di immagini, di quel suo nero vestire, di quella sua pelle, e quei suoi occhi e capelli neri, che non sai più cosa fartene del mondo, degli oggetti, dei libri, dei film, delle canzoni, che rimane solo il sogno di lei, un sogno perduto che vorresti solo andare oltre scrivendole qualcosa che non le scriverai mai, e pensi che in fondo quel libro sul buddhismo, quel dizionarietto cinese con tutti gli ideogrammi del mondo possano bastare a trascendere questo tuo mondo dentro di te, e sogni solo il fana islamico sufico, il nirvana buddhista, approdare sulle soglie del niente per porre fine a questa energia e voglia di vivere che non trova sfogo, e sei stanco di sopprimere tutta questa energia, e non sai più come vivere, tra gli estremi dell’energia in eccesso, le soppressioni dell’anima, e le invasioni di nulla che aspetti, che il tuo stato d’animo è costantemente in ribollio, e non trova mai pace, eppure l’unica cosa che hai imparato è questa: attendere la quiete senza fare niente, al di là del sogno di Sissi…

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Tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore…

“Oh, listen to them
The children of the night
What sweet music they make”
[From Bram Stoker’s “Dracula” (1897)]

May dreams be brought that I might reach…
The gentle strains of midnight speech
And frozen stars that gild the forest floor

Through the swirling snow
Volkh’s children come
To run with me, to hunt as one
To snatch the lambs of Christ
From where they fall…

From where they fall… to snatch the lamb of Christ… ancora, ancora una volta, tutta l’estasi di essere stato con Ana, la ragazzina romena che mi diceva che andrà in Inghilterra a settembre, che raccontava delle sue serie tv turche, quelle telenovela dove si amano, si ammazzano, finiscono in prigione, si lasciano… la Romania, l’Inghilterra, da romanzo ottocentesco, Dracula, il drago, il serpente, il demonio, quello che mi ha portato via nell’ultimo periodo, da quando decidevo di andare con sua sorella Alexia, e tutto il caos di impormi di non vederla più, Ana… Dracula, drac, che ora diventa drag, dragostea, amore, le sottili differenze di altre lingue, come quella canzone, dragostea din tei, amore dei gigli, m-amintesc ochii tai, mi ricordano i tuoi occhi, come Eugenia che è ritornata a farsi sentire su Facebook, su Instagram, lei che è scappata negli Stati Uniti a sposarsi come Oana era scappata in Italia, come Ana scapperà in Inghilterra, come quel film, Occident, di donne che prendono e lasciano tutto e scappano via, per sposarsi, per andare via dalla Romania, “In Romania si sta male”, diceva Ana una volta… e questa musica, che fa cortocircuito tra Ortodossia dell’anima e Black Metal inglese, la bandiera con la croce inglese, e la croce di Sant’Andrea, come l’altro fratello di Ana, di un anno, Andrei… tutto ritorna, il cerchio si chiude, dopo essere stato in un’altra dimensione da settembre a marzo, tra terrori chirurgici ed evasioni estremo orientali, ci voleva il volto di Ana, la sua bellezza, le sue parole, a farmi tornare a provare il piacere e il languore di essere con lei, l’erotismo e il languore… che tutto ora diventa un flusso di immagini e associazioni, come ogni volta capita dopo l’erotismo, quando il languore si impadronisce di te, e non sai più se ti stai facendo crescere i capelli per assomigliare a un cantante black metal e o ad un monaco ortodosso, quando non rimane più niente intorno a te, quando il mondo finisce e rimane solo l’amore per lei, come quando la vedevi seduta là nella macchina di sua sorella targata Romania, ad aspettare la fine della notte, nei suoi abiti da ragazza normale, quella draculità dell’anima che porti dentro, tra erotismo e languore, e sogni depressivi e neri, note black metal e canti ortodossi, quando ti vesti di nero perché non rimane più niente, neanche le icone ortodosse di quella chiesa dove cadevi in estasi, vent’anni fa, quando un’altra ragazzina romena ti si presentava davanti mentre tu stringevi il tuo dizionarietto di cinese italiano, come se fosse un grimoire esoterico da cui trarre le parole, e vent’anni dopo quel sogno si realizza nell’erotismo con lei, con Ana, che oggi al finire di leggere 1Q84 di Murakami vedevi in Aomame, lei, Ana, anche quando si suicidava, anche quando il protagonista Tengo andava al di là di suo padre, di sua madre, per cercare lei, chiunque lei sia, e qualcosa di più profondo del solo erotismo e del sole languore ti colpiva… quasi barcollare dall’estasi e dallo sviamento, dal languore, non sentire più bisogno di caffè che gli altri giorni ti facevano partire i nervi, insieme all’alcol, facendoti sentire dentro una canzone black metal, dove si urla come infestati dal demonio, e l’anima non ha pace, saltano tutti i nervi, e ogni connessione, solo per riprovare esperienze estatiche dove capivi che tutto era dovuto a quel demonio che ti infestava, anche le altre volte nei periodi dove stavi male, indipendentemente dalla notte, dalla strada, perché l’altro giorno altro non eri che al parco e in biblioteca, a farti, come un black metallaro, di alcol e caffè, senza riuscire a dormire come un barbone sulla panchina del parco, tra le piante, tra la natura, e il demonio si impossessava di te, come troppe volte nell’ultimo periodo… al di là del black metal, al di là dell’ortodossia dell’anima, c’era solo Ana e tutti i sentimenti e la carica erotica per lei, la ragazzina romena che ti ha sviato più di tutte nell’ultimo periodo, al di là di oggetti magici da posizionare attorno alla stanza che non è più tua, come dei cerchi magici, perché ora non c’è più luogo, tutto si apre come una primavera che sboccia, e non c’è più differenza tra giorno e notte, aperto e chiuso, e ti senti l’anima invasa di un languore che non sai definire, e ritrovi tutto il languore di un tempo, e non sai che fartene dei caffè, dell’alcol, della musica, e vivresti solo di queste sensazioni, perso per sempre tra le sue parole e quelle degli amici, e delle altre persone che ti sono passate affianco, e dei consigli altrui, e tutto era solo per lei, solo per lei, Ana, che fa rinascere il tempo e chiude il circolo indemoniato dell’ultimo periodo… non ti perderai come i tuoi amici dietro sogni e utopie di successo e fama e soldi, o di ragazze conosciute davanti ad uno schermo di un cellulare, a perderti inseguendo miraggi di puro ed esclusivo erotismo, ti perderai invece al confine tra un cantante black metal e un monaco ortodosso, dilaniato tra l’amore e il demonio, drac si dragoste… e perdi e riacquisti ancora la tua identità, dopo le ultime prove, gli ultimi giri nei mondi dei demoni, e rinasci a nuova vita in una domenica che non sai più neanche come chiamare, delle emozioni che non sai più come definire, e non scapperai più da te stesso alla ricerca di quieti d’altrove che non esistono, perché tutto era in te, per lei, Ana… e non saprai che fartene del pomeriggio, della notte, dei discorsi degli amici, di quelli con gli altri e dei tuoi genitori, andando oltre tutto, le parole parole della politica, gli stessi libri e le stesse altre dottrine, l’immaginario che scaturisce in te da questo languore, lo sviamento, la costruzione di divinità che diventavano idoli d’oro, oggetti magici, talismani, grimoire, quando in te vive solo l’amore per lei, e il demonio che si insidiava sempre sembra ora in esilio… con delle ali dorate su delle vesti nere cadi, from where they fall, cadi come un angelo caduto per sempre questa volta per lei, non per Alexia, non per Leida, non per Alina, e ti ricordi di allora, di quando c’era Katia, e non c’era la scuola, non c’era il lavoro, e le vertigini della libertà, delle giornate e delle settimane senza paletti, senza punti fissi, pura vertigine della libertà ti faceva provare lo stesso sviamento di oggi, tra litanie coraniche e canti ortodossi, deliri dell’anima e ricerche spasmodiche di sensi mistici, quando tutto era dovuto all’erotismo e al languore… ma non vorrai più perderti ora che hai trovato l’orientamento dell’anima, al di là di lei, dei periodi oscuri, del demonio che ti tormentava, e anche nelle vertigini della libertà sai ora trovare l’equilibrio… come quella gente che vedevi passeggiare ieri notte là a Milano tra le vie dell’Isola, coppiette varie, innamorati, non angeli caduti e perduti come me, disperati a volte di trovare un senso e una direzione in questa vita, capivi loro, il loro perdersi, il loro cadere, e il loro non perdersi più, tra le parole degli amici che scivolavano via, come insignificanti, appartenenti a mondi che non hanno conosciuto sviamenti, demoni sussurranti, abissi e vette, solo per rinascere insieme agli altri, alle altre nel ricordo di lei, in quel bicchiere di vino rosso che rifiutavi al Nord-Est, al di là di quell’altro barista dai capelli lunghi come Cristo che ti serviva la birra il giorno prima, al di là della stessa cameriera bionda, delle donne che vedevi stamattina al bar, del silenzio che fa parte di te, per non perderti e disorientarti tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore… che ti vengono in mente mille cose come fasci di luce e sinestesie musicali e linguistiche, tutto che fa parte del languore quando il demonio stessa si dissolve in un languore senza fine, e l’angelo caduto in te sembra tornare a sentire la divinità, tutto per lei, per l’erotismo per Ana, al di là di tutte quelle che ricordi, Andra, Xhuliana, Alina, Leida, Alexia, Katia… ti ricordi ancora le estasi dello sviamento, del languore, dell’estasi, sai dove va sempre la tua anima ogni volta, e questa volta si libera, sa di essere se stessa, sa che basterebbe pensare a lei, ad Ana, dove sarà, cosa farà, quando sarà, chi sarà, come, come ai tempi di Katia, lo sviamento in te e la sua realtà là fuori, chissà dove, la fantasia e i deliri senza limiti, i mondi paralleli, le cose che non esistono e la fine del mondo, della fantasia, dell’irrealtà, là dove cala un sipario nero e una luce bianca, tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore, perderti ancora e ritrovarti, in tutto il languore per lei, Ana…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

E mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…

Bersi un caffè e comprarsi le sigarette al bar, come ogni mattina, dopo l’altro caffè della mattinata, rito propiziatorio della giornata, dopo che ieri sera rivedevo Ana e tutto l’erotismo tornavo in me, quando godevo con lei, che scacciava i vecchi pensieri di quella demone cinese, 妖怪,e il mondo poteva ricominciare… non c’erano oggetti amuleti magici nella mia stanza, tutto era fatto di vuoto e di luce, come quelle pagine sullo zen che sto leggendo, che non ha più neanche senso perdersi in domande inutili, come quel libro intitolato: “Dio esiste?”, che vedevo là in biblioteca ieri, quando andavo a guardarmi il film cinese
倩女幽魂, la versione vecchia dell’87, e quella nuova, del 2011, e poi ricominciavo 神雕侠侣, la lingua cinese che suonava più bella della lunga e noiosa lingua russa, le parole che scorrevano più dolcemente, nel ricordo anche di Valeria, e quella lingua che mi era più congeniale, più bella, più pulita, ora che in questo periodo vado sempre al ristorante cinese giapponese a mangiare, e la voglia di Oriente ritorna… mangiare lì e per un attimo perdermi in paranoie sulla dieta, come quando ieri andavo dalla dottoressa di base per capire se dovevo perdere chili o meno, un po’ fuori di testa, che quella capiva, alla fine della visita, chea avevo davvero bisogno della mia chimica giornaliera… e poi le parole di chi mi passava di fianco quando correvo, chi diceva di andare a donne, chi mi passava di fianco correndo, con un pallone, tutta l’energia che in me risiedeva, pronta a esplodere, e la tranquillità, e le parole di Maria Teresa sul lavorare ogni giorno, la mia tesi più difficile: impegnarmi costantemente sul lavoro… e lavorare… chiamare ieri sera mio fratello per fare gli auguri di compleanno a mio nipote, 13 anni, i suoi regali, l’inter che ha vinto sul milan, una pizzata insieme quando sarà, in compagnia… giocare l’altro giorno a “King of fighters”, come ai tempi degli amici cinesi, godere ancora di quel gioco, dal nemico finale imbattibile, ma godere ancora di tutte quelle mosse, quegli effetti speciali, come un ragazzino, giocare a quel gioco che per me era come se fosse nuovo, forse innervosirsi dopo un po’, ma divertirsi lo stesso… Cina, Giappone, Estremo Oriente, che in questo periodo mi piacciono i libri sullo zen, quell’arte buddhista, tutto il pantheon di divinità, che è qualcosa di nuovo da apprendere, e quella riflessione sull’illuminazione che scaccia via tante sovrastrutture costruite sul niente, drammi sentimentali passati, vacuità delle illusioni che si presenta in sé lasciando spazio all’anonimità dei pensieri, alla loro inconsistenza, a le false credenze spazzate via dal desiderio e dalla bellezza di Ana, che ieri sera rivedevo… godere della sua bellezza, della sua voce, del suo viso, anche quando mi chiedeva della mia amica russa, Marina, che scompariva come scompariva anche Alice, la 妖怪,quando rivedevo il volto di Ana, così simile a Inna, davanti a me, la sua bellezza che mandava via anche discorsi inutili degli amici, le loro fisse, e io che mi perdevo in lei, che era quasi la chiave di volta di tutto, pensarla ancora, immaginarla ancora là all’angolo di una via, con i suoi pantaloncini, le calze, la sua maglietta rosa, la sua bellezza di fianco a sua sorella Alexia, e tutto l’erotismo che si liberava, e la tranquillità dell’anima che sto imparando da quei libri zen, l’assenza di immagini, di distrazioni, di concetti e astrazioni, tutto che si liberava così, che ancora adesso l’unico pensiero va a lei, alla sua bellezza, alla sua voce, al suo corpo erotico… e poi lei, che mi diceva che ero un po’ triste nell’ultimo periodo, io che le dicevo che in quest’ultimo periodo stavo cercando di riflettere, o meglio, fare mente locale, spazzare via un sacco di cose, fare chiarezza, e che ero stato tranquillo nell’ultimo periodo, anche senza la mia amica russa, che non mi piace, né nel parlare, negli argomenti, nella lingua, nell’aspetto, quando diceva che aveva intenzione di sposarsi, e tutto veniva spazzato via dal volto e dalla voce di Ana, dal suo volto, dalla sua bellezza, ogni cosa veniva lanciata nel tunnel del passato, che non mi va neanche a stra qui di ricordare, e tutto me stesso si colorava della sua bellezza… anche quando stamattina andavo al bar, e mi ricordavo Bruna quando mi guardava e diceva fra sé: “Kelly…”, come ad indicare una ragazza che non c’era più, quella ragazza che era Ana… adesso essere ancora un po’ stordito da quel doppio caffè, che i pensieri affiorano e vanno via all’impazzata, se non ci fosse il pensiero di Ana che da tutta la tranquillità, il dolce ricordo, la sua bellezza, che inutile star lì a invocare divinità lontane, che mi assicurino la giornata nei suo vari aspetti, e anche andare al ristorante cinese non è più niente, demoni femminili ormai sigillati dal ricordo di Ana, da quel film sui fantasmi cinesi, da quelle immagini di Buddha e quel libro sullo zen, quelle pagine di Haruki Murakami, che la vita va avanti lo stesso, al di là della tristezza che Ana vedeva in me, al di là della tristezza che io vedevo in lei, al di là degli umori un po’ gravi, che vincevano attraverso le parole con lei e tutto l’erotismo… Ana, Ana, che ci voleva proprio lei, ci voleva proprio lei e per un po’ andrà bene così, senza astrazioni e convinzioni sbagliate, senza sovrastrutture inventate per spiegare la mia vita, la mia vita è semplice, è fatta di lavoro e studio, di gente con cui parlare, e niente di più, nel ricordo di Ana, che anche tutti i battibecchi immaginari con le persone che incontro non esistono più, spazzati via dalla voglia di lei e da lei, Ana, che mi sembrano stupidi tante di quelle pensate che nell’ultimo tempo affioravano in me… e forse è vero come mi dicevo ieri, quando mi ispiravo allo zen per cercare l’illuminazione in me, che non aveva più bisogno di paradisi artificiali fatti da chimica, alcol, estasi mistiche, ma era solo la voglia di lei che faceva girare ancora tutto me stesso… e continuerò così, appacificato dall’Estremo Oriente, a continuare a studiare quei libri, leggere ideogrammi, guardare serie tv cinesi, leggere Murakami, guardarmi quell’arte buddhista, al di là di ogni divinità, ortodossia immaginaria dell’anima, che nascondeva solo Ana e forse anche sua sorella Alexia, e tutto evaporerà da sé, ogni costrutto immaginario e artificiale, finché ricorderò Ana e la sua bellezza e l’erotismo con lei… non so che farò stamattina, prima di lavorare, guarderò forse come ormai è abitudine qualche telegiornale, in inglese, francese, italiano, russo forse, mi perderò nelle immagini, nelle parole, forse senza pensare a niente, forse solo ad Ana, a nient’altro, alla vacuità che è in me, all’inconsistenza di cose del passato che dovranno svanire, e tutto si perderà via così, come un sogno, come un ricordo di Ana, e invece di costruire astrazioni le vedrò andare via, evaporare, lasciare il velo di Maya, lasciar perdere la voglia di leggere questo, sapere quello, impormi una disciplina ferrea tra dieta e sigarette, perché tutto se ne andrà via da sé, si perderà nell’aria, senza più l’attaccamento a concetti e astrazioni nate dal nulla, oggetti magici, parole magiche, ora che la voglia di Ana fa evaporare gli ultimi terribili mesi, adesso che sono di nuovo appacificato con l’Estremo Oriente, e con l’Oriente, e potrò ancora darmi alla Cina e al Giappone, alla Russia, a ogni cosa, finché il volto e la bellezza di Ana faranno sparire ogni astrazione, e la vacuità dimorerà in me… guarderò la tv, leggerà libri, guarderò film, lavorerò, mangerò, fumerò come ogni giorno, forse di meno, in quell’ascetismo che fa parte di me, e mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…