Il sorriso celestiale di lei, in questa musica dalla magia infinita…

E voglio ricordarla così, con dei momenti belli e sereni, ora che la mia cantante manelista preferita è morta: Denisa, oggi, di domenica, domenica 23 luglio 2017, e non ho parole… quante volte l’avevo ascoltata ai tempi di Andra, che non mi ricordo neanche più le infinite note e canti che uscivano dalle sue canzoni, Andra, Andra, Andra… e anche ai tempi di Eugenia, quando credevo ancora che ci potesse essere una qualche storia, che quell’amore platonico potesse portare a qualcosa, e mi avrebbe solo portato invece a smettere di bere, a smettere di credere di essere un superuomo, un filosofo, una persona distinta dalle altre per chissà quali assurde qualità… Andra, Eugenia, e ora anche Anna, con la quale avevamo scambiato due parole su Denisa che stava per morire, è morta, e mi piange l’anima, non sarà più la stessa cosa ascoltare ora le sue canzoni, non ci sarà più forse quella magia, che aveva contraddistinto le ultime settimane, insieme a lei, insieme ad Anna, quando non volevo pensare a quello che diceva Eugenia, Veronica, Iulia, di non ascoltare le manele, finché solo le manele riuscivano a darmi quella serenità con i loro motivetti incantati e ipnotici… è morta questa cantante, si spegne quasi il sogno di Anna, la magia, forse ritornerà, non si sa, mi rimane tutto l’oro di questa musica, tutti i sogni di allora per Eugenia, tutto il ricordo lontano della Romania, quelle valli, quei monti, quella chiesa ortodossa, quell’atmosfera che sapeva di umanità, nei bassifondi della vita trovare la speranza, quando tutto non è ancora perduto, quando ancora ci puoi credere che un futuro è possibile, che bisogna lottare, mettersi in pace, ma lottare… è morta questa cantante e muore anche una parte di me, dei miei ricordi, non so più come presentarmi il futuro, so solo che anche la morte è presente in questa vita, come quando moriva mia nonna nel 2013 e la notte tutta l’energia andava verso Xhuliana, in quelle notti piene di voluttà… c’è anche la morte, quella che mi fa paura, quella che mi fa chiedere che ne sarà di me tra qualche anno, se non avrò imparato a lavorare, se non sarò in grado di mantenermi, tutte le preoccupazioni di questo mondo, ma alla fine non è morto nessuno, è solo morta questa cantante, anche se la sua arte continuerà a vivere in eterno, e forse anche i ricordi di queste ragazze, che accompagnavano la sua musica nella mia fantasia: Andra, Eugenia, Anna… ed è una domenica strana, dove ho troppa paura del lunedì che arriverà, del lavoro, con quella carica che mi dava una volta Leida per lavorare, quella carica che non c’è più, sepolta forse dai troppi scherzi dei colleghi e di altri, è morta la mia cantante preferita, tra un po’ Anna tornerà in Romania, con Marina non so cosa ne sarà, così come non so cosa ne sarà del lavoro, della vita, degli studi… ricordo solo un post di una volta su Facebook, nell’account di Denisa: una bambina che baciava un’icona più grande di lei, lasciarsi andare alla fede, alla speranza, alla carità, anche là dove vedi che il mondo è fatto di persone cattive, dove la cattiveria a volte è dappertutto, non si perde la speranza di un giorno migliore, di un periodo migliore, questo sentire preoccupato potrà pure passare mi dico, e poco alla volta riconquisterò quella sicurezza che avevo negli anni di università… la vita va avanti, anche quando muore la tua cantante preferita, anche quando la notte non corrisponde esattamente ai tuoi sogni, anche quando gli studi non sono sufficienti per creare lavoro, cercherò lo stesso di darmi da fare, e guarderò al futuro, dove forse c’è Marina, per adesso, dove per adesso c’è un minimo di lavoro, c’è la voglia ancora di ragazze come Anna, che mi appare nella sua bellezza, con la sua musica piena di energia, la sua voluttà, il suo sorriso che illuminava la notte, coloravo il blu scuro del cielo nel celeste del giorno sereno e dei suoi vestiti, c’è anche chi sta peggio di me, non mi posso lamentare più di tanto, non pretendiamo troppo da questa vita, non può essere una costante salita, una costante ascesa, ci sono momenti e momenti, come la morte della mia cantante preferita, la magia di questa musica, i ricordi e i desideri inspiegabili a essa legati, e nella notte e nel giorno risplende ancora il sorriso celestiale di lei, e si disperde ancora in questa musica dalla magia infinita…

Questa scura pesantezza…

“Non mi ricordo come lo vuoi, normale o lungo?” “Cosa?” rispondevo senza aver capito bene cosa sussurrava la barista, Bruna, quella più grande di qualche anno, sempre vestita di nero, “Il caffè…”, “Non lo so, è uguale…” “Ah, come viene…” rispondeva mezza sorridente lei, e dopo qualche secondo mi porgeva la tazzina sul bancone del bar… non avevo voglia di scrivere, di rimettere assieme i pensieri, dopo che ieri mi guardavo l’ultimo film di Cristian Mungiu: “Baccalauéreat”… film romeno dove solo in Romania la gente può parlare così, che sembra che strascichi le parole, che sia troppo stanca per parlare, tutti mezzi spenti, che quando parlano sembra che piangono, come diceva un’amica ucraina una volta… film che dipingeva i mille difetti degli uomini, delle donne, delle ragazzine, con quel padre troppo preoccupato per la maturità della figlia, pronto a spedirla in un’università inglese pur di farla scappare dal nulla rappresentato dalla Romania, dalla mancanza di prospettive… la figlia che il giorno prima della prima giornata di esami viene assaltata da uno che cerca di stuprarla, ma non ce la fa, il che non lascia la giovanissima priva di emozioni negative, a dover combattere lo shock… il padre che ha una relazione segreta con una trent’enne, già con un figlio di sei o sette anni, divorziata, la moglie di lui che ormai non partecipa più attivamente alla relazione, che si preoccupa solo della figlia, lavora stanca in una biblioteca e continua a fumare sigarette… la polizia corrotta che suggerisce al padre Aldea in questione di truccare gli esami della figlia rivolgendosi a persone di dubbia reputazione, e cominciano i guai… la figlia che non vuole truccare gli esami, lei che ad un certo punto vorrebbe anche non andarsene in Inghilterra, ma rimanere in Romania, vicina al suo ragazzo Marius, il quale il giorno dell’aggressione passava proprio di lì, davanti a lei, vedeva ciò che stava per succedere ma tirava avanti, senza neanche completare la chiamata alla polizia… un mondo dove ognuno pensa per sé, un mondo senza prospettive, l’inganno degli anni ’90, dove Aldea e la moglie tornavano al proprio paese convinti di poter cambiare le cose, di poter ripartire dopo la caduta del comunismo, e invece le solite magagne, la solita corruzione, la solita povertà e disonestà, e nessuno più che pensa agli altri un minimo, un mondo di puro individualismo, in un paese povero senza risorse… tutta la raffigurazione di una Romania di quella gente che cerca di sopravvivere lavorando onestamente, Aldea, dottore, ma di certo non upper class, visto l’appartamento lugubre in un quartiere da niente dove vive, storie di giovani che vendono macchine rubate dalla Germania, lo stupratore che non viene preso, la polizia che più di tanto non può fare, se non scoprire ad un certo punto i contatti malati di Aldea, che viene anche indagato… un film che dipinge quel mondo depresso romeno che vedevo ormai una quindicina di anni fa, forse di più, dove davvero non c’è niente, non c’è una borghesia che dia l’esempio, non ci sono risorse economiche, ognuno cerca di andare via da lì, c’è diffidenza, e si sogna solo l’Occidente, come anche si vedeva bene in uno dei primi film di Cristian Mungiu: “Occident”, appunto… le critiche sparse anche alla chiesa, ai pope, che più che superstizioni e gente a cui fare ultimo appello non sembrano essere, come veniva ampiamente descritto in “Dupa dealuri”, penultimo film di Mungiu… sì, non c’era davvero niente, non una nota di solarità, di vivacità, di positività nel film, forse solo nell’ultima scena, dove la ragazzina alla fine chiede al padre di farle una foto insieme ai suoi compagni, il giorno della premiazione della maturità, a scuola, il suo sorriso, il sorriso di questa adolescente che si avvia all’età adulta, e dove in tre quattro giorni di esami ha visto tutto quello che può essere la vita adulta, la fine dell’età dell’innocenza, il padre con una relazione segreta, il matrimonio che si sgretola, l’indifferenza per la nonna che sta morendo di una malattia al cuore, lei che consigliava di farla stare lì la nipote che tanto in Romania si cambierà quello che si può cambiare, poco alla volta, senza farsi prendere dalla smania di arrivare, di arrivare in Inghilterra, là dove la figlia non vuole più andare, un mondo fatto di individualismo e dell’ognuno pensa per sé, l’egoismo dell’amante trentenne che vuole saldare quella storia segreta, quella trentenne che ormai ha in mente solo il figlioletto, e questo padre che si preoccupa troppo, fa di tutto per cambiare le cose, ma alla fine sembra solo commettere errori, incapace davvero di dare un corso alle cose, se non in peggio, se non capendo che alla fine è davvero difficile far cambiare il mondo e le cose attorno a te…

Film che mi rimaneva così, in testa, pensando alla Romania, all’ultima ragazza, a quel mondo senza prospettive, a come anche lei avrà deciso di venire qui, come anche una volta avrà potuto decidere Alina, lei con una figlia in Ucraina, qui a vendersi, che tanto là non c’è davvero niente, non c’è lavoro, non ci sono prospettive, gli uomini si ubriacano e delinquono, ognuno pensa a scappare, ad andare via, perché non c’è niente, come anche vedevo quindici anni fa o di più, là a Iasi, in Romania, con quella donna, Oana, che pur di venire qui sposava forse un po’ di comodo un italiano, per sistemarsi, avere la nazionalità, e ricominciare qualcosa che là proprio non si può avere… ah, queste donne dell’Est, questo mondo dell’Est, che è a volte davvero la mia ispirazione infinita, e non mi sembrava neanche di camminare per le vie della mia periferia italiana ieri sera, se non fosse stato per le persone piene di sorriso, ancora, che mi circondavano, quella gente che portava a spasso le nipotine, che giocavano, andavano sui roller blade, un giovane marito e una moglie con figlio che giravano anche loro attorno al cimitero, lui correndo, lei e il figlio in bicicletta, per qualche motivo di salute forse, o forse solo per benessere, una foto di una giovane famiglia come tante, e le macchine che passavano, belle macchine, di chi forse ha un lavoro decente, il lavoro che in confronto alla Romania qua ce n’è, visto anche i tanti romeni e romene che vengono qui a lavorare, una parvenza, una speranza di futuro, dopotutto non siamo in Romania, e anche le voci, le parole italiane erano più vive, meno spente, meno sussurrate, che non quelle del film, e di molti romeni o romene che ogni tanto sento parlare qua attorno…

Me ne andavo a dormire così, senza pensarci troppo, senza esagerare con il computer e la sua roba, quella serie televisiva che ricominciavo a guardare in inglese, “The vampire diaries”, che non mi faceva più sprofondare nel ricordo nero di Alina, serie che riuscivo a guardare, in inglese, anche dopo quel colloquio andato male, io che se adesso penso al lavoro non saprei da che parte voltarmi, con quell’agenzia che mi aveva chiamato, ma poi non si è fatta più risentire, anche se diceva che avrebbe richiamato, io che non rispondevo per noncuranza… e quella sera dove dovevo darmi al bere per vincere la prigione che mi sembrava di sentire, sempre la stessa casa, la stessa gente, quei lavori da meccanici, di mio padre, di Marco, del vicino, quell’alcol che bevevo forzatamente, mentre mi tornavano alla mente tutti i deliri antialcolici, dai musulmani che passavano, ai Bahaì dentro di me, agli avventisti come Eugenia, l’altra ragazza romena a cui pensavo in questi giorni, lei ormai sperduta in Malesia, in un “health center”, quell’alcol che proprio non mi andava giù, mentre ieri scoprivo che Romania, Ucraina e Russia sono tra i primi paesi più alcolizzati del mondo, l’alcol, la droga dei poveri, dei poveracci, quelli che bevono per disperazione, come anche una volta a me succedeva, e che dicono che bevono sia per disperazione, ma anche per fare festa, non si sa, l’alcol che provoca liti famigliari, percosse, violenza, come anche da me una volta succedeva, con mio padre, l’alcol, la Romania, il lavoro…

E non pensavo più di tanto al lavoro quest’oggi, mi bastava stare così, a casa, a leggere qualche articolo in tedesco, dopo che Marina mi si rifiutava l’ultima volta, domenica scorsa, rifiutava di uscire, e avevo quasi la voglia di sentirla, ma non mi posso far sentire sempre io, pensavo, lasciamo perdere, lasciamola perdere, e leggevo svogliatamente in tedesco, senza neanche capirci troppo, e magari mi sarebbe piaciuto passare al russo, a quel libro sulla Russofobia, di Guy de Mettan, in russo, ma lasciavo tutto al risveglio dopo pranzo…

E mi stavo per addormentare, stavo per finire nel mondo dei sogni, nel silenzio, senza musica, quando sentivo suonare il cellulare, chi era, mi chiedevo, qualche agenzia che sta per chiamare? Non avrei neanche voglia di rispondere, ma rispondevo, ed era Marina… come va, come non va, lei che era stata all’opera sabato scorso, lei e la Bohème, le lunghe pause di mezz’ora tra gli atti, lei che andrà a vedere il balletto di “Sogno di una notte di mezza estate”, domani, e poi lunedì per quattro giorni al mare, a Rimini, con una sua amica… niente, non vediamoci questo fine settimana, le dicevo, visto che lunedì devi partire, e poi lei che mi diceva di una fantomatica spiaggia sul lago di Como, mi diceva anche il nome, ma mi dimenticavo, io che le proponevo di andare in gita a Mantova, un giorno di questi, più avanti, quando ci sarà meno caldo, io che non speravo neanche più di sentirla lei, ormai quasi dimenticata, lei e le nostre parole in italiano, quel russo che si sta per dimenticare, quel lavoro di call center in doppia lingua, inglese e russo, al quale anche lei faceva domanda, il lavoro, quello che lei mi diceva che ho con mio padre, almeno, che ho una casa, che sono al mio paese, che qualcosa troverò, il mio silenzio infinito e la mia preoccupazione senza sosta sul futuro, visione nera, mi preoccupo troppo, per ora ho questo lavoro, poi non si sa, non ti preoccupare mi diceva, ma non ci credevo più di tanto, quando la nerezza ti invade… e la salutavo, ci si sentirà più avanti, chissà, settimana prossima, non si sa, e me ne tornavo in casa, a dormire, dopo essermi fumato una sigaretta di troppo, e mi abbandonavo al sonno pesante e all’aria condizionata, al silenzio, all’assenza di musica, all’assenza di rumori dell’officina, di macchine, furgoni e altro, e mi tuffavo nel mondo onirico…

E là vedevo una Russia immaginaria, grigia, dai territori sconfinati, dai palazzi e gli appartamenti tutti uguali, khrushovki, non tanto differentemente dal film di ieri sulla Romania, un territorio della provincia russa inoltrata, la depressione, la mancanza di soldi, di lavoro, e mi sembrava di essere nel 2018, anno dei mondiali di calcio in Russia, ma io non ero là per il calcio, e neanche per il lavoro, ero forse là insieme a Marina per le vie della periferia, a non so che fare, e sentivo tutto il mondo diventare più pesante, più lento, tutte le sensazioni inoltrarsi nel nero, come prima di addormentarmi, con la consapevolezza che Marina si era fatta sentire, mi aveva chiamato, e non sapevo più a che cosa pensare, se questa storia andrà avanti, come andrà avanti, cosa c’è tra noi due, e tutto si appesantiva, rallentava, diventava più profondo, andava a scavare un abisso dove non ci sono parole, e mi sembrava di dormire di un sonno senza fine, profondo, che sfiora la morte, il futuro e la morte, la fine del lavoro, che non so se ci sarà, la mancanza di soldi, la mancanza di prospettive, di poter cambiare davvero la vita, il mondo qua attorno, l’assenza di carriera, lo stress per altri lavori che non voglio più provare, e allo stesso tempo neanche la depressione del lavoro con mio padre e Marco, e non so cosa sentivo, non so cosa sento, so solo che quel sonno era dei più pesanti mai sentiti, dopo la chiamata di Marina, e nel sogno compariva forse solo una luce, dopo che il paesaggio di Mantova, città da cui proviene mio padre, si mischiava alla Russia del sogno, di Marina, e nel sogno la sala si riempiva di quella luce bianca, diafana, dalla porta da dove entrava mio padre, mentre io ero lì, in piedi, ad aspettare non so cosa, forse un’altra chiamata di Marina, nel sogno, portarla là, nella città mitica dei miei famigliari paterni, Mantova, e riscrivere la storia di quell’affetto con lei, con Marina, una ragazza russa, e mischiare il dialetto dei miei con la lingua di lei, giocare all’affetto del padre, del futuro, del lavoro, con il futuro di una vita legata alla Russia, o se non una vita, attimi del futuro, e tutto si mischiava, in quel nero, la Romania, quei giorni in Romania insieme a mio padre, io, da ragazzino, senza mia madre, il sogno delle ragazze dell’Est, la povertà, la miseria, il futuro che manca, il lavoro, le relazioni con le ragazze, quella chiesa ortodossa, la morte, il futuro, le relazioni, il lavoro, la morte, i sogni, la pesantezza, i mondi onirici, là dove non bastano più le parole, e il risveglio dal sogno, la pesantezza, mio padre che ancora pranzava in cucina, io che cercavo il secondo caffè della giornata, in ufficio, il lavoro che oggi non c’era, Marco che era via, i soldi che bastavano per la spesa, i soldi di domani forse da mettere da parte, a questo punto, per uscire un giorno con Marina, il risveglio e la carica erotica che sta per tornare, ma più di tanto non mi interessa, un desiderio erotico romeno, o non si sa, un altro caffè, un’altra sigaretta, dei sogni profondi, la pesantezza, l’assenza di sogni ad occhi aperti, la pesantezza, un caffè e un’altra sigaretta, non mi va di scrivere e di pensarci più, non preoccupiamoci troppo, per ora ho un lavoro, una casa, vivo nel mio paese, non preoccupiamoci troppo, come diceva Marina, questa scura pesantezza…

In questo caldo di luglio che non mi dà tregua…

Un pomeriggio al parco
immerso nel verde
disperdersi in letture
di parole che non sono le giuste immagini
realtà come dei sogni
surrealismi magrittiani
di ricordi che non avevano le didascalie giuste
desideri infranti
e spezzati
spostati dal vero luogo dei sensi
immerso nel verde
ancora una volta
dove là c’era Andra
tempo fa
desiderio nascosto nel tempo
e sentire la voglia
di un pomeriggio alcolizzato
per cercare chissà quale ispirazione
provare a resistere
per sentire solo il discorso di due pensionati
che passavano di lì
ho smesso di bere
ho smesso di fumare
ho smesso tutte quelle cose lì
ora sono a dieta
non devo mangiare
ma non ce la faccio
a dimagrire
e per un attimo sentirmi
come un povero vecchietto pensionato
senza poter ubriacarmi
senza poter darmi ai piaceri
autodistruttivi
esempio che mi veniva
dalla bocca di persone altrui
inondate negli anni
più avanti
resistere all’estrema chiamata alcolica
al disfarsi di tabacco
cercando di lasciare passare la voglia
unico vero sistema che potrà funzionare
per smettere di fumare
così come era per bere
mi viene la voglia
ma basta aspettare
e la voglia va via
pomeriggio di letture
con quel romanzo norvegese
di capitale di overdose d’eroina
storie malate
di mafie e immigrati
spacciatori
storie di criminalità
per sentirsi davvero quasi un santo
immerso nel verde
per non pensare più
al colloquio andato male
alla figura da quattro soldi
di un inglese che non so neanche più
se so parlare
liberarmi dei miei fantasmi
dei miei demoni
e tornare a cenare
dopo la solita passeggiata
e la notte quanta sete
di alcol
doveva nascondere
quali estremi desideri
di farla finita
con tutta quel nervoso e quella pressione
inondarsi di alcol
per non pensare più
e darsi al canto invece spirituale
alternato a nuove canzoni dance
di una Romania immaginaria
là dove le manele non bastavano più
una doccia sul finire della serata
per far calmare i bollenti spiriti
e un sonno presto
che si disperdeva in sogni erotici
di una Leida
che non smette mai di morire dentro me
eccitazione folle
che si lasciava allontanare di qualche giorno
di qualche notte
per non seguire ogni volta
l’elettrizzante chiamata
all’erotismo
e svegliarsi più tranquillo che mai
senza sapere cosa farmene del giorno
della mattinata
con il solito giro di pensieri
e occupazioni
e quel portale dei mondi virtuali
che oramai non andava più
contrattare con mio padre
un nuovo portale
che mi dava l’ebbrezza
della novità
di uno scarto dei tempi
di un oggetto ormai decrepito e obsoleto
ma dall’estremo valore simbolico ed affettivo
dei tempi ancora
di
Katia, Amalia e Julia
rinnovare il tempo
e gli oggetti
con il desiderio sfrenato
di fare nuovi acquisti
e rifarsi anche quel dispositivo per chiamare
che oramai hanno tutti
la sete degli acquisti
di spendere
di lasciarsi andare ai desideri sfrenati d’acquisto
come per vincere la sconfitta
di una giornata andata male
carica d’ansia
quell’ansia che ancora mi rodeva
e cercare un sonno dopo pranzo
che mai sarebbe arrivato
arrivava solo ancora il desiderio erotico sfrenato
per Leida
e mille altre ragazze succinte
in foto disperse qua e là
sul portale dei mondi virtuali
e prendere la macchina
e fare un giro di giorno
alla ricerca di un’altra di quelle
bella ragazza romena
da sfiorare e toccare e palpare
per godere di giorno
sotto il sole
sotto il caldo
come ai tempi di Andra
e Luminitsa
caldo terribile di luglio
che squaglia i sensi
adocchiare la possibile preda
che però veniva lasciata lì
per non disturbare la fantasia erotica
della romena
di Leida
e forse di quella barista ragazzina
alla quale non riesco mai a dire niente
nei miei silenzi pieni di musica e di canto
tornare dopo un giro infernale
nel caldo di luglio
e maledire ogni cosa
i libri
le virtualità
le uscite con Marina
o con altre ragazze
la mia povera mente bacata che impazziva
di frenesia e ansia e nervoso
dopo aver sgarrato per un attimo la dieta
essere venuto meno ai miei nuovi comandamenti
ma addormentarsi finalmente
nella stanchezza del giorno
dopo le poche ore dormite
questo caldo che non mi dà tregua
e mi fa impazzire
addormentarsi
finalmente sotto l’aria fresca condizionata
senza più musica
e canti e stonature maneliste
che impiastravano il cervello
di spazzatura
come quel desiderio calorico
di un erotismo di luglio diurno
con una ragazza non importa chi
basta che fosse di sublime bellezza
che non c’era
l’ebbrezza degli acquisti
dei soldi
del nuovo consumismo
del tempo che ripartiva virtualmente
con oggetti nuovi senza simbologia
il mondo interno impazzito
e svegliarsi solo nel caldo di luglio
con questa volta davvero
una sigaretta di troppo
che la voglia comunque passerà
scaricare merci in magazzino
e sentire quella quiete che mai sarebbe arrivata
in questo caldo di luglio
che non mi dà tregua

E le visioni sfumano via…

Marina nelle foto
Più bella che dal vero
Sentirla la notte
Dopo la giornata no
Del rendersi conto di non sapere parlare inglese
Dirle che il colloquio era andato male
Lo sapevo già
Manda curriculum
Mi diceva
Continua
Anche se quella sua domanda feriva
Ma come? Hai studiato inglese!
So leggere ascoltare e scrivere
Ma non parlare
Lasciatemi tradurre
Mille pagine scritte
Ma non chiedetemi di parlare
Già in italiano
Non è il mio forte
Non ho niente da raccontarvi
Delle mie esperienze all’estero
Che neanche ricordo più
E come reazione
Tuffarsi ora quasi
In infinite traduzioni
Scritte
Da un sacco di lingue
All’italiano
Traduzioni da mandare in studi vari
In qualche redazione di giornale
E vedere
I pensieri religiosi andavano via
Dopo la chiamata a Marina
Anche se il pomeriggio era fatto
Di studio di icone
Ma almeno la chiamata di Marina
Mi faceva capire che quello non fa per me
Ci tengo ancora troppo alle ragazze
Come nella notte
Il sogno arrivava
Del ricordo sbiadito e diafano di Leida
Nel profondo della notte
Voglia erotica
Che sbiancava anche l’ultima
Con la ragazzina romena
E almeno andavano via
Pensieri suicidiari
Di rinchiudersi
In monastero
In seminario
In un ospedale psichiatrico
La mattina era dolce
Senza voglia di alcunché
Solo forse la voglia di smettere di fumare
Che fumerei all’infinito
Ora
Reazione psicologica
Di non so cosa
Non contare più i giorni
Che mancano alla visita
Alla prossima uscita con Marina
Con chissà quale altra ragazza
Perdersi ieri nella notte
Nelle canzoni maneliste
E stamattina gustare il silenzio
Per ora non mi va di cominciare a tradurre
Da chissà quale lingua
E nemmeno di pensare
A cosa puntare in questa vita
Due cose sono escluse ora
Una volta e per tutte
L’inglese parlato
E le lingue parlate
E le autofficine
Visioni infernali
Che ieri riempivano l’anima
L’importante è sapere
Ciò che non si vuole
E solo andando per esclusione
Troverò forse qualcosa che fa per me
Forse aiuterò ancora in laboratorio
Marco e mio padre
Per guadagnare quel minimo
Per uscire ogni tanto
Niente di più
Lavoro di riserva
In questa vita
Votata alla scrittura alla lettura
All’ascolto
Alla cultura
Che ancora non mi lascia
Al di là
Di parole e lingue che non riesco a parlare
Mi sento già meglio
Sollevato
Ora che riesco a capire
Ciò che non voglio
Rimane solo da capire
Ciò che può fare per me
E la giornata sembra ora lunga
Senza attese e aspettative
Di lungo o breve termine
Una giornata che sa di vuotezza
O forse di distensione
Ora che quei libri lì in prestito
Sembrano non dirmi più niente
Come se fosse stata un’altra persona
Ad interessarsi
Di quegli argomenti
Non so neanch’io in cosa mi perderò
Come rifarò la giornata
Ora che anche la musica
Non mi attraversa più
Dopo il brevissimo excursus
Di musica raeggeton
Che distruggeva i timpani
Excursus di ieri
Mi darò forse alle notizie
In chissà quali lingue
Per non pensare più
Per liberarmi dai soliti interessi e pensieri
Per divagare da ogni punto centrale
E forse per ritrovarmi
Ora che so
Cosa non voglio
E ancora altri giorni
Mi diranno ed escluderanno altre cose
Fin quando non troverò
Qualcosa che fa per me
Non so neanche se Marina
Faccia per me
Dopo che il sogno erotico russo
Si risvegliava ieri
Su quell’altra ragazza
Su quella romena
Su quella adolescente
Schemi mentali
Che sono difficili da estirpare dopo anni
Che neanche mi accorgo
Di star frequentando una ragazza russa
Come se dessi
Tutto per scontato
O come se
Non contasse niente
Non ho voglia di pensarci
Tutto va e viene
Anche rendersi conto di se stesso
Dei propri limiti e delle proprie capacità
Si va avanti per esclusione
E il tempo
Diventa ora un fattore
Imprevedibile
Senza termini ultimi
Senza scadenze
Rimane
Tutto aperto
Mentre altre cose
Si chiudono da sé
È l’ora della divagazione
Lo sento
Allontanarsi dagli ultimi temi
Dagli ultimi pensieri
Dalle ultime aspettative
Gli schemi saltano di nuovo
Lavori in corso
Nell’anima
Vecchi modi di pensare
Che saltano
Che solo il tempo
Farà sedimentare alcune cose
Come aver lasciato Leida
Una volta per tutte
Lei e quel desiderio erotico
Sconfinato
La notte ogni tanto
Ne sento la mancanza
Eppure qui è tutto più opaco
Che mal si distinguono le visioni
La quiete dopo le tempeste
Si va per esclusione
È già tanto sapere
Ciò che non fa per me
E le visioni sfumano via

Mentre qui tutto continua a fluire…

Canzoni maneliste
Che ancora riempiono l’anima
Risciacquo di parole
Dopo il sogno di un’Inghilterra
Della consistenza
Di qualche voce alla radio
Di serie tv
Che liberavano l’anima
Dopo il nero
Che piombava su di me
Ieri pomeriggio
Il senso di prigione
Di quest’abitazione
Di questo lavoro che non ti lascia mai
Sotto casa
La prigione
Librarsi nelle voci altrui
E sognare un’Inghilterra
Dove passare i giorni
Pieno di parole altre
Inglesi
Che fluivano in me
Con naturalezza
Trovare la forza e l’energia
Che pensavo sperdute
E il nero d’Alina
Si colorava invece di immagini
Diari dei vampiri
Non più dalla pesante lingua russa
Ma dalla più leggera e fluida
Lingua inglese
Tutto fluiva
Tutto fluisce
E non c’è più l’incombenza nera di chissà
Quale compito
Scivola via così il sentire
E i colori dei diari dei vampiri
Vincono i ricordi anneriti e pesanti
Del passato
Si va oltre Alina
E si vive di positività
Da invocare ogni istante
Per non lasciarsi andare
Agli sbalzi d’umore imprevedibili
Sarebbe anche ora
Di smettere d’annotare
Ogni cambio d’umore in me
E l’ultima notte
E i suoi colori vivono in me
Come per darmi
Ispirazione infinita
Non forzerò i pensieri per Marina
Ragazza che va e che viene
Nei miei pensieri
Non di più che i sogni della notte
E della mattina
E temo quasi di scrivere
Per paura di sprofondare
In ricordi che non devono essere più rievocati
Pena l’oscurità dell’anima
Dovrei imparare a vivere più leggero
E senza rimorsi
Un mondo è ancora possibile
Al di là dei sogni inglesi
Che si disperdevano
Nei colori e nelle immagini delle serie tv
Delle parole inglesi della radio
L’Inghilterra dell’anima
Era solo una cornice linguistica
Di altre parole che non opprimevano più
Di pensieri ripetitivi
Di parole
Sempre le stesse
Prigione di parole e pensieri
Dai quali uscivo
Solo facendo viaggiare la mia anima all’estero
Non so cosa mi attende
E non mi importa neanche
Farò un giro in città
Cercando di essere il più naturale e leggero possibile
Anche se la pressione forse qualche parola
E pensiero
Macchierà
Ma non importa
È il gioco della vita
Che ora come non mai
Vorrei vivere
Senza più sogni di erudizione
E di ambizioni accademiche
Imparare a vivere la vita
Nella sua leggerezza
Con la visione di un futuro ancora aperto
Senza false premesse
Prese per vere
Che occludono solo le possibilità
E le virtualità del mondo
Premesse depressive
Prese per verità
Che conducono solo nell’abisso
Usciamo dagli anfratti del baratro
E riempiamoci di luce ancora viva
Di questa vita
Dove non c’è niente da perdere
E tutto da guadagnare
Alors, dans l’ère succesive
Il faut tenter de vivre
Bisogna tentare di vivere
Oltre il cimitero marino dell’anima
Oltre il tempo passato
E le sue epoche
Al di là dei ricordi sperduti
Che a volte affiorano
Come per farsi inchiostro monumentale
E monolitico
Mentre qui è tutto come l’acqua
Di un fiume
Che scorre senza fine
E in questa visione liquida
Della realtà
Mi disperdo nella corrente
Che va avanti e ancora avanti
Senza fermarsi
Senza sapere
Quando tutto sfocerà
In chissà quale mare o oceano
La luce e la libertà
Sono ancora possibili
Non sono vecchi sogni smorti
Di uno studentello nevrotico
Che nega ogni vitalità
Annegato e annerito dalle troppe scritte
Dalle troppe pagine dai troppi libri
Dove tutto è il contrario di tutti
Contraddizioni insolvibili
Di una mente andata in tilt
I pensieri non si odono più
Scivolano via
Impossibile afferrare
Qualche x e y dell’anima
Tutto è indefinito
E sfuma via
Rimane solo il teatro dei sogni
Che è la vita
Con le sue infinite scene e parole
Che si susseguono senza sosta
In un continuo aprirsi e chiudersi
Di un palco
Che ospita infinite visioni
Passate presenti e future
Con la linearità
Della propria storia
Che si disperde come in una galassia
Ispirazione infinita
E non c’è da programmare giorni
Da trovare le regole divine
Da seguire
Per vivere la vita
Ogni cosa ritorna
Ogni cosa cambia
E non c’è legge eterna
Per definire il tempo e la storia e l’anima
Tutto fluisce
Liberamente
E non c’è modo di fermare
Questo flusso
Pena la statica e monolitica
Nerezza
Che fa sprofondare
Negli abissi
Dai quali ci si risveglia
Per accogliere ancora la vita
Ere passate sono andate
Non è possibile che era future non ci saranno
Per quanto incalcolabili
E imprevedibili
Il tempo si staglia ancora
Nelle sue divisioni
Che forse un giorno malamente saranno
Mentre qui tutto continua a fluire

E i ricordi oscuri non possono vincere sul piacere degli ultimi giorni…

Questi ricordi
Mi intralciano la vita
Il nero corvino dei suoi capelli
Il nero dei suoi occhi
Il nero delle sue vesti
Quella maglietta nera e attillata
Che lasciava vedere le sue forme
Quella minigonna scura
Che sfilava ogni volta
Per donarmi piacere
Quei lunghi stivali scuri
Alzati per aria
Il suo volto
Dagli occhi chiusi
Lei che giaceva
Distesa sul sedile
A gustare l’amore
I suoi “Aspetta”
Le sue attese
I nostri tempi
L’amplesso
Le canzoni che mi avvolgevano
Nel fare l’amore con lei
Questi ricordi
Ora riaffiorano
Come quando le chiedevo
Se si ricordava
Che amavo una prostituta
“Mi ricordo”
Lei diceva
Mi sono innamorato di una prostituta
E sbattevo la fronte
Sul volante
Non può essere vero
L’asse del mondo
Si spostava
E il nero calava su di me
Una volta per tutte
A chiudere gli abissi
Una volta e per sempre
Labirinto di sentimenti
Perché hanno inventato
L’amore?
Sarebbe nata solo la follia
Per sconfiggere il nero
E quei ricordi
Vette deliranti
Di passione erotica
Che cancellavano lei
E tutte le altre
Pena la follia
Se dimenticavo l’amore
Ora questi ricordi riaffiorano
E si intromettono nel nuovo
Nei colori di mille tonalità di Marina
Lei che di lei
Ha solo la lingua russa
Niente di più
Una passione che non riesce a involarsi
O forse un vero amore
Che non conosce più
Profondità e abissi
Non so da quale anfratto dell’anima
Queste canzoni ritornano
E il nero del ricordo di lei
Sono cristiana
Diceva
Ortodossa?

Forse scherzando
La passione e la discesa agli inferi
In questi ricordi
Le canzoni di una volta
Mentre dal nero dovrei farne uscire
Tutti i colori
Delle parole di Marina
Ma non riesco
Forse perché lei
Alina
Diceva che l’inglese
È la lingua più importante
Altro che canzoni e suoni
D’oriente
Ucraina e Romania
Passioni oscure
Non introduciamoci
In questi ricordi oscuri
Lasciamo il passato seppellire
Il passato
Si va avanti nella vita
Non può sempre andare tutto bene
Sempre andare
Tutto male
Male e bene che si alternano
Nel corso dei giorni
Ma non poter dimenticare il proprio
Passato
Fare tabula rasa qui
È impossibile
Sarebbe solo deleterio
E i nuovi demoni che mi infestano
Dovrebbero imparare a dissolversi
E a stare silenti
Mi ricordo
Diceva
Parla in russo
Per non dimenticarlo
Diceva
Lei e le sue dolci parole italiane
La sua dolce voce
Dolcezza infinita
Che ancora ispira
Il crollo e la rinascita del tempo
In questa fuga di ricordi
E sentimenti
In questo labirinto bizantino
Di ricordi
E sensazioni
Non so più quale posto
Dare a lei
Alina
Che con il suo corvino dell’anima
Infesta ancora giornate
Colorate e solari
Nel profondo dell’anima
Come un’eterna penitenza
Di non si sa quale dolore
Sfoglierò forse ancore le pagine nere
Piene di icone
E non penserò più
A quanto sia importante l’inglese
Forse per costruirsi una vita
Là dove la vita non c’è
E non sembra esserci futuro
Ma solo un tuffo nei ricordi
E nel passato oscuro
Ma in questo labirinto di sentimenti
Una via d’uscita forse c’è
L’ultima volta
Con lei
La ragazzina romena
L’amplesso
Dopo una giornata dai mille colori
Non tuffiamoci nel passato lontano
Delimitiamo il tempo
Alla bellezza degli ultimi giorni
Non lasciamo il nero invadere tutto
C’è ancora un chiarore
Pronto ad attendermi
E la tranquillità oscura
Non può dettare
Il mio costante e incostante umore
Che non sa più
A cosa accordarsi
Riecheggiano queste canzoni
Queste ispirazioni di una volta
È come se non avessi musica per il presente
È come se tutto fosse rivivere il passato
E riesumarlo e farlo riaffiorare
Per cercare una calma oscura
Che forse non c’è mai stata
Smettiamola con questi abissi
Con questo nero dell’anima
Ma neanche lanciamoci in elettriche
E deliranti luci
Impazzite
Piene di parole
E ideali
Difficile trovare l’accordo
Dei ricordi
Dell’anima
Degli umori
Il passato mi infesta
Non so come uscirne
E queste canzoni fanno solo peggio
Che siano solo dei ricordi
Sbagliati
Di una vita che non c’è più
Il corvino dei suoi capelli
E il rosso
Mi hanno vampirizzato l’anima
C’ forse ancora la quiete
Meglio non amare
Diceva
Si sta male
Già
Meglio non amare
Si sprofonda negli abissi
Con questi amori
C’è ancora una luce!
L’ultima notte
L’ultima giornata
I mille colori del giorno
Le tinte eteree della notte
La ragazza russa
E la ragazzina romena
Le canzoni d’amore
Lo spirito
E la quiete
E i ricordi oscuri
Non possono vincere sul piacere
Degli ultimi giorni

The light of conscience after the diziness of freedom…

Get out!
Get out!
Unworldly spirit!
Just let my soul travel
Far away from my slavery
Let me see the landscape
Which leads me to other shores
Of my life
Get out of me
Unworldly spirit!
And I saw common people
And nasty places
Travelling
All around the zone
Headed to the centre of squalor
While I dreamt of protective fantasies
Enclosed in a black monastery
To give up life
And live only in the realm of spirit
I travelled fast
And my memories went blank
Little by little
The unworldly spirit
Was leaving me
Second after second
I was coming out of my Egypt of the soul
While common people chatted and talked
With their ugliness
Their simplicity
Their diversity and multiplicity
That I realized that there wasn’t only me in this world
And my memories and fantasies
And the realm of spirits inside me
There was a world beyond me
Made of things
Taken for granted
And I was no less than them
I was just another
Another traveler in this life
Getting under the tubes
Underworld
Of the city
Like entering a realm of shadows and ghosts
Leaving my past behind
And all my obsessions
Pharaoh of the spirit
Still screaming to me
“Get to work! Slave!”
I couldn’t take it anymore
And I travelled again
Above the underground
In the city
There I saw other’s lives
Other jobs
Other activities
People talking business
Discussing about life
Playing outside the pub
Like true friends
Men and women walking side by side
With no ambiguous intention
Just a common day of work
There
In the city
And I stop in front of that skyscraper
In the shade
Smoking a cigarette which was never enough
Getting a little bottle of water
To refresh my spirit
Leaving a coffee for another day
Another time
And there I waited
And other visions
Invaded me
I was getting out of the prison
Of my soul
The same places
The same faces
That dream of a monastery
Which was no better than staying in prison
That prison which is my bedroom
My house
The work just under my home
The same old people
With no education
Impolite
Rough
Hell on earth
And I wasn’t one of them
Anymore
During this travel of the soul
I lost my affected self
Which was trying in every way
To fit in a world
Which doesn’t belong to me
I’ve never belonged to it
And I was getting out
Of my individual Egypt
There the sea broke open
And I saw other people
Other lives
Other jobs
Other areas
Where to live
And I forgot the prison and the monastery
Of my soul
And I started to dream
Dream of a place
Far away from home
From the same faces
The same places
Dreaming of a country
Where another language is spoken
Younger people
Educated and polite people
Other jobs
Which had nothing to do with
Mechanics and electronics
Something I wished for
Long ago
To escape
From my slavery
And to find freedom
The land of the free
Imaginary place
Among other people
Not fearing anymore to be myself
To cover my personality under
The impersonal and destabilizing ambience
Around me
Just to pretend that I could fit in
In hell
Away!
Away from there!
And the dream of another place
Other people
Other voices
Filled me with freedom
And then I was there
Once again at home
Feeling all other sounds and words
Liberated
From my jailers of the spirit
My demons
And I flew free into other speeches
Where they offered me to help
Refugees
And needy people
The light of the conscience
After the dizziness of freedom
And I found myself again
Having visions of good and evil
The eternal struggle
In me
With those voices and those faces
That could only be forgiven
For their ignorance
Those faces I need to leave
Once and for all
To find my way in life
Now that I can try to escape my past
And my old destiny
Of slavery
I wanted out
I needed freedom
And fantasies helped me:
A monastery
A possessed place to escape from
A country to flee
New people
A new language
New sensations and feelings
I deserve what’s good for me
And I can’t old habits
Incarcerate me
Again
Living no room for my individual freedom
Of the mind
Of the body
Of the soul
Let my spirit
Roam free
In this new world of mine
There were exits
Outside hell
And they were so close
Only
I couldn’t see them
Away from academic fantasies
From countries far away
Old dream of a Russian bitch
Hell of languages
Delirious ideas of erudition
They were no places for me
They were not the right people for me
There’s another world
Another life
Ahead of me
I mustn’t give up
Looking for it

Oriente dell’anima…

Quella ragazzina romena
Al supermercato
Famiglia che faceva la spesa
La lingua romena
Parlata da chi non mi attrarrebbe
Quella ragazzina
Silente
Lo sguardo spirituale
Nel girare tra gli scaffali
Girare di qua e di là
Manuela stasera non ci sarà
Dicevo
Ed era invece alla cassa
Passare senza dire niente
Come se non ci fosse stato niente
Quando niente in effetti non c’è stato
Due sacchetti grazie
Vediamo se ho moneta
Hai un centesimo?
Ciao
Buona serata
Un attimo
Dove l’oro dei suoi capelli
Si infrangeva nella mia fantasia
Che ora si imbeveva di icone
Dallo sfondo dorato
La quiete dell’anima
Dopo troppi sussulti
Camminare la sera
Intorno al cimitero
Ripensando alla rivelazione della giornata
Giornata lavorativa
Umiliante
Come sempre
Nessuno che ha bisogno di me
I soliti scherzi
Tu si che vai bene!
Ma l’aiutante non lo addestri?
E tu non trovi lavoro…
Rendersene conto
Una volta e per tutte
Ma decidere questa volta
Senza farmi portare via
Dai sussulti dell’anima
Come l’altra notte
Al passare affianco a Leida
E sentire la sua voce
Sirena che troppe volte mi ha portato via
Con l’abbaglio dei soldi e del lavoro strumentale
Del piacere
Come una bestia da soma
Un asino
Al quale si mette
Del cibo davanti
La sellatura
Per farlo lavorare
Non si può continuare così
Non si possono buttare via sette anni di studi
E ritornare a punto e a capo
Forzatura
Che non sta né in cielo né in terra
Eppure ogni tanto serve
Lavorare
Per svagarsi
Per uscire dall’inferno di letture e musica
E lingue
Dai troppi compiti
Nati dalla noia del non far niente
Nessuno ha bisogno di me
In quel lavoro
E non mi ci vedo
L’eterna battaglia
Tra chi mi diceva
“Lavora con tuo padre!”
E chi mi diceva
“Ha una laurea e si butta giù così?”
Non mi trovo
In quel mondo
Non l’ho mai capito
Il mondo della autofficine
E di quella gente
E al contempo
Non mi ritrovo
In mondi di lavoro altrui
Management
Recruiting
Customer-oriented
Mi chiedo come parli la gente
Se non abbiano loro fottuto il cervello
Con queste retoriche
Da ufficio
E da HR
La lingua pulita e naturale
Sembra essere stata mangiata via
E mi chiedo dove la parole ancora
Possano stare
Cosa farmene
Di tutte quelle parole lette e studiate e inventate
Che l’unica soddisfazione di ieri
Era leggere in inglese
Scale turntable
Unico attimo di illuminazione
Nella noia mortale di un lavoro non mio
Nell’umiliazione
Che la sera l’unica consolazione
Era di nuovo aprire quel libro sulle icone
E sprofondare nella lettura
Prima che il sonno perduto della notte prima
Ubriaco di birra e di sviamento
Non fosse recuperato
La Romania
Ora mi avvolge
Con i suoi paesaggi dell’anima
L’antica fantasia
Di disperdersi in qualche monastero
In qualche chiesa
Ortodossa
Ma perché poi
Se alla vista di quella famiglia romena
Non poteva uscire neanche una parola
Da me
Nonostante le loro parole
Romene
Non mi fossero così estranee
La fede
E il lavoro
Quello da cercare
Non arrendersi
Come fa Marina
Anche lei cerca lavoro
E non lo trova
Eppure ci tenta sempre
Finalmente essere accomunato
Con qualcuno della mia età
Una sorte comune
Per non sentirmi solo
La sua conferma d’amicizia
Su VK
Che arrivava la notte
Alla mattina vederla
E dimenticare
Le troppe immagini di ragazze succinte
Che fottevano solo il cervello
Ripulisti di contatti
Che era anche pulizia dell’anima
In Cristo
Non facciamoci più travolgere
Da discorsi e parole idolatriche
E fuori pista
Ideologie mentali
Per sopravvivere e combattere
Un lavoro e uno stile di vita
Che non fanno per me
“Nessuno ti obbliga
Se questo lavoro non ti piace”
“Lei ha una grande fortuna
Suo padre ha un’attività
E ha anche una grande sfortuna
Suo padre ha un’attività”
E bastava pensare a sette anni di studi
Per capire
Che la mia anima vuole altro
Voglio altro
“Se io non facevo questo lavoro
Non sarebbe mai andata
Mio fratello era odontoiatra
Eppure…
Se segue le regole del mercato
Non troverà mai
Ma se non segue la sua vocazione
È perso
A lei piacciono le lingue
Non è che non le piace il lavoro di suo padre
È che a lei piacciono le lingue”
E non si può buttare via tutto così
Per l’abbaglio e l’illusione dei soldi
E di quelle ragazze in mezzo ad una via
E ci voleva la ragazza romena
La musica di Denisa manelista
Il ricordo di quei giorni in quella chiesa ortodossa
In Romania
Le icone
E i ricordi di Alina
E le lacrime
Per farmi tornare me stesso
Dopo il caos che quella ragazza albanese
E l’aquila e l’abbaglio
Avevano creato
Da qui non si fugge
Pena la follia
E il malessere
Potrò forse aiutare ancora
Ogni tanto
Se il tempo libero ci sarà
Ma è ora di trovare qualcos’altro
Senza bisogno di chiudersi in monastero
Non è quella la via
“Per sei giorni lavorerai
Ma il settimo giorno sarà dedicato
Al Signore”
Quei sei giorni impossibili da reggere
Così
E ogni giorno non può essere domenica
La via di fuga non è il monastero
È solo un altro lavoro
E nello spirito
Sempre il Risorto
E la sua immagine da icona ortodossa
Che scaccia via
L’impossibile da reggere croce
In delle immagini che raccontano più sentimenti
Di mille poesie libri e canzoni
Non era quella la mia via
Non è abbattendosi e insultando il mondo
Che si trova un’altra soluzione
Un modo ci deve essere per uscire
Da quella che mi sembrava un’impasse
Se Marina continua a cercare
Perché non posso cercare anch’io?
Cercare lavoro
Cercare qualcos’altro
Senza aver ancora capito
Cosa volere
Lo spirito rimarrà in me
Quello spirito di Romania
Che mi ha infuso l’anima
Spirito ortodosso
Pena perdere me stesso e la mia identità
E vivere in mondi che non sono i miei
Riaprirò di nuovo quel portale dei lavori
Allora
Senza farmi prendere
Dal demone dei colloqui
Da una mentalità di loro
Che non posso immaginare ogni volta
Più cattiva del Terzo Reich
Forse non è così
Era tutta
Suggestione
Pregiudizio
Ansia e paura
Rimaniamo noi stessi
Con lo spirito ritrovato
E lasciamoci andare anche a Marina
Così come viene
In una domenica che forse ci vedrà al lago
Anche con quel senso di colpa
Forse di non aver troppo lavorato
Ma non sono uno schiavo
E i miei studi sono stati una lotta
Per conquistare la libertà
E ora che ero uscito dal deserto
Non rischiavo forse di compiangere
Il tempo della schiavitù?
Il vitello d’oro
Che si disperde
Nell’icona dorata salvifica
E rinasce un mondo
Là dove finisce
Alfa e Omega
Dell’anima
Romania
Stato spirituale ed esistenziale
Khristos voskres!
Non sono quelli i miei mondi
Quelli di troppi social network
Di troppo sentire laico ed edonista
Di tante amicizie che non dicono niente
Di culture italiane e americane
Che non sento mie
La Santa Russia
Vince ancora in me
Dopo l’abbaglio di gioventù
Di un comunismo immaginario dell’anima
Rivolta contro il mondo
Idea assassina
Che fa solo delirare
Contro tutti e contro tutto
Invidia dell’anima
Idea materialista
Che produce solo bile e veleno
Ritrovo lo spirito
Là dove pensavo di averlo perduto
E dove il mondo finisce
Non c’è più posto per i deliri
E le ideologie
Confezionate su misura
Non c’è più la paura
Di quel mondo del lavoro
Che una volta demonizzavo
Mentre i veri demoni stavano
Nel vendersi ai soldi così come vengono
Vedendo il lavoro solo strumentale
Là dove però non c’è futuro
E troppe troppe parole altrui
Troppe volte
Mi hanno mandato a male
Io che ero indeciso sul da farsi
Ma sette anni di studi
Non possono essere buttati via così
E sognare nella notte
Un Medvedev che mi capiva
Un maestro immaginario di arti marziali
Che comprendeva
Il mio far finta di essere pazzo
Disadattato
Non nel mio ambiente
Ma che si accorgeva di quanto valevo
Almeno nei sogni
E nel ricordo di quella tesi che dovevo scrivere
Autostima spirituale ed intellettuale
Di me stesso che sentivo nel sogno
Vocazione di qualcos’altro
Che non fosse il lavoro nelle officine
Senza sapere ancora quale sia
La mia vera vocazione
Se non le lingue e gli studi
Che non potranno mai emergere
Nel rumore assordante di autofficine
Votate all’ignoranza
Non è il mio ambiente
E devo capirlo una volta e per tutte
Il mio dilemma di identità
E personalità
Capire chi sono
Una volta per tutte
E non sognare più di essere altro
Essere me stesso
Capire chi sono
E cosa posso volere e valere
Non era quello il mio mondo
E lo spirito ortodosso mi salva
Di nuovo
Marina e la ragazza romena
Oriente dell’anima

Là dove il mondo finisce…

I dipinti di Munch
Vedere il proprio passato
Andra dai capelli rossi
Le sue lentiggini
L’ovale del suo volto
Il suo sguardo perso nel vuoto
Dell’esistenza
In mezzo ad una rotonda
A vendersi
Vicino alle porte del boschetto
La natura e l’erotismo
Fatto d’amore
Di misericordia
Quegli anni dove tutto filava
Nella quiete
Solo con un vago senso
Di dover arrivare
Allo studio definitivo
Quello che mi avrebbe riconnesso
Alla Russia
E alla sua lingua
Ai ricordi di lei
Andra
La romena
Che già nell’immaginario
Lei era icona del passato
Di un amore che non avevo mai ammesso
Nel ricordo di lei
Tutta la passione
Che ritornava
Al ricordare
Anche Alina
Di fronte a quelle icone ortodosse
Un’invasione di nero
Come il saio di un monaco ortodosso
“Se vuoi andare in chiesa
Vai in una chiesa normale”
Diceva
Le icone
I canti spirituali ortodossi
La Romania
Quella volta in quella chiesa ortodossa
A Iasi
Visione finale
Dove finisce il mondo
Quegli inchini mancati
Quelle icone dimenticate
Quel ricordo di quella ragazza
Noi adolescenti
Le prime attrazioni
Piene di pathos
La fine di ogni ricordo
L’alfa e l’omega
La visione di Eugenia
Lei e il suo essere missionaria
In Cristo
Sentire ortodosso cristiano
Là dove finiscono i ricordi e la fantasia
Dove finisce il mondo
Là dove l’ultima volta
Con la ragazza romena
Sentivo aprirsi le porte di un quieto paradiso
La fine della dorata voglia
Idolatrica e impazzita
Di desideri erotici estremi
Con Leida
Il colpo di coda del suo desiderio perverso
Che ritornava in me
Ad infestarmi
Per l’ultima volta
Come un porno vissuto e di cui lei era l’attrice
Lei e le sue parole che sfiorivano via
Si dissolvevano
E in me l’estasi e la mania erotica
Ansiogena
Che troppe volte mi aveva fatto perdere
Per Manuela
Tutto si risolveva
Nel vedere la mia vita
In quei quadri di Munch
Rivedere nella sua Madonna
Alina e l’ultima romena
Visione trascendentale di un amore erotizzato
Dopo l’amplesso
La trasfigurazione dell’amore nell’erotismo
La malinconia
E quei giorni e quelle settimane
Nel desiderio di Alina
Sentire norvegese quasi depresso
In quei mesi grigi
Senza di lei
Senza ammettere di averla amata
I colori rossi e neri
Dell’autoritratto del pittore
Qui all’inferno
Dal quale si esce
Nel quadro della vita
La donna bianca
La donna rossa
La donna nera
L’urlo che ricordava il finire
Dell’università
L’angoscia che mi pervadeva
La perdita di riferimenti e di senso
Il nero che mi inghiottiva
La depressione più possente
Quasi a scavalcare il tempo in sanatorio
Del pittore
A ricordarmi i miei mesi di degenza
Dieci anni fa
Per mesi
Solo per ritrovare la quiete
E l’addio al racconto romanzato di una vita che si vive
Con troppi generi e troppe parole
Che si fanno trappola della mente
La visione lineare della vita
Tutto tesa a salire
In una linea del tempo
Orizzontale
Che credeva ancora nel progresso
Qui è l’alfa e l’omega
Dove tutti i ricordi e le passioni convivono
Si spezza la circolarità
Si spezza la linearità
Ora vivono i sentimenti
In coesistenza
Dei ricordi delle ragazze del passato
Che ieri mi travolgevano
Di fronte ai dipinti
L’assassinio di Marat
La ferita e il colpo
Che si sentiva
Dopo aver lasciato Alina
Colpo mortale
Un amplesso di oscurità
Dopo le vampiresche notti erotiche
Come quel quadro
Che ricordava il bacio di Leida
Sulla fronte
Solo per ritrovarvi poi
Tutta l’estasi erotica
I mesi dopo
E la quiete dell’erotismo
Che si trasformava in follia e mania
Come a ribaltare l’animo umano
Scappando dall’umanità
Che volevo perdere
Per una vita fatta di estasi orgiastica e dionisiaca
Come quegli scritti di Nietzsche
Che preannunciano solo
L’esaurimento
Per una vita che si fotte
Il messia si dimette
E pensa solo alle cose piccole della vita
E il suo volto sa ora di icona
Ortodossa
Segretamente custodita
Nel fondo dell’anima
Come quella donna che andava via dalla Romania
Con le sue icone
Per raggiungere l’Italia e sposarsi
Portando dietro di sé
Ciò che la legava al suo paese
Romania
E qui finisce il mondo
Oltre quei dipinti
Di via Karl Johan
E gli spettri
I fantasmi della pubertà
Le spiagge norvegesi disperse
In una natura che tutto travolge
Come la transilvanica foresta
Di settembre
Tra il grigio e il verde intenso
Di un mondo che non conosce la frenesia
Spirito ortodosso
Che si disperde nel paesaggio
Di una natura che travolge
E che si appresta a cancellare
Tutti i racconti lineari del passato
Ormai fuori dai cardini del tempo
Tutto ora convive
L’alfa e l’omega
Dell’anima
Senza linearità
Il ricordo finale
Là dove finisce il mondo
In quella musica denisiana manelista
Che ricordava
Ragazzine che baciavano le icone in una chiesa
Musica d’amore
E di passione
E malinconia e sofferenza
Che si innestava
Sui cori della chiesa ortodossa
Cori spirituali
Dove solo le lacrime
Per Andra
Per Alina
E per Eugenia
Davano significato al mondo
L’ultima romena
La vittoria sull’idolo d’oro
E il blu e il nero e il bruno e tutti i colori
Più intensi
Più fulvi
Più cremisi
Si infondevano nell’anima
Che pitturava il passato
E la fantasia
Descrivendo nella ricerca dell’anima e della psiche
Nuovi quadri dei sentimenti
Senza più una versione ufficiale
Della mia biografia
Dove tutto era rielaborazione di
Colori
Forme
Ricordi
Ispirazione infinita
Nel volto di Andra
Nelle notti con Alina
Nei giorni con Eugenia
Romania
Là dove finisce il mondo
Dove si disperdono i ricordi
In quel giorno
In una chiesa ortodossa
Là dove finisce il mondo
E comincia tutto il passato
E la storia dei sentimenti
Che sono discontinui
Più di linee e forme
Che si compenetrano
Come una galassia che esplode
E si infonde il cosmo
Là dove il mondo finisce
Romania

La ragazza romena, le manele ed Eugenia…

Sognare Eugenia, lei là, in Malesia, tra le vie della città del terzo mondo, insieme alle sue due sorelle, in una camminata in mezzo alla gente per diffondere il Vangelo, lei che mi parlava tramite Facebook, messaggi, sognare lei e vedere dentro di me l’ultima volta con la ragazza romena, quella così simile a Katia, nelle fattezze, nel corpo, nella giovinezza, ricordarsi dell’altro giorno, quando un pianto mi prendeva al rendermi conto di quanto amavo Eugenia, sotto quelle canzoni manele di Denisa che suonavano tutto il giorno, multe lacrimi de iubire, quella musica che non ascoltavo da tempo, quella musica che usciva dall’anima, a ripulire tutto quanto di sbagliato c’era in me, l’amore, l’amore vero, quello che provavo e forse provo ancora per Eugenia, quell’amore che si riversava sul corpo di quella romena ragazzina, trovare l’estasi e il piacere, l’estasi onirica dei sogni, essere imbevuto di canzoni d’amore manele di Denisa, come non succedeva da tempo, e liberare l’anima… perdersi ieri in quel romanzo giallo svedese, dopo le ultime pagine del libro su Munch, l’amore, l’erotismo, la follia, la vecchiaia, la morte, c’erano tutti i temi dell’anima inquieta, e godere di quelle pagine, di quelle letture così profonde, che tuttavia non mi facevano andare in delirio o in depressione come credevo, d’altronde, è solo un libro, che andava via da sé… leggere tutto il giorno e la sera andare al Carrefour, per rivedere Manuela, e non capire più niente un’altra volta, lei e quel suo volto che ricordano Amalia, quella ragazza russa di tanti anni fa, momenti erotici, ricordi erotici, anche di tutta quella passione con Leida, che non finiva più, ricordarsi le ultime volte con lei, pieni di energia… passare oltre alla cassa e andare da Giulio, che sbagliava a segnarmi la roba sullo scontrino, mi metteva una coca cola al posto dell’olio che compravo, mi andava bene, ma me ne accorgevo dopo, quando guardavo lo scontrino… avere una voglia matta di Manuela, di parlare con quei giovani, del lavoro, della vita, farmi conoscere, raccontare tutto a Manuela, parlarle, e invece ritornare là al Carrefour solo per dire a Giulio che si era sbagliato, con la vana speranza di parlare con Manuela, non le dicevo niente, ero troppo fuori di me, ancora una volta… e la notte rievocare Amalia, la sua bellezza magnetica russa, i suoi capelli biondi, visione erotica e pornografica come non succedeva da tempo che, se non fosse stato per il sogno di questa mattina per Eugenia, avrei creduto di dimenticare una volta e per sempre la romena dell’ultima volta, che invece ancora c’è, con la sua bellezza, la sua arte, il ricordo erotico e d’amore che mi sembra di ritrovare quei sentimenti che una volta provavo per Alina, tutta l’estasi d’amore, il piacere, la libertà dei sensi… svegliarsi un po’ così, fuori di sé, con tracce di pensieri deliranti che vorrebbero partire, e invece non vanno da nessuna parte, avere quasi la tentazione di andare al CD, per scambiare due parole, quelle due parole che avrei voluto scambiare ieri con Giulio e Manuela, lì alla cassa, ma si sa, il supermercato è un non-luogo, e non ci può essere scambio di parole, non ci può essere niente, sopratutto quando vado così fuori di testa, e tutto perché, non so come, dagli anfratti della memoria torna la visione di Amalia, pura sessualità ed erotismo, puro sogno erotico di una bionda perduta per sempre… e cercare di stare calmo, di non pensare troppo alla sessualità, all’erotismo, ma cercare di concentrarsi sull’amore, quello che avevo dato a Eugenia, quello che lei mi ridava indietro, prima che diventasse davvero estremista nella sua religione, nel suo essere missionaria, e sognare lei con il capo velato, come una vera ragazza ortodossa, e sognare invece quello che alcuni considerebbero peccato, l’ultima volta con la ragazza romena, che da sola mi dà la pace, con il suo sguardo, la sua arte, il suo modo di fare, la voglia di rivederla, di stare di nuovo assieme a lei, non so quando… questo sentire ortodosso che mi fa venire in mente anche Marina, che adesso è ritornata dalla Russia, e che non so quando e se rivedrò, se potremo andare a fare un giro a Como, sul lago, per parlare di noi e del suo viaggio in Russia, e chissà cosa ne sarà di noi, se qualcosa sarà… essere così impestato di pensieri sulle ragazze da non capire quasi più niente, cercare solo sollievo in qualche libro, per distrarmi, ora che è ormai da due settimane che non lavoro, e i pensieri vanno avanti per i fatti loro, mezzi deliri e ossessioni, quando non c’è niente a cui pensare, se non all’ultima volta con la romena, alla pace della notte e del giorno dopo, quell’estasi onirica e dei sensi che svelavano Eugenia dal fondo dell’anima, quelle lacrime, quel rendersi conto che l’amavo e l’ho perduta, e non so se riuscirò a trovare un’altra con la quale si poteva parlare di tutto, e credo solo di poterla ritrovare in una ragazza come Marina, senza troppi desideri esclusivamente erotici, ma così, nella pura tranquillità, queste ragazze che mi fanno ritrovare me stesso, che mi portano via dai deliri e dalle ossessioni, l’amore, l’amore nella sua forma più pura, quello che salva, come il volto di una Madonna… cercare di mettersi l’anima in pace, di non sentire più i demoni, di lasciare stare il ricordo pornografico sbiadito e sbandato di quell’Amalia che non c’è più, l’anima inquieta, tra ricordi e desideri, tra ragazze lasciate, come Leida, e ragazze perse, come Eugenia e Amalia, fare ordine nei sensi, dopo il disordine, e capire che non c’è bisogno di parlare con nessuno, troppi intimi questi argomenti, troppo profondi e dispersi nell’anima, come quelle canzoni manele de dragoste che resuscitavo due giorni fa, musica dall’anima, che la ripuliva… promettersi ogni volta di fumare di meno, per quelle stupide immagine che mi suggestionano, quelle immagini sui pacchetti, che di deliri e ossessioni ne hanno create anche troppe, lasciarle perdere, vivere la vita così, nel peccato, conscio che la forza dell’amore può vincere il peccato, può renderlo puro, come l’ultima volta con la ragazza romena, e non si scappa da qui, da questo ripulirsi dell’anima, dopo le ultime volte esaltate con Leida, lasciarla perdere, solo per ritrovare in me ancora una volta il desiderio di Amalia, del sesso senza amore, dell’anima impazzita di bellezza che sfiora le vette della follia, e tuttavia ritornare a sentirsi in pace, con tutto l’amore che Eugenia, la ragazza romena e Marina riescono a darmi, una luce bianca, diafana, quasi azzurra, come la figura santa di una Madonna, che lava il peccato, che lo purifica, per non delirare più… l’amore e l’erotismo e il sesso e i sogni e la musica e le ragazze, trama dell’anima che si disperde in un’invocazione, in un cielo terso e azzurro, dopo le nuvole, quietarsi con lo spirito, non è successo niente di irreparabile, è solo l’anima che si districa dei suoi vecchi meccanismi, dei suoi vecchi pensieri, delle sue vecchie passioni, e ora che Leida è lasciata è normale che la transizione porti con sé un po’ di turbamento, non l’avevo previsto, ora non lo tengo neanche in conto, perché tutto si purifica con l’ultima volta, con lei, con la romena, che richiamava Eugenia e Marina, quella visione quasi ortodossa dell’anima, purificata nelle lacrime e nell’amore… si va avanti così, in questa giornata, con l’anima che anela alla pace e all’amore, per una ragazza, un amore vero, quasi spirituale e carnale allo stesso tempo, in questi tempi duri di sviamento, di dubbio, di ossessioni, che si involano ora e svaniscono, lasciamoci del tempo per ritrovare noi stessi e lo spirito, per lasciare andare via vecchi meccanismi fissati, come l’orario per vedere Manuela, o Leida, quell’orologio che mi frega, quegli orari fissi, quelle troppe pagine da leggere, quei troppi doveri, quell’ansia che fa solo stare male, e che riesumava chissà da dove il ricordo erotico di Amalia, lasciamo perdere tutto questo e concentriamoci sullo spirito, sull’amore e sulla pace, su quell’erotismo puro che ha dei tratti comuni con il sentire di una volta per Alina, sì, la ragazza romena, le manele ed Eugenia…