Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore…

“Oh, listen to them
The children of the night
What sweet music they make”
[From Bram Stoker’s “Dracula” (1897)]

May dreams be brought that I might reach…
The gentle strains of midnight speech
And frozen stars that gild the forest floor

Through the swirling snow
Volkh’s children come
To run with me, to hunt as one
To snatch the lambs of Christ
From where they fall…

From where they fall… to snatch the lamb of Christ… ancora, ancora una volta, tutta l’estasi di essere stato con Ana, la ragazzina romena che mi diceva che andrà in Inghilterra a settembre, che raccontava delle sue serie tv turche, quelle telenovela dove si amano, si ammazzano, finiscono in prigione, si lasciano… la Romania, l’Inghilterra, da romanzo ottocentesco, Dracula, il drago, il serpente, il demonio, quello che mi ha portato via nell’ultimo periodo, da quando decidevo di andare con sua sorella Alexia, e tutto il caos di impormi di non vederla più, Ana… Dracula, drac, che ora diventa drag, dragostea, amore, le sottili differenze di altre lingue, come quella canzone, dragostea din tei, amore dei gigli, m-amintesc ochii tai, mi ricordano i tuoi occhi, come Eugenia che è ritornata a farsi sentire su Facebook, su Instagram, lei che è scappata negli Stati Uniti a sposarsi come Oana era scappata in Italia, come Ana scapperà in Inghilterra, come quel film, Occident, di donne che prendono e lasciano tutto e scappano via, per sposarsi, per andare via dalla Romania, “In Romania si sta male”, diceva Ana una volta… e questa musica, che fa cortocircuito tra Ortodossia dell’anima e Black Metal inglese, la bandiera con la croce inglese, e la croce di Sant’Andrea, come l’altro fratello di Ana, di un anno, Andrei… tutto ritorna, il cerchio si chiude, dopo essere stato in un’altra dimensione da settembre a marzo, tra terrori chirurgici ed evasioni estremo orientali, ci voleva il volto di Ana, la sua bellezza, le sue parole, a farmi tornare a provare il piacere e il languore di essere con lei, l’erotismo e il languore… che tutto ora diventa un flusso di immagini e associazioni, come ogni volta capita dopo l’erotismo, quando il languore si impadronisce di te, e non sai più se ti stai facendo crescere i capelli per assomigliare a un cantante black metal e o ad un monaco ortodosso, quando non rimane più niente intorno a te, quando il mondo finisce e rimane solo l’amore per lei, come quando la vedevi seduta là nella macchina di sua sorella targata Romania, ad aspettare la fine della notte, nei suoi abiti da ragazza normale, quella draculità dell’anima che porti dentro, tra erotismo e languore, e sogni depressivi e neri, note black metal e canti ortodossi, quando ti vesti di nero perché non rimane più niente, neanche le icone ortodosse di quella chiesa dove cadevi in estasi, vent’anni fa, quando un’altra ragazzina romena ti si presentava davanti mentre tu stringevi il tuo dizionarietto di cinese italiano, come se fosse un grimoire esoterico da cui trarre le parole, e vent’anni dopo quel sogno si realizza nell’erotismo con lei, con Ana, che oggi al finire di leggere 1Q84 di Murakami vedevi in Aomame, lei, Ana, anche quando si suicidava, anche quando il protagonista Tengo andava al di là di suo padre, di sua madre, per cercare lei, chiunque lei sia, e qualcosa di più profondo del solo erotismo e del sole languore ti colpiva… quasi barcollare dall’estasi e dallo sviamento, dal languore, non sentire più bisogno di caffè che gli altri giorni ti facevano partire i nervi, insieme all’alcol, facendoti sentire dentro una canzone black metal, dove si urla come infestati dal demonio, e l’anima non ha pace, saltano tutti i nervi, e ogni connessione, solo per riprovare esperienze estatiche dove capivi che tutto era dovuto a quel demonio che ti infestava, anche le altre volte nei periodi dove stavi male, indipendentemente dalla notte, dalla strada, perché l’altro giorno altro non eri che al parco e in biblioteca, a farti, come un black metallaro, di alcol e caffè, senza riuscire a dormire come un barbone sulla panchina del parco, tra le piante, tra la natura, e il demonio si impossessava di te, come troppe volte nell’ultimo periodo… al di là del black metal, al di là dell’ortodossia dell’anima, c’era solo Ana e tutti i sentimenti e la carica erotica per lei, la ragazzina romena che ti ha sviato più di tutte nell’ultimo periodo, al di là di oggetti magici da posizionare attorno alla stanza che non è più tua, come dei cerchi magici, perché ora non c’è più luogo, tutto si apre come una primavera che sboccia, e non c’è più differenza tra giorno e notte, aperto e chiuso, e ti senti l’anima invasa di un languore che non sai definire, e ritrovi tutto il languore di un tempo, e non sai che fartene dei caffè, dell’alcol, della musica, e vivresti solo di queste sensazioni, perso per sempre tra le sue parole e quelle degli amici, e delle altre persone che ti sono passate affianco, e dei consigli altrui, e tutto era solo per lei, solo per lei, Ana, che fa rinascere il tempo e chiude il circolo indemoniato dell’ultimo periodo… non ti perderai come i tuoi amici dietro sogni e utopie di successo e fama e soldi, o di ragazze conosciute davanti ad uno schermo di un cellulare, a perderti inseguendo miraggi di puro ed esclusivo erotismo, ti perderai invece al confine tra un cantante black metal e un monaco ortodosso, dilaniato tra l’amore e il demonio, drac si dragoste… e perdi e riacquisti ancora la tua identità, dopo le ultime prove, gli ultimi giri nei mondi dei demoni, e rinasci a nuova vita in una domenica che non sai più neanche come chiamare, delle emozioni che non sai più come definire, e non scapperai più da te stesso alla ricerca di quieti d’altrove che non esistono, perché tutto era in te, per lei, Ana… e non saprai che fartene del pomeriggio, della notte, dei discorsi degli amici, di quelli con gli altri e dei tuoi genitori, andando oltre tutto, le parole parole della politica, gli stessi libri e le stesse altre dottrine, l’immaginario che scaturisce in te da questo languore, lo sviamento, la costruzione di divinità che diventavano idoli d’oro, oggetti magici, talismani, grimoire, quando in te vive solo l’amore per lei, e il demonio che si insidiava sempre sembra ora in esilio… con delle ali dorate su delle vesti nere cadi, from where they fall, cadi come un angelo caduto per sempre questa volta per lei, non per Alexia, non per Leida, non per Alina, e ti ricordi di allora, di quando c’era Katia, e non c’era la scuola, non c’era il lavoro, e le vertigini della libertà, delle giornate e delle settimane senza paletti, senza punti fissi, pura vertigine della libertà ti faceva provare lo stesso sviamento di oggi, tra litanie coraniche e canti ortodossi, deliri dell’anima e ricerche spasmodiche di sensi mistici, quando tutto era dovuto all’erotismo e al languore… ma non vorrai più perderti ora che hai trovato l’orientamento dell’anima, al di là di lei, dei periodi oscuri, del demonio che ti tormentava, e anche nelle vertigini della libertà sai ora trovare l’equilibrio… come quella gente che vedevi passeggiare ieri notte là a Milano tra le vie dell’Isola, coppiette varie, innamorati, non angeli caduti e perduti come me, disperati a volte di trovare un senso e una direzione in questa vita, capivi loro, il loro perdersi, il loro cadere, e il loro non perdersi più, tra le parole degli amici che scivolavano via, come insignificanti, appartenenti a mondi che non hanno conosciuto sviamenti, demoni sussurranti, abissi e vette, solo per rinascere insieme agli altri, alle altre nel ricordo di lei, in quel bicchiere di vino rosso che rifiutavi al Nord-Est, al di là di quell’altro barista dai capelli lunghi come Cristo che ti serviva la birra il giorno prima, al di là della stessa cameriera bionda, delle donne che vedevi stamattina al bar, del silenzio che fa parte di te, per non perderti e disorientarti tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore… che ti vengono in mente mille cose come fasci di luce e sinestesie musicali e linguistiche, tutto che fa parte del languore quando il demonio stessa si dissolve in un languore senza fine, e l’angelo caduto in te sembra tornare a sentire la divinità, tutto per lei, per l’erotismo per Ana, al di là di tutte quelle che ricordi, Andra, Xhuliana, Alina, Leida, Alexia, Katia… ti ricordi ancora le estasi dello sviamento, del languore, dell’estasi, sai dove va sempre la tua anima ogni volta, e questa volta si libera, sa di essere se stessa, sa che basterebbe pensare a lei, ad Ana, dove sarà, cosa farà, quando sarà, chi sarà, come, come ai tempi di Katia, lo sviamento in te e la sua realtà là fuori, chissà dove, la fantasia e i deliri senza limiti, i mondi paralleli, le cose che non esistono e la fine del mondo, della fantasia, dell’irrealtà, là dove cala un sipario nero e una luce bianca, tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore, perderti ancora e ritrovarti, in tutto il languore per lei, Ana…

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E mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…

Bersi un caffè e comprarsi le sigarette al bar, come ogni mattina, dopo l’altro caffè della mattinata, rito propiziatorio della giornata, dopo che ieri sera rivedevo Ana e tutto l’erotismo tornavo in me, quando godevo con lei, che scacciava i vecchi pensieri di quella demone cinese, 妖怪,e il mondo poteva ricominciare… non c’erano oggetti amuleti magici nella mia stanza, tutto era fatto di vuoto e di luce, come quelle pagine sullo zen che sto leggendo, che non ha più neanche senso perdersi in domande inutili, come quel libro intitolato: “Dio esiste?”, che vedevo là in biblioteca ieri, quando andavo a guardarmi il film cinese
倩女幽魂, la versione vecchia dell’87, e quella nuova, del 2011, e poi ricominciavo 神雕侠侣, la lingua cinese che suonava più bella della lunga e noiosa lingua russa, le parole che scorrevano più dolcemente, nel ricordo anche di Valeria, e quella lingua che mi era più congeniale, più bella, più pulita, ora che in questo periodo vado sempre al ristorante cinese giapponese a mangiare, e la voglia di Oriente ritorna… mangiare lì e per un attimo perdermi in paranoie sulla dieta, come quando ieri andavo dalla dottoressa di base per capire se dovevo perdere chili o meno, un po’ fuori di testa, che quella capiva, alla fine della visita, chea avevo davvero bisogno della mia chimica giornaliera… e poi le parole di chi mi passava di fianco quando correvo, chi diceva di andare a donne, chi mi passava di fianco correndo, con un pallone, tutta l’energia che in me risiedeva, pronta a esplodere, e la tranquillità, e le parole di Maria Teresa sul lavorare ogni giorno, la mia tesi più difficile: impegnarmi costantemente sul lavoro… e lavorare… chiamare ieri sera mio fratello per fare gli auguri di compleanno a mio nipote, 13 anni, i suoi regali, l’inter che ha vinto sul milan, una pizzata insieme quando sarà, in compagnia… giocare l’altro giorno a “King of fighters”, come ai tempi degli amici cinesi, godere ancora di quel gioco, dal nemico finale imbattibile, ma godere ancora di tutte quelle mosse, quegli effetti speciali, come un ragazzino, giocare a quel gioco che per me era come se fosse nuovo, forse innervosirsi dopo un po’, ma divertirsi lo stesso… Cina, Giappone, Estremo Oriente, che in questo periodo mi piacciono i libri sullo zen, quell’arte buddhista, tutto il pantheon di divinità, che è qualcosa di nuovo da apprendere, e quella riflessione sull’illuminazione che scaccia via tante sovrastrutture costruite sul niente, drammi sentimentali passati, vacuità delle illusioni che si presenta in sé lasciando spazio all’anonimità dei pensieri, alla loro inconsistenza, a le false credenze spazzate via dal desiderio e dalla bellezza di Ana, che ieri sera rivedevo… godere della sua bellezza, della sua voce, del suo viso, anche quando mi chiedeva della mia amica russa, Marina, che scompariva come scompariva anche Alice, la 妖怪,quando rivedevo il volto di Ana, così simile a Inna, davanti a me, la sua bellezza che mandava via anche discorsi inutili degli amici, le loro fisse, e io che mi perdevo in lei, che era quasi la chiave di volta di tutto, pensarla ancora, immaginarla ancora là all’angolo di una via, con i suoi pantaloncini, le calze, la sua maglietta rosa, la sua bellezza di fianco a sua sorella Alexia, e tutto l’erotismo che si liberava, e la tranquillità dell’anima che sto imparando da quei libri zen, l’assenza di immagini, di distrazioni, di concetti e astrazioni, tutto che si liberava così, che ancora adesso l’unico pensiero va a lei, alla sua bellezza, alla sua voce, al suo corpo erotico… e poi lei, che mi diceva che ero un po’ triste nell’ultimo periodo, io che le dicevo che in quest’ultimo periodo stavo cercando di riflettere, o meglio, fare mente locale, spazzare via un sacco di cose, fare chiarezza, e che ero stato tranquillo nell’ultimo periodo, anche senza la mia amica russa, che non mi piace, né nel parlare, negli argomenti, nella lingua, nell’aspetto, quando diceva che aveva intenzione di sposarsi, e tutto veniva spazzato via dal volto e dalla voce di Ana, dal suo volto, dalla sua bellezza, ogni cosa veniva lanciata nel tunnel del passato, che non mi va neanche a stra qui di ricordare, e tutto me stesso si colorava della sua bellezza… anche quando stamattina andavo al bar, e mi ricordavo Bruna quando mi guardava e diceva fra sé: “Kelly…”, come ad indicare una ragazza che non c’era più, quella ragazza che era Ana… adesso essere ancora un po’ stordito da quel doppio caffè, che i pensieri affiorano e vanno via all’impazzata, se non ci fosse il pensiero di Ana che da tutta la tranquillità, il dolce ricordo, la sua bellezza, che inutile star lì a invocare divinità lontane, che mi assicurino la giornata nei suo vari aspetti, e anche andare al ristorante cinese non è più niente, demoni femminili ormai sigillati dal ricordo di Ana, da quel film sui fantasmi cinesi, da quelle immagini di Buddha e quel libro sullo zen, quelle pagine di Haruki Murakami, che la vita va avanti lo stesso, al di là della tristezza che Ana vedeva in me, al di là della tristezza che io vedevo in lei, al di là degli umori un po’ gravi, che vincevano attraverso le parole con lei e tutto l’erotismo… Ana, Ana, che ci voleva proprio lei, ci voleva proprio lei e per un po’ andrà bene così, senza astrazioni e convinzioni sbagliate, senza sovrastrutture inventate per spiegare la mia vita, la mia vita è semplice, è fatta di lavoro e studio, di gente con cui parlare, e niente di più, nel ricordo di Ana, che anche tutti i battibecchi immaginari con le persone che incontro non esistono più, spazzati via dalla voglia di lei e da lei, Ana, che mi sembrano stupidi tante di quelle pensate che nell’ultimo tempo affioravano in me… e forse è vero come mi dicevo ieri, quando mi ispiravo allo zen per cercare l’illuminazione in me, che non aveva più bisogno di paradisi artificiali fatti da chimica, alcol, estasi mistiche, ma era solo la voglia di lei che faceva girare ancora tutto me stesso… e continuerò così, appacificato dall’Estremo Oriente, a continuare a studiare quei libri, leggere ideogrammi, guardare serie tv cinesi, leggere Murakami, guardarmi quell’arte buddhista, al di là di ogni divinità, ortodossia immaginaria dell’anima, che nascondeva solo Ana e forse anche sua sorella Alexia, e tutto evaporerà da sé, ogni costrutto immaginario e artificiale, finché ricorderò Ana e la sua bellezza e l’erotismo con lei… non so che farò stamattina, prima di lavorare, guarderò forse come ormai è abitudine qualche telegiornale, in inglese, francese, italiano, russo forse, mi perderò nelle immagini, nelle parole, forse senza pensare a niente, forse solo ad Ana, a nient’altro, alla vacuità che è in me, all’inconsistenza di cose del passato che dovranno svanire, e tutto si perderà via così, come un sogno, come un ricordo di Ana, e invece di costruire astrazioni le vedrò andare via, evaporare, lasciare il velo di Maya, lasciar perdere la voglia di leggere questo, sapere quello, impormi una disciplina ferrea tra dieta e sigarette, perché tutto se ne andrà via da sé, si perderà nell’aria, senza più l’attaccamento a concetti e astrazioni nate dal nulla, oggetti magici, parole magiche, ora che la voglia di Ana fa evaporare gli ultimi terribili mesi, adesso che sono di nuovo appacificato con l’Estremo Oriente, e con l’Oriente, e potrò ancora darmi alla Cina e al Giappone, alla Russia, a ogni cosa, finché il volto e la bellezza di Ana faranno sparire ogni astrazione, e la vacuità dimorerà in me… guarderò la tv, leggerà libri, guarderò film, lavorerò, mangerò, fumerò come ogni giorno, forse di meno, in quell’ascetismo che fa parte di me, e mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…

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Naw-Ruz, disorientamento e sufismo dell’anima, la luce e il silenzio dopo il disorientamento…

Girare a vuoto, completamente, saranno le 20 gocce di valium di questa mattina, a sclerare, tra gli oggetti della stanza e Valeria che mi dava le sigarette stamattina, GuanYin e il drago, GuanYin e l’infante, Madonna cinese… sclerare da impazzire, girare su me stesso questo pomeriggio, niente lavoro, girare tra una biblioteca e l’altra, nessun libro, un libro che non è un libro, il sufismo, girare su me stesso senza obiettivi… fumare, dormire, girare a vuoto, nessun obiettivo, le puttane dimenticate, la primavera che domani arriva, le invocazioni che non servono più a niente, correre, correre, correre, in questi giorni per dimenticare il troppo cibo, la dieta, l’assenza di obiettivi, smettere di fumare, bere, mangiare, dormire di giorno, caffè, perfezione che non esiste, il cruccio di non lavorare al bar, farsi di Valium e andavo al bar, senza obiettivi, il disorientamento totale… lavorare sì, lavorare no… assenza di obiettivi… il lavoro che c’è e non c’è… la gente al parco, barboni, che parlano di lavoro, reddito di cittadinanza, 150 euro al mese in Polonia, Barresi e le sue foto artistiche giapponesi, Ravens, le puttane orientali, gli amici altoborghesi di Fizi, questi qua al parco che parlano delle case dell’Aler, dell’Inghilterra e degli incentivi, dei call center, barboni… il parco senza senso, i soldi da buttare via, i libri che non mi va più di leggere… la primavera, Naw-Ruz alle porte, da stasera, la religione e l’intossicazione chimica, Valium, la gente che corre al parco, le sigarette, le agenzie lavorative dei barboni qua affianco, basta! Le puttane che non voglio più, i soldi da buttare, il lavoro che c’è e non c’è… il parco dove mi vedevo con Elena, 15 anni fa… rimescolare le carte dell’anima, disorientarsi… i vecchietti che parlano in dialetto, l’assenza di obiettivi, il lavoro al bar buttato via, le stelle, il Cristo, la lampada al led minimalista, l’aquila albanese, i Bahaì, l’Islam, le lingue, France24, Deutsche Welle, Rossija24, Sky TG24, le sigarette, i caffè, il drago, GuanYin, le preghiere, correre, camminare, Barresi, Fizi, il lavoro nelle officine, il lavoro al bar, i pranzi di lavoro esagerati, la dieta, il peso, la bilancia, fuori da quella stanza! I libri, i film, true detective, black mirror, thirteen reasons why, tutti gli enti pensabili di questo mondo, l’Essere, Dio, l’Io e il Non-Io, la filosofia, il nulla, le vacanze, la primavera che arriva, la gente che parla delle vacanze, la gente che sta zitta, le calorie da bruciare, la dieta, la stessa sensazione di quando ero in Germania, girare su me stesso, Marina, che schifo! Alice, che schifo! Ana, basta! La cameriera cinese quarantenne, GuanYin, Valeria e le sigarette, la sigaretta elettronica, le tipe che non voglio, gli amici, che rottura! Le definizioni su wikipedia in inglese dei disturbi di personalità, schizoide, borderline, depressione, la musica black metal su Spotify, il sonno che non c’è, dormire 12 ore tra domenica e lunedì, le messe che è meglio non andare, i soldi e la creazione di problemi, le creazioni carnevalesche, barboni qua affianco che continuano a parlare di soldi, poveracci, di lavoro dipendente, di disoccupazione… i testi attitudinali ai colloqui che mi fregano sempre, sempre le presenze oscure, le presenze bianche allucinate, la luce e le tenebre, i disoccupati che se ne vanno via, per fortuna, Elena che studiava alla Bocconi, la ricchezza, la povertà, le tipe russe che quando passano affianco a me sulla via mi fanno schifo quando parlano russo, lingua e paese di merda, Marina, che schifo, una coppietta di adolescenti, un negretto e un’italiana che parlano, chiacchiericcio flirtante… Valeria, GuanYin, i soldi, le sigarette, le puttane, la musica e chi ti passa affianco per le via, chi ti sembra impazzito, come quella ragazza adolescente musulmana con il velo con le cuffie mp3 in testa a canticchiare estasiata la sua musica preferita, neanche fosse musica albanese per me, sonorità che ti entrano in testa e ti fanno impazzire, l’altra ragazza che pregava al ciglio del marciapiede davanti al bar chiuso, con la bottiglietta d’acqua in mano, un’Ave Maria, quell’altro quando uscivo di casa, un adolescente, che non so a chi diceva: “Scopate di più!”, un altro che diceva: “Guardone!”, la pornografia dentro una stanza, la pornografia sul cellulare per strada, prima di andare dalla massaggiatrice cinese, il rosso e il nero, evocare la cinese e godere, sto fuori come una mina, non c’è più differenza tra dentro e fuori, dormire sul proprio letto come se dormissi su una panchina in mezzo alla strada, l’effetto droga Valium, Zolpeduar, Alcol, Vodka, Olanzapina passato, periodo evanescente e psichedelico da dopo il ritorno dalla Germania, il sufismo, le sedute dal dentista, l’operazione, la flebo, le divinità indù, la vodka, Rasputin, Abdul Baha, l’archimandrita greco, Dong Dong e il lavoro al bar, le puttane, GuanYin, Valeria, le sigarette, Allahu Abha, il sufismo, girare su me stesso, il sufismo e i 100 nomi… il centesimo nome inesprimibile, Gloria, Gloria a Dio nell’alto dei cieli, for who the bell tolls, Bonfanti e la sua Maserati, il suo: “Ci mancava anche Maometto adesso!”, lui che ora non c’è più, pregare con Haruna, Ramadan Bahaì finito, la Quaresima che continua, il tempo che non basta più, l’Apocalisse, gli Avventisti che non c’è Pasqua, non c’è Natale, solo dieta e Vangelo tutto l’anno… i bambini che corrono al parco, i pedofili dei film criminali, true detective, le madri un po’ rotonde che portano i bambini nel passeggino, i carabinieri che metafisicamente mi controllano più di Saverio, io e la mia stanza e i miei oggetti, la stanza che è solo la cabina di bordo di questa nave pirata che è la vita, salpare, salpare, salpare, mai stare troppo nella cabina di bordo, salpare… oggetti maledetti, stesse facce, stessi discorsi, loop, vizi, impossibile spezzare le catene, girare su se stessi, disorientarsi, sufismo dell’anima, Naw-Ruz, primavera, il sole che sta per tramontare qui al parco, la sera che calerà e una preghiera al nulla, la gente che mi parla senza saperlo, quando vado in giro per le vie, KGB, FBI, CIA, carabinieri dell’anima, Truman Show e Giorni della marmotta, loop e routine dell’anima, gli oggetti nella mia stanza, gli oggetti nella stanza del Barresi, l’adolescenza dell’anima che svanisce, l’assenza di ogni cosa, di ogni persona, quelli che parlavano di lavoro, barboni disoccupati, il silenzio che cala sul parco, il tramonto, il sole che riscalda, Naw-Ruz, disorientamento e sufismo dell’anima… il vuoto, il nulla, la luce bianca, l’assenza di puttane, di oggetti, di persone, di immagini, di compulsioni, la luce, la luce, la luce! Disorientamento e sufismo dell’anima, non girare più su me stesso, Naw-Ruz, girare per il parco, la fine dei pensieri, l’assenza di suoni, di parole, di concetti, il nulla, il vuoto, la luce, il silenzio… e tramonta il sole, Naw-Ruz, disorientamento e sufismo dell’anima, la luce e il silenzio dopo il disorientamento, che la sera passa dove piace al giorno, Naw-Ruz, disorientamento e sufismo dell’anima, la luce e il silenzio dopo il disorientamento…

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Dopo una notte di devasto…

Vodka, la notte, dalla una alle tre di notte, bere, fumare camel white, avevano solo quelle in quel bar ieri sera quando si usciva con Barrezi, vodka standart russa, di quelle più raffinate, più buone, come quella che bevevo al bar london, quando mi ubriacavo, nella notte, la voglia di una chesterfield rossa, la vodka che mi aveva regalato l’amico, insieme ai poster della propaganda cinese comunista dei tempi di mao tse tung, regali di compleanno arrivato dopo un mese e mezzo, giocare a spostarli di qua e di là nella stanza, ubriacarsi, pensare a Rasputin, ad Ana, all’ortodossia dell’anima, prendere la macchina nel mezzo della notte e andare al bar a comprarsi le chesterfield rosse, dopo che spezzavo e buttavo via le camel white, comprare le chesterfield rosse al distributore automatico… tornare in casa, bersi qualche goccio ancora, fumare una sigaretta, buttarla via, prendere la bottiglia di vodka e svuotarla nel lavandino, buttarla via, prendere le chesterfield rosse e buttarle via, dopo averle spezzate, prendersi venti gocce di valium alle quattro e mezza della notte, per dormire, pensando ad Ana, a non so chi, a non so che cosa, ai discorsi fatti forse insieme all’amico, prendi e vai via, emigra, sai le lingue, fai import export, vai in Russia, anch’io mi sveglio la mattina e non so cosa fare, mi devo organizzare la giornata, la vita priva di senso, io inseguo il piacere nelle cose che faccio, quello è il mio criterio, il piacere? Bere alcol fino ad ubriacarsi, sette caffè al giorno, trenta gocce di valium, non so quante sigarette, cibo a volontà, e ogni tanto le puttane, se questo è inseguire il piacere, meglio non basarsi sul piacere per andare avanti, qualcosa che mi piace? Non c’è più, né le lingue, né lo studio, né il lavoro, vagamente Ana, Alexia, lontanamente, forse l’unico piacere che provo ora è l’ascetismo, l’ascetismo di fare a meno di quei circoli viziosi, anche se sbagliavo a buttare via la vodka e le sigarette, soldi buttati, sprecati, non si buttano via le cose, un po’ come quando nella depressione totale nel 2016 buttavo via tutti i fumetti, cancellavo il vecchio diario ispirazione ultima, mi cancellavo dai social, nella depressione ogni tanto ci sono queste manie distruttive, manie di buttare via la roba, come per liberarsi da un peso, e ogni volta che butti via qualcosa per un attimo ti sembra di esserti liberato dal peso, poi viene il senso di mancanza, e il peso torna comunque anche senza quegli oggetti di cui ti sei liberato, dinamica della depressione, distruttività… e poi perché depressione? E’ davvero depressione questa? Non si sa, i termini psichiatrici vanno presi con le pinze, meglio non darsi nessun nome, bipolarismo, schizofrenia, disturbo della personalità, depressione o quant’altro, l’antipsichiatria insegna che queste etichette funzionano poi come delle profezie che si autoavverano, quindi le etichette meglio evitarle… depressione perché gli amici così scrivevano su whattsup, e dopo questi regali Aldo non ha più scuse per fare l’emo depresso, ce ne manca ancora, scrivevano, emo depresso che ha ereditato, scrivevano, cazzate, tutte cazzate, quello che bastava però per farmi ripensare a come mi sentivo la mattina, dopo che sentivo i canti ortodossi e per un attimo mi sembrava di vivere il tempo di pasqua, lo stesso ascetismo, le lacrime, quello stesso sentire spirituale che non aveva più bisogno di niente, né di caffè, né di sigarette, né di alcol, né di Ana, né di libri, né di musica, né di cibo, né di film, né di niente, pura vita così, senza parole, puro sentire, puro respirare, pensiero vuoti e profondità sconfinate senza parole, senza musica, niente di niente, pura spiritualità ortodossa, eppure gli amici dicevano “emo depresso”… pranzavo, andavo a bermi il caffè al bar di Paolo, da Olga, non avevo voglia di parlare, alla radio davano una vecchia canzone anni ’90, pre 11 settembre, sex bomb, canzone stupida, dei tempi di Clinton e Bush, e poi davano, I believe I believe I believe that loneliness is my disease, I believe I believe I believe that you are my remedy… meglio questa canzone, anche se di solitudine non ne sento e non c’è nessuna che sia il mio rimedio, però le canzoni nuove le preferisco, suoni e canto più avvolgenti… e in quel momento guardavo Olga, mi vedevo riflesso nello specchio del bancone del bar e volevo solo farmi crescere i capelli lunghi, come un vero monaco ortodosso, o come un musicista metal, o un musicista, un artista, un cantante, non lo so, so solo che volevo farmi crescere i capelli e non avevo voglia di parlare con nessuno, né, come dicevo ieri sera, di fare niente, privo di senso ogni cosa, volevo forse solo recuperare le ore di sonno perdute nella notte a causa dell’alcol, o dei discorsi con l’amico, o non so che cosa ancora, ma il sonno, una volta arrivato a casa non arrivava, arrivava solo una schermata nera in me, il ritorno dei cori ortodossi che sentivo, memorie e ricordi vari, l’assenza di ogni senso, la lista delle possibili cose da fare, persone da vedere, luoghi dove andare, finiva la lista, finiva il mondo, schermata nera, e forse risuona solo questa canzone ancora, I believe I believe I believe that loneliness is my disease, I believe I believe I believe that you are my remedy… e non so perché in me si smuovono parole da black humor da liceo linguistico, good mourning, this is a disease deceased, solo per raffinare l’orecchio, la musica, il canto, come se fossi un madrelingua inglese che non sono, senza contare che ieri sera in quel locale mi davano fastidio quei due froci di fianco al nostro tavolino che parlavano in inglese, e di andare in Inghilterra a Londra mi faceva schifo, apprezzavo solo le bariste italiane che ci servivano, tutte more, e avrei voluto sentire il loro profumo, dimenticare le ultime puttane, o forse infondermi di incenso per non sentire gli strani odori che sento ultimamente, purificarmi con la bellezza e i profumi, parlarle e dirle due cose, come le dicevo, come se fossero mie colleghe, io e miei discorsi soliti dell’ultimo periodo, la macchina distrutta, il lavoro al bar andato a male, la non voglia di emigrare, la mancanza di senso, di obiettivi, la musica che mi invade, la bellezza delle bariste, la bellezza di Milano la notte, dimenticarsi della notte fatta di vodka e sigarette e valium, i cori ortodossi, la depressione e gli emo, e solo questa canzone risuona ancora, e forse la voglia di lingua inglese, lingua russa, come ai tempi dell’università, o la voglia di niente, solo di ascetismo da periodo pasquale, o forse niente di questo, dopo una notte di devasto, svaporare con una kurv, come la chiamo io quella sigaretta logic, curv, come una puttana, come quella canzone, nuk ka dashni per njo kurv si ti, Leida, non c’è amore per una puttana come te, Leida, svaporare un po’, dopo una notte di devasto, kurv…

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Sogni d’amori adolescenziali e di vivere altrove…

Nel sogno ecco che ricomparivano loro due, Carola e Serena, i due amori dei tempi delle superiori, ritrovarsi ancora a scuola, là con loro, nel sogno incubo di dover dare ancora la maturità, una seconda maturità, e io che chiedevo in segreteria lì a Paderno se era possibile legalmente essere in possesso di due maturità, solo perché volevo andare a scuola e sedermi tra i banchi, tra Serena e Carola… quello strano sentire adolescenziale che provavo per loro, come nel mondo dei sogni, per Carola, la biondina, e Serena, quella dai lunghi capelli castani, che ci ritrovavamo in una classe dove noi tre eravamo i più grandi, non di tanto, appena maggiorenni, in mezzo a tutti quegli adolescenti e quelle adolescenti, che ogni tanto mi capita di vedere quando vado in giro, i gruppetti al parco, le adolescenti sull’autobus l’altro giorno, quando tornavo da Bollate, e quella ragazzina che mi ricordava i tempi del Gadda, la scuola, e anche i video di instagram di quelle ragazzine in Albania, i sogni adolescenziali, gli amori adolescenziali, quelli con la testa costantemente tra le nuvole, e i puri sogni di bellezza di quelle ragazze, i sorrisi, le parolette, come quando si andava in Inghilterra in vacanza studio, e c’erano sia Carola che Serena, e anche Desirée, quei sogni adolescenziali che stamattina accompagnavano il risveglio, e questa canzone stanca, che solo lontanamente mi ricorda Xhuliana, con la voce di Kaltrina Selimi, o forse Aida, l’altra delle altre scuole superiori, quando frequentavo e avevo 24 anni, in mezzo alle diciottenni, non so come facevo, eppure quel sogno c’era ancora, forse, nel sottofondo, di avere ancora la testa tra le nuvole per quegli amori adolescenziali, pieni di fantasia e di visioni armoniche… e poi la stanchezza, la stanchezza di oggi, dopo l’allenamento di ieri pomeriggio, la stanchezza neanche avessi fatto due ore di palestra, due ore di taekwondo, e nessuna voglia di fumare, neanche dopo il caffè, e la fantasia di questo giorno senza lavoro che ritorna a scuola, tra gli autobus da prendere, le strade da fare, le classi, le parole alle fine delle lezioni, ricordi di amori adolescenti a scuola… che non so che farmene di  questo giorno dove l’unico pensiero va alla macchina nuova lunedì, al contratto che forse firmerò lunedì per mettermi a posto con il lavoro, l’ossessione del bar cinese che non c’è più, neanche la voglia di andare a bere un caffè da Miryam stamattina, le preghiere inutili, la sigaretta elettronica che anche quella è meglio non fumare, gli amici che non si sa se uscirò questa sera, un sabato dove non mi devo neanche allenare, ma solo riposare, e forse sarà fatto di biblioteca, andare là a piedi, tornare, buttare via un pomeriggio, forse andare dal kebabbaro stasera, ma ci sono già stato in settimana, e desiderare muoversi, andare di qua, di là, nelle scuole, che se non fosse per gli ulteriori esami da dare quasi quasi mi verrebbe da fare il professore nelle scuole superiori, solo per vedere quegli adolescenti e quelle adolescenti che vedo in giro, che vedo su instagram, che mi ricordano i miei anni al Gadda, i primi amori adolescenziali, in sogno, come Carola e Serena… ragazze italiane, che da allora non mi sono forse più innamorato di altre italiane, a parte forse vagamente Marta e Greta all’università, ma non erano già più amori adolescenziali, non c’era più la testa tra le nuvole, c’era la noia di uscire la sera a cena assieme, tra le altre idee, vivere assieme, come poi ha fatto Greta con il suo ragazzo, trovare lavoro, come Marta ha fatto trovandosi una scuola privata dove insegnare inglese, e di sogni adolescenziali, di amori adolescenziali non c’era più neanche traccia, forse solo nelle canzoni, nei ricordi, nei sogni come quelli di stanotte, nell’incubo sogno mio ricorrente di dover recuperare gli anni di scuola perduti… e altrove non c’è altro, altri lavori, altri bar, che ieri passavo da quel bar, bar XVIII, di cui mi parlava Alex, là, un altro cinese, un’altra cinese, come tanti, in un bar, a prendere le sigarette che non fumavo, le cartucce che non usavo, e quel bar un bar come tanti, come quello di Paolo, o di chissà chi, far sfumare la fissa del bar, delle sigarette, del lavoro con Alex, se non si trova nient’altro tanto vale mettermi in regola con l’officina di mio padre e Marco, mentre ieri avrei voluto continuare a vagare e vagare, senza meta, senza dover tornare più a casa, vagare senza meta, senza l’orientamento di casa mia, dei miei, cambiare casa, andare a vivere altrove, stare lontano dalla cucina, da questa sensazione di fame alterata, per le sigarette in meno, cambiare casa e non essere tutto concentrato lì in quella stanza, lavoro, casa, preghiera, studio, svago, avere duemila chilometri quadrati da qualche altra parte, una specie di villa e parco di Monza tutti per me, lontano da tutti, mentre Saverio mi faceva ricordare come il lavoro da Alex avrebbe potuto implicare cambiare abitazione, vivere altrove, lontano dai miei, e nei sogni infatti viaggiavo, mi muovevo, ero in moto, a scuola, un altrove dove stare, un altrove che non la solita stanza, la solita mansarda, la solita officina, vagare e muoversi, lontano dai miei, come mi faceva notare Saverio l’altra volta… che poi se non era per l’allenamento che mi disfaceva sarei impazzito in quelle mura, come una prigione, mentre ora tutta la stanchezza del taekwondo, karate e della corsa, non mi fanno sentire il bisogno di prendere e andare, camminare, vagare, perdermi, perdermi magari in una grande metropoli come Londra, o Sydney, o Berlino, solo per stare fuori dai soliti giri, soliti luoghi, solite persone, che non so più neanche quanto mi svaghino le uscite a Milano con i miei amici… mentre la maledizione della casa, come anche mi faceva intuire Alex, è presto trovata: lavoro in officina, casa dove c’è sempre mia madre, o mio padre, il frigo e la cucina dove poter sempre pasticciare, nonostante la dieta, le sigarette senza fine, la claustrofobia di una stanza dove libri, musica e film non bastano più, la mancanza vera di spazi dove sentirsi libero e da solo, non più pressato dal lavoro, dagli altri, e vivere davvero altrove che diventa un sogno, non di quelli notturni dove compaiono Carola e Serena, ma un sogno ad occhi aperti per avere spazi solo per me, e non dover più farmi di valium e olanzapina per sforzarmi di stare sul letto e riposare, dormire, per vincere la fame, la voglia di sigarette, il caos di musica e film, e ora come ora l’unica cosa che non mi fa sentire quella follia è la spossatezza dell’allenamento… non so quando si farà sentire Saverio, diceva presto, non so per che cosa, mandare via mia madre, andarmene via io, o se aspetterò lunedì, la commercialista, la macchina nuova, per far tornare tutto come prima o meglio, e dimenticarsi del sogno di vivere altrove, come diceva Alex, lavorare altrove, come diceva Alex, e non vivere più di sogni di amori adolescenziali, e di sogni di vivere altrove, di lavorare altrove, di essere indipendente, autonomo, con una mia vita solo mia, lontano da tutti e da tutte, come in questa prima mattina dove non c’è nessuno, ci sono solo io e i miei pensieri, ed è forse per questo che mi sveglio così presto, per avere un tempo tutto per me, ed essere lontano da tutti, mentre questi sogni di vivere altrove e questi sogni d’amori adolescenziali si manifestano in me, e vorrei solo un altrove…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Poesie, Ricordi, Visioni

Estasi musicale, estasi di ricordi…

La musica…
la musica…
la musica…
quella giusta
per me
orientale
shqip
il canto che si estasia
e i ricordi che tornavano
Leida…
l’ultima notte
quella dove le compravo le sigarette
da Antonio
al bar
Marlboro Touch
l’ultima notte

in quell’intersecarsi
tra
Alina
e Leida
e Ana
il desiderio erotico
che allora andava oltre ogni confine
e ritrovare nell’anfratto dei ricordi
queste visioni
di allora
la musica che estasiava
e mi faceva ricordare
ritornare all’estasi di allora
estasi
erotica
e musicale
che non c’era bisogno
di quella targhetta che vedevo oggi
psicoterapeuta donna tal dei tali
quale sarebbe il motivo della psicoterapia?
Recuperare la memoria?
E tutta la memoria si era fermata là
a quando c’era Alina
e la rivedevo
a fine 2016
mi faceva cancellare ogni cosa
tutte le scritte di una volta
2016
anno più buio della mia vita
e solo lei
era la luce
comparsa per caso
nella mia follia di allora
2017
quando cominciavo a scrivere
l’ispirazione infinita
c’era Leida
ispirazione erotica senza confini
si te harroj 2017
come dimenticarti
là dove tutta l’estasi andava per lei
e dietro quell’aquila
ogni volta
c’è l’infinito
l’ortodossia
il cattolicesimo
l’islam
Katia
l’amore
l’erotismo
la morte
l’estasi
dei sensi
della musica
e dell’amore
anche quello perduto
anche quelli perduti
ormai
Alina
Leida
Katia
che Ana era solo un passaggio
insieme ad Alexia
all’altra Alexia
e a tante altre passate lì per caso
perché avevo dimenticato
Leida?
Alina?
L’altro giorno Saverio mi chiedeva
cosa l’ha fatta andare avanti
nell’ultimo anno di università
quando era cotto?
Alina…
Leida…
l’estasi erotica
orientale
tutto qui
ed era dimenticato
completamente
e solo grazie alla musica
stasera ricordavo
raccoglievo i frammenti perduti
di questa tempesta
Leida

non c’è più
ma c’è il ricordo di lei
e il desiderio per lei
che oggi vagavo per le vie del paese
completamente
perduto
senza senso era stare lì a leggere
a guardare film
perché legarsi così tanto a quella stanza
a quelle letture?
Non ne potevo più
dovevo liberarmi
liberarmi
e solo vagando per due ore
tra le vie
senza pensare a niente
lasciando andare la mente via
solo così mi
mettevo ad allenarmi
poi dopo
sul pomeriggio tardi
solo per rilassarmi la sera
con la musica
la musica che faceva tornare i ricordi
i ricordi perduti di Leida
di Alina
lei che andava d’accordo con questa musica
Leida
di meno
e questo canto orientale
che ogni volta mi estasia
è segno di quel ricordo
sperduto nella memoria
nell’estasi
che ritorna
sottoforma di musica
e di immagini
che ristabiliscono la mente
l’anima
bastava non leggere più
come un automa
guardare la tv
come un fanatico di parole d’altrove
bastava solo
passeggiare
a casaccio
vagare per le vie del paese
liberarsi
e nella sera solo lei
tornava
Leida
la musica orientale
quell’aquila
che va sotto il nome
di ortodossia
islam
cattolicesimo
amore
erotismo
morte
estasi
Leida
Alina
quando la follia erotica e l’estasi
erano tutto in me
l’antico ricordo di Katia
primigenia follia erotica
lei e la sua aquila
cucita
sulla borsetta di stoffa
quella non del lavoro
quella della vita
ricordo primigenio
l’inizio
la follia originaria
l’erotismo
che è più magico dell’amore per il mondo
l’erotismo
perduto
le ragazze perdute
il desiderio
che non sa più dove andare ora
ma che si estasia con la musica
estasi musicale
estasi di ricordi
Leida
Alina
Katia
e la musica e il canto
possono ancora continuare
ad invadermi
in questa estasi…

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Là nel deserto della domenica pomeriggio dove incontri il silenzio…

Solo là dove c’è il deserto
si può incontrare la divinità
dove non c’è più niente
dove non c’è più nessuno
nessuna parola da scambiare
nessun argomento da condividere
nessuna lingua in comune
con nessuno
solo lì
dal deserto
può nascere l’incontro con la divinità
che ritrovo
poi in spazi aperti
lontano da oggetti magici
da abitudini e vizi
automatismi dell’anima
spazi aperti e ampi
come una moschea
senza confini
una chiesa che non conosca
scranni e panchine
puro spazio libero
che si libera verso il tempio
e verso la divinità
pura parola pulita
dove non è rimasto più niente
più nessuno
forse solo lo sguardo di chi è più grande di te
sposata
sposato
una coppia
che vagamente ricorda
la Sacra Famiglia
di chi l’amore
l’ha conosciuto
come non l’ho conosciuto io
in un disastro della vita
di cui ancora porto i segni
e da cui è scaturito solo
il puro deserto
dove
appunto
incontro la divinità
mi facevo benedire la gola
questa mattina
in una chiesa
che trova i suoi limiti
per smettere di giocare
con cibi e bevande
sigarette e caffè
e alcol
desideri dannati
samsara senza fine
dove solo il deserto
e dei canti ortodossi
o dei canti coranici possono salvare
ma nel deserto
si ascolta solo il silenzio
il vuoto e il nulla
gli spazi sconfinati
in un deserto freddo
di un edificio
che poteva essere una moschea privata
spazio di invocazione
pura
là dove non rimane più niente
più nessuno
se non la divinità
è lì che ritrovo me stesso
lontano dai soliti spazi
non vorrò più farmi chiudere
da inutili automatismi
e circoli viziosi
non so che farmene
della giornata
del pomeriggio
come ogni schizofrenica domenica
si rispetti
dopo la schizofrenia della domenica mattina
ecco il deserto
la schizofrenia e il deserto della domenica
là dove solo incontri il silenzio
la divinità
e il nulla
e chi ti può ancora guidare
come quell’archimandrita
che elevi a tua guida spirituale
insieme ad altri santi
e figure
più o meno
immaginarie
non sai che fartene delle parole altrui
dei loro sguardi
dei loro modi di fare
ti senti come
ordinato
finalmente
ad una vita ascetica
senza clausure
là nel deserto della domenica pomeriggio
dove incontri
il silenzio…

Ispirazioni, Poesie, Visioni

Le parole che non ci sono e la valle del nulla…

Vita vuota
senza sigarette
lo sguardo di Miryam
il suo saluto
la voce angelica delle sure del Corano
e finiva il mondo
che senso ha
guardare ancora quella serie televisiva cinese?
Sono sempre le ragazze a farmi andare fuori
Valeria la cinese
le ragazze romene
Miryam l’islamica mariana
che sono rimaste solo le bariste
i baristi cinesi
dove ieri compravo le sigarette elettroniche
pensavo che la visione di un monaco ortodosso
potesse salvarmi
dalla serie infinita
di caffè, sigarette, alcol, cibo
gola senza fine
alla ricerca del piacere senza fine
senza contare
le ragazze notturne
le ultime
che mi hanno fatto passare la voglia
vita vuota
non rimane più niente
completamente privo di senso
è ogni atto
vedo passare via il tempo
senza significato
cosa fare?
A cosa dedicarsi?
A quel libro in russo?
A quella serie televisiva cinese?
A che pro?
Guardare notizie in francese?
In inglese?
Interessarsi dell’Iran
come facevo ieri
tra Bahaì
Islam
Ortodossia
sensazione religiosa
che ieri Saverio mi riconosceva
le mille pagine
di teologia e filosofia
di Cacciari
l’Angelo Necessario
forse
prossima lettura
dopo
Dell’inizio
Della cosa ultima
leggere…
a che pro?
Non fatemi insegnare
cose che non vi servono a niente
che vi fanno solo male
dicevo
non fatemi fare il professore
mi bastava sentire Paolo
dire
Oh Besana! Perché sei tu Besana!
La proprietaria del locale del bar
Shakespeare
quella signora con la quale
nel 2009
facevo il pellegrinaggio a Caravaggio
con la chiesa
dieci anni fa
una vita da puttaniere
dieci anni da puttaniere
e da studente
bruciati così
in uno sguardo
in un saluto
là dove non ci sono più le ragazze di università
a ispirarmi
è rimasto solo il bar
non quello di Alex
ma quello di Paolo
Miryam
Antonio
Valeria
Valentino
Bruna
Olga
e del buttafuori africano
bar multiculturale
tra meridionali pensionati
giovani siciliani
napoletani
calabresi
africani
maghrebini
romeni e albanesi
qualche moldavo
o russo
non si sa
altri italiani
là dove mi sento a casa
il bar che è diventato l’ultima istituzione rimasta
forse più importante anche degli amici
del lavoro
dello studio
di ogni cosa
l’unico posto dove ancora sento qualcosa
e non più le ragazze notturne
passate di moda
forse rimaneva la chiesa
l’altra giornata
alla messa ecumenica
quell’archimandrita greco
l’ascetismo
e una sensazione di agape
amore
che non si può spiegare
i fiori del male
e nient’altro
cosa me ne faccio della musica
dei film
degli amici
delle parole
delle ragazze notturne?
È rimasto solo l’ascetismo
a dare un senso alla vita?
Poniti degli obiettivi
mi diceva Alex
quali obiettivi?
Le ragazze notturne?
Smettere di fumare?
Smettere di bere?
Smettere di mangiare?
Essere sempre in contatto con l’ascetismo
e la divinità?
Leggere qualcosa che faccia crescere?
Parlare con gli amici?
Di che cosa?
Parlare con Miryam?
Di che cosa?
Togliere i caffè e smettere di mischiare la chimica?
È tutto una disciplina dei sensi
un’ascesi dei sensi
un’ascesi edonista
estetica
di sensi
quasi erotica
e tutto si sfalda
tutto si disperde
tutto scivola via
si dissolve
svanisce
in un’evanescenza
che non riesco più neanche a sentire
tramite la musica
inutile ogni oggetto
ogni ricordo
ogni rimando
non c’è più nemmeno la biblioteca
per far volare l’anima
cosa rimane
in questa valle del nulla?
Figure di archimandriti
monaci ortodossi
guide Bahaì
divinità
e il vuoto che è in me
non rimane più niente
tutto si sfalda
forse sarebbero bastate due parole con Miryam
ma dire che cosa?
Quali argomenti in comune?
Io che ripeto sempre le stesse cose
da quando è finita l’università
niente ha più senso
né le ragazze notturne
né il lavoro
né studiare
niente
tutto è niente
in questa valle del nulla
dove rimane solo l’ascetismo
e immagini di ragazze e persone
che sfumano via
senza alcuna importanza
vedo solo me stesso
il mio nulla
i miei pensieri
inconsistenti
il mio sentire
che si perderebbe in sure del corano
la mia anima che vorrebbe farsi canto
là dove la vita non ha più senso
e più alcuno stimolo
si chiude il passato
quell’esperienza all’altro bar
la macchina distrutta
il lavoro che non c’è
il computer azzerato
le sigarette che non ne posso più
neanche i caffè
solito loop
ascesi da loop
incontri da loop
solita routine senza senso
le ragazze notturne
l’attesa
gli amici
il niente
il vuoto
il nulla
quello sguardo e quel saluto di Miryam
le parole che non ci sono
e la valle del nulla…

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Ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

Perdermi, nella notte, stanco dell’allenamento che mi disfaceva, la serie televisiva cinese di arti marziali che mi portava via l’immagine di Valeria, la barista cinese, perdermi ancora, la fame, la stanchezza, e cercare di andare a dormire… la chiamata erotica, la voglia di schifo dopo giorni e giorni ieratici, dove sul lavoro, dalla noia mortale, mi compariva Rasputin, il monaco ortodosso, per farmi stare in linea, per non far divagare i pensieri, la spossatezza, la stanchezza, lo spirito di gravità, una malcelata depressione, il lungo e pesante dormire, tra una lettura e l’altra, tra una serie televisiva e le notizie 24 su 24, io che mi dovevo ancora riprendere dalla sconfitta di aver provato a fare il barista dal mio amico cinese, il lavoro che non mi piace, il senso di morte nera, la figura di Rasputin, del monaco ortodosso greco, lo sforzo di non fumare, le crisi di nervi e le gocce di valium, i troppi caffè, l’alcol, i pensieri che se ne andavano chissà dove, realtà parallele della mente che si creano in quella stanza, quando non c’è niente da fare, la solitudine, non poter parlare con nessuno, isolato nel mio mondo, alienato, in una realtà parallela… lavorare e stancarsi, non fare niente e stancarsi, dormire per non sentire i pensieri di sottofondo, i deliri, gli abbattimenti, le crisi di nervi, io che non mi ero ancora ripreso dal dover tornare a fare quel lavoro, quel colloquio che era andato male, vanno bene le capacità linguistiche, vanno male quelle comunicative e il lavoro di squadra… fa niente… prendere la macchina di notte e andare verso la massaggiatrice cinese, oltre Ana, oltre Alexia, fermarsi là vicino con la macchina, stanco già di per mio, ma con la voglia di liberare l’erotismo che in queste notti si presentava nei sogni, guardare qualche videoclip di Avena Lee sul cellulare, a casaccio, la voglia di oriente… eccitarsi quel poco che bastava ed entrare dalla massaggiatrice cinese, la quarantenne neanche troppo figa, ma avevo voglia di schifo, di fiori del male, dopo le giornate pesanti, gravi, ieratiche, che volevo farmi crescere i capelli lunghi come un monaco ortodosso, mentre qualche giorno prima me li facevo tagliare dai barbieri turchi, sono più Bahaì che ortodosso, e i capelli vano bene corti, l’abito non fa il monaco… incontrare l’altra mattina al bar Miryam, che non lavora più lì, forse ha ripreso a studiare, come le diceva Olga, come le chiedeva Olga, sentire una strana attrazione per Miryam, un’attrazione di quelle sbagliate, come quella puttana di anni e anni fa, Ramona, la pelle troppo scura, caffè latte, difficile godere, non liberare la libido che in quest’ultimo periodo era completamente affondata solo nei sogni erotici notturni… entrare dalla cinese e farsi spillare 50 euro, spogliarsi, provare subito a godere con lei, sdraiato su quel lettino, i suoi seni abbondanti, da godere, il suo corpo un po’ sfatto dall’età, niente a che vedere con la bellezza di Avena Lee, eppure eccitarsi, ravvivarsi, godere, la stanchezza che si faceva sentire e poco prima di andare via, dopo una mezz’oretta di massaggi, provare a godere della sua vista, della vista di lei, io, da solo, a guardarla, come per trovare l’ispirazione per godere, il suo vestito rosso e nero, i suoi capelli, il suo aspetto orientale, trovare l’ispirazione e andare via con quella fantasia, fregarmene di tutto… riprendere la macchina e tornare a casa, godersi una sigaretta prima di rievocare Avena Lee, e godere, allora, di tutta la bellezza di questi fiori del male orientali, ispirazione erotica, che mandava via la gravità di questi giorni, godere e liberarsi, in tutta la libertà, là dove mi dicevano che la religione non serve a niente, godere, nonostante la stanchezza e la gravità, di questi fiori del male orientali… svegliarsi e non sapere perché bere un Nescafè, un Lavazza alle macchinette, esagerato… mi dicevano, senza contare poi il caffè al bar dai cinesi, dove non c’era Valeria, dove non c’era Antonio, dove c’era solo Paolo e Olga, e rammentare la notte prima, quella dei fiori del male orientali, la gravità oscura, nera, ortodossa, che andava via, scambiare due parole con Olga, sulla musica, la sua musica, Ultimo – Ti dedico il silenzio, Briga – Sei del mattino, lei che non apprezzava il mio ascoltare manele, il mio viaggio in Romania, le parole romene, cinesi, russe, di sottofondo in me che svanivano, quella gravità perduta, che si eccitava al ricordo della notte prima, ritrovare un minimo di vitalità, di eccitazione cerebrale, forse dovuta ai troppi caffè, quasi tremare, tremare dai troppi caffè, da questi stati d’animo che in quest’ultimo periodo sono davvero alterati, e anche il fisico è sempre più spossato, più stanco, tranne la notte dove quando la massaggiatrice mi toccava sentivo una sorta di repulsione, non così davanti all’evocazione di Avena Lee, godere e non lasciarsi andare a sensi di colpa religiosi, godere di questi fiori del male orientali… e godere ancora, ancora adesso, in tutta l’ispirazione che quella massaggiatrice cinese mi dava, al di là dei soldi buttati via, delle connessioni inesistenti tra amici cinesi e baristi e bariste, lasciar perdere tutto, in tutta libertà, in questi fiori del male orientali, che quella gravità ortodossa da cori monastici non la sento proprio più, solo una sensazione di allegrezza e felicità mi avvolge, dei giri in su dell’anima, con il corpo stanco, e un’eccitazione al di fuori della norma, che non so neanch’io quando tornerò a risentire quelle note gravi dentro di me… non sapere che fare, chiamare solo il noleggio auto per rinnovare la macchina fino a lunedì, mio padre e il suo collega che oggi sono via assieme, non fasciarsi la testa per questo non fare niente, per quest’erotismo perduto, per questa mancanza di senso, eppure non lasciarsi andare allo sconforto, a realtà parallele, a ipocondrie paranoiche, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo l’esaltazione orientale dei fiori del male… non so domani cosa starò dicendo a Saverio, forse tutto questo, la gravità e l’eccitazione dopo la gravità, il colore nero che non mi sovrasta più, né lo sguardo di Rasputin, di Abdul Baha, di Gesù Cristo, strane visioni religiose che portavano con sé pensieri e idee fuori dalla norma, la libido sperduta, l’eccitazione da ispirazione erotica, il fregarsene delle parole di Olga e delle sue canzoni, lei che è lì solo per fare i caffè, tutto lì, la sua espressione del volto contro le canzoni manele, cosa me ne frega a me, io dentro di me mi sento di nuovo albanese, folle, eccitato, senza regole, perduto e sperduto, come i fiori del male orientali… lo schifo di Ana, di Alexia, di Alice, la bellezza e la carica erotica dello schifo, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima, non voler quasi più fumare, mangiare schifo, allenarsi nel giusto, non stancarsi di lavoro e allenamenti, non abbattersi, cercare di ricordare quell’anno dove per un anno intero facevo a meno di erotismo, ritrovare quello spirito giusto che pensavo di aver trovato l’altro giorno, di fronte a quel monaco ortodosso in chiesa, là, insieme agli altri, e lo sguardo poi di Valentina, di Elide, a messa, che mi faceva capire che tutta la mia religiosità è in fondo solo un modo per controllare l’erotismo, per controllare gli umori, e niente di più, lontano dall’amore che predicano, agape, nonostante tutte le parole di quei libri di Cacciari, tra filosofia e teologia, base che mi resterà a lungo per vivere questa vita, per evitare doppi sensi schizzati, paure dell’erotismo, andare fuori di testa, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo i fiori del male orientali… e non sapere che fare, senza lavoro, senza occupazione, con il solo pensiero che domani non ci sarà niente da dire a Saverio, la lingua inglese che mi passava la voglia di iscrivermi agli esami appena vedevo il programma, come quando Paolo diceva: “Oh, B*s*n*, perché sei tu B*s*n*!”, rimando shakespiriano al bar, perché fare il prof di inglese? A che pro? Lo scoraggiamento, la depressione, l’umore basso, la demotivazione, che ora si esalta invece solo per i fiori del male orientali, dopo che all’altro bar seminavano la zizzania dell’erotismo, perdersi ancora, e non perdersi più, sapere già che i prossimi giorni saranno gravi, di nuovo gravi, dopo che andrà via quest’eccitazione da fiori del male orientali, quando l’erotismo si trasformerà in spirito di gravità e ieraticità, che ora non avrebbe neanche senso raccogliersi in preghiera, fonte di mille paranoie senza senso… attendere domani, l’incontro con Saverio, non sapere che dire, come sentirmi, cosa raccontare, cosa raccontarmi, non aver voglia di stendersi sul letto e ascoltare canti ortodossi da monastero, neanche quei dischi di Evanescence, neanche la musica di Olga, neanche pensare ad Ana e Alexia, ultimamente che la carica erotica si riserva alla notte, e manca come la materia prima per liberare l’energia, perdersi e sperare di trovare una risposta che risposta non sarà, là dove la scienza delira c’è solo la fede che salva, l’ascetismo, la gravità, la ieraticità, e stare attento a quegli intossicanti dell’anima: caffè, alcol, sigarette, che mi fanno perdere sempre di più, giorno dopo giorno… ah! Se solo avessi tenuto quei capelli lunghi, da credermi monaco ortodosso, invece di quella visione rimane solo la foto di Rasputin, il ricordo di quel monaco greco ortodosso, la voglia di non confessarsi con nessuno, perdere la fede e la religiosità come diceva quella dottoressa, essere libero, e sperare solo di ritrovare me stesso, lo spirito di gravità, lo spirito ortodosso, e non quest’eccitazione al di fuori della norma, essere tentato di guardare ancora Avena Lee, di godere, di godere dopo la visione da ultima ispirazione della notte passata, eppure decidersi, decidersi all’ascetismo, a non buttare via i soldi, ad aspettare che l’umore giusto torni in me, che le cose si ristabilizzino, tornino alla normalità, ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Visioni

Magari perdermi nella musica, magari in quel libro, e lasciare andare tutto quanto…

Macchina distrutta, lunedì in assicurazione a raccontare storie, macchina nuova che arriverà, tra un mese, poco più, chi lo sa, qualche occasione da poche migliaia di euro, chi se ne frega… andare da Ana, andare dalla massaggiatrice cinese, poco importa, se avrò voglia, chi lo sa, non mi interessa, e dopo il lavoro con Alex che è andato a male, dopo la macchina distrutta, oggi ci voleva anche il pc che se ne andava e che dovevo reinstallare da zero perdendo tutti i dati, chi se ne frega… è cominciato davvero bene il nuovo anno, devo dire, mi salva solo la chiacchierata stamattina con Bruna al bar, sul lavoro di barista, di operaio, di laureato… cercare lavoro oggi mandando qualche curriculum a caso su euspert bianco e infojobs e synergie, non che ci creda tanto, perché tanto so che non chiamerà nessuno, e va bene così… leggere un po’ “Dell’inizio” ancora questa mattina, che mi serviva mentre reinstallavo il pc, come quell’immagine del Deus Absconditus, c’è qualcosa al di là di questi oggetti: macchina, pc, del lavoro, delle puttane, c’è qualcosa al di là che mi fa sentire salvo, al di là di tutto, e che è la vita, la pura vita senza appendici, tra puttane, sigarette, caffè, soldi, lavoro, pc, cellulare, tablet, macchina, canzoni e musica, e un sacco di altre cazzate senza le quali si può vivere bene lo stesso, qualcosa al di là che è la pura vita… e stamattina era anche consolante andare con mio padre a fare la spesa all’Alta Sfera, consolazione di un sabato che non mi vedeva al Carrefour con la macchina, e non so ancora per quanti sabati sarà così, e poco importa… c’era anche del bello a sentire quelle canzoni su Spotify di Miryam Yeung (杨千嬅), musica bella che sentivo e mi faceva ricordare Valeria del bar, la sua bellezza, il suo sorriso, e tutto quel caos nato da lei, quando le parlavo in cinese, quando per sbaglio su VK vedevo della pornografia asiatica postata da un tedesco che usa VK, forse tutto il casino era nato lì, in quel periodo stressante per l’attesa del dentista e di togliere i denti del giudizio, quando in sostanza mi disamoravo di Ana, e tutta la mia carica erotica si orientalizzava, tutto quel casino, che ritrovo ogni mattina quando vado al bar, e per non creare fraintendimenti preferisco non parlare in cinese, neanche provarci a parlare con Valeria, anche se stasera, visto che con gli amici non si esce, con tutta probabilità leggerò un po’ di pagine in cinese di quel romanzo comprato 11 anni fa a Paolo Sarpi, ed è davvero incredibile come dopo dieci anni io non mi sia dimenticato niente di quello che sapevo, di come anche al bar, quando parlavano cinese, capivo ancora quasi tutto, incredibile, la magia di questo Estremo Oriente… e questo pomeriggio, dopo aver trafficato con il pc, sul tardi, me ne andavo a correre, a fare un po’ di taekwondo, un po’ di karatè, sfogando tutto il nervoso delle ultime settimane, della giornata, e pensavo ad Alex quando mi diceva che dovevo essere più flessibile, più morbido, più rilassato, e che avrei dovuto fare Tai Chi la mattina, per non essere così rigido, così teso, così chiuso, e mi veniva in mente come le stesse cose che mi diceva lui me le diceva forse il maestro di taekwondo, o non mi ricordo chi ancora… eppure Saverio diceva che non si può costringere qualcuno ad essere ciò che non è, che lui ha un’impostazione più naturale, che si è ciò che si è, e non si può forzare qualcuno a diventare qualcun’altro, anche se Alex diceva che se non cambiavo non riuscirò mai ad andare bene in nessun lavoro… lavoro… che brutta parola, che brutta cosa, fosse per me, glielo dicevo anche, passerei la vita in università, tra i libri, e nient’altro, mentre ieri proprio dall’università si faceva sentire quella del TFA, quando le mandavo una mail, e non so se settimana prossima mi incontrerò con chi, anche solo per sapere, anche solo per informarmi sulla strada di diventare professore, per continuare a leggere, studiare e insegnare tutta la vita… il maestro… che mi veniva in mente rav C., quando gli chiedevo della barba che può essere tagliata solo con rasoio elettrico, che Geova si può dire, perché non è il Nome, e che anche lui i testimoni di Geova li chiama testimoni di Genova, ma così, per scherzare, il maestro… il maestro… che adesso mi viene in mente il maestro di karatè di una volta, quello zingaro musulmano, quel maestro di taekwondo, terrone leghista, e davvero c’è maestro e maestro in questo mondo, e io che maestro sarò? Pensare che una volta volevo diventare uno scrittore alcolizzato suicida, un poeta maledetto, e ci ero andato vicino quando stavo con Alina, con Xhuliana, con Leida, puttane e poesie ed alcol, puttane, poesie ed alcol, era tutta la mia vita, mentre me la spassavo in università tra tutte quelle ragazze, che neanche desideravo più di tanto, proprio perché tanto c’erano Xhuliana, Alina e Leida, nel corso degli anni, a far sfogare la mia carica erotica, il mio desiderio, la mia voglia da poeta maledetto alcolizzato e suicida, ricordi di una vita passata… che non penso più neanche così male al giorno della mia laurea, il 13 gennaio, il giorno di Santa Lucia, e me ne accorgevo solo quest’anno, quest’ultimo Natale, il 13 gennaio, Santa Lucia, come mia zia là in provincia di Mantova… Mantova, che chissà se ci tornerò a comprare la macchina nuova, visto che il concessionario amico di mio padre è sempre là in zona, chi lo sa se visiterò anche i miei parenti, chi lo sa… e qui per un attimo i pensieri si fermano sulle tombe e non sanno andare più avanti… grave poetry… che mi verrebbe da riesumare i miei poeti sepolcrali di una volta, quelli inglesi dell’800, se solo avessi voglia di sentire la lingua inglese come poesia, se non fosse che ormai la lingua inglese è così imbastardita da film, canzoni pop e notiziari che non ci trovo più niente di poetico… Mantova, le tombe di famiglia, la macchina distrutta, la macchina nuova, Xhuliana quella notte, la notte del funerale di mia nonna, godere con lei, che mi sembra così un ricordo lontano che neanche mi ricordavo più, che avevo quasi paura a ricordare, eppure ora riemerge e non so perché, quel passato, quei ricordi che ritornano, quelle pagine di poesia andate perdute, per colpa di Alina, quando lei era diventata tutto, quando perdendo lei mi sembrava di aver perso tutto, puttane, alcol, poesie, una vita da poeta maledetto volevo condurre e così per alcuni anni ho condotto… quel passato che era diventato completo oblio, dimenticanza, sigillato, che ora non so come mai ritorna, e mi fa anche passare la voglia di leggere in cinese… quel cinese che parlava quella testimone di Geova italiana, lei che era stata in Cina, lei che diceva che credeva in certi ideali, un’altra Eugenia non avventista, ma testimone, ragazze strane, un po’ fuori, un po’ invasate di Dio, e io che ora ricordo tutta la voluttà che c’era una volta con Xhuliana, con Alina, con Leida, quella voluttà che non ho poi saputo trovare con Ana, e quella voluttà che a volte ritorna per l’ultima volta con quella cinese, che credere in Dio mi sembra solo un modo per dedicarmi meglio al mio amore per le donne, per la voluttà, per il piacere, come l’ultimo sogno notturno dove ricompariva Aleksia, la sorella di Ana… e per un po’ andrà così, perso tra il desiderio di Aleksia, di Ana, di Alice, e non me la prenderò più per il lavoro che mi capita, per i libri da leggere, per le sigarette, per l’alcol, per la poesia, per i film, per i discorsi con gli amici, per tante altre cose, che devo solo imparare a non lamentarmi e non arrabbiarmi, e trasformare di più questa vita in favola, in poesia, come facevo una volta, e liberarmi da quel pensiero oggettivo e scientifico e freddo, e ritrovare le ali dell’ispirazione ancora una volta… che ora come ora mi viene in mente solo la foto di Miryam Yeung, di quando Leo mi diceva di scaricare le foto delle cantanti cinesi, di non guardare clip pornografiche, che fottono il cervello, e ora preferisco stare tranquillo, magari perdermi nella musica, magari in quel libro, e lasciare andare tutto quanto…