Category: Descrizioni

In questo settembre che è come se fosse iniziato…

Andare a dormire stanco, stanco della televisione tedesca e di quel film tv che stavo guardando, stanco ma contento di cominciare a capire il tedesco, di cominciare a seguire le varie battute che gli attori e le attrici si scambiavano… e addormentarsi così, e sognare… sognare di essere in una specie di laboratorio in qualche città sperduta, che assomigliava a Silent Hill, solo che non era nebbia quella che mi circondava, ma il gelido vento di qualche posto polare, o siberiano, o un mondo distopico dove la temperatura della terra era scesa sotto livelli invivibili, e ci trovavamo lì, in quel laboratorio, io e altre persone a fare delle ricerche… e succedevano cose strane, alcuni colleghi che rimanevano là fuori oltre l’orario prestabilito, e cominciavano ad assiderarsi, e una specie di demone o mostro colpiva gli altri colleghi che, poco alla volta, si trovavano tutti morti, e solo qualcuno era salvato, in quel laboratorio siberiano… e mi svegliavo, svegliavo sdraiato sul letto, e avevo freddo, semplicemente freddo, e decidevo di mettermi le coperte, neanche fosse settembre inoltrato, dove il tempo comincia a diventare più fresco, e tornavo a dormire… e questa volta era un sogno strano, mi trovavo nella vietta dietro al Carrefour, in quella piccola zona industriale, e c’erano due pakistani che camminavano con i loro due figli, che giocavano a pallone, e tiravano la palla più in là, più lontano, verso quella via in discesa, e pensavo che il pallone sarebbe scivolato giù di lì, nella via, mentre invece anche l’altro ragazzino tirava un calcio all’altro pallone, e i due palloni seguivano il percorso della via, e scivolavano via verso l’altra traversa, e si salvavano dalla discesa… e mi trovavo con mio padre in un’officina, dove un negretto che lavorava aveva scoperto un nuovo metodo per usare quei macchinari strani, un macchinario che andava posizionato su un camper, per misurare i freni, o gli ammortizzatori, o non so che cosa, visto che era un attrezzo mai visto, inventato, presente solo nei sogni, che avvolgeva tutto quel camper, e il negretto spiegava agli altri lavoratori come far funzionare quello strumento, e io e mio padre eravamo grati a quell’operaio che aveva scoperto il nuovo metodo… alla fine del lavoro il negretto ci diceva qualcosa, e io e mio padre andavamo via e ci trovavamo per le vie di Tokyo, a cercare il piccolo albergo nel quale eravamo ospitati, e mia madre era ancora in giro, in una delle sue crisi deliranti di schizofrenia, e più di tanto non ci facevamo caso, io e mio padre, perché ormai eravamo abituati a quel suo star male, e lei dormiva in un’altra stanza dell’albergo, da sola, continuando a parlare da sola, mentre io e mio padre eravamo sistemati in una piccola stanza d’albergo, dove c’era spazio solo per cinque letti, e mio padre si stendeva sull’estrema sinistra, e io sul letto d’estrema destra, e potevamo dormire dopo la lunga ed estenuante giornata di lavoro… e mi svegliavo dal letto, e mio padre e mia madre erano scomparsi, c’erano dei miei amici giapponesi che mi dicevano che volevano fare qualcosa nell’albergo, stuprare una tipa, o picchiarla, per vendetta, come in una specie di yakuza per giovani, e anch’io mi dirigevo verso una stanza d’albergo, dove giacevano due ragazze, a dormire, una occidentale sul letto di destra, e Sissi, la cinesina, sul letto di sinistra, e sognavo di andare nel letto con lei, per svegliarla, per dirle qualcosa, forse solo per dormire affianco a lei, ma mi diceva qualcosa, che aveva il ragazzo, anche se non rifiutava il mio abbraccio… e poi gli amici giovani giapponesi, che ricordavano Satoshi e Yusuke mi chiamavano di fretta, c’era del lavoro da fare, e ci movimentavamo per le vie di Tokyo, alla ricerca di non so chi, di non so cosa, per compiere qualche azione criminale, tra bande, e mi perdevo nel fracasso della città, della metropoli, perso fra le mille persone, fra le mille pubblicità sui grattacieli, e mi disperdevo anche da Satoshi e Yusuke, mentre nel sogno era fissa quell’idea di aver bruciato i fumetti giapponesi di una volta, dove compariva solo la copertina di qualche manga anni ’80…

E mi svegliavo da questi strani sogni, mi svegliavo per scoprire che erano già le otto, c’erano cinquanta euro sul mio comodino, ed ero contento di avere la ricarica di quei soldi, il tempo di svegliarsi, di bere il nescafé, lasciar perdere raccoglimenti dell’anima, per andare subito al supermercato e al bar, a bere un caffè, a comprare le sigarette, e pensare al modo di salvare al meglio i soldi che mi sarebbero rimasti… e cominciavo a pensare in tedesco, in quell’andare via e venire, da un posto all’altro, e mi dicevo che era anche ora di impegnarsi seriamente sullo studio, nelle ore libere, di cercare di imparare davvero il tedesco, e di non spegnere troppo il cervello come negli scorsi giorni, anche quando dovrò lavorare… certo, forse ero un po’ teso e lo sono ancora, per via di riprendere a lavorare, per via che il tempo manca per imparare tutto quello che vorrei imparare, il tedesco, l’albanese, non dimenticare il russo, ma l’idea di guardare la televisione in lingua su internet mi salva ora dalle letture compulsive di articoli, e la televisione è un buon mezzo per distrarsi e imparare, e dovrò tenerne conto l’utilizzo o forse il consumo… e sono forse un po’ teso, di certo non rilassato, estasiato forse dalla lingua tedesca che ieri capivo, e mi perderei tutto il giorno nella televisione, nello studio, con tutta tranquillità, se solo non ci fosse da lavorare, da portare a casa i soldi, da staccare un attimo da questo studio ossessivo, che non so se mi dà l’energia per non spegnere il cervello o se è solo una strana mania… e devo calmarmi, rilassarmi, la televisione in lingua non scappa, così come anche gli articoli, e nessuno mi corre dietro, certo sarebbe bello fare tutto questo per soldi, altro che lavoro in mezzo a trogloditi ignoranti, ma al giorno d’oggi, come leggevo sul quotidiano ieri, il lavoro è un privilegio e non posso farmelo scappare… spero solo che questa settimana o settimana prossima quelli dell’Esselunga chiamino, per un altro colloquio, così magari di poter iniziare davvero a lavorare altrove, in maniera giusta, e liberarmi da questo tormento del lavoro di mio padre… intanto nei prossimi giorni riprenderò a cercare, parlerò con il dottore forse per capire quando sarà la prossima visita, e cosa sarebbe meglio che facessi per fare delle mie passioni linguistiche e culturali un qualche lavoro, oppure se continuare a coltivarle nel tempo libero, per non spegnere troppo il cervello, per staccare dal lavoro, e mi accorgo ancora che questo è davvero un periodo difficile, da quando è finita l’università, ed è davvero un tormento trovare un nuovo equilibrio tra vita privata, hobby e lavoro… devo soltanto non esaurirmi alla ricerca della ricetta definitiva, coltivare il tempo libero più spensieratamente, impegnarmi per imparare il tedesco, per godere di questa lingua così come dell’albanese, del russo, e non straziarmi troppo, non caricarmi di troppi pesi, ma neanche lasciarmi andare alla rilassatezza più estrema che si risolve sempre in visioni pseudospirituali che non portano da nessuna parte… e sì, settembre è come se fosse iniziato, riprendo con tutta l’energia del mondo, e ho tante cose da fare, in questo settembre che è come se fosse iniziato, dove non mi va più di scrivere romanzi, di scrivere poesie, non penso più alle migliaia di pagine scritte in questi dieci anni, si sono dissolte con la voglia di Alina, di Leida, con altri pensieri più importanti, e le ragazze che riempivano quelle pagine vivono ancora in me, non ho più voglia di scrivere, dopo aver letto quanto sia difficile sfondare, quanto molte persone siano nella stessa mia situazione, e usino instagram e altri social per pubblicizzarsi, il mondo è già strapieno di aspiranti scrittori e scrittrici, e uno in più o uno in meno non fa differenza… trovo la mia voglia di studiare, di capire il mondo, di filosofare, e i libri e i quotidiani e le notizie e la gente comune mi dà sempre lo spunto per capire di più il mondo dove vivo, e forse solo così, se avrò voglia, potrò scrivere davvero qualcosa, solo vivendo come fanno tanti altri… e ora posso anche cominciare a guardare un po’ di tv tedesca, perdermi nelle immagini, nelle parole, e conciliare lavoro e studi, di nuovo, un’altra volta, in questo settembre che è come se fosse iniziato…

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Per non pensare più e vincere l’insonnia…

Strana insonnia, questa, dai pensieri antichi che non voglio più sentire, loop di religioni e pensieri di paternità che non stanno in piedi, pensieri religiosi dopo che vedevo il film scioccante di Aranofsky “Requiem for a dream”… film dal finale nichilistico, scrivevano, ma non più di tanto, film che parla di questa madre con il figlio che si dà allo spaccio di droga con il suo amico negro e la sua tipa flippata, la stessa madre che è tutta rincoglionita per un programma televisivo, al quale le promettono di partecipare, e nasce tutta una storia che porterà la madre alla follia, tra pasticche di un medico che le promette di dimagrire con la dieta, la madre che voleva dimagrire per apparire meglio alla televisione, e finisce con le allucinazioni del frigorifero e del figlio che lei crede lavori in qualche ditta di import export, madre che finisce in psichiatria dove la sottopongono anche ad elettroshock, perché le altre cure non avevano funzionato, e viene rappresentato il peggio dei dottori, quelli che pensano solo a prescrivere farmaci e a fare cure, senza interessarsi delle persone, mentre la madre, vecchia e sola, senza marito, senza figlio in casa, si disperde sempre di più nella sua follia dello show televisivo, interessanti le riprese che fanno vedere la parte psicotica del tutto, tra riprese flash di cibi e bevande, come a rappresentare la vera e propria pulsione al consumo, gli effetti sonori che disturbano, l’ambiente psicotico… e non va meglio ai tre giovani, che finiscono in un brutto giro, dipendenti dalla droga, dopo l’euforia iniziale tra consumo e spaccio, un sacco di soldi, e si ritrovano con delle crisi d’astinenza terribili, che porteranno il protagonista a trovarsi con un braccio amputato, per la cancrena a furia di farsi di eroina, il negro costretto a lavorare per un niente, e lei che alla fine si prostituisce, anche qui sono terribili le scene flash che rappresentano l’impulso al consumo di droga, la fase di preparazione, l’iniezione letale, e altrettanto discordanti sono i suoni e le musiche… film che si divide in tre parti, estate, autunno e inverno, e la primavera non c’è, tutto si arresta con la madre impazzita, il negro costretto a lavorare, lui con il braccio amputato, e lei che fa la prostituta che gode dei suoi soldi guadagnati, l’unica speranza? Una primavera che non si sa se arriverà, oppure le ultime scene, il negretto che ricorda l’infanzia e sua madre, e lo stesso protagonista che abbraccia la madre nella fantasia di quella partecipazione a quello show televisivo, l’innocenza perduta, una primavera che non si sa se ci sarà… finale allora non del tutto nichilista, ma che forse lascia una speranza, non si sa, mentre tutto il film è dalle tinte fosche, disturbante, scioccante, molto peggio di trainspotting, davvero disturbante…

E oggi avevo anche guardato un altro film, “The secret scripture”, film più recente, di questa vecchia internata in ospedale psichiatrico, per la presunta uccisione del suo neonato… film ambientato nell’Irlanda degli anni ’80, dove un medico decide di riconsiderare il caso di questa anziana, e il film si sviluppa tutto in dei lunghi flashback, basati sul diario che la vecchia aveva scritto, dentro una bibbia, e si viene a sapere del suo passato, un amante durante la guerra, con il quale si era sposata con tutto l’amore del mondo, poco prima che i dissidi tra cattolici e protestanti, nel periodo di guerra, non portassero via lei e suo marito, mentre un prete la faceva internare apposta in ospedale psichiatrico per salvarla, accusandola solo di ninfomania… la vicenda si sviluppa poi su di lei che scappa dall’ospedale psichiatrico, non vuole lasciare il marito, che crede ancora in fuga, vorrebbe tenere il bambino, ma durante la fuga si tuffa in mare e, mentre la inseguono, finisce in una grotta tra le scogliere, dove la vedono dalla barca mentre sembra che uccida il suo neonato appena dopo il parto… in realtà non è così, come si scoprirà, sarà il prete a salvare il neonato, ma all’ospedale psichiatrico la terranno dentro per 40 anni, con la stessa accusa, lei che nel frattempo era peggiorata perché le avevano detto che il marito intanto era stato ucciso, e si mostrano tutte le pratiche violente della psichiatria di una volta, tra elettroshock e disciplina da carcere, da caserma, che non tiene conto dell’umanità delle persone… ma alla fine del film ci sarà il colpo di scena, il medico che deve riesaminare il caso dopo quarant’anni scoprirà di essere il figlio della signora, e il finale è di certo commuovente, con quel pendaglio a forma di croce che era già del marito di lei, e anche del padre adottivo di lui, una croce che si passa da famiglia a famiglia, e dopo quarant’anni la povera signora ha finalmente diritto a trovare una vera “casa”, non più le istituzioni e la storia che la opprime, un viaggio attraverso una certa follia tutta femminile, tra il marito e il figlio, gli affetti più cari, ma anche una riflessione sul trauma della seconda guerra mondiale, il conflitto in Irlanda tra cattolici e protestanti, una riflessione sui metodi, una volta brutali, di certa psichiatria, che andava troppo a braccetto con la polizia e una visione da forze dell’ordine, davvero un bel film…

E davvero quasi mi riconciliavo con mia madre dopo questi film, mi riconciliavo con la mia famiglia, sopratutto dopo “The secret scripture”, e vedevo solo nei parenti e nei famigliari l’ancora di salvezza al mio sentirmi strano di ultimamente, e mi ricordavo anche degli ospedali, di mia madre malata, della mia degenza, della degenza di mia nonna prima di morire, e mi sembrava che davvero solo la famiglia potesse salvare, potesse dare quella tranquillità che l’irrequietezza di quest’ultimo periodo mi stava facendo dimenticare, e quasi mi riconciliavo anche con il mio essere cattolico, dopo che l’eroe del film era in sostanza un prete che voleva bene a quella donna… sì, era un film che mi faceva sentire bene, o comunque mi dava la visione della mia famiglia, e mi faceva anche pensare ad una mia possibile famiglia futura, e tra le ragazze che vedevo la romena e Leida scomparivano, senza alcuna possibilità di storia, e cercavo ancora quel qualcosa di più che non riesco a trovare, e trovavo solo nelle lacrime per aver troppo a lungo dimenticato i miei e i miei parenti…

Ma poi non bastava, non potevo arrendermi, e rovinavo infatti tutto con quel film scioccante di Aranofsky, che faceva perdere quasi tutte le speranze, se non con quelle due scene finali, il ricordo della madre, di fronte ai mali del mondo, all’andare fuori strada, e non so neanch’io come partivano invece altri pensieri religiosi, tra quella primavera che non c’era, quel salvatore che non c’era, quella specie di attesa o invocazione messianica alla fine del film, che mi usciva dall’anima, e lì partiva tutto un delirio in me, i soliti deliri religiosi, e se sto scrivendo è proprio perché non li voglio più ripetere in me…

Ed è venerdì notte, e mi sembra strano star qui a scrivere e non desiderare nessuna, solo prima, per un attimo, desideravo Manuela, ma non di un desiderio erotico, ma solo di una fantasia, di una visione di un amore che non c’è, non ci può essere, ma potrebbe essere, con una ragazza che non dia solo passione erotica, ma anche tutto l’amore a 360 gradi, quel “qualcosa di più” che non so immaginare, non so esprimere, a cui non so più credere, e credo che se troverò il sonno lo troverò solo con il pensiero di lei, e non con quello di Leida o della romena, e neanche con i pensieri religiosi che ritornavano…

E rimango così, con questa giornata fatta di questi due film, mentre nel pomeriggio mi ero divertito a leggere “Difference and repetition” di Gilles Deleuze, la filosofia della differenza, e non del platonismo, alcuni temi che riguardano la temporalità, Bergson, Nietzsche e tanti altri, tanti temi, tra memoria ed eterno ritorno, le origini che non ci sono, il gioco di simulacri, il continuo espandere discorsi tra ciò che si ripete e ciò che si differenzia, ed è una lettura interessante, che mi apre la mente, se solo poi, come spesso mi è successo, non mi dimentichi delle cose che leggo, come anche per esempio quest’oggi mentre leggevo delle pulsioni secondo Freud, tra eros e thanatos, e trovavo qui in quelle righe quella spiegazione psicanalitica che mi indicava anche quella dottoressa, che non si può essere sempre in fase erotica, e in questo periodo sono davvero in “fase funerale”, thanatos, ed è fisiologico che sia anche così, e non mi va di preoccuparmi più di tanto…

E continuerò la lettura domani di quel saggio, e chissà, forse mi darò ad altri film, ad altre letture, ad altro, e non mi va di dilungarmi troppo, che se dovessi scrivere tutto ciò che mi passa per la mente, tutto ciò che mi è passato per la mente, riempirei centinaia di pagine, e mi va solo di non pensare più, non pensare più…

Le tracce prima delle parole…

Ah, e finalmente sono più rilassato, dopo che ieri non aprivo un libro, non aprivo internet, me ne stavo tutto il giorno ad ascoltare musica, senza aver paura di chissà quali influssi negativi del canto e delle note, e anche incrociare Annalisa e Monica non mi dava fastidio più di tanto, dicevano come al solito di fare un salto al CD, per giocare a tennis, ci salutavamo a distanza io e Maria Teresa e la cosa importante era che mi dicevano di andare al CD non per parlare, ma per svagarmi un po’, rompere la routine e giocare a tennis, e magari incontrare un po’ di gente nuova… all’inizio me la prendevo, perché ero molto chiuso in me, con quei soliti pensieri delle ragazze, ma poi me ne fregavo, lasciavo perdere il CD e pensavo solo alla musica, ripristinando l’idol di Era Istrefi nella stanza, la presenza di una ragazza virtuale, di una tipa, che può essere tutte e nessuna, e la giornata andava avanti così, senza libri sul comunismo, sulla Russia, e mi immergevo nella musica di ogni genere, di ogni nazionalità, pop e R&B, e la sera, dalla rilassatezza, cantavo anche un po’, così, per liberarmi… e mi veniva in mente il discorso di Rousseau sulle lingue emozionali, piene di accenti, e quelle prive di accenti e intonazione, e ricordavo vagamente la filosofia della traccia di Derrida, là dove le parole e i discorsi non bastano più, il parlare a se stessi, che leggevo anche nel commento di rabbì C. sulla Torah e che Mosè “si parlava” davanti al roveto ardente, mentre nella filosofia di Derrida tutta questa parte logorroica e della parola piena di sé non c’è, e c’è solo la traccia psichica che mette assieme le parole, le tracce che precedono le parole, e la smettevo di raccontarmi storie, e individuavo solo le ultime tracce psichiche, e non mi mettevo lì più a scrivere, a pensare, a parlare con me stesso, a diventare logorroico… e stamattina mi svegliavo più rilassato, con qualche voglia erotica lontana, un po’ spenta, e anche ieri notte mi dicevo di riposare un po’, di lasciar perdere quelle ragazze, e mi addormentavo tranquillamente, senza sensi di colpa di aver fatto poco durante la giornata, se non essere andato a lavorare per un paio d’ore la sera, e già mi rallegravo ieri perché sapevo che oggi non avrei lavorato, e non c’è niente di meglio di questo riposo per riprendermi da quella specie di esaurimento dell’ultimo periodo… anche stamattina passare al Carrefour era una passeggiata, canticchiavo tra me e me quelle canzoni di ieri, e non avevo problemi a passare due volte da Anna, la cassiera, a farmi domandare di mia madre, e tutto il resto, e non c’è miglior risveglio di quello di oggi, senza le solite paranoie e i soliti pensieri ossessivi… e quasi quasi mi verrebbe da leggere Derrida stamattina, là dove l’avevo lasciato non so quanto tempo fa, “Scrittura e differenza”, perché di leggere ancora sulla Russia, o leggere in tedesco, o non so in quale lingua non mi va, ma non so neanche se ho voglia di leggere Derrida, ora che mi torna in mente la sua filosofia della traccia oltre le parole, che ultimamente erano ebbre ed ubriache e stanche e logorroiche, e mi voglio liberare dagli ultimi pensieri, ricominciare non daccapo, ma da un altro punto, e recuperare pensieri e ricordi e fantasie che non so come si erano disperse nel corso dell’ultimo periodo… e la giornata comincia così e andrà avanti così, potendo riposare ancora per qualche giorno, senza dovermi preparare chissà quali discorsi per la visita di martedì, senza strapensare troppo alle ragazze, a me stesso che diventa un medico pazzo, uno scienziato pazzo, e prendo la giornata più alla leggera, ora che so che con Maria Teresa non c’è più discorso, per fortuna, ora che ho superato i demoni delle educatrici, che parlano tanto per parlare, e mi sento più di buon umore, come ieri sul lavoro, rilassato, a parlare del più e del meno, e dei discorsi altrui mi viene in mente solo una frase del Dalai Lama: “Non lasciare che il comportamento degli altri disturbi la tua pace interiore”, e delle filosofie e dei modi di pensare altrui me ne devo fregare, vado avanti per la mia strada, rilassato e contento, e non mi va più di diventare logorroico con me stesso, quando le tracce psichiche precedono i discorsi e le parole, e adesso posso anche leggere Derrida senza troppi problemi…

Oltre il rosso e il nero dell’anima…

Passare al Carrefour, la mattina, senza Manuela, dopo che ieri sera, mentre camminavo, la pensavo, e un bagliore di contentezza mi prendeva, passare la mattina al Carrefour, fare la spesa, incontrare alla cassa Elena, che tirava via cinque o sei birre da un cliente, perché non aveva la tessera, e quindi non aveva lo sconto, diceva poi che per le tessere possono anche essere licenziate, e mi veniva in mente Manuela, come magari le mie sceneggiate avessero potuto farle rischiare il posto di lavoro, ma poi mi veniva in mente una sua frase: “Non ti preoccupare!”, e non mi preoccupavo… tornavo a casa più contento, più leggero, non avevo neanche voglia di fermarmi al bar a comprare le sigarette e bere il caffè, l’avrei bevuto dalla macchinetta dell’ufficio, e mi rallegravo ancora di più perché mio padre e Marco erano già usciti assieme, il che significava che per oggi non avrei lavorato, meglio così, meglio un periodo di riposo e relax, dopo lo stress delle ultime settimane… non avevo neanche voglia di scrivere stamattina, quei sogni strani di stanotte, dove si sacrificava un toro con le corna, una specie di capro espiatorio, o di diavolo, insieme ad un mio amico dei tempi dell’ITIS, Alessandro D., con il quale assieme ascoltavamo musica black metal, ed era un sogno strano, dove c’era un macello, una specie di rituale satanico, quel toro che per un attimo prendevo a cavalcare, solo per andare a scontrarmi con il rosso, nel nero del sogno… il rosso e il nero, i colori ai quali pensavo ieri notte, quando la fantasia e l’immaginazione di Leida spariva, quando tornava il ricordo di Alina, come qualche notte fa, il nero della notte, e nessun sogno o immaginazione lucente, bianca, sulla quale si disegnavano fantasie e desideri, non rimaneva più niente da immaginare, guardavo solo il nero della notte, e dentro quel nero c’era una striscia di rosso, che non sapevo spiegare, i capelli rosso neri di Alina, o la passione per Leida, o le parole russe per Marina, alla quale scrivevo un messaggio su Facebook poco prima, senza neanche crederci troppo… non sono innamorato, ecco il punto, e per quanto mi sforzi di non crederci il colpo forte che mi ha dato Alina si sente ancora, ogni tanto, come quelle ultime due notti che sono passato di lì, e l’ho vista ancora per strada, un colpo che una volta causava depressione, mentre ora mi fa solo vedere il nero della notte, senza farmi più sognare e pensare, immaginare ad occhi aperti, e i sogni per Leida, Marina e Manuela svaniscono così, nel nero della notte, tutti i pensieri e le riflessioni e la fantasia, e rimane solo il rosso e il nero… per un po’ non mi va di vedere Leida, è già stata bella l’ultima volta, quell’inebriarsi di vino rosso e delle sue parole, della sua immagine, della sua voce, del suo dirmi che tra tre mesi non ci vedremo più, finalmente, forse, o purtroppo, non si sa, non ci voglio pensare, tanto più che a lei penso solo quando ho veramente voglia di quelle cose lì, e adesso non è il periodo, meglio così, capire che con Alina era tutto finito, che quell’immagine di lei che saliva e scendeva da una macchina all’altra, come una catena di montaggio, a prostituirsi, quell’immagine ha lasciato un solco profondo dentro di me, quando muore l’amore, una volta per tutte… ed era proprio un tentativo inutile cercare di recuperare le parole russe con Marina, come se l’amore che moriva per Alina potesse risorgere da un giorno all’altro con le parole di Marina, in russo, le mie e le sue, parole russe che scoprivo poi diventavano solo stress, e una grande quantità di emozioni negative legate alla Russia… i gulag, il comunismo, il sogno dell’URSS e l’utopia degli anni sessanta, il terrorismo rosso, gli anarchici, le politiche della rivolta e dell’utopia, sogni passati, fascinazioni passate per il comunismo, storia della seconda guerra mondiale elevata a narrazione sacra, con la vittoria comunista sopra il nazismo, narrazione metafisica, dove la Shoah sembra una sorta di crocifissione, o di apocalisse, l’apocalisse o la rivoluzione dell’anima dopo quella tesi sulla Russia, sulla storia, dopo il collasso per Alina, un insieme di cose dalle quali mi devo ancora riprendere, e quella specie di resurrezione che avveniva non per Marina, non per Leida, non per Alina, ma per quella cassiera, Manuela, che nel mio delirare depresso degli ultimi mesi prima e dopo la laurea lei sembrava una ragazza russa, nella mia fantasia, alla quale dedicare tutti i sentimenti positivi che rinascevano, e qui mi torna in mente una frase che mi avevano detto, una frase che sentivo oggi tra le casse: “Donne e buoi dei paesi tuoi…”, perché Manuela è italiana… e tuttavia l’interesse per la Russia ritorna, dopo l’ultimo romanzetto, dopo quei film che mi consigliava Marina, dopo quel romanzo che cominciavo ieri, di Ken Follett, letture leggere, “L’uomo di San Pietroburgo”, che parla dei primi del Novecento, ancora in epoca zarista, ed era bello leggere di quel personaggio semplice, anarchico, criminale, che mi sembrava di vedere me stesso, o certi miei pensieri negativi, mentre lì, in un romanzetto da niente, è rappresentato come l’antagonista, e i buoni sono invece i nobili inglesi e la loro famiglia, metà inglese, metà russa… e certo che era bello pensare a Marina tra quelle righe, sognarla, ricordare la sua bellezza, lontana, sperduta, un po’ come il ricordo di Katia, ma che strano era sentirsi giù, ritrovare tutto il nero dell’anima quando le scrivevo, quando mi accorgevo che in fondo di lei non me ne importa molto, è solo una ragazza come tante, una ragazza russa come tante, e ci vorrà del tempo perché le cose decantino, come dicevo l’altro giorno a Saverio, ci vorrà del tempo, non solo una settimana, o un mese, come mi dicevo, ed è inutile spremersi le meningi per capire, lo capirò solo vivendo, vedendo quante volte ancora mi tornerà la voglia di andare da Leida, cosa sentirò se passerò al Carrefour e incrocerò di nuovo Manuela, cosa risponderà Marina e se usciremo assieme, quando sarà tornata dalla Russia, non ci si può spremere le meningi su queste cose, non c’è decisione da prendere, come mi dicevano, c’è solo da far decantare le cose e vedere come si svilupperanno, non dipende tutto dal mio ragionare in questo caso, dipende dalla vita, dagli umori, dalle ragazze, dal destino… e oggi dovrebbero arrivare le educatrici a fare quattro chiacchiere con mia madre, nel primo pomeriggio, educatrici che non so se evitare andando via da casa o rimanere qui e scambiare due parole, anche se la prospettiva del terzo grado e delle loro proposte di iniziative al CD non mi allettano, ho anch’io una dignità, e non mi va di essere accomunato a gente che ha l’invalidità, che non è laureata, che è trattata come dei minorati mentali, dei bambini, e credo proprio allora che me ne andrò via, nel primo pomeriggio, al parco, per non sentire parole e proposte che mi fanno venire solo la depressione, e anche l’ansia di dover sviare cose su di me che non mi va di dire a loro, cose che non ho neanche capito neanch’io, e che non desidero capire, ma piuttosto dimenticare, o lasciar decantare, senza sforzarmi più, e su questo mi aiutano le parole di Saverio dell’altro giorno, che diceva di aver parlato con la Beretta ed era al corrente degli aggiornamenti, così che non devo più riassumere niente a lui, e neanche sforzarmi di creare un racconto razionale degli ultimi eventi fuori e dentro di me… e sarà rilassante andare al parco, forse continuare quel libro di Ken Follett, in italiano, sulla Russia, cercando di decondizionare i pensieri neri da quel paese, da quella tesi, da quella storia, cosa che riesce un po’ a Marina quando non la sento, quando la penso e basta, come se lei non mi dovesse più parlare o rispondere più, come se fosse una ragazza lasciata, ricordando anche le parole della Beretta: “E’ una cosa che può aprirsi a tutto, potete rimanere amici, si può sviluppare in altro modo, o può decidere di chiuderla lì, non ci sono decisioni da prendere, lasci aperte le possibilità…”… e va bene così, senza pensarci troppo, senza neanche pensare alle strane voci che sentivo ieri notte, in sottofondo, urla di voci di attori di quel film sovietico che ieri guardavo, “12 Stul’ev”, voci infernali, di quei film sovietici disumani, ideologici, e neanche le immagini di quel film russo contemporaneo “Poslednee leto”, che parlava di una banda di criminali giovani, alla quale si aggiunge uno studente ricco che odia il padre e i suoi compagni di università, che sceglie come altre vittime da derubare, per odio, per rabbia, non si sa, e il calarsi in quel film drammatico e criminale, in quelle parole russe lontane dalla lingua letteraria, il senso dell’amicizia che finisce in omicidio, il desiderio per una ragazza che finisce in galera, quell’immaginario nero non aiuta di certo a farmi una bella idea della Russia… la Russia, che evoca ultimamente solo emozioni negative, che non riesco a capire come quelle compagne di università ci vedano il paese dei sogni, il paese dei balocchi, anche quella lingua russa che non mi va più di parlare, è già tanto se mi sento soddisfatto a comprenderla quasi al cento per cento, e l’altra destinazione, l’Albania, quella di ripiego non è da meglio, anzi, se provo a pensare di continuare a sentire Leida, anche se lei, come dice, smetterà di fare quel lavoro, non mi aiuta, perché mi crea solo film mentali neri e oscuri, della mafia albanese che mi segue, di lei che chiede soldi, mi fa immaginare di finire in un film drammatico e criminale russo come quello che guardavo ieri pomeriggio, mentre l’ansia di sapere l’albanese è andata via con l’immagine passata di Rudina che mi consigliava di studiare questa lingua, ansia antica, passata, oramai quasi sepolta, anche se ora, ogni tanto, quando passo di fianco agli albanesi, al bar, in giro, comincio a captare qualche parola, così come mi succede per il romeno, lingue abbozzate e lasciate lì, senza approfondirle tanto come ho fatto per cinque anni e di più con il russo… e anche ieri, al leggere Ken Follett, per un attimo mi veniva voglia di leggerlo in inglese, e provavo a leggere in quella lingua, ma una strana sensazione mi prendeva, anche lì il nero dell’anima, un po’ come quando leggevo Ayn Rand o Yukio Mishima in inglese, una lingua che non mi piace più, se non per certi articoli e research papers di storia o di sociologia o di psichiatria, ma la lingua letteraria inglese comincia a darmi fastidio, ed è già tanto se la capisco quando la parlano nei film, sì, perché ora come ora quelle lingue le sopporto solo nei film, e l’idea di prendere in mano un libro letterario in qualsiasi lingua mi dà pensieri ed emozioni negative… non mi va neanche di aprire le notizie, non importa in quale lingua, in tedesco, come prima quasi mi sembrava di avere voglia, voglio riposare un po’ da troppo stress, troppe lingue, troppi compiti da fare, e leggere in italiano Ken Follett o quei libri sul Sessantotto mi aiutano a capire un sacco di cose, a far sparire tanti deliri e idee sbagliate passate, e ora come ora è terapeutico leggere qualcosa in italiano, qualcosa di leggero, e accorgersi di vivere nel 2017 in Italia, e non più nel ’68 francese, o nell’Ottocento decadente, o in altre epoche o in altri luoghi, e tutto ciò che mi ricollega al presente e alla vita normale è immaginare quella vita, che fa adesso Manuela, tra il Carrefour e la sua vita, ed è l’unico pensiero che mi dà ancora speranza e luce, oltre il rosso e il nero dell’anima… e continua questo periodo di allentamento di compiti e cose da fare, questo periodo di riposo, che voglio far durare a tempo non ben definito, e voglio lasciar decantare alcune cose, non pensarci più, e vivere di più nella semplice luce che il pensiero di Manuela mi dà, oltre il rosso e il nero dell’anima…

Sono stufo di sognare ad occhi aperti…

Madò, che nottata ieri, la voglia di rivedere Leida, ancora, la febbre per i soldi, per il lavoro, tutta la scarica d’energia che andava avanti troppo, io che giravo di qua e la notte, nell’abitazione, per trovare le mie chiavi e i soldi, troppo stanco e troppo eccitato per tornare già da Leida, meglio così, non essere andati, ci sarà un’altra giornata, come diceva quella volta Alina, “Vieni qui un altro giorno”, i pensieri per Marina che sparivano, anche per Manuela, ritrovare la razionalità, pensare che forse sarebbe bello uscire con Marina una qualche sera, in macchina, in qualche pub, parlare, fare qualcosa in macchina, ovviamente, come tutte le coppiette di questo mondo, ma poi ricordarsi che con Marina non si riesce a parlare liberamente, c’è ancora troppo ghiaccio, la barriera linguistica, e lasciar perdere quei pensieri che venivano fuori durante la camminata… fare la camminata e poi trovarsi di notte ad abbuffarsi, stando attento alla dieta, trasgressione che mi dà ancora più forza per rimettermi a dieta stretta sul serio, ora che stamattina per fortuna non ho neanche fame… recuperare i soldi la mattina, per le sigarette, il caffè, il salto al Carrefour passando da Marco Herzl, scalare i punti, non fatemi venire la febbre della cassa, non mi devo emozionare così, altrimenti salta il motel, salta il lavoro, cerchiamo di rimanere più rilassati, pur con tutta l’energia che Leida mi ha dato, lasciar perdere strane trinità o triadi di Marina, Manuela e Leida, lasciarle perdere, senza più il rincoglionimento di tutta quella musica ascoltata la sera, musica che non ascoltavo, senza raccontare più la mia giornata a Marina, sai quanto gliene frega, senza bisogno di sfogarmi con Leida, senza bisogno di istanti magici in quei tre secondi alla cassa con Manuela, senza bisogno di perdersi in languori e sogni ad occhi aperti di giorno, tra libri, lingue e altro, telefonare il CD per sbaglio, quando invece dovevo telefonare il CPS, per ordinare le medicine, chi se ne frega, sentire Giuseppe, salutarlo, salutare Maria Teresa, ora come ora ho solo voglia di lavorare e di fare i soldi, aspettare questa giornata di riposo, senza lavoro, con gli altri in fiera, per cercare di vivere una giornata più normale, senza incanti di musica e altro, forse solo una lettura curiosa a Emilio Praga, una sorta di Beaudelaire italiano dell’800, non rincoglioniamoci troppo con notizie in chissà quali lingue, lingue che portano tutte il nome di Leida, e la lingua russa che forse, una volta per tutte, si disperde, insieme a quella inglese, non parlatemi più di lingue da parlare e call center e customer service, non parlatemi più di Facebook, lasciamo perdere simili stronzate, voglio solo lavorare, fare i soldi, divertirmi con Leida o con quelle, essere attivo ed energico, non sognare più, non inlanguidirmi più, se non nelle nottate, forse, dopo essere stato con Leida o Anna, non mi va più di emozionarmi, di farmi prendere da strane febbri, voglio anche risparmiare qualcosa, mettere da parte qualcosa, e se con Marina non va, tanto meglio, tanto di guadagnato, non provavo e non provo niente per lei, in questo momento, aspettare il fine giornata per andare al CPS a prendere le medicine, rimettermi in pista con la dieta ferrea, senza pensarci troppo, giornata così, che quasi quasi era meglio andare in fiera, se solo poi non mi avesse annoiato a morte, tra la strada, il caldo della fiera, le altre assistenze da fare, chi se ne frega, lavorare e lavorare, quando avrò i soldi per Leida, a casaccio, andrò, senza voler fare tutto perfetto, senza farmi venire la febbre, lasciar perdere Marina, se vuole, sarà lei a chiamare, a farsi sentire, anche se tra una decina di giorni andrà poi in Russia, fatti suoi… e spero solo di non rincoglionirmi troppo con i libri quest’oggi, con le troppe letture, i troppi pensieri, la visita che sarà tra una ventina di giorni, che mi importa, dover passare a ritirare la ricetta, che mi importa, non addormentarsi più, non sognare più ad occhi aperti, essere attivo e sveglio, le parole di Leida, sui soldi, altro che monaco e cristianesimo, altro che rinuncia, la competizione, lottare, stare in piedi, non sognare più ad occhi aperti, guadagnare, lavorare, e negli attimi di pausa leggere qualcosa, informarsi, smettere di frequentare amicizie un po’ strambe, malaticce, non sognare più ad occhi aperti, l’energia, l’energia, l’energia, che solo Leida mi può dare, sono stufo dei sogni ad occhi aperti, della fantasia, della febbre e delle emozioni negative, più forte, più vivo, più deciso, sono stufo di sognare ad occhi aperti…

Про сни и фильмы…

Ну, и что? Деньги есть, вот что важно, надо только ждать до 13 и потом уйти и поехать на поезде в Милан, чтобы встретиться с Мариной… я уже не думаю о вчерашнего дня, когда я был в супермаркете и стеснялся из-за Мануэлы перед Герцлом и Джулио, я уже про всё это забыл, может потому что на русском стал думать… и я вчера только смотрел научно-фантастический фильм “Призрак в доспехах”, основан на японский комикс, и это был очень скучный фильм, очень медленный, и сюжет тоже было ничего особенного, просто эта девушка андроид теряла память и работала полейцистом для государвста, которое создала её для срецопераций, ну, и что, она всё время пробует найти её память, но никто не даёт ей вспомнить, пока она не встречается с другим андроидом, преступник, который ей говорить почти всю правду про существование этих андроидов, и мало по малу она начинает понимать откуда она, знает, что все её воспомнинаня неверны, и что она только создана для спецопераций против террористов, и всё… конечно фильм очень хороший в том, что касается сценария и установка, потому что весь мир в фильме придуман, и он похож на футуристический Токио, но если мы отбираем установку, сюжет очень бедный, как много других научно-фантастических фильмов, где ничего особенного не придумали… ну, всё, что я дальше делал вчера вечером? Я только помню, что не мог уснуть, не знаю почему, может я слишком долго спал днём, и мысли о Мануэле ещё мешали меня, но в конце ночи я уснул наконец-то, больше не думая о причинах, почему я в это посделнее время немного сходил с ума, и из-за Мануэлы и грили среди родственников, и Лейды, и Алины и всё, мне уже наплевать на всё это, лучше забыть! И жить дальше!

И только сегодня утром мне снился сон, где Марчелло показал мне его новый дом, около Милана, где он жил один, и мне говорил, что этот район был строен на воде, как искуственный остров, и мне показал все оборудования под земли, где были странные двигатели, похожи на те, что я всегда вижу на работе, и я стал ему всё обяснить, как будто, хотя бы во сне, я разбираюсь с техникой, и я сказал ему, что ему очень повезёт жить около Милана, где недалеко есть работа, и ему также повезло жить одним, а не с родителями, которые иногда, когда тебе 30 лет, только вмешиваются в твою жизнь, и не дают тебе жить спокойно, ну всё, был очень странный сон, также на всё, что касается культуры, потому что около нового дома Марчелло был анархический культурный центр, похож на те заброшенные здания, которые лево-экстремисты оккупируют, и я хотел войти в это здание, чтобы познакомится с лево-экстремистами, но они мне задали вопросы о политике, точно не знаю о том, но мне сказали грубо, что буржуазов как я не допускают, и мне было некуда идти, и просто бродил в этом периферическом и сером районе, где мне показалось, что жизни не было…

И что мне делать сейчас? Дождать до времени, в которое я должен уехать? Или что? Я мог бы всё время продолжать думать на русском, найти новые слова, новые выражения, пересматрывать другие грамматические правила, изложить в голове все фильмы, которые я смотрел на неделе, чтобы имееть что-то сказать Марине, но это было бы похож на экзамен, и я не хочу вспомнить эти бурные времена…

Ну, что же, иногда я думаю, что вёл себя как дурак там в супермаркете, что кассиры думают, что я ботан, который никогда не спросил у девушки гулять вместе, ну, что же мне делать если разум терял? Я ещё не могу понимать почему я сходил с ума из-за Мануэлы, из-за родственников на гриле дома, и лучше всё забыть, как я уже сказал, и подумать об этих встречах с Мариной, и всё наладится…

Я не стану писать об этих фильмах, которые она мне советовала на прошлой неделе, “30 свиданий” и “Голосы”, потому что очень трудно мне всё рассказать, я только попробую в голове сам сабой поговорить и найти слов, чтобы высказать своё мнение об этих фильмах, и наверное будет ещё что-то другое о чём, с ней разговарывать, и не надо всё предготовить, как на экзамене, и всё, у меня уже нечего писать, и закончу здесь…

И весь день подумаем на русском…

Наконец-то всё идёт хорошо, вчера я не работал и стал думать всё время, прежде чем смотреть «Вести» в Интернете и слушать все новости о России, но немного позже мне стало скучно, потому что все новости одинаковые и пришёл момент, где я больше не терпил смотреть эту ерунду, даже если язык был более живой чем этот сериал про Распутина… и так было, Марко и мой отел уехали, чтобы поробатать в техобслуживании, и я остался дома один, с матерю, как всегда, и что мне делать, я подумал, ничего не делай! И так и вышло, забывай об албанском, немецком и голландском языке, потому что они приносят только бред, и ты никогда не захочешь на них говорить! Я это подумал, и было очень странно постоянно думать о Марине, о русском языке, который я почти забыл после года без курсов в университете, но как уже сказала Алина, надо было его говорить, чтобы не забыл… а я сам по себе не говорил, а просто смотрел новости в Интернете, и когда пришло врема обеда я кушал и только подумал о том, что мне нужно было поспать… и я уснул, был глубокий сон, где все мечти текли во мне, и была тоже еротическая мечта, как я больше не думал, что у меня могло быть… я желал Анну, эту румынскую девушку, которую я последный раз не трахал, но захотел, эта молодая и очень сексуальная девушка, которая меня вчера разбуждала… и как сильно я захотел поспать и опять спать, только думая о ней, о её красоте, о том, как она мне опять дала желание секса, и с 12:00 до 15:00 я спал, думая о том, как мы с Мариной договорились увидеться в субботу, как она сказала, а не только вечером, но также днём, и меня это очень разлаблялось… и мне снились сни, где я всех девушек трахал и больше не боялся эту пачку сигарет, где было написано, что курение тебя убивает, и всю эту ерунду, и эта проклятая реклама о холестерине также не влияла отрицательно на меня, и я стал лучше, благодаря этим сообщеням с Мариной и этим снам… и что мне было делать? Ждать в складе эту срочную доставку, которая никогда не приезжает, и смотреть опять что-то в Интернете, а что? Меня новости уже заебались и тогда я решил смотреть случайно какой-то фильм на английском, и тогда я решил смотреть фильм ужаса… был очень странный фильм ужаса, где две лезбьянки женились, и новая семья была тревожная, все были одеты в чёрном и никто не разговарывал, и даже если разговарывал, только что-то странно сказали, например как они были прокляты из поколения в поколение, как будто они похожиые на ведьма Салема, и это был обычный американский и пуританский рассказ, но фильм был интересный и я радостью смотрел, был уже лучше чем все эти новости про Россию, где я только мог увидить убожество пространств России, и мне нужно было что-то другое… и день прошёл, перед экраном компьютера, где я ещё смотрел два разных фильма: «Молчащий холм» и «Тёмный город» до поздного вечера, после прогулки в 19 ч…

И мне снились сни, где Лэо приходил у меня дома, чтобы подарить мне фигуру Сон Гоку, и другие странные сни ещё были, которые я уже не помню, и как сильно я сонный в последное время, что я даже не узнаю себя, и как это странно весь день опять думать и по-русски и по-английски, как будто я опять в университете, или Марина всегда рядом со мной… но это уже лучше чем терять себя в новости по немецки или на другом странном языке, и сегодня тоже, как вчера, не работаю… работал только сегодня днём, вместе с Марко, мы обедали с отцом в ресторане, а потом они уехали и оставили меня дома, чтобы подождать экспересс-курьер в магазине, но я ещё не знаю, приедет ли он сегодня, и не знаю как тратить время…

Наверное я опять посмотрю немного новостей по-русски, стану думать на русском, чтобы подготовить себя к встрече с Мариной в субботу, и это мне уже даёт чувствовать себя лучше, потому что я уже не должен читать на других странных языках, и английский, итальянский и русский уже хватают… ну, что мне делать сейчас? Откроем «Вести» и посмотрим и весь день подумаем на русском…

Ma intanto non si capisce più niente…

Manuela, Marina, Alina, non si capisce più niente, sentirla ieri sera, Marina, lei e i suoi film, “The voices”, black comedy che non mi è piaciuta molto, la storia di questo schizofrenico che parla con il gatto e con il cane e con le tipe che uccide, la storia di sua madre che parlava con gli angeli, lui mezzo matto, che quasi non uccide anche la sua psichiatra, film che finisce male, tutti morti, lui impazzito, black comedy che sapeva di tragedia e che mi ricordava troppo la mia sorte con psicofarmaci e mia madre ammalata, la proiezione che ha la gente su quelli un po’ malati come noi, considerati da tutti degli psicopatici pericolosi… mi divertivo anche a guardare il telefilm su Rasputin, fino ad un certo punto, dopo un po’ diventava noioso, anche se c’era la lingua russa, e la sera infatti guardavo l’altra commedia che mi aveva consigliato Marina, “30 Incontri”, commedia russa, melodramma simpatico, questa qua che vuol far ritornare il proprio ragazzo e trova su internet una maga che dice che servono trenta incontri con persone diverse, e poi, magicamente, il ragazzo ritorna, i 30 personaggi, uno più sbarellato dell’altro, i diversi modi di essere in amore e nelle relazioni, gente sfigata conosciuta su internet, come un po’ è stato così anche per noi, per me e Marina, se ‘sta storia continua, che non mi ricordavo neanche più che con Manuela mi ero imposto all’inizio di non sentirla, di non scambiarci messaggi e numeri, né niente, e che strano era stamattina parlare con il dottore di Manuela, Marina e Alina, tutte intrecciate, nell’ultimo periodo, insieme a quella grigliata in famiglia dove la presenza di mia madre mi dava fastidio… bamboccione, madre chioccia, senza lavoro, a 32 anni, con delle storie che si sono fatte solo sulla strada, tra Alina e la mia depressione per lei, che ricordo ancora sabato pomeriggio quanto sono stato male, e quando mai l’ho rivista venerdì sera, e quando mai sabato pomeriggio mi sono ubriacato di nuovo… ma è meglio se non ci penso, al lavoro, a mia madre, alle figure di merda con Manuela, per ora va bene così, sentirsi e vedersi ogni tanto con Marina, che adesso non so neanche quando la rivedrà, giovedì o sabato sera, credo sabato sera, o sabato pomeriggio e poi anche la sera, insomma, non in settimana che se si lavora è sempre un casino, ieri che poi ho lavorato solo la mattina, oggi che i due sono usciti assieme per fare le assistenze e mi hanno lasciato qui ad aspettare il corriere, che non posso neanche andare a fare un salto al Carrefour per comprare due robe, per bermi quel caffè alle macchinette… e che strano uscire e pensare a Marina senza provare quasi nessun desiderio erotico, desiderio erotico che nella notte si risvegliava, forse ancora per Leida, per Manuela, o per tutte e due, non si sa, una ragazza bionda, sulla quale scaricare tutta la passione che sembra essersi perduta in quest’ultimo periodo, che quasi mi dispiace aver buttato via quasi dieci anni di diario dove c’erano un po’ tutte, Andra, Katia, Amalia, Julia, Diana, Xhuliana, Alina, Leida, ma ormai è andata così e il blog diario di certo non avrebbe cambiato i fatti… che non so neanch’io quando sentire Marina, prima voglio essere sicuro di avere a disposizione i soldi, prima di invitarla chissà dove, chissà quando, e che strano stamattina parlare del dottore e sciorinare in mezz’ora tutte le storie dell’ultimo mese, tra la grigliata, Muhammad, mio fratello, i parenti, l’islam, l’Arabia Saudita, l’Iran, Manuela, Marina, Alina, il lavoro, i soldi, la lingua russa, che non si capisce più niente, e ora come ora vorrei solo essere tutto il tempo con Marina, per ridere e scherzare, per passare il tempo, ma non posso neanche sentirla ogni cinque minuti, in queste cose, all’inizio, meglio aspettare un po’, che non si capisce più niente, che non mi ricordo neanche più come si fa a scrivere, come si fa a leggere, cosa devo fare nel tempo libero, perché prima pensavo così tanto a quelle come Leida e Alina e adesso non mi va più di pensarci, che per il dottore questo è un buon segno, io invece ancora non lo so, visto che sono impegnato su questo fronte strano con Marina, che non si capisce se siamo amici o vogliamo qualcosa di più, che non lo sappiamo neanche noi… e mi sembra tutta una grande commedia, destinata come a finire in una risata, senza niente di che, e non si capisce davvero più niente, che non so più chi voglio, cosa voglio, chi sono, come ho fatto a finire in questa situazione, a 32 anni senza lavoro, mezzo malato di mente, ora quasi impotente, bamboccione che non sa neanche parlare la lingua sua preferita, il russo, quello studiato 5 anni e che si perde nelle infinite parole di Marina, e nelle mie che stentano ad uscire, che non si capisce più niente… e ora cosa farò? Guarderò ancora quella serie televisiva su Rasputin, per passare il tempo, non mi va di leggere, non mi va di studiare altre lingue, non mi va di fare un salto al Carrefour, o forse cercherò di dormire anche dopo questo caffè, che non capisco più la musica che vorrei, non ricordo più le parole che ho detto al dottore, che non so più neanch’io come è scattata questa cosa per Alina, Manuela e Marina, forse quella sera con quel pescelesso di uno che guardava Manuela e lei non diceva niente, e ho voluto fare anch’io la figura del pescelesso, per vedere come la gestivano, con le guardie che ti pigliano in giro, che adesso ogni volta che passo per il supermercato è un ricordo schiacciate, quasi da perderci la faccia, ma che me ne frega poi, se dopo tutto era un desiderio sincero come può succedere a tanti, e poi chi se ne frega, adesso c’è Marina, e lei non sa niente, ed è tutta una commedia, come dice lei sempre, e che strano passare da Alina l’altra sera e non desiderarla più, lei e le sue sfighe con quella figlia in Ucraina, quel suo lavoro da troia e da badante, che cosa ci vedevo in lei non lo so neanch’io, che mi faceva strano quando il dottore mi diceva che quel business con Manuela che volevo aprire, far finta che lei fosse la mia ragazza, era un business che potevo aprire anche con Alina, la pagavo e le dicevo di far finta di essere la mia ragazza, invece di fare sesso… che non si capisce più niente, altro che scrittore, altro che ragazzo innamorato e serio e grande, altro che studente e studioso, altro che lavoratore, altro che internazionale, sono così rimpicciolito, io e la mia casa e i miei studi e il mio lavoro, che per dieci anni mi sembra ora di non aver vissuto, non aver viaggiato, non aver voluto vivere, che mi sento rimpicciolito, piccolo e sciocco, un po’ scemo, senza vita, e l’unica cosa che mi tiene in piedi ancora è questa specie di storia con Marina, che non so più cosa farmene di quei discorsi con Barresi, Costanzo e Fisichella, che neanche il dottore sapeva che fare e mi diceva solo di vedere se ‘sta storia con Marina mi stabilizza o che cosa, che quasi per ripicca, ogni volta che mi dicono qualcosa, mi viene da fare tutto il contrario, che stasera tornerei da Manuela, non so neanch’io per dirle che cosa, stasera dove dovrò fare davvero il salto al Carrefour se in giornata non arriverà il corriere, che non mi riconosco più, ‘sta lingua russa che fa interferenza, non so più chi sono e cosa e chi voglio, che non si capisce più niente… neanche i sogni di stamattina con i miei nipoti, dove si giocava a basket all’infinito, correndo di qua e di là sul campo, e continuavo quasi a segnare tutte le volte, mentre i bambini mi correvano dietro, e mi svegliavo tardi, rincoglionito, verso le nove e mezza, senza sapere a chi e a cosa pensare, a Marina, a Manuela, al dottore, e mi rimaneva solo da andare al bar, lasciar perdere il salto al Carrefour che era ormai troppo tardi, e ora non si capisce più niente, non so cosa fare, vorrei solo dormire di nuovo, non pensare più a niente e a nessuno, trovare la pace, ma intanto non si capisce più niente…

E va bene così, leggero e contento…

Uà, e già ieri sera mi riprendevo, sotto la musica classica, rilassato, senza pensare più alle disgrazie di Alina, Leida e Anna… mi veniva quasi voglia di andare da una di loro, per godere, ma poi non bastavano i soldi per oggi, e magari quell’uscita mi avrebbe distratto dal tenere un atteggiamento normale, e avevo voglia un po’ di tutte, e un po’ di nessuna e così lasciavo perdere… dormivo in tranquillità, con degli strani sogni, che mi svegliavano due volte, mi sembrava di ricordarli, ma ora non li ricordo più, dei sogni davvero strani, e solo uno me ne viene in mente, quando ero in galera insieme a mio padre, in una cella dove c’era molta gente, molti giovani, in attesa che decidessero cosa fare di noi… e in un altro una insegnante di inglese raccontava di uno strano luogo a cavallo tra Francia e Inghilterra dove la gente parlava un inglese un po’ francesizzato, con una pronuncia tutta strana, e faceva vedere sulla cartina del mondo quel luogo pieno di laghi, un luogo inesistente, ma che nel sogno sembrava vero, e lei lo presentava come ad una trasmissione televisiva… c’erano poi sogni forse del maestro di karatè e di taekwondo, non ricordo molto bene, e un altro sogno che mi faceva sorridere come uno stupido, ma per fortuna non mi ricordo più… e che strano svegliarsi stamattina e sentirsi ancora più stupido, per quella storia con Manuela, per le mie paranoie di impotenza, per il mio atteggiamento di ieri ad ubriacarmi, per la mia paura di Marina quest’oggi, dove alla fine si è soltanto amici, amici quasi per caso, ancora neanche amici, non si sa, ed è meglio così, non pensiamoci troppo, e se vorrò quelle cose lì da lei per il momento mi basterà pensare che se la sera proprio ho voglia posso sempre tornare da quelle, senza troppi pensieri… e vorrei davvero smetterla di fumare, ma non ci riesco mai, e oggi non è la giornata più adatta, oggi che devo uscire con Marina, e sarà meglio fumare normalmente, almeno per oggi, e cominciare magari da domani a diminuire un po’, per avere la coscienza a posto… e che strano era stamattina andare al bar e vedere tre romeni, che per la prima volta non mi sembrava più tanto desiderabile quella lingua, quella gente, che quasi capivo il modo di pensare sbagliato che ha la gente nei loro confronti, considerandoli come dei criminali e dei poco di buono, e davvero quell’accento lì dava fastidio… sembrava l’accento di Stas, ma mi dava fastidio, e pensavo a come sarebbe stato più facile se oggi mi fossi visto con una italiana, avere la voce e le battute più pronte, come per Manuela, essere più allegro e più solare, più simpatico, mentre non so ancora cosa mi succederà oggi se parlerò o proverò a parlare in russo, ed è meglio non pensarci, al massimo, più tardi, leggerò qualcosa in quella lingua, per riscaldarmi un po’, ma non mi devo aspettare chissà che cosa da oggi, da Marina, dalla mostra, è solo un’uscita, forse la prima, forse già l’ultima, ed è tutto un allenamento alla fine, per delle uscite che saranno, per delle ragazze che magari mi faranno sentire meglio, per ora non è proprio così… e che palle pensare che già domani ci sarà da lavorare, ritornare al lavoro, e martedì andare alla visita dal dottore, che non so neanch’io cosa starò raccontando, cosa racconterò, cosa ce ne faremo della zyprexa, degli esami del sangue, della questione del rischio diabete, delle mie paranoie di impotenza, che se fosse per me quella visita con Saverio e le parole con Maria Teresa le eviterei… e mi accorgo così, mi ricordo, di essere un po’ malaticcio, e quindi questo mi aiuta a non montarmi la testa, ma allo stesso tempo a volte mi fa perdere tutta la sicurezza in me, ed è difficile a volte trovare la via di mezzo, che non so più neanch’io a che pensieri ed emozioni rifarmi… intanto lascio stare quelle preghiere all’iraniana, alla saudita, e penso invece ai libri che ho letto ultimamente, su Iran e Arabia Saudita e l’Isis, e inquadro il medio oriente, insieme ad Israele, non più dal punto di vista religioso, ma da quello politico, e la visione mediorentale dalle mille e una notte si dissolve così… e mi piace pensare all’uscita di oggi come ad un’uscita ai tempi dell’unione sovietica, un mondo abbastanza puritano, così, come degli amici, come dei compagni, e non confondo più Marina con le uscite invece con Katia di anni fa, con Amalia, con Julia, che adesso non avrei neanche voglia di rivedere, di fare quelle cose lì, e mi sento tranquillo in questo modo di essere che non ha più quasi voglia di porcate, forse dopo che Marina sospettava che io fossi un maniaco per tutte quelle foto su VK di ragazzine vestite succintamente, ed è questa forse la mia vergogna, insieme anche allo strano modo di comportarmi che ho avuto con Manuela, ma tutto questo mi è servito, sono passato attraverso fantasmi e demoni, e alla fine tutto si è risolto in modo giusto e scherzoso, come in una commedia… e non so cosa farò stamattina, cosa leggerò, cosa mi inventerò  per distrarmi ed occupare il tempo, e non mi va di star qui a scrivere troppo di me, dei miei pensieri, rischio di andare in tilt, di diventare egocentrico, e sono già troppe queste parole, e va bene così, leggero e contento…

E che strani scherzi mi sta facendo questa cosa per Marina…

E non so neanch’io cosa mi succede in quest’ultimo periodo, tra Manuela e Marina non ci capisco più niente, come ieri, quando a pranzo mi chiamava Maria Teresa ma non avevo voglia di rispondere, e pensieri depressivi e maledizioni le lanciavo su di lei, per tutto il pomeriggio… era strano mettersi a leggere articoli in russo di politica internazionale, strano, ma piacevole, ed era ancora più strano eccitarsi di fronte ad una semplice foto del volto di Ivanka Trump… arrivava il pomeriggio tardi e cercavo di scacciare quei pensieri depressivi su Maria Teresa & Co. leggendo ancora, ma non avevo più voglia ad un certo punto… mi dicevo che dovevo sentire Marina, con la quale devo uscire domani, e che per tutta la settimana non l’avevo sentita, mentre mi ero perso per Manuela… non so, le mandavo un messaggio, prima di cenare, prima di fare la passeggiata serale, e poi ci scambiavamo due messaggi, solo per dirle che più tardi l’avrei chiamata, non potevo chiamarla mentre passeggiavo perché avevo la batteria scarica… tornavo a casa e poi la chiamavo, solo per trovare una voce distante, fredda, bassa, che Marina mi sembrava un uomo mentre parlava, e già sembrava comandarmi, con quel suo ci vediamo alle due e mezza, o anche sul suo dobbiamo parlare in russo, e mi diceva solo che Manet non l’aveva studiato a scuola, ma che comunque le piaceva… e che strano era la sera, mi veniva subito da ridere con questo fatto che Marina mi imponesse il russo, e sarei corso da Manuela a raccontarle questa storia, su questa russa che mi impone la sua lingua, e per reazione andavo al bar a comprarmi le sigarette e a bermi un caffè… continuavo a ridere con l’anima per questa imposizione e tornavo a casa solo per ubriacarmi di canzoni pop, quelle nuove, le ultime che ho scaricato… e così passava la serata, fino a  quando non mi veniva voglia di provare ad andare da quelle, la sera, magari per beccare Anna… e che strano che era, girare per un’oretta o forse di più tra quelle, e quasi non provare più il desiderio erotico, né per Anna, per Leida, per Alina che c’era quella sera, strano, proprio strano, mi dicevo, che non avevo più voglia, e non perché c’era la polizia locale da Leida, non perché sapevo che Alina ormai ha il suo giro la notte, con i clienti sul cellulare, non perché Anna me l’ero fatta l’ultima volta, non perché quell’altra figa alla fine saliva con un altro, non perché dalle macchine una ragazzina se ne usciva dal finestrino, con i suoi amici e gridava: “Che figa! Mi porti in giro?!!”, così, per ridere e scherzare con i suoi amici, non perché il pomeriggio tardi vedevo Eros e un’altra abbracciati in macchina, senza dire niente, come due bambini che si sono trovati, e che non nutrono quasi più desiderio sessuale, no, era davvero strano, davvero strano, vedere così tante tipe e non provare quasi più il desiderio sessuale, e mi cominciavo a preoccupare, sono innamorato? Sono diventato frocio? Sono diventato impotente? Dovrei smetterla con queste sigarette! O forse ho solo smesso di essere un maniaco? E mi ricordavo di tutte quelle foto soft porn su VK, e i discorsi degli amici, uno più maniaco dell’altro, e non avevo più riferimenti, forse solo Dio, che dice di non farlo fino al matrimonio, la gente che sceglie la castità, la mia condizione psicologica, estremamente tesa, perché domani dovrò parlare in russo, ed è peggio che ad un esame di lingua russa e storia dell’arte messi assieme, un esame della vita, e non so più neanch’io come regolarmi, che alla fine della serata non mi importava più niente, né di Alina, né di Manuela, né di nessuna, ma ero tutto concentrato sul vedere Marina, sul sentire la sua voce, sullo sperare che lei mi dia amore ed erotismo assieme, che mi faccia risvegliare, e mi tranquillizzavo solo pensando all’altra sera, quando, dopo aver parlato con Manuela, la notte, nel sogno, desideravo una scopata senza fine, di passione, anche se nel sogno c’era Leida… e che strano davvero, questa specie di cosa platonica, senza desiderio sessuale, che sembra essere scomparso, eppure non mi sento né depresso, né teso, né niente, neanche emozionato, e mi sembra di andare domani come ad un colloquio di lavoro, dove so già che non mi prenderanno, una specie di lavoro, una specie di prova generale di qualcosa che non sarà, e non lo so più neanch’io da che parte prendermi, forse dovrei solo provare a capire che con l’amore non si scherza, che fa degli scherzi strani, e che se tutte le religioni dicono che prima del matrimonio non bisogna farlo, se con quelle è meglio non andare, un motivo ci sarà… e mi tranquillizzo solo pensando che alla fine mi sento bene, pieno di gioia, da ridere e scherzare, e non mi sento male anche se non ho più il desiderio erotico, e che forse è davvero arrivato il giorno, quel giorno strano, dove di colpo smetti di essere un maniaco e un puttaniere, e non sai neanche perché… fumerei in continuazione, mi metterei a leggere infinite pagine in tedesco, o meglio in russo, solo per preparare la lingua di domani, eppure non mi va, non mi va di sforzarmi più di tanto e di voler fare tutte le cose alla perfezione, sto già forse morendo di tensione, una tensione strana, che si appaga con la visione della bellezza di Marina, che non so più cosa sia lei per me, chi sia, cosa ci diremo, se ci diremo qualcosa, e forse mi va solo di pensarla come una ragazza di università, per le quali non ho mai provato niente di erotico, alla fine, e mi sembra solo strano essere passato da quella via ieri notte e non aver cercato di riesumare il desiderio erotico, che non c’era, e poi mi dicevo che se in fondo molti non vanno, molti passano e non si fermano, un motivo ci sarà, forse è normale così, e prima era tutto anormale, mentre ora mi sta passando quella mania, come anche quando aggiungevo tutti quei contatti soft porn su VK, e non lo so più neanch’io, che per stare bene ed essere sicuro dovrei pensare come se adesso stessi parlando con Manuela, in italiano, una ragazza con cui parlare e dove non c’è il desiderio, dove non c’è più il desiderio, così, tra amici, conoscenti, e forse è solo normale così, e prima morivo di passione, senza saperlo, per Leida, Alina, Anna e Isabela e le altre, che ora mi sembra davvero strano uscire con Marina, e non lo so neanch’io, forse il desiderio erotico ritornerà, forse no, non lo so, non pensiamoci, anche alle figure con Manuela, e alla bella figura l’ultima volta, quando siamo riusciti a parlarci, a quel desiderio che invece c’era, per lei, la notte, un desiderio intenso, e Marina mi sta facendo davvero uno scherzo strano, uno scherzo senza desiderio, per una ragazza acqua e sapone, che non ci capisco più nemmeno io, e non lo so, meglio non pensarci, meglio pensare a lei, alle cose da dire domani alla mostra, alla sensazione di tranquillità e pace e serenità che sento, a questa strana gioia, a questo amore disinteressato, che mi sembra di uscire con una mia nipote, ed è strano l’amore, quando non desideri, e che strani scherzi mi sta facendo questa cosa per Marina…