Ispirazioni, Pensieri liberi, Visioni

Che non si può vivere in un incantesimo eterno…

Stufo di questi caffè di troppo, la mattina, senza contare che stamattina Miryam era ancora lì, sempre pronta a fare casino, che solo il risveglio sapeva di liberazione, al primo caffè della macchinetta, quello buono, nel ricordo di ieri, di lei… e sognavo anche quell’istante, dove Loena mi porgeva la mia Heineken lì al bar, che l’anima volava dopo sogni e sogni di musica new age che sapeva di estasi… la giornata di ieri, passata così, tra musica new age e jpop la sera, vera estasi sopra ogni cosa, a partire da quell’attimo sotto l’ombra dell’albero, là dove stava Alina, e l’anima si involava… che sogno ancora ieri e sognerei ancora e ancora, rimarrei estasiato per sempre, e vorrei vivere di un’estasi da musica new age costante, anche al di là dei pensieri stupidi che ieri mi prendevano, dopo quella birra, a guardare i suoni della mente come cambiano al cambiare dello stato d’animo, dei caffè di troppo, delle birre di troppo, che sono stufo di vivere in questa costante schizofrenia che poi passa, per lasciare spazi a momenti più paradisiaci… e c’è il ricordo di lei, che per un po’ mi accompagnerà, e la voglia di non esagerare più, come già mi dicevano, con i caffè, che solo il risveglio può essere spezzato da quell’eccesso, salvo poi che la vita è comunque un eccesso, e ti travolge, e forse poi l’errore è sempre voler cercare la pace dei sensi a tutti i costi, che poi basta poco per interrompere l’incantesimo, e forse allora gli eccessi ci vogliono, i cambi d’umore, che non si può vivere in un incantesimo eterno… e allora poi la giornata andrà avanti così, oltre l’incantesimo, quando verso metà mattinata l’effetto del caffè scomparirà, quando la giornata mi travolgerà, quando l’incantesimo avrà trovato il suo equilibrio, tra un pranzo all all you can eat e altre vicende e cose che succederanno e non succederanno, e incornicerei sempre quell’incantesimo e quell’incanto, quell’estasi dei sensi e quella pace dei sensi, che poi la vita è fatta di sbalzi, che non si può vivere in un incantesimo eterno… e allora accetto tutto questo sfarfallio dei sentimenti e degli umori dell’anima, perché questa è la vita, in tutte le sue sfumature, e cercare l’estasi, la perfezione, l’incantesimo e la pace dei sensi costante è pura utopia, saranno forse degli obiettivi, ma una vita nell’estasi o nel nirvana è chiedere ciò che non può essere… e gli umori si sbalzeranno, tutto tornerà a posto, a quiete, ad estasi ancora, ad incantesimo, a pace dei sensi che si prova dopo l’allenamento o quando l’anima si annera, o quando si estasia come ieri, ed è tutto uno sfavillio dell’anima in tutti i sensi, grazie anche a lei, e ad ogni incantesimo, che non si può vivere in un incantesimo eterno… è così anche l’ispirazione, l’ultima ispirazione, che voleva pretendersi ispirazione infinita, ci sono alti e bassi, vette e abissi, momenti di normalità, di quiete, ed ogni cosa, che questa è la vita degli umori, che tutto non può essere un incantesimo eterno… e la giornata andrà avanti, così come altre giornate, al di là di meno o più caffè, di tutte le nuove regole nate da pensieri schizofrenici, tutto tornerà alla quiete, nel ricordo di lei, che non si può vivere in un incantesimo eterno, come ieri, come stamattina, al di là della troppa caffeina, degli sbalzi e di ogni cosa, che non si può vivere in un incantesimo eterno…

Advertisements
Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Che la via tantrica ed estatica della tailandese vanno oltre ogni arabesco dell’anima…

Seduto lì, sul marciapiede, sotto l’ombra di un albero, a godermi la mia sigaretta dopo gli attimi erotici con la tailandese, estasi erotica sopra ogni cosa, che scacciava tutti i pensieri della notte, con quell’insonnia che mi prendeva, alla sola idea di rivedere quegli amici che non mi va più di vedere, a sovrascrivere con l’anima gli antichi riflessi di una Lucy Lee coreana passata da tempo, che quegli attimi erotici con la tailandese valevano di più di ogni immaginazione, dopo che nella tarda mattinata quella febbre mi prendeva, anche a vedere le cinesine lì nel mio cortile, a ricordarmi sempre e sempre lei, la tailandese… che per un attimo sognavo di rivedere Alice, la carica erotica, il piacere, e anche se Rittsi mi diceva che è meglio pensare alla finanza che alle donne, la carica erotica era lì, che non c’era modo di vincere gli spettri della virtualità e delle immagini virtuali se non andare a cercare quella ragazza tailandese… la trovavo là, con la porta aperta, ad aspettare la cinese più grande, alla quale chiedeva se c’era quella più giovane, mi diceva che era andata via, e invece un attimo dopo, dopo che lei la chiamava, appariva, e al solo vederla sentivo tutto l’amore e la carica erotica per lei, in un misto di sensazioni tra il bar di Paolo e quello dei miei amici, che l’altra sera su WeChat mi dicevano delle loro mogli, delle altre loro amiche ormai tutte sposate, e che a me rimarrebbero solo le divorziate, sensazione che l’altra notte scatenava la mia passione per lei, per la tailandese, e fiumi e fiumi di energia erotica fluivano in me… la disperazione mista a quel senso di libertà e voluttà, lontano dai lacci del lavoro, di una relazione, di un’amicizia, il liberarsi della voluttà che mi infestava ieri notte come stamattina, per far scrosciare via pensieri religiosi che sono solo dei lacci dell’anima, che la intorpidiscono e la fanno deragliare… e mi ricordo ancora quegli attimi lì, seduto sul marciapiede sotto un albero, in quella via che era di Alina, e tutta la mia voluttà si liberava, come ai tempi passati, di allora, di Alina, e anche più indietro, quando quella città di periferia era il nostro luogo preferito, me e dei miei amici, per liberarci dai lacci della scuola, delle regole, amicizie adolescenziali che imparavano a rompere le regole, a lasciarsi andare a sensazioni orgiastiche e dionisiache, oggi come allora, come ai tempi di Alina, grazie alla tailandese… che l’altro giorno per strada vedevo un altro centro massaggi tailandesi, là per la strada, lontano da Milano, e tutta la mia anima si riversava in quegli antichi ricordi di Natale dove, davanti al palazzo di mia zia, a Milano, c’era sempre quel centro massaggi tailandesi, ed era forse l’unico momento che godevo di quei lunghi tre giorni, scappare da lì, dai parenti e lasciarsi andare a buddhismi tantrici con qualche massaggiatrice, che conoscesse tutte le arti per liberare la mente e il corpo dai suoi lacci… e oggi la tailandese sapeva andare oltre la notte con Lucy Lee e le immagini virtuali, oltre gli arabeschi della mente di una mattinata impazzita, che sapeva solo liberarsi quando vedevo le cinesine nel mio cortile, e sapevo che oggi sarebbe stata una giornata “off”, cogliere il momento e la carica giusta per liberarsi, e lasciarsi andare a momenti erotici senza uguali, che sapevano di più voluttà anche di Ana che rivedevo ieri notte, e quegli attimi sapevano di amore quasi con la mia ragazza, i suoi lunghi capelli neri, il suo corpo, le sue forme, la sua arte erotica, che tutti i lacci dell’anima erano tolti, tutti i sigilli, tutti gli arabeschi tra calendari alternativi e spiritualità altre, come una sorta di Zero Church dell’anima, come quella che raccontava Shion Sono in “Love Exposure”, e mai come prima mi sentivo più innamorato, appassionato e voluttuoso per lei, per la tailandese, anche oltre l’immagine di altre bariste, che oggi il suo volto lo fotografavo, lo baciavo, era mio, come lei sapeva darsi, e quei momenti di pura voluttà si riavvolgevano e andavano in onda di nuovo, in quegli attimi sotto l’albero all’ombra, che l’incantesimo sarebbe durato all’infinito, se poi ad un certo momento non mi fosse venuta voglia di un caffè, dopo quel pranzo blando per godere ancora di più, e mi alzavo solo in quel momento, alla ricerca di un caffè, alla ricerca dell’aria condizionata nella macchina, sempre più estasiato… tornavo al mio paesino di cui lei mi chiedeva, io stavo vago, per non nominare ciò che non ha bisogno di essere nominato, come il suo nome, il mio nome, e tutta l’estasi si liberava anche lì al bar degli altri cinesi, oltre la barista che non guardavo, la ragazzina più piccola, e nella mia mente c’era solo lei, la tailandese, il suo volto, il suo modo di fare all’andare via, quando mi apriva la porta viola, come quell’immagine di quel tempio tantrico tailandese, e tutta la mia anima si riversa su di lei, tutta la mia voluttà, che non temo neanche i prossimi giorni a mangiare all all you can eat, dai cinesi, tra cinesine più grandi e altra gente, camerieri islamici e albanesi, che tutti si risolve in quell’ascesi chiamata Bahaì, là dove il razzismo non esiste, nell’immagine di Abdul Baha che si pone tra gli altri che potrebbero dare fastidio all’anima e tutte le immagini degli altri di questo mondo, e oltre tutto questo, al di là, nel profondo c’è solo la voluttà della tailandese, che copre e silenzia i discorsi altrui di chi a volte mi ha circondato e mi circonda, tra i ricordi dei loro discorsi, dei loro toni e delle loro parole che vengono silenziate dal ricordo di lei, della tailandese, e dell’estasi erotica, che per un po’, mi dicevo sarò a posto, a tempo indefinito, anche al di là di tutte le immagini virtuali che sviano l’anima, la mente e il corpo, là dove ora, nell’estasi erotica, c’è solo lei, la tailandese… che ormai Ana è un ricordo lontano, si sa, è un ricordo della notte, e ora brilla solo il viola e la sua pelle, della tailandese, la sua bellezza da Good Morning Vietnam, tra immaginari di film di Hong Kong e sud est asiatici, dove la voluttà si liberava oltre ogni dove, in ogni anfratto della mente e dell’anima, in un buddhismo tantrico che scardina via pensieri e connessioni e riflessioni sbagliate, che tutto quanto è salvato dalla dannazione che stavo provando questa tarda mattinata, dannazione che poteva solo risolversi in voluttà, grazie a lei, la tailandese… e tutto sa ora di lei, le cinesine in cortile sono solo un riflesso lontano di lei, le immagini virtuali svaniscono di fronte alla voluttà, e niente più è virtuale e sintetico, ma diventa tutto vero e prende corpo nell’estasi dentro di me, nei ricordi e nel piacere, e non si sa neanche di cosa sarà fatta la giornata, la notte, forse di ricordi, e non più di immagini e parole seriali che vedevo le altre sere, tra quel “Death Note” che chissà dove recuperavo, per sapere sempre di Estremo Oriente, e anche il ricordo di quella giapponesina dieci anni fa e di più forse, quando a San Valentino mi regalava il cioccolato, segno di affetto, quella volta e quel desiderio di allora che si rifanno ora in lei, la tailandese, oltre tutte le amiche cinesi dei miei amici cinesi che una volta mi cercavano di presentare, mentre ora sono tutte disperse tra famiglia e altri affari, e immagini che non dicono niente di altre ancora su WeChat, e oltre tutti questi desideri di allora e di loro c’è lei, la tailandese, che sa di voluttà più di tutte… e vado oltre anche quei discorsi di mia zia l’altro giorno, tra quel gelato e quella torta di troppo, quei discorsi dei parenti tra le loro peripezie e sventure amorose e matrimoniali, che la via più giusta sembra proprio questa tantrica, che va al di là delle illusioni di relazioni forzate, solo per omogeneità con i più, e vivo di questa estasi e voluttà tantrica più di ogni discorso di relazioni matrimoniali e affettive disperse qua e là, tra cugini più lontani e più vicini, che la via tantrica ed estatica della tailandese vanno oltre ogni arabesco dell’anima… e di arabeschi per un po’ non ne vorrò più, non vorrò più perdermi come quel personaggio di “Love Exposure” e la sua lotta contro the Zero Church, dimenticate i lacci della relegioni, come mi dicevano, e solo l’estasi e la voluttà erotica fanno ciò che mille lavaggi del cervello e dell’anima sanno solo incasinare, nel viola di là dove sta lei e del suo vestito rosa, o nero e grigio, o rosso, e come quando si presentava oggi, che stava per andare via, con i suoi vestiti da ragazza come tante altre, come quelle che si vedeno a volte nei ristoranti, là dove nasceva tutto il desiderio, come quei giorni a Torino dai miei amici cinese, una settimana là a sognare e desiderare la loro cameriera, sempre vestita di nero e di rosso, ai tempi quando non sapevo ancora liberarmi dai lacci, e ora la voluttà e l’estasi ritrovano in me tutto ciò che sembrava perduto, e lo fanno rinascere sotto nuova forma, in forma di estasi che continuerà non si sa fino a quando, a tempo indefinito nell’estasi e nella voluttà… che ogni cosa sembra ora insignificante e inesistente, priva di consistenza, di attenzione, tra libri inglesi norvegesi da leggere, serie televisive cinesi e anime giapponesi, canzoni e musica, e ogni altra cosa, che mi darei ore e ore a musica new age tantrica e trascendentale, dimenticando tutte, tranne l’estasi e la voluttà erotica con lei, la tailandese, al di là di tutti i lacci dell’anima e di tutti gli arabeschi, il viola di là dove stava lei, e la sua arte erotica, quell’ombra sotto l’albero, e tutta la voluttà a liberare l’anima…

Pensieri liberi

Contento solo di osservare i tuoi pensieri che passano, come nuvole, e al di là di te stesso, le mura bianche, e il nulla…

Girare in giro alle solite cose, non sapere più cosa consumare, se una vacanza, una coca cola zero al bar degli italiani, non sapere più neanche dove prenotare per una vacanza, i soliti giri, la Norvegia e il black metal, il libro di Hamsun, che dopo 100 pagine diventa illeggibile ormai, la nuova musica dei Limbonic Art, quel giusto casino che ci vuole per sovrascrivere l’impasto di musica pop che ascolti quotidianamente alla radio sul lavoro, i soliti giri dell’anima, la vacanza in Norvegia che costa troppo, per poi vedere cosa? Vichinghi e palazzi antichi, forse il museo di Munch, forse trovare un po’ di fresco, ma non ne vale la pena… cambiare bar, almeno la domenica, lontano da quei cinesi e quei marocchini e pachistani e terroni e negri del bar dei mille, che non ne puoi più di stranieri e straniere, di nessun genere, che anche quando stai seduto al bar degli italiani vedi gli stranieri e le straniere che passano e non ne puoi più, e quasi sogni di fare una vacanza a Firenze, una settimana, salvo che poi senti il gruppo di amici italiani quarentenni che arrivano lì e ti viene voglia, come al solito, anche di sterminare tutti gli italiani… torni a casa, cerchi la tua vacanza e ti accorgi che è tutta una porcheria, una festa del consumo, non sapere più cosa consumare, in nessun paese, e non ne puoi neanche più della lingua inglese, che ti dà alla testa, alle orecchie, troppo sforzati i sensi nelle varie full immersion, che il giorno prima, non sai se per un caffè di troppo o per colpa di un servizio sbagliato alla Deutsche Welle in inglese, stavi uscendo di testa, come quando vedi immagini e suoni sbagliati, che poi ritrovi anche quando apri Facebook, quando ti guardi in giro per strada, tutto questo schifo di periferia, tutta questa gente che sembra uscita dai quartieri più infimi, non importa se loro poi sono italiani o stranieri, tutto uno schifo… e non sai che fartene di questa domenica pomeriggio, come ormai è tradizione, e non hai più neanche quegli amici con cui almeno due parole le scambiavi, ma poi non si andava d’accordo, diversi stili di vita, visioni del mondo, interessi neanche troppo convergenti, troppe relazioni strette nell’ultimo periodo che era un continuo uno che criticava l’altro, e poi la supponenza sempre di sentirsi superiori rispetto agli altri, non si sa per quale motivo poi, o forse semplicemente sentirsi se stessi accorgendosi delle proprie differenze rispetto alla massa comune immaginata, eppure va così, si ritorna soli, senza neanche quel sogno sbagliato di una ragazza comune, senza neanche il sogno di una notte erotica da spendere con chissà chi, ci si ritrova così in questa domenica in compagnia di un tablet, di un pc, di uno smartphone che non sai neanche cosa fartene, le solite notizie, le solite immagini alla tv, su Facebook, i soliti servizi internazionali che non ne puoi più di vedere stranieri e sentire parlare in inglese, forse ti meriteresti un film che non sai neanche scegliere, dopo quel “The professor and the madman” che ieri ti guardavi, film ottocentesco, sulla scrittura del primo Oxford Dictionary, film drammatico, non male, che almeno sovrascriveva quello schifo di film con Johnny Depp “The professor”, peggio di così non ci poteva essere, con le sequenze sbagliate di immagini e suoni che ti trafiggono la mente quando bevi troppo caffè o anche senza berne troppo, lo schifo ovunque e i soliti giri dell’anima… ti salvavi in corner ieri pomeriggio non facendoti di valium dopo lo schifo provato, te ne stavi in officina ad ascoltare la radio, lontano dal tablet, e ti rilassavi così senza ricorrere a intrugli magici, che alla fine non sapevi neanche più perché eri scappato da chissà cosa, dal troppo caffè e da una serie di associazioni mentali sbagliate… e te ne stai così anche oggi, di domenica, dove non sai più cosa consumare, notizie, film, musica, libri, in chissà quali lingue poi, chissà quale birra, quale coca cola in quale bar, quale nuova musica, niente… ti ricordi solo vagamente dell’ultima volta erotica che ancora ti fa andare avanti, e ti lancia in una dimensione dove tutto questo caos non esiste, salvo poi che ritorni alla realtà e ti accorgi che oltre le mura di questa abitazione, di quella officina, non c’è niente, il puro silenzio e il puro nulla, l’assenza di voglia di consumare ancora qualsiasi cosa, forse solo la voglia di parlare del più e del meno con qualcuno che non c’è, e la tua mente che non ce la fa più a digerire continue full immersion di sensazioni ed informazioni, che quasi quasi davvero penseresti ad una bella vacanza al mare, lontano da internet, dai libri, dalla musica, da ogni cosa, ma poi lasci perdere e lasci che il nulla ti invada l’anima come probabilmente la invaderà questa estate che verrà, lontano dai luoghi turistici, dal mare, dalla montagna, dalla gente, e stai lì a contemplare il nulla, i tuoi pensieri che vanno e vengono, come quelle nuvole che passano di cui parlava il monaco buddhista nel film “Little Buddha” che hai recuperato l’altro giorno, e dei tuoi contenuti non sai che fartene, sai solo che la tua mente è il contenitore di ogni cosa, e al di là di questo non c’è assolutamente niente, e nessuno, solo forse associazioni mentali sbagliate che ogni tanto ti fanno stare male, ma che poi passano, grazie al ricordo erotico, l’ultimo, e a tutta la carica… non sai che fartene del giorno, della notte, della settimana, delle ore, di ogni cosa da consumare, che è tutto un universo di consumo ti sembra ora il mondo, e anche i luoghi della domenica non dicono più niente, il bar, il centro commerciale, il parco, la pizzeria, tutto va al di là di tutto questo, che quasi ti perderesti in un universo alternativo bevendoti una birra, se solo non avessi già dato con quella coca cola zero e l’alcol preferisci evitarlo, e non sai più che fartene del mondo, dell’immaginazione, dell’arte e delle notizie e della cultura e della fantasia e tutto diventa davvero come quelle nuvole passeggere di cui parlava il monaco nel film, e al di là del contenitore che è la tua mente osservi solo le bianche mura, e al di là di quelle, il niente… al di là del contenitore della mente, il niente, e non sai più cosa consumare… ti viene così da riassumere questi giorni, tutti questi giorni, che davvero ti lasceresti andare ad una birretta tanto per lasciarti andare ancora di più, stufo dei libri, dei film, della musica, stufo di ogni cosa, contento solo di osservare i tuoi pensieri che passano, come nuvole, e al di là di te stesso, le mura bianche, e il nulla…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Liberazione, nella chiara luce della mattina…

Sentire paradisiaco in questa mattina dopo una serata conclusa con una Heineken che conciliava la pace e il sonno, tutta la luce dell’anima stamattina si rivelava, anche quando passavo al bar a bere il mio caffè, a fumare la mia sigaretta, a raccogliermi nella luce ritrovata e nella tranquillità, oltre tutti i ricordi e grazie alla liberazione di Marina, che ieri sera non rispondeva, ed era già motivo per festeggiare la liberazione da lei, e da Barresi, e da inutili discorsi… mi perdevo nella chiara luce della porta sublime dell’anima, verso Valeria e oltre, al di là di tutte quelle lasciate come Ana, dell’ultima tailandese che sarà quando sarà, al di là del tempo e dei suoi calcoli, della fredda razionalità che è inganno, e questa luce avvolgeva ogni dove, in questa mattina, che non ci sono calcoli da fare, o nuove regole da inventare, nuovi divieti, essere più elastico come diceva anche la Colombo, e perdermi nella chiara luce… la giornata andrà avanti così, con i soliti buoni propositi, questo sentire che forse verrà alterato dall’inferno che a volte sono gli altri, dal caldo torrido che ormai è luglio agosto settembre, al di là di ogni riscaldamento globale, mi perderò forse in libri, musica, film, senza averne davvero bisogno, ma intanto la liberazione da Marina e da Barresi hanno fatto di più di ogni cosa, insieme a questa chiara luce mattutina, le parole di ieri con Mustafa, gli sguardi e le parole di intesa con Valeria stamattina, al di là di ogni desiderio erotico che sarà ed è stato, pura chiara luce della mattina, che meritava una qualche invocazione e liberazione, che quasi mi verrebbe voglia di leggere Ka di Calasso, qualcosa di mistico orientale, come una volta facevo con il sufismo, con i libri di Mishima, con tutti quegli oggetti che non possono mai però arrivare a comprendere la chiara luce della mattina che si risveglia nella quiete dopo una domenica passata finalmente a riposare, senza più essere incollato al pc, ai libri, al tablet, al lavoro, alla musica, e la mia anima si liberava di Barresi, di Marina, di tutte quelle appendici culturali che ultimamente era tutto un’esagerazione… è estate, e un po’ di liberazione ci voleva, e questa domenica e questa pura chiara luce della mattina non la vorrò dimenticare, per indicarmi la vera via di ogni cosa, al di là di ogni fenomeno passeggero, e lascerò ancora che questa chiara luce bianca mi invada, oltre Valeria, oltre ogni cosa, e vorrò ancora liberarmi e liberarmi, ispirato da questo sentire, o vivere semplicemente così come viene, nella chiara luce della mattina…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

E poi, il nero dell’anima, che ritornerà, dopo l’esaltazione, a dare quella tranquillità oscura che mi permette di vivere, dopo l’esaltazione delle ultime bellezze femminili….

Quante cazzate, quest’oggi, domenica, giorno ufficiale delle paranoie, dalla mattina a leggere “Il messia secondo gli ebrei” e ascoltare musica mizrahi, passare al bar, dopo pranzo, a comprare le sigarette, a bere il caffè, a stare il pomeriggio a chiedersi perché mi sentivo così, perso, senza più gli amici con cui scambiare due cazzate sbagliate, non sapere che fare… girare di qui, di là, con la macchina, fare il giro dei paesi qua attorno, e alla fine fermarsi al bar di via umberto primo, quello vicino alla fermata del treno, a bermi una coca cola zero, ascoltando di sottovoce le due italiane ventenni che parlavano tra loro, dei loro tipi, le loro storie, la gente che vive, dicevo, e io che mi perdevo tra il rosso e il nero dell’anima, la depressione estiva, che tutto vorrebbe distruggere, vedevo anche passare Julian, quello della fabbrica dei sapori, e per un attimo l’Albania dell’anima si risvegliava, a ridarmi energia, a sconfiggere le mie paranoie… non sapevo che fare, e me ne tornavo a casa a guardare un film russo, con in mente forse Loena, forse Marina, la lingua russa che ascoltavo stamattina su Rossija24, quella del servizio sull’antisemitismo 2.0, in Germania, l’antisemitismo dei giorni nostri, ed era da lì che partiva la lettura del “Messia secondo gli ebrei”, lettura inutile… tornavo a casa e messaggiavo a Marina, chiedendole come va, senza aspettarmi chissà quale risposta, non mi va, l’ultima tailandese è più forte di lei, mi dicevo, e tutto quello che ho vissuto in questi mesi… cominciavo a guardare un film russo, “Yeshyo adin god”, e mi fermavo dopo venti minuti, la fame era troppa… andavo dai turchi, per mangiarmi una pizza, e mi sentivo come a casa mia, quella strada che mi ha insegnato di più a vivere di qualsiasi altra cosa, come l’altra mattina quando parlavo con quell’albanese, quando rivedevo al bar le puttane albanesi lì presto, quando rivedevo Julian, quando sentivo le due italiane parlare dei loro tipi, quando ripensavo a Loena, Marina, Valeria, a tutte le cose sentite di qua e di là in quella via, quella strada che almeno mi ha più insegnato a vivere dei discorsi con Barresi e Fisichella, la vera realtà della strada, la mia vita, le mie esperienze vivendo tra le strade, frequentando la vita, e non la depressione… mi fermavo a mangiare lì, una pizza, fregandomene delle mie paranoie sulla dieta, si metteva più in là a mangiare anche Mustafa, un kebab, si scambiavano due parole, “Anche voi mangiate a quest’ora?”, “Non c’è ora per mangiare, quando hai fame, mangia…”, “Davvero… ” gli dicevo, e pensavo e ripensavo alle ultime avventure, alle prossime che saranno, quando hai fame, mangia, pensavo, e sta tutto lì, al di là di ogni ascetismo depressivo, al di là di tutto il controllo schizofrenico delle pulsioni, perso, così, sulla strada, la mia maestra… e la lezione doveva arrivare anche più tardi, quando me ne uscivo dalla pizzeria dopo aver scambiato due parole sulle frecce tricolore, dopo l’inno d’Italia, “Sono bravi! Eh? Non come me, ma sono bravi…”, “Ahaha”, “gli dicevo, “E sì, fanno acrobazie…”, e me ne andavo, dopo che l’altro turco diceva forse qualcosa di volgare, indicando con le mani il gesto del sesso femminile, e mi veniva da sorridere… “Decidevo di andarmi a prendere un decaffeinato al bar dei mille, il bar che quest’oggi un po’ mi mandava in paranoia, il bar dei mafiosi, il bar dove ogni volta mi innamoro di Loena, di Valeria, di chiunque, e chi c’era lì? Miryam… Miryam… vestita di rosso e di nero, come me, coincidenze del caso, che mi sarebbe venuto spontaneo da dirle: “Cosa ci fai qui la domenica sera?!”, ma non le dicevo niente, ordinavo il mio caffè decaffeinato, lo bevevo e me ne andavo senza salutare, mentre ero estasiato dalla sua vista, che mi faceva riaffiorare ricordi dell’ultimo periodo, quell’ultima sera che l’avevo vista lì al bar, quando parlava del suo nuovo lavoro, quando guardavo la partita insieme agli altri, quando forse c’era ancora in ballo Marina, ancora il lavoro con Dong Dong doveva cominciare, non mi ricordo… e non mi ricordo neanche adesso, ricordo solo le parole di Loena, quando mi diceva, di Paolo, è innamorato, innamorato, forse lo sono anch’io, ma non so di chi, forse di questa nuova vita, che mi rimette in piedi dopo le paranoie di questo pomeriggio, questa vita su una semplice via, con quel rosso e nero dell’anima che si colorava di nuovo con i vestiti di Miryam, i suoi pantaloni rossi, la sua maglia nera, la sua bellezza, al di là di ogni immaginazione, quanto lei mi colpiva in quell’istante, che svelava forse la verità, l’esaltazione, o forse l’inganno, e i giorni prossimi sveleranno il tutto, adesso che non mi va di ritrovare di nuovo la tailandese… non mi aspetto una risposta da Marina, né la voglio, né voglio sentire altri discorsi come quelli delle due italiane là all’altro bar, tra università cattolica e tipi e tipe e quant’altro, né voglio immischiarmi in quel genere di vita, di esperienze, né voglio risentire gli amici parlare male uno dell’altro, che non ci si comprende più, voglio solo vivere, al di là di tutte queste cose che la vita e la strada insegnano, al di là dei miei cambiamenti d’umore lungo tutta la giornata, lungo tutta la settimana, e non mi va più neanche di prendermela con quelli lì del bar, che a volte fanno i superterroni, me ne frego, di tutto e di tutti, al di là di questa malavita, rimango ancora estasiato, più estasiato che con Loena, che con Marina, che con Miryam, che con la tailandese, che con Valeria, che con chiunque altra, mi perdo così, e mi perdo, contento solo di aver superato le paranoie di questo giorno terribile, la domenica, e non so però neanche se domani mattina avrò ancora voglia di andare al bar, rivedere le solite facce, le solite sigarette, il solito caffè, andare alla fabbrica dei sapori e incrociare di nuovo Julian, e rivedere tutti gli altri, i vari cinesi e le cinesi, Eri e gli altri camerieri, parlare con mio padre, con Marco, dimenticare i lacci estremi che mi avevano posto dottori e dottoresse, le mie paranoie domenicali, al di là delle mie paranoie e dei miei demoni domenicali, al di là di ogni associazione sbagliata di immagini parole e idee che ogni tanto mi tormentano, inutili bicchieri d’acqua nei quali mi perdo, e non mi va più di stare lì ad ascoltare amici che ormai non avevano più niente da dire, né altri commenti di altri che lavorano con me, niente di niente, neanche le inutili letture bibliofile, Marco e Michela, e le altre, e mi perdo pensando al volto delle ultime ragazze viste, la tailandese, Miryam, Loena, la giovane bibliotecaria bionda, e non rimane niente, più niente, solo questa bellezza femminile che mi invade, bellezza che non mi va di far mia, dove tutto qui sfugge, e si rivela, in una domenica sera che si è svelata più di quanto non mi potessi aspettare… E la settimana comincerà lo stesso, con il caffè, con un pacchetto di sigarette, con il lavoro, vestirò ancora di nero, come un vero monaco ortodosso, al di là del rosso e del nero di quest’oggi, che ritrovavo in Miryam, pura oscurità dell’anima al di là dei piaceri che mi sono concessi quest’oggi, come il motto di Mustafa, mangia quando hai fame, di orari non ce ne sono, vera guida per non lasciarsi catturare da demoni e paranoie, come altre parole ascoltate per la via, come altre ragazze viste per la via, la tailandese, Miryam, Loena, la giovane bibliotecaria bionda, al di là di Marina, che era solo un ricordo lontano, tra le onde oscure della depressione strisciante, tra il nero oscuro e il rosso e il nero, al di là di invocazioni a divinità che non esistono, la magia della bellezza femminile, tutto qui, e poi, il nero dell’anima, che ritornerà, dopo l’esaltazione, a dare quella tranquillità oscura che mi permette di vivere, dopo l’esaltazione delle ultime bellezze femminili….

Pensieri liberi, Visioni

In queste trame erotiche e linguistiche dentro di me…

Gli eccessi di caffè, l’estasi erotica tailandese, Valeria e parlare con Leo ieri sera, che mi diceva di studiare cinese, un giusto modo per riprendersi un attimo, adesso che la lingua russa ha perso tutta la sua magia, già da un po’, dedicarsi d’ora in poi alla lingua cinese, lasciando perdere la lingua tedesca, giapponese e altre che nel corso del tempo si sono succedute, lui che mi diceva di studiare cinese, l’amico cinese di una volta, quello con cui si usciva con Monica e altri e altre, dieci anni fa, ai tempi del primo sviamento che poi si sarebbe perso con Katia… tornare indietro di dieci anni con la mente, e ritrovare sempre lei, Katia, che aveva posto fine a quel caos di una volta, l’innamoramento pazzo per le lingue, le ragazze straniere, che sempre mi mandano fuori di testa, rivedere tutta la vita, tutte le donne, Katia, Amalia, Julia, Xhuliana, Lorita, Alina, Leida, l’ultima tailandese, il suo sguardo, la sua bellezza erotica, che mi compariva quasi come una divinità buddista femminile, tutta l’estasi erotica del mondo, il suo saluto, la sua bellezza, che ancora mi perdo… sforzarsi così stamattina di leggere qualcosa in cinese, ma questo voler scrivere è più forte, fare un po’ di mente locale, dopo averla persa in questi giorni, non monologare più lontanamente con professori di quando ero innamorato pazzo di Monica, poi di Katia, l’erotismo e le lingue straniere, che se poi per cinque anni e di più ho studiato russo un motivo ci sarà stato, Alina, poi, Leida, poi… e il perdersi di me stesso… queste lingue e donne straniere che sempre mi hanno fatto perdere la testa… e ritrovare me stesso, adesso, scrivendo, non monologando più con fantasmi passati, non alienandomi più in invocazioni di divinità lontane, ritrovare tutto dentro di me, nelle mie passioni e nei miei ardori, rinati con quell’occhiolino che mi faceva quella cinese là in fieri a Bologna, con il modo di fare di Valeria, che alla fine tutta la verità stava in lei, e poi nell’ultima tailandese… finire di leggere Mishima, the temple of dawn, in inglese, cominciare l’ultimo libro della trilogia della fertilità, più file aperti, tra fumetti e libri e lingue e serie tv e film, che mi perderei davvero tutta la giornata tra libri, musica e film, se solo non ci fosse da lavorare, e trovare il giusto equilibrio tra passioni e doveri è un dovere anche questo, tra queste donne e lingue straniere che sempre mi fanno andare fuori, come dicevo anche ieri sera a Leo, che mi capiva più di quanto mi avrebbero compreso quei miei due amici italiani… lui che mi diceva di trovare una del mio paese, una qua vicino, di lasciare un po’ perdere Valeria e al massimo di studiare cinese, come facevo una volta, ma non posso studiare full immersion h24, mi ricordo lo svarione senza fine che avevo preso dieci anni fa, si finisce per non capire più niente, sopratutto con una lingua così criptica come quella cinese, meglio ricordarsi a volte della realtà, e non lasciarsi andare a tutte le passioni di questo mondo in modo esagerato, trovare degli equilibri… che se penso a tutte le ragazze e tutte le lingue studiate mi perdo: albanese, russo, inglese, francese, tedesco, spagnolo, russo, cinese, giapponese, romeno, tutte queste lingue e ragazze… che davvero oggi e nei prossimi giorni mi perderei ancora, studiare h24, come facevo ai tempi dell’università, quando allora la magia la facevano diverse lingue, ora che tutta la magia sembra racchiudersi nella lingua cinese, che parlerei con Valeria se solo non sembrasse che ci stia provando, come dicevo ieri a Leo, la magia della lingua russa che non c’è più, se non solo ricordando l’inizio: Katia, nata dopo il prima dell’inizio, Monica… e forse Elena e forse chissà chi, trame erotiche e linguistiche perse dentro di me… e davvero farei come ai tempi dell’università, quando, durante l’estate, avevo tutto il tempo per dedicarmi h24 a tutti gli studi del mondo, a tutte le lingue del mondo, e il tempo non finiva mai, e mi sarei perso sempre di più, sempre di più, e mi perderei sempre di più anche adesso, che non dormo quasi più, mi sveglio la mattina presto, non so perché, per vedere Valeria, o per dedicarmi a un po’ di studio prima di cominciare il lavoro, per non buttare via le giornate, ora che non c’è più neanche la compagnia disturbante di quegli amici italiani che mai mi avrebbero capito, e torno ad essere me stesso, con le mie passioni, le donne e le lingue, in queste trame linguistiche ed erotiche perse dentro di me… e non c’è fine a questa ispirazione infinita che mi riprende, come già altri mi dicevano, le lingue, l’amore, le estasi erotiche, e tutto si rimescola e si intreccia, per trovare la giusta formula alchemica per andare avanti, che passerei l’intera giornata come ai tempi dell’università: studiare lingue, guardare film in lingua, full immersion di sensazioni, una dopo l’altra, ispirazione infinita un’altra volta, se non fosse che devo anche lavorare, e a volte lo spazio per l’ispirazione infinita si disperde… e lasciarsi comunque andare così, abbandonarsi a questo sentire e a questa ispirazione, ritrovare me stesso dopo gli sviamenti degli ultimi giorni, estasi erotica sopra ogni cosa, e invasione di lingua cinese… ritrovare così me stesso, in queste trame erotiche e linguistiche dentro di me, e ricordare forse i consigli di quell’amico cinese, studia cinese, che serve di più, e sempre più mi perdo, in questo me stesso ritrovato, in queste trame erotiche e linguistiche dentro di me, quando tutto era nascosto in Valeria, quando le parlavo in cinese, quando mi perdevo con la tailandese, le passioni ed ogni cosa, e ieri lo dicevo a Leo, me ne accorgevo parlando con lui, quando mi chiedeva di uscire e ricordavo anni fa quando avrei potuto uscire con una ragazza cinese, loro amica, ma chissà perché poi non volevo, mi perdevo, rimorsi perduti che non sono neanche rimorsi, come l’altra sera mi scriveva: “Ormai alla mia età sono tutte sposate, alla tua al massimo divorziate”… e perdersi così nella tailandese per reggere a questa verità, perdersi così, tra trame linguistiche ed erotiche, ritrovando nelle lingue un modo per non perdermi ancora di più, ispirazione infinita… e mi perderò ancora, forse per colpa di Valeria, per la magia della lingua russa che non c’è più, per tutte le cose ancora da scoprire, per la vita, lo studio, il lavoro, l’erotismo, le amicizie, e in queste trame erotiche e linguistiche mi perdo sempre di più, dopo la rivelazione di Valeria e della tailandese, dopo le parole con Leo, dopo aver lasciato quegli amici italiani che più che casino non facevano, dopo le mistificazioni mistiche, dopo tutti i giri dell’anima, Valeria, le parole con Leo, la tailandese, e tutte le trame linguistiche ed erotiche dentro di me…

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

In questa estasi erotica che invade ogni cosa…

Sfasamento totale, dopo l’uscita di ieri sera con Fizi e Barre, il Barre che esagera sempre parlando di pornografia, adesso che ha anche fatto Fastweb, i suoi discorsi che davano fastidio, la gente ne dice tante di cose a vanvera, diceva quella ragazza che incrociavo per strada nella mia camminata tardo pomeridiana, e aveva ragione… continuare a camminare dopo che una macchina dei carabinieri mi passava a fianco, giusto per recuperare la testa perduta quest’oggi, con qualche milligrammo in più di eucarestia chimica, dopo che Fizi mi messaggiava dicendo che anche lui il Barre non lo sopporta più, la decisione che dobbiamo prendere per boicottarlo una buona volta per tutte, decisione che si trasformerà in pratica, molto probabilmente, questa settimana… sentirmi perduto e perso, tra l’allucinazione per Valeria, l’ultima cinesina, la pornografia guardata di striscio, un principio di psicosi che si concludeva con le lacrime quasi pentacostali e una voce che sembrava parlasse in aramaico, con le lacrime agli occhi, il Nome Impronunciabile che si svelava ancora una volta, il sogno di una famiglia, di una moglie, dei figli, il mio legame tutto particolare con la Cina e il Medio Oriente, io, cresciuto tra cinesi qui a L. e nella palestra dei Selman, musulmani, questa mia adolescenza che ora sembra richiamare tutta la nemesi, le tracce lasciate… Leo, l’amico cinese, che l’altro giorno mi aggiungeva su WeChat, il Facebook cinese, lui e le sue videoclip bastarde, i suoi scherzi, che però lo perdonavo, da amico… andare questa sera al bar dei mille, ancora una volta, pensando di trovare Antonio e Valentino, invece c’era ancora lei, Valeria, e di fianco a lei Loena, che guardava per terra con lo sguardo abbassato, neanche si trovasse in una chiesa ortodossa… stamattina che Valeria mi preparava il caffè, e poi Bruna mi serviva senza cucchiaino, cucchiaino maledetto che Valeria mi fregava sempre sorridendo, e mi faceva innamorare, loro che poi sparivano, mentre bevevo il caffè, come a pregustare le lacrime che avrei versato, per Valeria, per Monica che non c’è più, quella cinesina di undici anni fa, quasi dodici, robe di un tempo che riaffiorano, che non so perché, sarà stata l’ultima cinesina, tutta l’estasi erotica che si fa sentire nelle settimane dopo, l’estasi domenicale quasi pentacostale di un’estasi erotica e d’amore che si perdeva tra Valeria e Monica e l’ultima cinesina, e non so più chi… passare appunto stasera al bar dei mille, tra marocchini e neri, quella religione che ho quasi perduto, mentre ieri mi davano del fascista quando passavo di lì, io, tutto vestito di nero, tutto impettito e carico di troppi caffè, pronto a sentire la marea di cazzate che avrebbe detto il Barre, quella preparazione psicologica alle puttanate immonde che mi faceva sentire un po’ male ieri sera all’inizio della serata, e stasera il bar dei marocchini e dei cinesi che mi sembrava essere diventata la mia community ufficiale, là dove forse, ripensano a Miryam, ai Carabinieri, vedo meglio che qualsiasi altra estasi di ogni tipo, ora che Miryam non c’è neanche più, se non il giovedì sera… una macchina dei carabinieri sulla via, e poi un’altra ancora, tre macchine dei carabinieri incrociate, che sembra che mi seguano, e invece forse è tutta coincidenza, ma di certo questa estasi erotica, questo uscire la sera e sentire puttanate, tutto questo sta influenzando sul mio modo di vedere e di sentire, come quei messaggi a Fizi su Barre dove gli dicevo che Barre sarebbe meglio se si facesse vedere, mentre ero io questo pomeriggio ad avere bisogno di 5 mg in più, per trovare la redenzione attraverso le lacrime e le parole vagamente aramaiche… Fizi che non so come si comporterà con Barre nei prossimi giorni, se non risponderà, come suo solito, o se lo manderà a quel paese, lui che si è offeso, forse per niente, io che mi sono stufato di sentire puttanate su puttanate di Barre, che cerchi di correggerlo, di fargli capire le cose, ma lui va avanti imperterrito, senza possibilità di farlo cambiare… Barre che già mi aveva rovinato la domenica scorsa, il dopo pranzo, quando volevo godermi tutta l’estasi erotica dell’ultima cinesina, che ha fatto breccia in me liberando più e più cose, non da poco lasciar perdere le invocazioni a divinità lontane, il tappetino cinese persiano, le app dei calendari religiosi sul cellulare e sul tablet, le immagini dei miei santini preferiti, il nuovo smartphone che è inaugurato nel segno della cinesina, di uno stravolgimento quasi pari a quello del 2008 con Katia, quella cinesina che ha fatto breccia dentro di me e ancora fa breccia e sembra farmi rinascere con quella carica erotica e quelle intuizioni perdute che mi fanno essere me stesso, senza colorazioni religiose che offuscano la mente e la sviano… incontrare per qualche mattina l’albanese asfaltatore al bar dei mille, che faceva apertura per non so che, insieme a Valeria, scambiare due parole sul lavoro, sul fumo, sui colleghi, parlare così, del più e del meno, come si fa con tutti, come si fa meglio a volte con gli sconosciuti, dove ci si accorge di essere se stessi, quel me stesso che non riesco più a essere quando c’è Barre e le sue puttanate, che di notte, ieri notte come l’altro sabato notte, non mi faceva dormire, burn out da puttanate che la sera mi sembrava di dovermi mettere nei panni di uno psichiatra per sopportare tutte le sue stronzate, e quelle di Fizi, e di tutti, tra tutti, mia madre che perde assegni da 8.000 euro, mio padre che è sempre più distratto, Marco e sua madre, Fizi e l’ipocondria, Barre e la pornografia, Leo e le sue stronzate che non sembra neanche che ha 30 anni, Dong Dong che ormai mi odierà per il lavoro andato a male, e sarebbe ancora diventata più difficile se quell’estasi erotica tra Valeria e l’ultima cinesina non mi avesse portato a più chiarezza ancora, a sciogliere tanti di quei nodi che mai avrei sciolto senza estasi erotica… le sigarette di troppo, i caffè di troppo, che ogni giorno mi dico di bere solo un caffè la mattina, di fumare di meno, e invece partono sempre due caffè, uno dopo l’altro e tre sigarette, la mattina, fisso, quando il primo pensiero è vedere Valeria, e invece dovrei andare al bar quando hanno già aperto da un po’, quando c’è già qualcuno, Loena o Bruna, qualcun’altro, Paolo, non so chi, non solo Valeria, che non so che mi fa quando la vedo, tutta la lingua cinese che ritorna, il desiderio erotico, che oggi la fotografavo in volto con lo sguardo, per ricordare i suoi tratti, e mi perdevo del tutto, tra le sue parole cinesi, altri momenti dove la vedevo, e il suo modo di fare che m’ha fatto impazzire anche troppo, tra lei e quella cinesina dell’estasi erotica, e i libri sulla Cina non bastano neanche, gli ideogrammi, le serie tv cinesi, sentire Sissi su Messanger, che prima ci pensavo che sarebbe ora di ampliare gli orizzonti, non sentire solo Barre e Fizi, ma recuperare qualcosa, qualcuno, come Leo, come Sissi, come non so chi, e di evitare di alienarmi quasi allo stesso modo di Barre, se non altro che però io ho le officine, la biblioteca, il bar dei mille, la fabbrica dei sapori, e un sacco di altri interessi, e le estasi erotiche, le ultime tra Ana, Alice e l’ultima cinesina, che tutto a volte diventa diffcile da gestire, eppure tutto poco alla volta si spiega e si esalta… le cinesine che ora comincio a guardare troppo, tra serie televisive, libri, e cinesine varie, Sissi e Valeria che hanno scatenato il desiderio in me, l’estasi erotica, risentire Sherin per poi trovare il silenzio, come quello di Dong Dong, quella settimana al bar strafatto di valium e alcol, in completa confusione, perso tra mille cose che non capivo, e poi il dopo, la macchina distrutta, il mese di Ala, la pasqua e Alice e Ana, e la cinesina dell’estasi erotica, che quell’inizio dell’anno è completamente superato, come se fossi rinato adesso, in quest’estasi erotica… Sissi che non risponderà, Fizi che non paccherà Barresi, lo perdonerà, tutto che andrà avanti nella norma, tra bar dei mille, lavoro, libri e film e musica, altre estasi erotiche, qualche variazione di umore estrema, dove basterà aspettare e riprendersi, tutto che andrà avanti come sempre, su questa scia, aspettando la lunga data del 20 agosto, prossimo incontro con Saverio che per un po’ non voglio né vedere né sentire, ora che le cose vanno bene, al di là di tutte le variazioni e gli ostacoli da superare…. la sigaretta elettronica che non fumo più, le sigarette che in questi due giorni non ho saltato, gli allenamenti che sono un po’ ridotti, eppure il peso è tornato a posto, dopo i bagordi della fiera, quella cinesina che mi faceva l’occhiolino e quelle altre due che si mettevano al mio fianco al bar della fiera, per comprasi una coca cola zero, Kaylani Lei e le visioni psicotiche, l’estasi erotica dell’ultima cinesina… ripigliarsi poco alla volta, andare avanti, senza sapere che farmene di Barre, di Leo, di WeChat, di Sissi, di Fizi, del lavoro, dei libri, della musica, dei troppi caffè, delle troppe sigarette, che non sono neanche troppi poi se confrontati con altri, tutto nella norma, tutto a posto, l’estasi erotica dell’ultima cinesina che ha aperto mondi e visioni… e un’altra settimana mi aspetta, altre giornate alla fabbrica dei sapori dove mangiare poco, altre mattinate e pomeriggi a combattere la voglia di fumare e di caffè, altre mattine ad evitare il doppio caffè la mattina, evitare la visione univoca di Valeria, mischiare le carte, come avevo pensato di fare con WeChat, ma l’estasi erotica dell’ultima cinesina è pura energia che infrange ogni cosa, e seguo questa scia di estasi erotica… un’altra settimana dove a questo punto mi impegnerò sul serio a fumare di meno, a bere meno caffè, ora che Barre in teoria non mi dovrebbe più insediare, visto l’accordo stretto con Fizi di boicottare quell’amico, lavorare, mangiare alla fabbrica dei sapori, dove l’altro giorno la donna della cassa e dei tavoli, che pensavo mi odiasse, era gentile con me, come una GuanYin celeste e bianca, una specie di Madonna cinese, combattere contro le stranezze di mia madre, altre puttanate che sentirò, un po’ da chiunque, altre visioni e altro ancora, tutto nella norma, senza impazzire per delle uscite serali con Barre e Fizi che non ti fanno dormire, senza musica new age che ricorda tutta l’estasi erotica, forse con qualche notiziario in lingua, le lingue, e i libri e i film, che mi salvano sempre, che mi distraggono da quelle scariche psicotiche che riempivano di immagini ogni dove, il mondo virtuale di internet che si manifestava troppo attorno a me e dentro di me, l’estasi erotica dell’ultima cinesina che invade ogni cosa… estasi su estasi, estasi su estasi, estasi su estasi… e ogni cosa andrà avanti, si supererà ogni visione, ogni idea fallace, ogni stato d’animo alterato, ogni divagazione e smarrimento, nell’estasi erotica dell’ultima cinesina che invade ogni cosa, al di là di Valeria, di Loena, di Bruna, della mia community al bar dei mille, degli amici forse perduti, e ritrovati, di ogni libro e film e nota e parola e canto, in questa estasi dell’ultima cinesina che invade ogni cosa…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

E in questa alchemica estasi dorata e tantrica e in questa dimensione spirituale oscura sei perso per sempre…

La musica albanese, i vocalizzi cantati estasiati, la notte, il delirio per il cellulare nuovo, il huawei, cinese, come l’ultima esotica tailandese, non riuscire a dormire, tempeste di pensieri, sviamento dell’anima e dell’energia erotica, svegliarsi la mattina non più sognando i macchinari della fiera, ma sognando asiatiche e desiderandole, come l’ultima tailandese che ieri, sotto la musica new age tantrica, mi rivelava la fine statua dorata del Buddha con un lungo pinnacolo appuntito sulla testa, visione tantrica di una divinità dorata che estasiava allo stesso modo di questa mattina a passare apposta al bar per vedere Valeria, e rivedere in lei l’estasi erotica con Alice, con la tailandese, l’estasi asiatica che mi invade, e mi fa ricordare di Chris Supertramp Giuffrè, lui che sta facendo il giro del mondo in Asia, con la statua del Buddha posata sulle sue braccia, lui insieme alla sua tipa, lui che sta facendo come un viaggio indiano, quando l’anima si perde del tutto, forse lui per la sua tipa o non so che, estremo oriente, esotismo che affascina, estasi dorata e tantrica che invade me stesso, e mi perdo sempre di più in questo estremo oriente dal quale non voglio uscire, che si manifestava la prima volta là in quel bar dove sorseggiavo vodka e chattavo con Marina, eppure la carica erotica sapeva di estremo oriente… e sono pieno di estremo oriente, tra immagini e dizionari pieni di ideogrammi, film e libri, musica new age, immagini del Buddha, ragazze esotiche orientali, che ora che non mi faccio più di Valium, zolpeduar e alcol tutto si manifesta nella sua chiarezza, il desiderio erotico che ritorna, la voglia di vivere, e un desiderio ascetico di rimanere sempre in questa condizione di estasi, che si manifestava stamattina passando da Valeria, senza dire niente, desiderandola, rievocando la tailandese e Alice, e tutto si estasia, anche leggere Yukio Mishima in inglese, anche non dormire sembra ora far parte di quest’estasi che vorrei mi invadesse sempre di più, e vorrei solo riprovare infinite volte quello che ho provato l’ultima volta dalla tailandese, estasi erotica e tantrica sopra ogni cosa, che la musica new age di ieri rievocava… la magia del dopo l’estasi erotica che continuerà ancora per qualche giorno, non lo so, che darmi alla meditazione o raccogliermi mi sembra ormai inutile, ora che tutto è svelato, l’estasi erotica orientale e tantrica che va al di là della Russia e quasi al di là di quei libri di Pelevin un po’ buddhisti ed esoterici, che anche nella Russia ritrovo l’Estremo Oriente, l’Oriente, il tantrismo e l’estasi, e sogno la notte e la sua carica mistica che mi invadeva anche solo al rivedere la sud americana dai tratti un po’ asiatici, vera figura che mi conduceva dalla tailandese, nella pura estasi erotica e tantrica… e la vorrei ancora e ancora, in questa sete di estasi, che mi sembra irraggiungibile la scarica oscura a metà mattinata, quella che chiude l’oro dell’anima, per lasciare spazio al nero… eppure sono qui, conteso tra l’oro e il nero, come un tempio mistico, e si aprono mille immagini e mille fantasie, tutte stagliate dentro una doratura dell’anima che sa di Oriente, dove immagini e parole e suoni si sinestetizzano, per lasciar spazio ad un innamoramento erotico che può solo trovare se stesso nel silenzio e nell’estasi… e tanti automatismi della mente e del comportamento se ne vanno via da soli, svaniscono, vengono barrati, non ci sono più, e tutto va oltre, va avanti, si svela dopo l’occultamento, e la giornata va avanti da sé, verso tutte le visioni estasiate, che della politica, dei simboli religiosi, dei discorsi altrui ne faccio sospensione e oltrepassamento, nel mio pantheon di simboli e immagini che si concludono in una visione tutta oscura, o di pura luce che si staglia nel nero dell’anima, e quest’ascetismo esoterico dorato mi fa mangiare, fumare e bere di meno, come se solo nell’estasi potessi io vivere, e tanti automatismi si disperdono così, liberandomi nello spazio infinito dell’estasi esoterica dei giorni dopo la tailandese, che quasi la luna che una volta adoravo, le stelle e la luna sono niente confronto alla visione dorata e nera dell’anima, che mi sembra di tornare ai tempi di Leida, quando tutto il desiderio era per lei, e questa volta per l’estremo oriente invece, dopo lo sviamento senza fine di Ana e delle mie visioni bianche, coraniche e sedate, un po’ drogate, un po’ oppiacee di lei, che mi portavano via verso un qualcuno che non ero, visione offuscata di me stesso che si era perduta in quei mesi di sviamento, che ora si riversano in quest’estasi tantrica dopo la tailandese… non capisco come una volta cercavo risposte nelle parole scritte, nelle immagini dei film, nei testi delle canzoni, nella musica e nelle note, come se l’arte in tutte le sue forme potesse supplire a quella sete dell’anima che invece si risveglia solo con l’erotismo tantrico e le sue ragazze, o nei momenti di svenimento ed estasi ascetica oscura, quando ti sembra ti manchi ogni cosa, eppure è in quell’istante che scopri la verità della dimensione spirituale oscura, e sei sempre preso tra l’oscurità e l’oro dell’anima, tra una luce bianca che si staglia nello sfondo nero delle immagini mentali, ed ogni cosa è estasi nelle sue diverse forme, che ti perdi in Valeria, Alice e la tailandese, e nella loro assenza, e nel loro desiderio, e nella musica, e nei film, nei libri e nelle canzoni, solo per trovare te stesso quando tutto ciò ti sta lontano, e diecimila appendici e supplementi dell’anima non servono più, in quegli attimi dove fai ordine ed evapora il caos dell’anima di un’estasi erotica e tantrica dorata e nera e spirituale che ti avvolge in diecimila modi diversi durante la giornata e durante la notte, che sei sempre più perso e più ritrovato allo stesso tempo… estasi tantrica dorata e dimensione spirituale oscura… che dei vecchi riempimenti illusori e svianti dei tuoi pensieri non sai che fartene, ora che le parole non contengono più altre parole, ma solo i moti della divinità si colorano in modo diverso, e le parole vengono oltrepassate da quest’estasi, per lasciare spazio all’infinito dei giochi di parole, là dove regnerebbe solo il silenzio e lo sciabordio di sfumature dentro di te… non sai definire bene questo stato, eppure ti ritrovi finalmente come ai tempi dell’università, dove altre ragazze ti circondavano, dove ora altre ragazze ti circondano e ti hanno circondato, nel muoversi della vita di ogni giorno, ed ogni sfumatura è vivere quest’estasi dorata e tantrica e ogni dimensione spirituale oscura… che ti perderesti sempre di più in arte su arte, sospenderesti il mondo e la sua povertà, la sua insignificanza e piattezza, e non vorresti più sentire parlare gli altri che ti attorniano, solo per darti ad una full immersion di arte in tutte le sue forme, per godere del dopo la tailandese come non mai… e ti ritrovi così, in quest’estasi tantrica dorata e da dimensione oscura, e aspetti solo che l’alchimia dell’oro trapassi nel nero e il nero nell’oro e nel bianco e in questa alchemica estasi dorata e tantrica e in questa dimensione spirituale oscura sei perso per sempre…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Di un’estasi tantrica e di un sogno tailandese…

Il desiderio della cinese, ieri sera, la notte, la foto di Kaylani Lei, la sua bellezza, che l’altro giorno andava al di là dell’idolo induista Shiva, lo sterminatore dei mondi, l’incenso che non c’era più là al centro commerciale, la voglia di un nuovo cellulare cinese, Huawei, senza sapere perché, il ricordo erotico di Alice, e la voglia di una ragazza come Kaylani Lei, come quella sud americana abbondante, erotica, leggermente scura di pelle, dai capelli neri come il nero corvino… nero corvino dell’anima, come quella bottiglia di vodka standart, dai contorni delle uova Fabergé, russkij standart, che la Russia ritornava con la sua carica dopo che passavo quattro giorni in fiera con mio padre e Marco, a girare gli stand, a perdermi qua e là, a fermarmi a parlare una mezz’oretta con quei russi, e quella russa che mi ricordava Amalia, cancellando una volta e per tutte il ricordo di quella amica russa che niente s’aveva da fare, il ricordo di Ana nel sottofondo, quella russa dello stand che sembrava Amalia, e quei russi lì che facevano business ricordavano un po’ quei mafiosi russi di dieci anni fa, quelli che mi dicevano: “Non andare da lei, vai dalle altre!”, e mi tiravano un pugno in faccia, loro, scendendo da quell’auto che era una jeep nera, con i vetri oscurati, mafiosi russi… la stessa sensazione di serietà, e io con la mia barba, il mio nero vestire, che rievocavo il Rasputin dell’anima, e il Putin dell’essere, conteso tra lingua russa, italiana e inglese, con tutta la serietà di questo mondo, e l’ascetismo oscuro alla Rasputin, tra una vodka che non voglio più bere, e io che non vorrei più avere voglia di bere, di mangiare, di fumare, ascetismo oscuro che ritrovo sempre ogni volta che vado a mangiare al ristorante, ascetismo oscuro che mi guida, svarte kriste, e la luce fantasma che mi guida nei miei svenimenti ascetici, e le parole che non considero più quando passano nella mia testa, attendendo sempre la rischiarazione di una luce bianca fantasmatica, nell’ascetismo oscuro… perdersi ieri notte per quel desiderio erotico, desiderare qualcosa al di là di Ana e Alexia, che vedevo la notte prima sempre là, le due sorelle romene, perse per strada, volere qualcosa di più estremo, forse una sud americana, vagamente simile a Kaylani Lei, la pornografia, il desiderio… uscire di notte come un estasiato, e vagare di qua e di là per la via, nessuna nuova là per la via, e adocchiare, come facevo la notte prima, un altro centro benessere, incuriosito dalla possibilità di farmi servire da un’altra cinesina, magari più giovane di Alice, più carina… e mi fermavo lì, a due passi dalla sud americana, nel nuovo centro massaggi addocchiato, apriva la porta una cinese sui 38 anni, carina, più o meno alta come me, dal fare estrememente gentile e pacato, la voce dolce, entravo nel centro e chiedevo cosa faceva, le solite cose, la mia fissa che andava via, e il desiderio che si risvegliava in me, un desiderio profondo, una voglia di compagnia femminile, e qualcosa di più… niente, le dicevo, un’altra volta, e me ne uscivo e andavo a riprendermi la mia macchina, per fare ancora qualche giro, per capire cosa farmene della notte, e quel desiderio impazzito ancora riverberava in me… giravo di qua e di là, e ritrovavo la sud americana che mi addocchiava, lei e i suoi seni abbondanti, i tratti del suo volto un po’ asiatici, ma se volevo l’Asia era lì a due passi, mi fermavo con la macchina a un centinaio di metri, e mi lasciavo andare al desiderio della cinesina… ed ero là, davanti all’entrata, con i piedi sopra il tappetino rosso con le scritte in cinese, e attendevo lei… apriva la porta e davanti a me si presentava la sua bellezza asiatica, un po’ tailandese, i suoi vestiti con la gonna ampia e larga, che risaltava i suoi fianchi, le curve delle su gambe, una giacchettina che risaltava i suoi seni abbondanti, la sua minutezza e la sua abbondanza… entravo e mi faceva entrare nello stanzino, colorato di arancione, forse di viola, forse di rosa, con l’unica immagine appesa, quella del volto di una ragazza disegnato stilisticamente, la musica soffusa, non la musica pop, ma una musica ambient, che rilassava e ti metteva a tuo agio, mi aspettavo lei che si cambiava, e quando rientrava vestita di un’altra gonnellina, più sexy e più carina allo stesso tempo, volevo subito lasciarmi andare al suo corpo, alla sua bellezza, la bellezza di quella tailandesina, come quel centro massaggi che vedevo sempre anni fa, quel desiderio di quel massaggio tailandese, quel desiderio erotico di sempre… mi faceva sdraiare con la schiena libera per potermi massaggiare, mi chiedeva se volevo l’olio o no, no, le dicevo, e cominciava a massaggiarmi, e io, davanti a lei sdraiato avrei voluto perdermi nel suo corpo… e cominciavo a perdermi, toccandole le gambe, il culo, e mentre lei massaggiava io mi perdevo nel suo corpo, sfioravo i suoi seni, li accarezzavo, e vedevo quel volto illuminato di quella ragazza tailandese, e mi perdevo nel suo corpo, in quei vestiti leggeri come la seta… mi voltavo sul lettino e lei si avvicinava a me e poi lei cominciava a servirmi, e in quegli attimi mi sembrava di aver raggiunto il paradiso buddhista, il buddhismo erotico e tantrico, il vero massaggio tailandese, mentre io continuavo a godere della sue pelle, dei suoi vestiti, del suo corpo che accarezzavo, mentre vedevo di fronte a me il suo viso da cinese tailandese, e godevo e godevo in quegli attimi, mentre lei mi chiedeva se era la prima volta lì con lei, sì, le dicevo, e sognavo in quel momento infinite volte ancora, con quella sua dolcezza, e continuavo a godere di lei, del suo corpo, della sua bellezza, e in quei momenti paradisiaci la mia anima si liberava nel paradiso tantrico e buddhista di un massaggio tailandese, e il suo volto mi compariva, della stessa bellezza e fascino e incanto di Kaylani, oltre Kaylani Lei, oltre ogni cosa, e godevo… mi ripulivo un attimo con la carta che mi serviva, e mi faceva di nuovo sdraiare, lei e il suo fare incantato, mentre la musica di sottofondo continuava, mi diceva di continuare il massaggio, e mi risdraiavo… in quei momenti, in quei venti minuti la mia anima si liberava, e i suoi massaggi mi facevano rendere conto di quanto ero ancora un po’ teso, sul collo, sulla testa, mi massaggiava la schiena, e le gambe, che mi facevano un po’ male per l’allenamento del giorno prima, eppure godevo ancora di quella musica nel sottofondo, per elisa, e poi altra musica new age, esotica, orientale, che mi vedevo lì in quello stanzino, a godere come non mai sdraiato mentre lei mi massaggiava, e in quegli istanti, sotto la musica new age e al suo fianco, vedevo la statua del buddha dorato femminile, e mi sembrava di essere in Tailandia, quel desiderio erotico antichissimo, essere in Tailandia, come un re, servito dalle sue concubine, oppure un soldato americano perso in Estremo Oriente, tra la giungla del sud est asiatico, le statue e i templi buddhisti, gli insegnamenti del buddhismo tantrico, e quell’immagine del buddha dorato femminile mi invadeva l’anima, e godevo ancora dei suoi massaggi, di quel relax, di quella musica new age, e la mia anima si perdeva in quell’oro dell’anima dalla tailandese, così la chiamavo dentro di me, la sconosciuta dolce ragazza cinese, la tailandese… e arriva il punto che poteva bastare, l’estasi tantrica avvenuta, mi alzavo, mi rivestivo, mentre lei si sciacquava, si puliva, e al vederla così sembrava una specie di mogliettina asiatica, tutta premurosa, tutta dolcezza ed erotismo, un sogno tailandese… mi rivestivo e lei mi accompagnava fuori, e godevo ancora di lei, al vederla, con quei suoi vestiti, la sua gonnellina bianca e nera, ricordando la dolcezza dei suoi tessuti, della sua pelle, dei suoi seni, e me ne andavo con un sorriso dell’anima che sapeva d’Oriente, mentre lei mi salutava come solo una ragazza tailandese avrebbe potuto salutarmi, con l’anima in sobbuglio di un’estasi tantrica e di un sogno tailandese…

Mi fermavo lì davanti, in piedi, a fumarmi una sigaretta lì all’angolo, camminavo ancora intorno alla sud americana, mentre mi finivo la mia sigaretta, e lasciavo liberare i sensi e l’estasi tantrica e il sogno tailandese in me, e la notte si liberava così, in quell’estasi, in quel sogno, e niente più era come prima, la musica new age m’aveva invaso, lei e la sua bellezza, la dolcezza di quella ragazza, e tutto diventava estasi tantrica e sogno tailandese, e niente più era come prima…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

E in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…

Cosa mi sveglio ogni mattina per leggere libri e guardare le notizie? Per andare al bar e non dire niente, a parte comprare le sigarette e bere il caffè che fanno male? L’unica cosa che resta sono lo sguardo di Loena e Valeria, e per il resto è pura follia di consumo culturale, di cerebralismi, di cose che non stanno né in cielo né in terra, come quel libro su Leopardi, sul nulla, sulla tecnica, sulla poesia… Leopardi che mi ricorda la calligrafia che è appesa nello studio di Saverio, e ad una settimana dalla visita divento sempre troppo cerebrale, che non riesco più neanche a rapportarmi con gli altri, divento autistico, io e le mie letture autistiche, che di poetico non rimane proprio più niente… e sarà forse la razionalità del lavoro, l’orario prestabilito, il lavoro da tecnico riparatore manovale che fa male, tutta pura razionalità scientifica, e nessuna anima… certo sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, circondato da ragazze, che sempre avevo voglia di ragazze, di parlare, sognavo, vivevo in una costante poesia, e le mie pagine di allora lo dimostravano, se solo non fossero andate perdute in un accesso di disperazione… ma fa niente, sono sempre me stesso al di là delle pagine scritte, che anche i filosofi più antichi avevano getto nelle fiamme i propri scritti, e ora come ora l’unica cosa che davvero mi fa stare male è questa superrazionalità, le regole rigide, il non bere, sforzarsi di non fumare, cercando algoritmi ogni giorno che mi facciano diminuire le sigarette, cercando altri algoritmi per perdere peso, o almeno non mettere su più peso, altri algoritmi e altra matematica per andare a dormire all’orario giusto, non mischiare la chimica, svegliarmi presto per dedicarmi subito a qualcosa che non sia il lavoro, ma la poesia, l’arte, la letteratura, la meditazione… e ogni mattina, è più forte di me, vado sempre al bar, per comprare le sigarette, o forse per vedere l’unica parte di femminilità che è rimasta: Valeria, Loena e Bruna, e in giornate come queste superrazionali non mi va neanche di Alice, Ana o Kaylani Lei… che il contrario della razionalità a questo punto non è per forza il desiderio erotico, ma anche la poesia, l’arte, la letteratura, il cinema, le canzoni, stare insieme agli altri, e vivere… vivere, nessuno mai ce l’ha insegnato, diceva quella canzone, e ora come ora ciò che mi manca è proprio il vivere, che tutta la giornata è una continua battaglia tra la superrazionalità e il niente, i sentimenti che quasi non esistono più, l’ossessione continua di sigarette, caffè, cibo, letture autistiche, che della vita non rimane più niente, e anche parlare con gli amici non ha niente di esistenziale, ma è tutto incentrato sulla critica di film, di arte, che di vita non rimane proprio più niente… sfumata l’idea di fare amicizia con Sissi, lei, già fidanzata, già innamorata, e poi chissà perché c’era la mania delle ragazze cinesi, dopo Alice, dopo lo sviamento di Valeria, che non mi capisco più neanch’io… che sento una tensione senza fine, una costante tensione di stare sveglio, stare attento al lavoro, usare la testa per lavorare, che di poetico in quest’esistenza non rimane niente, neanche i film che consumo o i libri che consumo, o le canzoni, ed è tutto iperrazionale, che quasi ho nostalgia dei miei afflati spirituali, che ora, in questa mattinata non ci sono più, perché, anche se mi mettessi a pregare e meditare non farei altro che chiedere razionalmente le solite cose: fumare di meno, mangiare di meno, non abusare di alcol e valium e tutto ciò che stordisce, o adorerei soltanto quel desiderio erotico che vorrebbe stordirmi e farmi perdere la ragione… e tra razionalità e irrazionalità, istinti e pulsioni, vorrei davvero vivere una vita al massimo, sregolata, solo per provare l’ebrezza dello stordimento, degli estremi, mentre qua, con tutta questa razionalità, tutto viene a noia e non c’è più un’emozione, neanche un afflato religioso che ti faccia sentire vivo… maledetta la giornata che ho ritirato fuori le tesi di università, i libri sul nulla di Severino e Givone, maledetta la filosofia, la razionalità scientista di quegli amici avventisti, loro e le loro diete, le loro regole rigide che fanno impazzire, e ora come ora vorrei solo provare un afflato religioso, un’estasi mistica, o un desiderio erotico senza fine per Alice, o per non so chi, per Ana forse, se solo lei non mi rimandasse a tutta l’ortodossia dell’anima, come stamattina vedevo riflessa negli occhi di Loena… i suoi occhi azzurri, come quelli di Katia, quella bellezza che ormai non c’è più, quell’innamoramento che si era perso per Valeria, per le ragazze cinesi, per Alice, e ora che la razionalità pura mi fa visita tutto diventa noia, apatia, piattezza, assenza di sentimenti ed emozioni, e mi sento iperrazionale, ipercaffeinato, ipercaffeinizzato, che di passione non ne rimane più nessuna… e vorrei le sensazioni degli estremi, i no limits, come quelli delle pubblicità, e invece tra dionisiaco e apollineo mi ritrovo ora nella parte più apollinea di me, che di orgiastico e di dionisiaco non rimane niente, forse per non perdermi in Valeria, che rimando invece a una notte che sarà con Alice, o con Ana, o con Alexia, se solo all’estremo opposto dell’apollineo non ci fosse per forse il dionisiaco, e forse aveva ragione Cioran, in un semplice aforisma: “Tutto si risolve in desiderio e assenza di desiderio…”… Eros, Thanatos, Logos, ecco gli estremi, le tre punte dei miei sentimenti dell’ultimo periodo, cadute negli abissi della morte, tra musica black metal e spunte di depressione, desideri erotici tra Alice, Ana e Kaylani Lei, e poi la razionalità assoluta, quella rievocata con il ricordarmi di essere laureato, e aver ricordato le tesi, quei libri di filosofia, che non vanno d’accordo con la carica erotica, e neanche con la depressione, i tre estremi: Eros, Thanatos, Logos… l’uomo è un animale razionale, dicevano… e non si sa mai se vinca di più la parte animale o quella razionale… che quanto sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, dove non dovevi prestare troppa attenzione ai tuoi ragionamenti, a parte nei periodi sotto esame, e per il resto dell’anno potevi ubriacarti, e darti ad Alina, a Leida, a Xhuliana, ed eri circondato di ragazze, di profumi femminili, e la tua anima era in costante subbuglio, e ti dedicavi, forse innamorato, alle lingue e alla poesia, come se fossero l’apice di tutto, dove potevi esaltare in parole i tuoi sentimenti, sublimare la passione, e darti poi a tutta la carica erotica la notte, ispirato dalle ragazze di università, dalle lingue, mentre ora qui a lavorare è tutta pura razionalità, professionalità, se non fosse per la vicinanza dei tuoi, degli altri, se non fosse che le uniche ragazze rimaste sono Alice, Ana, Leona, Bruna, Valeria, le cameriere dei ristoranti, e non sai più a chi darti, non sai più se perdere la testa o essere razionale, o darti ad occultismi esoterici, per invocare il Thanatos dell’anima, o se invece devi adorare l’erotismo e lo stordimento, o una giusta via di mezzo, che trovi nella razionalità nel Logos, e un giusto equilibrio di comportamenti e pensieri con gli altri, e ti mancano forse gli estremi, lo stordimento, le passioni esagerate, l’esageratezza di una volta, e di questa stabilità non sai quasi cosa fartene, ti viene a noia, e ti sembra quasi di essere diventato un robottino, che consuma libri, consuma canzoni, consuma film, cerca di lavorare, ma non sa mai cosa fare, a parte perdersi ancora in letture automatizzate, come se dovesse scrivere un’altra tesi, o chissà che, mentre l’università è finita ormai da tre anni… ma anche se l’università è finita il logos c’è sempre, e non c’è l’alternarsi funesto di eros e thanatos, è giusto cercare una via di mezzo, al di là anche di deliri ed esagerazioni, sempre al limite di questi estremi: Eros, Thanatos e Logos… e non sai che fartene della mattinata, perché guardare France24, perché non leggere “Runaway horses”, perché non darti al raccoglimento, o stordirti con qualcosa? E il sopraggiungere della razionalità sa di noia, che quando sei devastato rimpiangi l’equilibrio, e quando sei in equilibrio rimpiangi il devasto… che a volte anche parlare con gli amici non basta più, loro e le loro idee di scrivere storie, diventare degli artisti, degli scrittori, dei cineasti, dei fotografi, quando oramai hai capito che è tutto diventato economia aziendale, marketing e psicologia dei consumi, anche nel campo dei prodotti di consumismo culturale, e dell’opera del genio romantica rimane solo il vago ricordo, ormai è tutto burocratizzato, analisi dei costi e dei profitti, pura razionalità che sta attenta ai temi più in voga, a ciò che gira nell’aria tramite le ricerce di mercato, le ricerche su internet dei consumatori, ed ogni nuovo prodotto culturale è altamente studiato dal marketing, come dicevamo anche l’altro giorno con gli amici, e dell’opera romanticamente ispirata non rimane più niente, salvo forse qualche azienda indipendente, che non conosce nessuno, sia nei libri, nei film, nei fumetti, nel cinema, nella fotografia… e manca, ciò che manca, in questo universo ora iperrazionalizzato è l’esagarazione, la passione, il devasto, come me, ormai da troppo tempo sobrio, che quasi ho nostalgia dell’ebrezza delle passioni, delle esagerazioni, e tutto diventa noia, raziocinio, apatia, e non c’è più neanche l’afflato mistico, l’estasi dei sensi, e solo vagamente ricordo le estasi erotiche, alcoliche e musicali di una volta, che riempivano queste pagine, e quanto mi mancano i tempi dell’università e le sue passioni… così, stirato tra questi estremi, Eros, Thanatos e Logos non so più cosa fare, non c’è più niente da fare, c’è questa vita che va avanti, al di là di ogni estremo, e in questa stabilità anelo al ritorno del devasto, e in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…