Poesie, Visioni

Fading away…

Staring into infinity
sounds and music
cover my thoughts
fading into nothingness
I don’t want to get into the same loop
over and over again
I need only the divinity
far away
no other god beside him
and the temple
and the sublime meditation
words that come out
of people
speaking truth
as if they were joking
I don’t need the same places
the filthy car repairs
where you meet
only subhumans
who cannot even speak
their own language
places of hellish disaster
no solidarity and empathy with them
sometimes
I’d only like to be
with myself all the time
communing with a divinity far away
and the masters that fade away
those teachers of spiritual truths
who guided me out of hell
I would like to be invaded by music
and nothing else
perhaps only words
from those news channels
which are white noise
and a gate to infinity
where common words of the rabble
don’t reach at me anymore
and I’m invaded by foreign sounds
my only salvation
from that common sense
illeterate and obtuse
which strangles me
I want to get out
to be among common people
those similar to me
or distant from me
away from parents and relatives
and half relatives
relationships strangling me out of my liberty
that I’d like to become a barman
among common people
rather than staying among those
whose ideas are something of the past
another generation
another social class
another background
sometimes it’s really difficult to get on well with them
and I’d like to seclude myself in my own world
playing the distant servant
of a bar
saying nothing
empty words
not hearing and seeing bestial things anymore
forget them!
I say to myself
forget them
it’s you that choose your way to hell
and now that you are out of it
just begin to understand!
That is not the work for you
those are not the people you were looking for
nor are their ideas yours
what’s to be done now?
Eternal question
I answer
with
staring into infinity
and sounds
and words aren’t there anymore
all fades away
and I forget myself
and everyone
the only thing subsisting
is the divinity
and the infinity of sounds
eternal visions
without vision
and pure absolute nothingness
into which I fade
and with me
all the world in me
all the people
and their ideas
an entire world
fading away
staring into infinity
I finally fade away…

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Pensieri liberi, Visioni

Niente di niente, pura noia su pura noia, e niente di niente, dopo tutto questo stress…

Liberazione dell’anima, dopo l’operazione, tre denti che se ne sono andati via, ed era meglio così, io che mi aspettavo una flebo più psichedelica, e un’anestesia locale meno invadente, gonfiore senza fine ora, ma nessun dolore più, dopo che il giorno prima sentivo il dolore dal profondo delle radici di quel dente ormai marcio… schifezze passate che non volevo nemmeno vedere quanto era malconcio quel dente anche quando il chirurgo finiva l’operazione, insieme alla sua assistente, e mi chiedeva se volevo vedere quel dente, “Vendili come reliquie”, gli dicevo, e basta, addio, stop, fine… stordimento generale dopo l’anestesia, una ventina di minuti passati lì, sdraiato sul lettino operatorio, con quel camice verde che mi sembrava di essere un antico romano vestito di verde, invece che di bianco, con quel saio… io che quando finivo l’operazione invocavo tutte le fantastiche divinità hindù sul tablet, sul cellulare e sul pc, senza sapere perché, senza sapere perché nei giorni prima mi perdevo su wikipedia e sull’induismo, forse a prospettarmi qualcosa di psichedelico, per via dell’anestesia, niente di tutto questo, invece… tutto che poi tornava alla normalità, tra ieri e oggi, basta con ken il guerriero, il libro sull’Iran, sul proletkult, inondarmi di notizie tra notiziari h24 in francese, inglese, spagnolo, la Russia ha rotto le scatole un’altra volta, e la sua ortodossia, e anche Marina, che nella notte sognavo invece Rudina, Aida, le due albanesi e Maryann, la filippina, segno che la mia anima erotica va altrove… passare oggi all’Aumai, per comprare il copriletto e la coperta andati a fuoco due giorni prima dell’operazione, per colpa di una sigaretta accesa fuori dal portacenere, tra lo sconquasso generale di un film cinese stupido di Wong Karwai, senza neanche finire di vederlo, la serie russa “Sofia” che non mi prende più, non capisco le parole russe, e non le voglio capire, al loro posto ci sta ora il canale di notizie albanese, Top Channel, e della Russia voglio completamente liberarmene, idolo passato di una lingua che non fa per me, non ne voglio più sapere, neanche di Rossiya24, e di Marina, e le sue amiche, e il teatro e quant’altro… voglio solo riposarmi, per un mesetto ancora, fino all’anno prossimo secondo il calendario gregoriano, quello internazionale, al quale non credo neanche più, come oggi non festeggio l’Immacolata, e me la sono spassata invece all’Aumai per quella coperta e quelle lenzuola comprate, potlatch dell’anima insieme ad un nuovo paio di jeans neri, e al diavolo chi mi dice che vesto sempre di nero, è il colore più rilassante, e se quelli che mi criticano si vedessero come si vestono e come sono conciati avrei qualcosa da dire anche a loro, ma non gli dico niente, per educazione… eccesso di caffè ancora questa mattina, che mi svegliavo anche stamattina alle cinque, come quando ero in Germania, nonostante le gocce di Valium e lo Zolpeduar la notte prima, sigarette in eccesso, caffè in eccesso, nuovo bar dove mi trovo meglio, senza nessuno che commenta e dice cavolate, bar di cinesi, come l’Aumai, tutti cinesi… programmino di musica cinese sul computer che non va più, cercare altre canzoni online, senza sapere perché, Dong Dong Alex che non gli risponderò nemmeno sul lavorare con lui al bar, non se ne parla neanche, e ora come ora il lavoro è l’ultimo pensiero, penso solo a rilassarmi, a riposare, e a mettere da parte un po’ di soldi, per spenderli l’anno prossimo, e basta… che non mi interessa neanche rivedere i miei nipoti e mio fratello settimana prossima, mio nipote che ieri aveva il compleanno, mio padre, suo nonno che gli farà una bustina con un regalo, qualche soldo, e via così, ha già undici anni, e andrà bene così, altro che videogiochi e libri, soldi, soldi, soldi, che sto diventando una specie di cinese, che pensa solo ai soldi e al lavoro, e al resto non credo quasi più… se mi raccolgo ancora in preghiera è per una strana abitudine, ma ora che vedo meno marocchini al bar, meno arabi, e sopratutto non c’è più Miryam tutto quanto sta scemando, e continuare a raccogliersi non mi serve più, fa solo casino inutile, sopratutto dopo la rilettura dello Zarathustra di Nietzsche, dopo RTL 102.5, very normal people, tutti indifferenti alle religioni, che ora come ora voglio solo diventare normale, non perdermi più in metafisicismi, leggere libri strani, ascoltare musica strana, perdermi nei miei pensieri tra rabbini e monaci ortodossi, e imam al mahdi islamici o paraislamici, sono stufo di questa spazzatura nella mente, che quasi quasi, se non era festa, avrei riportato indietro anche tutti quei libri della biblioteca, che ora come ora voglio solo rilassarmi dallo stress di questi tre quattro mesi che non finivano più, per colpa dei dentisti, sono stufo, stanco, stressato, e ho bisogno di relax, che non credo più neanche alle parole che vengono fuori da me, caos totale, pulsioni di letture e visioni completamente in tilt, senza nesso, troppi file aperti nella mia mente, piste di pensieri che voglio abbandonare, sopratutto dopo che ieri, dopo aver ascoltato il corano e aver riletto quel libro sui sufi, le prime sure del corano in italiano, mi sentivo strano a camminare per le vie e incrociare marocchini, pakistani e gente di ogni genere, che cosa c’entro io con loro non lo so, senza contare che questa antica mania di raccogliermi era nata dall’antica follia per Katia, dieci anni fa, e sono stufo di tutto questo, ora che le puttane non esercitano più chissà quale fascino, dopo Xhuliana, Alina, Leida e Ana… voglio solo rilassarmi, e vorrei solo diminuire ora i caffè, le sigarette, vivere più rilassato, senza mille impulsi di letture di libri, visioni di film, ascolti di canzoni, metafisicismi spirituali isterici e dannati, c’è tanta spazzatura nella mia mente, che voglio abbandonare… è già tanto che questi denti non facciano più male, è già tanto che mi sto accorgendo di tutto questo, è già tanto che mando a quel paese Marta e le mie chattate con lei, ragazza italiana che insegna inglese senza aver mai messo piede né in Inghilterra né in America, come va il mondo non lo sa nessuno, voglio mandare a quel paese Marina e le sue parole russe, antico idolo di non so cosa, dell’ateismo, del comunismo, dell’ortodossia, di chissà quale bellezza passata di Katia, Amalia, Julia, che da una vita non ci sono più, ragazze come tante altre poi, a ben vedere, ma che mi davano allora tutto l’erotismo, senza dimenticare Alina, ormai acqua passata… che non mi va neanche di allenarmi quest’oggi, correre e fare arti marziali, se riprenderò l’attività fisica la riprenderò domani, magari domani mattina, domani sera, non oggi, e anche gli amici sono rimandati a settimana prossima, loro che si sono visti ieri sera… e le lingue, quanto caos per le lingue, che tutte le lingue del mondo si risolvono ora nei film, nelle canzoni, nei notiziari internazionali h24, lingue da capire, da leggere, ma non da parlare, che parlare proprio non mi va, se non forse in inglese, unica lingua che salvo, ma qui dalle mie parti non è che ci sia molta gente con cui parlare inglese, e non me ne frega niente, che non so neanche come certi miei amici siano potuti emigrare a Londra, in Australia, non fa per me scappare, non ho niente da ricercare, non ho ambizioni, non ho bramosie, e mi va bene stare qui, tra un giorno lavorativo e un altro, un giorno di riposo e un altro, senza aspettarmi niente, senza volere nessuna, senza volere niente, senza credermi chissà chi per quella laurea che non serve a niente, è anzi solo un peso, di cui mi voglio liberare, e mi accorgo solo di quanto la mia vita sia vuota, di vere amicizie, di veri discorsi, di coinvolgimento e quant’altro, e ora come ora voglio solo riposare e rilassarmi dopo tutto questo stress per l’operazione… non c’è quasi più poesia in me, non c’è più niente, c’è solo una fiumana di stimoli di cose da fare, da leggere, da ascoltare, da guardare, senza la vera voglia di niente, noia che sa di noia, e che noia sia… non voglio più niente, non voglio più nessuno, nessuna, che non saprò neanche che farmene di quello Zarathustra che forse arriverà il giorno del mio compleanno, non mi va di cercare lavoro, di lavorare, di cercare troie, di uscire con gli amici, di leggere notizie, libri, guardare film, ascoltare canzoni, uscire con tipe, andare al cinema o vedere spettacoli a teatro, frequentare chiese, allenarmi, correre, raccogliermi, pensare, riflettere, niente di niente, pura noia su pura noia, e niente di niente, dopo tutto questo stress…

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Se non la chiara luce nera in me dell’ortodoxie dell’anima, Ana…

Ortodoxie, ortodoxie, ortodoxie dell’anima, ancora una volta, dopo Ana che è andata via, fin quando c’era lei tutto andava per il verso giusto, avevo anche viaggiato, con il pensiero di lei, frastornato da cantari islamici salmodiati che sviavano, ma in me c’era sempre lei, l’azzurro del suo vestire, i momenti erotici e l’amore… perché poi mi sia perso per sua sorella, per l’altra Alexia, per quella negretta, e sud americana, e cinese, non lo so neanch’io, perduto, per causa sua, che ogni volta cercavo lei, ma lei non c’era, e mi perdevo con le altre, pensare all’altra notte, quando camminavo dove lei stava, là, vicino alla basilica ortodossa dalla cupola azzurra, la sua via, la sua strada, la sua vita, perché mi sono perso non lo so, per via della sua musica, per via che ricordavo sempre Marina quando rivedevo lei, Marina che mi aveva sviato, anche lei, con il suo amore materno, non corrisposto da me, anzi il ripudio, quel ripudio che doveva farmi impazzire di erotismo cinese l’altra sera al bar, dopo due o tre vodke, non ricordo neanche, e questi pensieri schizofrenici di questi ultimi giorni, quando divinità lontane apparivano, Shiva, Vishnu, Krishna, Brahma, come delle immagini pescate dalla schizofrenia dell’anima di quella fede bahaì che comprende troppi dèi, tutti e nessuno, schizofrenia dell’anima, idolatria, a riesumare anche dagli anfratti della mente quello Zarathustra di Nietzsche che è solo pura schizofrenia, come le canzoni di ieri senza fine su RTL 102.5, radio di tutti i bar, musica su musica che per lo meno scacciava la lettura compulsiva di non so più che cosa, fumetti giapponesi, scritti nicciani, il Pelevin buddhista e induista russo, per una lingua che non è mia, non sento mia, la lingua russa con Marina che è uno schifo, confronto a quello che sentivo per Alina, ma lei è ormai passata da una vita, e c’è una nuova ferita che sa di luce bianca eterea e azzurra alla fine del tunnel, le vesti azzurre di Ana, che se ne è andata, e con lei l’amore, le canzoni raeggeton, il rap italiano, i cori ortossi, il desiderio e l’amore, e l’addio ad ogni ragazza, che per colpa sua mi sono ferita d’Africa, di Sud America e di Cina, e ora non voglio desiderare più nessun altra, non voglio più strafarmi di caffè, di musica, di libri, di film, là dove non ce n’è bisogno, puro consumismo culturale schizofrenico, e l’ortodossia dell’anima la ritrovo quando mi raccolgo in preghiera, ed esprimo parole, e vedo lei, Ana, dal lontano dei ricordi, delle ultime nottate con lei, della sua voce, del suo sguardo, del suo sorridere, e della sua stizza, a modo suo, che ora torno ad essere monaco ortodosso, ortodoxie dell’anima, vesti nere, penitenza e chiarore della luce interna in me, che non penso neanche all’operazione di domani, tre denti da togliere, l’anestesia, non mi interessa, finché sarò vestito di nero, finché questi capelli continueranno a crescere come un vero monaco ortodosso, finché questa barba ci sarà, e finché continuerò a visualizzare la fine di tutti i miei deliri, quel vero monaco ortodosso che si inchinava baciando la terra e mi benediceva poi con tra le braccia un’icona ortodossa, al di là della crocifissione, ortodoxie dell’anima, icone, al di là dell’antico ricordo della Romania, più di quindici anni fa con mio padre e Ruggero, Oana e le sue icone, Ruggero che la sposava, Romania dell’anima che l’unica lingua che ora voglio sentire è quella dei canti ortodossi, pentru suflet, al di là di Larisa e Stas e Dmitrij che hanno convissuto con noi per più di un anno, al di là del mio sviarmi sempre da luci fantastiche e sfavillanti, stelle immaginarie, luci bianche coraniche o semi coraniche, bahaì, non è lì la salvezza, ma nel nero dell’anima dell’ortodossia, che si era perso per il colore nero di quella negretta con la quale avevo goduto, quel nero delle mie vesti estive, e queste mie vesti, che a volte sono solo rosse e nere, come il diavolo alla fine dell’apocalisse, la luce, il nero che diventa luce, e l’azzurro come l’azzurro del cielo, del giorno, della notte, che sono stufo di politica, religioni alternative, sviamenti dell’anima, ricerche di salvezze e redenzioni altre, tra buddhismi, induismi, bahaismi, babismi e islamismi, e sufismi, e cattolicesimi tutti sociali e per niente spirituali e interiori, ortodoxie dell’anima, ortodoxie dell’anima dove compare lei, Ana… ortodoxie dell’anima che si risvegliava a rivedere quell’altro ortodosso, non un monaco cristiano, ma un rabbino ortodosso, dalla barba caprina, dal cappello nero, dal corpo magro e slanciato, ortodoxie, mi dicevo, ortodoxie, di fianco a Marina, anche lei ortodossa, sulla carta, ma non nell’anima, fin troppo ragazza russa decristianizzata, laica, che quando lei mi diceva che della chiesa non le interessava già la etichettavo come ragazza non mia, senza contare il desiderio che non c’era, anzi il ripudio, che dovevo capire già da prima, che ortodossa forse era anche Leida, anche lei che non c’è più, ma il gioiello di quest’anno rimane lei, Ana, al di là di tutte le altre e tutto il resto, che già a fine mese sto facendo il conto di un anno, il bilancio, l’unica cosa che salvo, lei, Ana, e il mio sentire ortodosso, che si risveglia ora, e si permea di tutto me stesso, quella tranquillità profonda e abissale nera e oscura che da sola riesce a invadere tutto, senza luci e illuminazioni e canti schizofrenici, e parole a casaccio, e ripetizioni di troppe parole, e quant’altro, ortodoxie dell’anima senza una chiesa, senza una messa, senza gerarchie ecclesiastiche, libero di vivere la mia ortodossia dell’anima che si richiama a lei, ad Ana, che non c’è più, e quanto mi ha fatto impazzire la sua mancanza, quanto l’ho cercata, e quanto mi sono sviato, come quella canzone di Ozuna che si diceva egoista, e pensava di stare bene andando con un’altra, invece… invece… quanti errori, quanti sbagli, quanti sviamenti, e solo con l’ortodossia dell’anima potrò ancora capire e orientarmi ancora nel mondo nell’anno prossimo, nel prossimo periodo, che non vedo l’ora di Natale, Natale cattolico, Natale ortodosso, 25 dicembre e 7 gennaio, periodo sacro che più della nascita del messia penso all’ascetismo dell’anima, alla chiara luce oscura che vive in me, lontano da immagini esterne che esternano punti segreti dell’anima, solo per farla impazzire di pulsioni in contrasto tra loro, ortodoxie dell’anima, senza nessuna magica icona a salvarmi, se non la chiara luce nera in me dell’ortodoxie dell’anima, Ana… che non saprò che farmene dello Zarathustra che forse mi arriverà dai miei amici a gennaio, giorno del mio compleanno, giorno del Natale ortodosso, solo forse l’immagine, l’immagine falsificata di un cristo che non è un Cristo, lo Zarathustra tra tutte le altre false divinità, Vishnu, Krishna, Brahma, Shiva, Bahaullah, Abdul Baha, e chissà chi altro ancora, pantheon impazzito e schizofrenico, che ci voleva solo Ana alla fine a salvarmi, l’unica cosa, l’unica persona che salvo di quest’anno, l’unico sentimento, l’unico mio sentire, sentire vero, sentire nero di una chiara luce eterea a celestiale in me, ortodoxie dell’anima… e anche se Ana non c’è più, se n’è andata, in me continua a vivere il sentimento per lei, ortodoxie dell’anima, Ana…

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Perché dagli errori ci si riprende! E si va avanti!

Tutto lo stress di questi denti da togliere, tre denti, tra cui due del giudizio, impazzire in questo periodo, abuso di caffè, ragazze russe che non mi piacciono, serate a teatro per degli spettacoli che non mi interessavano, barista cinese bionda che scatenava ogni genere di libido, pur di scappare dalle ragazze russe che non mi piacevano, caffè al nuovo bar London la mattina, tutta la carica erotica, e poi esagerare con i caffè nel corso della giornata, da diventare schizofrenico, Dong Dong, detto anche Alex, l’amico cinese, che chiamava per sapere se ero interessato a lavorare da barista con lui, se ne riparlerà a gennaio, gli dicevo, giovedì ho questa operazione chirurgica e per un po’ sarò impossibilitato anche solo a parlare, per il dolore, per il gonfiore, e chissà che cosa, questi cinesi che ritornano e fanno casino con le ragazze russe, peggio che le videoclip di xvideos con le orientali e le massaggiatrici cinesi che ti ricordano tutti gli insegnamenti tantrici, stare male e di conseguenza stare male anche con l’erotismo, le spogliarelliste russe su Vkontakte che mandano la testa fuori giri, pur di rifarsi gli occhi con le ragazze russe che non mi piacciono, alcol che ogni volta fa male, depressione, stati mentali alterati, ed è meglio evitare l’alcol, come dicevano gli avventisti, i bahaì e gli islamici, e anche i dottori, e anche, se vogliamo, lo Zarathustra di Nietzsche, the water drinker… sentire gli amici su whattsapp per farsi regalare per il 34esimo compleano lo Zarathustra in inglese, quello con la copertina che sembra Gesù Cristo, numerologie e cabbale tutte personali, 34, come il canto dell’inferno dantesco, il 34esimo compleanno che in realtà mi aprirà al mio 35 anno di vita, come diceva Saverio, si è sempre un anno in più… il 19 quando lo incontrerò, 19 come il numero di volte che per cinque fa 95, il numero delle volte che devi invocare la divinità come formula scaramantica, gli islamici e i bahaì che contano il rosario del nome divino contando sulle dita, come mi insegnava anche Haruna, l’africano che lavorava da noi… dare i numeri, certo, come l’8, che in Cina porta fortuna, il numero dell’arricchirsi, che alle 8 c’è sempre la barista bionda cinese figa, che porti fortuna? E 8 che in cinese si dice “ba”, “ba”, come padre, le teorie psicanalitiche sul padre, che non si capisce niente, la divinità padre, dell’ebraismo, del cristianesimo, che Dio nell’islam non è padre, tutti questi deliri, questo dare i numeri e quant’altro, quest’oggi, e basta con le numerologie, che già lo capivo quando stavo a Berlino dall 1/8 al 8/8, 88 heil hitler, per i tedeschi di una volta, 88, baba! in cinese, usato come byebye! per salutarsi nelle chat, numeri su numeri, dar di matto come quando vedevo il rabbino ortodosso alto e dalla barba caprina con il cappello nero, “Rabbì! Mi divorzierebbe da questa ragazza russa?”, gli avrei chiesto quella sera, basterà non sentire più Marina, lei e il suo amore materno, le mie parole russe che non scorrono, anzi, che non vogliono affatto essere dette, dimenticare il russo, dimenticare, dopo Alina, lei e il suo “Не привязываться ни к кому! Лучше не любить!”, “Non legarti a nessuno! Meglio non amare!”, che stamattina ritornava, dopo il caos di ieri sera tra spogliarelliste online, due bicchieri di vino di troppo, venti gocce di valium e 5 mg di zolpeduar, casino della mattina dopo, che la barista alle 6.30 della mattina non bastava, caos su caos, nella giornata, non voler lavorare, lasciarsi andare a deliri sul cristianesimo anarchico, dopo che sentivo su rtl 102.5 Salvini che parlava, per favore! Fatelo stare zitto! Ah, no, basta cambiare stazione radio, ritornare a credere senza credere, the higher man, come leggevo l’introduzione stamattina dello Zarathustra scaricato online in inglese, the higher man, un uomo superiore, sì, che va a troie, che guarda le videoclip, che fuma come un turco, che spera solo di rivedere la cinese, che si fa di pasticche e gocce chimiche, che abusa di caffè, che non ha voglia di lavorare, che ha paura di un’operazione chirurgica ai denti, che si disperde in mille identità, basta! Quale higher man sarebbe questo? Un forsennato, un folle, un mezzo schizofrenico! Basta! Che per calmarmi dai troppi caffè dovevo ricorrere alla pratica imparata quest’estate: gocce e pasticche chimiche, e l’ascolto del Corano per non pensare più a niente, sdraiato sul letto come uno schizofrenico ricoverato, la follia, la follia, la follia! Risvegliarsi, risvegliarsi solo per fare quattro passi, per comunicare all’amico che la vodka per il mio compleanno non la voglio più, regalatemi lo Zarathustra di Nietzsche in inglese, per Dio! E spero che arriverà, tra un mesetto, il 7 gennaio, quando in Russia festeggiano Natale, e io avrò il mio libro tedesco in inglese, con l’immagine di uno che sembra Gesù Cristo sulla copertina, un semplice disegno, numerologie, numerologie, numerologie, che aveva proprio ragione Saverio quando mi diceva che più sto lontano dal lavoro più pensieri strani affiorano, è difficile stare da soli, è davvero difficile, ci si perde su internet, tra mille pensieri e letture compulsive, era ora di dire basta! E l’uomo superiore, al di là del concetto di peccato, di redenzione, di salvezza, di ogni cosa, potrà vivere in me, anche quelle stupide monete che lasciavo in chiesa stasera perché questa settimana sono venuti a benedire la casa e mia madre non avevo un becco di un quattrino per ricambiare, ricambiare così, sedersi a terra e pregare come quando pregavo per l’amore per Ana, Ana che se ne è andata e ha fatto casino più che mai, più di quando c’era, lei che stamattina mi tornava in mente, quando vedevo la cinese bionda, le canzoni di Ozuna romantiche, lei che mi tornava in mente, Ana, che non c’è più e ha fatto più casino dei dentisti, delle gocce e delle pasticche chimiche, e dell’alcol, e di Marina  e le ragazze brutte che non voglio, e tutte le lingue, le divinità, e mille altri pensieri, quanto si stava meglio quando lavoravo più regolarmente, tutto questo sciabordio di pensieri e di casini non c’era, ma ci si riprende, si va avanti, si superano queste cose capendo i propri errori, imparando dai propri sbagli, ed errare è umano, perseverare è diabolico, ma che ci posso fare se questa mia schizofrenia congenita mi costringe ogni tanto a corregere con la chimica? Cosa ci posso fare? E’ la mia croce questa follia, ed è già tanto che riesco a gestirla, e vado avanti lo stesso, vado avanti lo stesso! And I’ve got new rules! Come la canzone di Dua Lipa, “New rules”, niente spogliarelliste, niente alcol, niente abuso di caffè, chimica nella giusta dose, senza fare casino, ragazze da desiderare sì, ma senza smaniare, come degli ossessi, e non c’è peccato, ci sono solo errori, sbagli, da cui si impara, come c’era scritto in quel libro sul buddhismo, che non concepisce peccati, ma solo ignoranza ed errori, e si va avanti così, con la giusta idea di un uomo superiore, a higher man, che vinca tutto questo sciabordio di errori e di casino, e andrò avanti, andrò avanti, andrò avanti! Non so di che film sarà fatta la serata, di quali libri, di che cosa, non lo so, voglio solo stare bene, e per ora l’immagine di quel libro che arriverà è la mia ispirazione, dopo il Corano, dopo l’immagine di Cristo che visualizzavo in me questo pomeriggio, nelle mie ore di riprendersi dai vari errori, perché dagli errori ci si riprende! E si va avanti!

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E l’estasi continuerà a vivere in me…

Risveglio sufico, le sure del Corano in me, recitate, il ricordo, dhikr, della trascendenza, la luce bianca su luce bianca, il risveglio mattutino all’alba, e raccogliersi e sentire i pensieri svanire, evanescenti, la vana immaginazione e le inutili fantasie, cortocircuiti di input di cose da leggere, da fare, input tralasciati per andare al di là, lontano, che la divinità è lontana, verso quel tempio, quella terra santa, quei luoghi sacri, all’aperto, in ogni dove, raccogliersi e cominciare a sentire la tranquillità, la serenità, la calma e la pace, la vacuità della mente, e l’inconsistenza dell’essere… raccogliersi e incamminarsi verso il bar, della cinese bionda, e pensare a Zuckerberg e al rabbino che vedevo l’altra sera, a Zuckerberg, sposato con una cinese… libido originaria… che mi addentravo nel bar, per i soliti due pacchetti, e un caffè, buono, quasi come quello di casa, la cinese che mi serviva, e guardare il telegiornale, Macron, i gilet gialli, Trump e Xi Jinping, Putin… sorseggiare il caffè e avere uno scorcio della mattinata, dell’alba, lì, vicino alla pizzeria dei turchi, dove la direzione del tempio si trasforma in pura apertura, all’aperto, gli spazi sconfinati… io e altri due uomini che stavano lì a sorseggiare il caffè, italiani, visione orgiastica per un attimo, e sentire nel sottofondo le sure del Corano, ya musa…andare al di là… liberato… salutare e andare via, dopo il caffè, e sulla via del ritorno riprovare tutta l’energia erotica in me, la libido liberata, e tutta l’anima che si liberava sotto quelle sure, quel canto, e rabbì da lontano che sembrava dirmi che avevo fatto bene a lasciar perdere Marina, là dove di piacere non ce n’è, ed essermi lasciato andare, come ha fatto Zuckerberg… mistero dei piaceri dell’anima… che passavo davanti alla chiesa e quel predicatore di morte non aveva effetto su di me, ricordavo quando passavo all’oratorio, e vedevo quell’islamico vestito di bianco, anche lui che intonava le sure, Eterno Oriente dalle mille voluttà e spiritualità, il vero piacere, la vera estasi, l’Est Infinito… che tutto ritornava, da tempi remoti dell’anima, tutto si trasformava, tutto si trascendeva e si esaltava, si estasiava, e l’anima in me si liberava… non desiderare era sbagliato… lasciare che l’energia erotica si trasformasse in puro piacere dell’anima… il giusto modo per cominciare una mattina… che all’operazione non ci penso più, sono invaso di piacere e voluttà, e non mi curo del resto, e l’anima vola a Oriente, verso quei canti, quell’Oriente di mille voluttà, dove ritornano tutte… non so se farò come un fachiro, senza mangiare, mangiare poco, fumare poco, se mi darò ancora di più alla trascendenza, all’ascetismo di Lord Shiva e mille altre divinità, qui la divinità è invisibile, e si trasforma in energia, di cui non c’è più niente da temere, perché si libera… il consumismo culturale lo lascerò ad altri, ad altri giorni, consumismo impazzito che non sa più cosa leggere, cosa guardare, cosa ascoltare, non ho bisogno di niente, solo di questa energia e questo infinito oriente… questa estasi… che ora tutto diventa chiaro, si disvela ciò che era celato, e si libera… libido orientale… estasi orientale… e ogni tranquillità e pace… so ancora di caffè, sento lo stomaco bucato, e mi sembra che questo ascetismo non possa che farmi bene, e sento l’estasi in me, e ogni piacere… lontane le oscure cappe nere dell’anima, gli impulsi impazziti, gli stordimenti e pensieri come dei flipper impazziti, tutto ora è chiara luce, e non c’è bisogno di niente, l’energia si risveglia in me… è tutto pura luce ora, e paesaggi sconfinati si stagliano davanti a me, come una poesia di un paesaggio e di una vista sull’infinito, come quei quadri di Caspar David Friedrich a Berlino, come quel mihrab che guarda verso un punto sconfinato, lontanissimo, verso l’infinito e oltre… l’infinito in me… non so che farmene di questa mattina, di questo pomeriggio dove correrò e mi allenerò un po’, di questa giornata, di quei libri, quei film, quelle canzoni, non so che farmene, e l’infinito vincerà sulla noia… altre parole si apriranno, altre immagini, altre sensazioni, nate dall’arte, e l’estasi continuerà a vivere in me…

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

E liberare l’anima, e dire addio ad ogni casino in me…

Le canzoni di Indila, tra cori angelici in sottofondo e vocalizzi da far impazzire l’anima di spirito, il parcheggio del Carrefour, tra la gente che andava e veniva a fare acquisti per Natale, jingle bell in sottofondo, dal centro commerciale, e io che mi perdevo in quella musica, in quei vocalizzi, e desideravo il cielo, il mondo intero, gli spazi aperti, e non il chiuso di quella casa che in fine settimana diventa sempre una specie di cella di galera, tra quegli oggetti lasciati in mansarda, come quando finisce un’epoca, l’epoca di Ana… e non ci sarà Marina, non ci sarà, perché con lei è difficile parlare per me, in russo, capisco tutto quello che dice, in russo, ma io non riesco ad esprimermi liberamente, ed è una tortura, è masochismo uscire con lei e non poter parlare liberamente, senza contare che l’altra sera al bar volevo solo la cinese, per compensare al desiderio che lei mi fa rigettare… la cinese… che l’unico cinese rimasto a fare da tutore, è l’amico di una volta, Dong Dong, che ora lavora nel suo bar rinnovato a Milano, dove fa anche i ravioli al vapore, ed è una specie di fratello maggiore per me, come Mustafa il turco della pizzeria, tutti e due poco più grandi di me, sposati, con figli… altro che Barre e Fisi, il primo un segaiolo seriale invasato di immagini, l’altro un filosofo mancato, un raccontaballe seriale, un maniaco di Tinder, e un ipocondriaco, due amici che sono amici solo tra loro due, per me rimangono solo due con cui uscire, per parlare di film, e nient’altro… mai considerati veri amici, loro e le loro puttanate, gli altri amici sbandati, gli altri un po’ più stupidi, come quel Luca che metteva il mi piace su facebook all’immagine di Shiva, una divinità che sembra uscita dai fumetti a colori cinesi di una volta… Shiva… che vedere l’altra sera quell’alto rabbino ortodosso mi faceva ricordare tutto, e dimenticare quella divinità creata da me stesso come un vitello d’oro vero e proprio, che con la scusa del freddo smetterò anche di andare in mansarda a raccogliermi, che non ce n’è più bisogno, al di là dello Zarathustra di Nietzsche, al di là dei cori ortodossi, dell’ortodossia dell’anima, che altro non era che amore mancato per Ana, ora che lei non c’è più, e non c’è più nessuna… rimane solo il vago desiderio, il ricordo dell’ultima volta, quell’invocazione erotica di nome Kaylani Lei, l’attrice filippina… filippina come la nuova barista al bar di Dong Dong, anche lei filippina, che con il suo sguardo, il suo sorriso, bastava a liberarmi l’anima… e tornerò forse a scrivere, più spesso, e a raccogliermi di meno, che non ce n’è bisogno, come non c’è bisogno del Corano, e lontani sono tutti quei marocchini che vedevo sempre al bar di Paolo e Miryam, basta! Basta con quel bar e quei marocchini, non ne potevo più, andrò ora al bar London, là dove c’è la cinese bionda, e basta, ambiente più anonimo, più formale, più distaccato, dove non ci lascio l’anima, che non mi coinvolge, e solo a volte forse tornerò da Paolo, o da Benito, così per cambiare, così come oggi ho cambiato supermercato, basta anche con Manuela e il solito giro dei soliti prodotti, sempre la stessa spesa, sempre gli stessi giri e le stesse routine, da andare di matto, che oggi ciò che mi salvava era non leggere niente, riprendermi da tutta quella vodka bevuta ieri, ed esagerare un po’ con i caffè, ascoltare la musica pop israeliana, e incrociare per caso Francesco dello Charme lì nel parcheggio del centro commerciale, salutare, dopo aver finito di ascoltare Indila, e incrociare anche la cassiera Cinzia, la donna giunonica cassiera del Carrefour là nell’altra città, e dovevo proprio uscire dal loop, rimanere nello spazio aperto, e liberarmi di quell’immagine che faceva diventare la stanza una cella di prigione, rimane solo il regalo, il regalo di quella specie di fratello maggiore, Dong Dong, il drago cinese, il drago del Dottor Drago, di una volta, e non c’è più oggetto, idolo, immagine di ogni sorta, non c’è più niente, c’è la stanza vuota come quando sono fuori, in giro, per lavoro, per commissioni, per divertimento, per svago, nessuna immagine fissa, niente di più, e anche quel bar mi ricorda l’aperto, l’aperto del bar di Dong Dong dove c’è sempre viavai di gente, ed è un continuo andare e venire di persone, un mondo aperto, all’aperto, che non ne può più di loop e prigioni… senza contare che quell’immagine appesa era diventata come una specie di monitor sempre acceso con l’immagine fissa di una stella e un nome di una divinità che non voleva dire niente, robe troppo da marocchino, come direbbe Alex, e non ne potevo più… basta anche con quel libro sui sufi, sul sufismo, ora che Miryam non la posso più vedere, ora che quel caffè di quel bar faceva davvero schifo, così come tutta quella gente, ed era ora di dire basta, di dire basta e cambiare la routine, uscire dal loop… che sono già stanco stasera, che sono stufo di tutti questi caffè, che domani mattina ne berrò uno solo al bar, e lascerò perdere la macchinetta che ho in casa, il Nescafè, i quattro o cinque caffè al giorno, che mandano in tilt il cervello, e cercherò di stare più calmo, come mi faceva notare oggi quella cassiera del centro commerciale, “Non ti sto mandando via…”, “Eh… sono sempre di fretta…”, e non so neanch’io perché, dove corro, dove vado, da cosa scappo… basta con tutti quei caffè, quella chimica di medicine per compensare, tutto quell’alcol, e quel Corano, e quella musica, e quelle serie televisive che non mi piacciono, e la fissa di parlare in russo, e mille altre fisse, uscite strane dell’anima, che non ne potevo davvero più, insieme a quei calendari alternativi, ai giorni spostati al venerdì, al sabato, a dare i numeri, a cercare un’alterità che era costruzione di divinità fai da te, da impazzire… stufo, stanco, basta, non ne potevo più, aspetterò quest’operazione che mi attende con tranquillità, mi ricorderò forse di Berlino, dove ero sempre in giro, nonostante i trenta gradi e oltre, il caldo torrido, ma almeno ero sempre all’aperto, e non nella cella di una stanza a giocare con le immagini e gli oggetti, basta! Basta! Basta! Ana se ne è andata e la follia con lei, come le canzoni da adolescenti che sentivo quest’oggi lì vicino al parco, dove avevano installato una mini pista per pattinare sul ghiaccio, e le adolescenti e gli adolescenti erano tutti lì, passeggiare poi per l’altro centro commerciale, là dove ci sono le cineserie, i vestiti e di tutto e di più, una specie di Aumai, i cinesi e le cinesi, le antiche invocazioni, e gli amici cinesi a farmi da tutori alle mie manie… Gesù Cristo! Che casino, che casino, un casino che doveva scemare via così, con meno caffè, meno puttane, meno incasinamenti, tutto per dire addio ad Ana, che non c’è più, e neanche l’ortodossia immaginaria dell’anima, che era solo innamoramento e desiderio per lei, che era lei in fondo, era lei, e non Marina, di quell’altra giornata, non era lei, non era lei, e per rifarmi gli occhi immagino ora solo attrici giuste, e distolgo dalla mente chi non mi piace… perché me lo dicevano che se una ragazza così non mi piace è meglio mandarla via, mi dicevano che la religione è meglio lasciarla perdere, mi dicevano che tutto era frutto della mia mente impazzita, e ora non voglio più fare mix strani tra chimica, vocalizzi e salmi e musica, e idoli, e fisse dell’anima, che esco solo ancora più vivo e più forte da tutta questa follia dell’ultimo anno, durata anche troppo… Ana non c’è più, basta, ed è giusto che sia così… finalmente… e non so che farmene di questa sera dove non si uscirà con gli amici, e andrò forse a bermi una coca cola zero al bar di Benito, per stare all’aperto, per non chiudermi di fronte a questo monitor, per svagarmi ancora di più, per dimenticare l’alcol di ieri sera, per avere un po’ di fresco in me, e non pensare più a niente, e liberare l’anima, e dire addio ad ogni casino in me…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Nel pantheon della mia fantasia, all’infinito, dalla cinese bionda, pura magia senza fine…

Pensiero magico a livelli esoterici, sensazioni e impressioni, suggestioni di ogni sorta, dopo quella sera al “Bar di Londra” dove c’era la cinese bionda, libido che si stagliava nell’anima come pura magia erotica, per andare oltre la serata con Marina al Piccolo Teatro, e insieme alle sue amiche, tutte Elena… libido che si stagliava come l’energia vitale, il “qi” di cui parlavano i testi taoisti, e un pantheon di divinità che si risvegliava in me, dall’asceta e sterminatore di mondi Shiva, dal vecchio rabbino, alto e smunto, dal volto arcigno, e dalla barba caprina, con il cappello nero, che mi passava davanti mentre ero là con Marina a Cadorna, oggi per loro è shabbat, giorno di riposo, giorno di sinagoga, per altri è Jalal, e tutte le religioni e le magie si rincorrono in questo istante, tutte le culture e i riferimenti magici e culturali… non c’è fine a questa ispirazione infinita, e le quattro vodka di ieri bastano a ricordare tutta la libido che si stagliava davanti alla cinese, per andare oltre Marina, una semplice amica, con la quale parlare in russo diventa complicato, per me, difficile esprimersi, facile capire quando lei parla… le prime parole di quella pièce, beato chi… beato chi… di evangelica memoria, riscoprire lo Zarathustra di Nietzsche, il tempo che ora non è più né lineare né circolare, ma è puro caos di sensazioni e suggestioni, insieme alle immagini e le parole che si presentano in me… difficile trovare la razionalità ora, che non si scaccerà l’incantesimo con il fumetto di “Ken – le Origini del Mito”. né con quel libro “Proletkult”, romanzo della prima epoca sovietica, dove all’irrazionalità ortodossa tutti i filosofi russi cercavano una filosofia onnicomprensiva, che descrivesse e razionalizzasse tutto, tutte filosofie molto fantasiose, come questa fantasia ora in me… che tutto diventa fiction e magia, e i le suggestioni si rincorrono senza sosta, è “la magia della cinese”… che ogni mattina mi sveglio sempre con questa aurea magica in me, ed è inutile cercare di razionalizzare tutto davanti a divinità lontane, nel pantheon della mia fantasia… Kaylani Lei, la cinese, i massaggi, Marina, la vodka, Abdul Baha, Yesus, Иисус Христос, questa follia nata chissà da dove, che non ha fine, forse per quell’intervento di questa settimana, forse per la visita il 19, altro numero magico, forse per il mio 34esimo compleanno a gennaio, il 7, giorno di Natale in Russia, dove vorrei solo lo Zarathustra di Nietzsche in inglese, che vorrei mi regalassero i miei amici, per scacciare questo dare i numeri, come l’altra volta in caserma il carabinier scriveva 1958 invece di 1985 sulla mia data di nascita, quando facevo la denuncia per il tablet rubato, questo dare i numeri che andrebbe bene per giocarseli al lotto, che solo ora mi accorgo di quanto aveva ragione Saverio, io e il mio esoterismo, io e il mio pensiero magico, io nel pantheon della mia fantasia… che ci deve essere un taglio a tutto questo, ed è difficile trovare la pura razionalità in questo susseguirsi di sensazioni, vedo tutto da lontano, sì, ma con difficoltà, e la cinese mi strega ancora, per liberarmi da Marina, strega scaccia strega… e tutto si disperde, tutto è una confusione totale, come quando si è ubriachi da troppa vodka, altra pozione magica che mi serviva per comprendere tutto questo caos, per portarlo all’estremo, per rendere evidente questa magia dentro di me, e questo pantheon della mia fantasia… che è inutile ascoltare il Corano, altra magia, magia su magia, canzoni cinesi, cori ortodossi, ripetizioni di nomi divini, esoterismi e magie, ed è l’ora di un’altra rivoluzione, un’altra apocalisse, un’apocalisse atea, una rivoluzione atea, nel nome di Zarathustra, nel nome della razionalità, e simboli antichi rimarranno lì, solo per ricordarmi di come l’anima a volte possa diventare magica… anima magica in me, tra Shiva l’asceta e sterminatore, il Buddha della compassione e della misericordia, e del vuoto dell’anima, il nulla della poesia e l’infinito, i fiori del male dell’alcol della vodka, là seduto, nel bar, come un quadro impressionista, tra Folies Bergères chinoises… la chinoise… le massage… Keylani Lei… la pornografia e la libido, la magia, l’amore materno di Marina, le divinità e la fantasia, in un’ispirazione infinita che non conosce fine, l’infinito nel pantheon della mia fantasia… farò ancora confusione di libri e letture? Di film e canzoni? Di cori e salmi sacri? Di amicizie e di amori? Di invaghimenti e cotte e superstizioni, e pensieri magici che vorrebbero ogni volta sovrascrivere un ricordo con un altro ricordo? La smetterò mai di essere una specie di stregone, di mago? E rabbì ieri che compariva era già abbastanza per rendermene conto, così come le parole di Saverio: pensiero magico, occultismo… la stella di David, la stella a Nove Punte Bahaì, la croce e il suo significato mistico, la svastika e l’induismo e il buddhismo, e le religioni asiatiche, e il vuoto di immagini del Corano, e della Torah, l’ambiente minimalista e arabescato delle sinagoghe a Berlino, là dove forse il pensiero magico si faceva ancora più forte, tra quelle sinagoghe, quei musei ebraici, quel Corano che ascoltavo, quelle stelle a cinque punte magiche, come il Natale e le sue decorazioni, le pasticche e le gocce chimiche per dormire e scacciare questa successione infinita di sensazioni, pensiero magico, ispirazione infinita, che mi rimanda a Katia e alla follia per lei, primo vero inizio di ogni follia e fantasia, che si risolve nell’Omega e nell’Alfa del niente, del vuoto, dell’infinito, un’infinito pieno di immaginazione e parole senza nessi, solo pura magia… Kaylani Lei, la cinese, il massaggio, Marina, la vodka e la barista cinese bionda, solo pura magia… adesso che Ana se ne è andata, anche Aleksia, e la libido si trasforma in magia e immaginazione, in Kaylani Lei, nell’Asia delle mille voluttà, alcol, pornografia, massaggi, fantasia, alcol, teatro, fantasia, e magie su magie per scacciare altre magie… non ci saranno immagini in me, che come un film, un video di qualche canzone, una clip, non ci saranno parole e musica e canto, tutto si infinita, questa magia infinita… Shiva, VIshnu, Brahma, Krishna, divinità disegnate come dei personaggi dei fumetti, supereroi… Zarathustra e andare al di là della fantasia e della fiction, altri personaggi che sono solo supereroi di massa, nessuna differenza più tra divinità e personaggi dei cartoni animati, film e musica, fantasia e fiction infinita… non trovo più me stesso, si è perso in questa fantasia, in questa magia cinese, in queste numerologie, in questi nomi divini, in questi calcoli e operazioni matematiche impazzite, e la cinese bionda mi incanta e mi incanta ancora, come se fosse la bellezza di Sissi, l’amica cinese di università, che dal lontano dei ricordi mi chiama… Eugenia che anche lei, senza saperlo, era un po’ magica, lei e la sua Bibbia e i suoi versetti, lei che si è data ad un asiatico, sposata, e cancellata da Facebook, anche lei, pura magia, andata via, la scia di magia lasciata da Ana, e Marina che non volevo, e la cinese bionda sì, invece, follia, magia, Kaylani Lei, la massaggiatrice cinese… la cinese bionda… Sissi… dov’è l’amore? Dov’è l’amore che si è perduto in questo incantesimo? In questa magia? Che sembrava un video uscito dai tempi degli Hippie quel “The power of love” che vedevo ieri sera al bar, tra una vodka e l’altra, tra la cinese bionda e quel bicchiere, Folies Bergères chinoses… la vodka, la cinese bionda, Kaylani lei, la massaggiatrice, la cinese bionda, la vodka, l’infinito, le divinità, i disegni delle divinità, i fumetti, i libri, i film, le canzoni, le fiction dell’anima, i film e i video dell’anima, le clip dell’anima, la fantasia, nel pantheon della mia fantasia, all’infinito, dalla cinese bionda… ci sarà un modo per fermare l’infinità fantastica in me? Ci sarà un  modo? E non voglio, voglio perdermi ancora e ancora in questo infinito, nel pantheon della mia fantasia, all’infinito, dalla cinese bionda, pura magia senza fine…

Pensieri liberi, Ricordi, Riflessioni, Sogni, Visioni

E così la fantasia e i ricordi e le amicizie mi eleveranno dal resto…

Nel sogno, la compagna di banco che avevo rimosso, una volta e per sempre, sogno erotico di lei, di quella Federica dai capelli mori, che viveva in un monolocale collocato sotto l’entrata di una scuola elementare, simile nei miei sogni alla mia scuola elementare, lei che viveva con il suo tipo, e sotto le scale di emergenza c’era questa specie di monolocale che si vedeva dal di fuori, perché le pareti erano di vetro, lei che viveva da commessa di un negozio di profumi, e lei che si lamentava che da poco le erano entrati i ladri in casa, scassinando l’entrata delle vetrate della scuola… lei che si confidava con il suo tipo, ma io che sentivo ancora nel sogno tutta quella carica erotica che ai tempi delle superiori scaricavo con Andra, eppure lei nel sogno emanava una freschezza di vita e una sensualità senza pari, una vitalità femminile dell’erotismo che si trasmetteva quando le stavo di fianco al banco, e sognavo e sognavo di farla mia, ma non so perché allora mi disciplinavo a non provarci con le compagne di classe, forse perché più piccole di me, forse per non creare casini dentro di me, forse perché allora ero fissato con l’ebraismo, con la fede, anche se non esitavo a vedermi con Andra, la ragazza romena che mi ispirava sogni e mi faceva godere, come il quadro dell’Olimpia di Manet… non so perché nei sogni tornava ancora lei, Federica, so soltanto che il sogno non aveva una linearità, si risolveva tutto nell’immagine di quel locale di vetro sotto le scale antincendio della scuola, ed era carico di energia erotica… mi svegliavo, mi svegliavo e notavo come tutto fosse diventato una fiction, le divinità, i film, quell’Indiana Jones che ieri guardavo in inglese, quelle immagini di calligrafie divine, quell’intera mattinata e primo pomeriggio di ieri passati ad ascoltare il corano, incantato come un serpente da quel canto e quel suono, nelle mie crisi di depressione e scoraggiamento, in vista dell’operazioe chirurgica, in vista di rivedere Marina non so quando, forse settimana prossima, scoraggiato perché non c’era da lavorare, mentre ora me ne rallegro, che più sto lontano da quei vecchi parafascisti meglio sto, loro e la loro politica, i loro discorsi e doppi sensi, la loro animalità, che trovo la verità nella fiction, sia che siano i fumetti vecchi e nuovi di Kenshiro, che siano i film di Indiana Jones, che sia la fiction delle storie delle divinità, e la mia anima si riapre e si riaccende in questo sciabordio di immagini e immaginazione, che niente di fisso rimane più, forse la voglia di rivedere gli amici, la voglia di uscire con Marina e le sue amiche a vedere il dramma di Pushkin, la serie televisiva russa storica su Sofia, la prima dinasta della Terza Roma, Mosca… che l’immaginario ora mi invade, oltre all’immaginale religioso, le due sfere si mescolano, immaginario filmico e immaginario onirico, immaginale religioso che dà un senso e una tranquillità alla vita, tra sogni dell’aldilà, di fantasmi e profeti che mi compaiono per confortarmi, di visioni dell’oltretomba, di storie di profeti che distruggevano gli idoli e venivano ispirati, mentre ora tutto l’immaginario e l’immaginale si confondono, per dare vita a una fiction dell’anima che mi ripara e mi salva dalla brutta realtà di quel lavoro che mai farà per me, tra quella gente ignorante e volgare, e  mi chiedo ancora cosa ho studiato a fare e cosa vivo a fare se poi mi devo ridurre a fare il manovale… ritorna ancora la voglia di lingue straniere, di fare risciacquo linguistico con nuove lingue, senza più fisse o idee di lingue sacre e superiori, quelle lingue che servono per dissipare i discorsi ignoranti e i doppi sensi elementari e le associazioni di parole di chi non sa che la propria lingua o il dialetto della propria stupida madre, gente ignorante… che anche ieri quando il vecchio amico di mio padre diceva “Vamos a matar los rojos”, citando la divisione di Francisco Franco, per un attimo la mia mente volava ancora alla storia, alle lingue, alle culture, mentre lo stupido operaio si risolveva a ritradurre in dialetto la frase spagnola, lui e quella puttana bergamasca di sua madre, sempre lì ritorna, lui e la sua amata Italia di cui sente parlare in quelle trasmissioni che anche mio padre la sera guarda, discorsi idioti su discorsi idioti, gente che riempie la propria ignoranza e il proprio vuoto con un regurgito di patriottismo postmoderno xenofobo… la xenofobia, la voglia di casa, di Blut und Heimat, come quell’altoatesino che in confronto agli altri è un professore di lingue e di storie, ma che anche lui è attaccato al territorio, gente anziana, un’altra generazione, gente che non può comprendersi con la mia generazione multiculturale e ricca di elementi esterni ed estranei, ed è normale che scatti lo scontro, il conflitto, tra due mentalità che non si possono capire, una legata alla terra e al territorio, l’altra deterritorializzata, che vive di immagini e immaginari altri, fatta di altre lingue, internazionale, multiculturale, giovane e nuova, mentre il vecchiume da dialetti e cimiteri e patriottismo velleitario fanno solo venire noia e depressione, scoraggiamento, nessuno davvero con cui parlare, e anzi lo stress a volte si fa sentire, perché quella gente non la puoi mandare a quel paese, o non puoi neanche parlare liberamente di altro, perché tanto non capirebbero, limitati come sono nei loro riferimenti culturali e di senso… ma è così, speravo di fare il mediatore linguistico e culturale con stranieri, russi e inglesi, altri, mentre invece ti ritrovi a farlo con una generazione italiana più vecchia, la cosa che detestavi di più, tu che sei nato per il multiculturalismo e la xenofilia… che mi passa la voglia di lavorare, in questo ambiente vecchio, non ci sono stimoli, è solo una specie di tortura, di tormento, che ricorda quasi i campi di lavoro forzati dell’Unione Sovietica, la rieducazione tramite il lavoro sembra, peccato che a volte sia più un campo di concentramento, e non per il lavoro, ma per l’ideologia che sta dietro a quelle persone… un vero campo di concentramento e di rieducazione tramite l’ignoranza… ma per fortuna c’è la televisione, c’è la Deutsche Welle, ci sono i film, la musica, le canzoni, altri immaginari, altre divinità, altre religioni, e nel mio piccolo, tra amici e amiche continuo la mia vita parallela, fatta di interessi e immaginari comuni, condivisi, se non del tutto almeno in parte, e la fantasia può ancora salvare da quella ignobile realtà… ricorderò sempre i sogni erotici di Federica, il ricordo della scuola, le mille discipline insegnate, i mille immaginari differenti, i ricordi delle ragazze passate, l’attesa di vedere Marina e lo spettacolo, le cavolate che si dicono con gli amici, i film di cui si parla, i libri, i fumetti, e così la fantasia e i ricordi e le amicizie mi eleveranno dal resto…

Pensieri liberi, Ricordi, Sogni, Visioni

L’ora della vacuità, della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza…

Fiumi di alcol ieri, dopo la visita, musica shqip e tanta fantasia di ricordi di Alina che sembravano dare la pace da poeta maledetto, le sinestesie di suoni e immagini in me, la dannazione, e l’inconsistenza della chimica che non sarebbe servita a niente, l’immagine della bottiglia e altre solite immagini come a ricordarmi qualcosa che non serve ricordare o rievocare, stendersi sul letto dopo mezza bottiglia e ascoltare la passione di Bach, che risentivo l’altra sera dopo aver visto “The killing of a sacred deer” insieme ai miei amici al cinema, film diabolico lo definivano i presentatori, e pensare che io ci vedevo la divinità sacrificata, il figlio innocente sacrificato, con la chiusura del film con Herr, Unser Herrscher di Bach, e l’amico che mi diceva appunto che quella era davvero la giusta interpretazione… dolori vari, fisici e mentali, nel resto dei giorni, la chimica inefficace, ininfluente, che non serviva più a contenere i miei stati d’animo alterati, ritrovavo la pace grazie alla religione e alla filosofia, senza neanche più bisogno di leggere mille libri come stavo facendo ultimamente, evidentemente molto stressato da varie cose, che adesso mi chiedo cosa ci facciano in sospeso tutti quei libri, lo Zarathustra, Leopardi, il libro di Pelevin in russo, la filosofia delle immagini e il buddhismo, e un sacco d’altre cose che non hanno più senso… quella serata a vedere Pushkin al Piccolo Teatro che non s’ha da fare, perché Marina non rientra nei miei pensieri, nei miei desideri, per un po’ le donne è meglio lasciarle perdere, tutto stress e nessun piacere, nessuna felicità, anche dopo che questa mattina mi svegliavo con la bocca riarsa dalla pizza che fa sempre venire sete, dopo che sognavo Ana e Aleksia che incontravo a piedi nel sogno mentre loro andavano al lavoro, e si fermavano davanti alla cancellata di qualche ditta, che evidentemente nel sogno era d’accordo con loro, svegliarsi con il bel ricordo della sera prima, in pizzeria dai turchi a vedere Croazia-Spagna, la tranquililtà dopo una giornata alcolica e fatta di musica, la tranquillità dei turchi che rievocano sempre la tranquillità di quell’imam Sò che mi insegnava il sufismo, quella tranquillità che mi dice quasi di riportare tutti i libri in biblioteca, di non stressarmi più con quelle letture, di non bere più caffè per essere pronto a leggere chissà che cosa, come se fosse il mio lavoro stressarmi davanti ai libri, due parole sulla partita con i turchi, e poi tornarsene a casa solo per finire di vedere la partita e andare a dormire… incubi che se ne stanno andando via dopo le ultime nottate da fiori del male, le invocazioni, le preghiere, le visualizzazioni di mahdi e di luci bianche, le sure del corano, la pace dell’anima e nient’altro che possa influire sul mio umore, comportamento, le mie paure, le mie fobie, le mie ansie, tutte dimenticate, ora vive solo la tranquillità e nessun pensiero, nessun dovere, niente di niente, che non so neanche cosa avrò da dire quest’oggi a Saverio, e come mi dirà di trovarmi, lui che in fondo, giustamente, neanche ci fa caso ai miei sbalzi d’umore, alle mie follie, alle mie paure, e Alessandra dell’altra giornata che ha fatto il suo dovere di tranquillizzarmi, e io che mi risolvo in un evitare donne, evitare alcol, troppe sigarette, troppi libri, troppi caffè, e che mi rimetto tutto a stare solo tranquillo e rilassato, e il resto non conta neanche più di tanto, nemmeno la dieta ferrea, e gli allenamenti, interrotti per tre giorni per via di un dolore all’inguine, causato da quei posti troppo stretti del cinema, che mi facevano fare movimenti sbagliati… le uscite con gli amici che non so se saranno di nuovo questo fine settimana, forse non ce n’è bisogno, non ne sento il bisogno, i soldi che si stanno scialacquando in questo periodo, e più di tanto non mi pesa, la chiesa che non ha più bisogno di esistere, e i suoi insegnamenti, luogo destinato a vecchiette e vecchietti impauriti dalla morte e dalle malattie, e ligi a chissà quale tradizione, quell’islamico che vedevo quella volta uscire dall’oratorio, intonando qualche sura, il sufismo di quel libro che mi fregava quando parlava di donne e desiderio erotico, la puttana eva di sempre e il redentore che non corre dietro alle donne per non impazzire, vita vuota e tranquilla, vacua, assente di ogni pensiero ed eccesso di libri e scritture, la pace si trova senza niente, e non si può impazzire ogni volta per dare frenesia alla noia, non è questo il metodo per trovare pace, non è questo il metodo per vincere la noia, temere forse qualche parola perturbante di Saverio, che a volte ci sa davvero fare per metterti a disagio, questo dottore che quasi cambierei, per rivolgermi ad un altro da capo, che non mi conosce, per ripartire da zero e azzerare tutti i discorsi passati, inutili, cervellotici, fatti di troppi ingiunzioni e comandi, qua dove di comandi non ce ne sono più, dove non ci sono più neanche divieti, perché dove tutto diventa evanescente e vuoto smette anche di essere comando o divieto, semplicemente svaniscono i fatti, si perdono nel nulla, e rimane l’inconsistenza del vuoto e della tranquillità… una giornata che passerà senza passare quest’oggi, come i prossimi giorni, senza neanche attendere l’intervento, senza neanche pensare troppo alla salute, alle malattie, mio vero tallone d’Achille dell’ultimo periodo, che doveva risolversi in vero terrore ipocondriaco ormai passato, svanito, che non rimane più niente per andare al di là della noia, e non volere più neanche parlare con Saverio, non ascoltarlo più, non sentire più i suoi consigli che non aiutano, e quanto sarebbe bello tornare indietro nel tempo, quando tutto filava sempre liscio, ma poi è già così, fila liscio anche adesso, basta andare oltre certi miei incubi nati da attacchi d’ansia e schizofrenia, basta stare più tranquilli e vivere come un post-ricovero dove non si ha più voglia e motivo di rischiare di perdere la ragione un’altra volta… Ana e Aleksia e Marina dimenticate, anche l’altra Aleksia, al di là dei commenti maliziosi di certa gente sul lavoro, parole che non sopporto più e un laicismo al quale non mi darò, cultura antireligiosa del mondo che non conosce la pace, ma adora gli eccessi, sono stufo di tutto questo, è giunto il momento di una certa ieraticità, che visualizzo nei grandi maestri sufi sempre pronti a darti la calma, dall’aldilà,  bektashi immaginario di me stesso, al di là degli idoli e delle sovraeccitazioni, e degli abissi, via di mezzo tra le vette e gli abissi, visti a distanza, e un andare oltre tutto questo senza neanche bisogno di troppi libri o sure del corano, o versetti biblici, o chissà cos’altro ancora, non fare più niente, non lasciarsi fregare dalla mentalità di questo territore che dice sempre di fare qualcosa, che bisogna fare qualcosa, saper fare qualcosa, mentalità paesana che non conosce pace, e che si fonda tutta sul lavoro e sul fare, mentalità che mi ha sempre dato fastidio, insieme al suo sciovinismo, il suo essere ligio alla legge, alle regole, al buon costume, al buon pensierio, al moralismo, mentalità ottusa, chiusa e rigida di certe persone sul lavoro, che non sopporto più, anche le critiche al mio eccesso di spiritualismo, alla mia pace che posso trovare, alle battute che non mi va di fare, ai doppi sensi, alle cazzata che devo sentire, gente perduta, ignorante e volgare che non mi deve più influenzare, così come il mio cercare di essere come loro, che non voglio più, io sono altro dagli altri, lasciatemi nel mio spiritualismo e nella mia pace, e non infangatemi più con le vostre parole, misericordia su di voi e sulla vostra ignoranza, qua vince solo la ieraticità e il sufismo dell’anima, e niente più mi può scalfire, niente più mi deve sovraeccitare, non c’è bisogno di mille letture, film, canzoni, consumismo culturale fine a se stesso, che anzi fa solo male, sforzando e stressando la mente là dove non serve, che tanto non devo più fare lo studente o il professore, e voglio solo vivere in pace… bar dei perduti che non avrò più tanta voglia di visitare, quei caffè in eccesso, quella cartina tornasole dell’anima sfalsata, che anche con quella gente lì non c’è discorso, voglio solo un periodo di pace, serenità e tranquillità, un periodo indefinito, che non sappia neanche di donne e neanche di sofisticazioni intellettuali, di stralavoro, di eccitazioni di ogni sorta, di immagini da adorare, simboli occulti dell’anima, è l’ora della vacuità e della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza, e al diavolo ogni eccitazione o eccesso, sono davvero stufo… e che cosa farò ora, solita domanda di sempre, cosa fare, cosa fare, cosa fare, caos che nasce dalla noia, spinta solita di eccitarsi e darsi da fare, fare, fare, fare, la vera religione di questa gente qui attorno, incapace di stare lì e non fare niente, sempre frenetica, che ti sprona ogni volta a fare, ma perché non fare più niente? Stare lì e stare tranquilli, ed evitare eccessi, è così semplice vivere in pace, in serenità, nella vuotezza dell’anima, e non mi tormenterò più per vincere la noia ed eccitarmi, ed esaltarmi, stanco degli eccessi, è l’ora della vacuità, della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Sensazione bektas sufica dell’anima, i nomi divini, i ricordi erotici e la musica…

Dopo la follia dei fiori del male, chimica variata in eccesso da chi ne capisce, salto al luogo dei folli per parlare con lei, la sciamana della chimica e delle parole, con due frasi risolveva le infondate paure trasmessemi da amici e conoscenti fuori di testa, “Sa bene che le sue paure sono infondate…”, estasi stratosferica velenosa che inondava l’anima di follia da fiori del male, trovare il rimedio tramite la chimica e non solo, altro salto dai pizzaioli turchi dopo la seduta sciamanica chimica, bastava poco per riprendermi e non farmi sentire più in un loop di negatività senza fine, di memoria dimenticata dallo shock, riprendere quei libri e accorgersi di stare esagerando con le parole scritte da altri ultimamente, dover riprendere tutto da capo quando sarà il momento, ma non ci pensavo, entravo nella pizzeria per prendermi una vegetariana, come forse avrebbe preso Eugenia che adesso si è sposata con un asiatico, e ha lasciato il mondo virtuale, io che stamattina mi svegliavo con una visione di lei e la musica di un’osanna nell’alto dei cieli, passare per la chiesa ed evocare divinità con parole frenetiche impazzite, il sacerdote nero là sull’altare, l’altro laico che mi guardavano da lontano, invocare una divinità e tutte le divinità del mondo per salvarmi, ma c’era bisogno della sciamana della chimica per riprendermi, e potevo scambiare due parole con l’altro Mustafa, “Arrivederla, arrivederla, in un’altra vita!”, diceva, “Un’altra vita! Addirittura!”, gli dicevo, e ripensavo a quel libro di Orhan Pamuk, “La vita nuova”, nell’aldilà, dopo la visione della morte e dell’aldilà, di una luce alla fine del mondo, di un fantasma bianco immerso su uno sfondo nero, il mahdi, il messia, il salvatore del mondo degli inferi, l’aldilà che si rinnova solo in una nuova vita quando pensa all’amore di una ragazza che c’era non c’è più e c’è ancora in te, eterna resurrezione dell’anima tra follia e inferi… gustare la mia pizza e attendere che la nuova chimica facesse effetto, i soliti giri del sabato, tra spesa e bar, al supermercato dove incrociavo la quarantenne bionda cinese barista, una bella donna, ma non per me, la luce alla fine del mondo, le parole e la chimica, e un pomeriggio che sarebbe stato di un film apocalittico che non diceva niente, “The day after tomorrow”, film inutile, io che dicevo a mio padre che ero stato dalla sciamana della chimica e che tutto era risolto, lui che ieri sera mi consigliava di andare là per risolvere, ma non c’era nessuno, ieri sera, per fortuna stamattina sì… pomeriggio passato su quel film inutile in inglese, l’unica visione alla fine del mondo una crocifissione della trinità di Masaccio, una divinità padre che tutto comprende e ascolta, anche la mia maledizione da fiori del male, visioni pornografiche e maledette ed estasianti allo stesso tempo dell’ultima notta con quella cleptomane che sarà meglio lasciar perdere, lasciata nel dimenticatoio dell’anima per sempre… finire di vedere il film e cenare, prendere tutto e andare a fare quattro passi, la corsa sarà a domani, quattro passi sotto la musica albanese dal cellulare, musica vagamente islamica ed estatica, il ricordo di Alina di quando mi diceva: “Ascolti ancora musica albanese?”, lei che mi capiva, lei con la quale era tutto da condividere, dove ogni parola, ogni gesto, ogni movimento, ogni visione era pura poesia erotica, il ricordo di lei che salvava dagli inferi, l’estasi della musica, ancora una volta, e dell’amore erotico di una volta, il ricordo di Leida, che finché c’era tutto era estasi, dopo solo follia, con Ana, con Aleksia, con altre di passaggio, nella mia maledizione eterna che trovava sollievo solo nella musica, nella luce bianca di queste voci quasi spirituali albanesi, come un bektas estasiato e danzante su se stesso alla ricerca della divinità mentre intonva quella musica e quelle canzoni che risvegliavano l’anima… non parlare più mentalmente con lo sciamano dei divieti e delle critiche, stanco delle sue parole e dei suoi consigli, altri alleati come quelle sciamane donne sono meglio, e la visione da setta bektas dell’anima, con i nomi divini da invocare, nomi mistici che si risolvono nel ricordo e nell’immagine di lei, di Alina, di Leida, di Ana, trinità erotica in me che vince ogni altra antica divinità e prostituzione sacra ed estasi da fiori del male, musica senza fine di un paese non troppo lontano, tra Turchia, medioevo cattolico ed ortodosso, impero ottomano, impero sovietico, che ora mi guarderei un altro film di tempi andati, “The hunt for Red October”, per rifarmi la vista dopo essermi rifatto il senso dell’ascolto e dei suoni, setta bektas dell’anima estasiata dalla musica e dai ricordi erotici, che Marina solo lontanamente mi sfiora, anche dopo che ieri notte mi rispondeva che era stata fuori con degli ex colleghi a mangiare una pizza, e pensare che lei non è tanto più bella di Leida, anche se la sua carica erotica e seduttiva è lontana anni luce da Alina, Ana, Leida, e tante altre, che l’anima mia si invasa di ricordi e di luce su luce, di musica e di canzoni e di intonazioni d’altrove, che l’anima non vorrebbe ora mai spegnersi ed inondarsi di musica e di ricordi, alla ricerca di un nome divino che si risolve nell’amore erotico andato e in tutte le estasi e gli abissi dei fiori del male, aldilà degli esorcismi sciamanici e chimici di chi mi ha liberato da false voci di amici che non sono mai stati amici, solo conoscenti, gente con cui si esce assieme, ma che non può capirmi e che io non posso capire… spero solo di rifarmi una vita, un’altra vita, come diceva Mustafa, provando a uscire con Marina e con i suoi amici, le sue amiche, c’è un’altra vita che mi aspetta, e se non sarà lì l’altra vita sarà forse nella musica, nell’arte, nelle immagini, nei suoni e nelle parole, di libri e film da guardare una volta alla volta, senza strafarsi di nozioni e intrichi dell’anima, come mi diceva la sciamana, testi troppo impegnati che danno alla testa se non dosati, liberarsi e sognare con la musica, nei ricordi erotici di sempre, non persi, se non solo su carte perse come quei libri andati, ma l’estasi va oltre tutto questo, e si eleva l’anima nella musica e nei ricordi erotici, e la chimica sciamanica va oltre gli erebi di voci falsamente amiche sfalsate, andare oltre, al di là, ancora più in alto, sempre più su, in un estasi senza fine, sensazione bektas sufica dell’anima, i nomi divini, i ricordi erotici e la musica…