Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

E in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…

Cosa mi sveglio ogni mattina per leggere libri e guardare le notizie? Per andare al bar e non dire niente, a parte comprare le sigarette e bere il caffè che fanno male? L’unica cosa che resta sono lo sguardo di Loena e Valeria, e per il resto è pura follia di consumo culturale, di cerebralismi, di cose che non stanno né in cielo né in terra, come quel libro su Leopardi, sul nulla, sulla tecnica, sulla poesia… Leopardi che mi ricorda la calligrafia che è appesa nello studio di Saverio, e ad una settimana dalla visita divento sempre troppo cerebrale, che non riesco più neanche a rapportarmi con gli altri, divento autistico, io e le mie letture autistiche, che di poetico non rimane proprio più niente… e sarà forse la razionalità del lavoro, l’orario prestabilito, il lavoro da tecnico riparatore manovale che fa male, tutta pura razionalità scientifica, e nessuna anima… certo sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, circondato da ragazze, che sempre avevo voglia di ragazze, di parlare, sognavo, vivevo in una costante poesia, e le mie pagine di allora lo dimostravano, se solo non fossero andate perdute in un accesso di disperazione… ma fa niente, sono sempre me stesso al di là delle pagine scritte, che anche i filosofi più antichi avevano getto nelle fiamme i propri scritti, e ora come ora l’unica cosa che davvero mi fa stare male è questa superrazionalità, le regole rigide, il non bere, sforzarsi di non fumare, cercando algoritmi ogni giorno che mi facciano diminuire le sigarette, cercando altri algoritmi per perdere peso, o almeno non mettere su più peso, altri algoritmi e altra matematica per andare a dormire all’orario giusto, non mischiare la chimica, svegliarmi presto per dedicarmi subito a qualcosa che non sia il lavoro, ma la poesia, l’arte, la letteratura, la meditazione… e ogni mattina, è più forte di me, vado sempre al bar, per comprare le sigarette, o forse per vedere l’unica parte di femminilità che è rimasta: Valeria, Loena e Bruna, e in giornate come queste superrazionali non mi va neanche di Alice, Ana o Kaylani Lei… che il contrario della razionalità a questo punto non è per forza il desiderio erotico, ma anche la poesia, l’arte, la letteratura, il cinema, le canzoni, stare insieme agli altri, e vivere… vivere, nessuno mai ce l’ha insegnato, diceva quella canzone, e ora come ora ciò che mi manca è proprio il vivere, che tutta la giornata è una continua battaglia tra la superrazionalità e il niente, i sentimenti che quasi non esistono più, l’ossessione continua di sigarette, caffè, cibo, letture autistiche, che della vita non rimane più niente, e anche parlare con gli amici non ha niente di esistenziale, ma è tutto incentrato sulla critica di film, di arte, che di vita non rimane proprio più niente… sfumata l’idea di fare amicizia con Sissi, lei, già fidanzata, già innamorata, e poi chissà perché c’era la mania delle ragazze cinesi, dopo Alice, dopo lo sviamento di Valeria, che non mi capisco più neanch’io… che sento una tensione senza fine, una costante tensione di stare sveglio, stare attento al lavoro, usare la testa per lavorare, che di poetico in quest’esistenza non rimane niente, neanche i film che consumo o i libri che consumo, o le canzoni, ed è tutto iperrazionale, che quasi ho nostalgia dei miei afflati spirituali, che ora, in questa mattinata non ci sono più, perché, anche se mi mettessi a pregare e meditare non farei altro che chiedere razionalmente le solite cose: fumare di meno, mangiare di meno, non abusare di alcol e valium e tutto ciò che stordisce, o adorerei soltanto quel desiderio erotico che vorrebbe stordirmi e farmi perdere la ragione… e tra razionalità e irrazionalità, istinti e pulsioni, vorrei davvero vivere una vita al massimo, sregolata, solo per provare l’ebrezza dello stordimento, degli estremi, mentre qua, con tutta questa razionalità, tutto viene a noia e non c’è più un’emozione, neanche un afflato religioso che ti faccia sentire vivo… maledetta la giornata che ho ritirato fuori le tesi di università, i libri sul nulla di Severino e Givone, maledetta la filosofia, la razionalità scientista di quegli amici avventisti, loro e le loro diete, le loro regole rigide che fanno impazzire, e ora come ora vorrei solo provare un afflato religioso, un’estasi mistica, o un desiderio erotico senza fine per Alice, o per non so chi, per Ana forse, se solo lei non mi rimandasse a tutta l’ortodossia dell’anima, come stamattina vedevo riflessa negli occhi di Loena… i suoi occhi azzurri, come quelli di Katia, quella bellezza che ormai non c’è più, quell’innamoramento che si era perso per Valeria, per le ragazze cinesi, per Alice, e ora che la razionalità pura mi fa visita tutto diventa noia, apatia, piattezza, assenza di sentimenti ed emozioni, e mi sento iperrazionale, ipercaffeinato, ipercaffeinizzato, che di passione non ne rimane più nessuna… e vorrei le sensazioni degli estremi, i no limits, come quelli delle pubblicità, e invece tra dionisiaco e apollineo mi ritrovo ora nella parte più apollinea di me, che di orgiastico e di dionisiaco non rimane niente, forse per non perdermi in Valeria, che rimando invece a una notte che sarà con Alice, o con Ana, o con Alexia, se solo all’estremo opposto dell’apollineo non ci fosse per forse il dionisiaco, e forse aveva ragione Cioran, in un semplice aforisma: “Tutto si risolve in desiderio e assenza di desiderio…”… Eros, Thanatos, Logos, ecco gli estremi, le tre punte dei miei sentimenti dell’ultimo periodo, cadute negli abissi della morte, tra musica black metal e spunte di depressione, desideri erotici tra Alice, Ana e Kaylani Lei, e poi la razionalità assoluta, quella rievocata con il ricordarmi di essere laureato, e aver ricordato le tesi, quei libri di filosofia, che non vanno d’accordo con la carica erotica, e neanche con la depressione, i tre estremi: Eros, Thanatos, Logos… l’uomo è un animale razionale, dicevano… e non si sa mai se vinca di più la parte animale o quella razionale… che quanto sarebbe bello tornare ai tempi dell’università, dove non dovevi prestare troppa attenzione ai tuoi ragionamenti, a parte nei periodi sotto esame, e per il resto dell’anno potevi ubriacarti, e darti ad Alina, a Leida, a Xhuliana, ed eri circondato di ragazze, di profumi femminili, e la tua anima era in costante subbuglio, e ti dedicavi, forse innamorato, alle lingue e alla poesia, come se fossero l’apice di tutto, dove potevi esaltare in parole i tuoi sentimenti, sublimare la passione, e darti poi a tutta la carica erotica la notte, ispirato dalle ragazze di università, dalle lingue, mentre ora qui a lavorare è tutta pura razionalità, professionalità, se non fosse per la vicinanza dei tuoi, degli altri, se non fosse che le uniche ragazze rimaste sono Alice, Ana, Leona, Bruna, Valeria, le cameriere dei ristoranti, e non sai più a chi darti, non sai più se perdere la testa o essere razionale, o darti ad occultismi esoterici, per invocare il Thanatos dell’anima, o se invece devi adorare l’erotismo e lo stordimento, o una giusta via di mezzo, che trovi nella razionalità nel Logos, e un giusto equilibrio di comportamenti e pensieri con gli altri, e ti mancano forse gli estremi, lo stordimento, le passioni esagerate, l’esageratezza di una volta, e di questa stabilità non sai quasi cosa fartene, ti viene a noia, e ti sembra quasi di essere diventato un robottino, che consuma libri, consuma canzoni, consuma film, cerca di lavorare, ma non sa mai cosa fare, a parte perdersi ancora in letture automatizzate, come se dovesse scrivere un’altra tesi, o chissà che, mentre l’università è finita ormai da tre anni… ma anche se l’università è finita il logos c’è sempre, e non c’è l’alternarsi funesto di eros e thanatos, è giusto cercare una via di mezzo, al di là anche di deliri ed esagerazioni, sempre al limite di questi estremi: Eros, Thanatos e Logos… e non sai che fartene della mattinata, perché guardare France24, perché non leggere “Runaway horses”, perché non darti al raccoglimento, o stordirti con qualcosa? E il sopraggiungere della razionalità sa di noia, che quando sei devastato rimpiangi l’equilibrio, e quando sei in equilibrio rimpiangi il devasto… che a volte anche parlare con gli amici non basta più, loro e le loro idee di scrivere storie, diventare degli artisti, degli scrittori, dei cineasti, dei fotografi, quando oramai hai capito che è tutto diventato economia aziendale, marketing e psicologia dei consumi, anche nel campo dei prodotti di consumismo culturale, e dell’opera del genio romantica rimane solo il vago ricordo, ormai è tutto burocratizzato, analisi dei costi e dei profitti, pura razionalità che sta attenta ai temi più in voga, a ciò che gira nell’aria tramite le ricerce di mercato, le ricerche su internet dei consumatori, ed ogni nuovo prodotto culturale è altamente studiato dal marketing, come dicevamo anche l’altro giorno con gli amici, e dell’opera romanticamente ispirata non rimane più niente, salvo forse qualche azienda indipendente, che non conosce nessuno, sia nei libri, nei film, nei fumetti, nel cinema, nella fotografia… e manca, ciò che manca, in questo universo ora iperrazionalizzato è l’esagarazione, la passione, il devasto, come me, ormai da troppo tempo sobrio, che quasi ho nostalgia dell’ebrezza delle passioni, delle esagerazioni, e tutto diventa noia, raziocinio, apatia, e non c’è più neanche l’afflato mistico, l’estasi dei sensi, e solo vagamente ricordo le estasi erotiche, alcoliche e musicali di una volta, che riempivano queste pagine, e quanto mi mancano i tempi dell’università e le sue passioni… così, stirato tra questi estremi, Eros, Thanatos e Logos non so più cosa fare, non c’è più niente da fare, c’è questa vita che va avanti, al di là di ogni estremo, e in questa stabilità anelo al ritorno del devasto, e in questo continuo andirvieni di devasto e razionalità non so più cosa scegliere, tra Eros, Thanatos e Logos…

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C’è solo una luce bianca, e alle spalle, l’inferno…

Basta con i libri, i fumetti, i film, le canzoni, che me ne accorgevo tra ieri sera e stamattina, quando tiravo fuori dall’armadio dei ricordi la mia tesi sulla Russia, dopo i discorsi filosofici con l’amico anziano di mio padre: Rizzi… lui e i suoi excursus storici, Nietzsche e il Corriere della Sera, la politica e l’economia, cose che mi facevano tornare in modalità univesitaria per qualche giorno… al diavolo la scarica di nervoso e depressione e odio che sentivo ieri sera, al solo rivedere quella tesi sulla Russia, il ricordo dimenticato di quel periodo terribile, depressivo, la mania dei libri, delle lingue, della cultura e della politica, e l’odio ancestrale per il padre, simpatizzante fascista e nazista, e il mio odio giovanile nei suoi confronti, e la mia simpatia inversa verso il comunismo, Russia di merda… che al rileggere quella tesi vedevo le solite cose, le solite cose tra sinistra e destra, i migranti, il terrorismo, Salvini e Putin, il comunismo e il fascismo, il nazismo, le solite cose da telegiornale e talk show… non so neanch’io perché andavo a ripescare la tesi, forse per il discorso solito di Saverio che mi ricorda sempre che sono laureato, e involontariamente mi getta ogni volta nell’inferno, nell’inferno dell’editoria, della politica, dei libri della scrittura… e mi ricordo le parole di Magnati, che mi diceva che l’universo accademico e di scrittori è puro inferno… inferno… che me ne liberavo stamattina da quei libri di filosofia, quelle tesi, quegli altri libri da Feltrinelli, che come al solito ogni cosa si risolve nella pura luce e pratica di un mondo senza libri, o di libri che non sono libri, quelli sul buddhismo, quelli sul sufismo, libri che vanno al di là dei libri, libri dalle pagine vuote… e me ne accorgevo ancora di più dell’inferno dell’editoria quando stamattina chiamavo Barre e lo sentivo parlare dei suoi ultimi lavori per Mondadori, libri di illustrazioni, e storie che non stanno né in cielo né in terra, cavallini colorati con lo smart phone, le cinque giornate di Milano in versione steam punk, storia e consumismo che si intrecciano, là dove imam Sò mi diceva che siamo troppo fissati con la storia, e che il consumismo non è altro che una infinita ricerca di idoli… me ne accorgevo dell’inferno dell’editoria e della scrittura, e della politica, e della cultura, che già ieri pomeriggio era inutile passare per la biblioteca e sperare di trovare qualche libro che mi desse ancora voglia di leggere, di sapere, di conoscere, che la vera rivelazione era tutta nel pakistano magro che passava là davanti alla biblioteca, lui, vestito di bianco, incurante di libri e politica e filosofia, libero e tranquillo senza bisogno di sovrastrutture… che ogni sabato e ogni domenica sono un po’ così, sperare di ritrovare se stessi grazie ai libri, dopo una settimana alienante di lavoro, ma ora i libri e la cultura sono più una condanna che non un sollievo… e per colpa di quella scarica di depressione nata dai libri e da ricordi inutili come quelli di Leida e Ana non uscivo neanche ieri sera con i miei amici, non parlavo di cavolate che forse mi avrebbero fatto riprendere da altre cavolate da anziani sulla politica, quelle cavolate che sentivo l’altro giorno al ristorante, tra mio padre e Rizzi… quella cultura e quei libri e quei film e quella musica nelle quali vorrei rifugiarmi, come ieri in parte facevo, con quella musica black metal nuova, come ieri sera facevo su quel libro di filosofia, come facevo stamattina rileggendomi la tesi e non facendo altre che vedere le notizie degli ultimi due anni, il solito scontro tra sinistra e destra, tra liberali e conservatori, tra sovranisti, populisti e chissà cos’altro, come quella stupida bancarella di Forza Nuova che vedevo l’altro giorno mentre camminavo, e le solite stronzate sul fascismo, sul comunismo e quant’altro, basta! Che chissà perché la domenica e il sabato mi fregano sempre, come se dovessi tornare all’università, tornare a studiare, a voler scrivere, scrivere che cosa, capire che cosa di me stesso? Quando non c’è niente da capire, e Saverio e Maria Teresa invece di farmi bene mi fanno male quando mi ricordano che sono laureato, laureato in studi infernali… e della politica, dei libri, del mondo dell’editoria e delle pubblicità, della cultura, non ne voglio più sapere, sopratutto quando, invece di fonte di piacere, diventano fonte infernale dalla quale attingere e stare solo più male di prima, e sono davvero stufo di quei libri… che non so neanch’io perché volevo rileggere “Storia del nulla”, o “Nulla e poesia”, o la tesi di università, forse solo perché Saverio ha nel suo studio una calligrafia di Leopardi, che non porta da nessuna parte, così come tutta la cultura, fonte solo d’inferno… e me ne accorgevo stamattina, parlando con Barre, lui e Mondadori, libri senza senso, Fisi e il suo corso di scrittura che tanto non interessa a nessuno leggere, scrivere, e cos’altro ancora, sogno giovanile di fare lo scrittore, di fare il filosofo, di muoversi nella cultura, la cultura, fonte infernale… e dovrò stare ancora attento alle tesi, ai libri, alle calligrafie di Saverio, a quanto fa solo male, come anche una volta diceva lui: “Letture autistiche… prenda i libri e li lasci da parte”… che non so neanch’io perché leggevo quotidiani su quotidiani negli ultimi due tre anni, cose politiche, non so perché mi facevo male con la cultura, fonte di ogni depressione, e quelle tesi non le voglio proprio più vedere, così come quei libri pesanti sulla filosofia del niente… sarà perché non ho nient’altro da fare, nient’altro da leggere, a parte forse Mishima in inglese, così, per passare il tempo, ma dovrò dimenticarmi di fare delle letture e della cultura un lavoro, un altro lavoro rispetto a questo che non mi piace neanche, e smetterla di lamentarmi con Saverio e Maria Teresa, che tanto le altre vie d’uscita sono solo altre strade infernali, il mondo dell’editoria, della cultura, della politica, della filosofia… strade infernali dalle quali esco con due parole con gli amici, e mi accorgo dei loro sogni a loro volta infernali: scrivere, pubblicare, diventare famoso, fare foto, alla ricerca di una gloria fantasmatica… il mondo dell’arte e della cultura, della politica, dell’editoria, l’inferno, come diceva Magnati… che non reagisco neanche all’invito del centro russo, della biblioteca, della bancarella con Forza Nuova, non vado neanche a votare, non ascolto i discorsi di Rizzi e di Marco e di mio padre, me ne frego che è domenica e giorno di messa, me ne frego di tutto e sto meglio così, lasciando perdere l’inferno… me ne frego di Alice, di Ana, delle ultime, non ci penso neanche, sto meglio così, a lottare contro i miei demoni del consumo, consumi culturali, consumi di sigarette e cibo e caffè, che anche se non faccio il ramadhan di meno cose si ha bisogno meglio è, cose materiali o immateriali fa poca differenza… e mi inondo di luce buttando via quei libri, quelle tesi, quei soliti discorsi su di sé, e non me ne faccio niente dei libri, gli unici libri sono quelli dove non c’è scritto niente, libri vuoti che mi aiutano ad uscire dall’inferno… e me ne fregherò se il sabato e la domenica saranno fatti di vuoto, di niente, di leggerezza, lontana è la voglia di sapere, di scrivere, di sfondare nel mondo dello spettacolo, come i miei amici, aspiranti scrittori, aspiranti artisti… l’inferno è alle spalle e non ne voglio più sapere, c’è solo una luce bianca, e alle spalle, l’inferno…

Pensieri liberi, Visioni

In questa luce bianca del vuoto…

E comincia ramadhan, questa mattina, dopo che passavo al bar dei mille e vedevo Valeria, che mi dava le sigarette, mi porgeva il caffè, ed entrava un giovane pakistano nel bar, il bar vuoto, appena aperto, alle sei di mattina, che vedevo al di là del bancone la pubblicità delle sigarette elettroniche logic, e mi dicevo che da oggi, primo giorno di ramadhan, mi sforzerò a fumare di meno, non ci penserò, e se proprio avrò voglia di fumare farò due tiri da queste sigarette elettroniche logic, che ogni volta che le vedo al di là del bancone, dove c’è Valeria, mi viene sempre voglia di provare, e immagino il mio amico Davide, quello cristiano, che mi direbbe: “Prova le logic!”, o anche Barre, che mi diceva: “Prova di nuovo a smettere!”, o anche la stessa Valeria che diceva: “Non fumare…”… e cominciava così bene la mattinata, con il mio solito giro al bar, quello di Valeria, non di Luna, che ieri pomeriggio mi appariva in tutta la sua bellezza sfiorita da donna cinese cinquantenne con la tinta bionda, suo fascino strano ed esotico, che quando però mi avvicinavo al bancone mi appariva la sua pelle un po’ sfatta, e in quel momento, che stavo pensando a Sissi, mi veniva tutto il disgusto e una strana sensazione impossibile a descrivere, che vagamente ricordavo solo quella sera dove la libido si scatenava, per il ribrezzo di Marina, e piuttosto che lei avrei preferito una cinese, come Luna, come Sissi, come Alice, e dimenticavo e voglio dimenticare Marina e anche Sissi, e anche Luna forse, sopratutto dopo che ieri Sissi non rispondeva neanche più, lasciava andare quella conversazione su Facebook, e io più di tanto non ci tenevo neanche, sopratutto dopo che, per scaricare quei pensieri e sensazioni impazzite, me ne andavo a correre e ad allenarmi di taekwondo e karatè lì al parchetto, dove c’è sempre qualche pakistano tranquillo seduto sulla panchina a contemplare il niente, o qualche gruppo di romeni, come il ragazzino con la famiglia che ieri mi vedeva estasiato mentre provavo il calcio volante con il passo sul muro, o mentre mi divertivo a esercitare i vari calci mentre i pakistani mi guardavano, neanche fossi un membro di al quaeda in allenamento, e quell’allenamento ci voleva davvero, come sempre serve, per scaricare lo schifo di sensazioni che provavo in me, la troppa carica, forse dei troppi caffè, delle troppe letture, di quell’attaccamento alla mia stanza nei giorni di riposo dove il tempo si comprime e vorrei leggere tutto, guardare tutti i film del mondo, ascoltare ogni canzone, in quei momenti dove appunto non c’è lavoro, e vorrei dare tutto me stesso per svagarmi e distrarmi, ma a volte diventa un’esagerazione questo voler impiegare il tempo libero in cose costruttive, e a volte sono troppo incollato a libri, monitor, tablet, che l’unica soluzione davvero è ogni volta andare a correre ed allenarmi… e me ne ritornavo a casa dopo un’oretta di allenamento, e per stare lontano dalle sensazioni claustrofobiche e impazzite casalinghe, per dimenticare Sissi e Luna, me ne andavo in officina e mi piazzavo lì sulla scrivania, con tutto lo spazio del mondo dell’officina, e mi godevo il relax del dopo allenamento e richiamavo Barresi che mi aveva chiamato mentre mi allenavo… si stava al telefono un po’, una mezz’oretta, dove si parlava di tutto, dei suoi colori, di altre cose, di come la sera prima non si era usciti per colpa di un po’ di pioggia, e per un attimo lasciavo perdere anche quel libro di Yukio Mishima, che ieri mi distraeva con quella sua prosa poetica in inglese, e mi faceva ricordare quelle storie che avevo letto ai tempi della fine dell’università, l’ultimo anno, mentre preparavo la tesi, e ripassare quel libro dava sollievo, ora che mi concentravo, ora che non avevo più altri libri da leggere… me ne stavo un po’ lì in officina e poi risalivo in casa rilassato per mangiare qualcosa la sera, qualcosa di leggero, e poi mi sdraiavo sul letto, invaso dal piacere del nulla, della mente libera di ogni pensiero, dopo la scarica dell’allenamento e di quattro parole con l’amico Barresi, e non avevo neanche voglia di fumare, e quell’oretta e mezza che dormivo dopo cena era come il paradiso, una luce bianca, un nulla che mi avvolgeva, un’assenza di pensieri e strane sensazioni, che mandavano via i pensieri impazziti del mezzogiorno, per Luna, per Sissi o per chissà chi… mi alzavo solo la sera, per riprendere il libro di Mishima, perdermi nei primi capitoli del secondo romanzo del mare della fertilità, e mi distraevo leggendo, fin quando non mi tornava in mente quella proposta strana di Barresi di fare delle foto o un cortometraggio sperimentale russo, come chiama lui, e gli postavo su Whattsap il video di una canzone dei darkthrone “Too old too cold”, che era una roba assurda, tra il trash black metal e il ridicolo, e mi ricordavo anche delle parole di Loena l’altro giorno al bar: “Ma tuo padre viene qui?”, che mi ricordavo davvero di mio padre, dell’importanza della figura paterna, e per le cose russe dicevo a Barresi di lasciarle a Putin e gli postavo anche un’immagine del famoso presidente, e gli dicevo che ora altri film li può proporre a Giuseppe, il quale rispondeva di guardare altra roba, tipo “La caduta dell’impero americano”, e si chattava un po’ su black mirror, su altri film, anche quando Barresi rispondeva ridendo del video dei dark throne, e ci si lasciava in serata ognuno che voleva vedere un film diverso… e chattare e sentire gli amici, allenarsi un po’ salvavano la domenica che, quasi come sempre, è impazzita di sensazioni e di idee psicopatiche che devono essere scaricate, e salvavo la domenica così, e anche questo lunedì vive ancora della scarica di ieri, che stamattina incontrare Valeria, vedere l’altro giovane pakistano che entrava nel bar, mi davano tutta la tranquillità del mondo, di questo ramadhan che inizia virtualmente anche per me, che sarà fatto probabilmente di mangiare un po’ meno, limitare davvero le sigarette con le logic, sarà fatto forse di più allenamenti, visto che fanno così bene, e forse di più parole con gli amici, di più svago, e di meno manie di ragazze come Sissi, Ana, Luna, o chissà chi, che non ne ho bisogno, e trovo solo tutto il piacere del mondo nello scaricarmi e di sentire quel vuoto e quella luce bianca fatta di nulla che mi avvolge… e non so se oggi mangerò all all you can eat, spero di sì, per mangiare qualcosa di buono contenendomi, non so se lavorerò o che cosa, ma di certo non vorrò strafarmi di letture o di film o di notizie, o di ken il guerriero, o di chissà cosa per occupare il tempo, vorrò sentirmi così, libero e rilassato, invaso dalla luce bianca e dal nulla, e tutti i fenomeni e le impressioni del vivere passeranno così, senza bisogno di troppo riflettere o pensare, così, lasciandole andare via e dissolversi, nella bianca luce del vuoto… e la mattinata andrà avanti così, e anche la giornata, la serata, ogni momento, attendendo forse la sera, il tramonto, per rilassarsi ancora di più, e giorno e notte si alterneranno come sempre, al di là di ogni cosa, in questa luce bianca del vuoto…

Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

E cercherò di trascendere ogni cosa, verso una luce sconosciuta e oltre…

Tutte le pulsioni fuori posto, un’altra volta, dopo che ieri chattavo con Sissi, l’amica cinese di università, dopo che ieri decidevo di smettere di fumare, di non comprare più le sigarette, di passare alla sigaretta elettronica… e la sera ero tutto estasiato, di uscire con gli amici, pronto a dire stupidaggini a valanga, pieno di energia, senza spiegarmi perché… e invece la serata finiva subito quando, dopo essermi mangiato un kebab lì in pizzeria, andavo al Bar London a bere una Coca Cola Zero, e una volta arrivate le 21:30 arrivava anche il messaggio di Fizi che, per colpa di un po’ di pioggia, faceva saltare la serata… ero ancora estasiato, e facevo un giro in macchina nella solita via, quella a luci rosse, e vedevo una nuova bionda là dove una volta stava Katia, là dove una volta stava Leida, una nuova bionda in una Smart, mentre andando più avanti non trovavo Vanessa, non trovavo Alexia e Ana, non trovavo nessuna… meglio così, pensavo, perché nei miei pensieri c’era solo Sissi, la cinesina, quella che sta con un tipo italiano da una vita, loro, che si sono conosciuti in università, e mi faceva piacere scambiare due parole con lei su messanger, lei che mi parlava del lavoro, del suo gatto che stava male e doveva portarlo dal veterinario, che dopo quella chat mi decidevo, andavo al bar e compravo le cartucce della sigaretta elettronica, deciso a non fumare più, come diceva anche Valeria la mattina: “Non fumare…”… e Valeria ieri mi passava affianco, indicando suo marito, “Chiedi a lui!”, e mi facevo dare due confezioni di cartucce, spendevo i miei soldi, e me ne tornavo a casa cercando di concentrarmi su “Spring Snow” di Yukio Mishima, senza riuscirci più di tanto, e passavo a riguardarmi “It” del 1990, quel film che una volta mi faceva paura, quando ero piccolo, mentre ora, riguardarlo dopo vent’anni, in inglese, non aveva alcun senso, era una stupidaggina tale e quale ai film stupidi di Dario Argento, con in più una pellicola e una regia lontana anni luce dai nuovi film, dalle nuove immagini e pellicole, che proprio non mi ritrovavo, e mi chiedevo come fa Barresi a guardare film vecchi, con tutto quel modo di girare che per me ora è diventato inguardabile… e ora che scrivo ritrovo un po’ me stesso, ora che sono davanti al pc e proverò forse a riscrivere ancora a Sissi per sapere come ha passato ieri la serata, se ha portato il gatto dal veterinario, se c’è altro da dire a parte le serie televisive, Final Fantasy, il lavoro lì in quella sua azienda di e-commerce dove lavora lei, e se forse riuscirò ad andare oltre le parole che mi diceva Loena l’altro giorno: “E’ innamorato”… innamorato, che forse si confà a me, che stamattina in quella mia scappata al bar sentivo la canzone di Ghali “I love you”, e non mi tornava più in mente, forte come prima, l’immagine di Ana, che ora svaniva, e si confondeva con quella di Sissi, e poi forse svaniva anche lei, per lasciare spazio solo al vuoto, alla luce, al nulla, anche al di là di quella bionda che vedevo ieri sulla via a luci rosse… in questo bianco infinito di luce ora mi ritrovo, che rileggerei il libro sul sufismo, per trascendere tutta l’immane scia di pulsioni e cose che vorrei fare, cose a cui dedicarmi, come se il tempo fosse compresso e infinito allo stesso tempo e non potessi sguazzare nel mare del consumo di questo giorno senza lavoro, e l’elenco è infinito: 神雕侠侣,Spring Snow, Il sufismo, American Horror Story, le news in quattro lingue diverse, il buddhismo giapponese, il libro in cinese, Ken il guerriero, la musica di RTL 102.5, la musica cinese, i dimmu borgir, e non so cos’altro ancora, mentre ora tutto quanto va soltanto trasceso, come anche mi dicevo nella mia invocazione, insieme alle caramelle, alle sigarette, al cibo, tutti sostituti delle sigarette, che ora mi ritrovo solo a voler trascendere tutto, verso una luce infinita dove forse ritrovo solo un po’ di serietà, come se ci fosse Sissi al mio fianco, e invece è solo al di là di un monitor, lei e le sue parole scritte, eppure l’immagine di lei basta a tranquillizzarmi, e non so perché… che mi sento uno stupido a dedicarmi ad altro, a lasciarmi andare all’oceano di consumismo di non so più neanch’io che cosa, e farei come se fosse una giornata di lavoro, dove tutti i consumi di questo mondo sono trascesi in nome dell’impegno sul lavoro, e sguazzare nel mare del piacere mi sembra ora davvero la vera fonte di confusione, quando non c’è niente che può sostituire due parole con lei, o trascendere ogni cosa e andare oltre la luce dell’anima, ora che tra l’altro comincerà anche ramadhan… come se non fosse Ramadhan, Ala e Quaresima e ascetismo tutto l’anno, al di là delle parole e del modo rigido di pensare di Eugenia, a cui non voglio più pensare, lei e le sue rigide regole di salute, che andare verso di lei, non so perché, era l’inferno, mentre ora che c’è virtualmente Sissi mi sento più tranquillo, anche andando oltre lei, verso questa luce dell’anima, che quasi quasi rileggerei il libro sul sufismo, se solo non fosse un libro vuoto come tutti gli altri… e aspetterò forse metà mattinata per scriverle qualcosa, non so che farò, come starò buttando via il tempo, se starò combattendo contro il craving delle sigarette, o saprò trascendere anche questa mia autosuggestione, e la giornata andrà avanti così, tra trascendenza e superamento di mania di consumare cose, verso Sissi o verso una luce dell’anima, con le parole di Valeria: “Non fumare…”, che racchiudono molte più cose che le semplici sigarette, come tutte le donne, tutte le pulsioni, tutti i pensieri infiniti senza nesso, e cercherò di trascendere ogni cosa, verso una luce sconosciuta e oltre…

Pensieri liberi, Poesie, Visioni

E sogni una vita che non c’è…

La cinesina vestita di Moschino
l’altro giorno al Carrefour
lei e il suo tipo cinese
vestiti bene
stylish
alla giapponese
che per un attimo li scambiavo per dei giapponesi
se non li avessi poi sentit parlare
Moschino
che anche Leo
si vestiva così
deve essere una moda dei nuovi cinesi
lui
sposato ormai
come suo fratello Alex
il lavoro al bar
da lui
che andava male
troppo carico e troppo depresso
io
a momenti alterni
che l’incanto del Bar Dei Mille
smuoveva l’anima in me
un po’ come quando a settembre
sognavo
Sissi
quella specie di relazione che c’era con lei
ai tempi dell’università
io che ai tempi
pensavo di stare bene per Alina
mentre era tutto l’ambiente universitario
tra tutte quelle tipe
e quelle parole
che mi faceva sentire vivo
nonostante il mio modo di vivere
da buttare via
tra alcol e Alina
e Xhuliana
e poi Leida
e chissà
chi
io che pensavo di aver trovato la chiave di volta
di tutto nell’estasi
erotiche alcoliche e musicali
e linguistiche
ora mi manca l’università
Sissi che si sedeva al mio fianco
le parole con lei
quando mi faceva leggere in cinese
e mi diceva
che il cinese lo sapevo
come mi accorgo in questi giorni davanti a quei libri
quei film
solo che manca la gente con cui parlare
e il Bar Dei Mille
e i suoi caffè e le sue sigarette
sembrano aver fatto il loro tempo
insieme con le puttane
che ogni tanto vedevo frequentarlo
mi svegliavo stamattina
solo per scrivere
di Sissi
e andare poi al Bar London
dove la cinese bionda
potrebbe essere benissimo
la madre di Sissi
ma non lo è
e Alice
mi faceva giustamente ricordare
in quel momento
Sissi
chi è Sissi?
Sissi…
che il buddhismo tantrico
ha svelato più cose
che mille filosofie
là dove tutto il desiderio celato
era nel sogno di Sissi
come questa notte
e di Marina non c’è traccia
se non nell’inferno…
e recupero quelle bottiglie di vodka
ormai vuote
русский стандарт
come se fossero
degli oggetti magici
che mi ricordano e vanno oltre il mio sviamento
che mi rimandano semplicemente
al sogno di Sissi
e non a quello di altre
io che con le compagne di russo
a lezione
mi sentivo sempre bene
ma ormai quel tempo è passato
al di là della tesi
ricordare le lezioni di russo
dove mi sentivo da dio
nel ricordo forse di Katia
di Alina
o Xhuliana
o chissà chi
il fascino di quel mondo
sovietico e comunista
quando il consumismo non esisteva
e internet
e le tecnologie
e il nuovo mondo post caduta del muro
e post 11 settembre
e post 2008 e la crisi economica mondiale
e mille altri spartiacque
che mi basta non credere più
al tempo e alle sue divisioni…
non so che farmene di questa mattinata
di un giorno di festa
che non è neanche festa
è solo sospensione del lavoro
e per un attimo avrei scritto
a Sissi
solo per andare poi su Facebook
e vedere lei e le sue foto
di ragazza tra amiche e il suo tipo
lei che una vita ce l’ha
io che invece sopravvivo tra queste officine
tra queste biblioteche
e queste stanze dove passo il tempo
davanti a libri e pc
senza nessuno
là dove anche il sabato sera con gli amici
non basta più
e forse neanche più Ana
Alice
e chissà chi…
questa voglia di vivere repressa
che non trova gente con cui spartire la vita
e quel bar dei mille
che mi fa impazzire ancora di più
amici che non sono neanche amici
e una vita che non c’è
anche oltre il bar di Alex
e la follia
di una vita che non c’è
che autisticamente
mi perdo tra
libri, film, musica
come se la verità fosse negli oggetti
e non nelle persone
nelle amicizie
nella vita
e l’unica cosa che mi salva è ricordare
appunto tutto questo
la solidarietà e l’amicizia
al di là addirittura della divinità
forse
e degli oggetti e dell’arte
in tutte le sue forme
al di là del nulla
le persone…
quella vita sociale che non c’è più
oppressa dal lavoro
dal tempo libero che brucio
davanti a pc e libri
convinto che sapere cinque lingue mi possa salvare
quando poi non c’è nessuno con cui parlare
questa solitudine che fa impazzire
per fortuna non deprimere
e questa voglia di vita
che non sa dove e con chi buttarsi più
dove lanciarsi
e se solo Sissi non avesse avuto già il tipo
una sua vita
forse con lei e con altri
qualcosa sarebbe stato
non ne posso più
di libri, film, musica
scoppia la primavera appunto
e come succedeva ai tempi dell’università
mi viene da accantonare i libri
e mi viene voglia di vivere
solo che non c’è nessuno
e si impazzisce di una carica di vita
che non sa con chi rifarsi
là dove gli amici
il sabato sera
non sono più abbastanza
senza contare
tutte le magagne che trovi nei discorsi altrui
non solo gli amici
che a volte ti sembra di dover diventare
uno psicologo degli altri
e invece impazzisci solo dentro di te
in quell’energia vitale
che non ha più persone e valvole
di sfogo
ed esplodi…
ed esplodi…
dov’è Sissi?
Dov’è la vita?
Che fine ha fatto la vita?
E mi sfogo forse solo nel lavoro
nel tempo dove il nulla mi fa visita
dove tutte le cose vengono trascese
e non rimane più niente
se non la tua anima
svuotata di ogni pensiero
e non ti senti più incollato
a libri, film, musica
sostanze che ti risveglino
caramelle
sigarette
sigarette elettroniche
caffè
roba chimica
alcol
mangiare
donne
e quanti altre pulsioni ancora
che sogni solo il nulla
se solo il nulla
della tua anima
si potesse riempire di vita
e di persone
e invece sei sempre
al limite
tra il nulla e la follia
che quasi non ne puoi più
e vai avanti nella giornata
al limite tra il nulla e la follia
e sogni una vita che non c’è…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Sogni

Attendere la quiete senza fare niente, al di là del sogno di Sissi…

Ed esageri con il caffè, cerchi di stare sveglio e non addormentarti nel pomeriggio, dopo una mattinata di lavoro, dopo che il giorno prima filava tutto liscio, e nel pomeriggio invece ti perdi a sfogliare pagine su pagine di quel fumetto giapponese on line, cercando di andare oltre le pagine in russo che avevi letto di quel romanzo che non diceva niente, rimani incollato al tablet, non sai che fartene dei libri che riporti in biblioteca, di quel buddhismo che dovrebbe calmarti, invece in biblioteca leggi come uno che non ha niente da fare, e non sai che fartene della gente lì in biblioteca, torni a casa mezzo schizzato, con quelle sigarette elettroniche che fumi e ti fanno sentire isterico, non sai che fare e anche un episodio di black mirror non ti calma, mangi la tua cena in dieci minuti, non di più, un po’ di verdure, una fetta di carne impanata, e senti tutta la pulsione dentro di te di mangiare all’infinito, sei carico da matti, e per tranquillizzarti prendi la tua eucarestia chimica prima del tempo dovuto, smetti di guardare il film a metà, prendi e vai a camminare, convinto che ti possa rilassare, e sulla via incontri gente di ogni tipo, ragazzini, un’anoressica, l’altro kebabbaro turco che torna dal bar, e ti senti rincoglionito, con quella eucarestia chimica che comincia a fare troppo effetto, stordendoti ma non dandoti il sonno, torni a casa e bevi un nescafè per riprenderti, troppo, troppo forte, dopo cinque minuti il quinto caffè della giornata diventa anche troppo, e cominci a sentire ancora quei nervi fuori posto, che cominci a gridare come un disco dei “Theaters des vampires”, ascolti quella musica, sperando che ti calmi, e maledici la giornata perché non hai svolto qualche esercizio di karate e taekwondo, per sfogarti, cominci ad avercela con tutti, con tuo padre che bestemmiava quando ti versavi un bicchiere di vino rosso che poi buttavi via, alcol maledetto, maledici tua madre e la sua amica mezza psicopatica che pure la sera le faceva visita suonando al citofono, scleri da vampiro, da invasato, da camicia di forza, senti tutto te stesso andare fuori di nervi, senti un qualcosa che ti prende da dietro la nuca e ti fa gridare da camicia di forza, troppo carico, troppo energico, e la voglia di riposare, di dormire, che non c’è, e ricorri alle tue solite venti gocce di valium e poco più, ti sdrai sul letto, nel buio della notte che finalmente si avvicina, e non serve neanche più pensare ad Ana, ad Alice, a nessuna, e lasci che il nero della notte ti avvolga, e quello spegnersi di te stesso dopo le gocce di valium, e accogli la notte e il suo buio, la sua oscurità finalmente silenziosa…

Ti svegli la mattina con il sogno più bello della notte, Sissi, che era la tua ragazza, un sogno erotico, dove tu con lei passavi l’ultimo dell’anno assieme, a casa tua, in mansarda, o sul letto, mentre i tuoi guardavano, ma tu ti perdevi nei suoi occhi, nel suo sguardo, nel suo corpo, Sissi, la compagna cinesina dei tempi dell’università, che è un po’ di tempo che stai pensando di scriverle qualcosa, ma poi non scrivi perché tanto sai che il ragazzo lei ce l’ha già, un sardo dell’università che si erano innamorati in università, un sardo più ricco di te, più tranquillo, meno studioso che non si è neanche laureato e lavora alla rinascente, e allora non le scrivi, e ti ricordi solo il sogno della notte, quando rivedevi lei e il suo sguardo, la sua calma, che l’altro giorno quando passavi alla feltrinelli incrociavi una cinesina che le assomigliava, una cinesina bassa dal volto ovale e dai tratti leggeri, e invece era un’altra cinesina, in compagnia di un altro cinese, il suo tipo, e in quell’attimo ti saresti mangiato con gli occhi lei, la sosia di Sissi, che non era lei, che l’unica attrazione nella libreria era davvero lei, al di là dei libri che vedevi sulla religione, sull’antropologia, e che andavi oltre pensando al tuo libro sul sufismo, un libro che non è un libro, un po’ come quei libri zen sul buddhismo, trovare la verità al di là delle parole scritte, dei libri, e immaginavi un portale dalla luce bianca che andava oltre tutti quei libri, quelle scritte, e per un attimo ti sentivi salvo, se solo la voglia di Sissi non fosse scaturita dentro di te, non l’avessi mangiata con gli occhi, e ti perdevi, ti perdevi come nella notte il sogno di lei, di Sissi…

E stamattina non vai neanche al bar, per vedere Loena che fa il caffè, per comprare delle sigarette, di cui non hai bisogno, per verificare il tuo stato d’animo in mezzo agli altri, non hai voglia di andare al bar e non hai voglia di perderti in libri, in telegiornali in francese, oggi che è festa, festa dei lavoratori, e non c’è niente da fare, non sai se uscirai con gli amici questa sera, improbabile, ci si vedrà come ogni sabato sera, come l’ultimo sabato sera, dove si rideva e si scherzava, dove si stava bene, salvo poi tornare a casa di notte e strafarti di dolci, che quando mai, dicevi, il giorno dopo a correre, a stare a dieta, e anche oggi ti dici di stare a dieta, di caffè, di sigarette, di cibo, che cominci a dubitare che stai davvero bene, come dicevi a Saverio l’altro giorno, lì stavi bene perché eri sul lavoro, eri impegnato, non avevi mille grilli per la testa, questa tua mente che si disperde tra mille cose, libri, film, musica, lingue, quando non hai niente da fare, e vorresti qualcosa di preciso da fare, qualche occupazione, non del tempo libero che non sai come riempire, e lo riempi di caos impazzito e schizzato, e non vai al bar, che tanto un doppio caffè la mattina ti accorgi ormai che fa male, non ti preoccupi più degli oggetti nella stanza e del loro presunto significato simbolico, che tanto l’anima va oltre i simboli, quell’arte dell’anima che vive in te, quel programma audiovisivo incorporato in te che è la tua mente impazzita, e vorresti solo andare al di là di tutti i fenomeni, per rimanere con niente, trascendere il mondo di pulsioni e voglie di consumo, e quel libro della psicologia dei consumi ti aiuta a capire i meccanismi impazziti di questi oggetti simbolici da comprare, da disporre, e vai oltre trascendendo tutta questa economia simbolica, solo per rimanere con il nulla, per un attimo, e il sogno di Sissi nella notte che colora di immagini, di quel suo nero vestire, di quella sua pelle, e quei suoi occhi e capelli neri, che non sai più cosa fartene del mondo, degli oggetti, dei libri, dei film, delle canzoni, che rimane solo il sogno di lei, un sogno perduto che vorresti solo andare oltre scrivendole qualcosa che non le scriverai mai, e pensi che in fondo quel libro sul buddhismo, quel dizionarietto cinese con tutti gli ideogrammi del mondo possano bastare a trascendere questo tuo mondo dentro di te, e sogni solo il fana islamico sufico, il nirvana buddhista, approdare sulle soglie del niente per porre fine a questa energia e voglia di vivere che non trova sfogo, e sei stanco di sopprimere tutta questa energia, e non sai più come vivere, tra gli estremi dell’energia in eccesso, le soppressioni dell’anima, e le invasioni di nulla che aspetti, che il tuo stato d’animo è costantemente in ribollio, e non trova mai pace, eppure l’unica cosa che hai imparato è questa: attendere la quiete senza fare niente, al di là del sogno di Sissi…

Pensieri liberi, Visioni

E avresti voglia di vivere, ma non c’è nessuno e esplodi dentro di te…

Non capire più niente, in questi giorni di vacanza, Valeria la barista che ha sempre il sorriso come se fosse sempre davanti ai suoi figli, i cinesi che incroci al Carrefour mentre fai la spesa, lei vestita di Moschino, che sembrava giapponese, anche se troppo magra e slanciata per essere giapponese, secondo le mie categorie, e lui, il suo tipo, anche lui vestito bene, alla giapponese, giovani cinesi che si distinguono dalle vecchie generazioni più anonime nel vestire… e incrociare ieri alla fabbrica dei sapori un altro cinese, quarantenne, con le sue tre figlie piccole che mangiavano, e parlava in mandarino alle figlie, non in dialetto di Zhejiang come tutti gli altri cinesi e le altre cinesi qua attorno, lui, con il maglione rosso, 红,il colore della rivoluzione, dell’eccitazione, che anche oggi mi vestivo di un maglione rosso, dopo che vedevo Valeria e il caos si scatenava in me, con nella mente Kaylani Lei, Alice, Leida, Ana, e tutte le altre, e io che con i miei trentaquattro anni suonati mi proietto all’improvviso nei miei quarant’anni, dove immaginavo me stesso con una moglie cinesina e due figli e un figlio, sogno di una giornata di mezza primavera, io che quasi sogno di provarci con una bella cinesina anche per sfogare tutta questa lingua cinese che sto ripassando, tra libri e film, e quei bar di cinesi che mi stanno fottendo il cervello, tra Luna la cinquantenne bionda e Valeria, e Paolo, e Antonio, e Bruna, e Loena, e Miryam che non c’è più, che non si capisce più niente, se la mattina devo andare al bar a bere il caffè e comprare le sigarette, o sarebbe meglio lasciar perdere, come ieri quel cinese rifiutava di bere il caffè a fine pasto… questi caffè di troppo che non ci sto più dentro, sono sempre eccitato, su di giri, e penso troppo, che sarebbe meglio evitarli questi caffè, e tutte quelle sigarette, che stamattina recuperavo le due ore che non avevo dormito, dall 9 alle 11 circa, quando invece mi svegliavo alle 4, e non capivo più niente la mattina con tutta quella musica nuova casuale di youtube, muzika shqip, musica albanese, dei nuovi cantanti e delle nuove cantanti, che mi ritornava alla mente tutta la storia del comunismo e del post-comunismo che avevo studiato all’università, e deliravo tra modelli di civiltà e di consumi, e di stili di vita, e comparazioni di civiltà che non stavano in piedi, solo per due ore poi riuscivo a riposare, lasciando perdere le sigarette, i caffè, e sognavo solo ragazze erotiche e il sonno poi mi avvolgeva per dare sollievo ai miei pensieri impazziti, che non si capisce più niente… so solo che sono pieno di energia e di vita, ma manca la gente con cui parlare, con cui vivere, e adesso come adesso avrei solo bisogno di vivere, non so se con persone come quella cinesina vestita di Moschino, che mi ricordava l’amico Liao, anche lui cinese, vestito di Moschino, lui che sua moglie lavora in Montenapoleone, i nuovi cinesi… e sarei pieno di vita, solo che mi costa uscire con Barresi e sentire i suoi deliri da trentacinquenne che vive nelle case popolari con sua madre, il padre divorziato che vive da una vita lontano da loro, che convive con un’altra donna, Barresi e i suoi deliri di diventare miliardario inviando email e pubblicando foto su Instagram, lui e la sua fotografia d’artista, che copia e copia soltanto Araki, lui e i suoi deliri da pornografo… e per fortuna almeno c’è Fisichella, che almeno è laureato in filosofia e con lui si possono fare discorsi più seri e giusti, e mi ha anche consigliato Black Mirror, serie tv fantascientifica e distopica, che sto guardando questi giorni in inglese, lasciando perdere i libri e i film in cinese e quel libro sulla psicologia dei consumi, e quegli altri sullo zen e il buddhismo, che ultimamente non ci capisco più niente, non mi va neanche più di mettermi in meditazione/preghiera, che tanto poi i pensieri si invasano da soli e continuo a delirare tutto il giorno, e continuo a pensare troppo, e la mia mente diventa come un pozzo senza fine di cazzate che potrei vendere ai personaggi di Crozza, e vorrei solo riposare, riposare, che quasi mi farei di Valium per riposare e stordirmi, e perdere la voglia di vivere, solo perché non c’è nessuno con cui vivere, con cui condividere cose, dove uscire, andare da qualche parte, e mi dà fastidio avere tutta questa voglia di vita in primavera ed essere bloccato qui, tra questa gente, bloccato dentro di me, e vivo solo dentro di me, e neanche Alice, Ana e chissà chi sembrano bastarmi più, se solo ci fosse altra gente con cui vivere… e che sforzo sarà non prendersi il Valium o non ubriacarsi, e stare qui invece ad ascoltare la radio o guardare Black Mirror, e non vivere, e aver voglia di vivere ma non avere nessuno con cui vivere, che se solo fosse possibile mi farei amico di Bruna, Valeria e Paolo, o addirittura degli altri giovani turchi del parrucchiere luna e del kebab lì vicino al bar london, e vorrei davvero vivere ma non so con chi, e ultimamente mi stanno tutti stretti, o semplicemente non bastano più, e vorrei quasi tornare ad essere un po’ assonnato e depresso, solo per bere meno caffè e fumare meno sigarette, e vivere di più, ma non c’è nessuno con cui vivere, e non c’è nessun luogo, e quanto vorrei solo conoscere più persone, che quasi mi viene da rimpiangere quei giorni al bar dove almeno stavo assieme ad Alex e Shirin e Priscilla, e tutti gli altri clienti del bar, che almeno si viveva, forse, se solo attacchi di sconforto non mi avessero preso, come quasi tutte le volte che mi guardo allo specchio e vedo una faccia invecchiata, e mi perdo tra l’estetica della gente, che non so più quale sia il canone di bellezza, e mi comparo con modelli irraggiungibili, tra figure delle pubblicità e ideali religiosi che non è possibile realizzare, e maledico Eugenia e la sua follia salutista e la sua anoressia e il suo fanatismo religioso, che di danni in me ne hanno fatti davvero tanti, e mando tutto a quel paese, pensando che invocando l’Albania dell’anima contro tutti e tutto possa salvarmi, ma sono solo un vulcano di idee e frasi che non trovano una via d’uscita, un senso, una connessione, un criterio, e mi districo dentro di me impazzendo di parole, che davvero mi sopprimerei con uno zolpeduar o un po’ di valium, o qualcosa che mi faccia dormire, recuperare le ore di sonno che ultimamente non dormo più, e vorrei solo calmarmi, oppure vivere, ma non c’è via d’uscita… se solo avessi avuto voglia di vivere quei giorni al bar sarebbe stato tutto diverso, sarebbe bastato mettersi come obiettivo il vivere, semplicemente vivere, e tutto questo caos non sarebbe avvenuto, e invece sognano una quiete che non si trova mai… e sono ora solo indemoniato, che non c’è fine e non c’è sosta, non riesco a dormire, a riposare, e continuerei a consumare caffè e sigarette e musica, e non troverei mai fine a tutto questo, neanche se facessi ogni giorno un’ora di sport fino a sfinirmi, che sono stufo di strafarmi di caffè, sigarette, sport, film, musica, libri, che se solo avessi voluto vivere, se solo avessi come obiettivo vivere non starei qui a rodermi dentro di me, e non sapere più dove buttare la mia vita… “Ti devi porre un obiettivo”, mi diceva Alex, quale obiettivo non capivo, era uno solo: vivere… ma poi arriva il black metal dell’anima, e l’ortodossia dell’anima, il sufismo, cose che non stanno più in piedi, un autosopprimersi solo perché non c’è più nessuno con cui vivere, niente più gente con cui condividere cose, ed esplodo in me senza sapere dove buttare via tutta questa energia… vivere, vivere, vivere, che anche Saverio mi diceva che dovevo solo vivere, eppure qui non si vive, e se c’è una cosa che la primavera mi sta insegnando quest’anno è che vorrei vivere ma non c’è nessuno, se solo avessi un gruppo di amici più ampio, una relazione stabile con qualche ragazza, e invece qui è tutto spezzato dal lavoro e dalle vacanze, e dal tempo libero che non sai cosa fare, e ti stufi di libri, musica, film, e non c’è nessuno, e impazzisci dentro di te, e sei pieno di vita, ma e non sai più come e con chi vivere… sì, sarebbe stato meglio impegnarsi al bar e vivere, se solo invece di trovare la tranquillità assoluta dell’anima, l’apatia e il quietismo avessi scelto la vita e il suo caos, e invece allora sognavo solo di sopprimermi, ma sono pieno di vita, e non c’è nessuno con cui condividere, non c’è niente e nessuno, nessun luogo, e scoppio di vita che non sa più dove lanciarsi… troppo carico, troppo carico, come anche diceva Alex un giorno, troppo carico, e poi gli alti e bassi eccessivi, da un estremo all’alto, da un estremo all’altro, e ora impazzire e scoppiare dentro di me, e non sapere più come vivere, con chi vivere, cosa fare, dove buttare questa energia, e tra gli estremi di vita e soppressione di me stesso non so più cosa scegliere, e sei pieno di vita, ma non sai più come e con chi vivere, e quasi viaggeresti, sogneresti, ameresti, vivresti al cento per cento, diresti tutte le frasi che sai nelle altre lingue, ma non c’è niente, non c’è nessuno, non c’è nessun luogo, e avresti voglia di vivere, ma non c’è nessuno e esplodi dentro di te…

Pensieri liberi

Invaso di piacere…

Sentire il Barre ieri, che diceva che aveva passato le feste con i nipoti, neanche fosse Natale, un po’ anche per il tempo che sembrava davvero Natale, svegliarsi la mattina e ricordare ancora Alice e tutto l’erotismo che viene a illuminarti, la miriade di stimoli in questi giorni di festa che non sai più cosa fare, leggere i libri sul buddhismo, darti al tantrismo, perderti nelle immagini delle attrici pornografiche, guardare la televisione in lingue diverse, continuare Yukio Mishima, leggere Pelevin, darti alle notizie in altre lingue, non sapere più cosa consumare e forse allora darti al libro della psicologia dei consumi, che diceva che si consuma quando si vuole raggiungere un equilibrio, quando si vuole trovare qualcosa che soddisfi i tuoi bisogni, e in mezzo a questo tempo infinito delle feste, questi tre o quattro giorni, non sapere più come buttare via il tempo, se sentirsi eccitati, stimolati, o lasciare perdere tutti questi stimoli, tra cui anche studiare cinese, un po’ per colpa di Valeria, un po’ per colpa di Alice, e lasciare andare questa scia di stimoli che non sai più cosa fare… perdersi ieri nel pensare se andare al bar di Paolo o di Luna, immaginare discorsi che non ci sarebbero stati, comunicare la mia voglia di lingua cinese, mangiare all all you can eat, allenarsi per scaricarsi, lasciarsi andare a immaginari erotici per non pensare più, sentire tutta la vita che ritorna, i calcoli cabbalistici che non sussistono più, la vaga riminiscenza della vacuità in mezzo a tutti questi stimoli, e non sapere più, come un bambino che ha tempo indeterminato per giocare, a cosa darsi… recuperare le amicizie, sentirle ieri appunto, il Barre, chissà se questo sabato o quando si uscirà ancora, non sapere più come buttare via i soldi che mi hanno dato in extra per il lavoro delle ultime settimane, forse non spenderli, non avere bisogno di niente, tenerli lì per acquisti e uscite notturne future, ricordare Alice e tutto il piacere che provavo l’altra mattina ad ascoltare canzoni cinesi, vedere Luna, darsi a quegli ideogrammi che ricordano iscrizioni di immagini buddhiste e taoiste, darsi all’estremo oriente, l’antico ricordo del natale quando ero piccolo, dove davanti all’appartamento di mia zia c’era il negozio della massaggiatrice tailandese, il libro sull’arte buddhista e le immagini della Thailandia, tra quei templi dorati e le statue delle divinità buddhiste, un oro che mi invade, come i capelli di Luna che mi sviavano in quel terribile periodo di quest’autunno, questo inverno, la preoccupazione eccessiva per l’intervento ai denti del giudizio, la voglia di svagarmi e vedere Marina, il tilt che provavo quel giorno al bar bevendo la vodka e guardando Luna, che desideravo più lei che Marina, l’attrazione che ritornava verso le ragazze asiatiche, Alice… Ana che ormai mi comunica solo tristezza, la lingua romena che non voglio parlare con Leona, la lingua cinese che non voglio parlare con Paolo, Antonio e Valeria, e neanche con Dong Dong e Liao, amici ormai persi per colpa del bar, casino mentale totale, anche adesso, pieno di troppi stimoli e di un tempo indeterminato e di una vastità di scelte che alla fine decido di non scegliere niente, o scelgo, anzi, il niente… l’erotismo estremo orientale più forte di Marina, Alice più forte di marina, Ana più forte di Marina, la Russia che mi viene a noia, le lingue anche, non sapere più a cosa darsi, cosa fare, giornate a tempo indeterminato dove non sai più cosa consumare, neanche il libro della psicologia dei consumi, la spiritualità che si perde e si trasforma in erotismo, il caos mentale e i mille stimoli, che forse sto solo aspettando che smetta l’effetto del caffè, darsi quasi a Kaylani Lei, altro che consumo e consumo… Alice… che ancora ricordo l’altra notte e queste notti, dove avrei voglia di lei e basta, al di là delle cavolate che trovo scritte su quei libri sul buddhismo, al di là degli ideogrammi, di mangiare all all you can eat, giapponese, cinese, una carica di vita che mi prende, di energia, meglio così… allenarsi e scaricarsi, cercare di fumare di meno, darsi una controllata eppure sentire tutta la carica, che non sai più dove incanalare, forse da nessuna parte, attendere che la carica si scarichi, i libri sul buddhismo, l’arte buddhista, i testi in cinese, i film cinesi, o non so più che cosa, questo tempo indeterminato che fa saltare fuori tutti i possibili consumi, questa carica che sarebbe meglio uscire con gli amici, se solo non si uscisse solo il sabato sera, aspettare a tornare da Alice, o da Ana, tenersi la carica erotica, l’energia, gli stimoli, anche se già mi manca quella nottata erotica e la mattina del giorno dopo, ad ascoltare musica cinese e sentirsi rilassato, perso, in un paradiso erotico più forte di mille ascetismi, il piacere che mi invade e mi invadeva… lasciare perdere calcoli cabbalistici, frasi di testi religiosi, il piacere mi invade sopra ogni cosa, e non c’è niente per smorzare questa carica, questo piacere che mi invade, lasciarsi andare all’esageratezza di stimoli, lasciarli andare così, come se oggi avessi da fare in officina, in laboratorio, anche se non c’è niente da fare, e non sapere cosa fare, cosa consumare, essere solo invaso di piacere, forse darsi ancora alla musica cinese, al ricordo di Alice, ed essere invaso di piacere, essere invaso di piacere, che non so più a cosa e a chi darmi, essere solo invaso di piacere, e nell’indecisione di cosa consumare, essere ancora solo invaso di piacere…

Pensieri liberi, Visioni

E per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…

Ascoltare musica cinese, ieri, tutta la mattinata, dopo la nottata erotica con Alice, che volevo assolutamente vedere per togliermi l’incantesimo di Valeria, dopo tutte quelle mattine al bar, ascoltare la musica cinese e godere di quei suoni, di quel canto, perdersi nelle visioni post-erotiche, e ricordare anche il silenzio dell’altra barista cinese, bionda, Luna, che nel suo silenzio era più di mille parole in una mattinata dove dovevo ammettere di distogliere dalla mente la visione di Valeria… Valeria, che la sua presenza già si manifestava l’altra mattina, quando mi svegliavo dopo essermi ubriacato a causa dei capelli che avevo fatto tagliare, non più capelli lunghi, come quelli di Ana, di Valeria, di Alice, ma capelli corti, da uomo, che anche Bruna e Loena, e altre donne mi dicevano che stavo meglio così, quei lunghi capelli che mi ricordavano anche il periodo terribile al bar di Dong Dong, era ora di darci un taglio… mi svegliavo e mi accorgevo che il mio narcisismo da capelli lunghi era finito, e che l’incantesimo di quelle ragazze aveva fatto il suo corso, il suo corso così naturale che si perdeva con Ana, l’ultima volta, con Alice l’altra notte…

Che era normale finisse così dopo delle giornate perse tra barbieri turchi e pizzerie turche, anche di pasqua, quando scappavo di casa per il cibo immangiabile e piuttosto preferivo un panino felafel, là in quella pizzeria dove due giorni prima mi sentivo un sufi, quando quell’appuntamento con Saverio mi dicevano che saltava, e si apriva il tempo e l’infinito di questi giorni di vacanza, che camminavo per quelle vie, stavo seduto in pizzeria sentendomi un pascià, pensando ad Ana, sentendo dentro di me le sure del corano, pensando ad Ana e alle sue serie tv preferite, quelle turche… che mi ricordavano anche come il giorno prima dal parrucchiere turco sentivo Mustafa e l’altro romeno parlare: “Allora, cos’è!? Si vive una volta sola! Nella vita ci sono sole le donne e il cibo, il resto non conta!”, e Mustafa gli rispondeva: “Eh! Sei schiavo delle tue passioni! Io vivo due volte invece, anche dopo!”… che sembrava la scena di un film, anche se aspettavo due ore lì dal parrucchiere, due albanesi davanti a me, giovani, tamarri, che poi ne arrivava un terzo che si lamentava per finta del tempo d’attesa, gente abbastanza losca, vestita bene, ma comunque losca, pacchiana, e quei turchi che gli dicevano che c’era gente che aspettava da più tempo, e quello lì poi se ne andava con gli altri due che invece si erano messi d’accordo così… mi facevo tagliare i capelli e non facevo scena muta, scena inquietante, scambiavo due parole, sulla Juventus, su Cristiano Ronaldo, sulla Champions, su Ultimo, il cantante preferito di Loena, che quel giovane turco canticchiava, si scambiavano due parole e tutto diventava più gestibile, quella strana sensazione che si ha quando si è in mezzo a stranieri che non conosci neanche… poi c’era Bruna e le altre a fare i complimenti ai capelli, e quindi andava bene così, che poi quel turco lo ribeccavo proprio il giorno di pasqua, mi passava il panino dal bancone al tavolo, e quasi quasi mi sentivo meglio tra i turchi e gli albanesi e i cinesi che tra i miei amici italiani…

Gli amici italiani, che sabato non volevo vedere, loro e i loro discorsi soliti, tra ipocondria e amore delle cose vecchie, snobismo delle cose nuove, l’altro amico che l’altro giorno mi faceva incazzare per le sue improbabili sceneggiature ispirate al vangelo, di divinità nate da vergini e storie simili, che mi incazzavo e gli rispondevo male al telefono, giocando a recitare la parte dell’islamico, dell’ebreo e dell’ateo, per fargli capire che c’è il relativismo al di là delle storie religiose che ti raccontano e alle quali sei abituato in questo paese nel quale vivi… e mi incazzavo forse anche un po’ troppo, un po’ come quando si mette a parlare di Prince e Michael Jackson, e dei nuovi cantanti che a confronto non reggono, e discorsi simili, dove il vecchio è sempre meglio del nuovo, io che invece preferisco sempre le cose nuove alle cose vecchie… e così, un sabato che preferivo non uscire la sera, proprio per i soliti discorsi, per lo stress, per la stanchezza, e domenica quei cinque caffè mi facevano perdere la testa, che se non era per le macchine dei carabinieri che incrociavo mentre guidavo forse avrei ucciso qualcuno, talmente ero nervoso, per fortuna che poi c’era la corsa che mi calmava e anche Alice di notte, dopo innumerevoli giri dell’anima a vuoto alla ricerca di qualcosa che fermasse il delirare e l’eccitazione erotica che poi si liberava con Alice…

E per fortuna che c’è stata lei ad aprirmi gli occhi, a farmi liberare, che ora tutte quelle cose per le quali me la prendevo mi sembrano davvero delle inezie, e non mi va di star qui neanche a nominarle, a parte forse quei discorsi di Barre, lui e le sue notizie che collega e si crea storie che non stanno in piedi, come le sue improbabili sceneggiature, il mondo di finzione nel quale vive, convinto che possa diventare famoso e ricco mandando foto e email da casa sua senza farsi mai vedere, lui e l’altro amico che hanno anche paura ad attraversare la strada con il semaforo pedonale rosso, anche quando sulla strada non c’è evidentemente nessuno, loro e le loro teorie, come quella di Tinder che non ci vuole un attimo al giorno d’oggi, basta avere Tinder, come se la prostituzione non fosse il lavoro più antico del mondo, loro e le loro teorie sulle tipe, sulla musica, sui film, sulla gente in giro, insomma, i soliti discorsi, ecco che non mi interessano più e per un po’ non so neanch’io se farò a meno di loro o che cosa, so solo che voglio godermi questi liberarmi da mille pensieri, come anche da quel libro sulla psicologia dei consumi che stavo leggendo, quei libri sul buddhismo, o quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, quel telefilm cinese, che mi va solo di liberarmi di tutto e non pensare più a niente, tranne ad Alice che mi ha aperto gli occhi, dopo la folgorazione di Valeria…

E rimangono solo loro, Ana e Alice, a liberarmi da me stesso, mentre mi accorgo, leggendo qua e là libri, ragionando, di come anche la gente intorno a me non sia proprio del tutto a posto, ma lo sai che la gente in giro è davvero strana, e ognuno ha un po’ le sue, e il mondo va avanti lo stesso, senza per forza vedere sintomi dappertutto, esagerandoli o che cosa, e a volte basta anche un pranzo in un ristorante, come oggi all’all you can eat, per accorgersi di star prendendo scie estreme di pensiero, e che non c’è niente da esagerare o che cosa, basta non avere pensieri e vivere così come viene, al di là che quello sia mezzo maniaco, quell’altro ipocondriaco, quell’altra amica di mia madre traumatizzata per la morte di suo padre, quell’altro collega ossessionato dalla madre e via dicendo, che ognuno poi ha la sue particolarità, e va bene così, anche al di là dei libri di psicologia e delle proprie osservazioni e dei propri giudizi sugli altri…

E non so cosa farò, non so neanche se sentirò di nuovo gli amici nei prossimi giorni, se aspetterò di vedere Saverio, se mi metterò a leggere ancora quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, se lavorerò forte come ho lavorato settimana scorsa, su ponti e pedane, se mi perderò in finzioni, se rimarrò concentrato, o se mi sentirò un sufi ancora come l’altro giorno in pizzeria, o estasiato come ieri tra quelle canzoni e quel romanzo in cinese, o incazzato come qualche giorno prima, o chissà, soddisfatto dell’allenamento, o non so che cosa, e tutto andrà avanti lo stesso, forse come oggi dopo pranzo, con quell’immagine bianca di GuanYin che chiudeva l’estasi erotica del giorno prima, e quel libro di psicologia dei consumi, e quelle riflessioni su me e sugli altri, esagerazioni e non, e per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…

Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore…

“Oh, listen to them
The children of the night
What sweet music they make”
[From Bram Stoker’s “Dracula” (1897)]

May dreams be brought that I might reach…
The gentle strains of midnight speech
And frozen stars that gild the forest floor

Through the swirling snow
Volkh’s children come
To run with me, to hunt as one
To snatch the lambs of Christ
From where they fall…

From where they fall… to snatch the lamb of Christ… ancora, ancora una volta, tutta l’estasi di essere stato con Ana, la ragazzina romena che mi diceva che andrà in Inghilterra a settembre, che raccontava delle sue serie tv turche, quelle telenovela dove si amano, si ammazzano, finiscono in prigione, si lasciano… la Romania, l’Inghilterra, da romanzo ottocentesco, Dracula, il drago, il serpente, il demonio, quello che mi ha portato via nell’ultimo periodo, da quando decidevo di andare con sua sorella Alexia, e tutto il caos di impormi di non vederla più, Ana… Dracula, drac, che ora diventa drag, dragostea, amore, le sottili differenze di altre lingue, come quella canzone, dragostea din tei, amore dei gigli, m-amintesc ochii tai, mi ricordano i tuoi occhi, come Eugenia che è ritornata a farsi sentire su Facebook, su Instagram, lei che è scappata negli Stati Uniti a sposarsi come Oana era scappata in Italia, come Ana scapperà in Inghilterra, come quel film, Occident, di donne che prendono e lasciano tutto e scappano via, per sposarsi, per andare via dalla Romania, “In Romania si sta male”, diceva Ana una volta… e questa musica, che fa cortocircuito tra Ortodossia dell’anima e Black Metal inglese, la bandiera con la croce inglese, e la croce di Sant’Andrea, come l’altro fratello di Ana, di un anno, Andrei… tutto ritorna, il cerchio si chiude, dopo essere stato in un’altra dimensione da settembre a marzo, tra terrori chirurgici ed evasioni estremo orientali, ci voleva il volto di Ana, la sua bellezza, le sue parole, a farmi tornare a provare il piacere e il languore di essere con lei, l’erotismo e il languore… che tutto ora diventa un flusso di immagini e associazioni, come ogni volta capita dopo l’erotismo, quando il languore si impadronisce di te, e non sai più se ti stai facendo crescere i capelli per assomigliare a un cantante black metal e o ad un monaco ortodosso, quando non rimane più niente intorno a te, quando il mondo finisce e rimane solo l’amore per lei, come quando la vedevi seduta là nella macchina di sua sorella targata Romania, ad aspettare la fine della notte, nei suoi abiti da ragazza normale, quella draculità dell’anima che porti dentro, tra erotismo e languore, e sogni depressivi e neri, note black metal e canti ortodossi, quando ti vesti di nero perché non rimane più niente, neanche le icone ortodosse di quella chiesa dove cadevi in estasi, vent’anni fa, quando un’altra ragazzina romena ti si presentava davanti mentre tu stringevi il tuo dizionarietto di cinese italiano, come se fosse un grimoire esoterico da cui trarre le parole, e vent’anni dopo quel sogno si realizza nell’erotismo con lei, con Ana, che oggi al finire di leggere 1Q84 di Murakami vedevi in Aomame, lei, Ana, anche quando si suicidava, anche quando il protagonista Tengo andava al di là di suo padre, di sua madre, per cercare lei, chiunque lei sia, e qualcosa di più profondo del solo erotismo e del sole languore ti colpiva… quasi barcollare dall’estasi e dallo sviamento, dal languore, non sentire più bisogno di caffè che gli altri giorni ti facevano partire i nervi, insieme all’alcol, facendoti sentire dentro una canzone black metal, dove si urla come infestati dal demonio, e l’anima non ha pace, saltano tutti i nervi, e ogni connessione, solo per riprovare esperienze estatiche dove capivi che tutto era dovuto a quel demonio che ti infestava, anche le altre volte nei periodi dove stavi male, indipendentemente dalla notte, dalla strada, perché l’altro giorno altro non eri che al parco e in biblioteca, a farti, come un black metallaro, di alcol e caffè, senza riuscire a dormire come un barbone sulla panchina del parco, tra le piante, tra la natura, e il demonio si impossessava di te, come troppe volte nell’ultimo periodo… al di là del black metal, al di là dell’ortodossia dell’anima, c’era solo Ana e tutti i sentimenti e la carica erotica per lei, la ragazzina romena che ti ha sviato più di tutte nell’ultimo periodo, al di là di oggetti magici da posizionare attorno alla stanza che non è più tua, come dei cerchi magici, perché ora non c’è più luogo, tutto si apre come una primavera che sboccia, e non c’è più differenza tra giorno e notte, aperto e chiuso, e ti senti l’anima invasa di un languore che non sai definire, e ritrovi tutto il languore di un tempo, e non sai che fartene dei caffè, dell’alcol, della musica, e vivresti solo di queste sensazioni, perso per sempre tra le sue parole e quelle degli amici, e delle altre persone che ti sono passate affianco, e dei consigli altrui, e tutto era solo per lei, solo per lei, Ana, che fa rinascere il tempo e chiude il circolo indemoniato dell’ultimo periodo… non ti perderai come i tuoi amici dietro sogni e utopie di successo e fama e soldi, o di ragazze conosciute davanti ad uno schermo di un cellulare, a perderti inseguendo miraggi di puro ed esclusivo erotismo, ti perderai invece al confine tra un cantante black metal e un monaco ortodosso, dilaniato tra l’amore e il demonio, drac si dragoste… e perdi e riacquisti ancora la tua identità, dopo le ultime prove, gli ultimi giri nei mondi dei demoni, e rinasci a nuova vita in una domenica che non sai più neanche come chiamare, delle emozioni che non sai più come definire, e non scapperai più da te stesso alla ricerca di quieti d’altrove che non esistono, perché tutto era in te, per lei, Ana… e non saprai che fartene del pomeriggio, della notte, dei discorsi degli amici, di quelli con gli altri e dei tuoi genitori, andando oltre tutto, le parole parole della politica, gli stessi libri e le stesse altre dottrine, l’immaginario che scaturisce in te da questo languore, lo sviamento, la costruzione di divinità che diventavano idoli d’oro, oggetti magici, talismani, grimoire, quando in te vive solo l’amore per lei, e il demonio che si insidiava sempre sembra ora in esilio… con delle ali dorate su delle vesti nere cadi, from where they fall, cadi come un angelo caduto per sempre questa volta per lei, non per Alexia, non per Leida, non per Alina, e ti ricordi di allora, di quando c’era Katia, e non c’era la scuola, non c’era il lavoro, e le vertigini della libertà, delle giornate e delle settimane senza paletti, senza punti fissi, pura vertigine della libertà ti faceva provare lo stesso sviamento di oggi, tra litanie coraniche e canti ortodossi, deliri dell’anima e ricerche spasmodiche di sensi mistici, quando tutto era dovuto all’erotismo e al languore… ma non vorrai più perderti ora che hai trovato l’orientamento dell’anima, al di là di lei, dei periodi oscuri, del demonio che ti tormentava, e anche nelle vertigini della libertà sai ora trovare l’equilibrio… come quella gente che vedevi passeggiare ieri notte là a Milano tra le vie dell’Isola, coppiette varie, innamorati, non angeli caduti e perduti come me, disperati a volte di trovare un senso e una direzione in questa vita, capivi loro, il loro perdersi, il loro cadere, e il loro non perdersi più, tra le parole degli amici che scivolavano via, come insignificanti, appartenenti a mondi che non hanno conosciuto sviamenti, demoni sussurranti, abissi e vette, solo per rinascere insieme agli altri, alle altre nel ricordo di lei, in quel bicchiere di vino rosso che rifiutavi al Nord-Est, al di là di quell’altro barista dai capelli lunghi come Cristo che ti serviva la birra il giorno prima, al di là della stessa cameriera bionda, delle donne che vedevi stamattina al bar, del silenzio che fa parte di te, per non perderti e disorientarti tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore… che ti vengono in mente mille cose come fasci di luce e sinestesie musicali e linguistiche, tutto che fa parte del languore quando il demonio stessa si dissolve in un languore senza fine, e l’angelo caduto in te sembra tornare a sentire la divinità, tutto per lei, per l’erotismo per Ana, al di là di tutte quelle che ricordi, Andra, Xhuliana, Alina, Leida, Alexia, Katia… ti ricordi ancora le estasi dello sviamento, del languore, dell’estasi, sai dove va sempre la tua anima ogni volta, e questa volta si libera, sa di essere se stessa, sa che basterebbe pensare a lei, ad Ana, dove sarà, cosa farà, quando sarà, chi sarà, come, come ai tempi di Katia, lo sviamento in te e la sua realtà là fuori, chissà dove, la fantasia e i deliri senza limiti, i mondi paralleli, le cose che non esistono e la fine del mondo, della fantasia, dell’irrealtà, là dove cala un sipario nero e una luce bianca, tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore, perderti ancora e ritrovarti, in tutto il languore per lei, Ana…