Pensieri liberi, Visioni

E per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…

Ascoltare musica cinese, ieri, tutta la mattinata, dopo la nottata erotica con Alice, che volevo assolutamente vedere per togliermi l’incantesimo di Valeria, dopo tutte quelle mattine al bar, ascoltare la musica cinese e godere di quei suoni, di quel canto, perdersi nelle visioni post-erotiche, e ricordare anche il silenzio dell’altra barista cinese, bionda, Luna, che nel suo silenzio era più di mille parole in una mattinata dove dovevo ammettere di distogliere dalla mente la visione di Valeria… Valeria, che la sua presenza già si manifestava l’altra mattina, quando mi svegliavo dopo essermi ubriacato a causa dei capelli che avevo fatto tagliare, non più capelli lunghi, come quelli di Ana, di Valeria, di Alice, ma capelli corti, da uomo, che anche Bruna e Loena, e altre donne mi dicevano che stavo meglio così, quei lunghi capelli che mi ricordavano anche il periodo terribile al bar di Dong Dong, era ora di darci un taglio… mi svegliavo e mi accorgevo che il mio narcisismo da capelli lunghi era finito, e che l’incantesimo di quelle ragazze aveva fatto il suo corso, il suo corso così naturale che si perdeva con Ana, l’ultima volta, con Alice l’altra notte…

Che era normale finisse così dopo delle giornate perse tra barbieri turchi e pizzerie turche, anche di pasqua, quando scappavo di casa per il cibo immangiabile e piuttosto preferivo un panino felafel, là in quella pizzeria dove due giorni prima mi sentivo un sufi, quando quell’appuntamento con Saverio mi dicevano che saltava, e si apriva il tempo e l’infinito di questi giorni di vacanza, che camminavo per quelle vie, stavo seduto in pizzeria sentendomi un pascià, pensando ad Ana, sentendo dentro di me le sure del corano, pensando ad Ana e alle sue serie tv preferite, quelle turche… che mi ricordavano anche come il giorno prima dal parrucchiere turco sentivo Mustafa e l’altro romeno parlare: “Allora, cos’è!? Si vive una volta sola! Nella vita ci sono sole le donne e il cibo, il resto non conta!”, e Mustafa gli rispondeva: “Eh! Sei schiavo delle tue passioni! Io vivo due volte invece, anche dopo!”… che sembrava la scena di un film, anche se aspettavo due ore lì dal parrucchiere, due albanesi davanti a me, giovani, tamarri, che poi ne arrivava un terzo che si lamentava per finta del tempo d’attesa, gente abbastanza losca, vestita bene, ma comunque losca, pacchiana, e quei turchi che gli dicevano che c’era gente che aspettava da più tempo, e quello lì poi se ne andava con gli altri due che invece si erano messi d’accordo così… mi facevo tagliare i capelli e non facevo scena muta, scena inquietante, scambiavo due parole, sulla Juventus, su Cristiano Ronaldo, sulla Champions, su Ultimo, il cantante preferito di Loena, che quel giovane turco canticchiava, si scambiavano due parole e tutto diventava più gestibile, quella strana sensazione che si ha quando si è in mezzo a stranieri che non conosci neanche… poi c’era Bruna e le altre a fare i complimenti ai capelli, e quindi andava bene così, che poi quel turco lo ribeccavo proprio il giorno di pasqua, mi passava il panino dal bancone al tavolo, e quasi quasi mi sentivo meglio tra i turchi e gli albanesi e i cinesi che tra i miei amici italiani…

Gli amici italiani, che sabato non volevo vedere, loro e i loro discorsi soliti, tra ipocondria e amore delle cose vecchie, snobismo delle cose nuove, l’altro amico che l’altro giorno mi faceva incazzare per le sue improbabili sceneggiature ispirate al vangelo, di divinità nate da vergini e storie simili, che mi incazzavo e gli rispondevo male al telefono, giocando a recitare la parte dell’islamico, dell’ebreo e dell’ateo, per fargli capire che c’è il relativismo al di là delle storie religiose che ti raccontano e alle quali sei abituato in questo paese nel quale vivi… e mi incazzavo forse anche un po’ troppo, un po’ come quando si mette a parlare di Prince e Michael Jackson, e dei nuovi cantanti che a confronto non reggono, e discorsi simili, dove il vecchio è sempre meglio del nuovo, io che invece preferisco sempre le cose nuove alle cose vecchie… e così, un sabato che preferivo non uscire la sera, proprio per i soliti discorsi, per lo stress, per la stanchezza, e domenica quei cinque caffè mi facevano perdere la testa, che se non era per le macchine dei carabinieri che incrociavo mentre guidavo forse avrei ucciso qualcuno, talmente ero nervoso, per fortuna che poi c’era la corsa che mi calmava e anche Alice di notte, dopo innumerevoli giri dell’anima a vuoto alla ricerca di qualcosa che fermasse il delirare e l’eccitazione erotica che poi si liberava con Alice…

E per fortuna che c’è stata lei ad aprirmi gli occhi, a farmi liberare, che ora tutte quelle cose per le quali me la prendevo mi sembrano davvero delle inezie, e non mi va di star qui neanche a nominarle, a parte forse quei discorsi di Barre, lui e le sue notizie che collega e si crea storie che non stanno in piedi, come le sue improbabili sceneggiature, il mondo di finzione nel quale vive, convinto che possa diventare famoso e ricco mandando foto e email da casa sua senza farsi mai vedere, lui e l’altro amico che hanno anche paura ad attraversare la strada con il semaforo pedonale rosso, anche quando sulla strada non c’è evidentemente nessuno, loro e le loro teorie, come quella di Tinder che non ci vuole un attimo al giorno d’oggi, basta avere Tinder, come se la prostituzione non fosse il lavoro più antico del mondo, loro e le loro teorie sulle tipe, sulla musica, sui film, sulla gente in giro, insomma, i soliti discorsi, ecco che non mi interessano più e per un po’ non so neanch’io se farò a meno di loro o che cosa, so solo che voglio godermi questi liberarmi da mille pensieri, come anche da quel libro sulla psicologia dei consumi che stavo leggendo, quei libri sul buddhismo, o quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, quel telefilm cinese, che mi va solo di liberarmi di tutto e non pensare più a niente, tranne ad Alice che mi ha aperto gli occhi, dopo la folgorazione di Valeria…

E rimangono solo loro, Ana e Alice, a liberarmi da me stesso, mentre mi accorgo, leggendo qua e là libri, ragionando, di come anche la gente intorno a me non sia proprio del tutto a posto, ma lo sai che la gente in giro è davvero strana, e ognuno ha un po’ le sue, e il mondo va avanti lo stesso, senza per forza vedere sintomi dappertutto, esagerandoli o che cosa, e a volte basta anche un pranzo in un ristorante, come oggi all’all you can eat, per accorgersi di star prendendo scie estreme di pensiero, e che non c’è niente da esagerare o che cosa, basta non avere pensieri e vivere così come viene, al di là che quello sia mezzo maniaco, quell’altro ipocondriaco, quell’altra amica di mia madre traumatizzata per la morte di suo padre, quell’altro collega ossessionato dalla madre e via dicendo, che ognuno poi ha la sue particolarità, e va bene così, anche al di là dei libri di psicologia e delle proprie osservazioni e dei propri giudizi sugli altri…

E non so cosa farò, non so neanche se sentirò di nuovo gli amici nei prossimi giorni, se aspetterò di vedere Saverio, se mi metterò a leggere ancora quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, se lavorerò forte come ho lavorato settimana scorsa, su ponti e pedane, se mi perderò in finzioni, se rimarrò concentrato, o se mi sentirò un sufi ancora come l’altro giorno in pizzeria, o estasiato come ieri tra quelle canzoni e quel romanzo in cinese, o incazzato come qualche giorno prima, o chissà, soddisfatto dell’allenamento, o non so che cosa, e tutto andrà avanti lo stesso, forse come oggi dopo pranzo, con quell’immagine bianca di GuanYin che chiudeva l’estasi erotica del giorno prima, e quel libro di psicologia dei consumi, e quelle riflessioni su me e sugli altri, esagerazioni e non, e per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…

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