Pensieri liberi, Visioni

E avresti voglia di vivere, ma non c’è nessuno e esplodi dentro di te…

Non capire più niente, in questi giorni di vacanza, Valeria la barista che ha sempre il sorriso come se fosse sempre davanti ai suoi figli, i cinesi che incroci al Carrefour mentre fai la spesa, lei vestita di Moschino, che sembrava giapponese, anche se troppo magra e slanciata per essere giapponese, secondo le mie categorie, e lui, il suo tipo, anche lui vestito bene, alla giapponese, giovani cinesi che si distinguono dalle vecchie generazioni più anonime nel vestire… e incrociare ieri alla fabbrica dei sapori un altro cinese, quarantenne, con le sue tre figlie piccole che mangiavano, e parlava in mandarino alle figlie, non in dialetto di Zhejiang come tutti gli altri cinesi e le altre cinesi qua attorno, lui, con il maglione rosso, 红,il colore della rivoluzione, dell’eccitazione, che anche oggi mi vestivo di un maglione rosso, dopo che vedevo Valeria e il caos si scatenava in me, con nella mente Kaylani Lei, Alice, Leida, Ana, e tutte le altre, e io che con i miei trentaquattro anni suonati mi proietto all’improvviso nei miei quarant’anni, dove immaginavo me stesso con una moglie cinesina e due figli e un figlio, sogno di una giornata di mezza primavera, io che quasi sogno di provarci con una bella cinesina anche per sfogare tutta questa lingua cinese che sto ripassando, tra libri e film, e quei bar di cinesi che mi stanno fottendo il cervello, tra Luna la cinquantenne bionda e Valeria, e Paolo, e Antonio, e Bruna, e Loena, e Miryam che non c’è più, che non si capisce più niente, se la mattina devo andare al bar a bere il caffè e comprare le sigarette, o sarebbe meglio lasciar perdere, come ieri quel cinese rifiutava di bere il caffè a fine pasto… questi caffè di troppo che non ci sto più dentro, sono sempre eccitato, su di giri, e penso troppo, che sarebbe meglio evitarli questi caffè, e tutte quelle sigarette, che stamattina recuperavo le due ore che non avevo dormito, dall 9 alle 11 circa, quando invece mi svegliavo alle 4, e non capivo più niente la mattina con tutta quella musica nuova casuale di youtube, muzika shqip, musica albanese, dei nuovi cantanti e delle nuove cantanti, che mi ritornava alla mente tutta la storia del comunismo e del post-comunismo che avevo studiato all’università, e deliravo tra modelli di civiltà e di consumi, e di stili di vita, e comparazioni di civiltà che non stavano in piedi, solo per due ore poi riuscivo a riposare, lasciando perdere le sigarette, i caffè, e sognavo solo ragazze erotiche e il sonno poi mi avvolgeva per dare sollievo ai miei pensieri impazziti, che non si capisce più niente… so solo che sono pieno di energia e di vita, ma manca la gente con cui parlare, con cui vivere, e adesso come adesso avrei solo bisogno di vivere, non so se con persone come quella cinesina vestita di Moschino, che mi ricordava l’amico Liao, anche lui cinese, vestito di Moschino, lui che sua moglie lavora in Montenapoleone, i nuovi cinesi… e sarei pieno di vita, solo che mi costa uscire con Barresi e sentire i suoi deliri da trentacinquenne che vive nelle case popolari con sua madre, il padre divorziato che vive da una vita lontano da loro, che convive con un’altra donna, Barresi e i suoi deliri di diventare miliardario inviando email e pubblicando foto su Instagram, lui e la sua fotografia d’artista, che copia e copia soltanto Araki, lui e i suoi deliri da pornografo… e per fortuna almeno c’è Fisichella, che almeno è laureato in filosofia e con lui si possono fare discorsi più seri e giusti, e mi ha anche consigliato Black Mirror, serie tv fantascientifica e distopica, che sto guardando questi giorni in inglese, lasciando perdere i libri e i film in cinese e quel libro sulla psicologia dei consumi, e quegli altri sullo zen e il buddhismo, che ultimamente non ci capisco più niente, non mi va neanche più di mettermi in meditazione/preghiera, che tanto poi i pensieri si invasano da soli e continuo a delirare tutto il giorno, e continuo a pensare troppo, e la mia mente diventa come un pozzo senza fine di cazzate che potrei vendere ai personaggi di Crozza, e vorrei solo riposare, riposare, che quasi mi farei di Valium per riposare e stordirmi, e perdere la voglia di vivere, solo perché non c’è nessuno con cui vivere, con cui condividere cose, dove uscire, andare da qualche parte, e mi dà fastidio avere tutta questa voglia di vita in primavera ed essere bloccato qui, tra questa gente, bloccato dentro di me, e vivo solo dentro di me, e neanche Alice, Ana e chissà chi sembrano bastarmi più, se solo ci fosse altra gente con cui vivere… e che sforzo sarà non prendersi il Valium o non ubriacarsi, e stare qui invece ad ascoltare la radio o guardare Black Mirror, e non vivere, e aver voglia di vivere ma non avere nessuno con cui vivere, che se solo fosse possibile mi farei amico di Bruna, Valeria e Paolo, o addirittura degli altri giovani turchi del parrucchiere luna e del kebab lì vicino al bar london, e vorrei davvero vivere ma non so con chi, e ultimamente mi stanno tutti stretti, o semplicemente non bastano più, e vorrei quasi tornare ad essere un po’ assonnato e depresso, solo per bere meno caffè e fumare meno sigarette, e vivere di più, ma non c’è nessuno con cui vivere, e non c’è nessun luogo, e quanto vorrei solo conoscere più persone, che quasi mi viene da rimpiangere quei giorni al bar dove almeno stavo assieme ad Alex e Shirin e Priscilla, e tutti gli altri clienti del bar, che almeno si viveva, forse, se solo attacchi di sconforto non mi avessero preso, come quasi tutte le volte che mi guardo allo specchio e vedo una faccia invecchiata, e mi perdo tra l’estetica della gente, che non so più quale sia il canone di bellezza, e mi comparo con modelli irraggiungibili, tra figure delle pubblicità e ideali religiosi che non è possibile realizzare, e maledico Eugenia e la sua follia salutista e la sua anoressia e il suo fanatismo religioso, che di danni in me ne hanno fatti davvero tanti, e mando tutto a quel paese, pensando che invocando l’Albania dell’anima contro tutti e tutto possa salvarmi, ma sono solo un vulcano di idee e frasi che non trovano una via d’uscita, un senso, una connessione, un criterio, e mi districo dentro di me impazzendo di parole, che davvero mi sopprimerei con uno zolpeduar o un po’ di valium, o qualcosa che mi faccia dormire, recuperare le ore di sonno che ultimamente non dormo più, e vorrei solo calmarmi, oppure vivere, ma non c’è via d’uscita… se solo avessi avuto voglia di vivere quei giorni al bar sarebbe stato tutto diverso, sarebbe bastato mettersi come obiettivo il vivere, semplicemente vivere, e tutto questo caos non sarebbe avvenuto, e invece sognano una quiete che non si trova mai… e sono ora solo indemoniato, che non c’è fine e non c’è sosta, non riesco a dormire, a riposare, e continuerei a consumare caffè e sigarette e musica, e non troverei mai fine a tutto questo, neanche se facessi ogni giorno un’ora di sport fino a sfinirmi, che sono stufo di strafarmi di caffè, sigarette, sport, film, musica, libri, che se solo avessi voluto vivere, se solo avessi come obiettivo vivere non starei qui a rodermi dentro di me, e non sapere più dove buttare la mia vita… “Ti devi porre un obiettivo”, mi diceva Alex, quale obiettivo non capivo, era uno solo: vivere… ma poi arriva il black metal dell’anima, e l’ortodossia dell’anima, il sufismo, cose che non stanno più in piedi, un autosopprimersi solo perché non c’è più nessuno con cui vivere, niente più gente con cui condividere cose, ed esplodo in me senza sapere dove buttare via tutta questa energia… vivere, vivere, vivere, che anche Saverio mi diceva che dovevo solo vivere, eppure qui non si vive, e se c’è una cosa che la primavera mi sta insegnando quest’anno è che vorrei vivere ma non c’è nessuno, se solo avessi un gruppo di amici più ampio, una relazione stabile con qualche ragazza, e invece qui è tutto spezzato dal lavoro e dalle vacanze, e dal tempo libero che non sai cosa fare, e ti stufi di libri, musica, film, e non c’è nessuno, e impazzisci dentro di te, e sei pieno di vita, ma e non sai più come e con chi vivere… sì, sarebbe stato meglio impegnarsi al bar e vivere, se solo invece di trovare la tranquillità assoluta dell’anima, l’apatia e il quietismo avessi scelto la vita e il suo caos, e invece allora sognavo solo di sopprimermi, ma sono pieno di vita, e non c’è nessuno con cui condividere, non c’è niente e nessuno, nessun luogo, e scoppio di vita che non sa più dove lanciarsi… troppo carico, troppo carico, come anche diceva Alex un giorno, troppo carico, e poi gli alti e bassi eccessivi, da un estremo all’alto, da un estremo all’altro, e ora impazzire e scoppiare dentro di me, e non sapere più come vivere, con chi vivere, cosa fare, dove buttare questa energia, e tra gli estremi di vita e soppressione di me stesso non so più cosa scegliere, e sei pieno di vita, ma non sai più come e con chi vivere, e quasi viaggeresti, sogneresti, ameresti, vivresti al cento per cento, diresti tutte le frasi che sai nelle altre lingue, ma non c’è niente, non c’è nessuno, non c’è nessun luogo, e avresti voglia di vivere, ma non c’è nessuno e esplodi dentro di te…

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Pensieri liberi

Invaso di piacere…

Sentire il Barre ieri, che diceva che aveva passato le feste con i nipoti, neanche fosse Natale, un po’ anche per il tempo che sembrava davvero Natale, svegliarsi la mattina e ricordare ancora Alice e tutto l’erotismo che viene a illuminarti, la miriade di stimoli in questi giorni di festa che non sai più cosa fare, leggere i libri sul buddhismo, darti al tantrismo, perderti nelle immagini delle attrici pornografiche, guardare la televisione in lingue diverse, continuare Yukio Mishima, leggere Pelevin, darti alle notizie in altre lingue, non sapere più cosa consumare e forse allora darti al libro della psicologia dei consumi, che diceva che si consuma quando si vuole raggiungere un equilibrio, quando si vuole trovare qualcosa che soddisfi i tuoi bisogni, e in mezzo a questo tempo infinito delle feste, questi tre o quattro giorni, non sapere più come buttare via il tempo, se sentirsi eccitati, stimolati, o lasciare perdere tutti questi stimoli, tra cui anche studiare cinese, un po’ per colpa di Valeria, un po’ per colpa di Alice, e lasciare andare questa scia di stimoli che non sai più cosa fare… perdersi ieri nel pensare se andare al bar di Paolo o di Luna, immaginare discorsi che non ci sarebbero stati, comunicare la mia voglia di lingua cinese, mangiare all all you can eat, allenarsi per scaricarsi, lasciarsi andare a immaginari erotici per non pensare più, sentire tutta la vita che ritorna, i calcoli cabbalistici che non sussistono più, la vaga riminiscenza della vacuità in mezzo a tutti questi stimoli, e non sapere più, come un bambino che ha tempo indeterminato per giocare, a cosa darsi… recuperare le amicizie, sentirle ieri appunto, il Barre, chissà se questo sabato o quando si uscirà ancora, non sapere più come buttare via i soldi che mi hanno dato in extra per il lavoro delle ultime settimane, forse non spenderli, non avere bisogno di niente, tenerli lì per acquisti e uscite notturne future, ricordare Alice e tutto il piacere che provavo l’altra mattina ad ascoltare canzoni cinesi, vedere Luna, darsi a quegli ideogrammi che ricordano iscrizioni di immagini buddhiste e taoiste, darsi all’estremo oriente, l’antico ricordo del natale quando ero piccolo, dove davanti all’appartamento di mia zia c’era il negozio della massaggiatrice tailandese, il libro sull’arte buddhista e le immagini della Thailandia, tra quei templi dorati e le statue delle divinità buddhiste, un oro che mi invade, come i capelli di Luna che mi sviavano in quel terribile periodo di quest’autunno, questo inverno, la preoccupazione eccessiva per l’intervento ai denti del giudizio, la voglia di svagarmi e vedere Marina, il tilt che provavo quel giorno al bar bevendo la vodka e guardando Luna, che desideravo più lei che Marina, l’attrazione che ritornava verso le ragazze asiatiche, Alice… Ana che ormai mi comunica solo tristezza, la lingua romena che non voglio parlare con Leona, la lingua cinese che non voglio parlare con Paolo, Antonio e Valeria, e neanche con Dong Dong e Liao, amici ormai persi per colpa del bar, casino mentale totale, anche adesso, pieno di troppi stimoli e di un tempo indeterminato e di una vastità di scelte che alla fine decido di non scegliere niente, o scelgo, anzi, il niente… l’erotismo estremo orientale più forte di Marina, Alice più forte di marina, Ana più forte di Marina, la Russia che mi viene a noia, le lingue anche, non sapere più a cosa darsi, cosa fare, giornate a tempo indeterminato dove non sai più cosa consumare, neanche il libro della psicologia dei consumi, la spiritualità che si perde e si trasforma in erotismo, il caos mentale e i mille stimoli, che forse sto solo aspettando che smetta l’effetto del caffè, darsi quasi a Kaylani Lei, altro che consumo e consumo… Alice… che ancora ricordo l’altra notte e queste notti, dove avrei voglia di lei e basta, al di là delle cavolate che trovo scritte su quei libri sul buddhismo, al di là degli ideogrammi, di mangiare all all you can eat, giapponese, cinese, una carica di vita che mi prende, di energia, meglio così… allenarsi e scaricarsi, cercare di fumare di meno, darsi una controllata eppure sentire tutta la carica, che non sai più dove incanalare, forse da nessuna parte, attendere che la carica si scarichi, i libri sul buddhismo, l’arte buddhista, i testi in cinese, i film cinesi, o non so più che cosa, questo tempo indeterminato che fa saltare fuori tutti i possibili consumi, questa carica che sarebbe meglio uscire con gli amici, se solo non si uscisse solo il sabato sera, aspettare a tornare da Alice, o da Ana, tenersi la carica erotica, l’energia, gli stimoli, anche se già mi manca quella nottata erotica e la mattina del giorno dopo, ad ascoltare musica cinese e sentirsi rilassato, perso, in un paradiso erotico più forte di mille ascetismi, il piacere che mi invade e mi invadeva… lasciare perdere calcoli cabbalistici, frasi di testi religiosi, il piacere mi invade sopra ogni cosa, e non c’è niente per smorzare questa carica, questo piacere che mi invade, lasciarsi andare all’esageratezza di stimoli, lasciarli andare così, come se oggi avessi da fare in officina, in laboratorio, anche se non c’è niente da fare, e non sapere cosa fare, cosa consumare, essere solo invaso di piacere, forse darsi ancora alla musica cinese, al ricordo di Alice, ed essere invaso di piacere, essere invaso di piacere, che non so più a cosa e a chi darmi, essere solo invaso di piacere, e nell’indecisione di cosa consumare, essere ancora solo invaso di piacere…

Pensieri liberi, Visioni

E per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…

Ascoltare musica cinese, ieri, tutta la mattinata, dopo la nottata erotica con Alice, che volevo assolutamente vedere per togliermi l’incantesimo di Valeria, dopo tutte quelle mattine al bar, ascoltare la musica cinese e godere di quei suoni, di quel canto, perdersi nelle visioni post-erotiche, e ricordare anche il silenzio dell’altra barista cinese, bionda, Luna, che nel suo silenzio era più di mille parole in una mattinata dove dovevo ammettere di distogliere dalla mente la visione di Valeria… Valeria, che la sua presenza già si manifestava l’altra mattina, quando mi svegliavo dopo essermi ubriacato a causa dei capelli che avevo fatto tagliare, non più capelli lunghi, come quelli di Ana, di Valeria, di Alice, ma capelli corti, da uomo, che anche Bruna e Loena, e altre donne mi dicevano che stavo meglio così, quei lunghi capelli che mi ricordavano anche il periodo terribile al bar di Dong Dong, era ora di darci un taglio… mi svegliavo e mi accorgevo che il mio narcisismo da capelli lunghi era finito, e che l’incantesimo di quelle ragazze aveva fatto il suo corso, il suo corso così naturale che si perdeva con Ana, l’ultima volta, con Alice l’altra notte…

Che era normale finisse così dopo delle giornate perse tra barbieri turchi e pizzerie turche, anche di pasqua, quando scappavo di casa per il cibo immangiabile e piuttosto preferivo un panino felafel, là in quella pizzeria dove due giorni prima mi sentivo un sufi, quando quell’appuntamento con Saverio mi dicevano che saltava, e si apriva il tempo e l’infinito di questi giorni di vacanza, che camminavo per quelle vie, stavo seduto in pizzeria sentendomi un pascià, pensando ad Ana, sentendo dentro di me le sure del corano, pensando ad Ana e alle sue serie tv preferite, quelle turche… che mi ricordavano anche come il giorno prima dal parrucchiere turco sentivo Mustafa e l’altro romeno parlare: “Allora, cos’è!? Si vive una volta sola! Nella vita ci sono sole le donne e il cibo, il resto non conta!”, e Mustafa gli rispondeva: “Eh! Sei schiavo delle tue passioni! Io vivo due volte invece, anche dopo!”… che sembrava la scena di un film, anche se aspettavo due ore lì dal parrucchiere, due albanesi davanti a me, giovani, tamarri, che poi ne arrivava un terzo che si lamentava per finta del tempo d’attesa, gente abbastanza losca, vestita bene, ma comunque losca, pacchiana, e quei turchi che gli dicevano che c’era gente che aspettava da più tempo, e quello lì poi se ne andava con gli altri due che invece si erano messi d’accordo così… mi facevo tagliare i capelli e non facevo scena muta, scena inquietante, scambiavo due parole, sulla Juventus, su Cristiano Ronaldo, sulla Champions, su Ultimo, il cantante preferito di Loena, che quel giovane turco canticchiava, si scambiavano due parole e tutto diventava più gestibile, quella strana sensazione che si ha quando si è in mezzo a stranieri che non conosci neanche… poi c’era Bruna e le altre a fare i complimenti ai capelli, e quindi andava bene così, che poi quel turco lo ribeccavo proprio il giorno di pasqua, mi passava il panino dal bancone al tavolo, e quasi quasi mi sentivo meglio tra i turchi e gli albanesi e i cinesi che tra i miei amici italiani…

Gli amici italiani, che sabato non volevo vedere, loro e i loro discorsi soliti, tra ipocondria e amore delle cose vecchie, snobismo delle cose nuove, l’altro amico che l’altro giorno mi faceva incazzare per le sue improbabili sceneggiature ispirate al vangelo, di divinità nate da vergini e storie simili, che mi incazzavo e gli rispondevo male al telefono, giocando a recitare la parte dell’islamico, dell’ebreo e dell’ateo, per fargli capire che c’è il relativismo al di là delle storie religiose che ti raccontano e alle quali sei abituato in questo paese nel quale vivi… e mi incazzavo forse anche un po’ troppo, un po’ come quando si mette a parlare di Prince e Michael Jackson, e dei nuovi cantanti che a confronto non reggono, e discorsi simili, dove il vecchio è sempre meglio del nuovo, io che invece preferisco sempre le cose nuove alle cose vecchie… e così, un sabato che preferivo non uscire la sera, proprio per i soliti discorsi, per lo stress, per la stanchezza, e domenica quei cinque caffè mi facevano perdere la testa, che se non era per le macchine dei carabinieri che incrociavo mentre guidavo forse avrei ucciso qualcuno, talmente ero nervoso, per fortuna che poi c’era la corsa che mi calmava e anche Alice di notte, dopo innumerevoli giri dell’anima a vuoto alla ricerca di qualcosa che fermasse il delirare e l’eccitazione erotica che poi si liberava con Alice…

E per fortuna che c’è stata lei ad aprirmi gli occhi, a farmi liberare, che ora tutte quelle cose per le quali me la prendevo mi sembrano davvero delle inezie, e non mi va di star qui neanche a nominarle, a parte forse quei discorsi di Barre, lui e le sue notizie che collega e si crea storie che non stanno in piedi, come le sue improbabili sceneggiature, il mondo di finzione nel quale vive, convinto che possa diventare famoso e ricco mandando foto e email da casa sua senza farsi mai vedere, lui e l’altro amico che hanno anche paura ad attraversare la strada con il semaforo pedonale rosso, anche quando sulla strada non c’è evidentemente nessuno, loro e le loro teorie, come quella di Tinder che non ci vuole un attimo al giorno d’oggi, basta avere Tinder, come se la prostituzione non fosse il lavoro più antico del mondo, loro e le loro teorie sulle tipe, sulla musica, sui film, sulla gente in giro, insomma, i soliti discorsi, ecco che non mi interessano più e per un po’ non so neanch’io se farò a meno di loro o che cosa, so solo che voglio godermi questi liberarmi da mille pensieri, come anche da quel libro sulla psicologia dei consumi che stavo leggendo, quei libri sul buddhismo, o quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, quel telefilm cinese, che mi va solo di liberarmi di tutto e non pensare più a niente, tranne ad Alice che mi ha aperto gli occhi, dopo la folgorazione di Valeria…

E rimangono solo loro, Ana e Alice, a liberarmi da me stesso, mentre mi accorgo, leggendo qua e là libri, ragionando, di come anche la gente intorno a me non sia proprio del tutto a posto, ma lo sai che la gente in giro è davvero strana, e ognuno ha un po’ le sue, e il mondo va avanti lo stesso, senza per forza vedere sintomi dappertutto, esagerandoli o che cosa, e a volte basta anche un pranzo in un ristorante, come oggi all’all you can eat, per accorgersi di star prendendo scie estreme di pensiero, e che non c’è niente da esagerare o che cosa, basta non avere pensieri e vivere così come viene, al di là che quello sia mezzo maniaco, quell’altro ipocondriaco, quell’altra amica di mia madre traumatizzata per la morte di suo padre, quell’altro collega ossessionato dalla madre e via dicendo, che ognuno poi ha la sue particolarità, e va bene così, anche al di là dei libri di psicologia e delle proprie osservazioni e dei propri giudizi sugli altri…

E non so cosa farò, non so neanche se sentirò di nuovo gli amici nei prossimi giorni, se aspetterò di vedere Saverio, se mi metterò a leggere ancora quel romanzo in cinese, quell’altro in russo, se lavorerò forte come ho lavorato settimana scorsa, su ponti e pedane, se mi perderò in finzioni, se rimarrò concentrato, o se mi sentirò un sufi ancora come l’altro giorno in pizzeria, o estasiato come ieri tra quelle canzoni e quel romanzo in cinese, o incazzato come qualche giorno prima, o chissà, soddisfatto dell’allenamento, o non so che cosa, e tutto andrà avanti lo stesso, forse come oggi dopo pranzo, con quell’immagine bianca di GuanYin che chiudeva l’estasi erotica del giorno prima, e quel libro di psicologia dei consumi, e quelle riflessioni su me e sugli altri, esagerazioni e non, e per ora basta solo ricordare Alice, e tutto il vissuto dell’ultima settimana, e andare oltre, al di là di ogni cosa nel tempo…