Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore…

“Oh, listen to them
The children of the night
What sweet music they make”
[From Bram Stoker’s “Dracula” (1897)]

May dreams be brought that I might reach…
The gentle strains of midnight speech
And frozen stars that gild the forest floor

Through the swirling snow
Volkh’s children come
To run with me, to hunt as one
To snatch the lambs of Christ
From where they fall…

From where they fall… to snatch the lamb of Christ… ancora, ancora una volta, tutta l’estasi di essere stato con Ana, la ragazzina romena che mi diceva che andrà in Inghilterra a settembre, che raccontava delle sue serie tv turche, quelle telenovela dove si amano, si ammazzano, finiscono in prigione, si lasciano… la Romania, l’Inghilterra, da romanzo ottocentesco, Dracula, il drago, il serpente, il demonio, quello che mi ha portato via nell’ultimo periodo, da quando decidevo di andare con sua sorella Alexia, e tutto il caos di impormi di non vederla più, Ana… Dracula, drac, che ora diventa drag, dragostea, amore, le sottili differenze di altre lingue, come quella canzone, dragostea din tei, amore dei gigli, m-amintesc ochii tai, mi ricordano i tuoi occhi, come Eugenia che è ritornata a farsi sentire su Facebook, su Instagram, lei che è scappata negli Stati Uniti a sposarsi come Oana era scappata in Italia, come Ana scapperà in Inghilterra, come quel film, Occident, di donne che prendono e lasciano tutto e scappano via, per sposarsi, per andare via dalla Romania, “In Romania si sta male”, diceva Ana una volta… e questa musica, che fa cortocircuito tra Ortodossia dell’anima e Black Metal inglese, la bandiera con la croce inglese, e la croce di Sant’Andrea, come l’altro fratello di Ana, di un anno, Andrei… tutto ritorna, il cerchio si chiude, dopo essere stato in un’altra dimensione da settembre a marzo, tra terrori chirurgici ed evasioni estremo orientali, ci voleva il volto di Ana, la sua bellezza, le sue parole, a farmi tornare a provare il piacere e il languore di essere con lei, l’erotismo e il languore… che tutto ora diventa un flusso di immagini e associazioni, come ogni volta capita dopo l’erotismo, quando il languore si impadronisce di te, e non sai più se ti stai facendo crescere i capelli per assomigliare a un cantante black metal e o ad un monaco ortodosso, quando non rimane più niente intorno a te, quando il mondo finisce e rimane solo l’amore per lei, come quando la vedevi seduta là nella macchina di sua sorella targata Romania, ad aspettare la fine della notte, nei suoi abiti da ragazza normale, quella draculità dell’anima che porti dentro, tra erotismo e languore, e sogni depressivi e neri, note black metal e canti ortodossi, quando ti vesti di nero perché non rimane più niente, neanche le icone ortodosse di quella chiesa dove cadevi in estasi, vent’anni fa, quando un’altra ragazzina romena ti si presentava davanti mentre tu stringevi il tuo dizionarietto di cinese italiano, come se fosse un grimoire esoterico da cui trarre le parole, e vent’anni dopo quel sogno si realizza nell’erotismo con lei, con Ana, che oggi al finire di leggere 1Q84 di Murakami vedevi in Aomame, lei, Ana, anche quando si suicidava, anche quando il protagonista Tengo andava al di là di suo padre, di sua madre, per cercare lei, chiunque lei sia, e qualcosa di più profondo del solo erotismo e del sole languore ti colpiva… quasi barcollare dall’estasi e dallo sviamento, dal languore, non sentire più bisogno di caffè che gli altri giorni ti facevano partire i nervi, insieme all’alcol, facendoti sentire dentro una canzone black metal, dove si urla come infestati dal demonio, e l’anima non ha pace, saltano tutti i nervi, e ogni connessione, solo per riprovare esperienze estatiche dove capivi che tutto era dovuto a quel demonio che ti infestava, anche le altre volte nei periodi dove stavi male, indipendentemente dalla notte, dalla strada, perché l’altro giorno altro non eri che al parco e in biblioteca, a farti, come un black metallaro, di alcol e caffè, senza riuscire a dormire come un barbone sulla panchina del parco, tra le piante, tra la natura, e il demonio si impossessava di te, come troppe volte nell’ultimo periodo… al di là del black metal, al di là dell’ortodossia dell’anima, c’era solo Ana e tutti i sentimenti e la carica erotica per lei, la ragazzina romena che ti ha sviato più di tutte nell’ultimo periodo, al di là di oggetti magici da posizionare attorno alla stanza che non è più tua, come dei cerchi magici, perché ora non c’è più luogo, tutto si apre come una primavera che sboccia, e non c’è più differenza tra giorno e notte, aperto e chiuso, e ti senti l’anima invasa di un languore che non sai definire, e ritrovi tutto il languore di un tempo, e non sai che fartene dei caffè, dell’alcol, della musica, e vivresti solo di queste sensazioni, perso per sempre tra le sue parole e quelle degli amici, e delle altre persone che ti sono passate affianco, e dei consigli altrui, e tutto era solo per lei, solo per lei, Ana, che fa rinascere il tempo e chiude il circolo indemoniato dell’ultimo periodo… non ti perderai come i tuoi amici dietro sogni e utopie di successo e fama e soldi, o di ragazze conosciute davanti ad uno schermo di un cellulare, a perderti inseguendo miraggi di puro ed esclusivo erotismo, ti perderai invece al confine tra un cantante black metal e un monaco ortodosso, dilaniato tra l’amore e il demonio, drac si dragoste… e perdi e riacquisti ancora la tua identità, dopo le ultime prove, gli ultimi giri nei mondi dei demoni, e rinasci a nuova vita in una domenica che non sai più neanche come chiamare, delle emozioni che non sai più come definire, e non scapperai più da te stesso alla ricerca di quieti d’altrove che non esistono, perché tutto era in te, per lei, Ana… e non saprai che fartene del pomeriggio, della notte, dei discorsi degli amici, di quelli con gli altri e dei tuoi genitori, andando oltre tutto, le parole parole della politica, gli stessi libri e le stesse altre dottrine, l’immaginario che scaturisce in te da questo languore, lo sviamento, la costruzione di divinità che diventavano idoli d’oro, oggetti magici, talismani, grimoire, quando in te vive solo l’amore per lei, e il demonio che si insidiava sempre sembra ora in esilio… con delle ali dorate su delle vesti nere cadi, from where they fall, cadi come un angelo caduto per sempre questa volta per lei, non per Alexia, non per Leida, non per Alina, e ti ricordi di allora, di quando c’era Katia, e non c’era la scuola, non c’era il lavoro, e le vertigini della libertà, delle giornate e delle settimane senza paletti, senza punti fissi, pura vertigine della libertà ti faceva provare lo stesso sviamento di oggi, tra litanie coraniche e canti ortodossi, deliri dell’anima e ricerche spasmodiche di sensi mistici, quando tutto era dovuto all’erotismo e al languore… ma non vorrai più perderti ora che hai trovato l’orientamento dell’anima, al di là di lei, dei periodi oscuri, del demonio che ti tormentava, e anche nelle vertigini della libertà sai ora trovare l’equilibrio… come quella gente che vedevi passeggiare ieri notte là a Milano tra le vie dell’Isola, coppiette varie, innamorati, non angeli caduti e perduti come me, disperati a volte di trovare un senso e una direzione in questa vita, capivi loro, il loro perdersi, il loro cadere, e il loro non perdersi più, tra le parole degli amici che scivolavano via, come insignificanti, appartenenti a mondi che non hanno conosciuto sviamenti, demoni sussurranti, abissi e vette, solo per rinascere insieme agli altri, alle altre nel ricordo di lei, in quel bicchiere di vino rosso che rifiutavi al Nord-Est, al di là di quell’altro barista dai capelli lunghi come Cristo che ti serviva la birra il giorno prima, al di là della stessa cameriera bionda, delle donne che vedevi stamattina al bar, del silenzio che fa parte di te, per non perderti e disorientarti tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore… che ti vengono in mente mille cose come fasci di luce e sinestesie musicali e linguistiche, tutto che fa parte del languore quando il demonio stessa si dissolve in un languore senza fine, e l’angelo caduto in te sembra tornare a sentire la divinità, tutto per lei, per l’erotismo per Ana, al di là di tutte quelle che ricordi, Andra, Xhuliana, Alina, Leida, Alexia, Katia… ti ricordi ancora le estasi dello sviamento, del languore, dell’estasi, sai dove va sempre la tua anima ogni volta, e questa volta si libera, sa di essere se stessa, sa che basterebbe pensare a lei, ad Ana, dove sarà, cosa farà, quando sarà, chi sarà, come, come ai tempi di Katia, lo sviamento in te e la sua realtà là fuori, chissà dove, la fantasia e i deliri senza limiti, i mondi paralleli, le cose che non esistono e la fine del mondo, della fantasia, dell’irrealtà, là dove cala un sipario nero e una luce bianca, tra le vertigini della libertà, l’erotismo e il languore, perderti ancora e ritrovarti, in tutto il languore per lei, Ana…

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