Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

E mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…

Bersi un caffè e comprarsi le sigarette al bar, come ogni mattina, dopo l’altro caffè della mattinata, rito propiziatorio della giornata, dopo che ieri sera rivedevo Ana e tutto l’erotismo tornavo in me, quando godevo con lei, che scacciava i vecchi pensieri di quella demone cinese, 妖怪,e il mondo poteva ricominciare… non c’erano oggetti amuleti magici nella mia stanza, tutto era fatto di vuoto e di luce, come quelle pagine sullo zen che sto leggendo, che non ha più neanche senso perdersi in domande inutili, come quel libro intitolato: “Dio esiste?”, che vedevo là in biblioteca ieri, quando andavo a guardarmi il film cinese
倩女幽魂, la versione vecchia dell’87, e quella nuova, del 2011, e poi ricominciavo 神雕侠侣, la lingua cinese che suonava più bella della lunga e noiosa lingua russa, le parole che scorrevano più dolcemente, nel ricordo anche di Valeria, e quella lingua che mi era più congeniale, più bella, più pulita, ora che in questo periodo vado sempre al ristorante cinese giapponese a mangiare, e la voglia di Oriente ritorna… mangiare lì e per un attimo perdermi in paranoie sulla dieta, come quando ieri andavo dalla dottoressa di base per capire se dovevo perdere chili o meno, un po’ fuori di testa, che quella capiva, alla fine della visita, chea avevo davvero bisogno della mia chimica giornaliera… e poi le parole di chi mi passava di fianco quando correvo, chi diceva di andare a donne, chi mi passava di fianco correndo, con un pallone, tutta l’energia che in me risiedeva, pronta a esplodere, e la tranquillità, e le parole di Maria Teresa sul lavorare ogni giorno, la mia tesi più difficile: impegnarmi costantemente sul lavoro… e lavorare… chiamare ieri sera mio fratello per fare gli auguri di compleanno a mio nipote, 13 anni, i suoi regali, l’inter che ha vinto sul milan, una pizzata insieme quando sarà, in compagnia… giocare l’altro giorno a “King of fighters”, come ai tempi degli amici cinesi, godere ancora di quel gioco, dal nemico finale imbattibile, ma godere ancora di tutte quelle mosse, quegli effetti speciali, come un ragazzino, giocare a quel gioco che per me era come se fosse nuovo, forse innervosirsi dopo un po’, ma divertirsi lo stesso… Cina, Giappone, Estremo Oriente, che in questo periodo mi piacciono i libri sullo zen, quell’arte buddhista, tutto il pantheon di divinità, che è qualcosa di nuovo da apprendere, e quella riflessione sull’illuminazione che scaccia via tante sovrastrutture costruite sul niente, drammi sentimentali passati, vacuità delle illusioni che si presenta in sé lasciando spazio all’anonimità dei pensieri, alla loro inconsistenza, a le false credenze spazzate via dal desiderio e dalla bellezza di Ana, che ieri sera rivedevo… godere della sua bellezza, della sua voce, del suo viso, anche quando mi chiedeva della mia amica russa, Marina, che scompariva come scompariva anche Alice, la 妖怪,quando rivedevo il volto di Ana, così simile a Inna, davanti a me, la sua bellezza che mandava via anche discorsi inutili degli amici, le loro fisse, e io che mi perdevo in lei, che era quasi la chiave di volta di tutto, pensarla ancora, immaginarla ancora là all’angolo di una via, con i suoi pantaloncini, le calze, la sua maglietta rosa, la sua bellezza di fianco a sua sorella Alexia, e tutto l’erotismo che si liberava, e la tranquillità dell’anima che sto imparando da quei libri zen, l’assenza di immagini, di distrazioni, di concetti e astrazioni, tutto che si liberava così, che ancora adesso l’unico pensiero va a lei, alla sua bellezza, alla sua voce, al suo corpo erotico… e poi lei, che mi diceva che ero un po’ triste nell’ultimo periodo, io che le dicevo che in quest’ultimo periodo stavo cercando di riflettere, o meglio, fare mente locale, spazzare via un sacco di cose, fare chiarezza, e che ero stato tranquillo nell’ultimo periodo, anche senza la mia amica russa, che non mi piace, né nel parlare, negli argomenti, nella lingua, nell’aspetto, quando diceva che aveva intenzione di sposarsi, e tutto veniva spazzato via dal volto e dalla voce di Ana, dal suo volto, dalla sua bellezza, ogni cosa veniva lanciata nel tunnel del passato, che non mi va neanche a stra qui di ricordare, e tutto me stesso si colorava della sua bellezza… anche quando stamattina andavo al bar, e mi ricordavo Bruna quando mi guardava e diceva fra sé: “Kelly…”, come ad indicare una ragazza che non c’era più, quella ragazza che era Ana… adesso essere ancora un po’ stordito da quel doppio caffè, che i pensieri affiorano e vanno via all’impazzata, se non ci fosse il pensiero di Ana che da tutta la tranquillità, il dolce ricordo, la sua bellezza, che inutile star lì a invocare divinità lontane, che mi assicurino la giornata nei suo vari aspetti, e anche andare al ristorante cinese non è più niente, demoni femminili ormai sigillati dal ricordo di Ana, da quel film sui fantasmi cinesi, da quelle immagini di Buddha e quel libro sullo zen, quelle pagine di Haruki Murakami, che la vita va avanti lo stesso, al di là della tristezza che Ana vedeva in me, al di là della tristezza che io vedevo in lei, al di là degli umori un po’ gravi, che vincevano attraverso le parole con lei e tutto l’erotismo… Ana, Ana, che ci voleva proprio lei, ci voleva proprio lei e per un po’ andrà bene così, senza astrazioni e convinzioni sbagliate, senza sovrastrutture inventate per spiegare la mia vita, la mia vita è semplice, è fatta di lavoro e studio, di gente con cui parlare, e niente di più, nel ricordo di Ana, che anche tutti i battibecchi immaginari con le persone che incontro non esistono più, spazzati via dalla voglia di lei e da lei, Ana, che mi sembrano stupidi tante di quelle pensate che nell’ultimo tempo affioravano in me… e forse è vero come mi dicevo ieri, quando mi ispiravo allo zen per cercare l’illuminazione in me, che non aveva più bisogno di paradisi artificiali fatti da chimica, alcol, estasi mistiche, ma era solo la voglia di lei che faceva girare ancora tutto me stesso… e continuerò così, appacificato dall’Estremo Oriente, a continuare a studiare quei libri, leggere ideogrammi, guardare serie tv cinesi, leggere Murakami, guardarmi quell’arte buddhista, al di là di ogni divinità, ortodossia immaginaria dell’anima, che nascondeva solo Ana e forse anche sua sorella Alexia, e tutto evaporerà da sé, ogni costrutto immaginario e artificiale, finché ricorderò Ana e la sua bellezza e l’erotismo con lei… non so che farò stamattina, prima di lavorare, guarderò forse come ormai è abitudine qualche telegiornale, in inglese, francese, italiano, russo forse, mi perderò nelle immagini, nelle parole, forse senza pensare a niente, forse solo ad Ana, a nient’altro, alla vacuità che è in me, all’inconsistenza di cose del passato che dovranno svanire, e tutto si perderà via così, come un sogno, come un ricordo di Ana, e invece di costruire astrazioni le vedrò andare via, evaporare, lasciare il velo di Maya, lasciar perdere la voglia di leggere questo, sapere quello, impormi una disciplina ferrea tra dieta e sigarette, perché tutto se ne andrà via da sé, si perderà nell’aria, senza più l’attaccamento a concetti e astrazioni nate dal nulla, oggetti magici, parole magiche, ora che la voglia di Ana fa evaporare gli ultimi terribili mesi, adesso che sono di nuovo appacificato con l’Estremo Oriente, e con l’Oriente, e potrò ancora darmi alla Cina e al Giappone, alla Russia, a ogni cosa, finché il volto e la bellezza di Ana faranno sparire ogni astrazione, e la vacuità dimorerà in me… guarderò la tv, leggerà libri, guarderò film, lavorerò, mangerò, fumerò come ogni giorno, forse di meno, in quell’ascetismo che fa parte di me, e mi perderò ancora in lei, Ana, al di là delle parole e dei pensieri…

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