Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Tutta l’ortodossia e l’evasione dell’anima…

E ci voleva la giornata di ieri a Paolo Sarpi e zona Garibaldi per uscire dai soliti loop, andare a fare quattro passi con Barresi lì a Milano, forse esagerando di caffè, vedendo il tipo di gente che frequentava la Sozzani, con quella mostra di Fukase che però era chiusa, i libri strani di fotografia, tra il perverso e il commerciale, come quel libro su Kurt Cobain, il tipo di gente che era lì, camerieri del bar dai capelli lunghi biondi, e un hipster con la barba lunga a vendere libri, una ragazza milanese come tante che faceva presenza davanti all’entrata della mostra, i discorsi perversi di Barresi, la sua invidia per chi ha più soldi, i suoi discorsi di miliardarie che ospitano mostre private, lui e la sua mania della gente con i soldi, lui che vive nelle case popolari e lo stacco lo deve sentire più di chiunque altro, la frustrazione, il degrado, la differenza, come quando raccontava della sua battuta sulla merda tra Alba Parietti e un chitarrista famoso assieme ad una modella, che dopo quella battuta gli dava cinquanta euro, il denaro e la merda, associazione tipicamente freudiana, o, se vogliamo, come diceva Lutero, i soldi sono lo sterco del demonio… girare di qua e di là, con gente che non sapeva perché era in Corso Como, alla Sozzani, passanti vari, vicino a quel non-luogo che è Piazza Garibaldi, tra quei grattacieli finti e le vetrate dei nuovi edifici, un luogo che sembra un aeroporto senza arei, vuoto, artificiale, asettico, senza anima, puro luogo nato dalla razionalità geometrica, che per un attimo mi sembrava di camminare nel quartiere della finanza di Berlino, l’assoluta anonimità, l’assoluta artificialità di quel luogo… ed era catartico invece camminare poi per le vie di Paolo Sarpi, lasciando perdere il bar di Dong Dong, quello di Paolo, tra tutti quei negozi cinesi ed estremo orientali, i cinesi… le cinesi… sono tanti, tutti uguali, tutti indifferenti, anche le cinesine carine, che mi salvavano dal pensare sempre a Valeria, ad Alice, a GuanYin, alla cinese che serve alla Fabbrica dei Sapori, i cinesi, le cinesi, così tanti e così tante, anche loro anonimi, che per salvarmi dai soliti loop infernali basta pensare agli spazi aperti di Milano, di Paolo Sarpi, e non ai soliti loop prigione di quando sono qui, tra la biblioteca del mio paese, quella del paese vicino, la pizzeria dei turchi, il parco di Cesano, quello del mio paese, il Carrefour e i soliti luoghi, le solite persone, che ci voleva davvero uscire un attimo e cambiare giro, svagarsi e distrarsi, uscire dai soliti luoghi loop e prigione, e ricordare anche il Rasputin dell’anima, quando in quella galleria mi sentivo un pesce fuor d’acqua, un poveraccio, uno che non ci capiva niente di fotografia ed arte, anche quando lasciavo andare il ricordo di quando passavo con Marina lì, a Corso Como, e tutta l’ortodossia dell’anima la sentivo in quell’istante, lontano da tutti e da tutto, dai discorsi artistici del Barresi, dalla galleria, dalle sue fisse per Paolo Sarpi e per la Cina, e per i film cinesi e le mogli cinesi, e quant’altro, tutta quell’Ortodossia spirituale dell’anima che sentivo anche quando uscivo dal Piccolo Teatro nell’intervallo di Evgenij Onegin, quando andavo là con Marina, l’assenza di luoghi, di persone, di attaccamento, di volizione, e un puro spirito dell’anima senza parole, una pura mancanza di sigarette, interessi, caffè, attaccamenti dell’anima, fisse, pura spiritualità ortodossa che fa a meno di cibo, di astrazioni, di intellettualismi, di fissazioni, di competizione con gli altri, di mostrare chi è più intelligente, chi ne sa di più, quella continua smania che distrugge sempre Barresi, e lui a volte me con i suoi discorsi, e sentirsi come un monaco ortodosso camminare per quelle vie, per quei luoghi e tra quelle persone che non mi appartengono, liberarsi di se stessi e del mondo lì attorno con quella sensazione, privato di tutto, delle patacche in casa del Barresi, puro gusto popolare, lui e la sua abitazione, la sua macchina, io e la mia stanza con simboli para-religiosi, liberato da tutto e ogni cosa, dai libri, dai film, dalla musica, pura spiritualità ortodossa nera oltre i confini del sonno depressivo black metal, anche se il passaggio a volte tra i due stati d’animo è quasi impercettibile, Rasputin dell’anima che si aggira tra quei luoghi, tra quelle persone, tra quei mondi, senza alcun interesse, tirandosi fuori dai giochi, alienandosi nel suo nulla spirituale, non appartenere… e svegliarsi così, dopo un pomeriggio andato un po’ a male per colpa dei troppi caffè di ieri, che perdevo quella sensazione spirituale, per colpa della musica cinese, di quella lingua che una volta mi teneva incollato al computer, ai film, nel cercare di decifrarla, come quando andavo a Paolo Sarpi quando ero preadolescente, con Dong Dong, con Liao sui miei vent’anni, fissa cinese che si era insidiata in me da una vita, una volta che sentivo una speciale connessione tra me e la Cina, per via di Dong Dong, di Liao, e ora che le relazioni sono andate a farsi fottere per quell’esperienza del bar e quelle puttane, non sento più alcuna speciale connessione con i cinesi, anche il bar di Paolo è come se fosse solo un altro bar tra i tanti di quelli di Paolo Sarpi, un altro locale, e io con la Cina c’entro poco o niente, al di là dei miei studi, delle mie amicizie andate a male, e invece della Cina dovrò sempre ricordare quella sensazione di spiritualità ortodossa che mi rileva da ogni appartenenza, fissazione, interesse, che per liberarmi ieri mi sarei comprato anche due birre giapponesi, per uscire dalla Cina, mentre poi nel pomeriggio andavo al bar per comprarmi due Heineken e far fuori l’effetto di tutti quei caffè, al diavolo la musica cinese, mi dicevo, le cantanti cinesi, che mi ricordavo quando uscivo a Paolo Sarpi più di dieci anni fa, con gli amici e le amiche cinesi di Liao, a cercare di provarci con delle cinesi, che schifo, liberatemi da quella gente, già mi dicevo, e mi liberavo pensando a come all’università non sceglievo la lingua cinese, ma quella russa, anche per l’esperienza con Katia, che era uno spartiacque epocale della mia vita, al di là della scuola di giapponese, degli ideogrammi zen, e tutta l’ortodossia dell’anima era l’unica ricetta per uscire da quelle fissazioni, attaccamenti, manie estremo orientali, e tutta quest’ortodossia dell’anima la sento stamattina, dopo l’alcol di ieri per stemperare i caffè, al di là delle venti gocce di valium che altrimenti impazzivo, e per fortuna lunedì vedrò Saverio, non so perché, e di quel luogo, ora come ora, mi ricordo quella croce ortodossa che là resta appesa, nel palazzo dei folli, a indicare tutta quella spiritualità perduta tra quei negozi schifosi, quei centri massaggi, quei ristoranti, quelle facce asiatiche, quei miliardari di Corso Como e zona Garibaldi, e mi distacco da tutto, trovo la mia spiritualità e la mia evasione che mi salvano… e fa niente se ho bevuto un po’ e se sono dovuto ricorrere a venti gocce di Valium, è stato terribile ma era necessario, e almeno stamattina mi sento bene, senza colazione, senza troppi caffè, senza troppe sigarette, senza patacche nella stanza, senza notiziari in chissà quale lingua, canzoni di chissà quale tipo, libri, e congetture varie, l’assenza di ogni fissazione e mania e interesse mi salvano, con questa sensazione spirituale che sento partire da me stesso, queste mancanze che ti fanno sentire meglio di non aggiungere mille cose, avere mille idee e pensieri, come dice sempre il Barresi nel suo mondo perverso e artistico e maniacale, liberarsi da tutto, da quel me stesso che anch’io ero una volta come il Barresi, fissato con l’Estremo Oriente, con Paolo Sarpi, con quei suoi discorsi d’odio e di invidia e di senso di rivalsa, tra miliardari, cinesi stronzi, Estremo Oriente idealizzato, manie di ragazze orientali, fisse artistiche che non sono neanche artistiche, ma pura spazzatura dell’anima, e mi dissocio da quei mondi, da quei luoghi, da quelle persone, per trovare me stesso nella mancanza, nella spiritualità, nelle assenze, e non mi interessa più parlare cinese, sapere tutti gli ideogrammi, uscire con Marina in Corso Como, andare a vedere Fukase, fare amicizia con Paolo o chissà chi, con Valeria, ricucire i rapporti con Dong Dong e Liao, non mi interessa più, né di Ana, né di Alice, né di Aleksia, e ricordo solo quella città, aperta, quei negozi, quell’apertura al mondo, quella chiesa ortodossa lì, tra Alice e Ana, e tutta l’ortodossia dell’anima, che mi salva da ogni maniacalità estremo orientale di una volta, che Saverio sapeva riassumere in poche parole: “Lo sa che a Paolo Sarpi c’è un bar chiamato Cincin bar?”, vizi inutili, maniacalità inutili, e se c’è qualcosa che mi salva è questo svago e questa spiritualità dell’anima, queste mancanze, e lasciar perdere ogni interesse, ogni smania, ogni fissazione, e sentirsi sempre all’aperto, lontano da tutti e da tutti, lontano da ogni luogo e persona, lontano dal mondo e dalle sue logiche perverse, a parte, nel mio svagarmi e nella mia spiritualità, che non mi interessa più niente, più nessuno, nessuna cosa, nel mio svago e nella mia spiritualità…

Non so adesso cosa starò dicendo lunedì a Saverio, non è importante, so solo che là al palazzo dei folli là vicino si vede il campanile, si sentono la campane, c’è quella croce ortodossa là appesa, e tutto il Rasputin dell’anima che è in me vince su ogni cosa, sempre vestito di nero, barba non fatta, capelli lunghi, vesti nere, al confine tra l’ortodossia e il black metal dell’anima, non mi interessa niente, e continueranno solo questi esercizi spirituali, al di là di ogni cosa e fissazione, sempre esasiato dalle privazioni, lontano dai discorsi e la gente perversa, lontano da mille oggetti e patacche che fanno andare in tilt l’anima, tutta l’ortodossia e l’evasione dell’anima…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s