Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

E guardiamo avanti…

E ci voleva un pomeriggio al parco, anche solo due ore, per liberarsi da quel loop infinito dal quale non riuscivo ad uscire, da quel disorientamento di quando mi aggiravo per la biblioteca dell’altro paese qua affianco senza sapere neanche che libro prendere, dopo che vedevo disposti dei libri su Cina e Giappone, mia ultima ossessione di questo periodo, tra Valeria che dà le sigarette sbagliate, quelle con il pacchetto sbagliato, e l’ultima cinese che faceva schifo, insieme ad Ana, ad Alexia e tutte le altre, compresa Marina e la sua voce di merda, la sua lingua di merda… mi riprendevo dallo sviamento del valium, che avevo la testa che girava senza nessuna direzione, come un derviscio rotante che ha perso di vista il suo punto d’orientamento, giravo su me stesso, metafisicamente, senza trovare più una fine allo sciabordio di enti dell’anima che mi passavano in testa, senza trovare l’Essere e l’Io, me stesso, sovrano sopra tutto lo scorrere degli enti pensabili… ci voleva solo un tramonto, il sole, la fine della giornata, l’inizio di un’altra, la vigilia di Naw Ruz, per ritrovare me stesso, tra quei poveri barboni disoccupati che parlavano di Call Center e lavori precari in Polonia e in Inghilterra, anche per rendermi conto che in fondo sto abbastanza bene con questi lavori nelle officine, e non sono ridotto come loro, per ritrovare me stesso tra quei vecchietti che parlavano in dialetto, quella coppietta, negretto e italiana che cicalavano, quelle due madri un po’ rotonde che portavano il bambino nel passeggino, quella coppia di quarentenni che parlava di vacanze a Rimini, dove si annoiavano, e ci voleva quel silenzio, quando il parco era già chiuso, e non girava più nessuno, c’era solo il silenzio, me stesso e il tramonto, e l’immagine chiara di una luce bianca, di tutto il sufismo dell’anima, libro mio eterno compagno come quando ero in Germania, per ritrovare l’orientamento e me stesso, per fumarmi l’ultima sigaretta del parco e andare verso l’uscita… incontravo due anziani, due guardiani del parco, che mi dicevano che il parco era già chiuso da mezz’ora, e io che dicevo loro che aspettavo il disco di chiamata d’uscita, e avevo anche controllato l’orario su google, che mi diceva che il parco avrebbe chiuso alle 19:00, no, mi dicevano, è l’orario estivo quello, oggi chiudeva alle 17:00 e il disco è rotto… mi avviavo verso l’uscita, dove avevo la macchina parcheggiata, e mi dicevano che sarebbero arrivati dopo ad aprire… mi appostavo davanti al cancello d’uscita, dove c’era un gruppo di anziani pensionati che parlavano e scherzavano e sorridevano, uno con l’accento mantovano, gli altri brianzoli, forse emiliani, quattro anziani che parlavano di multe, di come si fa ad andare in camporella con la moto, delle loro mogli e di altri loro compagni ormai andati, sempre con il sorriso, con quello sguardo che sa tutto della vita, e scambiavo due parole con loro, e trovavo tutta la luce dell’anima, al di là di ogni sufismo e religione e luce trascendentale, forse perché quel vecchietto aveva l’accento mantovano, come molti miei parenti paterni… aspettavo lì una mezz’oretta, chiacchierando, uscendo dai miei loop, e poi arrivavano i guardiani che aprivano, che mi sconsigliavano di scavalcare, che dieci quindici minuti sono ammessi, ma non mezz’ora, ma comunque ci si salutava con il sorriso, e mi dicevano che con l’ora legale chiuderanno alle diciannove, erano le sei passate… e me ne tornavo a casa solo per scribacchiare quello sciabordio di pensieri senza nesso che scrivevo nello scorso post, e per trovare la fine di tutto nella luce, in questo pomeriggio inoltrato dove il sole è già tramontato e il Naw Ruz è ufficialmente iniziato, la primavera… che non faccio il conto e il bilancio dell’anno, archivio soltanto tutto quello che c’è stato fin qui: mix di alcol e chimica, puttane perse, lavori andati, e tutta la luce dell’anima dell’anno nuovo si confonde tra un’immagine di GuanYin bianca e una luce e i suoi raggi che ricordano il centesimo nome, e tutta la luce del sole… continuerò la dieta, proverò a passare alle sigarette elettroniche, non sarò più ossessionato da Valeria e le sue sigarette, il suo caffè, la sua lingua, il suo aspetto, non mi farò più fregare da mix chimici, che oggi mi facevano dormire troppo, mi facevano girare su me stesso, non ascolterò più le parole di Saverio, di mio fratello, di Alex, e di chissà chi, silenzierò le loro voci, i loro commenti, e aspetterò soltanto che la scia di pensieri se ne vada e raggiunga per nature il suo termine, là dove c’è il silenzio, la luce e il tramonto, come oggi al parco… lascerò perdere i disorientamenti virtuali di corsi di lingua cinese, giapponese, di vacanze in Svizzera in qualche campo internazionale di volontariato, vacanze in Norvegia d’estate, acquisti online, e l’unica immagine sarà sempre quella dei maestri sufi, là dove tutte le parole cessano e c’è solo luce e silenzio… mi andrà di iniziare l’anno primaverile così, con meno sigarette, meno caffè, meno cibo, meno puttane, meno pensieri sul lavoro e sullo studio, meno paranoie quando capitano giornate dove non si lavora, e mi ricorderò forse di quei discorsi schifosi di quelli oggi al parco, tra lavori precari, vite da madri rotondette, vecchietti dialettali, e quarantenni massificati, per distinguermi da loro, come mi distinguo da quegli altri nelle officine, e da quegli amici un po’ narcisisti, perversi e ipocondriaci, e poi dicono che sono io il folle della situazione, ma chiunque impazzirebbe, forse più di me, in queste condizioni, quando dalla mattina alla sera non si sa bene cosa c’è da fare, se c’è da fare, quando c’è da fare, cosa c’è da fare, ed infatti mi perdo sempre, per capire dove mangiare, a casa o fuori, se potermi dare a qualche libro, a qualche telegiornale, a qualche film, oppure dormire di giorno, che sarebbe meglio di no, riposare o darsi da fare, su che cosa poi non si sa, come oggi quando non avevo voglia di leggere alcun libro, neanche di riprendere la tetralogia di Yukio Mishima, “Il mare della fertilità”, anche se oggi in quella biblioteca vedevo tutti libri ispirati a Cina e Giappone… Cina e Giappone… le pornoattrici asiatiche, le puttane cinesi, GuanYin, Valeria, i cartoni animati, le foto artistiche di Barresi, gli ideogrammi, e via dicendo, brainstorming che non mi va di avviare, mi basta l’immagine bianca di GuanYin, ora come ora, Madonna ritrovata dopo lo sviamento erotico… non mi andrà di fare l’islamista estremo che toglie tutti gli oggetti dalla stanza, quello che andrebbe in camera del Barresi come in camera mia a togliere gli oggetti, i miei, i suoi, e di qualsiasi altra persona, come se fossero degli idoli da eliminare, neanche le nostre stanze fossero dei santuari, ho già il mio santuario privato, la mansarda, abbandonata a se stessa, quasi senza decorazioni, che mi serve da luogo di raccoglimento, e non mi va di fare della mia stessa stanza un altro santuario… non mi andrà di sentire le voci di tutti, le silenzierò quando servirà, continuerò a ripetermi: “Don’t listen to them! Don’t listen to them!” e quando la follia incalzerà saprò aspettare, aspettare e aspettare la luce e il silenzio, senza chiamare Saverio, senza scappare di qua e di là, senza farmi di Valium o di altro, e aspetterò che l’effetto follia vada via da sé… non mi preoccuperò più dei due chili messi su, due chili quasi, di pesarmi ogni mattina, di pesarmi solo ad una certa data, starò solo attento a mangiare alla fabbrica dei sapori, mi saprò contenere, così come saprò fare ginnastica e diminuire le sigarette, tutto con calma e senza forzature ed estremismi, e quando sarà il momento saprò anche dire basta e sapermi rilassare e svagare, come oggi al parco, tra quei vecchietti e quella gente… e mi ricorderò ancora di quello sviamento, che mi ha accompagnato da quest’estate, anche quando ero in Germania, sviamento da Zolpeduar, da Valium, dove non si capisce niente, ti gira la testa e non trovi niente su cui concentrarti, che ti sembra di essere un drogato, e non trovi più niente a cui dedicarti, e non c’è concentrazione, e i libri ti sembrano cartaccia dove ci sono macchie d’inchiostro incomprensibili, e i film sequenze di immagini con suoni e parole che non riesci a comprendere, e tutto è vago, indefinito, indifferenziato, e senti solo delle lagne cantilenate dentro la tua testa, e ti sembra di stare andando a pezzi, tu con il tuo cervello da buttare via, basta farsi di Zolpeduar e di Valium e di alcol e di Olanzapina, l’ho capito fin troppo bene dalla Germania, attraverso la mania paurosa e infondata per il dentista, l’eccesso di puttane, e il caos che c’era in quella settimana al bar, che se adesso ritornassi forse sarebbe diverso, adesso che sono più in me stesso, certo, dopo aver buttato via un’esperienza di lavoro, una macchina, tutti i dati di un pc, delle relazioni pericolose con delle puttane, ma anche certi conflitti sul lavoro e con gli amici, che c’è qualcosa che ho perso, ma anche qualcosa che ho guadagnato, più stabilità e più serenità e meno paranoie inutili, problemi inesistenti… che per assurdo vedevo me stesso in certe persone che incontravo per caso per le vie, tra quegli adolescenti che davano dei guardoni ai loro amici, chi diceva per scherzo di scopare di più, quell’adolescente musulmana che canticchiava fulminata le canzoni che sentiva dal suo mp3, quell’altra trentenne italiana che diceva l’Ave Maria al ciglio di un marciapiede, con una bottiglietta d’acqua in mano, quell’altro che camminava a passo così svelto da fare impressione, e poi si metteva a correre fumando, tutte versioni di me stesso quando nella mia stanza per esempio pregavo di non fumare, di non bere, ossessionato, quando cantavo fulminato canzoni albanesi, quando dicevo agli amici di andare più spesso a puttane, quando mi facevo d’acqua per non bere, quando camminavo e poi correvo e poi fumavo, ossessionato dalla dieta, dall’alcol, dalle sigarette, basta con tutte queste esagerazioni! Basta! Perché la perfezione quando diventa ossessione è peggio che dimenticarsi di cercarla… e allora andrò avanti così d’ora in poi, meno fanatico, meno ossessionato, più elastico e meno fiscale, e poi andrà come andrà, tra un lavoro e un altro, un’uscita o una chiamata con gli amici, qualche libro da leggere, qualche film da vedere, qualche notizia in lingua, un po’ di relax e un po’ di sport, un minimo di dieta senza essere ossessionati, e un po’ più di libertà, senza fare di tutto aurea sacrale inviolabile, accettando le minime cadute e certi minimi sbagli, è questo ciò che mi propongo con quest’inizio di primavera, che quando andavo in università questo era il periodo dove mi lasciavo più andare, abbandonavo i libri, le letture, e dormivo quasi tutto il giorno, preparavo solo gli esami per l’estate, e in università quasi non ci andavo più… ma quel periodo è passato, ora si lavora, si continua a studiare e interessarsi, e l’unica data lontana che per ora ho in mente è quando i miei capelli saranno lunghi come quelli di un black metallaro, come quando avevo 17 anni, è questa l’unica variabile del tempo che sposto in avanti, non più la laurea, non più quando troverò un lavoro, non più quando emigrerò all’estero, ma semplicemente quando tornerò ad avere i capelli lunghi come un tempo, ed è tempo indefinito e infinito, l’unico modo per uscire da quel mio continuo sguardo al passato che non torna più, o all’eterno presente, o ad un mondo senza tempo, apocalittico, che continua a rigirarsi su se stesso, sempre e completamente indefinito e indifferenziato, puro caos dal quale voglio uscire… me ne fregherò se a giorni avrò voglia di ascoltare musica pop inglese, albanese o di chissà dove, musica black metal o sinfonica, o classica, o ascoltare il silenzio o no, me ne fregherò delle lingue, di quello che capita, e la smetterò di cercare una legge indelebile a tutto, dalla quale non si può sgarrare, una sharia lapidaria dell’anima non la voglio più, più elasticità, meno fiscalità, più libertà, meno fanatismo, e forse imparerò a vivere meglio, senza falsi problemi… non mi andrà per un po’ di cercare tipe, puttane o no, me ne fregherò di Marina, Alice, Ana e Alexia, me ne fregherò, dimenticate per sempre con l’anno vecchio, e me ne fregherò degli amici e dei loro social vari, delle loro teorie sulle tipe, delle loro fisse e delle loro perversioni, vivrò bene così, per un po’, senza troppe troie attorno… e me ne fregherò delle parole da dire al bar, nelle officine, in biblioteca, o ovunque mi trovi, qualcosa di superiori mi indicherà cosa dire, cosa non dire, quando sorridere o no, me ne fregherò di chi mi vuole diverso, di chi mi dice che devo cambiare, che mi devo porre obiettivi, me ne fregherò di tante cose, di tante persone, e andrò avanti così come viene a me, per la mia strada… e tante altre cose ancora, che scriverò, penserò, non scriverò, dimenticherò, cancellerò e rivedrò, c’è tutta una vita ancora davanti, lasciamo perdere gli ultimi terribili sei mesi, e guardiamo avanti…

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