Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Tutta l’oscurità dell’anima…

Nero dell’anima, ancora una volta, ieri sera, al tornare dalla biblioteca, sdraiarsi sul letto e voler solo morire… i canti ortodossi che mi accompagnavano… gli amici che squillavano per uscire, io che non rispondevo, continuare a dormire, di un sonno depressivo, nero, l’oscurità della camera che era l’unica visione, le immagini e i pensieri della mente che sparivano, per lasciare spazio solo alle tenebre, e al silenzio… black metal dell’anima senza musica… addormentarsi di un sonno profondo… svegliarsi, nel sogno, sognare di stare barcollando, come l’altra volta quando sognavo Miryam, barcollare e le gambe che mi cedevano, nel sogno, capitombolare a terra con le gambe che non reggevano più, e sentirsi addosso una maglietta che era come una camicia di forza, squarciare a brandelli la maglietta bianca di karate nel sogno, strapparla via con forza, e liberarsi da quella prigione, sognare Ana, il mio desiderio per lei, sognare lei, e svegliarsi alle dieci di sera… Ana, nel sogno, il sonno depressivo, il sogno allucinato, il desiderio per lei, l’orario quasi di uscire con gli amici, alle dieci, chiamarli per vedere se uscivano veramente, sì, mi dicevano, ok, ci vediamo più tardi… svestirsi e rivestirsi di nero, con quella felpa che mi ricordava Ana, quella felpa nera, jeans neri, felpa nera, giubbottino nero, scarpe nere, i lunghi capelli, la mia magra figura, lo sguardo perso nel vuoto e nell’oscurità, andare da Ana o uscire con gli amici? Il nero dell’animo che mi invadeva, ricordarsi che l’altro giorno è morto Bonfanti, il collega di mio padre e Marco, schiacciato sotto un ponte sollevatore di automobili, incidente sul lavoro, un altro morto, dopo il suicidio del padre di Marco vent’anni fa, dopo il Lissoni e le sue troppe sigarette, adesso anche Bonfanti, un altro morto, nella schiera di quella gente più grande di me, lavoratori, disperati, ricordarsi vagamente le parole di Bonfanti, quando c’era: “Dai! Barista! Dai! Lavoratore! Su! Forza! Ci mancava anche Maometto adesso!”, andato, via, trapassato, sul lavoro… questo lavoro che sa di morte e noia mortale… “Ci potranno essere delle cadute, ma non resettano ogni cosa, lavori!”, diceva Saverio, impegnarsi ogni giorno ad andare alla stessa ora, stare sul lavoro, quel lavoro che non dà soddisfazioni… l’oscurità dell’anima e la mancanza di voglia di uscire con gli amici, l’oscurità e il ricordo di Ana, la pubblicità russa: “Иногда получается так… а иногда получается так…”, la sessualità e la sua maledizione, Ana, Alice, Aleksia, la negretta, le ultime avventure, disavventure… donne e motori, gioie e dolori, la macchina distrutta, la nuova macchina con la quale non mi trovo, il lavoro disastrato al bar, la barba lunga, i capelli lunghi, la mia magra figura, i vestiti neri, l’oscurità, la morte, l’amore, il sesso… senso di morte e di caduta dalla grazia, fallen from grace… black metal dell’anima… lasciar perdere, non uscire con gli amici, sarà per un’altra volta, fa niente se poi mi daranno del depresso e dello psicopatico, un po’ di tutto questo è anche vero… cambiarsi di nuovo, lasciar perdere le sigarette da evitare, il digiuno forzato, oscurità dell’anima che mi invadeva, risdraiarsi sul letto e sapere che per altre tre ore, fino alla una di notte non avrei dormito… era proprio così… lasciar scorrere i pensieri, le visioni, i collegamenti di pensieri senza nesso, aspettare che il sonno arrivasse da sé, e arrivava, nero, come l’oscurità… svegliarsi la mattina, un caffè, pesarsi, accorgersi di aver messo su chili, in questi ultimi due mesi, troppi pasticci, il nero dell’anima che mi invadeva… andare al bar, un caffè, senza parole, al diavolo le sigarette! Tornare a casa solo per raccogliersi, le solite richieste ad una divinità sempre più lontana: pochi caffè, poche sigarette, poco cibo, poche puttane, poco alcol, pochi miscugli di medicine, attività fisica… e poi? Cosa rimane a parte questa disciplina straziante dell’anima? Cosa rimane? Gli amici che non vuoi vedere, la gente con cui non vuoi parlare, Ana che ti deprime e basta, anche Alexia, anche Alice, non sapere che farsene dei due tre like di ieri su Instagram, Alice C., Noemi G., ex compagne di università, di russo, per una foto di una street art con un gatto diabolico, non sapere che farsene, black metal dell’anima… la musica che mi invadeva, sonorità depressive, l’assenza di parole e pensieri, la morte di Bonfanti, il desiderio per Ana che si mostra solo nella notte, nei sogni allucinati, e va bene, sì, rispetto a quando pesavo dieci chili di più, rispetto a quando mischiavo alcol, sigarette, caffè, valium, sì, va bene, ma è solo una base, e il resto della vita? Dell’esistenza? Cosa farmene quando non c’è nessuno con cui uscire? Nessuna? Lo schifo per Marina e la sua pancia gonfia, il ribrezzo, i suoi discorsi da russa per bene, senza un minimo di sentimento, il suo sguardo, il suo volto che non mi sono mai innamorato, solo Ana, solo Ana, solo Ana, lei che se ne andrà in Inghilterra, con il suo “cliente”, a “lavorare”, a fare altro, l’Inghilterra, i Cradle of Filth, Dracula e il Black Metal dell’anima, la Romania e l’Ortodossia, tutta l’oscurità dell’anima… leggere senza voglia “Fasciocomunista”, dopo che la sera scorsa guardavo “22 July” sul terrorista di destra Breivik, film in inglese, la morale? Se sei di estrema destra sei un mostro, sei da solo, se sei di sinistra e hai amici e una brava famiglia sei salvo, lo sconforto… non sentirsi né di destra né di sinistra, solo credente, di un credo oscuro, tutta l’oscurità dell’anima… leggere a vuoto e non sapere cosa fare, decidere di passare in chiesa per sentire la messa, la domenica del perdono, i mostri della Chiesa Cattolica che sono apparsi nelle ultime notizie, dimenticati, solo Cristo, non mi confesso con nessuno, non faccio l’Eucarestia, me ne frego degli altri in chiesa, guardo solo le icone, icone ortodosse, e cerco conforto là dove non ce n’è, Ortodossia dell’anima, tutta l’oscurità dell’anima, Ana… uscire dalla chiesa per niente sollevato, fumarsi una sigaretta che non dava piacere, tornar a casa e chiamare gli amici sul cellulare, “Lo sai che Aldo è mezzo psicopatico, è per quello che non è uscito!”, diceva l’amico un po’ maniaco, sempre perso nel mondo virtuale, h24 davanti al pc, a inseguire chimere di successo hoolliwodiano tramite le sue foto “artistiche” su Instagram, a sognare di scrivere sceneggiature e di fare film, di diventare, ricco, famoso, miliardario, con delle tipe tutte modelle… h24 davanti al pc, nessuna differenza per lui tra fantasia e realtà… ossessionato, maniaco di pornografia, uno psicopatico che dà dello psicopatico ad un altro psicopatico… psicopatico… come quei criminali nei libri di Jo Nesbo, Norvegia dell’anima, black metal dell’anima, tutta l’oscurità dell’anima… Ana che mi fa deprimere, il lavoro anche, i colleghi anche, la gente che muore, cercare di dimenticare la puttana cinese Alice con i poster del comunismo di Mao Zedong, il lavoro da Alex, il salto là tra quelle icone e quella gente, chiesa, la chiamano, decidere di andare all’Aumai a comprarsi una bilancia digitale, per tenere almeno il peso sotto controllo nei prossimi mesi, il digiuno, il mese di Bahà, la quaresima, l’apocalisse, là dove il tempo non esiste più, né sacerdoti, né santi, né niente, solo Cristo, e tutta l’oscurità dell’anima… i genitori che litigano, il lavoro che fa schifo, i colleghi pure, gli amici anche, l’altro amico che chiamavo che diceva anche lui che l’altro è sempre chiuso nella sua stanza, davanti al pc, vita alienata… la mia biblioteca, le mie officine, i miei telegiornali in cinque lingue diverse, la mia musica, i miei canti, la mia vita che non c’è, la compagnia che non c’è, le tipe che non voglio più, Alice che veniva sovrascritta da quella commessa cinese all’Aumai che mi passava la bilancia, “Vuoi un’altra?”, “Un’altra cosa?”, “La batteria c’è dentro”, “Ah, allora basta!”, la moglie di Alex, la moglie di Leo, il sole rosso, 红太阳, Mao Zedong, la tipa cinese, la commessa dell’Aumai, lo sviamento da ottobre, per quel dentista maledetto, l’alcol, i caffè, le puttane, Marina e lo schifo, l’altra barista cinese, la vodka, il valium, i mix chimici, il devasto, tutta l’oscurità dell’anima… il black metal dell’anima, le troppe sigarette stamattina, il peso da controllare, lo sport da fare, i libri da leggere, il lavoro, Saverio da vedere venerdì, il mese di Bahà, la Quaresima, l’Apocalisse, la morte, l’amore, il sesso, Ana che non voglio più vedere, l’altro che è morto, il tempo che non esiste più, il consumismo culturale, i soldi da mettere da parte, Marina che mi fa schifo al solo pensiero, gli amici che non c’è più niente da discutere, sì, quello lì è h24 nella sua stanza davanti al pc, mondo virtuale, altro che biblioteca, come diceva ieri un comunista lì alle bibliotecarie, mondo virtuale, l’oscurità dell’anima, l’assenza di pensieri, l’assenza di visioni, una schermata nera cala su di me, il silenzio, l’assenza di parole, tutta l’oscurità dell’anima, e un mondo che non ha più senso, il tempo non esiste più, Apocalisse dell’anima, la fine del mondo, tutta l’oscurità dell’anima…

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