Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Finché la pura luce vive in me…

Cercare di smettere di fumare, diminuire, sentirsi strano, tra il depresso e l’insonne, dopo la leggera dose di vodka di ieri sera, qui ascoltando RTL 102.5, a cercare di sovrascrivere il ricordo dell’ultima ubriacatura al bar Lndn di qualche tempo fa… la presenza oscura di Rasputin che è solo un muro nei confronti del mondo, mutismo nero, regola del silenzio che diventa muro di fronte agli altri, e me ne accorgo ogni mattina andando al bar a bere il caffè, quando gli altri parlano e io faccio scena muta, non ancora in grado di esprimermi liberamente, di aprirmi verso gli altri, “Sei chiuso”, mi diceva Leida a suo tempo, anche Maria Teresa, anche Alex, l’ultima volta… e che fatica cercare di uscire da questo muro, muro dal quale uscivo forse l’altro sabato, quando andavo al bar per guardare la partita Atalanta-Milan, e c’era lì Miryam, che chissà perché nell’ultimo periodo credevo che ce l’avesse con me, per qualche incomprensione, non lo so, e non era così… si parlava di qua e di là, ordinava lei per me un decaffeinato, si scherzava con Bruna della mia esperienza al bar di Alex, e scambiavo due parole con Miryam, lei che ha lasciato il bar per fare un corso di assistente odontoiatrica, assistente alla poltrona, e ne parlava con gioia, che guadagnerà di più, che tanto l’esperienza come barista ce l’ha, e può sempre ritornare lì al bar quando vuole… perdermi per un attimo negli occhi di lei, io e le mie fantasie allucinate islamiche, che avrei ritrovato nelle notti dopo, quando anche litigavo con mio padre per trasferirmi in mansarda, là dove ogni volta prego, e che è diventata allo stesso tempo la mia moschea e la mia palestra privata… e stavo davvero strano in questi giorni, tra la notte che non dormivo, e la mattina, e i troppi caffè, e i sogni allucinati, e l’astinenza non si capisce più da che cosa, da Miryam, da Ana, da Valium, da vodka, da caffè, da nicotina, non si capiva più niente, che mi lascio ancora una quindicina di giorni a stare attento a Valium, caffè, nicotina, vodka, e discorsi con le ragazze, per cercare di capirci qualcosa di più, o dimenticare, dimenticare anche forse l’ascesi bahaì, cristiano ortodossa, islamica… che giravo attorno sempre alle stesse cose, e tutto era forse dovuto a loro due: Miryam e Ana, e nient’altro, il lavoro al bar, il caos del dentista, le altre puttane, la spossatezza e la stanchezza da questi allenamenti che sto facendo nell’ultimo periodo: corsa, karatè, taekwondo, dieta molto leggera, che forse brucio più calorie di quelle che consumo, e aspetto ancora una quindicina di giorni per capire cosa ci sia di viziato in tutto questo mio stato anormale di cose: il caffè? La nicotina? Il Valium? Miryam? Ana? La vodka? Le puttane? La depressione del lavoro andato male? Del lavoro che non si trova? Del lavoro che in fondo c’è (come ho lavorato questi giorni nelle officine)? Mia madre che dà fastidio, come mi faceva notare Saverio l’ultima volta? Il litigio con mio padre? L’indecisione sempre uguale del non sapere cosa voler fare? E forse mi basta stare attento alle parole di Maria Teresa: “Non ti lamentare… hai il lavoro sotto casa, pensa a quelli che si devono alzare la mattina alle cinque per andare al lavoro, non arrivano a fine mese, hanno il conto in rosso, e tu ti lamenti, sei il figlio del capo, e ti lamenti, non ti lamentare…”… e quello che diceva anche stupidamente quello che incontravo al bar l’altra volta, da ubriaco: “Il lavoro c’è! Basta accontentarsi! Fare il lavapiatti, il manovale, il lavoro c’è!”… e Ana che diceva invece che qui in Italia ormai non c’è più niente, che lei andrà in Inghilterra, forse con un suo compagno cliente italiano, a cercare di fare qualcosa, sempre lo stesso lavoro, più qualcos’altro, per guadagnare di più, soldi… soldi… da me volevi solo soldi, soldi, e mi viene in mente la canzone di Mahmoud, quella che ha vinto a San Remo, come l’ascoltavo l’altra sera, e mi veniva in mente Ana, e la depressione che lei portava, che se non era per le due parole con Miryam l’altra sera e la vittoria del Milan, e le fantasie allucinate da mistica islamica per lei, per andare oltre mio padre, oltre il Faraone, verso la Terra Promessa, come Mosè, Musa, che se non era per il salutare in albanese di Paolo, e poi in arabo, lì al bar, forse mi sarei perso per colpa di Ana, che non mi va più di rivedere… e anche quella semplice parola, mentre bevevo il caffè, l’altra mattina, di non so chi, “Allah!”, pronunciata come pronuncerebbe un imam che conduce una preghiera, mentre mi perdevo per un attimo a guardare Olga mentre bevevo il caffè, che se non era per quella parola magica, per Miryam, per la luce che mi guida, come anche oggi si illuminava Bruna mentre parlavo di Miryam, se non era per tutta quella luce mi sarei perso di nuovo… e pensavo a come il bar sta diventando una specie di seconda casa, come anche domenica passavo di lì a pranzo a mangiare un toast, nella dispersione tipica della domenica pomeriggio, se non era per il bar, per Miryam, mi sarei perso sempre di più, e se trovo un modo per andare avanti è proprio passando di lì, sentendo i discorsi e le frasi della gente, scambiare due parole, uscire dal solito loop di discorsi intellettualoidi con gli amici, discorsi di lavoro con Marco e gli altri, se non fosse per il bar, per Miryam, per quella luce, mi sarei perso completamente… e vorrei solo scambiare due parole in più, essere più luminoso, meno nero ortodosso murato nel silenzio e nello sguardo in fissa sul mondo, chiuso in me stesso, non sono un monaco ortodosso, sono un figlio della luce, grazie a Miryam, grazie al bar dove si saluta in albanese e in arabo, dove si convive tra tutte le etnie, e se non fosse per quella luce mi sarei perso, anche nei discorsi svianti di Saverio, delle lingue, di inseguire passioni che non ci sono più, ispirazioni che non ci sono più, che sono morte come è morta la relazione con Alina, con Leida, e ora con Ana… e se non fosse per quel bar, per Miryam, per quella luce, mi sarei davvero perso, che Miryam diventa una sorta di Beatrice che mi conduce al di là dell’inferno, verso viaggi di mondi di passaggio, come il purgatorio e il paradiso, e anche se lei mi parla del suo ragazzo non mi fa niente, perché per lei non c’è desiderio, c’è solo magia e luce, un qualcosa di mistico e trascendente che mi conduce alla visione della Luce e della divinità, là dove tutto il nero dell’anima diventa pura luce… pura luce… e non so se domani tornerà Valeria, se berrò il caffè, quante sigarette fumerò, cosa leggerò, con chi starò parlando, non mi importa, finché la pura luce vive in me…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s