Poesie, Visioni

E la sua triste bellezza, Ana…

Un circolo che si chiude
rivedendo Ana
da settembre
lo sviamento
senza di lei
il caos da quando mi ero deciso
a non rivederla più
la paura dell’operazione
le partite di calcio
io che ora butto via le sigarette
getto via la vodka nel lavandino
io e questa mia depressione strisciante
anche la sua
di cui mi faccio carico
lei e sua sorella
vendute in mezzo ad una via
una Londra che non mi affascina più
se mai mi ha affascinato
lei che andrà là
con qualche suo amico
dai suoi parenti
per soldi
per lavoro
io che butto via le sigarette
getto via l’alcol
non so cosa farmene
di questa depressione
che sembrava un amore
lei che mi chiede sempre
dell’amica russa
che non c’è niente
solo Grigorij Rasputin
e l’ortodossia dell’anima
che è un amore erotico che finisce
per lasciare spazio
all’amore depresso
di chi ama
come me
una ragazzina di ventuno anni
già devastata dalla vita
l’infelicità
il non senso
lei che diceva che capisce
l’inglese
ma non riesce ancora a parlarlo
imparerà meglio
là sul posto
lei e la sua voce
dolce
triste
come quella di Eugenia
lei che come lei
ha imparato così bene
l’italiano
da stupirmi
da dove tanta bellezza?
E io che sono laureato
ma non ho più voglia di parlare
neanche in italiano
cosa me ne faccio delle lingue
dell’inglese?
Del russo?
Andare dove?
Là a Londra?
Là a Mosca?
Per trovare che cosa?
La non voglia di parlare
come era l’altra volta
con l’amica russa
non voler mettere assieme
neanche due parole
e le parole in inglese
lingua estranea
che non avevo voglia di parlare
con Ana
lost in Istanbul
l’unica cosa
i sufi turchi
che mi dicono di non bere
di non fumare
io che butto via le sigarette
butto via la vodka
e la depressione strisciante
che sembrava amore
e amore è
di quelli che finiscono
e lasciano tutto essere
disarmato dalla sua bellezza
di quando mi parlava di Pasqua
una Pasqua dell’anima che non c’è
neanche il piacere
che nasce dall’ascetismo
le lacrime
e lo spirito
un amore andato via
che ora le uniche figure a guidarmi
sono Rasputin
Abdul Baha
e l’archimandrità ortodosso greco
che quando lo vedevo
pensavo a lei
ad Ana
e volevo buttare via la sigaretta
come mi passava affianco
parliamo un po’ di Ana
dirò forse la prossima volta da Saverio
che da settembre
da quando avevo deciso di non vederla più
solo caos
operazione
partite
troie
cinesi
russe
bar
macchina distrutta
il lavoro che non c’è
le lingue inutili
la depressione strisciante
quella di noi due
di me e di Ana
l’infelicità
e l’ortodossia
ascetica senza parole
nera
quella vodka che oggi non comprerò
al supermercato
quella bottiglia di birra
che già bastava
la notte
per farmi venire il mal di testa
io che mi sento come nel periodo
quando lasciavo Alina
un nero che avvolge tutto
una depressione
che è lì per cominciare
forse
gli amici che mi davano
dell’emo depresso
l’insignificanza di uscire la sera
e sentire i consigli dell’amico
di prendere e andare
come anche diceva Saverio
andare dove
a Londra?
Per trovare Ana
che se ne sta là
tra i suoi parenti e il suo amico
lei che va là per soldi
qua dove non rimane più niente
i soldi
il lavoro
la felicità
le lingue
l’amore
la depressione
l’ortodossia dell’anima
Rasputin
l’archimandrita
Abdul Baha
uniche guide rimaste
un senso di nero che mi avvolge
non sperare di trovare
la felicità
solo astenendomi
da alcol e sigarette
e caffè
o grazie alla chimica
non cambierebbe niente
c’è solo il pensiero
e la visione di lei
di Ana
la sua bellezza
la sua voce dolce e triste
il suo sguardo perso
l’offuscamento e l’annebbiamento della vista
di chi non dorme più
lei come me
orari sballati
devasto e sviamento
il nero dell’anima
che avvolge tutto
io che non ho neanche voglia di andare al bar
a prendermi un caffè
per non vedere Miryam
lei e il suo stupido caffè
lei che mi versava la vodka
le visioni delle ultime ubriacature
che tornavano ieri sera
la vodka e la barista
cinese
l’amica russa
la libido impazzita
d’Oriente
e il caos alcolico
e l’infelicità
l’assenza di Ana
forzarmi a non volere più lei
per chissà quanto tempo
da settembre
il caos da allora
lo sviamento
il devasto
come ai tempi dove decidevo di lasciare Alina
Ucraina
Romania
Ortodossia dell’anima
un’anima nera
e bianca
eterna lotta tra luce e tenebre
e nella notte
lei
la triste bellezza rimasta
Ana
la nostra depressione strisciante
andare dove?
Parlare quale lingua?
Perché?
L’alcol
le sigarette
il devasto
la depressione strisciante
Ana
e lei
la triste bellezza rimasta
come ai tempi di Alina
mi vestirò ancora di nero
farò crescere i capelli
come un vero monaco ortodosso
la barba
sì o no
poco importa
l’aspetto
il mio
finché nella notte e nel giorno
rimane
la sua triste bellezza della notte
Ana
e una figura oscura
che mi segue in questo inferno nero
la figura dell’archimandrita ortodosso
di Rasputin
della luce di Abdul Baha
una luce che non ritrovo più
oscurità dell’anima
blu della notte
la falce di luna
la sua triste bellezza
che ricordava Eugenia
Ana
e così fino a perdersi all’infinito
dove tutto si dissolve
e l’oscurità
avvolge tutto
e la sua triste bellezza
Ana…

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