Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Sogni, Visioni

Sogni d’amori adolescenziali e di vivere altrove…

Nel sogno ecco che ricomparivano loro due, Carola e Serena, i due amori dei tempi delle superiori, ritrovarsi ancora a scuola, là con loro, nel sogno incubo di dover dare ancora la maturità, una seconda maturità, e io che chiedevo in segreteria lì a Paderno se era possibile legalmente essere in possesso di due maturità, solo perché volevo andare a scuola e sedermi tra i banchi, tra Serena e Carola… quello strano sentire adolescenziale che provavo per loro, come nel mondo dei sogni, per Carola, la biondina, e Serena, quella dai lunghi capelli castani, che ci ritrovavamo in una classe dove noi tre eravamo i più grandi, non di tanto, appena maggiorenni, in mezzo a tutti quegli adolescenti e quelle adolescenti, che ogni tanto mi capita di vedere quando vado in giro, i gruppetti al parco, le adolescenti sull’autobus l’altro giorno, quando tornavo da Bollate, e quella ragazzina che mi ricordava i tempi del Gadda, la scuola, e anche i video di instagram di quelle ragazzine in Albania, i sogni adolescenziali, gli amori adolescenziali, quelli con la testa costantemente tra le nuvole, e i puri sogni di bellezza di quelle ragazze, i sorrisi, le parolette, come quando si andava in Inghilterra in vacanza studio, e c’erano sia Carola che Serena, e anche Desirée, quei sogni adolescenziali che stamattina accompagnavano il risveglio, e questa canzone stanca, che solo lontanamente mi ricorda Xhuliana, con la voce di Kaltrina Selimi, o forse Aida, l’altra delle altre scuole superiori, quando frequentavo e avevo 24 anni, in mezzo alle diciottenni, non so come facevo, eppure quel sogno c’era ancora, forse, nel sottofondo, di avere ancora la testa tra le nuvole per quegli amori adolescenziali, pieni di fantasia e di visioni armoniche… e poi la stanchezza, la stanchezza di oggi, dopo l’allenamento di ieri pomeriggio, la stanchezza neanche avessi fatto due ore di palestra, due ore di taekwondo, e nessuna voglia di fumare, neanche dopo il caffè, e la fantasia di questo giorno senza lavoro che ritorna a scuola, tra gli autobus da prendere, le strade da fare, le classi, le parole alle fine delle lezioni, ricordi di amori adolescenti a scuola… che non so che farmene di  questo giorno dove l’unico pensiero va alla macchina nuova lunedì, al contratto che forse firmerò lunedì per mettermi a posto con il lavoro, l’ossessione del bar cinese che non c’è più, neanche la voglia di andare a bere un caffè da Miryam stamattina, le preghiere inutili, la sigaretta elettronica che anche quella è meglio non fumare, gli amici che non si sa se uscirò questa sera, un sabato dove non mi devo neanche allenare, ma solo riposare, e forse sarà fatto di biblioteca, andare là a piedi, tornare, buttare via un pomeriggio, forse andare dal kebabbaro stasera, ma ci sono già stato in settimana, e desiderare muoversi, andare di qua, di là, nelle scuole, che se non fosse per gli ulteriori esami da dare quasi quasi mi verrebbe da fare il professore nelle scuole superiori, solo per vedere quegli adolescenti e quelle adolescenti che vedo in giro, che vedo su instagram, che mi ricordano i miei anni al Gadda, i primi amori adolescenziali, in sogno, come Carola e Serena… ragazze italiane, che da allora non mi sono forse più innamorato di altre italiane, a parte forse vagamente Marta e Greta all’università, ma non erano già più amori adolescenziali, non c’era più la testa tra le nuvole, c’era la noia di uscire la sera a cena assieme, tra le altre idee, vivere assieme, come poi ha fatto Greta con il suo ragazzo, trovare lavoro, come Marta ha fatto trovandosi una scuola privata dove insegnare inglese, e di sogni adolescenziali, di amori adolescenziali non c’era più neanche traccia, forse solo nelle canzoni, nei ricordi, nei sogni come quelli di stanotte, nell’incubo sogno mio ricorrente di dover recuperare gli anni di scuola perduti… e altrove non c’è altro, altri lavori, altri bar, che ieri passavo da quel bar, bar XVIII, di cui mi parlava Alex, là, un altro cinese, un’altra cinese, come tanti, in un bar, a prendere le sigarette che non fumavo, le cartucce che non usavo, e quel bar un bar come tanti, come quello di Paolo, o di chissà chi, far sfumare la fissa del bar, delle sigarette, del lavoro con Alex, se non si trova nient’altro tanto vale mettermi in regola con l’officina di mio padre e Marco, mentre ieri avrei voluto continuare a vagare e vagare, senza meta, senza dover tornare più a casa, vagare senza meta, senza l’orientamento di casa mia, dei miei, cambiare casa, andare a vivere altrove, stare lontano dalla cucina, da questa sensazione di fame alterata, per le sigarette in meno, cambiare casa e non essere tutto concentrato lì in quella stanza, lavoro, casa, preghiera, studio, svago, avere duemila chilometri quadrati da qualche altra parte, una specie di villa e parco di Monza tutti per me, lontano da tutti, mentre Saverio mi faceva ricordare come il lavoro da Alex avrebbe potuto implicare cambiare abitazione, vivere altrove, lontano dai miei, e nei sogni infatti viaggiavo, mi muovevo, ero in moto, a scuola, un altrove dove stare, un altrove che non la solita stanza, la solita mansarda, la solita officina, vagare e muoversi, lontano dai miei, come mi faceva notare Saverio l’altra volta… che poi se non era per l’allenamento che mi disfaceva sarei impazzito in quelle mura, come una prigione, mentre ora tutta la stanchezza del taekwondo, karate e della corsa, non mi fanno sentire il bisogno di prendere e andare, camminare, vagare, perdermi, perdermi magari in una grande metropoli come Londra, o Sydney, o Berlino, solo per stare fuori dai soliti giri, soliti luoghi, solite persone, che non so più neanche quanto mi svaghino le uscite a Milano con i miei amici… mentre la maledizione della casa, come anche mi faceva intuire Alex, è presto trovata: lavoro in officina, casa dove c’è sempre mia madre, o mio padre, il frigo e la cucina dove poter sempre pasticciare, nonostante la dieta, le sigarette senza fine, la claustrofobia di una stanza dove libri, musica e film non bastano più, la mancanza vera di spazi dove sentirsi libero e da solo, non più pressato dal lavoro, dagli altri, e vivere davvero altrove che diventa un sogno, non di quelli notturni dove compaiono Carola e Serena, ma un sogno ad occhi aperti per avere spazi solo per me, e non dover più farmi di valium e olanzapina per sforzarmi di stare sul letto e riposare, dormire, per vincere la fame, la voglia di sigarette, il caos di musica e film, e ora come ora l’unica cosa che non mi fa sentire quella follia è la spossatezza dell’allenamento… non so quando si farà sentire Saverio, diceva presto, non so per che cosa, mandare via mia madre, andarmene via io, o se aspetterò lunedì, la commercialista, la macchina nuova, per far tornare tutto come prima o meglio, e dimenticarsi del sogno di vivere altrove, come diceva Alex, lavorare altrove, come diceva Alex, e non vivere più di sogni di amori adolescenziali, e di sogni di vivere altrove, di lavorare altrove, di essere indipendente, autonomo, con una mia vita solo mia, lontano da tutti e da tutte, come in questa prima mattina dove non c’è nessuno, ci sono solo io e i miei pensieri, ed è forse per questo che mi sveglio così presto, per avere un tempo tutto per me, ed essere lontano da tutti, mentre questi sogni di vivere altrove e questi sogni d’amori adolescenziali si manifestano in me, e vorrei solo un altrove…

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