Prosa Poetica, Visioni

E solo una bianca luce melodica spazza via ogni errata visione…

Rivedere Miryam, un semplice saluto, al bar, al di là del bancone, il suo sguardo da regina di Saba, da islamica mariana, e il mondo che prendeva un altro senso, le sure del corano che cominciavano a risuonare in me, le voci angelicate, ispirate dall’angelo, di là nel bar quattro amici che facevano festa perché avevano vinto 2.500 euro, esultanze, salti di gioia, festa a non finire, coinvolgevano anche Antonio il barista, gente che avrebbe spaccato il mondo con la sua esultanza, io che finivo il mio caffè, mi passava la voglia di fumare, anche quelle sigarette elettroniche comprate ieri, vedevo Miryam che si avvicinava alla macchina del caffè, per servire l’altro giovane, il milanista siciliano tutto furore niente cervello, me ne andavo… e risuonavano ancora le sure di Fatih Seferagic, Ar-Rahman, e ricordavo le parole di ieri di Saverio, quando mi diceva che è vero che dentro di me c’è qualcosa che si smuove, anche sulla religiosità, al di là dei libri di Cacciari, dei canti ortodossi, di queste sure del Corano che ritrovavano suono in me al rivedere, solo rivedere Miryam al di là del bancone, non come l’altra mattina, quando era insieme ai suoi amici, e mi appariva come una ragazza come tante, con i suoi amici, niente di ieratico, di sublime, mentre questa mattina le sure del Corano si aprivano una breccia in me, allo sguardo e al saluto di lei, l’arcangelo Gabriele sembrava cantare ancora, al solo vederla, al solo sentire il suo saluto, al solo suo sguardo… è già impegnata, forse ora studia, non mi va neanche di chiederglielo, non mi interessa, so solo che mi raccoglievo e visualizzavo Abbas Effendi Abdul Baha, l’unica guida rimasta quando le altre mie guide spirituali non bastano più, facevo svanire le parole in me, i miei pensieri, i discorsi di ieri con Saverio, tra fare casino con la chimica, l’alcol, le sigarette, il lavoro, lo studio, i soliti discorsi, che non ce la faccio più a pensare, e neanche a scrivere, sempre le solite cose… e in questa mattinata mi guida solo lei, lo sguardo e il volto di Miryam, la sua voce, e quel canto coranico che si eleva ai cieli, e una guida dell’anima che porterà avanti la giornata, se andrò o non andrò al bar di nuovo a mezzogiorno, dopo pranzo, se pranzerò qui o chissà dove, non importa, e della giornata non so cosa farmene, né di quella serie televisiva in cinese, né di quel libro in russo, né delle notizie, né di niente, e vorrei vivere in eterno quel momento, quel suo sguardo e quel suo saluto, mentre un angelo intona ancora le sure del Corano e fa sparire ogni visione, ogni parola, ogni pensiero, e solo una bianca luce melodica spazza via ogni errata visione…

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