Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

Perdermi, nella notte, stanco dell’allenamento che mi disfaceva, la serie televisiva cinese di arti marziali che mi portava via l’immagine di Valeria, la barista cinese, perdermi ancora, la fame, la stanchezza, e cercare di andare a dormire… la chiamata erotica, la voglia di schifo dopo giorni e giorni ieratici, dove sul lavoro, dalla noia mortale, mi compariva Rasputin, il monaco ortodosso, per farmi stare in linea, per non far divagare i pensieri, la spossatezza, la stanchezza, lo spirito di gravità, una malcelata depressione, il lungo e pesante dormire, tra una lettura e l’altra, tra una serie televisiva e le notizie 24 su 24, io che mi dovevo ancora riprendere dalla sconfitta di aver provato a fare il barista dal mio amico cinese, il lavoro che non mi piace, il senso di morte nera, la figura di Rasputin, del monaco ortodosso greco, lo sforzo di non fumare, le crisi di nervi e le gocce di valium, i troppi caffè, l’alcol, i pensieri che se ne andavano chissà dove, realtà parallele della mente che si creano in quella stanza, quando non c’è niente da fare, la solitudine, non poter parlare con nessuno, isolato nel mio mondo, alienato, in una realtà parallela… lavorare e stancarsi, non fare niente e stancarsi, dormire per non sentire i pensieri di sottofondo, i deliri, gli abbattimenti, le crisi di nervi, io che non mi ero ancora ripreso dal dover tornare a fare quel lavoro, quel colloquio che era andato male, vanno bene le capacità linguistiche, vanno male quelle comunicative e il lavoro di squadra… fa niente… prendere la macchina di notte e andare verso la massaggiatrice cinese, oltre Ana, oltre Alexia, fermarsi là vicino con la macchina, stanco già di per mio, ma con la voglia di liberare l’erotismo che in queste notti si presentava nei sogni, guardare qualche videoclip di Avena Lee sul cellulare, a casaccio, la voglia di oriente… eccitarsi quel poco che bastava ed entrare dalla massaggiatrice cinese, la quarantenne neanche troppo figa, ma avevo voglia di schifo, di fiori del male, dopo le giornate pesanti, gravi, ieratiche, che volevo farmi crescere i capelli lunghi come un monaco ortodosso, mentre qualche giorno prima me li facevo tagliare dai barbieri turchi, sono più Bahaì che ortodosso, e i capelli vano bene corti, l’abito non fa il monaco… incontrare l’altra mattina al bar Miryam, che non lavora più lì, forse ha ripreso a studiare, come le diceva Olga, come le chiedeva Olga, sentire una strana attrazione per Miryam, un’attrazione di quelle sbagliate, come quella puttana di anni e anni fa, Ramona, la pelle troppo scura, caffè latte, difficile godere, non liberare la libido che in quest’ultimo periodo era completamente affondata solo nei sogni erotici notturni… entrare dalla cinese e farsi spillare 50 euro, spogliarsi, provare subito a godere con lei, sdraiato su quel lettino, i suoi seni abbondanti, da godere, il suo corpo un po’ sfatto dall’età, niente a che vedere con la bellezza di Avena Lee, eppure eccitarsi, ravvivarsi, godere, la stanchezza che si faceva sentire e poco prima di andare via, dopo una mezz’oretta di massaggi, provare a godere della sua vista, della vista di lei, io, da solo, a guardarla, come per trovare l’ispirazione per godere, il suo vestito rosso e nero, i suoi capelli, il suo aspetto orientale, trovare l’ispirazione e andare via con quella fantasia, fregarmene di tutto… riprendere la macchina e tornare a casa, godersi una sigaretta prima di rievocare Avena Lee, e godere, allora, di tutta la bellezza di questi fiori del male orientali, ispirazione erotica, che mandava via la gravità di questi giorni, godere e liberarsi, in tutta la libertà, là dove mi dicevano che la religione non serve a niente, godere, nonostante la stanchezza e la gravità, di questi fiori del male orientali… svegliarsi e non sapere perché bere un Nescafè, un Lavazza alle macchinette, esagerato… mi dicevano, senza contare poi il caffè al bar dai cinesi, dove non c’era Valeria, dove non c’era Antonio, dove c’era solo Paolo e Olga, e rammentare la notte prima, quella dei fiori del male orientali, la gravità oscura, nera, ortodossa, che andava via, scambiare due parole con Olga, sulla musica, la sua musica, Ultimo – Ti dedico il silenzio, Briga – Sei del mattino, lei che non apprezzava il mio ascoltare manele, il mio viaggio in Romania, le parole romene, cinesi, russe, di sottofondo in me che svanivano, quella gravità perduta, che si eccitava al ricordo della notte prima, ritrovare un minimo di vitalità, di eccitazione cerebrale, forse dovuta ai troppi caffè, quasi tremare, tremare dai troppi caffè, da questi stati d’animo che in quest’ultimo periodo sono davvero alterati, e anche il fisico è sempre più spossato, più stanco, tranne la notte dove quando la massaggiatrice mi toccava sentivo una sorta di repulsione, non così davanti all’evocazione di Avena Lee, godere e non lasciarsi andare a sensi di colpa religiosi, godere di questi fiori del male orientali… e godere ancora, ancora adesso, in tutta l’ispirazione che quella massaggiatrice cinese mi dava, al di là dei soldi buttati via, delle connessioni inesistenti tra amici cinesi e baristi e bariste, lasciar perdere tutto, in tutta libertà, in questi fiori del male orientali, che quella gravità ortodossa da cori monastici non la sento proprio più, solo una sensazione di allegrezza e felicità mi avvolge, dei giri in su dell’anima, con il corpo stanco, e un’eccitazione al di fuori della norma, che non so neanch’io quando tornerò a risentire quelle note gravi dentro di me… non sapere che fare, chiamare solo il noleggio auto per rinnovare la macchina fino a lunedì, mio padre e il suo collega che oggi sono via assieme, non fasciarsi la testa per questo non fare niente, per quest’erotismo perduto, per questa mancanza di senso, eppure non lasciarsi andare allo sconforto, a realtà parallele, a ipocondrie paranoiche, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo l’esaltazione orientale dei fiori del male… non so domani cosa starò dicendo a Saverio, forse tutto questo, la gravità e l’eccitazione dopo la gravità, il colore nero che non mi sovrasta più, né lo sguardo di Rasputin, di Abdul Baha, di Gesù Cristo, strane visioni religiose che portavano con sé pensieri e idee fuori dalla norma, la libido sperduta, l’eccitazione da ispirazione erotica, il fregarsene delle parole di Olga e delle sue canzoni, lei che è lì solo per fare i caffè, tutto lì, la sua espressione del volto contro le canzoni manele, cosa me ne frega a me, io dentro di me mi sento di nuovo albanese, folle, eccitato, senza regole, perduto e sperduto, come i fiori del male orientali… lo schifo di Ana, di Alexia, di Alice, la bellezza e la carica erotica dello schifo, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima, non voler quasi più fumare, mangiare schifo, allenarsi nel giusto, non stancarsi di lavoro e allenamenti, non abbattersi, cercare di ricordare quell’anno dove per un anno intero facevo a meno di erotismo, ritrovare quello spirito giusto che pensavo di aver trovato l’altro giorno, di fronte a quel monaco ortodosso in chiesa, là, insieme agli altri, e lo sguardo poi di Valentina, di Elide, a messa, che mi faceva capire che tutta la mia religiosità è in fondo solo un modo per controllare l’erotismo, per controllare gli umori, e niente di più, lontano dall’amore che predicano, agape, nonostante tutte le parole di quei libri di Cacciari, tra filosofia e teologia, base che mi resterà a lungo per vivere questa vita, per evitare doppi sensi schizzati, paure dell’erotismo, andare fuori di testa, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo i fiori del male orientali… e non sapere che fare, senza lavoro, senza occupazione, con il solo pensiero che domani non ci sarà niente da dire a Saverio, la lingua inglese che mi passava la voglia di iscrivermi agli esami appena vedevo il programma, come quando Paolo diceva: “Oh, B*s*n*, perché sei tu B*s*n*!”, rimando shakespiriano al bar, perché fare il prof di inglese? A che pro? Lo scoraggiamento, la depressione, l’umore basso, la demotivazione, che ora si esalta invece solo per i fiori del male orientali, dopo che all’altro bar seminavano la zizzania dell’erotismo, perdersi ancora, e non perdersi più, sapere già che i prossimi giorni saranno gravi, di nuovo gravi, dopo che andrà via quest’eccitazione da fiori del male orientali, quando l’erotismo si trasformerà in spirito di gravità e ieraticità, che ora non avrebbe neanche senso raccogliersi in preghiera, fonte di mille paranoie senza senso… attendere domani, l’incontro con Saverio, non sapere che dire, come sentirmi, cosa raccontare, cosa raccontarmi, non aver voglia di stendersi sul letto e ascoltare canti ortodossi da monastero, neanche quei dischi di Evanescence, neanche la musica di Olga, neanche pensare ad Ana e Alexia, ultimamente che la carica erotica si riserva alla notte, e manca come la materia prima per liberare l’energia, perdersi e sperare di trovare una risposta che risposta non sarà, là dove la scienza delira c’è solo la fede che salva, l’ascetismo, la gravità, la ieraticità, e stare attento a quegli intossicanti dell’anima: caffè, alcol, sigarette, che mi fanno perdere sempre di più, giorno dopo giorno… ah! Se solo avessi tenuto quei capelli lunghi, da credermi monaco ortodosso, invece di quella visione rimane solo la foto di Rasputin, il ricordo di quel monaco greco ortodosso, la voglia di non confessarsi con nessuno, perdere la fede e la religiosità come diceva quella dottoressa, essere libero, e sperare solo di ritrovare me stesso, lo spirito di gravità, lo spirito ortodosso, e non quest’eccitazione al di fuori della norma, essere tentato di guardare ancora Avena Lee, di godere, di godere dopo la visione da ultima ispirazione della notte passata, eppure decidersi, decidersi all’ascetismo, a non buttare via i soldi, ad aspettare che l’umore giusto torni in me, che le cose si ristabilizzino, tornino alla normalità, ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

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