Pensieri liberi, Visioni

Questo venerdì che lascia tutto essere, dove ritrovo me stesso…

La noia di abitare in periferia, dopo l’ennesimo salto a Milano, per parlare di niente con Alex, la tranquillità dell’anima di aver lasciato perdere quel lavoro, il ricordo vago di ieri di quel tamponamento che ha messo in carrozzeria la mia auto, niente di che, se ne occuperà l’assicurazione, ora come ora, dell’auto posso farne a meno… la noia della periferia che finché stavo a Milano tutto sembrava un sogno, altra gente, un’altra atmosfera, tranne quella ragazza milanese che parlava con Alex, e gli diceva che andava a mangiare “asiatico”, Shambalà, Shangrillà, non lo so, con un suo amico di Torino, la strana sensazione di estraneità che mi provocano le ragazze di Milano, tutte sofisticate, un po’ come Marina, cause perse… salutare Priscilla e Shirin, tramite Alex, lasciarsi in pace, senza discussioni, senza litigi, è già qualcosa, dare un euro alla zingara, lo sguardo pieno di quell’ortodossia che vedo solo negli occhi dei romeni e delle romene, lasciarsi in pace, lei che mi augurava di trovare un lavoro… un lavoro, che Saverio l’ultima volta mi accennava a dare ripetizioni, a provare a diventare professore, ad informarmi sui requisiti del TFA, andare in università e chiedere, sapere quali esami dare, l’iter, ecc…. ed essersi liberato di Marco e di mio padre, almeno sul lavoro, lontano da loro si sta meglio, con i semi-analfabeti si fa fatica ad andare d’accordo, e forse le scuole e le università potrebbero essere i miei ambienti naturali, come dicevo oggi ad Alex: “Fosse per me passerei tutta la vita in università…”, e lui che mi diceva: “Scrivi un libro!”, “Ci ho pensato”, dicevo, vecchi sogni adolescenziali, di gioventù, scrivere come scrivevo una volta, da poeta maledetto, da scrittore alcolizzato e puttaniere, scrivere per scrivere, per liberare l’anima… leggere in questi giorni ancora “Dell’inizio” di Cacciari, e ritrovarvi tutto lo spirito universitario, le belle lezioni di una volta, altri temi, temi a me più vicini, un mondo più vicino, più mio, che sento più naturale del bar e delle officine, passare dai turchi al ritorno per una pizza margherita e una coca cola zero, una volta alla settimana la dieta me lo permette… i soldi che arriveranno domani, del fine settimana, senza fare niente, chi mi costringe a lavorare se i soldi arrivano lo stesso? Dedicarmi alle cose che mi piacciono di più, essere me stesso, come dicevo oggi ad Alex quello che mi aveva detto Saverio: “Ti obbligano a essere ciò che non sei…”, e Alex che mi diceva che dovevo cambiare, per trovare lavoro, per essere felice, antica storia mia di sempre, la gente che mi chiede di cambiare, di essere altro da me stesso… lasciarli parlare, non ascoltare… l’idea delle ripetizioni che non mi attizza più di tanto, mettere quasi in dubbio che a me le lingue piacciano veramente, insegnarle o parlarle, non lo so, di certo leggerle, ascoltarle, poi il resto non so, fino a che stamattina quasi mi veniva da ripensare tutto e mi chiedevo perché all’università non avevo studiato filosofia, avrei potuto fare il professore, e non mi sarebbe costato niente, ah, è vero, il lavoro, i soldi… questo lavoro e questi soldi che non vanno mai d’accordo con il mio vero essere, accademico, studioso, intellettuale, non di certo da uomo di affari, da uomo di lavori manuali, da ristorazione, niente di tutto questo, solo leggere e studiare, leggere e studiare, e ripetere, e informare gli altri… non so di cosa sarà fatto questo pomeriggio, forse di niente, del continuo di quel libro, forse di niente, forse non avrò neanche bisogno di dormire, dopo la dormita non stop alimentata dalla chimica per lo stress di ieri del tamponamento e della macchina che non c’è più per un po’, chi se ne frega, uscirò con gli amici e mi accompagneranno loro… non sapere più che fare, essere solo tranquillo per essere andato in pace con Alex, con la zingara, con i turchi, non pensare più a niente, forse solo a quel libro, dormirei e basta, e vagamente penso a settimana prossima quando dovrò muovermi per sapere di più del TFA, per capire come funzionano queste ripetizioni, se davvero ne avrò voglia, se non come stamattina, davanti al teatro pensavo: “Basta, non ho più voglia di vivere, di fare niente, non voglio più fare niente…”… e rendersi conto di questa fissa del bar che ormai è passata, tra le parole di Bruna di ieri e quella nuova barista androide dell’altro bar, “A lei…”, “Prego…”, “Buona giornata…”, come una vera androide, che al bar a Milano mi rompevano le scatole se facevo come lei, lasciamo perdere… non avere più voglia di sentire Saverio per niente, di fare discussioni con mio padre sul lavoro, lui che anche mi incitava a provare quel lavoro, Alex non più, e neanch’io, neanche Saverio, la follia di ieri di voler andare da Maria Teresa a sfogarmi ancora, la mia immagine senza barba che mi tormentava, la foga e la rabbia e la follia, di una giornata dopo troppa vodka del giorno prima, lo scontro tra due macchine, rimettere la testa a posto dopo i deliri, le esaltazioni, i pensieri fuori fase, quella chimica che se non ci fosse stata mi avrebbero messo in camicia di forza… riprendere a correre, ad allenarmi, domani o dopodomani, poco importa, sfogarsi così, fumare nella normalità, non una dopo l’altra come ieri, esaltazione sbagliata, pensare di uscire con gli amici, fare quattro chiacchiere, il vero me stesso che è da solo e pensa e scrive come quando si parla con Fizi e Barre, quegli amici che mi fanno accorgere di chi sono veramente, non un barista, non un meccanico o un tecnico d’autofficina, tutt’altro, quel mio me stesso perduto che si ritrova… Ana che ormai è un ricordo lontano, così come le massaggiatrici cinesi, dopo questa esperienza con i cinesi ci starò più attento, l’importante è essersi lasciati in pace con Alex, era da tanto tempo che non ci si vedeva, le nostre vite hanno preso strade completamente differenti, niente ci accomuna più di quando eravamo ragazzini e giocavamo alla playstation, si guardava cartoni animati e film orientali assieme, tutto è cambiato da allora, noi siamo cambiati, le nostre strade sono anni luce di distanza… tenere le distanze, ecco, tenere le distanze… questo pomeriggio che non sa di niente, questo venerdì pomeriggio che è forse il giorno più tranquillo di tutta la settimana, più di un sabato, più di una domenica, il vero fine settimana che inizia, lasciarsi andare in questo giorno che considero quasi più sacro della domenica, questo venerdì che tutto lascia essere… “Due volte nella mia vita ho dovuto fare i conti con la mia inadeguatezza”, diceva Saverio, “Una volta a vendere porta a porta enciclopedie mediche, l’altra a fare prelievi di sangue ai dipendenti delle aziende, ti rendi conto quando qualcosa non fa per te…”, non fa per me fare il ristoratore, il cameriere, il barista, e forse neanche l’operaio tecnico, non so come sarà fare il professore, dare ripetizioni, non lo so, di certo è meglio pensare a questo che pensare di rinchiudersi in un monastero ortodosso come pensavo stamattina, si può vivere nel mondo anche stando contro il mondo, diceva quel testo sufico, che ancora ispira tutto il bahaì dentro di me, vivere nel mondo rifiutandolo, senza bisogno di rinchiudersi in un monastero… pace, amen, così mi dico riguardo a questa esperienza da barista, pace, amen, forse, nei confronti del lavoro di mio padre, pace, amen, per il botto in macchina, pace, amen, per quella lingua russa che pensavo mia e invece non ho più voglia di parlarla, pace, amen, su tante cose, che ora non mi va neanche di richiamare alla mente, pace, amen, anche su quella breve conversazione di ieri con rav C., su Geova che si può dire, perché non è il Nome, sulla barba che si può tagliare solo con rasoio elettrico, i precetti biblici antichi, questioni estetiche, psicologiche, che stamattina pensavo che il lavoro con Alex sarebbe andato bene se mi fossi fatto rimanere la barba, assurdità senza fine, là non mi trovavo, non mi trovo, e non mi sarei mai ritrovato… Alex che diceva che in sei mesi a fare il meccanico tecnico impari tutto, tsè! Come se le cose fossero sempre le stesse, prova te a fare quel mestiere e vedi quanto c’è da imparare! Volevo dirgli, ma non gli dicevo niente, non lo so, non lo so cosa farò, di cosa mi occuperò questo fine settimana, nei prossimi giorni, non so neanche se mi accorderò al consiglio di Saverio sulla scuola, l’università, quel suo “lavorare lì in officna è controproducente…”, non lo so, non mi va di pensarci troppo, e voglio solo godermi questo venerdì che lascia tutto essere, dove ritrovo me stesso…

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