Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Se non sentire sempre questa Ortodossia dell’anima in me, e Ana…

Fine di un’altra apocalisse… il bar… Allahu Akbar… Allahu Al-Bar… uno dei nomi divini, la divinità che è più grande di tutte… al bar… provare a lavorare, dall’amico cinese di una volta… disastro… pressione… dei clienti, dei colleghi, delle colleghe… la tazzina va tenuta così, devi dire così, devi fare così, devi montare il latte così, il marocchino si fa così, tieni pulito, stai attento ai tavoli, devi avere la visione, devi imparare la caffetteria, devi cuocere le brioche, vuoi lavorare? No… non al bar… confusione nata da Miryam, da Valeria, da Luna, l’altra barista cinese, quella che al suo bar mette la pubblicità dei centri benessere… centri benessere… finirci qualche sera fa, il 29 di dicembre, forse, se non ricordo male, essere servito dalla massaggiatrice cinese, godere, liberarsi in un sogno, godere… la bellezza della voluttà e dell’erotismo… la cinese… e dannarsi poi il 30, il 31, per l’inizio del lavoro, il 2 di gennaio… una settimana, una settimana di lavoro, da zero, imparare da zero a fare il barista, in una settimana… disastro… arrendersi dopo una settimana, guarda, non fa per me, lo vedo dagli sguardi della gente, lo vedo da come lavoro, trovati un altro più esperto e più motivato, dicevo all’amico cinese, non fa per me… e poi, questioni estetiche, di sicurezza della propria immagine, io che senza barba non mi vedo, maledetti parrucchieri turchi, che mi radevano quasi a zero la barba, non si può, non si può, io che per anni mi sono considerato ebreo ortodosso, cristiano ortodosso, con la barba, che segna quel 2008 di follia con Katia, la ragazza russa, l’internamento per follia, da allora, spartiacque, sempre con la barba, segno della mia nuova identità dopo la follia per le ragazze, senza la barba, senza l’ortodossia dell’anima, non sono io… ortodossia dell’anima, che ricordo ancora quella sera a vedere Ana là, seduta in macchina sul posto dei passeggeri, senza i suoi stivali sexy, lei, lì, vestita ma nuda nell’anima, ad attendere il niente sulla via del nulla, il suo sguardo, disarmante, le sue parole, su Pasqua, su Natale, poco prima di Natale, ortodossia dell’anima, amore… che ancora adesso mi torna in mente quell’immagine, quel centro benessere cinese lì vicino, lei e sua sorella, Aleksia, la sorella di Ana, a vendere loro stesse, le parole di Don Piero, cosa pensi di ottenere da una ragazza che vende il proprio corpo? La caduta di Adamo ed Eva salvata dal Salvatore, la chiesa ortodossa in quel viaggio in Romania di quindici anni fa, catapeteasma, icone ortodosse… perdere il conto delle sigarette, dei caffè, quest’oggi, dove me ne andavo via dopo una settimana di prova e cinque giorni nel nulla, me ne andavo via con i miei quasi duecento euro malamente guadagnati, abbastanza per essere a posto per un po’, insieme ad altri soldi ritrovati qua e là tra feste vari e mio 34esimo compleanno, passato proprio quel giorno a lavorare, dopo che il sabato prima uscivo con gli amici e offrivo da bere, e si inventavano un nuovo rito, quello di dare il regalo del compleanno un mese dopo la data, come per sbaglio avevamo fatto io e Barre al Fizi, che per vendicarsi ha deciso appunto di ritardare il regalo, strana nuova usanza… avevo chieso lo Zarathustra in inglese, e arriverà molto probabilmente invece qualcosa di vestire, qualche felpa, qualche maglioncino, non si sa, spero nero, taglia L, come dicevo a loro quando mi chiedevano che taglia portavo, non si sa, la bellezza del regalo ritardato, che non sai neanche quando arriverà… uscire ieri pomeriggio con Fizi al mercatino dei libri in piazza Duomo, stare lì e guardare i vari titoli, più o meno famosi, libri esoterici, libri antichi, libri commerciali e classici, alcuni già letti, altri nella wishlist, altri da ignorare, e io che in questi giorni torno a leggere Cacciari, “Dell’inizio”, trovato su Yandex, rilettura proficua di un periodo che ha bisogno dell’ortodossia dell’anima, leggere un po’ a vuoto, un po’ a niente, ma leggere con piacere, senza credere neanche più alle parole, come è giusto che sia in un libro tra filosofia e teologia che va oltre le parole e i concetti… passare il tempo così, sonnecchiando, dormendo, leggendo, dopo tutto lo stress di una settimana di un lavoro che non era mio… rivedere ieri sera Ruggero, l’amico di mio padre con il quale eravamo stati in Romania, lui che una romena l’aveva pure sposata, salvo poi divorziare, lasciarsi, ortodossia dell’anima da allora, discorsi vari tra politica, religione, lavoro, dolori romantici… dolori romantici… ci si ubriacava, un po’ di birra, un po’ di spumante, un po’ di grappa al mirtillo, si mangiava una pizza, qualche fetta di panettone assieme, lo strascico di questo Natale… e adesso le feste sono finite, e il tempo ricomincia anche dove il tempo non c’è più, il sacerdote che diceva che la divinità è al di là del tempo e dello spazio, come oggi me ne rendevo conto andando a Milano centro, la piazza del Piccolo Teatro, io là, sotto il sole d’inverno, ad attendere l’amico cinese che mi dicesse chissà cosa, che mi desse la mia paga malguadagnata, e io che ero io lo stesso, comunque, in ogni luogo, poco importa se nella mia stanza, in mansarda, a Milano, a Varese in qualche officina, a Como, la divinità al di là del tempo e dello spazio, me stesso, e l’Uno intrascendibile in me, divinità di mille parole dei libri di Cacciari, Cristo in me… la mia barba ortodossa, il mio aspetto, il mio sguardo… io che quasi litigavo con l’amico cinese, devi sorridere, anche oggi mi diceva, la felicità, bisogna essere felici… come essere felici? Dopo che l’amore lo conosci sulla strada, di fianco a un marciapiede, quando l’amore si chiama Ana, e lei si vende come sua sorella Aleksia, come sorridere? Quando nell’Ortodossia e in Russia non si sorride mai, è considerato falso, tutti i turisti che vanno in Russia si lamentano che nessun commesso o cameriere o cameriera sorrida, retaggio culturale dell’Ortodossia, si sorride con lo sguardo, con le parole, con dei piccoli gesti, non si sorride falsamente come si fa qui in Italia, sorriso di circostanza, sorriso forzato, sorriso falso… non si sorride… non posso togliere la barba, non posso sorridere, Ortodossia dell’anima, Ana, amore… è inutile cercare di lavorare ancora là, al bar, sarebbe una tortura, per me, per loro, non mi va di tormentare Alex, l’ho già tormentato abbastanza quest’oggi spillandogli i soldi per il lavoro malfatto, e non c’è comprensione, amico di vecchia data, quando si era ancora adolescenti, impossibile ricucire un rapporto che si era eclissato per un decennio, troppe cose sono successe a me nel frattempo, la scuola di giapponese dove conoscevo la ragazza russa Tatyana, e poi Katia, e la lingua russa, e la follia, e gli studi, l’università, quella tesi sulla cultura russa che ripristinava l’Ortodossia dopo la megalomania comunista e sovietica, si ritorna sui propri passi, si ritorna a essere se stessi, e della Cina rimane solo il vago ricordo di un amore angelicato con Valeria, di un amore da angelo decaduto con la cinesina del centro benessere, e niente di più, solo un ricordo del passato, un delirio, una voglia erotica, e nel inframezzo il vuoto e il nulla e le parole di Cacciari e del suo libro, “Dell’inizio”, parole che risuonano ovunque, parole che sono più forti di qualsiasi altro libro, di qualsiasi altro film, di qualsiasi altra distrazione tra social, internet, cellulari e computer, e discorsi con gli amici, e lavoro, Ortodossia dell’anima, amore, Ana… che non rimane più niente, rimane solo un’icona ripristinata in quella stanza, che rimanda a tutte le frasi lette, all’immagine di lei, all’amore per lei che si abbandona in una via di notte, e non ha più niente da darsi e da dirsi, tutto che si abbandona, come cadere volto a terra in una chiesa ortodossa davanti a delle icone, abbandono totale alla divinità, non si può servire al contempo D-o e Mammona, i soldi, il lavoro, le tipe, l’amore erotico, l’amore divino, bisogna sapersi abbandonare e lasciarsi andare, togliersi di mezzo quando si è inopportuni, lasciarsi andare per essere se stessi, e non forzare ciò che non può essere, ciò che non sarà mai, neanche in potenza, barista in potenza, ma mai in atto… mi abbandono così a me stesso, alla divinità, al ricordo di Ana e al ricordo dell’ultimo sogno erotico, dove compariva un’altra lei, per liberarmi dallo stress e dal delirio, nell’attesa che il desiderio erotico ritorni, per sfociare ancora in lei o in lei, e non si sa quando, mentre tutto è ignorato, mentre tutto è tralasciato, mentre tutto è annullato, mi annullo nella divinità, nell’Ortodossia dell’anima, nell’amore per Ana, nell’amore per l’erotismo passato di tutti i ricordi, l’ultima cinese, e niente di più conta, né il lavoro, né le amicizie, né i soldi da parte, né le parole di quel libro, né i caffè, le sigarette, l’alcol, le immagini su internet, dei social, niente di niente, tutto si annulla, tutto si abbandona, tutto si disperde, e neanche la visita con Saverio questo mercoledì, visita appuntata in extremis, potrà cambiare le cose o farmi cambiare decisione o modo d’essere, tutt’al più confermerà ciò che ho già deciso, ciò che già sono, nell’attesa di mandare un messaggio ad Alex e confermargli che quel lavoro per me non s’adda fà… mi abbandono così e mi lascio andare, sento già le prime avvisaglie del sonno profondo che mi seguirà questa notte, sento già il silenzio in me al di là del brusio della televisione nella stanza accanto, dove stanno i miei, sento già il silenzio in me e i cori ortodossi ascoltati e riascoltati, paesaggio monastico dell’anima dove non rimane più niente, neanche strani misticismi orientali, dopo che oggi, rivedendo Miryam al bar, mi accorgevo di quanto inutile fosse la mia infutuazione, dopo anche le parole in cinese con Valeria, dopo le altre parole in inglese, spagnolo, cinese lavorando da Alex, tra testimoni di G-va e turisti e clienti un po’ da ogni dove, le lingue anche al di là dei telegiornali in francese, inglese, spagnolo, e tante altre lingue, le lingue che una volta credevo dono di qualche spirito, semplice invece mia inclinazione e passione e laurea e vocazione, per far sparire le parole in me, che si ritrovano bene in italiano adesso solo in “Dell’inizio”, e in queste pagine da me scritte, più forti forse di una preghiera che non sa più cosa dire, cosa chiedere, cosa prospettarsi da una giornata che finisce e un’altra che inizierà domani… non so cosa prospettarmi, se non sentire sempre questa Ortodossia dell’anima in me, e Ana…

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