Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

Perdermi, nella notte, stanco dell’allenamento che mi disfaceva, la serie televisiva cinese di arti marziali che mi portava via l’immagine di Valeria, la barista cinese, perdermi ancora, la fame, la stanchezza, e cercare di andare a dormire… la chiamata erotica, la voglia di schifo dopo giorni e giorni ieratici, dove sul lavoro, dalla noia mortale, mi compariva Rasputin, il monaco ortodosso, per farmi stare in linea, per non far divagare i pensieri, la spossatezza, la stanchezza, lo spirito di gravità, una malcelata depressione, il lungo e pesante dormire, tra una lettura e l’altra, tra una serie televisiva e le notizie 24 su 24, io che mi dovevo ancora riprendere dalla sconfitta di aver provato a fare il barista dal mio amico cinese, il lavoro che non mi piace, il senso di morte nera, la figura di Rasputin, del monaco ortodosso greco, lo sforzo di non fumare, le crisi di nervi e le gocce di valium, i troppi caffè, l’alcol, i pensieri che se ne andavano chissà dove, realtà parallele della mente che si creano in quella stanza, quando non c’è niente da fare, la solitudine, non poter parlare con nessuno, isolato nel mio mondo, alienato, in una realtà parallela… lavorare e stancarsi, non fare niente e stancarsi, dormire per non sentire i pensieri di sottofondo, i deliri, gli abbattimenti, le crisi di nervi, io che non mi ero ancora ripreso dal dover tornare a fare quel lavoro, quel colloquio che era andato male, vanno bene le capacità linguistiche, vanno male quelle comunicative e il lavoro di squadra… fa niente… prendere la macchina di notte e andare verso la massaggiatrice cinese, oltre Ana, oltre Alexia, fermarsi là vicino con la macchina, stanco già di per mio, ma con la voglia di liberare l’erotismo che in queste notti si presentava nei sogni, guardare qualche videoclip di Avena Lee sul cellulare, a casaccio, la voglia di oriente… eccitarsi quel poco che bastava ed entrare dalla massaggiatrice cinese, la quarantenne neanche troppo figa, ma avevo voglia di schifo, di fiori del male, dopo le giornate pesanti, gravi, ieratiche, che volevo farmi crescere i capelli lunghi come un monaco ortodosso, mentre qualche giorno prima me li facevo tagliare dai barbieri turchi, sono più Bahaì che ortodosso, e i capelli vano bene corti, l’abito non fa il monaco… incontrare l’altra mattina al bar Miryam, che non lavora più lì, forse ha ripreso a studiare, come le diceva Olga, come le chiedeva Olga, sentire una strana attrazione per Miryam, un’attrazione di quelle sbagliate, come quella puttana di anni e anni fa, Ramona, la pelle troppo scura, caffè latte, difficile godere, non liberare la libido che in quest’ultimo periodo era completamente affondata solo nei sogni erotici notturni… entrare dalla cinese e farsi spillare 50 euro, spogliarsi, provare subito a godere con lei, sdraiato su quel lettino, i suoi seni abbondanti, da godere, il suo corpo un po’ sfatto dall’età, niente a che vedere con la bellezza di Avena Lee, eppure eccitarsi, ravvivarsi, godere, la stanchezza che si faceva sentire e poco prima di andare via, dopo una mezz’oretta di massaggi, provare a godere della sua vista, della vista di lei, io, da solo, a guardarla, come per trovare l’ispirazione per godere, il suo vestito rosso e nero, i suoi capelli, il suo aspetto orientale, trovare l’ispirazione e andare via con quella fantasia, fregarmene di tutto… riprendere la macchina e tornare a casa, godersi una sigaretta prima di rievocare Avena Lee, e godere, allora, di tutta la bellezza di questi fiori del male orientali, ispirazione erotica, che mandava via la gravità di questi giorni, godere e liberarsi, in tutta la libertà, là dove mi dicevano che la religione non serve a niente, godere, nonostante la stanchezza e la gravità, di questi fiori del male orientali… svegliarsi e non sapere perché bere un Nescafè, un Lavazza alle macchinette, esagerato… mi dicevano, senza contare poi il caffè al bar dai cinesi, dove non c’era Valeria, dove non c’era Antonio, dove c’era solo Paolo e Olga, e rammentare la notte prima, quella dei fiori del male orientali, la gravità oscura, nera, ortodossa, che andava via, scambiare due parole con Olga, sulla musica, la sua musica, Ultimo – Ti dedico il silenzio, Briga – Sei del mattino, lei che non apprezzava il mio ascoltare manele, il mio viaggio in Romania, le parole romene, cinesi, russe, di sottofondo in me che svanivano, quella gravità perduta, che si eccitava al ricordo della notte prima, ritrovare un minimo di vitalità, di eccitazione cerebrale, forse dovuta ai troppi caffè, quasi tremare, tremare dai troppi caffè, da questi stati d’animo che in quest’ultimo periodo sono davvero alterati, e anche il fisico è sempre più spossato, più stanco, tranne la notte dove quando la massaggiatrice mi toccava sentivo una sorta di repulsione, non così davanti all’evocazione di Avena Lee, godere e non lasciarsi andare a sensi di colpa religiosi, godere di questi fiori del male orientali… e godere ancora, ancora adesso, in tutta l’ispirazione che quella massaggiatrice cinese mi dava, al di là dei soldi buttati via, delle connessioni inesistenti tra amici cinesi e baristi e bariste, lasciar perdere tutto, in tutta libertà, in questi fiori del male orientali, che quella gravità ortodossa da cori monastici non la sento proprio più, solo una sensazione di allegrezza e felicità mi avvolge, dei giri in su dell’anima, con il corpo stanco, e un’eccitazione al di fuori della norma, che non so neanch’io quando tornerò a risentire quelle note gravi dentro di me… non sapere che fare, chiamare solo il noleggio auto per rinnovare la macchina fino a lunedì, mio padre e il suo collega che oggi sono via assieme, non fasciarsi la testa per questo non fare niente, per quest’erotismo perduto, per questa mancanza di senso, eppure non lasciarsi andare allo sconforto, a realtà parallele, a ipocondrie paranoiche, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo l’esaltazione orientale dei fiori del male… non so domani cosa starò dicendo a Saverio, forse tutto questo, la gravità e l’eccitazione dopo la gravità, il colore nero che non mi sovrasta più, né lo sguardo di Rasputin, di Abdul Baha, di Gesù Cristo, strane visioni religiose che portavano con sé pensieri e idee fuori dalla norma, la libido sperduta, l’eccitazione da ispirazione erotica, il fregarsene delle parole di Olga e delle sue canzoni, lei che è lì solo per fare i caffè, tutto lì, la sua espressione del volto contro le canzoni manele, cosa me ne frega a me, io dentro di me mi sento di nuovo albanese, folle, eccitato, senza regole, perduto e sperduto, come i fiori del male orientali… lo schifo di Ana, di Alexia, di Alice, la bellezza e la carica erotica dello schifo, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima, non voler quasi più fumare, mangiare schifo, allenarsi nel giusto, non stancarsi di lavoro e allenamenti, non abbattersi, cercare di ricordare quell’anno dove per un anno intero facevo a meno di erotismo, ritrovare quello spirito giusto che pensavo di aver trovato l’altro giorno, di fronte a quel monaco ortodosso in chiesa, là, insieme agli altri, e lo sguardo poi di Valentina, di Elide, a messa, che mi faceva capire che tutta la mia religiosità è in fondo solo un modo per controllare l’erotismo, per controllare gli umori, e niente di più, lontano dall’amore che predicano, agape, nonostante tutte le parole di quei libri di Cacciari, tra filosofia e teologia, base che mi resterà a lungo per vivere questa vita, per evitare doppi sensi schizzati, paure dell’erotismo, andare fuori di testa, cercare di recuperare l’ortodossia dell’anima dopo i fiori del male orientali… e non sapere che fare, senza lavoro, senza occupazione, con il solo pensiero che domani non ci sarà niente da dire a Saverio, la lingua inglese che mi passava la voglia di iscrivermi agli esami appena vedevo il programma, come quando Paolo diceva: “Oh, B*s*n*, perché sei tu B*s*n*!”, rimando shakespiriano al bar, perché fare il prof di inglese? A che pro? Lo scoraggiamento, la depressione, l’umore basso, la demotivazione, che ora si esalta invece solo per i fiori del male orientali, dopo che all’altro bar seminavano la zizzania dell’erotismo, perdersi ancora, e non perdersi più, sapere già che i prossimi giorni saranno gravi, di nuovo gravi, dopo che andrà via quest’eccitazione da fiori del male orientali, quando l’erotismo si trasformerà in spirito di gravità e ieraticità, che ora non avrebbe neanche senso raccogliersi in preghiera, fonte di mille paranoie senza senso… attendere domani, l’incontro con Saverio, non sapere che dire, come sentirmi, cosa raccontare, cosa raccontarmi, non aver voglia di stendersi sul letto e ascoltare canti ortodossi da monastero, neanche quei dischi di Evanescence, neanche la musica di Olga, neanche pensare ad Ana e Alexia, ultimamente che la carica erotica si riserva alla notte, e manca come la materia prima per liberare l’energia, perdersi e sperare di trovare una risposta che risposta non sarà, là dove la scienza delira c’è solo la fede che salva, l’ascetismo, la gravità, la ieraticità, e stare attento a quegli intossicanti dell’anima: caffè, alcol, sigarette, che mi fanno perdere sempre di più, giorno dopo giorno… ah! Se solo avessi tenuto quei capelli lunghi, da credermi monaco ortodosso, invece di quella visione rimane solo la foto di Rasputin, il ricordo di quel monaco greco ortodosso, la voglia di non confessarsi con nessuno, perdere la fede e la religiosità come diceva quella dottoressa, essere libero, e sperare solo di ritrovare me stesso, lo spirito di gravità, lo spirito ortodosso, e non quest’eccitazione al di fuori della norma, essere tentato di guardare ancora Avena Lee, di godere, di godere dopo la visione da ultima ispirazione della notte passata, eppure decidersi, decidersi all’ascetismo, a non buttare via i soldi, ad aspettare che l’umore giusto torni in me, che le cose si ristabilizzino, tornino alla normalità, ricercare l’ascetismo dell’anima dopo i fiori del male orientali…

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Ispirazioni, Pensieri liberi, Ricordi, Visioni

Magari perdermi nella musica, magari in quel libro, e lasciare andare tutto quanto…

Macchina distrutta, lunedì in assicurazione a raccontare storie, macchina nuova che arriverà, tra un mese, poco più, chi lo sa, qualche occasione da poche migliaia di euro, chi se ne frega… andare da Ana, andare dalla massaggiatrice cinese, poco importa, se avrò voglia, chi lo sa, non mi interessa, e dopo il lavoro con Alex che è andato a male, dopo la macchina distrutta, oggi ci voleva anche il pc che se ne andava e che dovevo reinstallare da zero perdendo tutti i dati, chi se ne frega… è cominciato davvero bene il nuovo anno, devo dire, mi salva solo la chiacchierata stamattina con Bruna al bar, sul lavoro di barista, di operaio, di laureato… cercare lavoro oggi mandando qualche curriculum a caso su euspert bianco e infojobs e synergie, non che ci creda tanto, perché tanto so che non chiamerà nessuno, e va bene così… leggere un po’ “Dell’inizio” ancora questa mattina, che mi serviva mentre reinstallavo il pc, come quell’immagine del Deus Absconditus, c’è qualcosa al di là di questi oggetti: macchina, pc, del lavoro, delle puttane, c’è qualcosa al di là che mi fa sentire salvo, al di là di tutto, e che è la vita, la pura vita senza appendici, tra puttane, sigarette, caffè, soldi, lavoro, pc, cellulare, tablet, macchina, canzoni e musica, e un sacco di altre cazzate senza le quali si può vivere bene lo stesso, qualcosa al di là che è la pura vita… e stamattina era anche consolante andare con mio padre a fare la spesa all’Alta Sfera, consolazione di un sabato che non mi vedeva al Carrefour con la macchina, e non so ancora per quanti sabati sarà così, e poco importa… c’era anche del bello a sentire quelle canzoni su Spotify di Miryam Yeung (杨千嬅), musica bella che sentivo e mi faceva ricordare Valeria del bar, la sua bellezza, il suo sorriso, e tutto quel caos nato da lei, quando le parlavo in cinese, quando per sbaglio su VK vedevo della pornografia asiatica postata da un tedesco che usa VK, forse tutto il casino era nato lì, in quel periodo stressante per l’attesa del dentista e di togliere i denti del giudizio, quando in sostanza mi disamoravo di Ana, e tutta la mia carica erotica si orientalizzava, tutto quel casino, che ritrovo ogni mattina quando vado al bar, e per non creare fraintendimenti preferisco non parlare in cinese, neanche provarci a parlare con Valeria, anche se stasera, visto che con gli amici non si esce, con tutta probabilità leggerò un po’ di pagine in cinese di quel romanzo comprato 11 anni fa a Paolo Sarpi, ed è davvero incredibile come dopo dieci anni io non mi sia dimenticato niente di quello che sapevo, di come anche al bar, quando parlavano cinese, capivo ancora quasi tutto, incredibile, la magia di questo Estremo Oriente… e questo pomeriggio, dopo aver trafficato con il pc, sul tardi, me ne andavo a correre, a fare un po’ di taekwondo, un po’ di karatè, sfogando tutto il nervoso delle ultime settimane, della giornata, e pensavo ad Alex quando mi diceva che dovevo essere più flessibile, più morbido, più rilassato, e che avrei dovuto fare Tai Chi la mattina, per non essere così rigido, così teso, così chiuso, e mi veniva in mente come le stesse cose che mi diceva lui me le diceva forse il maestro di taekwondo, o non mi ricordo chi ancora… eppure Saverio diceva che non si può costringere qualcuno ad essere ciò che non è, che lui ha un’impostazione più naturale, che si è ciò che si è, e non si può forzare qualcuno a diventare qualcun’altro, anche se Alex diceva che se non cambiavo non riuscirò mai ad andare bene in nessun lavoro… lavoro… che brutta parola, che brutta cosa, fosse per me, glielo dicevo anche, passerei la vita in università, tra i libri, e nient’altro, mentre ieri proprio dall’università si faceva sentire quella del TFA, quando le mandavo una mail, e non so se settimana prossima mi incontrerò con chi, anche solo per sapere, anche solo per informarmi sulla strada di diventare professore, per continuare a leggere, studiare e insegnare tutta la vita… il maestro… che mi veniva in mente rav C., quando gli chiedevo della barba che può essere tagliata solo con rasoio elettrico, che Geova si può dire, perché non è il Nome, e che anche lui i testimoni di Geova li chiama testimoni di Genova, ma così, per scherzare, il maestro… il maestro… che adesso mi viene in mente il maestro di karatè di una volta, quello zingaro musulmano, quel maestro di taekwondo, terrone leghista, e davvero c’è maestro e maestro in questo mondo, e io che maestro sarò? Pensare che una volta volevo diventare uno scrittore alcolizzato suicida, un poeta maledetto, e ci ero andato vicino quando stavo con Alina, con Xhuliana, con Leida, puttane e poesie ed alcol, puttane, poesie ed alcol, era tutta la mia vita, mentre me la spassavo in università tra tutte quelle ragazze, che neanche desideravo più di tanto, proprio perché tanto c’erano Xhuliana, Alina e Leida, nel corso degli anni, a far sfogare la mia carica erotica, il mio desiderio, la mia voglia da poeta maledetto alcolizzato e suicida, ricordi di una vita passata… che non penso più neanche così male al giorno della mia laurea, il 13 gennaio, il giorno di Santa Lucia, e me ne accorgevo solo quest’anno, quest’ultimo Natale, il 13 gennaio, Santa Lucia, come mia zia là in provincia di Mantova… Mantova, che chissà se ci tornerò a comprare la macchina nuova, visto che il concessionario amico di mio padre è sempre là in zona, chi lo sa se visiterò anche i miei parenti, chi lo sa… e qui per un attimo i pensieri si fermano sulle tombe e non sanno andare più avanti… grave poetry… che mi verrebbe da riesumare i miei poeti sepolcrali di una volta, quelli inglesi dell’800, se solo avessi voglia di sentire la lingua inglese come poesia, se non fosse che ormai la lingua inglese è così imbastardita da film, canzoni pop e notiziari che non ci trovo più niente di poetico… Mantova, le tombe di famiglia, la macchina distrutta, la macchina nuova, Xhuliana quella notte, la notte del funerale di mia nonna, godere con lei, che mi sembra così un ricordo lontano che neanche mi ricordavo più, che avevo quasi paura a ricordare, eppure ora riemerge e non so perché, quel passato, quei ricordi che ritornano, quelle pagine di poesia andate perdute, per colpa di Alina, quando lei era diventata tutto, quando perdendo lei mi sembrava di aver perso tutto, puttane, alcol, poesie, una vita da poeta maledetto volevo condurre e così per alcuni anni ho condotto… quel passato che era diventato completo oblio, dimenticanza, sigillato, che ora non so come mai ritorna, e mi fa anche passare la voglia di leggere in cinese… quel cinese che parlava quella testimone di Geova italiana, lei che era stata in Cina, lei che diceva che credeva in certi ideali, un’altra Eugenia non avventista, ma testimone, ragazze strane, un po’ fuori, un po’ invasate di Dio, e io che ora ricordo tutta la voluttà che c’era una volta con Xhuliana, con Alina, con Leida, quella voluttà che non ho poi saputo trovare con Ana, e quella voluttà che a volte ritorna per l’ultima volta con quella cinese, che credere in Dio mi sembra solo un modo per dedicarmi meglio al mio amore per le donne, per la voluttà, per il piacere, come l’ultimo sogno notturno dove ricompariva Aleksia, la sorella di Ana… e per un po’ andrà così, perso tra il desiderio di Aleksia, di Ana, di Alice, e non me la prenderò più per il lavoro che mi capita, per i libri da leggere, per le sigarette, per l’alcol, per la poesia, per i film, per i discorsi con gli amici, per tante altre cose, che devo solo imparare a non lamentarmi e non arrabbiarmi, e trasformare di più questa vita in favola, in poesia, come facevo una volta, e liberarmi da quel pensiero oggettivo e scientifico e freddo, e ritrovare le ali dell’ispirazione ancora una volta… che ora come ora mi viene in mente solo la foto di Miryam Yeung, di quando Leo mi diceva di scaricare le foto delle cantanti cinesi, di non guardare clip pornografiche, che fottono il cervello, e ora preferisco stare tranquillo, magari perdermi nella musica, magari in quel libro, e lasciare andare tutto quanto…

Pensieri liberi, Visioni

Questo venerdì che lascia tutto essere, dove ritrovo me stesso…

La noia di abitare in periferia, dopo l’ennesimo salto a Milano, per parlare di niente con Alex, la tranquillità dell’anima di aver lasciato perdere quel lavoro, il ricordo vago di ieri di quel tamponamento che ha messo in carrozzeria la mia auto, niente di che, se ne occuperà l’assicurazione, ora come ora, dell’auto posso farne a meno… la noia della periferia che finché stavo a Milano tutto sembrava un sogno, altra gente, un’altra atmosfera, tranne quella ragazza milanese che parlava con Alex, e gli diceva che andava a mangiare “asiatico”, Shambalà, Shangrillà, non lo so, con un suo amico di Torino, la strana sensazione di estraneità che mi provocano le ragazze di Milano, tutte sofisticate, un po’ come Marina, cause perse… salutare Priscilla e Shirin, tramite Alex, lasciarsi in pace, senza discussioni, senza litigi, è già qualcosa, dare un euro alla zingara, lo sguardo pieno di quell’ortodossia che vedo solo negli occhi dei romeni e delle romene, lasciarsi in pace, lei che mi augurava di trovare un lavoro… un lavoro, che Saverio l’ultima volta mi accennava a dare ripetizioni, a provare a diventare professore, ad informarmi sui requisiti del TFA, andare in università e chiedere, sapere quali esami dare, l’iter, ecc…. ed essersi liberato di Marco e di mio padre, almeno sul lavoro, lontano da loro si sta meglio, con i semi-analfabeti si fa fatica ad andare d’accordo, e forse le scuole e le università potrebbero essere i miei ambienti naturali, come dicevo oggi ad Alex: “Fosse per me passerei tutta la vita in università…”, e lui che mi diceva: “Scrivi un libro!”, “Ci ho pensato”, dicevo, vecchi sogni adolescenziali, di gioventù, scrivere come scrivevo una volta, da poeta maledetto, da scrittore alcolizzato e puttaniere, scrivere per scrivere, per liberare l’anima… leggere in questi giorni ancora “Dell’inizio” di Cacciari, e ritrovarvi tutto lo spirito universitario, le belle lezioni di una volta, altri temi, temi a me più vicini, un mondo più vicino, più mio, che sento più naturale del bar e delle officine, passare dai turchi al ritorno per una pizza margherita e una coca cola zero, una volta alla settimana la dieta me lo permette… i soldi che arriveranno domani, del fine settimana, senza fare niente, chi mi costringe a lavorare se i soldi arrivano lo stesso? Dedicarmi alle cose che mi piacciono di più, essere me stesso, come dicevo oggi ad Alex quello che mi aveva detto Saverio: “Ti obbligano a essere ciò che non sei…”, e Alex che mi diceva che dovevo cambiare, per trovare lavoro, per essere felice, antica storia mia di sempre, la gente che mi chiede di cambiare, di essere altro da me stesso… lasciarli parlare, non ascoltare… l’idea delle ripetizioni che non mi attizza più di tanto, mettere quasi in dubbio che a me le lingue piacciano veramente, insegnarle o parlarle, non lo so, di certo leggerle, ascoltarle, poi il resto non so, fino a che stamattina quasi mi veniva da ripensare tutto e mi chiedevo perché all’università non avevo studiato filosofia, avrei potuto fare il professore, e non mi sarebbe costato niente, ah, è vero, il lavoro, i soldi… questo lavoro e questi soldi che non vanno mai d’accordo con il mio vero essere, accademico, studioso, intellettuale, non di certo da uomo di affari, da uomo di lavori manuali, da ristorazione, niente di tutto questo, solo leggere e studiare, leggere e studiare, e ripetere, e informare gli altri… non so di cosa sarà fatto questo pomeriggio, forse di niente, del continuo di quel libro, forse di niente, forse non avrò neanche bisogno di dormire, dopo la dormita non stop alimentata dalla chimica per lo stress di ieri del tamponamento e della macchina che non c’è più per un po’, chi se ne frega, uscirò con gli amici e mi accompagneranno loro… non sapere più che fare, essere solo tranquillo per essere andato in pace con Alex, con la zingara, con i turchi, non pensare più a niente, forse solo a quel libro, dormirei e basta, e vagamente penso a settimana prossima quando dovrò muovermi per sapere di più del TFA, per capire come funzionano queste ripetizioni, se davvero ne avrò voglia, se non come stamattina, davanti al teatro pensavo: “Basta, non ho più voglia di vivere, di fare niente, non voglio più fare niente…”… e rendersi conto di questa fissa del bar che ormai è passata, tra le parole di Bruna di ieri e quella nuova barista androide dell’altro bar, “A lei…”, “Prego…”, “Buona giornata…”, come una vera androide, che al bar a Milano mi rompevano le scatole se facevo come lei, lasciamo perdere… non avere più voglia di sentire Saverio per niente, di fare discussioni con mio padre sul lavoro, lui che anche mi incitava a provare quel lavoro, Alex non più, e neanch’io, neanche Saverio, la follia di ieri di voler andare da Maria Teresa a sfogarmi ancora, la mia immagine senza barba che mi tormentava, la foga e la rabbia e la follia, di una giornata dopo troppa vodka del giorno prima, lo scontro tra due macchine, rimettere la testa a posto dopo i deliri, le esaltazioni, i pensieri fuori fase, quella chimica che se non ci fosse stata mi avrebbero messo in camicia di forza… riprendere a correre, ad allenarmi, domani o dopodomani, poco importa, sfogarsi così, fumare nella normalità, non una dopo l’altra come ieri, esaltazione sbagliata, pensare di uscire con gli amici, fare quattro chiacchiere, il vero me stesso che è da solo e pensa e scrive come quando si parla con Fizi e Barre, quegli amici che mi fanno accorgere di chi sono veramente, non un barista, non un meccanico o un tecnico d’autofficina, tutt’altro, quel mio me stesso perduto che si ritrova… Ana che ormai è un ricordo lontano, così come le massaggiatrici cinesi, dopo questa esperienza con i cinesi ci starò più attento, l’importante è essersi lasciati in pace con Alex, era da tanto tempo che non ci si vedeva, le nostre vite hanno preso strade completamente differenti, niente ci accomuna più di quando eravamo ragazzini e giocavamo alla playstation, si guardava cartoni animati e film orientali assieme, tutto è cambiato da allora, noi siamo cambiati, le nostre strade sono anni luce di distanza… tenere le distanze, ecco, tenere le distanze… questo pomeriggio che non sa di niente, questo venerdì pomeriggio che è forse il giorno più tranquillo di tutta la settimana, più di un sabato, più di una domenica, il vero fine settimana che inizia, lasciarsi andare in questo giorno che considero quasi più sacro della domenica, questo venerdì che tutto lascia essere… “Due volte nella mia vita ho dovuto fare i conti con la mia inadeguatezza”, diceva Saverio, “Una volta a vendere porta a porta enciclopedie mediche, l’altra a fare prelievi di sangue ai dipendenti delle aziende, ti rendi conto quando qualcosa non fa per te…”, non fa per me fare il ristoratore, il cameriere, il barista, e forse neanche l’operaio tecnico, non so come sarà fare il professore, dare ripetizioni, non lo so, di certo è meglio pensare a questo che pensare di rinchiudersi in un monastero ortodosso come pensavo stamattina, si può vivere nel mondo anche stando contro il mondo, diceva quel testo sufico, che ancora ispira tutto il bahaì dentro di me, vivere nel mondo rifiutandolo, senza bisogno di rinchiudersi in un monastero… pace, amen, così mi dico riguardo a questa esperienza da barista, pace, amen, forse, nei confronti del lavoro di mio padre, pace, amen, per il botto in macchina, pace, amen, per quella lingua russa che pensavo mia e invece non ho più voglia di parlarla, pace, amen, su tante cose, che ora non mi va neanche di richiamare alla mente, pace, amen, anche su quella breve conversazione di ieri con rav C., su Geova che si può dire, perché non è il Nome, sulla barba che si può tagliare solo con rasoio elettrico, i precetti biblici antichi, questioni estetiche, psicologiche, che stamattina pensavo che il lavoro con Alex sarebbe andato bene se mi fossi fatto rimanere la barba, assurdità senza fine, là non mi trovavo, non mi trovo, e non mi sarei mai ritrovato… Alex che diceva che in sei mesi a fare il meccanico tecnico impari tutto, tsè! Come se le cose fossero sempre le stesse, prova te a fare quel mestiere e vedi quanto c’è da imparare! Volevo dirgli, ma non gli dicevo niente, non lo so, non lo so cosa farò, di cosa mi occuperò questo fine settimana, nei prossimi giorni, non so neanche se mi accorderò al consiglio di Saverio sulla scuola, l’università, quel suo “lavorare lì in officna è controproducente…”, non lo so, non mi va di pensarci troppo, e voglio solo godermi questo venerdì che lascia tutto essere, dove ritrovo me stesso…

Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Se non sentire sempre questa Ortodossia dell’anima in me, e Ana…

Fine di un’altra apocalisse… il bar… Allahu Akbar… Allahu Al-Bar… uno dei nomi divini, la divinità che è più grande di tutte… al bar… provare a lavorare, dall’amico cinese di una volta… disastro… pressione… dei clienti, dei colleghi, delle colleghe… la tazzina va tenuta così, devi dire così, devi fare così, devi montare il latte così, il marocchino si fa così, tieni pulito, stai attento ai tavoli, devi avere la visione, devi imparare la caffetteria, devi cuocere le brioche, vuoi lavorare? No… non al bar… confusione nata da Miryam, da Valeria, da Luna, l’altra barista cinese, quella che al suo bar mette la pubblicità dei centri benessere… centri benessere… finirci qualche sera fa, il 29 di dicembre, forse, se non ricordo male, essere servito dalla massaggiatrice cinese, godere, liberarsi in un sogno, godere… la bellezza della voluttà e dell’erotismo… la cinese… e dannarsi poi il 30, il 31, per l’inizio del lavoro, il 2 di gennaio… una settimana, una settimana di lavoro, da zero, imparare da zero a fare il barista, in una settimana… disastro… arrendersi dopo una settimana, guarda, non fa per me, lo vedo dagli sguardi della gente, lo vedo da come lavoro, trovati un altro più esperto e più motivato, dicevo all’amico cinese, non fa per me… e poi, questioni estetiche, di sicurezza della propria immagine, io che senza barba non mi vedo, maledetti parrucchieri turchi, che mi radevano quasi a zero la barba, non si può, non si può, io che per anni mi sono considerato ebreo ortodosso, cristiano ortodosso, con la barba, che segna quel 2008 di follia con Katia, la ragazza russa, l’internamento per follia, da allora, spartiacque, sempre con la barba, segno della mia nuova identità dopo la follia per le ragazze, senza la barba, senza l’ortodossia dell’anima, non sono io… ortodossia dell’anima, che ricordo ancora quella sera a vedere Ana là, seduta in macchina sul posto dei passeggeri, senza i suoi stivali sexy, lei, lì, vestita ma nuda nell’anima, ad attendere il niente sulla via del nulla, il suo sguardo, disarmante, le sue parole, su Pasqua, su Natale, poco prima di Natale, ortodossia dell’anima, amore… che ancora adesso mi torna in mente quell’immagine, quel centro benessere cinese lì vicino, lei e sua sorella, Aleksia, la sorella di Ana, a vendere loro stesse, le parole di Don Piero, cosa pensi di ottenere da una ragazza che vende il proprio corpo? La caduta di Adamo ed Eva salvata dal Salvatore, la chiesa ortodossa in quel viaggio in Romania di quindici anni fa, catapeteasma, icone ortodosse… perdere il conto delle sigarette, dei caffè, quest’oggi, dove me ne andavo via dopo una settimana di prova e cinque giorni nel nulla, me ne andavo via con i miei quasi duecento euro malamente guadagnati, abbastanza per essere a posto per un po’, insieme ad altri soldi ritrovati qua e là tra feste vari e mio 34esimo compleanno, passato proprio quel giorno a lavorare, dopo che il sabato prima uscivo con gli amici e offrivo da bere, e si inventavano un nuovo rito, quello di dare il regalo del compleanno un mese dopo la data, come per sbaglio avevamo fatto io e Barre al Fizi, che per vendicarsi ha deciso appunto di ritardare il regalo, strana nuova usanza… avevo chieso lo Zarathustra in inglese, e arriverà molto probabilmente invece qualcosa di vestire, qualche felpa, qualche maglioncino, non si sa, spero nero, taglia L, come dicevo a loro quando mi chiedevano che taglia portavo, non si sa, la bellezza del regalo ritardato, che non sai neanche quando arriverà… uscire ieri pomeriggio con Fizi al mercatino dei libri in piazza Duomo, stare lì e guardare i vari titoli, più o meno famosi, libri esoterici, libri antichi, libri commerciali e classici, alcuni già letti, altri nella wishlist, altri da ignorare, e io che in questi giorni torno a leggere Cacciari, “Dell’inizio”, trovato su Yandex, rilettura proficua di un periodo che ha bisogno dell’ortodossia dell’anima, leggere un po’ a vuoto, un po’ a niente, ma leggere con piacere, senza credere neanche più alle parole, come è giusto che sia in un libro tra filosofia e teologia che va oltre le parole e i concetti… passare il tempo così, sonnecchiando, dormendo, leggendo, dopo tutto lo stress di una settimana di un lavoro che non era mio… rivedere ieri sera Ruggero, l’amico di mio padre con il quale eravamo stati in Romania, lui che una romena l’aveva pure sposata, salvo poi divorziare, lasciarsi, ortodossia dell’anima da allora, discorsi vari tra politica, religione, lavoro, dolori romantici… dolori romantici… ci si ubriacava, un po’ di birra, un po’ di spumante, un po’ di grappa al mirtillo, si mangiava una pizza, qualche fetta di panettone assieme, lo strascico di questo Natale… e adesso le feste sono finite, e il tempo ricomincia anche dove il tempo non c’è più, il sacerdote che diceva che la divinità è al di là del tempo e dello spazio, come oggi me ne rendevo conto andando a Milano centro, la piazza del Piccolo Teatro, io là, sotto il sole d’inverno, ad attendere l’amico cinese che mi dicesse chissà cosa, che mi desse la mia paga malguadagnata, e io che ero io lo stesso, comunque, in ogni luogo, poco importa se nella mia stanza, in mansarda, a Milano, a Varese in qualche officina, a Como, la divinità al di là del tempo e dello spazio, me stesso, e l’Uno intrascendibile in me, divinità di mille parole dei libri di Cacciari, Cristo in me… la mia barba ortodossa, il mio aspetto, il mio sguardo… io che quasi litigavo con l’amico cinese, devi sorridere, anche oggi mi diceva, la felicità, bisogna essere felici… come essere felici? Dopo che l’amore lo conosci sulla strada, di fianco a un marciapiede, quando l’amore si chiama Ana, e lei si vende come sua sorella Aleksia, come sorridere? Quando nell’Ortodossia e in Russia non si sorride mai, è considerato falso, tutti i turisti che vanno in Russia si lamentano che nessun commesso o cameriere o cameriera sorrida, retaggio culturale dell’Ortodossia, si sorride con lo sguardo, con le parole, con dei piccoli gesti, non si sorride falsamente come si fa qui in Italia, sorriso di circostanza, sorriso forzato, sorriso falso… non si sorride… non posso togliere la barba, non posso sorridere, Ortodossia dell’anima, Ana, amore… è inutile cercare di lavorare ancora là, al bar, sarebbe una tortura, per me, per loro, non mi va di tormentare Alex, l’ho già tormentato abbastanza quest’oggi spillandogli i soldi per il lavoro malfatto, e non c’è comprensione, amico di vecchia data, quando si era ancora adolescenti, impossibile ricucire un rapporto che si era eclissato per un decennio, troppe cose sono successe a me nel frattempo, la scuola di giapponese dove conoscevo la ragazza russa Tatyana, e poi Katia, e la lingua russa, e la follia, e gli studi, l’università, quella tesi sulla cultura russa che ripristinava l’Ortodossia dopo la megalomania comunista e sovietica, si ritorna sui propri passi, si ritorna a essere se stessi, e della Cina rimane solo il vago ricordo di un amore angelicato con Valeria, di un amore da angelo decaduto con la cinesina del centro benessere, e niente di più, solo un ricordo del passato, un delirio, una voglia erotica, e nel inframezzo il vuoto e il nulla e le parole di Cacciari e del suo libro, “Dell’inizio”, parole che risuonano ovunque, parole che sono più forti di qualsiasi altro libro, di qualsiasi altro film, di qualsiasi altra distrazione tra social, internet, cellulari e computer, e discorsi con gli amici, e lavoro, Ortodossia dell’anima, amore, Ana… che non rimane più niente, rimane solo un’icona ripristinata in quella stanza, che rimanda a tutte le frasi lette, all’immagine di lei, all’amore per lei che si abbandona in una via di notte, e non ha più niente da darsi e da dirsi, tutto che si abbandona, come cadere volto a terra in una chiesa ortodossa davanti a delle icone, abbandono totale alla divinità, non si può servire al contempo D-o e Mammona, i soldi, il lavoro, le tipe, l’amore erotico, l’amore divino, bisogna sapersi abbandonare e lasciarsi andare, togliersi di mezzo quando si è inopportuni, lasciarsi andare per essere se stessi, e non forzare ciò che non può essere, ciò che non sarà mai, neanche in potenza, barista in potenza, ma mai in atto… mi abbandono così a me stesso, alla divinità, al ricordo di Ana e al ricordo dell’ultimo sogno erotico, dove compariva un’altra lei, per liberarmi dallo stress e dal delirio, nell’attesa che il desiderio erotico ritorni, per sfociare ancora in lei o in lei, e non si sa quando, mentre tutto è ignorato, mentre tutto è tralasciato, mentre tutto è annullato, mi annullo nella divinità, nell’Ortodossia dell’anima, nell’amore per Ana, nell’amore per l’erotismo passato di tutti i ricordi, l’ultima cinese, e niente di più conta, né il lavoro, né le amicizie, né i soldi da parte, né le parole di quel libro, né i caffè, le sigarette, l’alcol, le immagini su internet, dei social, niente di niente, tutto si annulla, tutto si abbandona, tutto si disperde, e neanche la visita con Saverio questo mercoledì, visita appuntata in extremis, potrà cambiare le cose o farmi cambiare decisione o modo d’essere, tutt’al più confermerà ciò che ho già deciso, ciò che già sono, nell’attesa di mandare un messaggio ad Alex e confermargli che quel lavoro per me non s’adda fà… mi abbandono così e mi lascio andare, sento già le prime avvisaglie del sonno profondo che mi seguirà questa notte, sento già il silenzio in me al di là del brusio della televisione nella stanza accanto, dove stanno i miei, sento già il silenzio in me e i cori ortodossi ascoltati e riascoltati, paesaggio monastico dell’anima dove non rimane più niente, neanche strani misticismi orientali, dopo che oggi, rivedendo Miryam al bar, mi accorgevo di quanto inutile fosse la mia infutuazione, dopo anche le parole in cinese con Valeria, dopo le altre parole in inglese, spagnolo, cinese lavorando da Alex, tra testimoni di G-va e turisti e clienti un po’ da ogni dove, le lingue anche al di là dei telegiornali in francese, inglese, spagnolo, e tante altre lingue, le lingue che una volta credevo dono di qualche spirito, semplice invece mia inclinazione e passione e laurea e vocazione, per far sparire le parole in me, che si ritrovano bene in italiano adesso solo in “Dell’inizio”, e in queste pagine da me scritte, più forti forse di una preghiera che non sa più cosa dire, cosa chiedere, cosa prospettarsi da una giornata che finisce e un’altra che inizierà domani… non so cosa prospettarmi, se non sentire sempre questa Ortodossia dell’anima in me, e Ana…