Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

Tra il nulla, l’infinito e l’ortodossia, tra Eugenia, Alina e Ana, e oltre…

Ricevere insulti online nei commenti, chi odia la Romania, delirio diffuso, e pensare che c’è sull’Espresso l’antiitaliano, Saviano, ma al di là della politica un mondo si apriva dopo che guardavo France24, dopo che cambiavo su Digi24, la tv online romena di notizie 24 ore su 24… il ricordo, il ricordo principe, da cui discende tutta la mia anima, ortodossia dell’anima compiuta, la chiesa di Iasi, catapeteasma… ieri le parole con Francesco, quello dello Sharm, il ristorante, le parole di Rizzi sulla politica, lavorare e fare l’inventario, passare il tempo in officina, farsi male da solo a cercare di non fumare, pensare a quando comincerò a lavorare al bar, tra altra gente, altre persone, tutt’altra cosa, e domani mattina che dovrò andare a parlare con Alex per capire quando cominciare… combattere contro il sonno, quel sonno profondo e depressivo che mi prende a cavallo tra mezzogiorno e il primo pomeriggio, sforzarsi di non buttarsi giù, prendere un caffè al di là dei due consentiti, tre, il numero perfetto… stare in piedi, ascoltare le notizie online solo per sentire la lingua romena, senza neanche stare attento e capire, un bel sottofondo, e nella visione dell’anima solo lei, lei che ha fatto più casino di ogni altra, questa volta, Ana… che era inutile ritornare a Eugenia, ad Alina, o forse ci ritornavo con i pensieri, con l’anima, senza farlo apposta, la mia anima vagava in tutto questo, anche quando pensavo a Noemi, e Cristina, le due cameriere dello Sharm che oramai se ne sono andate… e vedere ieri al ristorante una ragazzina, neanche diciottenne, le cui fattezze non erano tanto differenti da quelle di Ana, e provare un desiderio, un desiderio differito fino all’infinito, un desiderio che si elevava sopra i cieli, e un desiderio che mi faceva lasciare Ana come quando un uomo decide di farsi monaco ortodosso, per ritrovare l’anima perduta in sé… Ana… farò crescere questi capelli, questa zazzera, la barba sarà sempre la solita, i pensieri gli stessi, l’assenza di pensieri, ascoltare e parlare con tutti, sentire tutte le opinioni, tutte le lingue, senza appartenere a niente, come quell’aforisma di Cioran sulle ragazze pubbliche, quelle che ascoltano tutti senza appartenere a niente e nessuno,

“Philosophie et prostitution.”

” Le philosophe, revenu des systèmes et des superstitions, mais persévérant encore sur les chemins du monde, devrait imiter le pyrrhonisme de trottoir dont dont on fait montre la créature la moins dogmatique : la fille publique. Détachée de tout et ouverte à tout, épousant l’humeur et les idées du client, changeant de ton et de visage à chaque occasion ; prête à être triste ou gaie, étant indifférente ; prodiguant les soupires par souci commercial ; portant sur les ébats de son voisin superposé et sincère un regard éclairé et faux, – elle propose à l’esprit un modèle de comportement qui rivalise avec celui des sages. Être sans conviction à l’égard des hommes et de soi-même, tel est le haut enseignement de la prostitution, académie ambulante de lucidité, en marge de la société comme de la philosophie. “Tout ce que je sais je l’ai appris à l’école des filles”, devrait s’écrier le penseur qui accepte tout et refuse tout, quand à leur exemple, il s’est spécialisé dans le sourire fatigué, quand les hommes ne sont pour lui que des clients, et les trottoirs du monde le marché où il vend son amertume, comme ses compagnes, leur corps. “

Cioran,
“Précis de décomposition” (1949).
pp. 651 et 652.

Si risolve tutto in questo aforisma, il mio preferito di una volta, c’è solo una differenza, che in quel niente trovo quell’ortodossia dell’anima che prima mi mancava, quella che mi salva, quella che non mi lascia nelle mani della follia o dell’infinito indefinito dove tutto è uguale o indifferente, rimane solo l’ortodossia dell’anima, e le mille parole e convinzioni degli uomini e delle donne, che alla salvezza forse non sono mai pervenuti, privati di quelle apocalissi che da sole possono salvare l’anima… riparto daccapo, e finisco daccapo, l’Alfa e l’Omega sono completati, non rimane nient’altro, il tempo è finito, non esiste più, l’infinito si staglia in me e si fa persona, e non rimane più nient’altro, pensieri magici, follie da scienziato pazzo, da filosofo mago e stregone, alchimismi e altre magie, in quel niente dove ritrovo me stesso e l’infinito, tra Ana, Eugenia e Alina… si trovava tutto qui me stesso, e ora mille parole e lingue altrui possono tornare a scorrere, e niente cambierebbe, semplici opinioni altrui, calcoli matematici altrui fatti di parole e idee, ma là dove il mondo finisce e comincia solo l’ortodossia dell’anima niente può essere scalfito… quel monaco ortodosso che mi benediceva, allora, più di dieci anni fa, l’immagine di Rasputin, le icone ortodosse, e questo niente che sa di infinito dove si svela e scompare la sua immagine, Ana, nella notte prima della vigilia, è la fine del tempo e l’inizio dell’infinito… Hristos a inviat… non credo tornerò più da lei, neanche per parlare, non credo tornerò più da sua sorella Aleksia, neanche per parlare, perché in me vivono le loro immagini, Eugenia, Alina, Ana, e come le tre donne dei Vangeli finisce il mondo, finisce il mondo, finisce il mondo e si apre l’infinito… ultima ispirazione… ispirazione infinita…

Non so di cosa starò parlando domani mattina con Alex, del bar, di servire ai tavoli o al bancone, alla cassa, non lo so, e poco mi importa, non mi importa del nuovo applicativo delle fatture online che vedevo ieri usare da mio padre, tutti quei numeri, quei numeri, e quel lavoro che vale come qualsiasi altro, io che l’altro giorno gli dicevo: “Non ho un motivo per vivere, quindi non trovo neanche un motivo per lavorare…”… e mi viene da dire che allora sia il lavoro per il lavoro, come una volta si diceva, l’arte per l’arte, un lavoro vale un altro, in officina, al bar, che differenza fa? Non mi va neanche più di maledire colleghi o persone o altri, no, non c’entra niente, erano solo movimenti dell’anima che andavano verso l’infinito, passaggi infernali, da cui si esce e si va oltre, oltre quel libro sullo zen, oltre quello stesso libro sullo Zarathustra che forse arriverà il giorno del mio compleanno, il 7 gennaio, craciun ortodoox pe stil vechi… finisce il mondo, finisce il mondo, finisce il mondo e comincia l’infinito… non so più che farmene dei libri, degli stessi libri di Emil Cioran, rimane solo questo suo aforisma, e il ricordo della sua lotta contro l’ortodossia, che invece, a me, riesce a salvarmi… nel ricordo di Ana, Eugenia, Alina… e oltre… le parole con Alex, con Francesco, un altro mestiere da imparare, darsi da fare, essere se stessi, più naturali, come mi dicevano una volta, e tra il nulla, l’infinito e l’ortodossia trovo me stesso… non so di cosa starò parlando domani con Alex, non so cosa starò facendo, se mi perderò ancora in crisi mistiche obbliate come il giorno di Natale, qui in casa da solo, a sentirmi parlare da solo dentro di me, in me stesso, quasi alla follia, mi poteva salvare solo un romanzo scritto in cinese, che risvegliava la mente, mi poteva solo salvare due o tre bicchieri di vino, dei notiziari, ma tutto questo è già passato, come è già passato quel regalo di mio fratello, l’orologio power band che conta calorie e un sacco di altre cavolate salutiste, da gente fissata, con la salute, con la tecnologia, deliri diffusi tra i nuovi, che vanno di moda, come le parole della moglie di mio fratello ai suoi figli, parole da donna serpente, che rimpiangevo Eugenia quando dava gli stessi consigli, ma con tutto un altro fare, lei e i suoi consigli salutisti, non i suoi ordini rigidi, della moglie di mio fratello con i suoi figli, i miei nipoti, che un giorno o l’altro di certo scoppieranno, tira la corda, tira la corda, e un giorno farai scoppiare il mondo… non sono fatti miei… qui si va avanti lo stesso, al di là dei consigli dei più anziani, di altri giovani della mia età, di altri delle officine, di voci e ricordi e suggestioni passate, di sogni e incubi notturni, come quelli di queste notti, si va avanti lo stesso, sperando che un giorno migliore arrivi, con la pazienza di chi aspetta un messia che è già arrivato, là dove c’è la salvezza, tra il nulla, l’infinito e l’ortodossia… tutto passa in questo mondo, ogni cosa, e ora come ora le uniche regole semplici mi aiutano ad andare avanti, cercare di non dormire di giorno, bere al massimo tre caffè, fare un po’ di movimento ogni tanto, guardare i notiziari in altre lingue, aprirsi a tutte le opinioni del mondo, lasciarsi andare tra il nulla, l’infinito e l’ortodossia, là dove trovo solo Eugenia, Alina e Ana, e poi andare oltre a loro, per trovare me stesso, e il nulla, e l’infinito, e l’ortodossia… è tutto qui, non rimane nient’altro, forse altre parole e immagini della televisione mi accompagneranno, per non perdermi in deliri monologanti da crisi mistiche e oblii dell’anima, ci sarà da darsi da fare, probabilmente quei libri sul buddhismo e sullo zen non serviranno più, neanche i libri di Cioran, neanche il lavoro, le persone, gli amici, le tipe, la musica, i film, tra il niente, e l’infinito e l’ortodossia si aprono mondi dell’anima dove tutto convive e niente rimane permanente e certo, tutto si muove, tutto scorre, e ritrovo solo me stesso tra il nulla, l’infinito e l’ortodossia, tra Eugenia, Alina e Ana, e oltre…

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