Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Sogni, Visioni

E si libera la prigione in me, Ana…

Voglio lei, voglio solo lei, è tutto il giorno che ci penso, per questo amore mi sono perso…

Delirio notturno da insonnia, pensieri folli senza nesso, rimanere chiuso in me stesso, nelle mie parole, diventate prigione, e non sapere come uscirne… e decidere di andare a fare un salto là, dove c’era lei, Ana, a vedere là vicino se c’era la massaggiatrice cinese, salto nell’inferno dopo la prigione delle parole… c’era una macchina, là dove c’era lei, e dentro una ragazza, che non si capiva chi era, forse una nuova? Non lo so… parcheggiavo più in là, indeciso o no se entrare o meno dalla massaggiatrice cinese, camminavo sulla lunga via, con il freddo di dicembre che pungeva l’anima… vedevo davanti a me camminare una famiglia di islamici, un uomo e due donne, e andavo oltre tutti quei pensieri religiosi, quella prigione di parole che mi ero creato, quella gabbia, e andavo anche oltre quel centro massaggi, volevo vedere chi c’era là in quella macchina, non la solita, quella di sua sorella Aleksia, un’altra macchina? Un’altra ragazza? Mi avvicinavo a piedi, e lei, era lì, seduta sul posto del passeggero, con una gamba appoggiata sul sedile, l’altra che la lanciava nello spazio del posto passeggeri, lei che era lì con il suo cellulare, lei, Ana, era lei, e la vedevo, vedevo il suo volto, l’ovale del suo volto, le sue curve, le sue linee, i suoi occhi, il suo sguardo, sentivo la sua voce, era lei, Ana, era tutto per colpa sua… “Ciao! Pensavo che eri andata via!”, “No! Vado via tra un anno!”, “Tra un anno! E io che pensavo che non c’eri più! Quando passavo non ti vedevo mai, ora sei sulla macchina!”, “Sì, ora soo sulla macchina!”, “Vabbè, quand’è che vai via allora?”, “A Pasqua!”, “A Pasqua! Allora c’è tempo!”, “C’è tempo…”, “Magari ci vediamo più avanti, adesso ti lascio lavorare…”, “Va bene, ciao!”, “Ciao…”, e rivedevo il suo volto, e la follia di questi mesi, lo star male, perché lei non c’era, era sparita, e rivedere il suo volto, risentire la sua voce mi ridava vita, riappariva la luce dell’anima, tutto si disfaceva, tutto quel castello di pensieri impazziti, e mi perdevo nel suo volto, nel suo sguardo, nei suoi occhi, nella sua voce, e la cinese smetteva di esistere, e rimanevano solo le mie parole che avrei potuto usare al bar se mai facessi il barista e mi rivolgessi a delle ragazze, là, al bar dei miei amici cinesi a Milano… la romena… come mi diceva anche Don Don, la romena… sì, la romena, Ana… che tutta la follia era solo per lei… e per chi mi aveva instillato il dubbio di non desiderarla davvero… maledetta gente… maledetta zizzania… e quel mio desiderio per lei che era impazzito… me ne tornavo verso la macchina, superando come niente quel centro massaggi, non pensando più ai musulmani che mi erano passati accanto quando avevo scambiato due battute con Ana, e sapevo che quella notte sarei riuscito a dormire… e l’incantesimo delle parole come gabbia si spezzavano, nella notte sognavo solo lei, continuavo a rivederla, a ripetere il suo nome, a sognare il suo viso, la sua voce, e il solo suo pensiero mi dava quella calma, quel sogno, quella luce che andava al di là della velocità del suono di parole e discorsi impazziti in me, tra Maitreya e divinità, nomi sacri, e teologie senza sosta, discorsi impazziti di un professorino ammattito, solo lei, solo lei, solo Ana mi ridava quel sonno che non conosco più da mesi ormai, da quando l’avevo persa per colpa di quell’operazione, di quel caos, da quando mi sono accorto che da lei voglio qualcosa di più che il suo corpo, qualcosa come la sua voce, il suo sguardo, la sua musica, il suo stare lì come una povera zingara romena la notte ad aspettare chissà chi, senza avere niente, spogliata di tutto, di ogni cosa, pura nudità della vita e delle parole, pura luce dei miei occhi, pura mia ispirazione infinita, Ana… e l’avrei sognata tutta la notte, che tutti quei libri, quei film, quei pensieri che erano una prigione si liberavano da me, e il sogno di lei mi faceva andare oltre ogni cosa, e mi perdevo in quella visione, nella visione di lei, e rimandavo il desiderio ad un giorno che sarà, ad una notte che sarà, ma intanto tutto veniva superato solo dal suo sguardo, dalla sua presenza, e mille angeli avevano solo il suo volto nei sogni la notte, solo lei, Ana…

Non so perché mi svegliavo come al solito alle sei di mattina, ormai l’abitudine è questa, e tutto smetteva di aver senso, la camminata al bar per il caffè, i libri, i miei pensieri prigione, le preghiere, le divinità, tutti quei testi, quei film, quei libri, e solo la musica mi invadeva, musica che avevo lasciato nell’armadio dei ricordi, dai tempi di Alina, forse, dai tempi di Xhuliana, e mi sarei perso, come i vicini innamorati napoletani, in musica su musica, dimenticando ogni cosa, e visualizzando solo lei, solo Ana, la mia voglia di lei, che forse ieri sera avrei fatto bene a fermarmi da lei, a scambiare due parole di più, perché di lei ho bisogno come non mai, non di amici, non di lavoro, non di dottrine e libri e film, ma solo di lei, della sua voce, del suo sguardo, delle sue curve di pura bellezza, della sua semplicità, e chissà perché mi ero perso così senza di lei, per colpa di quell’operazione che mi aveva fatto perdere la testa, solo perché ascoltavo le parole false, come al solito, degli altri, di chi mi diceva che avrei sentito un male della madonna, mentre invece non era vero… sarebbe bastato stare lì, mettersi calmo ed aspettare, non perdere Ana, non perdere la visione di lei, che non sarei impazzito… e invece… lei è ancora lì, sulla via del niente, Ana…

Non dormo ancora, ancora non dormo, ma tutte le cose degli altri giorni smettono di aver senso, e aveva ragione Mandzato quando diceva che tutto dipendeva dalle ragazze, e anche loro avevano ragione, tutto per colpa di una ragazza, che tutti i deliri e le gabbie dell’anima si risolvono sempre così, per una ragazza, e questa volta è lei, è Ana, c’è solo lei alla fine del tunnel, e non rimane nient’altro e nessun’altra… che ora sarà difficile passare una giornata così, dei giorni così, senza lei, a non sapere che farmene della giornata, dei libri, della musica, dei film, non saprò che farmene del tempo, senza lei, senza Ana, e solo attenderla potrà forse salvarmi, o forse niente, perché al di là di lei forse c’è il niente, ma almeno esco da quella gabbia di pensieri, e non impazzisco più per cose che non sono, era la follia, la follia per lei, per Ana, e ritrovo me stesso ritrovando lei, il suo volto, il suo sguardo, la sua voce, e si libera la prigione in me, Ana…

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