Pensieri liberi, Ricordi, Sogni, Visioni

L’ora della vacuità, della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza…

Fiumi di alcol ieri, dopo la visita, musica shqip e tanta fantasia di ricordi di Alina che sembravano dare la pace da poeta maledetto, le sinestesie di suoni e immagini in me, la dannazione, e l’inconsistenza della chimica che non sarebbe servita a niente, l’immagine della bottiglia e altre solite immagini come a ricordarmi qualcosa che non serve ricordare o rievocare, stendersi sul letto dopo mezza bottiglia e ascoltare la passione di Bach, che risentivo l’altra sera dopo aver visto “The killing of a sacred deer” insieme ai miei amici al cinema, film diabolico lo definivano i presentatori, e pensare che io ci vedevo la divinità sacrificata, il figlio innocente sacrificato, con la chiusura del film con Herr, Unser Herrscher di Bach, e l’amico che mi diceva appunto che quella era davvero la giusta interpretazione… dolori vari, fisici e mentali, nel resto dei giorni, la chimica inefficace, ininfluente, che non serviva più a contenere i miei stati d’animo alterati, ritrovavo la pace grazie alla religione e alla filosofia, senza neanche più bisogno di leggere mille libri come stavo facendo ultimamente, evidentemente molto stressato da varie cose, che adesso mi chiedo cosa ci facciano in sospeso tutti quei libri, lo Zarathustra, Leopardi, il libro di Pelevin in russo, la filosofia delle immagini e il buddhismo, e un sacco d’altre cose che non hanno più senso… quella serata a vedere Pushkin al Piccolo Teatro che non s’ha da fare, perché Marina non rientra nei miei pensieri, nei miei desideri, per un po’ le donne è meglio lasciarle perdere, tutto stress e nessun piacere, nessuna felicità, anche dopo che questa mattina mi svegliavo con la bocca riarsa dalla pizza che fa sempre venire sete, dopo che sognavo Ana e Aleksia che incontravo a piedi nel sogno mentre loro andavano al lavoro, e si fermavano davanti alla cancellata di qualche ditta, che evidentemente nel sogno era d’accordo con loro, svegliarsi con il bel ricordo della sera prima, in pizzeria dai turchi a vedere Croazia-Spagna, la tranquililtà dopo una giornata alcolica e fatta di musica, la tranquillità dei turchi che rievocano sempre la tranquillità di quell’imam Sò che mi insegnava il sufismo, quella tranquillità che mi dice quasi di riportare tutti i libri in biblioteca, di non stressarmi più con quelle letture, di non bere più caffè per essere pronto a leggere chissà che cosa, come se fosse il mio lavoro stressarmi davanti ai libri, due parole sulla partita con i turchi, e poi tornarsene a casa solo per finire di vedere la partita e andare a dormire… incubi che se ne stanno andando via dopo le ultime nottate da fiori del male, le invocazioni, le preghiere, le visualizzazioni di mahdi e di luci bianche, le sure del corano, la pace dell’anima e nient’altro che possa influire sul mio umore, comportamento, le mie paure, le mie fobie, le mie ansie, tutte dimenticate, ora vive solo la tranquillità e nessun pensiero, nessun dovere, niente di niente, che non so neanche cosa avrò da dire quest’oggi a Saverio, e come mi dirà di trovarmi, lui che in fondo, giustamente, neanche ci fa caso ai miei sbalzi d’umore, alle mie follie, alle mie paure, e Alessandra dell’altra giornata che ha fatto il suo dovere di tranquillizzarmi, e io che mi risolvo in un evitare donne, evitare alcol, troppe sigarette, troppi libri, troppi caffè, e che mi rimetto tutto a stare solo tranquillo e rilassato, e il resto non conta neanche più di tanto, nemmeno la dieta ferrea, e gli allenamenti, interrotti per tre giorni per via di un dolore all’inguine, causato da quei posti troppo stretti del cinema, che mi facevano fare movimenti sbagliati… le uscite con gli amici che non so se saranno di nuovo questo fine settimana, forse non ce n’è bisogno, non ne sento il bisogno, i soldi che si stanno scialacquando in questo periodo, e più di tanto non mi pesa, la chiesa che non ha più bisogno di esistere, e i suoi insegnamenti, luogo destinato a vecchiette e vecchietti impauriti dalla morte e dalle malattie, e ligi a chissà quale tradizione, quell’islamico che vedevo quella volta uscire dall’oratorio, intonando qualche sura, il sufismo di quel libro che mi fregava quando parlava di donne e desiderio erotico, la puttana eva di sempre e il redentore che non corre dietro alle donne per non impazzire, vita vuota e tranquilla, vacua, assente di ogni pensiero ed eccesso di libri e scritture, la pace si trova senza niente, e non si può impazzire ogni volta per dare frenesia alla noia, non è questo il metodo per trovare pace, non è questo il metodo per vincere la noia, temere forse qualche parola perturbante di Saverio, che a volte ci sa davvero fare per metterti a disagio, questo dottore che quasi cambierei, per rivolgermi ad un altro da capo, che non mi conosce, per ripartire da zero e azzerare tutti i discorsi passati, inutili, cervellotici, fatti di troppi ingiunzioni e comandi, qua dove di comandi non ce ne sono più, dove non ci sono più neanche divieti, perché dove tutto diventa evanescente e vuoto smette anche di essere comando o divieto, semplicemente svaniscono i fatti, si perdono nel nulla, e rimane l’inconsistenza del vuoto e della tranquillità… una giornata che passerà senza passare quest’oggi, come i prossimi giorni, senza neanche attendere l’intervento, senza neanche pensare troppo alla salute, alle malattie, mio vero tallone d’Achille dell’ultimo periodo, che doveva risolversi in vero terrore ipocondriaco ormai passato, svanito, che non rimane più niente per andare al di là della noia, e non volere più neanche parlare con Saverio, non ascoltarlo più, non sentire più i suoi consigli che non aiutano, e quanto sarebbe bello tornare indietro nel tempo, quando tutto filava sempre liscio, ma poi è già così, fila liscio anche adesso, basta andare oltre certi miei incubi nati da attacchi d’ansia e schizofrenia, basta stare più tranquilli e vivere come un post-ricovero dove non si ha più voglia e motivo di rischiare di perdere la ragione un’altra volta… Ana e Aleksia e Marina dimenticate, anche l’altra Aleksia, al di là dei commenti maliziosi di certa gente sul lavoro, parole che non sopporto più e un laicismo al quale non mi darò, cultura antireligiosa del mondo che non conosce la pace, ma adora gli eccessi, sono stufo di tutto questo, è giunto il momento di una certa ieraticità, che visualizzo nei grandi maestri sufi sempre pronti a darti la calma, dall’aldilà,  bektashi immaginario di me stesso, al di là degli idoli e delle sovraeccitazioni, e degli abissi, via di mezzo tra le vette e gli abissi, visti a distanza, e un andare oltre tutto questo senza neanche bisogno di troppi libri o sure del corano, o versetti biblici, o chissà cos’altro ancora, non fare più niente, non lasciarsi fregare dalla mentalità di questo territore che dice sempre di fare qualcosa, che bisogna fare qualcosa, saper fare qualcosa, mentalità paesana che non conosce pace, e che si fonda tutta sul lavoro e sul fare, mentalità che mi ha sempre dato fastidio, insieme al suo sciovinismo, il suo essere ligio alla legge, alle regole, al buon costume, al buon pensierio, al moralismo, mentalità ottusa, chiusa e rigida di certe persone sul lavoro, che non sopporto più, anche le critiche al mio eccesso di spiritualismo, alla mia pace che posso trovare, alle battute che non mi va di fare, ai doppi sensi, alle cazzata che devo sentire, gente perduta, ignorante e volgare che non mi deve più influenzare, così come il mio cercare di essere come loro, che non voglio più, io sono altro dagli altri, lasciatemi nel mio spiritualismo e nella mia pace, e non infangatemi più con le vostre parole, misericordia su di voi e sulla vostra ignoranza, qua vince solo la ieraticità e il sufismo dell’anima, e niente più mi può scalfire, niente più mi deve sovraeccitare, non c’è bisogno di mille letture, film, canzoni, consumismo culturale fine a se stesso, che anzi fa solo male, sforzando e stressando la mente là dove non serve, che tanto non devo più fare lo studente o il professore, e voglio solo vivere in pace… bar dei perduti che non avrò più tanta voglia di visitare, quei caffè in eccesso, quella cartina tornasole dell’anima sfalsata, che anche con quella gente lì non c’è discorso, voglio solo un periodo di pace, serenità e tranquillità, un periodo indefinito, che non sappia neanche di donne e neanche di sofisticazioni intellettuali, di stralavoro, di eccitazioni di ogni sorta, di immagini da adorare, simboli occulti dell’anima, è l’ora della vacuità e della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza, e al diavolo ogni eccitazione o eccesso, sono davvero stufo… e che cosa farò ora, solita domanda di sempre, cosa fare, cosa fare, cosa fare, caos che nasce dalla noia, spinta solita di eccitarsi e darsi da fare, fare, fare, fare, la vera religione di questa gente qui attorno, incapace di stare lì e non fare niente, sempre frenetica, che ti sprona ogni volta a fare, ma perché non fare più niente? Stare lì e stare tranquilli, ed evitare eccessi, è così semplice vivere in pace, in serenità, nella vuotezza dell’anima, e non mi tormenterò più per vincere la noia ed eccitarmi, ed esaltarmi, stanco degli eccessi, è l’ora della vacuità, della pace, della vuotezza dell’anima, della dimenticanza…

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