Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Sensazione bektas sufica dell’anima, i nomi divini, i ricordi erotici e la musica…

Dopo la follia dei fiori del male, chimica variata in eccesso da chi ne capisce, salto al luogo dei folli per parlare con lei, la sciamana della chimica e delle parole, con due frasi risolveva le infondate paure trasmessemi da amici e conoscenti fuori di testa, “Sa bene che le sue paure sono infondate…”, estasi stratosferica velenosa che inondava l’anima di follia da fiori del male, trovare il rimedio tramite la chimica e non solo, altro salto dai pizzaioli turchi dopo la seduta sciamanica chimica, bastava poco per riprendermi e non farmi sentire più in un loop di negatività senza fine, di memoria dimenticata dallo shock, riprendere quei libri e accorgersi di stare esagerando con le parole scritte da altri ultimamente, dover riprendere tutto da capo quando sarà il momento, ma non ci pensavo, entravo nella pizzeria per prendermi una vegetariana, come forse avrebbe preso Eugenia che adesso si è sposata con un asiatico, e ha lasciato il mondo virtuale, io che stamattina mi svegliavo con una visione di lei e la musica di un’osanna nell’alto dei cieli, passare per la chiesa ed evocare divinità con parole frenetiche impazzite, il sacerdote nero là sull’altare, l’altro laico che mi guardavano da lontano, invocare una divinità e tutte le divinità del mondo per salvarmi, ma c’era bisogno della sciamana della chimica per riprendermi, e potevo scambiare due parole con l’altro Mustafa, “Arrivederla, arrivederla, in un’altra vita!”, diceva, “Un’altra vita! Addirittura!”, gli dicevo, e ripensavo a quel libro di Orhan Pamuk, “La vita nuova”, nell’aldilà, dopo la visione della morte e dell’aldilà, di una luce alla fine del mondo, di un fantasma bianco immerso su uno sfondo nero, il mahdi, il messia, il salvatore del mondo degli inferi, l’aldilà che si rinnova solo in una nuova vita quando pensa all’amore di una ragazza che c’era non c’è più e c’è ancora in te, eterna resurrezione dell’anima tra follia e inferi… gustare la mia pizza e attendere che la nuova chimica facesse effetto, i soliti giri del sabato, tra spesa e bar, al supermercato dove incrociavo la quarantenne bionda cinese barista, una bella donna, ma non per me, la luce alla fine del mondo, le parole e la chimica, e un pomeriggio che sarebbe stato di un film apocalittico che non diceva niente, “The day after tomorrow”, film inutile, io che dicevo a mio padre che ero stato dalla sciamana della chimica e che tutto era risolto, lui che ieri sera mi consigliava di andare là per risolvere, ma non c’era nessuno, ieri sera, per fortuna stamattina sì… pomeriggio passato su quel film inutile in inglese, l’unica visione alla fine del mondo una crocifissione della trinità di Masaccio, una divinità padre che tutto comprende e ascolta, anche la mia maledizione da fiori del male, visioni pornografiche e maledette ed estasianti allo stesso tempo dell’ultima notta con quella cleptomane che sarà meglio lasciar perdere, lasciata nel dimenticatoio dell’anima per sempre… finire di vedere il film e cenare, prendere tutto e andare a fare quattro passi, la corsa sarà a domani, quattro passi sotto la musica albanese dal cellulare, musica vagamente islamica ed estatica, il ricordo di Alina di quando mi diceva: “Ascolti ancora musica albanese?”, lei che mi capiva, lei con la quale era tutto da condividere, dove ogni parola, ogni gesto, ogni movimento, ogni visione era pura poesia erotica, il ricordo di lei che salvava dagli inferi, l’estasi della musica, ancora una volta, e dell’amore erotico di una volta, il ricordo di Leida, che finché c’era tutto era estasi, dopo solo follia, con Ana, con Aleksia, con altre di passaggio, nella mia maledizione eterna che trovava sollievo solo nella musica, nella luce bianca di queste voci quasi spirituali albanesi, come un bektas estasiato e danzante su se stesso alla ricerca della divinità mentre intonva quella musica e quelle canzoni che risvegliavano l’anima… non parlare più mentalmente con lo sciamano dei divieti e delle critiche, stanco delle sue parole e dei suoi consigli, altri alleati come quelle sciamane donne sono meglio, e la visione da setta bektas dell’anima, con i nomi divini da invocare, nomi mistici che si risolvono nel ricordo e nell’immagine di lei, di Alina, di Leida, di Ana, trinità erotica in me che vince ogni altra antica divinità e prostituzione sacra ed estasi da fiori del male, musica senza fine di un paese non troppo lontano, tra Turchia, medioevo cattolico ed ortodosso, impero ottomano, impero sovietico, che ora mi guarderei un altro film di tempi andati, “The hunt for Red October”, per rifarmi la vista dopo essermi rifatto il senso dell’ascolto e dei suoni, setta bektas dell’anima estasiata dalla musica e dai ricordi erotici, che Marina solo lontanamente mi sfiora, anche dopo che ieri notte mi rispondeva che era stata fuori con degli ex colleghi a mangiare una pizza, e pensare che lei non è tanto più bella di Leida, anche se la sua carica erotica e seduttiva è lontana anni luce da Alina, Ana, Leida, e tante altre, che l’anima mia si invasa di ricordi e di luce su luce, di musica e di canzoni e di intonazioni d’altrove, che l’anima non vorrebbe ora mai spegnersi ed inondarsi di musica e di ricordi, alla ricerca di un nome divino che si risolve nell’amore erotico andato e in tutte le estasi e gli abissi dei fiori del male, aldilà degli esorcismi sciamanici e chimici di chi mi ha liberato da false voci di amici che non sono mai stati amici, solo conoscenti, gente con cui si esce assieme, ma che non può capirmi e che io non posso capire… spero solo di rifarmi una vita, un’altra vita, come diceva Mustafa, provando a uscire con Marina e con i suoi amici, le sue amiche, c’è un’altra vita che mi aspetta, e se non sarà lì l’altra vita sarà forse nella musica, nell’arte, nelle immagini, nei suoni e nelle parole, di libri e film da guardare una volta alla volta, senza strafarsi di nozioni e intrichi dell’anima, come mi diceva la sciamana, testi troppo impegnati che danno alla testa se non dosati, liberarsi e sognare con la musica, nei ricordi erotici di sempre, non persi, se non solo su carte perse come quei libri andati, ma l’estasi va oltre tutto questo, e si eleva l’anima nella musica e nei ricordi erotici, e la chimica sciamanica va oltre gli erebi di voci falsamente amiche sfalsate, andare oltre, al di là, ancora più in alto, sempre più su, in un estasi senza fine, sensazione bektas sufica dell’anima, i nomi divini, i ricordi erotici e la musica…

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