Pensieri liberi, Visioni

Collezionista di sensazioni…

Uscire, in questo sabato senza senso, dopo esser tornato a vedere la serie tv di vampiri “The Originals”, che Alina mi consigliava di vedere, la lingua inglese che prendeva spazio in me, si liberava, il piacere di guardare ancora quella serie leggera, il sabato, fatto di strani pensieri, permettersi di riposare dopo pranzo, dopo questi ultimi giorni impazziti dagli orari fuori dagli schemi, andare a dormire alle otto di sera per svegliarsi alle cinque di mattina, completamente fuori di me, il lavoro che non c’è, le inutili paure per quel viaggio a Berlino che sarà, le solite maledizioni quando bastava uscire, uscire per andare in quel parco dell’ex ospedale psichiatrico, un’atmosfera da film di Dario Argento, il silenzio e il solo suono dei grilli e delle cavallette che inondava il parco, nel buio e nel fresco dell’ombra sotto le stradine alberate, un paio di adolescenti in bicicletta, due o tre negri rifugiati, vestiti come rapper, una coppia di giovani italiani, lui e lei, su una BMW, e quella via che conduceva alla chiesa ortodossa romena, che avrei voluto visitare, visto che l’ultima volta era chiusa, mi avvicinavo sempre di più a quella chiesa di una volta, e il canto dei grilli e delle cicale si faceva sempre più sentire, e immaginavo scene ancora da film di Dario Argento, la paura di qualcosa di estraneo, di differente, e le immagini dentro di me, le solite immagini loop religiose che si disinfestavano poco alla volta, mi avvicinavo alla chiesa solo per cominciare a udire i canti liturgici ortodossi, un coro che cantava l’alleluia, così lontano dalle sonorità di Bach o di altri musicisti barocchi o occidentali, dei cori che non erano neanche gregoriani, ma ortodossi, carichi di pesantezza e gravità, che al solo avvicinarmi mi passava la voglia di entrare a vedere la chiesa, l’iconostasi e chi celebrava quella liturgia e chissà quali fedeli… me ne tornavo indietro, con la sensazione sempre più forte di essere finito in un film di Dario Argento, e intanto i grilli e le cicale intorno a me, il fresco del parco e l’ombra mi indondavano sempre di più, mi accendevo una sigaretta… riguardavo la coppia di innamorati che si era seduta su una panchina, davanti alla loro BMW, gli altri due adolescenti in bicicletta passavano e mi ricordavano la mia adolescenza, quando con i miei amici andavamo a fare macello in quel luogo già allora abbandonato, scalare i tetti, immergersi in improbabili tunnel, perdersi nell’immenso parco, tra luoghi abbandonati e nel verde lì attorno, e intanto io ero lì, vent’anni dopo, quasi, pensando a chi se ne è andato in Inghilterra, chi lavora ancora qui, chi nel frattempo è andato a convivere, e pensavo anche a quella notizia, forse falsa, che Johnny Depp era stato lì a girare una scena di un film, in quel parco dell’ex ospedale psichiatrico, e subito un’amica di Facebook aveva ripostato la fake, indicando la grandezza di questo paese dimenticato da Dio… e intanto le vecchie insegne con il nome dei vari reparti erano ancora lì, imbrattate senza fine da tagger da pochi soldi, e lì attorno c’erano invece adolescenti, gente perdua, negri alla ricerca di un futuro, e me ne ritornavo verso la chiesa invece, dove questa volta vedevo uscire un uomo ben vestito, giacca e cravatta, con la moglie e il suo lungo vestito rosso come una vestaglia, e il loro piccolo o piccola, non so, di tre o quattro anni, giù di lì, e mi dicevo che allora forse quei canti non erano così gravi e pesanti, se c’era qualcuno lì ad ascoltarli, una giovane famiglia come un’altra… e me ne andavo via dal parco dell’ex ospedale psichiatrico, senza sapere dove me ne sarei andato… prendevo la macchina e me ne andavo verso l’altro parco, nell’altra città qua in zona, e decidevo di fare un altro giro in quella città che una volta mi vedeva assieme alla mia prima ragazza, più di dieci anni fa, rivisitavo ancora quella zona, giravo qua e là, visitavo la ex chiesa trasformata in piccolo spazio per esposizioni d’arte, e vedevo quei quadri che ricordavano vagamente Klimt e Schiele, quadri dalla carica erotica, quasi tutti soggetti femminili, sirene e cappucetti rosso, qualche Cleopatra, dei disegni che sembravano dipinti, dai colori accesi, dei Klimt trasformati quasi in fumetti dai colori accesi, e dalla carica erotica che ben si stagliava in quella chiesa sconsacrata, all’uscita dell’esposizione vedevo l’artista che mi salutava, e me ne andavo rispondendo al saluto… entravo un attimo nella chiesa là davanti, quella vera, e mi accorgevo di come certi luoghi mi diano fastidio, dopo tutto, al di là dell’ultima visione di quella giovane famiglia all’uscita della chiesa ortodossa, non sono luoghi per me, e temo già una noia infinita settimana prossima, quando dovrò andare al battesimo di mia nipote, la figlia di quella mia cugina quasi mia coetanea, ma non mi importava, andavo oltre… e mi dirigevo verso quel centro commerciale che una volta, più di dieci anni fa, era vivo e pieno di vita, dove i miei amici, quando eravamo adolescenti, “andavano a caccia”, ovvero a cercar di fare colpo sulle tipelle che passavano di lì, e dieci anni dopo e oltre quel centro commerciale era un semplice grande magazzino alla cinese, dove c’è di tutto e di più, a poco prezzo, e l’unica perla era una t shirt di tiger man, una t shirt rossa con la maschera di tiger man e la scritta tigermask in giapponese, roba da dire all’amico invasato per le robe giapponesi, per il resto non c’era niente, a parte un altro alimentari generico, un negozio di bigiotteria che si spacciava per gioielleria, e i soliti marocchini lì fuori, ad ubriacarsi, le famose città multiculturali… me ne andavo ancora di qua e di là, notando, dopo dieci anni e di più, come le cose cambiano, anche la stazione dei treni di una volta non c’era più, dismessa, la nuova stazione spostata più avanti, lontano dal centro, e mi giravo ancora quel negozio di una volta, quel negozio che vendeva magliette metal e oggettini esoterici vari, ancora lì, dopo dieci anni e di più, quel negozio che guardavo solo dalla vetrina… me ne andavo a cenare ad un turkish kebab, in un ambiente migliore di quello del mio paesino, e mi dicevo che quella città a pochi chilometri da me è già più vivibile di questa periferia degradata, e mi godevo la mia cena, guardando i teleschermi piatti con le immagini di Instanbul della Turkish Airlines, dicendomi che un giorno forse davvero potrò visitare la Turchia, se mai mi verrà davvero voglia, e pensavo a tutte le possibili future mete, adesso che entro di più sempre nella fase turista, o collezionista di sensazioni… e mi liberavo, mi liberavo all’idea di muovermi, di girare qua e là, di non stare inchiodato all’officina, ai libri, a internet, al tablet, mi liberavo, pensando magari di fare un giro il giorno dopo in città, in centro a Milano, per muovermi un po’, per togliermi la muffa di dosso, per cambiare prospettiva, angolazione, per uscire da quei soliti loop che a volte mi prendeno, e me ne liberavo, tra le immagini di una Turchia alla televisione e una chiesa ortodossa e i suoi canti, e la visione di una città dieci anni dopo e anche di più, che quel giro poteva bastare per oggi, era solo la dimostrazione che basta un po’ muoversi, cambiare aria, cambiare atmosfera, e si può quasi rinascere, sentirsi vivi, o, per lo meno, imparare a uscire da certi loop che a volte mi tormentano, e come mi dicevo ultimamente è sempre più vero: “Non ce la faccio più a stare qui…”… e allora meglio muoversi, cambiare, girare, diventare collezionista di sensazioni, e uscire dai loop, e tutto il resto verrà da sé, ovunque mi troverò, in qualunque lingua parlerò o sentirò parlare, in ogni dove, qualunque persona che incontrerò, e allora muoversi, cambiare, cambiare prospettiva, angolazione, girare di qua e di là, muoversi e collezionare sensazioni…

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