Prosa Poetica, Visioni

E la notte sa di musica d’eroina, musica di cocaina, muzica turceasca, e lei, Ana, si infonde in me…

La voce, la voce di lei, la cameriera romena nuova, la ragazzina nuova, la sua voce, che mi ricordava lei, guardare di qua e di là nel ristorante, pur di non incrociare il suo sguardo, il suo volto, la sua camminata qua e là tra i tavoli, il suo corpo, la sua bellezza, e quella stessa voce, quello stesso accento che mi rimandavano a lei, ad Ana… mi perdevo in questi giorni, in queste settimane, a dormire tutto il giorno, a lasciarmi andare a crisi depressive, dormire tutto il giorno, sotto la musica black metal, sotto musica depressiva, canzoni italiane, rap italiano, quello che piaceva anche ad Ana, e perdermi cercando di capire dove fosse il punto, cosa c’era di sbagliato, se c’era qualcosa di sbagliato, stare come un mese intero in coma, come in ricovero per depressione, e più dormi e più vorresti dormire, ipnotizzato dalle partite dei mondiali, tra uno stacco e l’altro, tra una giornata di canzoni e un’altra, in questo mese senza lavoro per via del furgone a riparare… non farcela più, ad un certo punto, lasciarsi andare a recitazioni coraniche lontante, di recitatori arabi e turchi, dalla voce che sembrava provenire dall’aldilà, dal mondo dei morti, dal cielo, non si sa, cantilene coraniche che volevano sostituirsi a musica depressiva, a musica da eroina, e non farcela più… prenotare per Berlino, come per scacciare tutti i fantasmi, quali fantasmi non si sa, passare attraverso i fantasmi, e ritrovare tutto l’oro del mondo, la voce di lei, così simile a lei, la cameriera romena, così simile ad Ana, che mi rimandava a Eugenia, a non so chi, forse ad Alina, e la musica di stanotte era la sua musica, Laskovij Maj, musica tardosovietica anni ’80-’90, da morire di overdose di eroina, o forse d’overdose d’amore… gli oggetti spazzati dalla stanza, che diventa come una stanza d’albero, io che mi ripeto sempre: “E’ come se fossi stato catapultato in un albergo di Berlino, tra Berlino capitalista e Berlino comunista, tra Russia e Germania, tra Est e Ovest, ancora una volta, tra depressione, esaltazione, deliri…”… e invece sono qui, a rincorrere la voce di lei, che stanotte mi diceva che si sentiva un po’ giù, proprio lei, quando glielo facevo notare, che stanotte non era lei, la solita, Ana, eh sì, mi diceva, saranno tre settimane che mi sento così, vorrei solo dormire… summer depression… quando tutti vanno in vacanza e te ti accorgi che non ci vai, e fai una fine di merda, anche a me è successo, per un mese, le dicevo, un mese di attacchi di depressione e sonno, e anche se lei poi mi dice che è stata a Montecarlo il fine settimana, e che ad Agosto ci torna, nessuno ci crede, a Montecarlo, lei, una ragazzina romena da strada, proprio lei, chissà, mi pare strano, sarebbe stata più contenta, più viva, come sempre, con quelle sue canzoni raeggeton, quel suo rap italiano, quella sua vitalità che non si vedeva mai, e stanotte non era lei… Ana… io e il mio precipitarmi da lei, solo perché avevo bisogno della sua voce, del suo corpo, delle sue parole, delle mie parole verso di lei, mostrarle amore, interesse, scambio di parole, di discorsi, lei e il suo affitto che a Milano non ci andrà mai a vivere, troppo cara, bella città dell’Italia che hai scelto invece, questa periferia di Milano, e lei che diceva che sceglierà paesi piccoli, sempre, anche tra un anno, quando cambierà zona, diceva, come la cambiano tutte, come l’aveva cambiata Xhuliana, come l’ha cambiata Leida, se lavora ancora, come non l’ha ancora cambiata Alina, ogni tanto la notte quando c’è, il vai e vieni, che non ci pensavo più di tanto, perché lei c’è ancora, Ana… la ragazzina romena la cui voce mi rimandava all’altra romena che mi mandava in tilt, lo stesso tono di voce, la stessa bellezza… perdermi tra i suoi seni questa notte, tra le sue gambe, nel suo volto, nei suoi occhi, nella sua voce, anche con quel suo sguardo stanotte più triste, le parole, quella romena che incrociavo quest’oggi durante la camminata serale, “Uit asa!”, diceva al figlio di cinque o sei anni, “Guarda qui!”, lei, la romena in buona forma con il vestito estivo attillato rosso fiammante, “Ciao pope!”, mi diceva, pope… come un monaco ortodosso, mi dicevo, come Rasputin, da un mese e oltre a questa parte, quasi, mi dicevo, o per niente, con le ragazze di Sexy Russia su VK che mi ridavano vita, la bellezza, l’erotismo, il desiderio, che rinasceva, che altro che Turchia e recitatori di Corano o Germania, ci sarebbe voluta un po’ di Romania, ma c’è sempre tempo, se prendo gusto a viaggiare ogni tanto, ma intanto c’è lei ancora, Ana, la sua arte erotica, la sua bellezza, la sua bellezza da ragazzina, la sua voce, le sue parole, la nostra intimità, a modo nostro, dopo che anche al telegiornale sentivo di quell’omicidio suicidio a colpi d’arma da fuoco avvenuto due notti fa, lì da lei, quattro macchine dei carabinieri, due ambulanze, mi chiedeva come si diceva, am-bu-lan-ze, e sua sorella che l’italiano non lo vuole parlare, lo capisce ma se ne frega di parlarlo, e dice che basta lei, Ana, a insegnarglielo, eppure le dicevo che è meglio se lo impara, delle buone parole sanno come creare una relazione, creare intimità, far esaltare il desiderio, le parole che fanno amare e desiderare… e bastava lei, Ana, le sue parole, la sua voce che ricercavo da non so quanto tempo, la sua arte, la notte d’estate con l’aria fresca, che lei voleva dai finestrini della macchina, a ridare voglia e ispirazione dopo un mese fatto di sonno depressivo da reparto psichiatrico, da canzoni oscure, da pensieri che prendevano una piega che andava nell’aldilà, nell’altro mondo, con recitazioni di Corano trascendentali e mistiche, da toccare il fondo più oscuro dei mondi dell’aldilà… ci voleva lei, quella cameriera romena così simile ad Ana, la stessa voce, lo stesso tono, questo lunedì, quando la vedevo, a ridarmi voglia di lei, lei che all’inizio voleva qualcosa di più, ma poi mi diceva la prossima volta, io che da lei voglio qualcosa di più, le parole, un’intimità, come era con Alina, come era con Leida, e queste mille parole e mille canzoni che non basterebbero giornate intere se ci fosse la vera lei, mille discorsi, mille conoscenze, mille lingue, parole infinite, stati d’animo dagli abissi alle vette agli aldilà al piattume alle battute alla serietà alle parole da niente, giorni e notti intere da condividere con lei che non c’è, eppure mi basta la sua voce, la voce di lei, le sue parole, la sua arte erotica, quei suoi sorrisi, a ridare musica viva alla mia anima, a farmi sentire ancora vivo, ancora desideroso di desiderare e amare, di vivere, di celebrare la vita, in tutti i suoi aspetti, anche quando ti sembra di fare il giro nei mondi dei morti, nelle oltretombe, riprendersi, rinascere, rivivere, con delle semplici parole di loro, la giovanissima cameriera romena, la donna vestita di rosso, e al diavolo pensieri che si facevano mistici ed esoterici e ultra religiosi, che sconfinano sempre poi in misticismi erotici grazie a loro, a quelle ragazze, a loro, a lei, ad Ana, adesso che Alina è rimasta solo come il grande ricordo di una delusione e di un amore che non può essere, eppure volere ancora intimità con lei, come con Ana, libertà d’amore di momenti strappati alla notte, alla luna, alle stelle… e rivive la notte come non riviveva da tempo, fatta di musica di non so più di dove, di ogni dove, di ogni sonorità, che non dormirei più, starei qui continuamente esaltato dalla musica, e dalla voglia di lei, dalla sua voce, dalle sue parole, dalla sua arte, da quel suo viso in queste notti così giù, anche quando passavo e la vedevo lì, come in disparte, persa nel suo mondo, persa nello sguardo e nelle parole, Ana, eppure sempre desiderio e voluttà… che questo vino rosso non finirà mai, questa musica, l’immagine di lei, i suoi discorsi, la sua espressione un po’ giù, che ogni volta è l’ultima volta, ogni volta è l’ultima volta, e non si sa quando avrò ancora voglia di lei, forse sempre, forse mai, e intanto lei rivive in me, ora che la musica non è più sua, ora che anche lei conosce certi periodi malinconici e tristi, e la notte sa di musica d’eroina, musica di cocaina, muzica turceasca, e lei, Ana, si infonde in me, il suo corpo, il suo volto, la sua bellezza, la sua voce, le sue parole, la sua arte erotica, i suoi sorrisi, la sua figura, la sua immagine, e quell’intimità che c’è ancora, qualcosa di più che si perde nella notte e nell’immagine di lei…

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