Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Dopo la metamorfosi, l’annientamento, l’estinzione, Alina, lei rivive nel canto…

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“Are you Kane?” “No, I don’t know… Are you Lena?”… annihilation… rivedere lei, rivedere me, alla fine del film, quel nome, Lena, così vicino a lei, Alina, la metamorfosi, la fine di una storia, la trasformazione di questi due anni senza di lei, averla rivista, e aver rivisto la trasformazione mutante e aliena di me stesso, e di lei, non si è più gli stessi, non siamo più come prima, annullamento dell’anima e di se stessi, trasformarsi, e nell’ultima scena vedere un me stesso che non cantava più neanche l’amore nella sua lingua, ma in quella di un’altra, di un alieno in me, le canzoni d’amore in albanese che anche a lei piacevano, quella lingua albanese che mi ha trasformato, in questi due anni senza di lei, annichilimento, metamorfosi, trasformazione… non pensavo che questo film potesse darmi così tanta ispirazione, la follia aliena, l’alieno allo specchio, la metamorfosi dell’anima, che senza di lei tutto era impazzito, come un’area aliena nella quale ero finito, solo per stravolgermi e trasformarmi, ultima scena che toccava l’apice e rivedevo lei, che per tutto il film non avevo rivisto, identificazione finale che annullava ogni cosa, come il titolo del film, viaggio dell’anima attraverso le immagini solo come i bei film che ti toccano sanno fare, il me stesso alieno che non è più me stesso, quella canzone albanese che partiva da sé… nje perqafim i ngrohte… un abbraccio caloroso che erano solo le nostre ultime parole dopo due anni, senza sfiorarsi, ma toccarsi con l’anima e sognare ancora, la musica la stessa, le parole le stesse, un mondo da condividere che non ho mai trovato con nessun’altra, e forse non troverò mai con nessun’altra, metamorfosi dell’anima, trasformazione, annichilimento… che non rimane più niente, solo l’immagine di lei e l’ultima scena, rivivo in me quei momenti, rinasce in me la voglia di altre lingue, quelle di lei, e altre, senza di lei, la rivoluzione dell’anima e la follia, il giro del mondo dell’anima e la fine del mondo, come la fine di un film che apre le porte all’infinito, all’ispirazione infinita… non sono più io, lei non è più lei, a mendove kur e vrave kete dashni,  e pensavo a quando ho ucciso questo amore, parlo e ascolto musica aliena, ascolto parole aliene, non quelle della mia lingua, unica lingua rimasta per esprimere l’anima su queste pagine, ma dentro di me infinite lingue passano, infinite voci, come una civiltà aliena nei tanti racconti di fantascienza che alla fine finiscono per trasformare e alienare il sopravvissuto terrestre, tipica metafora e parabola fantascientifica della trasformazione, che avviene a contatto con altri mondi, con altre persone, con lei, e l’immagine della figura extraterrestre umanoide era un me stesso che cercava di rimanere umano, ma alla fine doveva solo abbandonarsi a questa trasformazione avvenuta, per lei, con lei, e senza di lei… non c’è modo di descrivere questa metamorfosi, si fermano le parole, non hanno più spazio, non hanno più senso, anche le immagini e le ispirazioni di una volta si guardano solo al passato, come segni di passaggi di metamorfosi avvenuta, e il tempo si arresta su quelle immagini, su quei segni, su quei simboli, per fare fermare il tempo, per far fermare la storia, per porre fine ad un’apocalisse dell’anima senza tempo, dove rimane solo lei, la ragazza, Alina, come quei rabbini giovani ebrei, quegli imam, quegli esperti dell’anima mi mostravano me stesso, come una fase a specchio, della trasformazione in me, elevazione divina dell’anima dove ricompare solo una ragazza, Alina, e me stesso, stravolto, rifatto, trasformato, annichilito, fan’a, dicevano i sufi, estinzione dell’anima nella divinità, in lei, come ieri notte a guardare il cielo e vedere qualcosa che va oltre il simbolo dell’islam, la falce di luna sottile nel cielo blu, e una stella, il cielo sopra di me, alla fine del periodo di digiuno e ripentimento e purificazione, in una notte che sarebbe potuta essere una laylut al qadr, una notte del destino, quando al profeta dettavano le prime sure del corano, e invece incontravo lei, per qualche cabbala oscura dell’anima e del tempo… finisce il mondo, si trasforma l’anima, ritrovo lei solo per perderla e non dimenticarla più, tutte le metafore e le ispirazioni parlano di lei, alla fine della metamorfosi, della trasformazione, dei linguaggi alieni ed altri, che vivono ora e sono me stesso, sotto un’altra forma, in un altro mondo che finisce, per lei, ispirazione infinita, dopo la metamorfosi, l’annientamento, l’estinzione, Alina, e ritrovo me stesso in questa spiritualità bahaì shiita e bektashi, come un cantante albanese orientale che canta l’amore che finisce, l’amore che trasforma, l’amore che rinasce, la salvezza dell’anima, l’amore per lei, la perdita di lei e il ricordo di tutto l’erotismo, una lei che mai non sarà nessun’altra, e si estingue l’anima, tra il cielo stellato ed una falce di luna, si estingue l’anima, fan’a, in una canzone, in una scena di un film, che porta il suo nome, Alina, e si estingue e rinasce l’anima, dopo la metamorfosi, l’annientamento, l’estinzione, Alina, lei rivive nel canto…

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