Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

Alina, il suo sguardo, la sua voce, la sua bellezza, e la musica che ora mi assale…

Rivedere lei, Alina, quando uscivo la notte, disturbato da fantasie erotiche dove compariva Leida, il desiderio… rivedere lei, e dirmi, in me: “Amore…”, al rivederla… fare giri, qua e là, le romenine dall’altra parte, nessuna voglia di fermarmi da loro, e decidere di rivedere lei, Alina, fermarmi… “Andiamo?”, “Sì…”, come va, come non va, che mi faceva piacere rivederla, e sentivo il cuore che batteva, l’amavo forse ancora? Lei che mi diceva che ogni tanto c’è ancora, non sempre, che ormai ha trovato lavoro come baby sitter, come badante, e ogni tanto, la notte, è lì… la sua bellezza, da ragazza slanciata da lunghi capelli neri corvini, il suo ovale di bellezza, i suoi occhi, la sua voce, l’amore… come va, come non va, parlare quasi esclusivamente in italiano, la lingua russa dimenticata, io che le parlavo di Stas e Larisa, l’altra coppia ucraina, io che le dicevo che loro parlano sempre in moldavo/romeno, anche lei, diceva, ma poi precisava, il russo non è che lo so un po’, diceva, lo so bene, l’ho studiato, diceva, e mi ricordavo tutte quelle parole di una volta, con lei, in russo… lei che si ricordava di me, se avevo trovato lavoro con le lingue, se avevo finito di studiare, si ricorda ancora, pensavo, non me l’aspettavo… lei che mi chiedeva se avevo anche studiato albanese, no, le dicevo, non in università, l’ho imparato un po’ con le canzoni, con i film, ma non lo parlo mai, l’albanese, come faceva a saperlo, a ricordarsi? Com’è possibile trovare una ragazza che mi chieda così delle lingue, che non dica niente perché studio l’albanese, che ascoltava la mia stessa musica, Akcent, dalla suoneria del cellulare? Come si può trovare una ragazza così, mi dicevo, dove trovarla, un’altra, un’altra così, che mi accetta per quello che sono? Fermarsi lì, al solito posto, e non fare niente, non aver voglia di niente, solo di parlare, lei e sua figlia di dieci anni, che adesso ha finito la scuola, che forse Alina vuole portare in Italia per farle fare una vacanza, io che le chiedevo quando si trovava il miliardario e lei che diceva che non è tanto il miliardario che fa la felicità, i soldi risolvono i problemi, diceva, ma non danno la felicità, e che difficile trovare un vero uomo adesso, diceva, tutti gli uomini sono diventati dei bastardi, diceva, ognuno che pensa per sé, che vuole le cose solo come vuole lui, e non ascolta gli altri, non ascolta lei, che difficile trovare un vero uomo, diceva… e lei che mi chiedeva quando mi sposavo io, e ridevo, scherzavo, tutti che me lo chiedono, dicevo, e io che non ho voglia neanche di trovare, io che le raccontavo in due parole di Marina, di Ana, di Alesia, quelle relazioni che non dicono niente, e non dicevano niente, nei pensieri, in sottofondo, sempre lei, me ne accorgevo, io che le dicevo che ero stato male, ero stato triste dopo aver perso lei, quando le dicevo che mi ero innamorato, ma non era più così, “Hai visto? Te lo dicevo che ti passava!”, e si ricordava anche questo, possibile che si ricordasse tutto di me, delle mie parole, delle mie passioni, delle mie lingue, della mia musica? Non ci credevo, era come parlare con un’amica che non vedevi da tempo, e non ci credevo più neanch’io… e le serie televisive, “The vampire diaries”, che anche lei aveva finito di guardare, “The originals”, che lei guarda ancora, Klaus che ha avuto un figlio con Keily, lei, Alina, che non si ricordava il nome, e in quell’attrice vedere lei, e in quell’attore vedere me, fantasie… io che le dicevo che avrei guardato “The originals”, in russo, in inglese, non lo so, non saprei, e non saprei neppure se guarderò quella serie televisiva, non è più come una volta, quando guardavo “The vampire diaries” e poi la notte andavo da lei per parlarne, per darci all’erotismo, non è più come allora, tantopiù che lei ora non c’è sempre, non c’è quasi mai, e il mio desiderio per lei non c’è più, glielo dicevo: “Da Alina non tornerò mai più”, “Cosa ti ho fatto?”,  mi diceva, “Niente”, è solo che ricordavo quelle notti, dove la vedevo salire con altri uomini, come una catena di montaggio, il male, il dolore, la sofferenza, come quella musica che suonava ieri notte: “Amor gitana”, dal suo cellulare, la suoneria di qualcun altro che la chiamava, quella frase che avevo letto chissà dove, che la specie umana vuole la fedeltà per assicurarsi la crescita della prole, lei, l’ucraina, Alina, che mi ricordava le tante ragazze che Costanzo si fa in Ucraina, turismo sessuale, io che non vedevo più Alina come un oggetto sessuale, io che mi dicevo ancora, quando la rivedevo: “Amore…”… ma forse amore non era, era solo un’amica, rivista dopo tanto tempo, con cui si scambiavano film e canzoni ed erotismo, in quegli anni burrascosi della mia vita, in università, circondato da ragazze, da Eugenia, da tante altre, e con un sogno d’amore e di erotismo che ancora aveva il suo nome: Alina… le fantasie erotiche per Leida che scomparivano, al rivedere Alina, lei che abita ancora qua attorno, nei pressi di Milano, come me, un po’ più in là, quella mezz’oretta a parlare che bastava per rendersi conto che, a parte la musica, le serie televisive, l’interesse per le lingue, non c’era niente, ci si sarebbe annoiati a parlare assieme un pomeriggio intero, così come mi annoiavo con Marina quando la vedevo, così come mi annoiavo con Olimpia, e bastava solo rivedere la sua bellezza, la bellezza di Alina, una bellezza non da strada, ma qualcosa di più, per rendermi conto che tutto era finito, e dentro di me risuonavano ancora canzoni, tutto l’amore per lei di una volta, e il fatto che ora si è solo amici, che sia che lei eravamo contenti di rivederci, come dicevamo, dopo tanto tempo, come due amici… e ci si salutava così, con quelle parole, con io che le dicevo che ultimamente ascoltavo “Laskovij Maj”, non so se li conosceva, dicevo, come non li conosco? Certo che li conosco! Diceva, belyie rozy, beliye rozy, e si metteva a canticchiare, la sua voce, la sua vera voce, la voce vera di una ragazza che mi parlava in russo, non con la voce odiosa di Marina, era la sua voce, la voce di lei, di Alina, e poi “Sedaya noch”, e poi “Tayushij sneg”, canzoni malinconiche, tristi, vecchie, diceva lei, sì, anni ’80, anni ’90, dicevo io, canzoni che ti farebbero morire di overdose di eroina, ogni volta che le ascolti, e dietro tutto questo, ancora lei, Alina… ci vorrebbe la musica adesso, le dicevo, ma non metto la radio in macchina senò si scarica la batteria, il silenzio, le parole che non c’erano più, la musica in me che partiva, lei e il suo salutarmi, in russo, ci vediamo, è stato un piacere rivedersi, guardarla negli occhi e vedere la luce della notte, delle stelle, della luna, la sua bellezza, Alina, scomparire… e la notte sarebbe stata stanca, disperata, malinconica, e piena di niente, la musica che non volevo ascoltare, rivedere lei e non farsi storie, solo rendersi conto di quanto si ricordava di me, dei miei gusti musicali, delle mie passioni, di me, in parole povere, che mi accettava per quello che sono, così come io accettavo lei, con gli stessi gusti musicali, ricordare la sua voce, il suo sguardo, le sue parole, e ripensare, ripensare a quando la rivedevo, e mi dicevo: “Amore…” guardandola… e la notte mi avrebbe avvolto, avvolto nel suo niente, nel suo blu, nel suo argento, in quei brillanti che erano gli occhi di lei, in quella voce angelica che era la sua, in quella bellezza d’amore perduto, mentre le nostre strade ormai sono divise, e non si incrocebbero più, amore rubato alla notte dove le sue parole alla ricerca d’amore ancora dicevano che è difficile trovare un vero uomo, alla ricerca d’amore, io che le chiedevo del miliardario, lei che mi chiedeva quando mi sposavo, siamo ancora giovani! Scherzavamo sullo stesso vecchio scherzo, che in Russia a vent’anni se non ti sposi sei già vecchio, in Italia a 70 anni sei ancora giovane, e si scherzava, e lei che diceva che preferisce pensarla all’italiana, siamo ancora giovani… eppure le strade si dividono, la musica suonava, i miei film preferiti, il ricordo di lei e un senso d’amicizia che si disperdeva nella notte, nel blu, nell’argento, delle stelle, dei suoi occhi, del suo sguardo, della sua voce, e non rimaneva più niente, se non la notte che avvolgeva tutto, e lo sguardo e la voce e la bellezza di lei, Alina, persa e mai avuta per sempre, ragazza di passaggio, e la notte avvolge ancora tutto, in me, il buio, il blu, l’argento, le stelle e la luna, lei, e la musica, e la bellezza, e ancora lei, fino a dissolversi in un niente, Alina, il suo sguardo, la sua voce, la sua bellezza, e la musica che ora mi assale…

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