Prosa Poetica, Sogni, Visioni

In questa luce bianca, in queste vesti bianche, nel sogno di Inna e di Ana, nella visione di Manuela…

Vestito di bianco, passando al Carrefour in quell’abbigliamento un po’ ridicolo, carnevalesco, ma andava bene così… all’entrata incrociare Manuela che prendeva il caffè insieme ai suoi colleghi alle macchinette, non dirle niente, far finta di niente, perché niente non è e non era, era solo un casino, dall’uscita dalla depressione, dallo sviamento per Leida, e Ana, e aver rivisto Alina, l’inizio vero di questo blog, l’uscita dalla depressione per colpa di Alina… fare il giro nel Carrefour, ignorare tutti, Lieta, gli altri all’ortofrutta, le loro parole, i loro gesti, atteggiamento un po’ evitante il mio, ma è normale dopo gli ultimi stravolgimenti, Ana che mi dice di trovare una ragazza, il dottore che mi liquida e mi dice di cercare altri psicoterapeuti privati, meglio così, lontano da quel palazzo dei folli che ultimamente stava diventando una dipendenza psicologica, torno ad essere libero e trovo nelle religioni la psicoterapia più efficace, che non c’è modo di descriverla qui, mi bastano le pagine di Henry Corbin sulla filosofia islamica, i prossimi libri sui sufi, e le letture filosofiche tra comunismo e postcomunismo per ritrovare me stesso, insieme ai miei amici, insieme ai sogni questa notte di una ragazza che sembrava mia, la cantante Inna, nella quale rivedevo di riflesso Ana, dalla quale nel sogno sarei voluto ritornare, non per l’arte erotica, ma per giocare, per vederla giocare sul cellulare, per parlare, per ridere e scherzare, per stare assieme e sognarla come la cantante Inna con tutti quei suoi colori, quelle visioni di palazzi notturni dove c’erano oggetti magici appesi alle pareti del suo appartamento, oggetti di mille colori, e un’altra persona che mi guidava tra quei palazzi, quei conglomerati che sembravano avere una storia, un mondo magico, da sogno, tra il desiderio di Inna e di Ana, e il ricordo delle parole più vere dell’altra dottoressa, che l’ansia può capitare a tutti, e non i consigli depressivi di quell’altro medico, e la mia decisione, questa volta azzeccata e approvata dal dottore, e incitata, di ritrovare nelle religioni la giusta guida, dopo che ieri mi svegliavo che mi sembrava di svenire, anche quando uscivo nel lavoro sul furgone, e tutta la giornata mi sembrava di svenire, come una mancanza totale di zuccheri, o per i due bicchieri di vino della notte prima che mi avevano intorpidito, e vedevo di fianco a me in ogni istante la guida giusta di quel dodicesimo imam nascosto, che mi guidava, mi portava oltre i doppi sensi diabolici sparsi dappertutto, la follia, il malessere, la spossatezza e la stanchezza, la dieta che mi debilita, mi fa sentire debole, e il lavoro che stanca come non mai… e la sera era pane davvero per i miei denti quel libro sulla filosofia islamica, che mi ritrovavo, finalmente, e se la notte portava con sé i sogni di Inna e di Ana non era per puro desiderio sessuale, erotico, ma per qualcosa di più, una comunanza, una condivisione, un legame, che c’è e non c’è, che sogno più di qualsiasi altra cosa, e il periodo dell’erotismo automatico con quelle ragazze è per un po’ di tempo rimandato, fino a quando non troverò un equilibrio, fino a quando mi ricaricherò, fino a quando potrò ancora sognare, mentre il sogno di questa notte, tra Inna e Ana, basta e avanza… e mi ritrovo così, in questa mattina, con la presenza di Manuela che in fondo riderà un po’ di me, come tutti quei colleghi del supermercato, e non mi importa più di tanto, è anche il mio modo di comunicare, queste vesti bianche un po’ da tamarro nuova generazione, e tutto il caos di tutte, Ana, Leida, Marina, Alina e Manuela si fa ancora sentire, dopo un anno, che è davvero ora di darsi una calmata, e non dimenticare le visioni spirituali nate in me, che guidano e portano comunque sogni erotici la notte, quando si sta rilassati come un pascià, e così bene, che non c’è bisogno del demone dell’erotismo che ti sferzi ogni cinque minuti, e ti ossessioni tutto il giorno, tutta la notte, sempre, e vivo in questa luce bianca, in quest’assenza di immagini e di figure, e il canto litaniato del corano mi accompagna, e fa svanire parole e pensieri che si introdurrebbero come ossessioni, e vivo liberato in questa luce bianca, in queste vesti bianche, nel sogno di Inna e di Ana, nella visione di Manuela… e fa niente se forse ho perso le parole, non mi va più di parlare troppo, di creare discorsi, come succedeva troppo ultimamente per colpa di quel palazzo dei folli, dove la terapia diventa antiterapeutica quando si crea una dipendenza e un automatismo psicologico troppo forte, loro che avrebbero chissà quale chiave di risoluzione, mentre non possono offrire niente se non caos su caos… perché a volte le risposte le trovo di più in gente sconosciuta, normale, che incontro in giro, al lavoro come quando sono in giro a fare la spesa, segni che una divinità lontana mi dà, segni che non sono altro che persone più grandi di me che leggono subito nel mio volto e nei miei gesti il caos delle emozioni dentro di me, come se anche loro sapessero, se anche loro avessero vissuto tutto questo sfacelo, e sapessero già cosa si muove in me… non sto più neanche attento ai discorsi sfalsati di certi amici, certe manie, certi idee fisse, certi soliti discorsi, che vanno bene per ridere e scherzare, ma non aiutano nella purificazione, e ritorno alla sempre infinita ispirazione di una luce biance e di un mondo senza immagini che mi può guidare ancora… non c’è bisogno di grandi cose, basta sentirsi libero, tranquillo e rilassato, come un pascià, tra i sogni di Inna e di Ana, nella luce bianca, in queste vesti bianche, nella visione di Manuela…

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