Prosa Poetica, Sogni, Visioni

E ti sembra di vivere una primavera dell’anima…

La cassiera che ti parla di Chuang Tsu che aveva letto su una rivista, i ricordi di quel film di Kim Kiduk, “Dream”, rivederlo la notte, dopo aver dormito tutta la serata, canzoni manele, pensieri sparsi, film d’amore, che fino all’ultima scena si lascia desiderare, l’atmosfera un po’ folle e malata e depressa, e la scena finale con quel “sogno di Chuang Tsu” che si avvera, pensare di dire due cose la prossima volta alla cassiera, pur pensando sempre ogni volta a quanto Manuela mi aveva portato via in quei giorni… svegliarsi con dei sogni particolarissimi, io e Bejan che ci ritrovavamo nella sua scuola superiore, ad una specie di festa scolastica, lui che non ritornava a scuola da una vita, lui che mi presentava le compagne, e mi innamoravo di quelle diciottenni, e si stava tutti quanti assieme, come in una vera e propria compagnia di scuola, e si presentavano vari personaggi, il rapper della scuola, quello bocciato infinite volte, che ormai viveva lì, le tipe che ci provavano con me, le altre che ridevano, io che finivo abbracciato con una tipa e volevo baciarla, ma lei si tirava indietro, per mettermi alla prova, per farmi attendere, per far nascere il desiderio, io e Bejan che giravamo per la città su una specie di slitta tra le vie e i calli in salita e in discesa, e tornavamo nella scuola solo perché avevamo dimenticato lì lo zaino con le nostre cose, i cellulari, i libri e altro, e si viveva un’atmosfera vivace, viva, vera, piena di energia primaverile o da prima estate, come quando finisce la scuola, e tutta la scuola fa festa e si prepara alle vacanze… dimenticavo il sogno di quella banda di russi che mi rubava uno straccio nero, un vestito forse, mi accorgevo di loro e della loro banda, mi parlavano in russo, e quando rispondevo loro in russo cominciavano a rispettarmi, loro e le loro facce buie, da criminali, e mi lasciavano stare, e ricordo altri incubi, altri sogni, un’attività onirica senza fine, che non mi va neanche di scrivere… e mi svegliavo da quei sogni la mattina, senza sapere come sarà la giornata, se continuerò quelle traduzioni per quel progetto di lavorare in qualche studio, in qualche agenzia stampa, vivere di traduzioni, e non più di officine, e mi svegliavo solo per bermi il caffè della macchinetta e accorgermi di aver finito le sigarette per andare al solito bar dove non si sentono le bestemmie, ma dove c’è vita… e là incrociavo per caso due ragazze italiane, quelle che si farebbe Fizi, che incontravo l’altro sabato insieme a Barre, l’altroieri, di domenica, nel nostro giro a Milano, pieno di parole e discussioni, la gente che si sa vendere sul mercato del lavoro, la sfacciataggine, i nostri coetanei ormai tutti sposati e con figli, il valore dei soldi e del lavoro, i discorsi politici, a volte filosofici, rapportarsi con le tipe, il modo di vivere, Barre che è l’esempio di come si può finire chiusi nel proprio mondo, davanti ad un monitor, soli con le proprie idee, la propria visione del mondo che si vorrebbe imporre agli altri, la presunzione di una verità assoluta che in realtà non è verità sul mondo, ma è solo verità di te stesso, chi tu sei, e niente di più, e la molteplicità del mondo con il quale ci si confronta, e il lavoro e le tipe che ti aprono la mente, ti rivelano più cose di mille riflessioni e letture senza vita, e la vita invece va avanti, si libera, si dischiude… di domenica e mangiare insieme ai miei e a Stas e Larisa, fare una grigliata di carne “all’ucraina”, quella mayonese dappertutto che dà gusto, e a volte nausea quando è troppa, lasciarsi andare a una coca cola zero, a qualche dolce, non vivere più di divieti e ingiunzioni, di mille critiche verso se stessi, di raccoglimenti, di paranoie e pensieri in tilt, liberarsi e vivere questo assaggio d’estate in primavera, e progettare il lavoro, e vagheggiare di tipe da conoscere, le tipe e il lavoro, le grandi questioni di questo mio stralcio di vita… svegliarsi e non sapere di cosa sarà fatta la giornata, non pensarci neanche, vivere così, più leggeri, rendendosi conto che forse il vero me stesso è quello che parla con gli amici, quello che può sentirsi libero di dire tutto, che sta al di sopra di tutto me stesso, la giusta voce che tutto commenta con ironia, e si accorge di tante cose, come quella follia del Barresi per quella tipa, follia comune a tutti noi, a chiunque sarà capitato di finire in dimensioni parallele, poi si ritorna alla realtà… e la vita va e la vita viene, piena di sogni, di incubi, di realtà, di vita nella sua pura forma, e i pensieri si confondono con i sogni e gli incubi, e anche con la realtà, che c’è un continuo fluire di idee e sensazioni, e l’anima si purifica, libera un sacco di modi d’essere che prima erano andati in tilt, si erano come bloccati, e sembra di vivere una primavera dell’anima, che non ti importa più molto di tutto, ed esci dagli schemi, e abbracci il nuovo vivere così, sperando di trovare quello che cerchi, sperando di dimenticare ciò che ti tormentava, e si vive così, in questo periodo di passaggio, passaggio eterno che è la vita, e ti sembra di vivere una primavera dell’anima…

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