Ispirazioni, Prosa Poetica, Riflessioni, Sogni, Visioni

Quel sogno d’amore e di mistero, Xhuliana…

Svegliarsi così, con i pensieri nell’abisso, e ricordare i sogni e gli incubi della notte, mio padre che compariva in giardino insieme al suo amico che si gettava sulla sua ex moglie romena, e mio padre che si contorceva in preda alle convulsioni, tutti che ridevano, perché pensavano che fosse uno scherzo, mio fratello, mia madre, gli altri parenti, che erano lì per una qualche grigliata in famiglia, e io che mi preoccupavo, perché sapevo che la sua vita stava per finire, e gridavo: “Non è uno scherzo! Chiamate il pronto soccorso!” e vedevo mio padre che continuava a contorcersi in convulsioni, fin quando spirava, e come il film di Tarkovskij “Andrej Rublyov”, mi gettavo per terra gridando: “Papa!”… e finiva l’incubo, e mi svegliavo di notte solo per fumarmi una sigaretta, andare oltre quell’incubo e non pensare neanche più alle immagini dell’incubo di prima, dove ero finito in una Sicilia mafiosa, dove i vicini e tutti quanti erano contro di me, tramavano contro di me in una qualche consipirazione, e mi gettavano sul mare, su una specie di piattaforma galleggiante sulla quale ponevano del catrame per farmi rimanere incollato, e restare lì fino a quando non eseguivo i loro ordini, confessando qualcosa perché mi portassero via tutto con qualche inganno mafioso legalistico, e dovevo solo svegliarmi, da quegli incubi…

Tornavo a dormire senza pensarci troppo, dopo che vedevo mia madre che era sveglia anche lei di notte, non so perché, e negli altri sogni della notte doveva comparire Xhuliana… lei era là, in qualche specie di centro di accoglienza per immigrati, una sorta di scuola pubblica di notte dove si rifugiavano un sacco di migranti in via di passaggio, e lei era lì a dormire, a stare lì, posteggiata lì dopo che tornava dalla sua funzione erotica la notte, ed ero innamorato di lei, la abbracciavo, la stringevo a me, e anche lei mi abbracciava, mi baciava, come quella notte avrei voluto tanto baciarla, anni fa, in quel periodo di passione tra amore e morte, e le chiedevo quando l’avrebbero dimessa da lì, quando sarebbe stata libera di lasciare quel centro e salire su a Milano, vicino a me, lei che era confinata in Emilia, forse, nel sogno, e mi diceva che non lo sapeva, e rimanevamo lì, la notte, vicino ad un tavolo dove lei aveva lasciato le sue carte, i suoi disegni, i suoi dipinti che faceva per vincere quel senso di confinamento, e desideravo tanto averla mia, starle vicino, che lei stesse vicino a me, e ci abbracciavamo, come due veri amanti e innamorati e pieni di passione, e guardavamo al triste destino che ci aveva separati… e la notte, in quello strano centro, vagavo per i corridoi e per i capannoni, e ad un certo punto qualcuno mi accusava perché non seguivo la bibbia, era una specie di centro religioso, forse, e mi sembrava di essere finito in seno alla santa inquisizione, e mi ritrovavo a galleggiare nell’aria mentre chi mi accusava tirava fuori una bibbia che galleggiava anche lei nell’aria e perdeva poco a poco le sue pagine, e in quel sogno di distacco da Xhuliana continuavo a sognare, in una malinconia infinita, il ritorno di lei, che lei mi stesse vicino, e il suo volto dai capelli corvini, il suo ovale del volto, il suo corpo dalle belle curve mi davano conforto, e desideravo lei con nostalgia, malinconia, con amore, per quella separazione che non avrei mai saputo quando sarebbe potuta finire…

Mi svegliavo la mattina non con la mente fresca, ma piena di questi turbamenti da sogni e da incubi, e controvoglia andavo al solito bar, per vedere Paolo e Miryam e gli altri che erano lì, solo per sentire le loro parole e i loro discorsi leggeri, da mente fresca, lontani anni luce dai turbamenti che avevo in me, e mi dicevo che in fondo andare lì la mattina non è male, è una specie di cartina tornasole per vedere come sto, quali frasi direi, quali parole assurde, e mi accorgevo di essere nell’abisso, e solo sentendo le loro voci mi riprendevo un attimo, ritrovando quasi la voglia di scherzare e di dire due parole, mentre però ero come esiliato nel mio mutismo, senza voglia di dire niente, forse solo di raccogliermi un attimo e trovare il giusto umore per cominciare bene la mattinata e la giornata, senza pensare a quei sogni, a quegli incubi, e avevo voglia solo di scrivere di Xhuliana, di ricordare lei, l’ultima ispirazione, ed ogni cosa, e il sogno d’amore, e dimenticare l’incubo della morte… e ancora Xhuliana mi ispira in questa mattinata, dove non devo stravolgere la mia vita, cambiare bar o chissà che cosa, solo ricordare che la giornata comunque comincerà, se non con le parole scambiate con Paolo e Miryam almeno con le parole scambiate con gli altri, o con quelle di quando mi raccolgo per trovare la giusta voce dentro di me, e la giornata andrà avanti, con o senza il pensiero di dover tradurre, scrivere, o sentire dottori per dire che va tutto bene, e mi va solo di ricordare il sogno d’amore di Xhuliana, di quanto avrei bisogno ora di una relazione così, di quell’abbraccio di lei, del suo volto, delle sue parole, del suo amore, dei suoi baci che mi visitavano nel sogno…

Lascio perdere i film di ieri che guardavo, “The post” e “Secret window”, il primo film sulla storia del Washington Post e degli scandali del governo americano sulla guerra del Vietnam, gli hippie e quelli che protestavano, gente che allora aveva troppa fiducia nei governi e da un giorno all’altro trovava un senso alla vita dandosi alla contestazione, alla ribellione, in compagnia, con tutta quella carica utopica anni ’70, quei movimenti di liberazione che oggi farebbero sorridere, visto il risvolto individualista ed edonista del XXI secolo, che quei movimenti oggi sarebbero impensabili, anche per la quantità esagerata di notizie, dove si dice tutto di tutti, e non rimane più nienta da contestare, tra pregi e difetti dei governanti, tra mille fake news e in un mondo che ormai è diventato liquido, e non c’è più niente a cui contrapporsi, perché tutto ormai è il contrario di tutto, si naviga nel relativismo, e tutto si dissolve e tutto diventa digitale, e ognuno coltiva le proprie idee e il proprio modo di essere con internet, cercando solo quello che gli interessa, e si costruisce da solo il proprio mondo, la propria contestazione individualistica, che movimenti così ormai, come negli anni ’70, sono solo un ricordo…

Rispolveravo un po’ di inglese, così, con quel film, e guardavo anche “Secret window” di Stephen King, la storia di quel divorzio, di quella follia, di quella mania di raccontare e scrivere, che per un attimo non veniva anche a me in mente una storia con Alina, con l’Ucraina, questi ucraini che ospitiamo in casa, strane storie tra l’horror e l’onirico, dove fantasmi di una Ligeia si ripresentano, sotto le fattezze di Alina, e l’Ucraina che ormai non significa più solo lei, e le lingue dell’Est, e il sogno di Xhuliana stanotte, che forse, più avanti, qualcosa scriverò, se troverò l’ispirazione, quasi alla Edgar Allan Poe, e non so più neanch’io…

E rimango così, in questa mattinata, con il ricordo del sogno d’amore di Xhuliana, le strane suggestioni di Alina e quel film del mistero sul divorzio, sull’amore, strani altri incubi sono dimenticati, me ne frego della mente non fresca, perché se la mia anima va verso quei ricordi vuol dire che è giusto così, e continuo a sognare, forse per trovare ancora ispirazione, anche adesso, quel sogno d’amore e di mistero, Xhuliana…

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