Ispirazioni, Pensieri liberi, Visioni

Romania dell’anima…

La sorella di Ana, è lei, è lei che mi lasciava andare a questa ispirazione di monachesimo ortodosso, “l’esoterismo rasputiniano” che si avvera, la salvezza dopo il peccato, i canti da monastero ortodosso, la Romania dell’anima… che non ci sarà più bisogno di filosofie fai da te e di aquile ortodosse, liberarsi degli oggetti ai quali si è come posseduti, la libertà di non sentire niente, la voglia di fumare che scema, i caffè di cui non ho più bisogno, le migliaia di libri e film, niente di cui più avere bisogno, il giorno prima di dover confessarsi ritrovare lei, la sorella di Ana che ha posto fine a una maniacalità che doveva solo finire con le lacrime, con le lacrime e santi di cui parlava Emil Cioran, la Romania dell’anima che non ha bisogno più di alcuna immagine, di alcun idolo, in questo periodo postpasquale che sa di ascesi… non mi vergogno di essere me stesso, di tornare a credere e forse praticare, ho sempre praticato, mi sono sempre rivolto a qualcosa di superiore per superare i miei conflitti dell’anima, e la risoluzione doveva avvenire solo ora, in questa mattina dove mi svegliavo e non ce la facevo più ogni volta a ricordare dieci anni di ragazze, dieci anni e questo lungo periodo al quale voglio dire basta, senza più tormenti sul lavoro, tra le ragazze, tra gli altri, tra i libri, trovo me stesso, la mia personalità (a lungo ricercata e di cui mi dicevano che c’era qualcosa che non andava) in questa ispirazione da monastero ortodosso, con la figura di Rasputin con il suo saio nero che solo mi può comprendere, e non le gerarchie ecclesiastiche, la chiesa istituzionalizzata, nella mia eresia ascetica ed eretica trovo me stesso nell’ispirazione del monachesimo ortodosso, Romania dell’anima… non ho più grande desiderio per Ana, e sua sorella e quello che mi è successo dopo rimarrà sempre in me, come monito, come ricordo, come spartiacque di un mondo che era fin troppo impazzito e diventato maniacale dentro di me… è ora di dire basta, al sesso a tutti i costi, alle troppe sigarette, ai troppi caffè, al nervosismo, alla nevrosi, ai pensieri deliranti e paranoici, ma dopo aver trovato i guasti dell’anima ci si può solo concentrare sulla sua salute, con delle semplici regole che mi aiuteranno a stare bene… ieri sera ascoltavo un po’ di musica israeliana mizrahi e bastava per calmarmi, dopo anche due bicchieri di vino rosso, me ne fregavo di internet, dei libri, e mi guardavo la partita Juventus-Real Madrid senza essere sferzato dai demoni che mi dicevano di leggere a tutti i costi quel romanzo turco di una religione non mia che, se anche ha a lungo ispirato, rimane qualcosa di estraneo a me, al mondo dove vivo, e trovavo sonno solo nel non pensare più a niente, così come vedevo scritto da qualche parte, l’ortodossia non prevede dottrine sofisticate, teologie, apocalissi, ma è più una disposizione dell’anima, che non ha bisogno di troppe parole, quelle parole dentro di me alle quali non credevo più, fonte di mille deliri e discorsi che non stanno in piedi, e la parola si fondeva nella musica e nel canto, solo per lasciare un silenzio dell’anima che si innestava nelle note e nel canto… non cambierò immagini di una natura selvaggia albanese, del suo paesaggio balcanico, ricorderò sempre quella vista dall’Hotel di Ksamil, le montagne, le isole, la città più in là, con la moschea, la chiesa ortodossa e la chiesa cattolica, e quel paesaggio si infonderà ancora in me fino all’infinito, a superare aquile rosso nere di un potere politico che non coincide con l’ascesi dell’anima… Romania dell’anima… Rasputin, ortodossia dell’anima, alla fine di mille riflessioni, sentimenti, stati d’animo alterati, lacrime e tilt vari di quest’anima ferita da sanare… non rimane più niente, solo il tempio che ora vive in me, e dei vestiti neri che sanno di ascesi, ancora una volta, il giorno prima di doversi confessare ritrovare ciò che mi ha fatto cambiare, il tempo pasquale che ci voleva per segnare il tempo, in quella stanza spoglia che ricordava sempre la Romania dell’anima, dove non ci sono più immagini, dove non ci sono più idoli, dove la tensione ogni volta vorrebbe mettere qualcosa, costruirsi un vitello d’oro, là dove non ce n’è bisogno, Romania dell’anima… che quasi quasi più avanti forse farò un giro a Bucarest, una settimana, più avanti, per visitare chiese ortodosse, vedere la città, e forse vincere una volta per tutte quelle lacrime che mi rimandano sempre a quel ricordo lontano, di quella chiesa ortodossa che visitavo quando avevo 14 anni, nel mio viaggio in Romania con mio padre e Ruggero, forse solo con un altro viaggio, d’estate, non so quando recupererò altre connessioni alla Romania, che non si disperdono più nel ricordo della sorella di Ana, nel cristianesimo avventista di Eugenia, o forse non ce ne sarà bisogno, perché tutto si ferma qui, come dicevo e scrivevo sempre: Romania dell’anima, là dove finisce il mondo e comincia l’ascesi… non saprò cosa farmene di infinite scritte, di mille idee e psicologismi, filosofie, non saprò cosa farmene ora che ho trovato qualcosa in me: Romania dell’anima…

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