Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Ricordi, Visioni

In quest’eterna ispirazione senza fine…

Il risveglio, il sonno sopporifero di una domenica di primavera, il giorno di Pasqua, sentire questa festa e non sentirla, sognare ancora l’aquila albanese, il ricordo del minareto, la moschea, il mare di Ksamil, la spiaggia e le isole, quel sole mediterraneo d’estate, e tutta la freschezza dell’aria, e il senso di pienezza che viene stando al sole, come un pascià, a leggere quel libro turco in francese, quel “Il mio nome è Rosso” che mai ero riuscito a finire, e leggere con tutta la tranquillità del mondo, nel mio giardino che diventava il luogo dei miei sogni ad occhi aperti, il ricordo di Katia, di Xhuliana, di tutte, ricordarle e non desiderarle, e tra quelle miniature di cui tanto si parla nel libro ricordare quella di Isa quando viene assunto nei cieli, tra gli angeli, e l’anima volava di nuovo, come un’aquila, verso il cielo, e mi riempivo di infinito, di ispirazione, che niente poteva quell’immagine di quell’altra stanza del mio amico, con un crocifisso, con l’acqua santa e la madonna, no! E’ come diceva quel libro, “Occultismo islamico”, ci si deve ancora ispirare all’Oriente, e quell’aquila e quel cielo e quel minareto e quell’eroe nazionale, e tutta l’ispirazione di sempre, il primo amore, mi davano più ispirazione di qualsiasi altra fede, e la mia anima volava, senza sapere perché, tra quelle pagine, quei ricordi, quelle suggestioni, che mai potrò dimenticare quell’aquila e quel viaggio in Albania dopo l’avventura con Xhuliana, dopo la morte di mia nonna, immagine di un altrove paradisiaco, dove mi sento ancora come un pashà, che tutti gli oggetti sterminati di stanze altrui mi ricordavano solo le mie apocalissi e le mie ascese nei cieli, le mie ascesi private, che hanno spazzato via un sacco di cose, l’infanzia, l’adolescenza, la gioventù, ogni cosa, apocalissi e ascesi private che danno sull’eternità e cancellano il tempo… c’è anche la mia vera voce adesso, quella ispirata, non più quella impaurita, piena d’ansia, quella infantile, quella che va in tilt tra gli oggetti, c’è la vera ascesa dell’anima, che non importa più finalmente il luogo, il tempo, la stanza, il parco, o scappare chissà dove, o lasciarsi andare al languore del pomeriggio tra libri e sonnolenze, c’è tutto questo sole primaverile e il cielo e l’ispirazione infinita dell’Oriente, che ancora mi salva da modi di pensare errati, sentire errati, che non mi interessa più niente di niente, e le mie ossessioni si dissolvono, ispirazione infinita… e c’è la mia foto di me, di questa ascesa privata, con le mie vesti bianche da artista shqiptar, vagamente ispirato, e tutta la musica orientale mi invade, i canti cantilenati, le altre note dell’anima, che niente mi può più sconfiggere e scalfire, dopo questa ascesa, che anche i ricordi di dialoghi religiosi e spirituali e mistici possono solo portare qui, a quest’ascesa dell’anima… e visualizzerò forse per sempre il senso di quiete e sentierò sempre il senso di languore di quei paesaggi albanesi d’estate, con il sole, la mia anima rinata, ascesa, che niente può fermare questi ricordi e il ricordo di tutte quelle ragazze di sempre, che l’anima si infonde di una voluttà senza fine e si libera e si libra nei cieli come un’aquila, ne fund jam i lir si nje shqiponje qe fluturon ne qiell, e anche la parola di quel giovane romeno che incrociavo ieri si realizza, dimineata, diceva, domani, domani, domani sarei dovuto davvero salire nei cieli della mia anima e liberarmi, in questo immaginario orientale, in questi sentimenti, tra amore e morte, che mi portano sempre là, Albania, l’Est, che non ci si può spiegare da dove venga tutta questa ispirazione, tutto questo mondo che si apre a Oriente, il mondo della mia anima, che porta con sé tutte le lingue di questo mondo, tutte le ragazze, e tutti i sentimenti, che non c’è fine, non c’è sosta all’ispirazione infinita verso Oriente, e tra apocalissi e ascesi private mi ritrovo così, in questo giorno, a volare con l’anima come un’aquila nel cielo, e il sole mi riscalda, il sole dolce di primavera, e il giardino diventa un paradiso, e la mia abitazione non più una maledizione, ma un luogo nello sconfinato mondo, verso la direzione di quei templi e di quell’oriente che aprono le porte all’universo dell’anima e al suo infinito, e niente può fermare questa elevazione, questo sentire che si dissolve nell’infinito, e in me l’ispirazione infinita vive, e mi vedo ora, così, nelle mie vesti bianche, ispirato e liberato, invincibile, in quest’eterna ispirazione senza fine…

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