Ispirazioni, Pensieri liberi, Prosa Poetica, Visioni

Le spiritualità oscure e le allucinazioni dorate……

OstrovUn altro film ortodosso, “L’isola”, Ostrov, di Pavel Loungine, la lingua russa, epurata dalle parole dei notiziari ventiquattro ore su ventiquattro, dopo la giornata passata a studiare tedesco, i documentari sul Giappone, le notizie in inglese, Hyperion in tedesco, che non riuscivo a concentrarmi per più di cinque capitoli, e la lingua russa mi invadeva, dopo che l’altra sera mi invadeva con la musica da eroina anni ’80 dei Laskovij Maj, vedere post su Facebook dove la prof russa celebrava l’anniversario di tre anni con un ex studente, sorridente, televisivo, il giorno della sua laurea, il ricordo dei miei anni di università, il ricordo dei tempi di Alina, di Eugenia, del dopo di loro, alle prese con chissà quali malevoli spiriti, il nero dell’anima despiritualizzato, una spiritual black dimension che non aveva niente a che vedere con questo nero che ora porto, un nero dei vestiti come per espiare e non farmi più allucinare da visioni di luci abbaglianti dell’anima… le luci abbaglianti dell’anima… che non riuscivo a finire di vedere il film, Ostrov, avevo bisogno di raccogliermi, di pensare a me un attimo, di distaccarmi da quel pc, quelle troppe immagini, quelle troppe parole, e mi sdraiavo sul letto, nell’oscurità, e continuavo a perdermi sul volto in bianco e nero del Cristo morto, quello che c’è là in chiesa da me, come il volto di un monaco, le icone, la vera pace dell’anima nera, che pensavo anche ad andare in Kosovo, in qualche campo di volontariato dove leggevo l’anno scorso che c’erano dei monaci ortodossi, forse serbi, con cui spendere una quindicina di giorni d’estate, controllavo il sito, quel campo non c’era più, come non c’era nessun campo in Romania, e non pensavo più neanche a scappare in vacanza chissà dove, in Romania, in Norvegia, chissà dove, tanto più da solo, che da soli molto spesso si viaggia in compagnia del maligno, se non fosse che se si tiene un sentimento di penitenza tutto è possibile, anche diminuire di fumare, per esempio, come ieri, senza concentrarsi sulle cose, sui libri, su internet, sui pc, sulle immagini, su strane connessioni cerebrali e di immagini e di parole, se si esce dal mondo, in quella vera dimensione spirituale oscura ci si salva davvero… arrivava Stas poi ieri notte, che era stato via tutta la giornata, a rifare il codice fiscale, gli aprivo il cancello, la porta, ci si salutava e ci si augurava una buona notte, intanto mia madre aspettava mio padre che sarebbe tornato la notte, da Fuerte Ventura, e io mi perdevo per un attimo mangiando tre biscotti di troppo, un bicchiere di vino rosso di troppo, una sigaretta di troppo, e mi veniva in mente l’inferno avventista, quelle loro regole scientiste che non portano da nessuna parte, i divieti assoluti, le regole inderogabili, il fatalismo delle leggi scientifiche, l’inferno della scienza che vincevo solo con un grano di fede in quella dimensione spirituale oscura che archivia la razionalità scientifica ottusa, e apre mondi su mondi, e continuavo a immaginare il volto… mi perdevo… ritornava in mente la prof di filosofia, il sogno erotico allucinato, la luce dorata e bionda dei suoi capelli, il desiderio erotico, e la voglia di uscire si faceva sentire, andare forse a cercare la sorella di Ana, parlare romeno, ricordare l’ultima apocalisse privata, e mezzo fleshato uscivo di notte in macchina… non c’erano, né lei, né sua sorella, troppo tardi, forse, mezzanotte di lunedì, che vedevo Isabela e la sua amica camminare sulle rotaie del tram per tornarsene a casa, altre non ce n’erano, qualche sudamericana più in là, qualche negra, niente di che, la sorella di Ana non c’era, Ana non c’era, e mi dicevo, come mi ero promesso, di non desiderare tutte, ma di restare fedele solo a una, a lei, ad Ana, e non lasciarmi ingannare dalle altre, da strane voglie, da strani desideri, e che strano in una notte sentire la dimensione spirituale oscura e l’allucinazione dorata… che tutto doveva completarsi con lei, Aleksia, che rivedevo, la bionda allucinante che sembrava uscita dalle foto erotiche di VK, un’allucinazione che sapeva di pornografia, la stessa allucinazione di quando aprivo quei siti, e ricordavo l’ultima volta con lei, quando godevo della doppia visione pornografica, tra quei video e lei che mi serviva, e l’esaltazione erotica si faceva sentire, mentre vedevo altre due macchine che passavano di lì, parlare e non fermarsi, forse scherzare, mentre quando le passavo affianco sorrideva, di quei sorrisi incantatori e sinceri allo stesso tempo, mentre ballava la notte, mentre il suo volto irradiava piacere e una luce dorata nella notte, quella del suo sorriso, del suo sguardo, del suo vivere così la normalità della notte, e la sua follia, tra dimensioni spirituali oscure e allucinazioni dorate… rimaniamo fedeli ad Ana, mi dicevo, e andavo oltre, giravo ancora di qua e di là nella notte, fino a quando anche Aleksia se ne andava, era tardi, sono appena stato da Ana, ho appena vissuto un’apocalisse privata per sua sorella, per il ricordo della Romania e dell’ortodossia, per la salvezza dell’anima, in queste settimane sante prima di pasqua e, con o senza religione, ci vuole moderazione, in ogni cosa, ci vuole spirito, e quiete, tra dimensioni spirituali oscure e allucinazioni dorate… tornavo a casa, il buio della notte, io che volevo liberarmi di tutto, eppure nella notte solo la visione allucinata di lei mi dava quella quiete che mi permetteva di dormire… il risveglio… il disorientamento di essersi deciso di non pregare più divinità nate da qualche demiurgo artistico dell’anima, capire cosa fare, seguire delle semplici regole, non tornare a dormire, non pregare, bersi un caffè al bar, fumarsi una sigaretta dopo il caffè, e aver voglia di vedere la fine di quel film, Ostrov, fare il giro al bar e rimettersi a guardare il film, dopo che la mattina notavo le valigie di mio padre lasciate lì in sala, la mattina, il risveglio, il film in russo che non sembrava neanche una lingua così complicata, anzi scorreva come la più bella e semplice delle lingue, le immagini dell’isola, dei monaci, delle donne che chiedono soccorso al monaco carismatico, un generale sovietico e la figlia forse epilettica, le belle immagini della natura incontaminata, i toni tra il nero, il bianco e un azzurro che tende verso il grigio, le voci profonde, le icone, le preghiere, che questo film mi salvava da viaggi in monasteri, da raccoglimenti fai da te, da inutili intrichi dell’anima, e l’allucinazione dorata notturna passava, mi immergevo ancora in quella dimensione spirituale oscura, dove se c’è un minimo di pratica e di fede è possibile smuovere le montagne, la dieta, il fumo, le ragazze, i pensieri fuori di sé, gli odi e le incomprensioni, dimensione spirituale oscura che vince sulle allucinazioni dorate, e poi, ancora, l’apocalisse privata da non dimenticare, Ana, sua sorella, la notte, la mattina, tra dimensioni spirituali oscure e allucinazioni dorate, che in fondo anche la recensione del film diceva così, tra lo sfarzo del consumo e le apparenze della Russia postcomunista, venduta al commercio, trovare ancora un minimo di spiritualità, per non impazzire di consumi, come pornografia pura come Aleksia, immagini su immagini, consumo smodato di cibi, canzoni, sigarette, principio di piacere al suo estremo, che non si asseta mai, insaziabile, il consumo in ogni cosa, insaziabile, e ritrovare invece nell’assenza di bisogno di immagini virtuali, parole e scritte, ragazze come Aleksia, vista come un’immagine da VK, e non come una ragazza che vive come tutte, come quando la incrociavo di giorno sulla strada, là, vicino alla pizzeria, vederla come una ragazza normale, e non come una ragazza da consumare come un video pornografico, vedere in lei ancora la vita, la semplice vita, andare oltre il consumo, oltre le allucinazioni, e ricordare i sentimenti profondi, l’apocalisse privata per la sorella di Ana, la settimana santa, il monastero, tutte cose a cui ispirarmi per sentirmi vivo e vero, e allora decidere di moderarmi, senza i due estremi, le allucinazioni dorate consumiste e le dimensioni spirituali oscure, lasciar perdere i pensieri, ricordare le belle immagini del film, le belle riprese, la ricerca di quella contemplazione che va oltre lo scientismo, oltre il consumo, oltre le allucinazioni, trovare la salvezza nell’aver meno bisogno di tante cose, fare senza, più si è liberi dalle cose più si è salvi, e l’immagine di lei, di bellezza e di vita, della notte, di Aleksia, come un’icona dorata, ancora mi salva, e vado oltre le dimensioni spirituali oscure e le allucinazioni dorate… lei, una ragazza, come tante, la vita, al di là degli estremi, un’icona dorata nella notte che vedo ancora nei miei ricordi camminare per le vie, senza salutare, senza parlare, e l’apocalisse privata in me, la notte e il giorno in me, le vesti nere, le spiritualità oscure e le allucinazioni dorate…

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