Ispirazioni, Pensieri liberi, Riflessioni, Visioni

Come ai tempi di Alina, inspiegabile, ora che c’è Ana…

Leggere Cioran, gli sbalzi d’umore, la mattinata a far benedire l’ulivo, per tradizione, senza capire più a cosa io stia credendo, ricordando la nascita della coscienza per la sorella di Ana, le lacrime, il senso di colpa, che poi Ana neanche si sente gelosa, lasciamo perdere le apocalissi private, se non che le preghiere a divinità artistiche oramai non servono più, demiurghi sbagliati di divinità fai da te, torna quasi tutto come ai tempi di Alina, la sensazione di star amando, forse Ana, forse anche la sorella, amare, di nuovo, dopo Alina, allo stesso modo, dal profondo dell’anima, amare in quella maniera libera che non lega nessuno, con le parole di Alina: “Non legarti a niente, non legarti a nessuno…”, l’insegnamento che si ripete sempre nelle pagine di Cioran: non credere a niente.. rimane il desiderio, e l’assenza di desiderio, la riflessione e la conoscenza, accorgersi di una vita poco all’avventura, troppo a volte relegata negli stessi luoghi, senza tanta adrenalina, gli sbalzi d’umore, per i colleghi, per i coinquilini, sbalzi d’umore che poi passano, sforzarsi di stare di buon umore, di stare calmo, vaga ispirazione di un messia che non si sa chi sia, eterno domandarsi sulla fede e sulla filosofia, dove vanno gli umori, dove vanno i pensieri, è così, e così sarà ancora per tutta la vita, ci si confronta ogni giorno, ogni momento con gli umori che vanno e vengono, con le arrabbiature, la serenità, i momenti no, i momenti sì, eterno ritorno degli umori, come chiamavo un tempo, si torna quasi ai tempi di Alina, allora come adesso, senza divinità fai da te, solo con la vaga sensazione che l’eros gioca strani scherzi, come qualcuno mi faceva notare, ma non si vive di solo amore, di solo erotismo, c’è anche il lavoro, la vita, gli amici, il tempo libero, le ore in silenzio a leggere, il tempo per guardare film o ascoltare canzoni, il tempo per lasciarsi andare ai ricordi o alla malinconia, il tempo per riflettere in pace e fare ordine… non aspetterò la pasqua, cattolica o ortodossa poco importa, mi bastava andare in chiesa stamattina per capire che le chiese non sono più il mio ambiente, mi sono bastate, la chiesa cattolica, quella avventista, la mia religione fai da te vagamente ispirata all’islam, ai bahaì, a Plotino, tutto si risolve ora in uno strana anima piena di Ana, altre da non desiderare, “Va sempre dalla stessa?”, una volta mi chiedevano, e non c’è di meglio che cercare sempre lei, solo una, per non cadere in poligamie dell’anima che fanno solo male, si ritorna come ai tempi di Alina, solo che non c’è più l’alcol, non c’è più l’università, non c’è più Eugenia e non ci sono più quelle mille compagne di corsi, è una situazione diversa, e non vivo più immerso nelle lingue straniere, nella poesia e nei corsi universitari, il mio ambiente naturale di una volta, e quanto mi piacerebbe dedicarmi ancora a tempo pieno alle lingue, alle culture, tradurre, leggere come stavo anche leggendo Mihai Eminescu in romeno, si ritorna come ai tempi di Alina, senza più quell’ingenuità di una volta, la conoscenza porta via un po’ di amore, vedevo scritto, ed è proprio così, ma intanto c’è sempre Ana, anche se ieri sera non la trovavo, né lei, né sua sorella, ma ci sarà, quando non si sa, delle semplici regole: non bere, fumare di meno, bere pochi caffè, lasciarsi del tempo tra una visita e l’altra di Ana, non esagerare, concentrarsi sul lavoro, stare in mezzo alla gente, non lasciarsi prendere dagli sbalzi d’umore e dai deliri, non incollarsi a libri e film e canzoni come l’ultima ancora di salvezza, in una parola: moderazione, e il ricordo di lei, e un messia senza nome al quale ispirarmi, per non andare fuori di me, per non perdere quell’identità vaga che mi dicono sempre che non ho, quella personalità che non si sa chi sia, vaga reminiscenza di scritte buddhiste lette nell’adolescenza dove non si può mai dire “io”, il dissolvimento di se stessi nel tutto, nell’infinito, dove si rischia di perdersi, il perdersi nell’Altro scrivevano gli psicanalisti come la metafora delle psicosi, stare attenti allora, stare attenti allora a non perdersi, a non dare ascolto sempre all’ultimo che parla, mi dicevano che sono una spugna, che assorbo tutto quello che gli altri dicono, cercare di essere me stesso, senza sapere però su cosa costruire me stesso, tra tutte queste filosofie, religioni, politiche, stati d’animo e umori, ragazze, esperienze, amicizie, eppure cercare l’equilibrio, cercare me, e non dimenticare i viaggi dell’anima per Ana, che mi sembra di tornare ai tempi di Alina, quando forse ero davvero me stesso, se non che mi perdevo nell’alcol, nelle poesie, nel languore e nella voluttà, e nei diari dei vampiri, e nelle parole di lei, e nella sua estasi… manca forse la stabilità di allora, troppe cose ogni tanto mi mandano fuori, questo lavoro che non sembra il mio, questi colleghi, questi coinquilini, le mie indecisioni, una vita più confortevole come ai tempi dell’università, ma intanto so una cosa, già una volta mi sentivo così, come ai tempi di Alina, e ora è per Ana… lasciamo perdere i momenti e le persone no, andiamo avanti, non lasciare che il comportamento degli altri rovini la tua pace interiore, vedevo scritto da qualche parte, Dalai Lama o qualche detto buddhista, non perdiamoci più in invocazioni di divinità che girano su stesse, create ad arte ogni volta che succedono apocalissi private, lacrime di sentimenti e sconvolgimenti dell’anima, basta con queste apocalissi private, andiamo oltre, e ricordiamoci che se in fondo mi sento come ai tempi di Alina va bene anche così, molto più semplicemente, mi dicevano, non è che di quella ragazza era innamorato? Così, come ai tempi di Alina, come ora con Ana… che non ricordo più neanche che ieri stavo da mio fratello a trovare i miei nipoti, a portare quel regalo a Marco, un libro da quattro soldi, di quei libri fantasy da cui traggono i film, cose commerciali, non meno commerciali dei Topolino che ancora legge, in prima media, pensare che smettevo già in quarta o quinta elementare, passando a Spiderman, a Dragon Ball, ad altra roba, non tutti evidentemente cresciamo allo stesso modo, e se non leggerà mio nipote poco importa, libertà, libertà nel crescere, non si può forzare niente, non si può forzare nessuno, siamo liberi, e se ora mi sento come ai tempi di Alina è proprio perché comincio a sentirmi più libero, anche se vorrei ancora l’università, le sue lezioni, le sue ragazze, le sue lingue, Eugenia con cui provarci, vivere di soli sentimenti e parole e lingue e arte, e non di un lavoro che non sembra fatto per me, con gente che non mi sta proprio simpatica, ma forse si tratta solo di tornare a non credere a niente, come allora, e lasciare la libertà di essere sia a me sia agli altri, è il bello di non credere a niente, forse neanche all’amore, se di amore si può parlare per delle ragazze così, mistero inspiegabile dell’anima e dei sentimenti, e non mi importa, se ora mi sento come ai tempi di Alina, ora che c’è Ana, e non so dove andrò a finire, se forse mi impegnerò a cercare studi di traduzione, a guardare quel gruppo di Anna Maria, di traduttori, buttarmi forse in qualcosa per cui ho studiato, qualcosa che ho nell’anima, la mia vera vocazione, come mi dicevano, o se imparerò altri lavori, e per ora non mi interessa, è domenica, e anche se non fosse domenica mi sentirei comunque così, come ai tempi di Alina, libero, “Non legarti a niente, non legarti a nessuno…”, mi diceva, “Sei gelosa di tua sorella?”, chiedevo ad Ana, “No…”, la libertà, le eresie libertare di cui leggevo, trovare me stesso in questo vuoto pieno di lei che sento, e quella sensazione, come allora, come ai tempi di Alina, inspiegabile, ora che c’è Ana…

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