Ispirazioni, Prosa Poetica, Visioni

Il demiurgo sbagliato dell’anima, l’ascetismo da vesti nere, e quelle ragazze…

La rivelazione, nella notte, loop di pensieri sul tempo, il delirio, la pasticca chimica, alle tre di notte, per smetterla, il demiurgo sbagliato che ancora invocavo, a fare ordine, là dove non c’era, il risveglio, lontano da quella stanza, “Esci da questa stanza!”, avrebbe detto un esorcista, e dovevo uscirne… la mattina, a camminare avanti e indietro nel parcheggio davanti il laboratorio, vestito di nero, come un monaco ortodosso oscuro, i pensieri che andavano via da sé, dopo che avevo fatto il solito giro, bar, Carrefour, ritrovare i pensieri nel silenzio, liberarsi dalla troppa nicotina, avere in disgusto il fumo, sentire la pancia vuota, da vero digiunatore dietetico, metodi d’ascetismo, l’astinenza da sigarette, da prima colazione, il monaco ortodosso in me vestito di nero si liberava, per liberarmi dalle ossessioni, dai pensieri andati in tilt, nessuna ragazza da pensare, vagamente all’ultima, Alesia, lasciata a chissà quando, decidere di parlare un po’ con Stas, aiutarlo sul lavoro, attendere mio padre, attendere Marco, riconciliarmi con il mondo, non più rinchiuso in biblioteche o stanze dove leggere macchinalmente, fino ad arrivare ai loop di pensieri, ai deliri, la pasticca chimica e il poco caffè che aveva il suo effetto, ascetismo… la mattinata che scivolava via, mangiare al ristorante, allo Charme, come sempre, e Noemi che non diceva più niente, lei e il suo vestito nero con il grembiule rosso porpora, come il mio giubbotto, come le mie scarpe da ginnastica Everlast, la sua scollatura già primaverile, la sua schiena forse un po’ troppo larga, antiestetica, un seno che non dice molto, e neanche le altre fattezze del corpo, le curve, il suo volto, tutto lì, la bellezza, eppure concentrarsi ancora sull’ascetismo, sul mio vestito nero da monaco ortodosso, i pensieri che smettevano di esistere, e le parole che si scambiavano con gli altri mi salvavano… il pomeriggio in laboratorio, qualche compito da niente, e attendere l’ora fatidica, andare a recuperare quel libro che non volevo, “La caduta nel tempo”, fotocopiato e spiralato, come ai tempi dell’università, ricordi che mi sfioravano, come quelle dispense, quelle fotocopie, come ai tempi dell’università, e dopo due anni dire di nuovo: “Università” e sentire tutte le emozioni di una volta, le belle sensazioni che quella parola mi evoca, e poter aggiungere, dopo due anni: “Sono laureato” all’idea di università, forse grazie a quei discorsi filosofici con Fizi e Barre, gli amici ritrovati, l’università, i libri fotocopiati, le ragazze, i libri, l’ascetismo, la poesia dell’anima, l’ispirazione infinita, l’ultima ispirazione, il tempo che non era finito, un’altra volta, non era un’altra apocalisse, o forse sì, era solo un’altra apocalisse, come le altre tante, un’altra “fine del mondo”, come diceva Saverio, non chiamare e aspettare che la fine del mondo finisse, per essere più riflessivo, più attento, più libero, più ascetico, e trovare le risposte e le soluzioni dentro di me…

Andare a ritirare quel libro fotocopiato, camminare sulla solita via, un’oretta tra andare e tornare, camminata della giornata compiuta, e sulla via del ritorno accorgersi di aver speso quanto un libro nuovo, fa niente, mi dicevo, un libro in meno da comprare, e aver voglia di altri due titoli: “Il funesto demiurgo”, “La tentazione di esistere”, il demiurgo del male, il demiurgo sbagliato, e liberaci dal male, un dio costruito a mia immagine e somiglianza, un dio personale, “Prega il tuo dio che mi faccia stare bene”, diceva mia madre prima di andare dall’oncologa questo pomeriggio, il mio dio, proprio ora, che mi sentivo monaco ortodosso, il demiurgo errato, che la notte scatenava deliri tra le parole tempo e tempio, divinità fai da te, demiurgo funesto, e l’ascetismo che salvava… tornare a piedi a casa e decidersi di andare a Milano, dopo che controllavo che la Feltrinelli era aperta fino alle 21:30…

Tornare a casa e chiedere i soldi per i libri, che riceverò domani, altri ce ne avevo da parte, comprare i biglietti del tram dal barista sbagliato, ma fa niente, non lo rivedrò più, e poi il figlio e la nuora sono più bravi, anche la moglie, far finta di niente, andare avanti e decidersi appunto di andare in tram, non il solito giro treno e passeggiata, ma collegamento direttto con il centro di Milano, dalla fermata davanti a casa mia, a due passi… prendere il tram dopo che mi chiedevo fino a che ora ci fossero i tram del ritorno, una signora non lo sapeva, lo sapeva invece il controllore sul tram, “Fino alle 20:05”, mi diceva, “Poi ci sono gli autobus, no?”, “Sì”, mi diceva, allora ero libero, libero… salire sul tram e viaggiare, che mi venivano in mente le parole del prof di cultura americana, “Cosa fai quando succede qualcosa? Fai un viaggio!”, un viaggio, sì, per me che sono poveraccio non è un viaggio, quanto un salto in centro, un giro in centro, è sempre e comunque viaggiare, a modo tuo, e l’anima in effetti viaggiava, con l’anima in viaggio partivo verso il centro e mi liberavo… quella via, al rivederla, là dove una volta c’era Leida, là dove una volta c’era Katia, là dove una volta c’era Alina, da un’altra prospettiva, là dove ora ci sono Alesia e Ana, da un’altra prospettiva, e aprire instagram per guardare le foto di Inna, di altre cantanti, altre immagini, e viaggiare ancora verso il centro di Milano, per quei libri che mi ispiravano… viaggiare e arrivare in centro, uscire dalla metrò e godersi lo spettacolo del Duomo di sera, illuminato, della galleria Vittorio Emanuele, della statua equestre, il Duomo di sera, uno spettacolo che non vedevo da tempo, e anche l’altra gente in giro, stranieri, due francesi in metrò che parlavano, da film francese, la Francia e Cioran, l’ispirazione per guardarsi chissà quale film di Godard questa sera, altro che lo stupido film russo contemporaneo di ieri sera, altro che, la Francia! La Francia! La Francia! Le mauvais démiurge, il demiurgo errato e la laicità contro ogni divinità mistica fai-da-te… camminare per la piazza illuminata sotto la notte, il piacere di vedere turisti intorno a me, turiste, di ogni genere, di ogni nazionalità, la bellezza di una grande città, la bellezza di Milano, altro che la periferia, e una libreria che stava aspettando le mie ispirazioni, dopo che ieri controllavo quali libri mi mancavano, la tentazione di esistere, quella spinta a essere, a esistere, a essere un’altra persona da quello che sono, i consigli sbagliati di Maria Teresa di allora, il forzarsi di provarci con Manuela, la tentazione di esistere e il funesto demiurgo, tutto ciò che non mi faceva essere me stesso, ma mi voleva far essere qualcun’altro, “Vogliono cambiarti il carattere!”, diceva sempre mia madre quando ero piccolo, e ancora Maria Teresa e Magnati mi volevano davvero cambiare, “Sii più positivo!”, “Sei negativo!”, “Sei tetro!”, “Sii più propositivo!”, “Leggi libri normali!”, mi dicevano, mentre Saverio mi diceva: “Io non la trovo tetro, e non sono tanto convinto di questa cosa del trovare pensieri belli! Ha ascoltato quello giusto, a credere che sia solo la parte fisiologica neurologica a influire! Non ascolti Mandzato, è un animale…” mentre rideva per una scena dell’altro giorno, quando questo medico qua si perdeva per un’altra psicologa, scenette comiche raccontato da un medico che ha Leopardi al posto del crocifisso, o al posto del crocifisso la foto della moglie con il bambino, ci sono varie scuole di pensiero anche lì, evidentemente, a me per ora basta sentirmi ascetico, da monaco ortodosso, oscuro, quasi un Rasputin che non si interessa più di politica, mentre posso rileggere i miei libri, i miei, sottolineo, miei libri preferiti, i libri filosofici di Cioran, che ti insegnano a non credere più a niente, più a nessuno, a cercare davvero te stesso di fronte a tutte le cazzate e le voci del mondo… entrare in libreria dopo aver fatto un paio di foto che mettevo su Instagram, meno male che Rudina mi ha invitato, anche l’occhio vuole la sua parte in questo mondo, ed essere immerso di luci sotto la galleria, quell’effetto di luci che rendevo anche con quei filtri semplici di Instagram, le luci evanescenti dell’anima dopo l’ascetismo… entrare in libreria e lanciarsi là, dove c’erano quei libri di Cioran, che era già due o tre settimane che vedevo lì, immutati, i soliti, tra cui c’era appunto “Il funesto demiurgo” e “La tentazione di esistere”, ma qualcosa era cambiato questa volta, c’erano altri titoli, nuovi titoli, altri e mi sembrava che il mondo cambiasse volto, un’altra impressione, quasi nuovi cieli e nuova terra, e ritrovavo comunque più in là “La tentazione di esistere”, e chiedevo subito al commesso se c’era per caso “Il funesto demiurgo”, “Aspetti che guardo… era uno di quelli piccoli vero?”, “Sì, due giorni fa l’avevo visto lì, sarà andato via…”, “E’ andato via mi sa”, e mentre guardava i libri ne spostava un altro: “Storia e utopia”, “Vabbè, prendo questo, storia e utopia, che non ho ancora letto” “E’ bello anche questo, ce li ho anch’io”, “Grazie, le casse sono di là?”, “In fondo a sinistra!”, “Grazie!”, storia e utopia, storia e utopia, storia e utopia, con quella tesi sulla storia della Russia e dell’URSS, l’utopia sovietica, le mie utopie personali, le mie apocalissi personali, c’era tutto in quel titolo, c’era tutto in quel libro, e mi avvicinavo alla cassa per pagare e andare via…

Il ritorno… sulla metrò e sul tram verso i quartieri della periferia, tutta altra gente rispetto alle parlate americane e francesi che sentivo in centro, africani, maghrebini, un Athan che partiva dal cellulare di qualcuno, la preghiera della sera, come al suo paese forse si sente sempre da qualche moschea vicina, gli italiani che si scambiavano battute, i controllori da veri impiegati pubblici, quasi da Unione Sovietica, il senso del comune, il senso dei sovietismi, la vita gettata in pubblico, eppure la vita privata al di là dei soliti giri tra officine, laboratorio e Carrefour e bar e i soliti giri, e rivedere quella via già sotto la notte, con tutti i ricordi di Leida, tre anni, mi dicevo, tre anni con lei andati via, che neanche me ne rendevo conto, tre anni, là dove c’era Alina, là dove ci sono ora Alesia e Ana, là dove non mi va più di andare per un po’, in nome di qualche ascetismo dell’anima, di qualche visione da monaco oscuro, in nome di qualche pagina da leggere di Cioran, in nome di questi vestiti neri…

Tornare a casa e cenare, pensare di recuparare altri due libri in fine settimana nella libreria qua della periferia, ordinarli, “La storia del nulla” e “Il funesto demiurgo”, che in qualche modo recupererò, per ora mi basta essermi accorto della divinità fai da te che implode e impazzisce su se stessa, di quel demiurgo sbagliato che era in me da anni, di qualche mia utopia e apocalissi privata, trasposta a divinità, il demiurgo sbagliato dell’anima e l’ascetismo di queste vesti nere bastano a salvarmi la giornata…

Non c’è molto da fare ora, forse solo riprendere là dove avevo lasciato quelle pagine, ricordare ancora vagamente Alesia, Ana, Alina, Leida, lasciarle lì, nel sottofondo dei ricordi e dei pensieri e delle emozioni, con qualche musica manele che non risuona più come risuonava oggi in me in viaggio, c’è ancora l’ascetismo da vesti nere in me, e la notte è ancora su di noi per potermi far leggere qualcosa, o guardare qualche film francese come mi dicevo, di Godard, non lo so, e per ora mi basta essermi reso conto del demiurgo sbagliato dell’anima, dell’ascetismo da vesti nere e dall’evanescenza di quelle ragazze… 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s