Ispirazioni, Prosa Poetica, Ricordi, Riflessioni, Visioni

L’estasi d’amore, uscendo dal tempo…

E ci sono cascato, alla fine, ho fatto fotocopiare “La caduta nel tempo” di Emil Cioran, ad un prezzo che avrei potuto comprare il libro nuovo, ma fa niente, la rivelazione avveniva da sé, al tornare indietro dalla copisteria, in macchina, con un’altra macchina davanti a me, una macchina targata Romania… Romania, le macchine, i soldi, l’emigrazione, il tempo… che se è una caduta dal tempo è anche la fine dell’ossessione del tempo, di dover segnare sempre qualcosa, il tempo, su queste pagine, le epoche delle ragazze, e l’infame storia della mia tesi sulla Russia, perché, scriveva Cioran in altre pagine, non è importante la storia e il tempo, ma il rapporto con l’infinito e l’eternità… cade questo idolo, il tempo, e mi accorgo che tutto è come qualcuno mi insegnava, deriva tutto dall’eros, dalle estasi d’amore, e dietro questi libri ci sono ancora loro, le due sorelle romene, Eugenia e Veronica, e le altre due sorelle romene, Ana e Alesia… che la verità si manifesta qui, nell’amore, nelle estasi d’amore che fanno perdere la testa, in questi collegamenti simbolici e temporali che si annidiano in me, in questi libri, in queste lingue, che non avrebbe senso segnare ancora il tempo con altri acquisti, altri libri di Cioran, proprio lui che diceva che possedere dei libri, desiderare qualcosa, come diceva il Buddha, è impresa futile e vana… acquisti compulsivi, ossessioni, manie e depressioni, ansie, e Freud che diceva che tutto deriva da Eros e Thanatos, e questa volta l’amore mi sta facendo tutti gli scherzi possibili di questo mondo, e ne devo uscire, perché, anche ieri notte, era impossibile addormentarsi, pensando ancora ad Alesia e ad Ana, a rivedere altre foto di Eugenia e Veronica che non mi sembravano più così belle, e l’amore mi sta fregando un’altra volta, facendomi impazzire… acquisti pazzi, avrebbe fatto qualcuno, la follia che si manifesta in mille forme, la caduta nel tempo e l’immane desiderio di rivedere ancora lei, ancora Alesia, ancora Ana, non so chi, non so quando, l’ossessione del tempo, dei soldi, il tempo è denaro, il denaro è tempo, e l’amore fa strani scherzi… questo libro lo terrò come un ricordo anche degli amici che vedevo ieri a Milano, tra i mercatini dei libri e le librerie, là dove ancora guardavamo altri libri, Cioran, il Nietzsche di Heidegger, Deleuze, Fizi che una volta mi diceva che “La caduta nel tempo” è il libro meglio riuscito di Cioran, e mi ricordavo di questo, e c’era appunto un valore affettivo a questo titolo, un valore anche di amicizia, la solidarietà nella filosofia, i bei discorsi di ieri nelle varie bancarelle di libri, i discorsi filosofici, artistici, con Barresi, con Fizi, che trovare amici così non è facile, con cui sentirsi così bene, ed era anche divertente scambiare due parole con quel libraio ebreo che voleva vendere a Fizi una copia dei Protocolli di Sion del ’28 a 200 euro, i soldi, le psicosi collettive, le manie di persecuzione, lucrare sulla storia, la storia e la sua falsificazione, la storia collettiva e la storia personale, il tempo e i soldi, ancora una volta, come due droghe, come due estasianti, mentre tutto ciò che conta è il rapporto personale con l’infinito, con l’eternità, al di là del tempo e dello spazio, come mi dicevano, e l’amore, l’amore sopratutto, e le sue estasi infinite… avrò imparato da questo, dal tempo, dal tempo perduto delle pagine bruciate di questi diari, cancellate dal mondo virtuale, l’ossessione del tempo, dell’amore, delle relazioni, le attese di rivedere le persone più care, le attese tra una sigaretta e l’altra, tra una visita e l’altra, tra quegli esami del sangue che facevo stamattina dopo altri sei mesi, il tempo per capire gli intrichi dell’anima, per svelarli, la differenza come agente temporale che porta la lucidità solo ad effetto ritardato, i nodi che si sciolgono, l’ossesione del tempo e della storia, al di là della storia e del tempo, invece, l’amore… è questa la più grande verità, che tutte le ragazze vivono ancora dentro di me, al di là del tempo, al di là dello spazio, ed è solo l’anima il vero ricettacolo di tutte le impressioni, di tutti i ricordi, di tutte le visioni, e non c’è oggetto esterno che possa segnare il tempo, ridarti l’oggetto perduto, la persona perduta, le sensazioni perdute, le sensazioni ritornano da sé, sotto nuova forma, ogni volta, per delle ragazze diverse, per delle esperienze diverse, per nuove forme di vita, l’eterno divenire, l’eterno ritorno della differenza… e si scoprono ogni volta migliaia di cose racchiuse nell’anima, che si disciolgono, basta stare attenti, e sotto sotto, ogni volta, c’è sempre la presenza di qualche ragazza, dell’amore, e altre volte, il sentore della morte, ma quando c’è l’estasi tutto si elettrizza, tutto diventa magico, perdi i punti di riferimento, e faresti riferimento a qualsiasi cosa pur di salvare quell’impressione, pur di inciderla, pur di non dimenticarti, come tutte le volte che scrivevo poesie per quelle ragazze, per altre sensazioni vissute in università, e sono come alla ricerca di un tempo perduto, di pagine di diario perdute, di quelle sensazioni estatiche che pensavo relegate ad un passato, come se le sensazioni non si potessero ripetere, come il passato, mentre l’anima è un ricettacolo che ha sempre in sé tutto lo spettro delle emozioni del mondo, che vanno e vengono, vanno via e ritornano, ogni volta sotto forma diversa, l’eterno ritorno degli stati d’animo, scrivevo una volta… e ritornano, ritornano come non mai, anche i ricordi, come quando stamattina passavo di lì e ricordavo Andra e Luisa, altre due romene di tempi andati, e volevo avere qualcosa, qualcosa di materiale, di tangibile, di reale, da toccare, da avere con me, che ricordasse quelle sensazioni nate da ragazze romene, come quei ricordi lontanissimi e sperduti di quel viaggio in Romania quando avevo quindici anni, con mio padre, con il suo amico Ruggero, con quella ragazzina romena che ci provava con me, e mi perdo e mi perdo, e ogni oggetto, ogni forma d’arte, ogni ricordo partecipa di questo andare a ritrovare le sensazioni d’amore, il piacere, l’estasi, la voluttà, che ogni volta è sempre la ricerca della persona perduta, delle sensazioni perdute, che vorresti in qualche modo materializzare, mentre tutto questo non si può materializzare, sono solo sensazioni eteree, che non possono essere tracciate sulla linea del tempo, con oggetti o simboli o forme d’arte, ma vanno al di là del tempo, al di là dello spazio, come tutte le estasi d’amore… e quei libri staranno allora lì, relegati in quell’armadio dove l’icona della bogoroditsa fa smettere di esistere ogni storia, ogni caduta nel tempo, ogni materializzazione e simbolizzazione del tempo, delle sensazioni, dell’estasi d’amore… e ci sarebbe solo un modo per essere sempre nell’estasi, sempre nell’amore: riuscire a costruire una qualche relazione duratura, non destinata a infrangersi nel tempo, destinata a scomparire, destinata a ritornare nel nulla da cui era scaturita, questi eterni ritorni degli umori che portano con sé immagini, suoni, libri, canzoni, film, poesie, lingue, ricordi, visioni, sensazioni, scritte, questi umori nati dalle estasi d’amore che vogliono materializzarsi in qualcasa che non può esistere… ricordo l’insonnia della notte scorsa, non so più se per la paura degli esami del sangue o per il ricordo di Alesia, per quella musica manele che lei sapeva risvegliare in me, estasiandomi, sentendomi con lei avvinghiato nella musica e nell’estasi, in qualche trascendente spiritualità erotica, che si dissolveva nella musica… non avrei voluto dormire mai, avrei voluto essere per sempre in costante estasi, in costante contatto con quei suoni, quei canti, risvegliare quel ricordo sperduto delle valli e dei monti transilvani come un sogno d’amore puro che si rianimava dai ricordi, un sogno che sapeva di infinito, un’estasi di infinito, che ancora mi avvinghia… e non c’è fine, non c’è fine a questo continuo impazzire, a questo sostituire le due sorelle avventiste con le due sorelle della via, come due figure mitologiche ai lati di una strada che apre su delle porte mistiche, e la bellezza, l’estasi della bellezza e dell’amore e dei ricordi si eleva così e devo imparare a smettere di voler materializzare il tempo e le sue sensazioni, là dove sono evanescenti… eppure quel segno ci sarà, quel libro che mi ricorderà sempre di uscire dal tempo, di andare verso l’estasi di infinito, che sa di musica, che sa d’arte, che sa di ricordi, che sa di amore, e solo qui, allora solo qui, nell’estasi d’amore, da quel nulla da cui tutto scaturisce, troverò me stesso, al di là del tempo e dello spazio, l’estasi d’amore, uscendo dal tempo…

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