Pensieri liberi, Visioni

Dopo nuove facce e una fiumana di gente e il fantasma di lei che si disperdeva…

Uscire, vedere facce nuove, facce diverse, al centro commerciale, dopo che il pomeriggio lo passavo con mia zia e i miei genitori, in famiglia, a parlare di politica, di queste elezioni, della gente che andrà su, delle maggioranze, dei partiti, opinioni varie, opinioni come le altre, che mi aiutavano a uscire dal cortocircuito delle solite facce del lavoro, del bar, delle ragazze di strada, vedere nuova gente, al centro commerciale, lì davanti alla scuola di fronte a casa mia, che si recava alle urne, gente di ogni genere, facce nuove, opinioni diverse, immaginare di parlare, di sentire le loro idee, i loro discorsi, gente di ogni tipo, italiani e italiane, giovani e vecchi, gente di mezza età, ragazzini e ragazzine, bambini e bambine, gente di ogni tipo, musulmani, negri, romeni, albanesi, di cui riconoscevo le parole, parole diverse, valizhe, sa kushton valizhe? Diceva una signora albanese a sua figlia, al negozio di scarpe, parole differenti, che fanno la differenza, parole di varietà, di opinioni, dopo che stamattina non avevo neanche voglia di leggere il giornale, neanche voglia di leggere il Dylan Dog a colori, che però mi dava lo spunto di cercare una camicia rossa, rossa piena, senza quadri come vanno di moda ultimamente, quadri neri, camicia che ho già, e il giro al centro commerciale proprio ci voleva, invece che andare a Milano alla Feltrinelli a comprare un libro di Cioran, ero stufo di letture questo pomeriggio, mi bastavano quelle di ieri, e nuove facce ci volevano davvero, ripensare il lavoro, i soldi, che dopotutto va bene, come anche scrivevo a Marina, per il suo compleanno, penso di meno a come cambiare vita, e mi dicevo che in fondo il lavoro finché c’è va bene, le parole di incoraggiamento che sempre mi tirano su di Magnati, di essere più positivo, per evitare pensieri da monastero, da religioni alternative, vedere facce nuove, gente normale che faceva il giro dei negozi, gente normale, vita normale, scambiare qualche ragazza o due con la bionda Manuela, il suo fantasma che si disperdeva in quel centro commerciale, anche quando vedevo Herzl e i suoi amici, era vero allora che abitava dove abito io, e fantasmi e fantasmi, e colori di vestiti di ogni tipo andavano via, senza che avessi bisogno di comprare qualcosa, la stagione delle camicie arriverà, e forse troverò quella camicia rossa, mentre non vedo l’ora di vestirmi da primavera, cambiare abbinamenti, e pensare dove e con chi fare sfoggio dei nuovi vestiti, su chi fare colpo, ripensare magari di uscire di nuovo con Marina, lei che diceva che sarebbe andata a teatro il 14 marzo, lei che era andata ultimamente, lei che non rispondeva più di tanto ai miei messaggi, in russo, tanto così, per parlare, per augurarle un buon compleanno, lasciare perdere per un po’ Ana e sua sorella e la nuova shqiptare, e non pensarci più di tanto, questi centri commerciali e questi vestiti che sanno un po’ di froceria, un po’ di narcisismo, quel giusto narcisismo che ci vuole per sentirsi a posto, sognante, sognare qualche relazione che non c’è, eppure quel centro commerciale che di certo non scatena ipersessualità o eccitazioni forti, come quando c’era Leida, mia zia che mi trovava bene con questa nuova pettinatura, capelli scapigliati, un po’ crestati, copiatura hippie e di Herzl se vogliamo, per il ricordo di Manuela, il suo fantasma che si disperdeva tra la folla, quella folla nel mezzo della quale non sei nessuno, il tempo del commercio, un cittadino, un consumatore in mezzo a tanti altri, gente normale, credi, con opinioni e idee politiche più normali della gente attempata che vedi sul lavoro, una via d’uscita, altra gente, gente che lavora diversamente, che ha i soldi, che ha altre idee, chissà quali, altri discorsi, quel centro commerciale dove oramai da qualche anno o di più non c’è più una libreria, meglio così, di libri ce ne sono già troppi nella mia vita, quelli che vendevano anelli, e non c’era l’anello con l’aquila albanese o russa, che alla fine non comprerò mai, sognare le valli e le montagne balcaniche, una relazione con qualche ragazza, ripetermi come mi ripetevo l’anno scorso? Cercare Marina quando non c’è nessun’altra? “Dovete uscire assieme!” diceva Lieta ieri quando la donna mi dava un euro per rimborsarmi la rivista di gossip, dovete uscire assieme, mi rimbombava in testa, con chi? Con chi? Mi dicevo, e sognavo di uscire con Manuela, e pensavo a quando le dicevo che sarei uscito con Marina, ma in realtà pensavo a lei, cazzate, era Leida che mi faceva impazzire, e un anno dopo ritrovarsi così, meno folle di prima, un po’ più triste, meno eccitato, alle prese con gli ultimi resti di sopravvivenze religiose, interiorizzate, senza più bisogno di lunghi discorsi e ripetizioni di dottrine e regole, di rituali e credenze, normalizzato, che non so come mi troverà il dottore questo venerdì, al di là del voto, del governo che andrà su, se un governo su andrà, e fregarsene del voto forse nullo, che complicazione mettere queste croci, fregarsene delle parole del lavoro, dei commenti, lasciare andare via le opinioni altrui, “Se lei dà così tanta importanza a quello che dicono gli altri…”, mi dicevano una volta, non ascoltare più gli altri, non ascoltare più neanche me stesso, i miei deliri, le mie rimuginazioni, le mie tangenti che a volte prendo, e ci voleva proprio cambiare facce, vedere gente nuova, immaginare altri discorsi dai soliti, sentire altre opinioni, come quelle di mia zia, che mi consigliava anche di propormi come traduttore di qualche romanzo, me lo dicevano già una volta, di propormi come traduttore, per provare, mentre Magnati diceva che gli era capitato a casaccio, quando non se l’aspettava neanche, dopo tutta una vita a fare l’insegnante, a scrivere, a inventare altro, eppure essere poi solo professore a contratto, il mondo intellettuale, un bello schifo, i soliti articoli del giornale dei giovani italiani scappati via, il lavoro che non c’è, i vecchi burattinai politici, il vecchiume, i soliti articoli, da saltare, non appesantirsi troppo di letture, e invece cambiare facce, andare al di là delle parole, dei soliti discorsi, delle solite persone, del solito tilt di cose e persone e idee, cambiare facce, gente nuova, opinioni diverse, non pensare più troppo, e un’apertura forse a Marina, di nuovo, come l’anno scorso? Non si sa, magari uscire, una domenica, un sabato, ritrovare quasi voglia di parlare russo, solo per dire cose semplici, ora che non c’è più Leida chissà come sarebbe, forse non sarebbe niente, e lo spettro di Manuela che appare come al giorno di San Valentino, e che scompare nella fiumana di gente del centro commerciale…
restare così, la sera, senza niente da aggiungere, da dire, da fare, forse la voglia di leggere che ritorna, dopo nuove facce e una fiumana di gente e il fantasma di lei che si disperdeva…

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