Prosa Poetica

E mi lascio andare così, a questo languore, a questo vuoto che mi riempie l’anima…

Sentirsi da dio, senza bisogno di niente, di nessuno, dopo ieri notte, ascoltando manele de dragoste, canzoni tristi, malinconiche, che mi davano quel giusto sonno da “ormai non ho più da leggere e da fare niente”, addormentarsi solo per svegliarsi verso mezzanotte, il tempo di fumarmi una sigaretta e di fare uno spuntino di mezzanotte, come non facevo da tempo, per rilassarmi ancora di più, senza le paranoie nate da quelle frequentazioni avventiste di due anni fa, quella fissa, quell’idolo della salute a tutti i costi, e mi concedevo due o tre bicchieri di vino rosso, senza pensare più a niente, e mi lasciavo andare, fino alle due di notte, quando il sonno tornava, e non c’era più niente… svegliarsi abbastanza presto la mattina, relativamente, verso le otto e mezza, i pensieri della sera prima che non c’erano più, non c’era bisogno di ricordarsi tutte le traversie dell’anima, e mi svegliavo senza in mente niente, né il demone del lavoro, o dello studio, e mi sentivo bene così, senza niente… andavo al solito bar, a comprare le sigarette, a bere il caffè, dopo che già mi bevevo il solito nescafé la mattina, l’altro caffè delle macchinette in ufficio, e mi mettevo a camminare, sotto quella neve che avevo già visto appena sveglio, e mi sentivo liberato di tutto, non devo lavorare, quello non è il mio lavoro, e mi sentivo l’anima in pace, senza demoni a sferzarmi, senza personaggi e persone immaginarie con cui parlare, e nel sottofondo c’era solo il ricordo dell’ultima romena, la sorella di Ana, e non mi importava più niente, per un’altra decina di giorni, o forse di più, e schivavo tutte le domande immaginarie che un medico avrebbe potuto pormi, e mi rilassavo e mi lasciavo andare, camminando tranquillamente sul solito tratto tra la mia città e quell’altra, dove uno in bicicletta mi chiedeva dov’era il municipio, “Là, sotto i portici”, dicevo, “Ah, ci sono passato davanti”, “Niente”, e camminavo e camminavo, come un promeneur solitaire, e me ne fregavo di tutto, che finalmente non avevo più voglia di lavorare, non avevo più voglia di leggere, non avevo più voglia di altre ragazze per un po’, e cominciavo mentalmente ad aspettare solo il giorno della visita, settimana prossima, quando non avrò da dire niente, quando non sto qui a pensare cosa dovrò dire, cosa mi chiederà, e pensavo al lavoro da cercare, che non posso neanche cercare, su internet, perché internet non va, e mi sentivo libero dalle solite canzoni impazzite, dalla solita ansia, angoscia e tensione da lavoro, perché comunque quello non sarà mai il mio lavoro, e immaginavo una vita senza lavoro, in qualche eremitaggio, sulle montagne, disperso, senza bisogno di niente, di nessuno, lontano da tutti e da tutto, senza apparecchi elettronici e virtuali, senza gente antipatica e rissosa, gente che mi fa venire il nervoso, che mi manda in paranoia, e non avevo neanche voglia di quelle educatrici, di quella gente, fossa di ideologie per vivere, che contrastano con il semplice vivere senza bisogno di niente, e mi sentivo rilassato, così rilassato e disteso che non mi importava neanche dell’orario, del tempo, della giornata, della settimana e dei suoi giorni programmati per questo o per quello, e il tempo cessava di esistere, e la sua divisione, che mi sembrava un giorno eterno, senza più stacco, senza più niente, e non me ne importava più… vagamente ricordavo che avevo dei libri in casa, noleggiati in biblioteca, in italiano, per fuggire dalle parole stressanti inglesi dei libri di Jo Nesbo, ma mi dava fastidio l’idea di leggere in italiano, lo stres che certe parole provocano, l’attenzione che richiede, e non volevo pensare a niente, e dimenticavo il me stesso passato, sempre alla ricerca di ideologie e cose da migliorare, da mettere a posto, una paranoia continua di perfezionamento senza fine, che non lascia tregua, e mi distendevo, mi rilassavo nella camminata, solo per tornare a casa e fare colazione, anche quando la fame più di tanto non c’era, dopo lo spuntino di mezzanotte di ieri a base di quei tortelli, pelmeny, ucraini o romeni di Larisa, che era da tempo che non provavo così tanto gusto a mangiare, e chiedevo a mio padre se avesse davvero intenzione di pitturare la casa di grigio, non era meglio bianco chiedevo, no, meglio grigio chiaro, per coprire non so che cosa, e me ne fregavo, a differenza di ieri notte, dove il grigio mi sembrava chissà quale colore strano, la vedo grigia, mi dicevo, ma il grigio chiaro, grigio panna andrà forse bene e non mi interessa… e questa sensazione dell’ormai non c’è più niente da fare, da guadagnare, da cercare, da scoprire, da indagare, un qualcosa dove arrivare, non c’è più niente, c’è solo questa specie di vuoto che mi riempie l’anima, e non mi interessa più, neanche le parole di quella gente che cercava e cerca a volte di motivarmi verso qualcosa, i soldi, il lavoro, gli studi, qualche impegno, no, non c’è bisogno di niente, e me ne frego di tutto, e questo vuoto mi riempie, e non mi interessa più niente, e sto bene così, che l’unica cosa che farei è dormire e dimenticare tutto, solo per svegliarmi per inventarmi qualcosa da fare, forse solo per vincere una noia che potrebbe arrivare, e intanto questo vuoto mi riempie, nel ricordo della sorella di Ana, del lavoro che non c’è, dello studio che non ha più senso, che mi sembra di aver già letto tutti i libri possibili, e anche su internet non c’è più niente da ricercare, neanche in biblioteca, neanche sui siti di offerte di lavoro, neanche nelle officine, neanche nelle ideologie religiose o politiche o filosofiche, e mi lascio andare così, a questo languore, a questo vuoto che mi riempie l’anima…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s