Descrizioni, Pensieri liberi, Visioni

L’apatia, il colore nero, la luce bianca diafana…

Diventare apatico, così me ne rendevo conto, passando per caso in piazza Duomo a Milano, dove c’era Salvini che teneva il suo comizio… passare e non sentire niente, non provare niente, anche ora che mi informavo e sapevo che nel pomeriggio ci sono stati scontri tra quelli di destra e di sinistra, non provare più niente… essere indifferente, senza colori, senza niente, anche quando entravo alla Feltrinelli per vedere magari di comprarmi qualche libro, ma niente, sfogliare i libri di filosofia e avere l’impressione di sapere già tutto, di aver già letto tutto, che non c’era più bisogno di alcun libro, non c’era più bisogno di niente… non mi smuoveva neanche entrare in quella gelateria dove ero stato con Marina, non farsi prendere dall’ipocondria, dalle paranoie, non provare più niente… e sfogliare i libri, Cacciari e le sue icone, Agamben e la sua creazione anarchica delle opere d’arte, Heidegger e il concetto di tempo, e l’altro libro di Jankelevitch sul tempo, sulla noia, sull’avventura, anche altri saggi sul neomodernismo, al posto del postmodernismo, e altri libri ancora, non di filosofia, ma di narrativa, i soliti libri, i soliti autori, e la poesia, e la sociologia, e la religione, e la psicologia, cosa c’è da leggere ancora? Cosa c’è da sapere ancora? Basta così… e non mi divertivo neanche in biblioteca, a leggere altri saggi su musulmani ed europei, quel libro di Limes, che mi veniva a noia, dovevo cambiare, spostarmi un po’, uscire dai soliti schemi, ed era così che decidevo di andare a Milano, con la vaga idea di vedere un po’ di gente, per trovare chissà quale ispirazione, ma niente non mi diceva niente, e mi sentivo apatico, e me ne fregavo anche di come apparivo, di cosa dicevo, di come sembravo, niente mi smuoveva più, apatia totale… una giornata buttata via così, senza voglia di leggere, senza voglia di nuovi libri, senza voglia di niente, l’unica emozione era in treno, forse, con quel giovane romeno che parlava, diceva qualcosa ai suoi amici, capivo le parole, e mi veniva in mente Ana, e la sua lingua, che leggiucchiavo ora sul cellalure con le poesie di Eminescu, ma poi, niente, neanche le ragazze che si siedevano lì mi dicevano più qualcosa, quelle italiane che parlavano di lavoro al bar, o di serie televisive sulla vendetta e sugli amori alla beautiful, che mi ricordavano vagamente “I diari dei vampiri”, non c’era più niente, e mi accorgevo di star diventando apatico… neanche l’idea di scontri e di manifestazioni, di queste elezioni, di quegli scontri a Torino mi smuovono più, niente di niente, il vuoto assoluto, l’apatia, il disinteresse, l’indifferenza… che non so cosa farmene di questa serata ormai, di questi giorni, non so più cosa farmene di questi giorni, una volta che adesso che la situazione religiosa in me è stata normalizzata, che l’ultima follia che doveva svanire per Miryam non c’è più, ora che di Ana non ho più nemmeno tanta voglia, non so più cosa farmene di questa serata, e dei commenti di ieri sui post di rav C., e delle parole di oggi di quella gente che cercava la villa vicino al parco, gente incontrata per caso, e tutto diventa apatico, monotono, senza interesse, indifferente, e l’unico colore che porto è il nero, il nero della fine di ogni emozione, e non so più cosa farmene di questa serata, e intanto l’apatia avanza, e vesto di nero, come un’oscura tranquillità, come quella musica metal che quasi ascolterei, se non disturbasse l’umore, e la vita dell’anima si unifica in un solo personaggio che ora mi sento vero, vivo e in me, come quando non c’era differenza tra lo stare in biblioteca, in casa, a Milano, alla stazione, sul lavoro per un attimo, quando non c’è più il delirio che parte ogni volta per ogni cosa, e ritrovo me stesso, in questa apatia, in questo colore nero, in quella luce bianca diafana…

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