Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Nell’infinito delle visioni…

E mi devo ancora svegliare, vivo come incantato nel mondo dei sogni, da ieri sera, quando dopo cena andavo a dormire, e non mi svegliavo più, immerso nei sogni, di quando c’era Carola ai tempi delle superiori, tempo lontanissimo, che lei ricompariva ancora una volta nel mondo onirico, dopo che si era laureata, dopo che aveva cominciato a fare la fisioterapista, un mondo incantato, di una ragazza ritrovata, di cui forse mi ero innamorato ai tempi e di cui non ricordavo più niente, immersa nei meandri dell’inconscio, e non so perché la sognavo e non so perché la sogno, come un sogno d’amore di quando ero giovane, quando le parlavo, quando ci parlavamo, in classe, quando eravamo in Inghilterra, quando la rivedevo all’areoporto al ritorno, e pensavo che lei potesse essere una, o forse non lo pensavo, non me ne accorgevo, ed ero alle prese con la prima tipa, Elena, e un caos infinito c’era in me, tra tutte quelle ragazze, Desirée e Serena, un tempo di un mondo sognante, che non so perché ritornava in questi giorni, questa notte, con dei ricordi che pensavo assopiti… ricordi ancora che emergevano ieri pomeriggio, dopo aver visto Noemi al ristorante, lei e i suoi nuovi capelli meshati di biondo, sullo sfondo dei suoi capelli corvini, un po’ come Ana, ed ero indemoniato ieri mattina, ancora estasiato dalla notte prima con Ana, e anche l’altra bella ragazza che vedevo, oltre a Noemi, mi scatenava fantasie erotiche del corpo femminile, e mi sembrava quasi di impazzire, quasi a pensare al demonio erotico in me, dopo che la mattina alla radio sentivo di quel prete esorcista in Sicilia, delle patologie psichiatriche, degli ascoltatori cattolici che credevano nel demonio, e io derubricavo tutto quello in ignoranza e fantasia, superstizione e folclore, quando so bene che l’unico demone che c’è è quello dell’erotismo e dell’amore, che anche ieri mi faceva impazzire… e passavo un pomeriggio così, libero, dove le letture non mi attiravano più, dove era impossibile rimanere concentrato, concentrarsi, perché tutti i miei pensieri andavano alle ragazze, queste nuove che mi fanno sognare e quelle di una volta che ritornavano sottoforma di ricordi che pensavo assopiti per sempre, e invece una valanga, una nuova ondata di ricordi si riversava su di me, e inutilmente cercavo di recuperare sui fogli perduti il loro ricordo, a sprazzi tornavano tutte, come un’ultima ispirazione espansa all’infinito, e mi perdevo e mi perdevo… mi facevo 24 gocce di Valium, e mi sdraiavo sul letto, per non pensare più, per non forzarmi su quel romanzo che non dice più niente, e forse solo ora mi rendevo conto che questo deve essere un incantesimo da magia bianca di Ana, che ora penso solo a lei, neanche fosse la mia ragazza, nonostante tutto, nonostante tutto il turbinare di fantasie, ricordi e desideri, che vanno da Carola nei sogni, a Noemi di giorno, a tutte le altre, come l’ultima shqiptare, al desiderio impazzito per Leida, ai ricordi di Alina di ieri, e di Xhuliana, e di tutto l’erotismo impazzito, che non ricordo invece neanche più le prime tre russe, ed Elena, e chissà chi, tutta un’ondata di amori vissuti, andati e perduti ancora mi avvolge, mentre il desiderio di Ana si dissolve in un sogno, che cercare di capire il mondo dei sogni che vive anche nella veglia è impossibile, ed ogni istante mi sembra di sognare, che il tempo si scardina e tutto coesiste in un’altra dimensione, e non c’è più inizio, e non c’è più fine, non ci sono più comandi o divieti, tutto diventa sogno, e non ho voglia di far niente, se non di continuare a sognare… e che strano è svegliarsi la mattina e non rendersi conto di star dormendo ancora in piedi, immerso nel mondo onirico, che andare al bar è come andare in cucina appena ti svegli, per farti un caffè, e non noti la gente attorno a te, o la noti, e ti sembra la gente più famigliare di sempre, che non hai niente da dirle, niente per cui farti vedere, e tutto diventa più libero, più non curante, e sei immerso nella materia di cui sono fatti i sogni, ancora una volta, e non ti ricordi più i pensieri di ieri, perché qui i pensieri si sfaldano, diventano musica e canzoni e sogni, diventano fantasia e visioni e ricordi, e non c’è più un filo logico del discorso, come un film senza nessi di immagini e trama, e tutto si sfalda, e vivi come in un perpetuo sogno… non so se sia innamoramento o che cosa, non si capisce più, mi perdo solo nel pensiero di Ana, per non perdermi per altre ragazze, forzare le parole, forzare i rapporti, anche dopo le scene comiche di Noemi ieri, di quel suo cameriere compagno di lavoro, di lei che ogni volta che chiede qualcosa al tavolo fa ridere, con quella sua gentilezza forzata, quel suo dare del lei o del voi che sembra uscito da un manuale per cameriere dell’ottocento, mentre dimostra tutta la sua inesperienza, il suo non riuscire ancora a giocare bene il suo ruolo, e fa sorridere davvero, che per fortuna ieri non facevo la battuta più stupida del mondo: “E’ saltato il piano cottura perché Noemi si è fatta le mesh bionde!”, e per non perdermi, per non perdermi in Manuela, in Noemi, in Miryam e in chissà chi ancora, nella nuova shqiptare, in altre, in ogni ragazza carina che vedo, rimando tutto ad Ana, senza desiderarla davvero, ma continuando a sognarla, mentre il sogno di lei mi rimanda ad infiniti altri sogni e ricordi di altre ragazze, che non controllo più il mio inconscio, i miei sogni e la mia anima, e vivo in un mondo che si è fatto una sfera di cristallo di immagini, dove diventa impossibile concentrarsi e dividere i pensieri e il tempo e le persone, e tutto va in dissolvenza continua, come un sogno che non finisce mai, e continua a proiettare visioni su visioni, fantasie su fantasie, ricordi su ricordi, che non mi riconosco più… e non so come inizierà questo giorno, come andrà avanti la giornata, i prossimi giorni e chissà quando, perché il tempo smette di contare, e mi proietto nell’infinito delle visioni, dove il tempo non c’è più, e sogno, sogno, sogno ancora lei, Ana, che è solo la fonte di tutte le visioni, fino all’infinito, e mi disperdo e mi disperdo, e non c’è fine a questo onirismo infinito…

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