Prosa Poetica, Ricordi, Sogni, Visioni

Solo per sognare Eugenia e l’amore perduto…

Riposare come non mai, ieri, che ero ancora disperso nel ricordo di Manuela, l’umore che andava di qua e di là, nel pomeriggio stanco, che aveva solo voglia di dormire, leggere svogliatamente “Pan” in inglese di Knut Hamsun, o meglio, rileggere, con più attenzione, anche se non mi prendeva come “Mysteries”… leggere e leggere e alla fine non farcela più, troppo inglese, troppa lettura fa male, sdraiarsi sul letto e cercare di non pensare a niente, e l’immagine di Cristo nel deserto, l’immagine di Kramskoj mi ritornava in mente, il deserto, in contatto con il demonio, quando non hai niente da fare, e vorresti rifare tutta la tua vita, avere qualcosa di preciso da fare, qualcosa a cui dedicarti, qualcosa che ti tenga impegnato sempre, con passione e dedizione, eppure non c’era… le parole che mi dicevano, che quando non c’è lavoro c’è un senso di precariato, i pensieri che prendono la tangente, e ogni volta alla fine è così, quando capita la giornata senza lavoro, e mi mettevo a mandare cv su internet, cercando lavori qua e là, con la sicurezza della lingua inglese… la prof dei crediti per fare l’insegnante che non rispondeva, e mai risponderà, quel sogno di professore che si ripeteva intorno a questi giorni anche l’anno scorso, quando sogni un lavoro e una vita che tu possa amare, il ritorno di Marta nei pensieri, che non portava da nessuna parte, solo malessere, e lasciarla andare via, lei e tutti i pensieri… riposare e dormire, ieri, stanchissimo, ancora abbagliato dall’ultima visione di Manuela, e dormire, e riposare la sera, in una valanga di sogni senza fine… quel ponte dove vedevo gli uomini della Corghi che mi dicevano che loro votavano a sinistra, per un’Italia senza fascismo, per un’Italia più libera, e io che sognavo il PD e qualche visione politica per contenere l’insorgere delle destre, che ormai non me ne frega più niente poi di quel teatro che è la politica, e non mi va più neanche di leggere quotidiani o approfondimenti politici, per non alimentare il conflitto psichico… mi svegliavo, di notte, per prendere la mia medicina, nel freddo della notte, quando la temperatura si abbassa, e stare sdraiati sul letto senza coperte diventa un fastidio… alzarsi, prendere la medicina, bersi un po’ d’acqua fresca e tornare a dormire… altri sogni, sogni su sogni, dove compariva Eugenia distesa sull’erba, in qualche parco, noi due assieme a studiare, non si sa che cosa, io che l’abbracciavo, lei che sorrideva, lei che parlava, lei che forse indicava un’altra chiesa, la sua avventista, ma di un altro aspetto, nei sogni della notte, una chiesa quasi gotica, che si slanciava all’infinito verso l’alto, e lei che mi abbracciava, e mi diceva che presto sarebbe tornato Claudio C., e lei che si esaltava, e io che la desideravo, e io che la perdevo… altri sogni, sogni su sogni, dove con Dennis ero stato ad un parco divertimenti chiamato “Oslo City”, un nuovo parco divertimenti di cui mi chiedeva rav C. nel sogno, mentre faceva lezione a me e ad altre persone, che ci chiedeva come si mangiava al ristorante del parco, e noi che ci ricordavamo del dolce di cioccolato, quasi un tiramisù, dallo squisito sapore, e ci lamentavamo dei prezzi alti del ristorante, nonostante la qualità, e sognare ancora di star parlando con un occhio chiuso e l’altro semiaperto, la goffaggine, da cui mi volevo svegliare, e mi svegliavo…

Della mattina ricordavo solo il sogno di Eugenia, il sogno erotico, dove il suo corpo si confondeva con quello di Ana, e la sua voce con la sua, lasciar perdere quel sogno eppure serbarlo in me, pensando a come una volta mi sentivo innamorato di lei, di Eugenia, eppure lei non c’è più, non è nemmeno in Italia, è chissà dove, e poi da una ragazza avventista estremista non ci si può aspettare niente, eppure vivevo con quel sogno, con la voglia sperduta forse di Ana, nello strano malessere della mattina dopo troppe e troppe ore di riposo, quando comincio a prendere strane tangenti di pensiero, di idee, di musica, e per stare in pista facevo i soliti giri, bar, Carrefour, e mi dicevo di no alla musica di prima mattina, e mi raccoglievo un attimo per ritrovare il filo del discorso, perso ieri tra tutto quel sonno e quelle fantasie, quelle false visioni di Manuela, neanche fosse una Beatrice dantesca, e mi riprendevo, tornavo con i piedi a terra, ricordandomi delle cose che mi dicevano, il senso di precariato, la mancanza di compiti specifici sul lavoro, l’andare e passare degli umori, la ricerca di altri lavori che non si sa dove finiranno, le semplici regole per stare in pista e non disperdersi, e in effetti quelle considerazioni erano giuste, che ogni volta che comincio a perdere il senno è perché mi ritrovo da solo nel deserto, senza un’occupazione specifica, senza delle certezze, senza dei paletti precisi come quando ero in università, e di allora recuperavo solo nel sogno l’amore per Eugenia, e quella stessa sensazione di libertà e di piacere che nasce dal riposo, e dall’accontentarsi e dal non pensare troppo nel deserto, e di questa mattina salvo solo il sogno di Eugenia, la voglia lontana di Ana, e forse quel romanzo che continuerò a leggere, nel frattempo, mentre magari oggi si lavorerà, nonostante la non voglia, come ieri, eppure sarebbe meglio, anche se mi sa che anche oggi non ci sarà niente da fare… e allora mi terrò impegnato su quel libro, aspetterò il sabato con la sua voglia di letture, di mangiare fuori, di stare fuori da casa, magari in mezzo ad altri giovani, in biblioteca, un sabato così, che spezza la routine, quel riposo di ieri che forse è stato eccessivo, eppure ci voleva, per cercare lavoro, per fare ordine dove Manuela mi aveva innalzato a vette mistiche, solo per sognare Eugenia e l’amore perduto…

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