Pensieri liberi

Tra lo schermo della nuova ragazza albanese e una divinità indifferente, assoluta ed eterna…

Giornata vai e vieni, senza sosta, di qua di là, nel ricordo di lei, stare assieme agli altri, sul lavoro, al ristorante, Noemi che non mi diceva più niente, la nuova ragazza albanese che era lo schermo di tutto, anche degli scherzi sporchi, quelli che mettono assieme i lavoratori, quegli scherzi su cui si ride sopra, anche se a volte mi pare che l’osceno sia così sacro che non possa essere detto, eppure si ride, si ride, si scherza, si affrontano i conflitti sul lavoro, gli inconvenienti, a testa alta, si va avanti, non ci si lascia buttare giù, si rimane positivi, e finisci da una parte e cominci dall’altra, vai di qua, vai di là, senti tuo fratello per recuperare qualche cosa del magazzino, del garage, scaffali e frigo di altri tempi, tuo fratello che ti dice che i nipoti si stanno allenando a Fifa18, che aspettano la rivincita, e chissà che una giornata di queste non tornerò da loro, come mi diceva Leida, di stare vicino ai nipoti, ora che Leida non c’è più, ma c’è la nuova ragazza albanese, e poi ti ricordi che è San Valentino tra un paio di giorni, ma a te non te ne frega niente perché segui il calendario islamico, o quello bahaì, o quello cinese, o quello ebraico, e non ti importa, vivi di altri tempi, anche quando saluti al ristorante dove di solito non avevi neanche la voglia di dire due parole, neanche a Noemi, per dei tovaglioli, per le portate dei piatti, senza dire niente di più, basta la ragazza albanese a fare da schermo, anche quando a fine giornata te ne vai al bar vestito da lavoro e incontri Miryam, ma non le dici niente, in mezzo a quei vecchi, quei cinesi, quei musulmani, quegli ubriaconi, e il cinese più grande, il capo, ti serve il caffè, come se fosse Gesù Cristo reincarnato in un cinese, e te ne vai salutando, e continui ad andare, ad andare, e la ragazza schermo albanese, la nuova ragazza, ritorna nell’estasi erotica durata chissà quanto, quante settimane, che neanche me ne rendevo conto, quando mi facevo due vodka al bar, che pensavo a lei, nel sottofondo, e Leida se ne andava via, e forse anche Ana, e non sai più neanche che fartene della musica albanese quando torni a casa, con la nuova regola, al massimo tre caffè al giorno, non di più, non due come mi diceva quella psicosetta, e non te ne frega, anche quando il vicino ti parcheggia la moto davanti al cancello e ti dice che poi la sposta, fa niente, lasciala pure lì, tanto non devo uscire, e continui ad andare avanti, andare avanti, a testa alta, nonostante tutto, i rompicoglioni sul lavoro, con i loro motivi, che ti rendi conto di quanto rompevi le scatole anche te a dotttori ed educatrici, come se potessero avere la bacchetta magica, nessuno ha la bacchetta magica, neanche i grandi capi del lavoro, che di assistenza ne sanno quanto ne sai te, eppure vai avanti, continui ad andare avanti come ti diceva tuo padre, quante fregature prese sul lavoro e nella vita, eppure vai avanti, le botte di depressione che non si devono far sentire, te ne freghi, tanto c’è sempre dio che poi mette tutto a posto, e vai avanti e ti aiuti da sé, aiutati che dio ti aiuta, dicevano, e vai avanti, vai avanti lo stesso che dietro ad Ana, dietro a Noemi, dietro a Miryam ora c’è solo lei, la nuova ragazza albanese, anche quando guardi la moglie di tuo fratello, che ti dice che non ti stringe le mani perché ha le mani sporche, anch’io, i sorrisi, gli inviti celati, continuare ad andare avanti, tra nuove telecamere installate, nonostate tutto, ridi e sorridi, vai avanti, a testa alta, non ti fai buttare giù, e vai avanti così, sapendo che domani non ti toccherà lavorare e va bene così, e non progetti altre uscite con la nuova ragazza albanese, perché l’ultima volta, l’ultima ispirazione vale per sempre, e non ti tuffi più in letture automatiche, in rifugi di parole, ti ricordi solo che puoi ancora provare a cercare lavoro altrove, anche se ti rendi conto che un mondo senza conflitti, un mondo perfetto, liberato da ogni male, è solo una grande utopia della fine dei tempi, e intanto vai avanti a testa alta, non ti fai buttare giù, continui ad andare avanti, e il mondo perfetto lo lasci alla fine dei tempi, e i tempi scorrono e vanno avanti, e non sai, forse questa settimana, o settimana prossima, rivedrai i tuoi nipoti, giocherai ancora con loro, non per forza a marzo quando ci sarà il compleanno di tuo nipote Marco, ma anche prima, perché no? E dove il lavoro a volte è una delusione ritrovi i consigli di tuo fratello, anche a lui sul lavoro diceva che a volte può andare così, è sentire comune, si va avanti, si va avanti, e provi a pensare a tuo padre, a quante ne ha sopportate, sul lavoro, nella vita, due matrimoni, un divorzio, la moglie mezza schizofrenica, il figlio, ovvero io, arrestato a diciassette anni, ricoverato per schizofrenia paranoica a ventiquattro, eppure si va sempre avanti sul lavoro, nella vita, donne e motori, gioie e dolori, che banalità che penso alle mie avventure passate, e solo ora la nuova ragazza albanese mi dà lo schermo e la forza di andare avanti, insieme alle parole di mio fratello, agli scherzi della gente sul lavoro, si va avanti lo stesso, anche nelle piccole imprese famigliari, e non sai come sarà, come non sarà, e poi te ne freghi perché tanto la divinità non possiede niente, non si lascia scalfire, va avanti indifferente, al di sopra di tutto, e il dottore non ti ha mica ordinato che devi vincere per forza sempre te ogni volta, l’ideale della perfezione, del successo ad ogni costo che lasci a quel mondo di televisione e pubblicità, anche i politici, quante ne sopportano, mi diceva mio padre, eppure si va avanti, e anche Leida, che trovava ancora il coraggio di sorridere, mi diceva, dopo tutte quelle che ne aveva passate, si va avanti lo stesso, a testa alta, e non ci si lascia buttare giù, e non sai che fartene di questo tardo pomeriggio, troppo sveglio per perdersi nei suoni della musica e del canto, troppo acceso per sforzarsi a cercare altri lavori, che sono solo un’assicurazione contro i pensieri che vagano altrove ogni tanto, alla ricerca di mondi ideali e perfetti che non ci sono, e se i politici di oggi dicono sempre che la grande priorità è il lavoro un motivo ci sarà, se anche Favino a San Remo monologa sul lavoro con la metafora dell’immigrato che il lavoro non ha e manda a quel paese il mondo eppure va avanti, e si va avanti, si va avanti, si va avanti, nonostante tutto, un lavoro ce l’ho, mi dicevano, in tanti, perché buttarsi giù? Le lingue le impari da te viaggiando, pensa alla gente che un lavoro non ce l’ha neanche, e vai avanti, vai avanti e impari a non lamentarti troppo, nonostante tutto, e capisci ora lo stress del lavoro, lo stress della vita, della vita vera, non più in quella campana di vetro che era l’università, non più in quell’altra campana di vetro che sono i centri per i malati mentali, ti accorgi che il mondo non è perfetto eppure si va avanti, nonostante tutto, che vie di fuga di perfezione esistono solo nell’aldilà, in quella requiem aeterna di cui vedevi l’effigie in un cimitero viaggiando in giro non sai più dove, che finché c’è vita c’è caos, baldoria di energia, e che forse sbagliavi a cercare la quiete ad ogni costo, perché la vita è caos, senza innalzarti a dionisiache verità superomistiche, ne fai a meno, vai avanti e superi ogni cosa che potrebbe buttarti giù, vai avanti a testa alta, perché il momento di riposo in ogni caso arriverà, quando sarà il suo momento, ma intanto vivi, vivi, vivi, e la nuova ragazza albanese fa da schermo a tutte le altre narcotizzanti l’anima, e finché c’è vita c’è caos, e non sai, non lo sai e non saprai mai cosa ti aspetterà domani, non lo sai eppure vai avanti, a testa alta, e non ti butti giù, perché finché c’è vita c’è caos e la nuova ragazza albanese fa da schermo ad ogni cosa, e la divinità va oltre ogni perturbamento, indifferente, assoluta ed eterna, e tu continui a vivere, a testa alta, nonostante tutto, senza buttarti giù, positivo, tra lo schermo della nuova ragazza albanese e una divinità indifferente, assoluta ed eterna…

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