Prosa Poetica, Sogni, Visioni

Nell’incanto dei sogni e della musica…

Ipnotizzato dalla musica, israeliana, dopo che ieri mattina scambiavo due parole con Miryam, lo strano senso di volersi perdere nella musica, in quel canto orientale, tra canzoni albanesi e isralieliane dalle sonorità islamiche, fare i soliti giri del sabato mattina, e perdersi poi nella musica, riposando, alzandomi solo dal letto per cantare e intonare quelle note, alla ricerca del giusto canto, che alla fine affiorava anche in me e si liberava in quella musica, la superiorità delle sonorità e del canto orientale… e non capivo più chi stessi sognando, Miryam, Ana, Noemi, non lo capivo più, ed ero ipnotizzato, anche quando nel pomeriggio mi aggiravo per la biblioteca, alla ricerca di qualche libro, di qualche romanzo norvegese non commerciale, ma d’autore, solo per trovare libri troppo ottocenteschi, libri troppo da quarantenne sposato con famiglia, solo per andare nella sezione italiana e vedere due universitari che parlavano dell’uscita con una tipa, alla quale ricollegavo subito la mia recente uscita con Ana, non era giorno per leggere… la biblioteca piena di libri sulla Shoah, e la mia anima ipnotizzata dalla musica israeliana e dalle ragazze, che per non perdermi in pensieri assurdi mi facevo invadere dalla musica e ancora ne sono invaso, solo per andarmene via dalla biblioteca, senza alcuna voglia di posare lo sguardo su nessuna lettera, per non rompere l’incantesimo… aggirarsi poi per il Carrefour, sbirciando le tute rosse dell’Adidas, quelle con le tre strisce magiche, di cui una volta Davide mi parlava, il fascino dell’abbigliamento sportivo, di vestirsi un po’ come fanno tutti quei cantanti alla MTV, un desiderio adolescenziale, io che non volevo sborsare centoventi euro o di più per un paio di pantaloni ed una felpa che poi metterei solo in casa, anche se quel look mi ricordava Armellini, un compagno di università straricco, sempre vestito in tuta, alla russa, pieno di soldi, sposato con una russa da niente, e che diceva di spendere 500 euro per una cena, vero giovane berlusconiano, e perché dover assomigliare a lui? La mia identità che stavo perdendo, e a niente sarebbe servito Pirandello e il suo “Uno, nessuno, centomila”, non è di quella identità o di quella personalità che sto parlando, quella che si perde, quando si cade in qualche ipnosi da bellezza di ragazze, una sorta di regressione… aggirarsi ancora per il Carrefour e incrociare Luca, con la sua tipa, lui che non mi vedeva, lui, vestito male, da vero ex musicista metallaro, scarpe da ginnastica, pantaloni grigi, un giubbotto forse di pelle, io che ieri ero invasato dai vestiti, come il più narcisista e sognatore di sempre, adocchiare la sua tipa, niente di speciale, anzi, davvero niente… e alla fine trovavo poi quei pantaloni rossi che tanto cercavo, dei jeans rossi, per il mio solito abbinamento rosso e nero, o anche rosso e bianco, capi che poi trovavo in un altro negozio, e poi dai cinesi, mentre mi chiedevo come mai uno strano tipo con il cappello nero, un giovane dalla pelle olivastra, vestito con cappello nero da cowboy, jeans e stivaletti, mi salutasse mentre uscivo dalla biblioteca, neanche mi conoscesse, e io gli ricambiavo il saluto, manco fosse un amico che riconoscevo, quel saluto che anche scambiavo con quella specie di spacciatore che è diventato il bibliotecario, e là dove i libri non salvavano mi perdevo nei vestiti, nei nuovi capi, nei nuovi colori, pensando di aver fatto l’affare, aver speso solo cinquanta euro per tre nuovi capi, rosso, bianchi e neri, come la tuta che volevo, ma almeno per dei vestiti normali da portare in giro in altre occasioni… strane le cassiere, che non mi degnavano di uno sguardo, strano il mio sentire, sognatore, incantato, ipnotizzato, che sognava ancora, anche nel narcisismo quando mi specchiavo una volta a casa, non più narcisista di chi continua a farsi selfie su Instagram e Facebook, con dei nuovi vestiti, come Valentina T., o altri, Pavel o Fabio F., e la smettevo con quella visione da specchio… cenavo, cenavo solo quando poi calavano le tenebre, e al posto del raccoglimento per fare il punto della situazione ero invaso dalla musica, dall’ipnosi per Miryam, dalle sonorità orientali, dal canto orientale, ed ero ormai ipnotizzato, da lei, da quella musica, che pensavo di essermi innamorato di lei, di Miryam, una ventenne marocchina che non ha niente da dire, niente da darmi, ma ormai era troppo tardi… la sera, che la musica di Edvard Grieg non salvava l’incanto e l’ipnosi della musica, e un sonno che arrivava presto, quando già mi stavo accorgendo di star andando in loop, loop di ogni tipo, che solo quella zyprexa salvava, e poi il sonno… il sonno dove non pensavo più alle ragazze, alla musica, ma dove facevo strani sogni, di vicini che si davano a lavori assurdi, vicini giovani che mio padre ospitava in casa, un po’ come gli ucraini, e sognavo in maniera strana anche quella compagna del liceo, del mio periodo più incantato, Serena P., che mi raccontava dei viaggi in treno, tra scuola e casa, del vedersi in faccia, di parlare, e mi incantava il suo sorriso, e sognavo lei come l’altra notte sognavo Carola, un’altra compagna del liceo, e non so più perché mi sto perdendo in questi sogni adolescenziali, in questi ricordi di una volta, che mi sembra di star tornando indietro nel tempo… ipnotizzato, ancora ipnotizzato dalla musica, da tutte quelle sonorità orientali, e ipnotizzato dai sogni, e se voglio uscire da questa ipnosi, da questo incanto, devo solo tornare a usare il cervello, leggere qualcosa, distarmi e impegnarmi, non pensare, pur nell’incanto dei sogni e della musica…

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s