Pensieri liberi, Prosa Poetica, Riflessioni, Visioni

Là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

Basta, non ce la facevo più, quei pensieri pseudo-teologici, che si confondevano con la fiction di tutte le divinità, Shiva, il distruttore dei mondi, e JHWH, i nomi divini, la trimurti tra creazione, conservazione e distruzione, non ce la facevo più a leggere in inglese quei racconti fantascientifici, mi buttavo giù, sul letto, mezzo sfatto da pensieri mezzi depressivi, e ascoltavo il silenzio… il silenzio e l’eterno errare dei pensieri tra tutte le divinità, là dove oggi chiamare mio fratello e fare qualcosa per gli altri, per i nipoti, non salvava, dava solo più pensieri, e mi perdevo, come mi perdevo nel primo pomeriggio in immagini succinte di ragazzine russe che ricordavano Katia, e dai pensieri del silenzio risorgeva l’immagine e l’eccitazione della ragazza romena senza nome… basta! Basta con quei pensieri religiosi che vanno in tilt, e aveva ragione Benito, è sempre la religione a fare casino, e mi immergevo nel desiderio e nel ricordo della romena senza nome, nel piacere infinito, e decidevo che non era tempo per riflettere e per leggere, ma avevo proprio bisogno di una di quelle, per lavarmi dall’ultimo ricordo di Leida, dall’ultima evocazione… e andavo a vedere se c’erano dei soldi in ufficio, e c’erano quei soldi che bastavano per comprarsi la notte… e uscivo, stufo di quei pensieri, stufo, e andavo avanti indietro pensando di trovare la ragazzina magrolina di fianco a Isabela, che vedevo l’ultima volta, ma non c’era… non c’era Isabela, non c’era Ana, non c’era Estrella, non c’era Alina e neanche le negrette, a parte la negretta di fianco ad Ana, ma le altre non c’erano, segno che questo periodo è davvero un periodo morto… c’era solo lei, la romena anche lei senza nome, dai capelli mori, dal volto che mi ricordava Valentina M., e poco alla volta sorgeva il desiderio, la voglia, dopo che oggi stavo in biblioteca e nessuna ragazza di quelle mi suscitava desiderio, tra quei giovani universitari ancora pieni di sogni e alle prese con un tempo alternativo, che non corrisponde alla vita vera… e facevo avanti indietro nella notte, indeciso se fermarmi o no dalla sosia di Valentina M., e facevo avanti indietro, sempre più indeciso, fin quando la voglia non mi prendeva, di toccarla, di godere con lei… e alla fine la caricavo, mi fermavo da lei e le dicevo le solite parole, e godevo del suo corpo, delle sue gambe, del suo fondoschiena, dei suoi seni che dicevano che erano piccoli, ma andavano bene lo stesso, su quel maglione bianco sui fuseaux neri, che esaltavano le curve delle sue gambe, e mi perdevo nel suo volto, di una Valentina M. ormai sui trent’anni, e godevo di quel suo servirmi con la bocca e con le labbra che tutti i pensieri in quel momento esplodevano per non tormentarmi più, in quel momento di puro godimento, voluttà e orgasmo… e godevo e godevo, di una goduria trash ma al tempo stesso estasiante, con quella sua bellezza rubata ai ricordi e alle somiglianze di una ragazza che non vedo più da decenni, e quel desiderio si realizzava e liberava la notte che non aveva più bisogno di preghiere, ma solo di bestemmie che sapessero di puttane, e liberavo tutti i pensieri, e me stesso, libero anche dal pensiero di Ana, che non c’è niente e nessuno a cui rimanere fedele, e la libertà nella sua forma più pura si manifestava, senza mistificazioni nate da internet e da quella stanza che comprime troppe idee e troppi pensieri, ed era una liberazione fumarsi una sigaretta dopo il godimento, dopo la liberazione, e accorgersi del mio essere troppo spesso rinchiuso in quella stanza, che non ce la fa più a sopportare le mie elucubrazioni e le mie divagazioni sotto forma di meccanismi di difesa religiosi che non stanno in piedi, e dovevo proprio arrendermi al mio ateismo, alla mia ricerca di piacere, al mio arrendermi di fronte a quei libri e quei testi di filosofia della religione che non hanno alcun senso, e rendermi conto della mia libertà, del mio ateismo, della mia visione liberalista del mondo, e non farmi più lavaggi del cervello nati da una stanza e da un monitor, da dei libri che fanno male, e liberarmi, liberarmi come mi libero ora con la musica e con l’alcol, e smetterla di far finta di credere, di inventarmi sistemi filosofici, sensi del mondo tra deliri e mistificazioni mistiche, là dove la divinità non c’è più e c’è solo il desiderio, il piacere e la libertà…

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