Pensieri liberi, Sogni, Visioni

E vivere più leggero…

Sognare Diana nella notte, i suoi capelli biondi, la sua bellezza ragazzina quando la conoscevamo alla scuola serale anni e anni fa, il suo carattere terribile, davvero moldavo, la sua bellezza un po’ volgare, i suoi sogni che si sarebbero poi avverati, sposarsi, avere un figlio, andare in università, fare una palata di soldi, tipici sogni da ragazze est europee un po’ stupide, sogno erotico, sogno dalle mille una notte, tranne quando la vedevo nel mondo onirico camminare verso suo figlio, quell’Aleksander che camminava per la casa signorile di suo padre, una specie di magnate dell’alta cucina con ristoranti a non finire, e ricordarmi le parole di Bejan, che Diana si era sposata con uno ricco, tutte puttane, diceva, con rancore, eppure quel sogno si disperdeva nella mattina, prima ancora che sorgesse il sole, solo per trasportarmi in un altro mondo onirico dove ero finito in un luogo che sembrava uscito da final fantasy, o ero finito dentro un final fantasy mai visto, con un’altissima torre medievale imponente dai mattoncini rossi, e delle magie di ogni sorta che facevano i miei personaggi e le ragazze, in uno sciabordio di luci e suoni e magie che mi risvegliavano… un mal di testa assurdo, un male alla nuca indicibile, che quasi mi ricordava qualche giorno fa con la febbre a 39, domandarsi se la febbre fosse ritornata o no, svegliarsi, e nonostante il mal di testa e i sogni pieni di fantasia ed erotismo, fumarsi la prima sigaretta della giornata, come conviene sempre, ricordandomi delle parole dei dottori e delle dottoresse: “Fumi quanto vuole!”… il risveglio, la mattina, prepararsi un caffè solubile, bersene un altro alla macchinetta in ufficio, il giusto modo per cominciare la mattinata ricordando come ieri sera mi perdevo in quel film consigliatomi da Marina, “A street cat named Bob”, film divertente, interessante, che indaga la realtà dei barboni, degli accattoni, dei tossicodipendenti, questo tossico musicista che, dopo un pessimo rapporto con il padre, finisce per strada a mendicare, senza che la famiglia lo supporti minimamente, e finisce anche seguito dagli assistenti sociali che lo salvano da un’overdose… comincia per lui un programma di riabilitazione, che se non lo segue la prossima volta che si droga finisce morto stecchito, la droga, la mancanza di soldi, la vita da barboni e da tossici, altro che l’Inghilterra delle opportunità di cui parlano tutti, e pensare che questo film è basato proprio su una storia vera, una storia recentissima, e accorgersi che in fondo non sono messo così male, ho un lavoro, non sono un tossico, non ho dipendenze forti, e accorgersi di star bene, visto che i parenti non mi rifiutano così, e anche se sono seguito non sono in programmi di riabilitazione, e guardare il film, vedere come questo tossico alla fine si affeziona ad un gatto incontrato per caso, e diventa il suo fedele compagno, insieme alla vicina un po’ radical chic che lo sostiene, ed era anche bello vedere un rapporto tra uomo e donna così, senza per forza cadere nelle trame dell’erotismo, un film davvero interessante, che segue la parabola di uscita dalla dipendenza, l’uscita dal tunnel di questo tossico, che alla fine scrive anche un libro, aiutato dai suoi fan su youtube, che ammiravano lui a suonare la chitarra insieme al suo gatto sulle spalle, lui a vendere volantini con il suo gatto sulle spalle, e alla fine del film vedere proprio il vero protagonista, quello vero, quello a cui era ispirata la storia, e capire quanto gli affetti a volte possano davvero salvare da periodi bui, da tunnel, dai quali si può sempre uscire… un bel film, davvero, che non me lo aspettavo quando Marina me lo proponeva, mi sembrava un film sfigato, volevo qualcosa di più figo in quel periodo, qualcosa di più eccitante, e anche ieri, sarà perché a Natale siamo tutti più buoni, decidere di scrivere due parole a Marina, anche adesso che ho capito che di desiderio per lei non ce n’è, ma si può rimanere ancora amici di penna, così come Eugenia che provavo a sentire a distanza di quasi quattro mesi, senza aspettarmi per forza delle risposte immediate da loro due, dopo che ieri mattina rispondeva anche Ina e mi diceva di come era stata in quella discoteca dove si esibiva Kida, un casino assurdo diceva, e lei che mi augurava un buon anno nuovo, e anch’io altrettanto a lei, e così sentivo qua e là varie amiche, solo con l’idea dell’amicizia e di scambiare due parole, solo così, per pura amicizia, e andava bene così… perdersi poi ieri nella rilettura di quel libro filosofico di Galimberti, che ora può bastare, ora che mi sento bene, ora che ho recuperato ciò che mi serviva per capire alcune cose, e ora quasi esaltare la volontà a stare positivo, a stare bene, a sforzarsi di essere sempre positivo, a ridurre le sigarette, che è tutta questione di volontà ed è anche più facile pensarla così, l’idea di stare assieme ai nipoti alla Befana, di incontrarli quest’anno almeno al loro compleanno, ricordarmi almeno del loro compleanno, e non trascurarli più, e non trascurare più me stesso, cacciandomi da solo in un mondo di autodannazione, essere più propositivo, più positivo, come diceva Magnati, e continuare così… e perdersi anche in quel libro in inglese: “Genocidal organ”, gyakusatsu kikan, una lettura fantascientifica che ci voleva per ridarmi un po’ di vita dopo la noia di certi altri saggi o la noia di certi altri racconti sci-fi che non attecchivano, e avere qualcosa da leggere in questo periodo di riposo, qualcosa con cui distarmi, e pensare davvero di riposare fino all’8 di gennaio, per riprendermi bene dall’influenza e per riposarmi davvero un po’… fregarsene del lavoro e dei suoi abitanti, ricordarsi come in questo periodo è meglio studiare che cercare lavoro, visto che di lavoro ce n’è poco, e allora leggerò e studierò qualcosa in questo periodo, ritroverò i miei studi e me stesso, come in questo libro fantascientifico che mischia linguistica, relazioni internazionali, psicologia e filosofia e storia in modo fantastico, i miei temi preferiti, per i quali ho studiato, e recuperare poco alla volta la memoria di me stesso e dei miei studi, che quasi mi verrebbe da appendermi il certificato di laurea nella stanza, da incorniciare, per non dimenticare chi sono, cosa che succede ogni volta che entro nel mondo di quei lavoratori lì, ma per ora lasciar perdere di mandare altri cv in giro, nel periodo delle feste non è proprio il momento, e lasciar anche perdere idee di scrittura, o di studi approfonditi, o chissà di quali spiritualità alternative, l’importante è stare bene, essere positivi, non pensare troppo, distrarsi e divertirsi, lavorare ogni tanto, ogni tanto riposare, ogni tanto darsi ai piaceri senza esagerare, stare insieme agli altri, ridere e scherzare, e prendere tutto più alla leggera, e vivere più leggero…

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